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Papa Francesco: quaresima

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Quaresima: il Mercoledì delle Ceneri

(a ricordo della Quaresima 2016)

Papa Francesco manda messaggio su Telegram ai giovani

 

 

Il messaggio del Pontefice sui social: “Quando facciamo qualcosa di bene, a volte siamo tentati di essere apprezzati e di avere una ricompensa: la gloria umana. Ma si tratta di una ricompensa falsa perché ci proietta verso quello che gli altri pensano di noi”. La condanna del fenomeno dell’usura: “Tante famiglie ne sono vittima. È un grave peccato che porta ai suicidi”

 

Papa Francesco ha voluto iniziare la Quaresima del Giubileo in modo social inviando attraverso Telegram un audio messaggio ai giovani: “Quando facciamo qualcosa di bene, a volte siamo tentati di essere apprezzati e di avere una ricompensa: la gloria umana. Ma si tratta di una ricompensa falsa perché ci proietta verso quello che gli altri pensano di noi. Gesù ci chiede di fare il bene perché è bene”

“Tante famiglie sono vittime dell’usura. È un grave peccato che grida al cospetto di Dio e porta ai suicidi”. È il messaggio che Papa Francesco ha rivolto nell’udienza generale del mercoledì del ceneri con il quale la Chiesa cattolica inizia la Quaresima, i 40 giorni di preparazione alla Pasqua che ricordano il tempo che Gesù passò nel deserto prima di iniziare la sua predicazione pubblica. “Quante situazioni di usura siamo costretti a vedere – ha sottolineato Bergoglio – e quanta sofferenza e angoscia portano alle famiglie. E quanti uomini per la disperazione finiscono nel suicidio perché non ce la fanno, non hanno la speranza. Non hanno una mano tesa che li aiuta, ma soltanto la mano che chiede di pagare”. Francesco ha spiegato ai numerosi fedeli presenti in piazza San Pietro che “se il Giubileo non arriva nelle tasche non è autentico. E questo è nella Bibbia, non lo inventa questo Papa”. 

 

Edda CattaniPapa Francesco: quaresima
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Un paese in maschera

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Un paese in maschera

 

Siamo in pieno carnevale mentre le emergenze e le sofferenze non si sopiscono mai nel mondo e in Italia. Stridono le notizie del telegiornale che accomunano femminicidi e festival di Sanremo, carri allegorici e maschere di Venezia.

Sappiamo che il carnevale è una festa che si celebra nei paesi di tradizione cristiana (ed in modo particolare in quelli di tradizione cattolica) nel periodo di tempo immediatamente precedente alla Quaresima; i principali eventi si concentrano comunque tra febbraio e marzo. I festeggiamenti si svolgono spesso in pubbliche parate in cui dominano elementi giocosi e fantasiosi; in particolare l’elemento più distintivo del carnevale è la tradizione del mascheramento.

La maschera è principalmente un oggetto usato per celare la propria identità, per esempio durante la festa; è usata con lo stesso scopo da molti personaggi immaginari della narrativa e dei fumetti. I nostri bambini amano imitarli e in questi giorni ne abbiamo visti travestiti da Uomo-Ragno, da Batman o semplicemente da principe o da pulcino, da bruco, da orsetto… una meraviglia guardare tanti piccoli innocenti lanciare minuscole palline di carta per le strade mentre soffiano con trombe di cartone, in un fracasso divertente, la loro gioia di vivere.

In psicologia indossare una maschera può indicare l’atto di essere momentaneamente un’altra persona, solitamente per sfuggire alla propria personalità. Ne sappiamo qualcosa noi, quando a seguito di un grave lutto indossiamo gli occhiali scuri e assumiamo quell’atteggiamento reticente, schivo e raccolto che ci rende incapaci di comunicare. Di fronte all’evento che non abbiamo potuto evitare rimaniamo impietriti e ci copriamo dietro la maschera quotidiana che ci fa essere nel lavoro e con gli altri simili alle statue di marmo. Questo non ci aiuta a sconfiggere le nostre piaghe quando vi sono tante emergenze simili alla nostra da condividere e in cui possiamo impegnarci per sentirci ancora utili.

I circuiti mediatici, come dicevo, tendono a trasmettere più la notizia che fa spettacolo e le altre necessità restano attutite, ai confini della nostra conoscenza ma non sono meno presenti e devastanti: non solo lontane da noi, ma dietro l’angolo di casa nostra c’è chi soffre e muore ogni giorno ed ha bisogno del nostro impegno.

Fra i tanti episodi del mio quotidiano, spesso cosparso di grandi lacerazioni, non mancano le conferme che vengono dall’alto, dai nostri Cari, sempre presenti in quella realtà di Luce verso la quale tutti siamo in viaggio. Il canale privilegiato è sempre quello di qualche anima provata nel cuore e nel fisico; in questo caso si tratta di una mia conoscente che mi è stata vicina in tutti questi anni e che ora è gravemente ammalata. Da tempo si trova a vivere episodi sconcertanti di comunicazione con entità che le danno prove certe della loro esistenza e come non poteva esserci fra queste il nostro Andrea che non può abbandonarci nella difficile realtà che stiamo attraversando? Ebbene una notte intera le ha dato ragguagli e prove certe della sua identità e del suo carattere e per non turbarmi ha detto di parlarne alla sorella che ne è rimasta felicemente esterrefatta.

La cosa che mi ha fatto enorme piacere è l’avermi confermato che con lui sta tutta la schiera dei parenti di cui lui è “l’ultimo anello” (infatti con Andrea si esaurisce la generazione dei Cattani) e che la spada che brandisce è molto più luminosa di quella che è appesa alla parete. A questo proposito debbo far sapere che la persona non sa che noi abbiamo messa in cornice sulle scale della nostra abitazione la sciabola che gli fu data quando fu nominato ufficiale dell’esercito. Questo conferma inoltre quello che ci ha sempre detto e che ha ripetuto: che lui è messo a difesa dei deboli, dei soldati che muoiono in guerra, dei bambini che soffrono…

Mi torna in mente l’immagine di San Michele Arcangelo con la spada sguainata che difende dal maligno, di cui sono sempre stata devota: il mio angelo di Luce, i nostri Angeli si occupano dei grandi problemi di cui noi sentiamo parlare fugacemente alla televisione: della fame nel mondo, della disoccupazione, della pace, del terrorismo; queste sono le quattro emergenze mondiali più preoccupanti.  E non posso, in questa circostanza, dimenticarmi di tanti ragazzi, ancora fra noi, che hanno fatto gli angeli “spazzini” fra le strade di Napoli per mettere ordine laddove un cattivo governo non ha saputo colmare le lacune e ad un tempo la povera gente che vive nei quartieri inquinati dove degrado e povertà ogni giorno aggiunge vittime alla dirompente condizione di vita.

Speriamo che questo carnevale, ormai giunto al termine, non lasci coscienze obnubilate, ma col riposo dello spirito giunga un reale risveglio e la volontà di compiere nella volontà di Dio, il proprio dovere e di impegnarci tutti a utilizzare i nostri talenti nel posto che occupiamo.

Papa Luciani, quando era ancora cardinale, scrisse qualcosa sulla biblica scala di Giacobbe: diceva che c’erano angeli con le ali, ma non volavano, salivano adagio, scalino su scalino. E commentava, cosa che può farci grande piacere, che le piccole cose, le azioni a volte meno importanti sono sovente così impegnative da costituire la via maestra per il cristiano. A noi dunque, piano, piano… il nostro compito…

 

 

 

Edda CattaniUn paese in maschera
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27 Gennaio: Giorno della memoria

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Ho riascoltato un notturno di Chopin, lo stesso suonato nel film “il pianista”..dove un generale nazista ascoltando suonare il pianista ebreo si commuove…La cosa più grande è che l’ uomo è fatto per l’ Infinito, per la felicità e questa emozione, questa tristezza che provoca l’ ascolto di un genio come Chopin, è il segno direi dell’ attesa di Dio.

Shoah: 27 gennaio, Giorno della Memoria

“Un Angelo si racconta nella giornata del ricordo (Grazie Dio, shalom fratello!!)”.

Una lettera che ho letta con passione e com-passione avvertendo una sorta di lacerazione interiore al pensiero che queste righe potessero provenire da un’anima  passata attraverso gli orrori dei lagher nazisti. In ogni caso queste parole che possono appartenere ad una storia, simile a tante altre, fanno meditare e ci portano ad un’implorazione di salvezza:

 Correvano anni difficili allora, la guerra, la deportazione di  tanti di noi, io fui uno di questi, un ebreo che viveva in Polonia, fui deportato in un campo di sterminio con tutta la mia famiglia.

Nessuno di noi sopravvisse in quel campo.

… I giorni passavano lenti, la separazione dai propri cari devastante, un campo dove ogni giorno ci si stringeva a Dio con la speranza di non morire, i motivi erano i più banali perché questo avvenisse.

La mia storia voglio narrare affinché si capisca la situazione vissuta.

Ero giovane e forte allora prima dell’inizio della guerra, avevo un negozio di articoli per la casa, avevo una bellissima moglie amata e sposata, dal nostro Amore nacquero due figli, cresciuti con Amore e nelle leggi di Dio.

Colpiti siamo stati in quanto ebrei  già durante la guerra, la gente ci beffeggiava, arrecava danni al mio negozio, le nostre giornate passate in preghiera con la speranza che si risolvesse al più presto questo dilemma.

Ma un giorno arrivarono, ci presero a tutti prima in una prigione dove la disperazione e lo smarrimento era totale tra noi. Dopo qualche giorno fummo caricati su un  camion…destinazione campo finale.

I miei giorni trascorsi lì, furono tanti, tanti i pensieri volti alla mia famiglia, non sapevo più nulla di loro, il buio è totale nella mente, il vuoto è enorme, l’unica scintilla accesa era quella di Dio.

Lavorare, pregare

Lavorare, pregare

Compagni  confinanti dalle reti, sussurravano a noi notizie, scarse per chi vive anche solo di un sospiro ma era alimento alla mente.

Sopito ero nella mente, ogni dignità di Uomo svanita, come volata nel nulla.

Ogni parola sembrava inutile e sprecata che alla fine si resta muti davanti al proprio dolore.

Non ci poteva essere battaglia, era già persa in partenza con la vita.

Le condizioni disumane per chi come individuo devo condividere spazi senza riservatezza, la fame era tanta e stringere tra le mani quel pezzo di pane nero, ammuffito e ringraziare Dio che ci fosse stato concesso.

All’alba di un giorno come tanti, ci fu un gran baccano, ci prendevano tutti di baracca in baracca e accompagnati dove si trovava la morte.

Fratelli!!! Sorelle!!! la morte non toglie che un corpo, ma restituisce dignità, onore e Pace a quell’Anima ormai stanca di lottare.

Non più brutture da subire, non più torture sui nostri corpi, non più abusi.

Mi sono ricongiunto ai miei cari che prima ancor di me avevano trovato Pace e si continua in questa nuova realtà, la nostra vita.

Amatevi fratelli e sorelle, figli di uno stesso Dio, amate la Pace e perseverate affinché duri in Eterno.

Pace auguro a tutti voi.

Siamo grati del vostro ricordo per noi.

Un uomo che vive ora di Pace e Amore.

SHALOM!!!!!!!!!!

SHALOM!!! (Traduzione dall”ebraico)

Pace a voi, angeli amministratori, angeli dell’Altissimo,

del Supremo Re dei re, il Santo, Benedetto Egli sia.

Venite in pace, angeli di pace, angeli dell’Altissimo,

del Supremo Re dei re, il Santo, Benedetto Egli sia.

Beneditemi con la pace, angeli di pace, angeli dell’Altissimo,

del Supremo Re dei re, il Santo, Benedetto Egli sia.

Andate in pace, angeli di pace, angeli dell’Altissimo,

del Supremo Re dei re, il Santo, Benedetto Egli sia

Edda Cattani27 Gennaio: Giorno della memoria
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Buon Anno!!!

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BUON ANNO!

BUON ANNO A TUTTI!!!

Amici miei, in questo passaggio  ad un nuovo anno della nostra storia, auguro a tutti  e a me stessa di  riuscire a trovare la pace e la serenità interiore tanto da sentirne l’eco in tutto ciò che ci circonda.


Possa il nostro cuore battere all’unisono con il cuore di tutti coloro che abbiamo al nostro fianco quotidianamente… perché ognuno di noi è un battito del cuore dell’intero universo e la nostra esistenza permea e condivide l’esistenza di tutte le creature. 

 

Auguro un anno in cui i misteri che ci circondano, giungano a meravigliarci, a stupirci, finché riusciremo a svelarne qualcuno… come la presenza dei nostri Cari che ci accompagnano e condividono questa nostra realtà che è piena di meraviglie che possono entusiasmarci.

 

 Auguro un Buon Anno nuovo, a me stessa e a tutti voi amici miei…”buono” come il pane fresco appena sfornato, come il vino novello che lascia il sapore dolce in bocca… perché tutto ci è donato per condividerlo, spezzarlo insieme… Lo vogliono i nostri Cari … che saranno felici per noi, per la nostra determinazione, il nostro coraggio, il nostro ringraziamento a Dio per l’esistenza che ci è stata data e mai ci verrà tolta!!!

 

Edda CattaniBuon Anno!!!
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Auguri 2018!

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AUGURI 2018 !!!

 

Per noi questo bellissimo augurio!

 

“Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedirle che vada in declino. In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano. Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.

 

Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.

Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato. Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide,  incomprensioni e periodi di crisi. Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.

Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia. È attraversare deserti  fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.

 

È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita. Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.

È saper parlare di sé.

È aver coraggio per ascoltare un “No”.

È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.

È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.

Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.

È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.

È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.

È  avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.

È avere la capacità di dire: “Ti amo”.

Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice …

Che nelle tue primavere sii amante della gioia.

Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.

E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.

Poiché così  sarai più appassionato per la vita.

E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.

 

Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.

Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.

Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.

Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.

Non mollare mai ….

Non rinunciare mai alle persone che ami.

Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!”

 

AUGURO A TUTTI VOI DI VIVERE UN FELICE 2018

 

 

Edda CattaniAuguri 2018!
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Gli auguri di Papa Francesco

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I commoventi auguri di Papa Francesco

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“Mi piacerebbe che ricordassi che ‘essere felice’ , non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.

‘Essere felici’ è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.

‘Essere felici’ non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato.

‘Essere felici’ è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide, incomprensioni e periodi di crisi.

‘Essere felici’ non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.

‘Essere felici’ è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.È attraversare deserti fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.

‘Essere felici’ non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un “No”.
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.

‘Essere felici’ è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.
È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.
È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.
È avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.
È avere la capacità di dire: “Ti amo”.
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per ‘essere felice’

Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così sarai più appassionato per la vita.

E scoprirai che ‘essere felice’ non è avere una vita perfetta.Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.
Non mollare mai ….
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!”

_Papa Francesco_

Edda CattaniGli auguri di Papa Francesco
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E’ arrivato Natale!

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E’ arrivato Natale! 

Ed ecco giunta a noi la grande festa del Santo Natale. C’è stata aria di festa ovunque, infatti, fin dai primi giorni di novembre e con la celebrazione di Ognissanti sembra essere passato tutta la mestizia della ricorrenza dei morti. Dalla morte alla vita, dunque, è facile il transito e noi, che abbiamo sperimentato questo sentimento, respiriamo aria di passaggio. Mi sono commossa più volte in questi giorni, guardando il presepe esposto nelle vetrine, dalle modeste statuine di gesso ai costosi lavori artigianali fatti di perle e stoffa. Ho pensato al mio Natale di quando ero piccolissima e il mio babbo fece il nostro presepe, con le statuine modellate da lui, con la creta del fiume. Sono capolavori che conservo ancora perché fanno parte del sentimento e della memoria di un tempo felice e semplice pregno di innocenza e di trasporto. Così mi torna alla mente il pranzo preparato nella notte santa, il buon profumo di vaniglia e le pesche rosse e gocciolanti di rosolio con la ciambella secca che durava mesi e mesi. Da tutto questo, il ricordo passa allo stupore dei miei bambini che attendevano i doni e a cui facevo la vestina rossa per simboleggiare la gioia e i sermoncini sotto l’albero e tante cose ancora.

Nella notte santa ho voluto rinnovare questa magia guardando il presepe di Andrea che ho costruito in casa, in questo “Natale da poveri” come lui definì il nostro primo natale senza la sua presenza fisica ed ho cercato che ogni presenza spirituale fosse viva accanto al Santo Bambinello.

C’era Mentore con la sua prestanza, Nonna Lina con la sua guida prescrittiva, il mio Papà Lino con il suo affetto protettivo e c’erano soprattutto tutti i miei figli con Andrea davanti, nella sua divisa da tenente a rassicurarci che quanto stiamo attraversando ora è un sentiero arduo ma necessario che ci porterà ad una vita nuova.

“Gesù nasce” e il lieto messaggio ci porta anche a Betlemme, ai luoghi santi dove si è consumata la più grande tragedia tra Dio e il mondo e dove ancora si sparge tanto sangue. Questo nostro tempo storico, di guerre, di sofferenza, di miseria, di fame è simile all’epoca in cui il Salvatore delle genti ha stabilito di incarnarsi nell’uomo e di sollevarci dal peccato. Oggi, come allora, i potenti assumono il comando e si spartiscono i territori. Una moltitudine infinita di popoli senza speranza subisce persecuzioni, massacri, angherie di ogni genere e tanti bambini violentati, stuprati, affamati, senza casa e senza famiglia, si chiedono perché mai siano venuti al mondo. Quale speranza per il futuro? Ci ritroviamo come ai tempi biblici dell’Antica Alleanza corrotta dalle conseguenze del peccato che provocò l’ira di Dio. Giungerà a noi una Rinnovata Alleanza, una nuova Aurora che rischiari questa epoca di tenebre e di ingiustizie?

         La Madonna, la Santa Vergine eletta a protezione dell’umanità, Lei creatura predestinata fra le creature, ovunque è apparsa ha donato messaggi  di conforto, di speranza annunciando che ci ridonerà Gesù, la Luce Nuova e che, alla fine, il Suo Cuore Immacolato trionferà.

         Vediamo allora la venuta del Messia come lo fece il popolo dell’antica alleanza che ha atteso con crescente impazienza che i tempi fossero compiuti e che Dio mantenesse la promessa.

 Sentiamo il Natale con le parole di Madre Teresa di Calcutta:

 

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

Gesù è nato! Povero fra i poveri, simbolo di innocenza di pace e di fraternità universale. E’ un  po’ aprire la porta della nostra locanda per far sì che coloro che soffrono il freddo, la fame, la privazione, siano vicino a noi e sentano il nostro calore. Così l’Avvento è solidarietà ed i nostri Figli di Luce ci benedicono dall’Alto!

Quest’anno al nostro convegno di Padova abbiamo avuto Padre Gabriele Gastaldello

della comunità “ La scuola del villaggio” e ci ha inviato questa riflessione per il nostro Natale

NATALE  è nelle RADICI  di TUTTI

Natura – Nascere – Natale derivano dalla stessa parola.

 

Natale è inno alla vita. Non vivere in questo mondo come straniero, ma come nel grembo di una grande vita. Credi alla vita, credi nell’uomo, canta e cammina e l’arida vita si riempirà di luce.

Fa’ memoria delle tue origini. Entra nella consapevolezza della tua storia unica, originale, irrepetibile.

Anche chi non accoglie lo specifico senso cristiano della nascita del VERBO di DIO può condividere messaggi importanti in nome della comune umanità.    

“Adoro Dio per il mio Natale, per la mia infanzia che non ricordo ma che immagino da quello che fanno gli altri bambini. Rivivo l’esperienza del succhiare, del soddisfare i gusti, del piangere per i fastidi del corpo, del ridere, dormire, svegliarmi, del far noti i desideri, dimenare le membra, strillare, sdegnarmi coi grandi quando non accondiscendono, vendicarmi piangendo, …”  (Agostino, Confessioni).

Anche tu sei spuntato, apparso alla vita nella vasta placenta del mondo, sei connesso, collegato, intessuto ai fili misteriosi della solidarietà cosmica. Come potresti vivere se il sole non ti scaldasse, se l’aria non ti desse il respiro, se l’acqua non trasportasse gli umori della vita, se la terra non ti sostenesse e nutrisse?

Faremo la meditazione del nascere: tu puoi rivivere biograficamente la emozione del nascere; anche tu sei stato bambino. “Immaginati bambino sul punto di uscire dal grembo per venire alla luce. Osserva il volto della mamma ansiosa di vederti per la prima volta dopo averti ospitato per nove mesi nel suo grembo. Immagina il travaglio doloroso del parto presto dimenticato dallo stupore di vederti. Ascolta il grido della vita quando per la prima volta l’ossigeno ha inondato i polmoni. A quel primo respiro è legato il pellegrinaggio incessante dei tuoi respiri. Ascolta la musica dei respiri. Respira come fosse la prima volta. Celebra il miracolo di esistere. La vita è un nascere continuo”.

Poi costruiremo l’albero delle parole belle che andremo ad appendere per confermare, decorare la nostra mente e impegnarci a viverle affidandole alla memoria lunga. Esempio: “Celebra la gratuità di ogni giorno e di ogni respiro”; “Ogni mattina al tocco della luce ho un giorno nuovo davanti a me”; “Fa fiorire gli incontri umani che la strada ogni giorno ti regala”; “Ogni uomo è una stella, ogni stella ha il suo splendore, accogli ogni persona come messaggio per te”; “Vedo negli altri la mia umanità”; “Vedo bene… col cuore”; “Ciò che conta è amare”… quali altre parole belle appendi?

Cammino delle stelle. Natale è un viaggio alle radici, anche tu sei nato, sei stato cullato da una mamma e curato nel nido caldo di una famiglia. Celebra la vita che è arrivata fino a te lungo una collana immensa di vite. Celebra la natura, immensa placenta di vita. Celebra le stagioni, tutto ciò che vive è tuo prossimo, guarda la terra con rispetto e onore: “Laudato sii mio Signore per sorella Madre Terra la quale ci sostenta e ci governa” (Frate Francesco, Cantico delle Creature).

NATALE è un invito alla ECO-LOGIA, alla sobrietà, alla essenzialità.

Col primo libro della Bibbia (Genesi) celebra il Natale del mondo, il natale di ogni giorno, di ogni respiro, di ogni pensiero. La conservazione nella vita è un nascere continuo.

 

 

Edda CattaniE’ arrivato Natale!
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Sermoncini al Bambinello

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I  “Sermoncini” davanti al Presepe

 

In Romagna e forse in altre parti d’Italia, quando ero bambina si usava prepararsi alla recita del “sermoncino” di Natale. I bambini, accompagnati dai parenti, si recavano nelle chiese dove venivano allestiti veri capolavori d’arte del presepe e recitavano, uno alla volta, rispettando le precedenze, in religioso silenzio, ognuno il proprio sermoncino. Questo avveniva dalla vigilia di Natale fino alla Epifania e le Mamme, nonne, zie, santole … (ma spesso anche padri, nonni, zii …) si facevano vanto delle innocenti bellezze e delle capacità mnemoniche e recitative dei propri piccoli, che venivano sollecitati all’ esibizione con ogni sorta di stimolo, dall’affettuoso, al ricattatorio fino al minaccioso.  Durante la recitazione gli occhi dei parenti si riempivano di lucciconi. I più bravi meritavano anche una moneta di pochi centesimi che veniva donata a recitazione avvenuta.

Ricordo di essere stata molto piccola, e posta su un banchetto dove recitavo questa poesiola che tuttora non ho dimenticato:

Dicon tutti: “Lo sai il sermoncino?”

ed io: “Sicuro, me l’hanno insegnato!!”

“Vai dunque a dirlo a Gesù Bambino”

..e tosto qua mi sono incamminata.

Ma ohhh, cosa ho da dire…

io le parole più non so trovare….

se comincio, non so come finire…

ohhh che vergogna!! me ne voglio andare…

E tu dal cielo o vago Bambinello,

perdona se non dico il sermoncino…

Un bacio prendi ché sei tanto bello

un bacio e il cuore o pargolo d’amore!!!

Ed ecco allora per ricordare quei tempi altri semoncini raccolti fra le pagine dei ricordi:

 

Caro il mio Gesù Bambino, come stai? Ti trovi bene fra quel bue e quel somarino, in quel buco e in quello stallino? Tutti ti portano qualche piccola cosa, per dimostrarti che ti vogliono bene, io che sono il più piccino, lo farò con un bacino.

 

Son di tutti il più piccino, voglio dire un sermoncino e vi voglio dimostrare che i piccini sanno amare. Gesù bello, dolce amore, t’offro il piccolo mio cuore, e se ho fatto un po’ il folletto, d’ora in poi sarò un ometto.

 

Tutti vanno alla capanna per vedere cosa c’è, c’è il bambin che fa la nanna fra le braccia della mamma. Oh, se avessi un vestitino da donare a quel bambino! Un vestitino non ce l’ho, un bacino gli darò.

 

IL  LUMICINO

(alla Pierino)

 

Vedo in fondo un lumicino:

sarà un diamante?

sarà un rubino?

Oh ’na paletta (o altra espressione di sorpresa)

è Gesù bambino !

                            M.G. www.prourbino.it

 

 

Gesù bambino presso la tua culla

io ti guardo e ti prego con amore.

So che sei buono e non neghi nulla

ai bambini che amano il Signore.

Ti amo tanto, oh mio celeste amico

e con dolce speranza oggi ti dico:

«Il mio babbo e la mia mamma benedici,

fa che sian ognor sani e felici;

benedici il nonnino e la nonnetta,

i fratellini miei, la mia casetta.

Benedici, Gesù, con il tuo amore

chi soffre per la fame ed il dolore.

Manda la santa pace di Natale

dove cattivo e triste regna il male.

 

Mi hanno detto che questa notte è nato il nostro bambino e voglio proprio guardarlo da vicino. Ma guarda che razza di miseria che ha, è nato in una stalla e non in una casa. Oh, povero mio Signore, là dentro in quella stalla, fra un bue e un somaro e in mezzo a un poco di paglia! Vorrei venirti in aiuto portandoti degli stecchi e farti un po’ di fuoco per difenderti dal freddo. Ma questo non lo posso fare perché sono piccino e allora ti prometto di dirti sempre il mio bene. Di ubbidire alla mamma e anche al papà, di volere bene ai fratelli e alle sorelle che ho in casa. E’ questo, non è vero, il caldo che vuoi da coloro che sono al mondo al giorno d’oggi? E che si vogliano tutti bene come ci vogliamo in famiglia. Tò, prendi un bacino, che devo andare via.

 

 

Una piccola storia

Quanto gradevoli queste note che sanno di antico e di semplice come le storie e leggende raccontate ai bambini:

IL PETTIROSSO

 


Nella stalla dove stavano dormendo Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù, il fuoco si stava spegnendo. Presto ci furono soltanto alcune braci e alcuni tizzoni ormai spenti. Maria e Giuseppe sentivano freddo, ma erano così stanchi che si limitavano ad agitarsi inquieti nel sonno.
Nella stalla c’era un altro ospite: un uccellino marrone; era entrato nella stalla quando la fiamma era ancora viva; aveva visto il piccolo Gesù e i suoi genitori, ed era rimasto tanto contento che non si sarebbe allontanato da lì neppure per tutto l’oro del mondo.
Quando anche le ultime braci stavano per spegnersi, pensò al freddo che avrebbe patito il bambino messo a dormire sulla paglia della mangiatoia. Spiccò il volo e si posò su un coccio accanto all’ultima brace.
Cominciò a battere le ali facendo aria sui tizzoni perché riprendessero ad ardere. Il piccolo petto bruno dell’uccellino diventò rosso per il calore che proveniva dal fuoco, ma il pettirosso non abbandonò il suo posto. Scintille roventi volarono via dalla brace e gli bruciarono le piume del petto ma egli continuò a battere le ali finché alla fine tutti i tizzoni arsero in una bella fiammata.
Il piccolo cuore del pettirosso si gonfiò di orgoglio e di felicità quando il bambino Gesù sorrise sentendosi avvolto dal calore.
Da allora il petto del pettirosso è rimasto rosso, come segno della sua devozione al bambino di Betlemme.

 

 Sono andata alle recite di Natale dei miei nipotini. Non recitano il “sermoncino”, ma fanno le gare di X FACTOR per raggiungere Babbo Natale che passa con le renne e i pacchi regali. Il Bambinello è diventato un addobbo inutile… è troppo povero e non ha doni… Le mamme preparano torte da vendere fuori dalle scuole e fanno “i mercatini” per racimolare i fondi da mandare avanti la scuola che non ce la fa… Penso ai bambini che arrivavano dalle campagne con le scarpe bucate e un pezzo di legna bagnata sotto braccio per far caldo a scuola e quando cessava il fumo era ora di tornare a casa… dove era più freddo ancora… Ma oggi tutti si lamentano… e anch’io, ormai piena di acciacchi… Ma i bambini comunque sono sempre meravigliosi e sta a noi mantenerli con quell’innocenza che il Santo Bambino saprà loro gratuitamente donare in questa notte Santa!

Edda CattaniSermoncini al Bambinello
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In grembo all’Immacolata

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8 dicembre – L’IMMACOLATA – Giorno speciale per me!

 

E’ passato tempo da quando ho postato questa pagina.

Oggi più che mai che Mentore ha raggiunto la Gerusalemme Celeste,

questa data rappresenta una tappa importante della mia vita.

Una cara amica ha voluto essermi vicina così:

 

 Un pensierino nel ricordo bello del tuo Mentore:

 

Ti amai…

Ti amai – anche se forse

…ancora non è spento

del tutto l’amore.

Ma se per te non è più tormento

voglio che nulla ti addolori.

Senza speranza, geloso,

ti ho amata nel silenzio e soffrivo,

teneramente ti ho amata

come – Dio voglia – un altro possa amarti.

(Aleksandr Puskin )

 

E ancora mi giunge “…prima di leggere la poesia che ti è pervenuta da un’amica, ti stavo per spedire questo “messaggio” sbocciato nel pomeriggio … non posso non leggere una consolante coincidenza nell’arrivo dei tuoi cari a te, in questa data così particolare…Ed è questo “mistero” che mi ha dato via libera a spedirtelo…” (Peter Versac)

 

Quanto e quale Amore, madre, mi viene da ogni dove!

Prendo i tuoi pensieri con le mie mani

e con gli occhi li conduco tra tempeste e smarrimento,

fino al porto del nostro abbraccio.

Tu non sei mai sola, ed io

continuo in questo andare che mi svela in pienezza

alla Vita che mi hai donato.

Tutto è bene mammina.

Ritrovo papà, ancor più attento di prima.

Ed è pace pensarti perché da te viene a noi la tua pace.

Sereno è il nostro stare, dove ogni confine non ha più cittadinanza.

E il limite fa solo parte del nostro sentire che vorrebbe abbracciare,

ora, l’Alfa e l’Omega.

Sentito, hai potuto perché tu diverso.

Il vostro Amore è qui, si chiama Andrea.

 

8 dicembre – Immacolata Concezione

 

 

 

 In grembo all’’Immacolata

Immagine di una santità di vita

 

 

 

Sono appena tornata dalla Messa ed è ancora l’Immacolata a segnare la mia vita. Ho pensato di riproporre questa pagina per testimoniare quanto sia stata importante questa ricorrenza per me, per la mia famiglia e per Andrea … tanto da posarne la statua vicino al suo ritratto nella cappella dove sono poste le sue spoglie terrene.

 

  

 

Era il 1961 ed io vivevo una delle più belle esperienze della mia vita: giovinetta con grandi ansie spirituali, mi beavo di quel conforto del cuore che mi faceva sentire completamente abbandonata nelle mani di Gesù e di Maria. Abitavo in un luogo capace di rispondere alle mie attese giacché si trattava di un convento dove venivano accolte, per una seria riflessione, giovani desiderose di incontrarsi con Dio. La sera, dopo le intense giornate lavorative, ci si recava, in assoluto silenzio, in fila, con il cero in mano ed un velo bianco in testa, lungo l’immenso corridoio, fino a raggiungere una grande statua della Madonna, illuminata da una corona di stelle e circondata, come in un giardino, da tante piante e fiori di ogni genere. Fra quei fiori deponevo il mio cuore in adorante visione di una realtà “altra” piena di amore, di dolci profumi, di musica, di bontà e di speranza. Un canto che veniva intonato e che mi affascinava era un inno noto alla liturgia, derivante da un Salmo: “Misericordias Domini in aeternum cantabo (canterò in eterno le Misericordie del Signore). Si terminava con il canto alla Madonna:

Immacolata, vergine bella

Di nostra vita, tu sei la stella;

tra le tempeste tu guidi il cuore

di chi  t’invoca, Madre d’amore…

    

 In quell’atmosfera surreale formulai le mie prime promesse, mai dimenticate ed un patto per la mia vita futura assunse la modalità dell’impegno che cercai di trasmettere sempre ai miei figli, quando diventai giovane madre. L’amore per la Vergine Immacolata assunse una dimensione magnifica ai miei occhi   “la purezza, la bellezza, il silenzio, la sacralità di una fanciulla…”

L’8 dicembre significò una data importante quando incontrai colui che, divenne mio marito, tanto che la ricordammo ogni anno come anniversario con Maria.

L’entusiasmo per la vita, vissuta come un dono fu poi veramente lo spirito con cui tutta l’esistenza del mio Andrea si dipanò: amore per i suoi simili, per la giustizia, per la bellezza in genere, per la musica, per le persone in difficoltà e per la preghiera. Era giovane soldato che mi diceva “Mamma non ti preoccupare, le dico ogni sera le mie preghierine” e quando venne a mancare, nel suo portafogli trovammo l’immaginetta consunta per l’uso, con la scritta “Signore Dio degli eserciti, guarda benigno a noi che abbiamo lasciato le nostre famiglie per servire l’Italia!”.

Un’immagine gualcita dell’Immacolata lo accompagnò nel suo passaggio… quando l’8 dicembre lo seguimmo nell’ultimo viaggio terreno.

 

 

 

La mia vita, dunque, è stata dedita all’ascolto, al lavoro, alla speranza in un Dio di Misericordia e all’amore per la Vergine Santissima, anche dopo l’evento che ha colpito la nostra famiglia. Poi l’incontro con il Movimento della Speranza e il desiderio di veder sorgere tante associazioni, compresa la nostra A.C.S.S.S. in grado di accogliere tanti disperati ed aiutarli a riconoscere nei disegni imperscrutabili del Signore un cammino da percorrere, non dimenticando che la vita è gioia, è un inno a quel Dio d’Amore e un abbandono alle braccia della Madre di tutte le Madri.

 

Questo lo spirito con il quale siamo nati… Nel grembo di Maria ci lasciamo andare con fiducia e a lei affidiamo i nostri Figli… Quale Madre più dolce, più tenera, ideale per conservarli e impegnarli fino al giorno in cui tutti saremo riuniti nel grande giardino della Gerusalemme Celeste!

 

  

 

 

 

  Un po’ di storia…

Il pronunciamento ufficiale sul dogma dell’Immacolata concezione arrivò l’8 dicembre 1854, con la costituzione apostolica «Ineffabilis Deus» di Pio IX, ma la festa era entrata nella Chiesa da tempo (nel 1661 Alessandro VII aveva inserito la festa nel calendario). Il legame tra i Pontefici e l’Immacolata nel tempo è andato via via rinforzandosi, anche grazie al tradizionale gesto di omaggio che ogni anno l’8 dicembre vede il Papa ai piedi della statua della Vergine in piazza di Spagna a Roma. L’effigie fu inaugurata e benedetta l’8 dicembre 1857 dallo stesso Pio IX; Pio XII avviò la tradizione di inviare dei fiori alla statua e Giovanni XXIII, invece, introdusse la consuetudine di recarsi di persona in piazza di Spagna. Il gesto verrà ripetuto oggi da Benedetto XVI alle 16.
Quella odierna, infine, è una festa particolare anche per Lourdes: l’11 febbraio 1858, infatti, alla sua prima apparizione la Vergine si presentò come l’«Immacolata Concezione», dando così particolare vigore alla diffusione del dogma proclamato quattro anni prima e della relativa festa.
 Matteo Liut

Edda CattaniIn grembo all’Immacolata
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La storia e la memoria

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La storia e la memoria

30 Novembre – 5 Dicembre 

 

Il tempo è un dono che la vita ci fa. Lo è anche quando sembra non esserlo, quando stanchi affrontiamo il domani. Ed ogni anno che passa, ogni compleanno, è una tappa importante, un traguardo, una sorte di resa dei conti. Più gli anni passano e più i conti sballano e ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo.

 

Novembre: Appena dopo l’onomastico con S.Andrea, ed è l’anniversario del passaggio… 5 dicembre. Voglio, ancora una volta ricordarlo con le parole del suo Papà che ormai l’ha raggiunto nella Gerusalemme Celeste.

 

 “Se vogliamo raccogliere è necessario non tanto il seminare, quanto spargere il seme in un buon campo, e quando questo seme

diventerà pianta, ci stia molto a cuore di vegliare a che la zizzania non soffochi le tenere pianticelle.”

(PENSIERI DI PADRE PIO)

 

 

Questa Relazione è stata esposta da Mentore al Convegno del CONVIVIO a Roma prima dell’aggravarsi della sua malattia. E’ un devoto omaggio a mio marito e ad Andrea:

  Ringrazio la Presidenza che ci dà la possibilità di significare a voi, per quanto mi sarà possibile, la testimonianza e convinzione di una esperienza che riempie la nostra giornata dall’ evento che divise il corso della nostra vita, come quella di nostro figlio.

Vi parlo al plurale, ma non è un plurale “maiestatis”; questo è motivato dal fatto che la realtà degli avvenimenti ben circostanziati e riscontrabili capitano simultaneamente a me e a mia mo­glie  sia pure differenziati dallo stesso comportamento che,  quand’era presente fisicamente nostro figlio aveva con noi.

Sono il papà di Andrea – Andrea Cattani – e la mamma è qui in sala – Andrea ha nome nostro figlio, Andrea come tanti altri giovani figli per i quali sembra essere stato tessu­to con il nome, un comune disegno.

Il nostro si presenta e si fa chiamare il  “tenente…” e come non comprendere il suo giusto orgoglio per il merito conquistato, frutto di impegno, di abnegazione, di fatica che gli ha consentito di vestire onorevolmente l’uniforme militare del­l’esercito italiano e di essere nominato Capo Servizi del Presi­dio della regione Nord-Est. In onore di quella che tuttora defi­nisce, con una nota di velata tenerezza , dall’ altra dimensione, “Patria  mia” quasi a ricordo dell’ abnegazione , della generosità e del coraggio esercitati per raggiungere qui in terra il suo ideale.

Andrea se n’è andato una sera limpida del dicembre ‘91 , all’ uscita dalla caserma, da trasportato  schian­tandosi contro un platano nel centro della città.

Tralasciando, per brevità, numerose mie proprie considerazioni dei primi momenti di smarrimento, si accese in noi più viva la fede racchiusa nella verità del dogma della Comunione dei Santi che ci suggerì la prima preghiera:

Sei passato dalla nostra casa Signore

 e hai raccolto il fiore a Te gradito

Signore ti ringraziamo

di AVER LASCIATO PER VENTIDUE ANNI

il nostro Andrea alle nostre cure

e al nostro sguardo.

Aumenta in noi la fede nella sua

presenza e nella Tua volontà. A lui la tua Luce.

Premetto  che la  fede, la fiducia, la speranza e la volontà che fra noi e nostro figlio continuasse il dialogo così come era avvenuto nei ventidue anni trascorsi insieme, è stata la prima ancora cui ci siamo aggrappati fin dal primo momento con la voluta certezza che ciò avvenisse come dono di Dio per quella poca fede che avevamo sempre coltivato,  credendo nella promessa di Dio e nella Verità della Sua Rivelazione.

 

 

 

Ebbene, Andrea  dopo pochi giorni dalla sua partenza ci inviava segni di luce tali da non coltivare alcun dubbio sulla sua presenza:

l‘allarme della sua macchina ferma in garage,disinserito, che si accendeva; era una tromba che suonava davanti alla finestra della sua camera per salutare gli amici venuti a trovar­ci, era il sovrapporsi della sua immagine sullo schermo televisivo che si è più volte ripetuta,inviando a suo padre un messaggio:

“Vuoi capire che sarò tuo amico per sempre”!.

l’accendersi improvvi­so del suo stereo  e del televisore,su un programma mai guardato… ed altri che  conserviamo gelosamente nel nostro animo. Dopo questi segni – materiali – è continuato il colloquio diretto dove Andrea si manifesta  con tutte le sue peculiari doti di carattere, il suo modo di fare, di esprimersi, le particolari attenzioni per le persone a lui care.

 

Fu a Baveno nel ’92 che si presentò come “tenente” a Laura Paradiso chiedendo della sua mamma.

Eravamo andati, esortati da nostra figlia Alessandra,col nostro peso di dolore  e inconsapevoli di tutto: non ci eravamo mai interessati, per dirlo in parole correnti, del paranormale e delle sue manifestazioni, d’altra parte  “ignoti nulla cupìdo”!

 

Ritornati a casa,come lui ci aveva comandato “andate a casa alla fonte berrete” lasciandoci con tanto di “saluto” (così diceva rientrando in casa,ogni sera, dal lavoro in caserma) mentre la mamma riceveva con la scrittura automatica i primi messaggi di conforto e di certezza che colui che faceva muovere la penna appoggiata alla mano sinistra era Andrea:

 

“sono vivo, vivo, vivo

Andrea ,angelo di luce”

 

e altri messaggi di riconoscimento della sua presenza  reale e circostanziata da riferimenti vissuti dalla sua persona il  papà ricevette, su nastro magnetico, la prima …rivelazione:

 

“il tuo bambino SONO”

 

E’ indescrivibile la forza di questo sono – il “sum” latino ch’è significato di esistenza(esistenza); ricordiamo le parole di Colui che disse “Ego sum qui sum: Io sono colui che E'”! Si presentò con la sua carta d’identità: già ventiduenne, ogni qual volta gli si prospettavano le nostre difficoltà alle sue richieste, mi convin­ceva col dirmi: “non fai questo per il tuo bambino?”

Dopo questo, i messaggi sono tanti che per raccoglierli non basterebbe un volume di mille pagine.

Sono lì incisi in nastri magnetici, più o meno, ma tutti intelligi­bili, a testimoniare una realtà che trascende l’ansia della nostra volontà di conoscere, di comprendere il mistero di luce e di gioia che lo avvolge e che tenta di trasmettere a noi.

Alla mia domanda esplicita di quanto felice, la risposta è categorica  e immediata: “TANTO EELICE”.

E poi si ripetono con insistenza  i messaggi della sua presenza “Sono con voi…più di prima… più vicino di prima!”

Poi seguono i messaggi d’invito:


Alla fortezza: Papà coraggiofatti coraggio!

                          se tu sapessi con chi sono….non piangeresti!

 

 Alla sopravvivenza: E insistente il ripetere   “Vivo… sono vivo...

                ..io parlo con quelli che mi credono vivo

                     

                         Vedo la luce, anche quando c’è buio!

 

La sera del suo primo anniversario,mentre si commentavano in casa le parole del Sacerdote alla messa del mattino, celebrata nel Duomo dei Militari in Padova, sono state registrate chiaramente queste parole: “Si dice di Andrea che è tornato sulla terra… stamattina”.

Mi assillava il pensiero che il nostro Andrea,a causa della sua improv­visa  dipartita non avesse avuto tempo e modo di chiedere a Dio perdono se in qualcosa avesse a Lui dispiaciuto e feci una particolare richiesta a Cristo.

Ero in chiesa alla SS.Messa domenicale. Al momento della Comunione mi alzai dal banco e accesi il registratore che uscendo di casa mi ero posto nella tasca interna della giacca. Tornato a casa ascoltai la registrazione: sovrapposte alle parole del parroco si ascoltano queste:

 

” Mi sono comunicato con te.”

E ancora: “Vi guardo attentamente negli occhi quando pregate!

          “Nella patria ove verrai io sono RE” dice un’entità. (imparai dopo che loro si dicono “Re”)

                        “Perdonare , Signor Cattani, perdonare  (per ) fare la Comunione e rispondono alla domanda che da sempre è sulle nostre labbra : Dove sei Andrea? “Andrea è benedetto”



e di lasciare alle sofisticate ipotesi degli studiosi il problema della “grande reincarnazione“, come alle sottigliezze dei filosofi la “piccolareincarnazione riservata ai residui psichici.


Nostro figlio Andrea ormai è “là“.


Mi sia lecito usare due termini latini: L ‘ accidens di nostro figlio è qua, in una tomba, ancora alle nostre cure e affetto umano, ma la  “substantia” l'”essere”, la “persona” è là con tutte le sue prerogative proprie  della persona nel suo totale significato filosofico-scientifico. E là operante un’ulteriore opera di perfe­zione,in cammino costante verso la beatifica visione di Dio.



          “Andrea vola come aquila”…


sempre nel primo nastro rovesciato dove troviamo conferma inconte­stabile di una misteriosa telefonata ricevuta da chi vi parla alla presenza di altre persone il 6 Genn.’93; telefonata durata circa una decina di minuti, quasi tutti passati a contestare che non riuscivo a riconoscere la persona che al miopronto” afferma di essere “la Jolanda”… (mia sorella deceduta nel 1932 a 12 anni!


II 27 Genn. 93 ,facciamo la prima esperienza del nastro rovesciato e l’entità Arno si premura di confermarmi: La Jolanda ti consola per telefono,la Jolanda prepara un secondo colloquio” …”buona giornata“…(secondo colloquio?)


Fatti tutti gli accertamenti e riscontri possibili non ci resta che convincerci della veridicità di questa transcomunicazione da parte di mia sorella giunta a noi come conferma (senz’altro voluta da nostro figlio ) della Sopravvivenza e dei messaggi:si istae et isti….cur  non ego?”

In attento esame di tutta la messaggistica proveniente da nostro figlio avvertiamo  una costante evoluzione di contenuti nei suoi colloqui con noi.


E’ vero molti messaggipur in sé chiari e bene intelleggibili, rivelano una esistenza di vita  incomprensibile da parte nostra, ma di una realtà  che non si configura in pure creazioni mentali,mentre rispondono a concetti concreti quali si riscontrano nel complesso di tutta la rivelazione divina.


    Quante volte riflettiamo  sul significato di alcuni di questi messaggi ricevuti sia dal papà che dalla mamma e poi dobbiamo convincerci di quello che ci consiglia un’Entità nel quarto nastro rovesciato:….”la strada è in salita: forza alla fede!”

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo cercato sfogliando avanti e indietro- la lette­ratura scientifica per trovare il perché, il come ci fosse data questa comunicazione trascendentale. Ma non abbiamo trovato nella scienza e nelle sue meravigliose conquiste, che ipotesi, probabilità, quando non addirittura fantasiose creazioni della ragione umana pur di non ammettere l’ambito del mistero che l’Economia Divina ha posto non a pezza giustificativa di questa nostra intelligenza, ma quale faro luminoso a guida di un retto cammino r a z i o n a le VERSO LA LUCE INFINITA.


        Togliamo alla ragione l’ambito del mistero e troveremo le più stravaganti deviazioni.

E’ la fede nel mistero cosmico che ci assicura giungano a noi messaggi di nostro figlio Andrea non la credenza nel contenitore cosmico o nei residui psichici vaganti nell’universo; ancora nessuna intelligenza umana sa dirci il tutto della sua grandezza, della sua profondità e della sua entità.


Stavamo dibattendoci in questi interrogativi quando il nostro Andrea ci disse:

“Al di sopra della legge degli uomini vi ho convinto”


E il fatto che questa comunione o comunicazione fra le due dimensioni (per usare termini correnti) terrestre e celeste la si riscontri da sempre e presso tutte le genti di ogni epoca, di ogni popolo e di ogni cultura ci conferma la sua origine trascendentale poiché in tutti troviamo il filone della Rivelazione col suo principio essenziale alla salvezza: Quod Deus est et remunerator sit: Che Dio esiste ed è rimuneratore”.


Vedo tutto quello che fai …Tira fuori il pane!


Via radio:  Ti mando un bacio, sei contento?

Verso la mamma è di  una tenerezza infinita: Mamma, mammina mia… riposati… non ti affaticare! Sono qui con te!


Il tempo  non è che lenisca,anche se accettato con fiducia nella Divina Provvidenza,il dolore dovuto alla sua mancanza fisica fra noi, lo portiamo con noi, ci segue come la nostra ombra. Nel terzo nastro rovesciato l’entità comunicante ce lo assicura amare cordis” che noi interpretiamo : “con l’amarezza del cuore” camminerete verso la patria celeste.


Ammiriamo quei genitori che, come abbiamo avuto modo di sentire in questi convegni, hanno raggiunto la gioia interiore; noi questo stato di grazia non l’abbiamo ancora conquistato e pensiamo, come penso, che in me il dolore cesserà il giorno in cui rivedrò il mio Andrea venirmi incontro e dirmi “papà vieni con me!” 

                                       

                                                    Mentore Cattani

Grazie

 

 

 

 

Edda CattaniLa storia e la memoria
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