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Auguri 2019!

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AUGURI 2019 !!!

 

Per noi questo bellissimo augurio!

 

“Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedirle che vada in declino. In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano. Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.

 

Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.

Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato. Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide,  incomprensioni e periodi di crisi. Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.

Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia. È attraversare deserti  fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.

 

È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita. Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.

È saper parlare di sé.

È aver coraggio per ascoltare un “No”.

È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.

È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.

Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.

È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.

È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.

È  avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.

È avere la capacità di dire: “Ti amo”.

Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice …

Che nelle tue primavere sii amante della gioia.

Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.

E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.

Poiché così  sarai più appassionato per la vita.

E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.

 

Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.

Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.

Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.

Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.

Non mollare mai ….

Non rinunciare mai alle persone che ami.

Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!”

 

AUGURO A TUTTI VOI DI VIVERE UN FELICE 2019

 

 

Edda CattaniAuguri 2019!
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Sermoncini al Bambinello

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I  “Sermoncini” davanti al Presepe

 

In Romagna e forse in altre parti d’Italia, quando ero bambina si usava prepararsi alla recita del “sermoncino” di Natale. I bambini, accompagnati dai parenti, si recavano nelle chiese dove venivano allestiti veri capolavori d’arte del presepe e recitavano, uno alla volta, rispettando le precedenze, in religioso silenzio, ognuno il proprio sermoncino. Questo avveniva dalla vigilia di Natale fino alla Epifania e le Mamme, nonne, zie, santole … (ma spesso anche padri, nonni, zii …) si facevano vanto delle innocenti bellezze e delle capacità mnemoniche e recitative dei propri piccoli, che venivano sollecitati all’ esibizione con ogni sorta di stimolo, dall’affettuoso, al ricattatorio fino al minaccioso.  Durante la recitazione gli occhi dei parenti si riempivano di lucciconi. I più bravi meritavano anche una moneta di pochi centesimi che veniva donata a recitazione avvenuta.

Ricordo di essere stata molto piccola, e posta su un banchetto dove recitavo questa poesiola che tuttora non ho dimenticato:

Dicon tutti: “Lo sai il sermoncino?”

ed io: “Sicuro, me l’hanno insegnato!!”

“Vai dunque a dirlo a Gesù Bambino”

..e tosto qua mi sono incamminata.

Ma ohhh, cosa ho da dire…

io le parole più non so trovare….

se comincio, non so come finire…

ohhh che vergogna!! me ne voglio andare…

E tu dal cielo o vago Bambinello,

perdona se non dico il sermoncino…

Un bacio prendi ché sei tanto bello

un bacio e il cuore o pargolo d’amore!!!

Ed ecco allora per ricordare quei tempi altri semoncini raccolti fra le pagine dei ricordi:

 

Caro il mio Gesù Bambino, come stai? Ti trovi bene fra quel bue e quel somarino, in quel buco e in quello stallino? Tutti ti portano qualche piccola cosa, per dimostrarti che ti vogliono bene, io che sono il più piccino, lo farò con un bacino.

 

Son di tutti il più piccino, voglio dire un sermoncino e vi voglio dimostrare che i piccini sanno amare. Gesù bello, dolce amore, t’offro il piccolo mio cuore, e se ho fatto un po’ il folletto, d’ora in poi sarò un ometto.

 

Tutti vanno alla capanna per vedere cosa c’è, c’è il bambin che fa la nanna fra le braccia della mamma. Oh, se avessi un vestitino da donare a quel bambino! Un vestitino non ce l’ho, un bacino gli darò.

 

IL  LUMICINO

(alla Pierino)

 

Vedo in fondo un lumicino:

sarà un diamante?

sarà un rubino?

Oh ’na paletta (o altra espressione di sorpresa)

è Gesù bambino !

                            M.G. www.prourbino.it

 

 

Gesù bambino presso la tua culla

io ti guardo e ti prego con amore.

So che sei buono e non neghi nulla

ai bambini che amano il Signore.

Ti amo tanto, oh mio celeste amico

e con dolce speranza oggi ti dico:

«Il mio babbo e la mia mamma benedici,

fa che sian ognor sani e felici;

benedici il nonnino e la nonnetta,

i fratellini miei, la mia casetta.

Benedici, Gesù, con il tuo amore

chi soffre per la fame ed il dolore.

Manda la santa pace di Natale

dove cattivo e triste regna il male.

 

Mi hanno detto che questa notte è nato il nostro bambino e voglio proprio guardarlo da vicino. Ma guarda che razza di miseria che ha, è nato in una stalla e non in una casa. Oh, povero mio Signore, là dentro in quella stalla, fra un bue e un somaro e in mezzo a un poco di paglia! Vorrei venirti in aiuto portandoti degli stecchi e farti un po’ di fuoco per difenderti dal freddo. Ma questo non lo posso fare perché sono piccino e allora ti prometto di dirti sempre il mio bene. Di ubbidire alla mamma e anche al papà, di volere bene ai fratelli e alle sorelle che ho in casa. E’ questo, non è vero, il caldo che vuoi da coloro che sono al mondo al giorno d’oggi? E che si vogliano tutti bene come ci vogliamo in famiglia. Tò, prendi un bacino, che devo andare via.

 

 

Una piccola storia

Quanto gradevoli queste note che sanno di antico e di semplice come le storie e leggende raccontate ai bambini:

IL PETTIROSSO

 


Nella stalla dove stavano dormendo Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù, il fuoco si stava spegnendo. Presto ci furono soltanto alcune braci e alcuni tizzoni ormai spenti. Maria e Giuseppe sentivano freddo, ma erano così stanchi che si limitavano ad agitarsi inquieti nel sonno.
Nella stalla c’era un altro ospite: un uccellino marrone; era entrato nella stalla quando la fiamma era ancora viva; aveva visto il piccolo Gesù e i suoi genitori, ed era rimasto tanto contento che non si sarebbe allontanato da lì neppure per tutto l’oro del mondo.
Quando anche le ultime braci stavano per spegnersi, pensò al freddo che avrebbe patito il bambino messo a dormire sulla paglia della mangiatoia. Spiccò il volo e si posò su un coccio accanto all’ultima brace.
Cominciò a battere le ali facendo aria sui tizzoni perché riprendessero ad ardere. Il piccolo petto bruno dell’uccellino diventò rosso per il calore che proveniva dal fuoco, ma il pettirosso non abbandonò il suo posto. Scintille roventi volarono via dalla brace e gli bruciarono le piume del petto ma egli continuò a battere le ali finché alla fine tutti i tizzoni arsero in una bella fiammata.
Il piccolo cuore del pettirosso si gonfiò di orgoglio e di felicità quando il bambino Gesù sorrise sentendosi avvolto dal calore.
Da allora il petto del pettirosso è rimasto rosso, come segno della sua devozione al bambino di Betlemme.

 

 Sono andata alle recite di Natale dei miei nipotini. Non recitano il “sermoncino”, ma fanno le gare di X FACTOR per raggiungere Babbo Natale che passa con le renne e i pacchi regali. Il Bambinello è diventato un addobbo inutile… è troppo povero e non ha doni… Le mamme preparano torte da vendere fuori dalle scuole e fanno “i mercatini” per racimolare i fondi da mandare avanti la scuola che non ce la fa… Penso ai bambini che arrivavano dalle campagne con le scarpe bucate e un pezzo di legna bagnata sotto braccio per far caldo a scuola e quando cessava il fumo era ora di tornare a casa… dove era più freddo ancora… Ma oggi tutti si lamentano… e anch’io, ormai piena di acciacchi… Ma i bambini comunque sono sempre meravigliosi e sta a noi mantenerli con quell’innocenza che il Santo Bambino saprà loro gratuitamente donare in questa notte Santa!

Edda CattaniSermoncini al Bambinello
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E’ arrivato Natale!

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E’ arrivato Natale! 

Ed ecco giunta a noi la grande festa del Santo Natale. C’è stata aria di festa ovunque, infatti, fin dai primi giorni di novembre e con la celebrazione di Ognissanti sembra essere passato tutta la mestizia della ricorrenza dei morti. Dalla morte alla vita, dunque, è facile il transito e noi, che abbiamo sperimentato questo sentimento, respiriamo aria di passaggio. Mi sono commossa più volte in questi giorni, guardando il presepe esposto nelle vetrine, dalle modeste statuine di gesso ai costosi lavori artigianali fatti di perle e stoffa. Ho pensato al mio Natale di quando ero piccolissima e il mio babbo fece il nostro presepe, con le statuine modellate da lui, con la creta del fiume. Sono capolavori che conservo ancora perché fanno parte del sentimento e della memoria di un tempo felice e semplice pregno di innocenza e di trasporto. Così mi torna alla mente il pranzo preparato nella notte santa, il buon profumo di vaniglia e le pesche rosse e gocciolanti di rosolio con la ciambella secca che durava mesi e mesi. Da tutto questo, il ricordo passa allo stupore dei miei bambini che attendevano i doni e a cui facevo la vestina rossa per simboleggiare la gioia e i sermoncini sotto l’albero e tante cose ancora.

Nella notte santa ho voluto rinnovare questa magia guardando il presepe di Andrea che ho costruito in casa, in questo “Natale da poveri” come lui definì il nostro primo natale senza la sua presenza fisica ed ho cercato che ogni presenza spirituale fosse viva accanto al Santo Bambinello.

C’era Mentore con la sua prestanza, Nonna Lina con la sua guida prescrittiva, il mio Papà Lino con il suo affetto protettivo e c’erano soprattutto tutti i miei figli con Andrea davanti, nella sua divisa da tenente a rassicurarci che quanto stiamo attraversando ora è un sentiero arduo ma necessario che ci porterà ad una vita nuova.

“Gesù nasce” e il lieto messaggio ci porta anche a Betlemme, ai luoghi santi dove si è consumata la più grande tragedia tra Dio e il mondo e dove ancora si sparge tanto sangue. Questo nostro tempo storico, di guerre, di sofferenza, di miseria, di fame è simile all’epoca in cui il Salvatore delle genti ha stabilito di incarnarsi nell’uomo e di sollevarci dal peccato. Oggi, come allora, i potenti assumono il comando e si spartiscono i territori. Una moltitudine infinita di popoli senza speranza subisce persecuzioni, massacri, angherie di ogni genere e tanti bambini violentati, stuprati, affamati, senza casa e senza famiglia, si chiedono perché mai siano venuti al mondo. Quale speranza per il futuro? Ci ritroviamo come ai tempi biblici dell’Antica Alleanza corrotta dalle conseguenze del peccato che provocò l’ira di Dio. Giungerà a noi una Rinnovata Alleanza, una nuova Aurora che rischiari questa epoca di tenebre e di ingiustizie?

         La Madonna, la Santa Vergine eletta a protezione dell’umanità, Lei creatura predestinata fra le creature, ovunque è apparsa ha donato messaggi  di conforto, di speranza annunciando che ci ridonerà Gesù, la Luce Nuova e che, alla fine, il Suo Cuore Immacolato trionferà.

         Vediamo allora la venuta del Messia come lo fece il popolo dell’antica alleanza che ha atteso con crescente impazienza che i tempi fossero compiuti e che Dio mantenesse la promessa.

 Sentiamo il Natale con le parole di Madre Teresa di Calcutta:

 

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

Gesù è nato! Povero fra i poveri, simbolo di innocenza di pace e di fraternità universale. E’ un  po’ aprire la porta della nostra locanda per far sì che coloro che soffrono il freddo, la fame, la privazione, siano vicino a noi e sentano il nostro calore. Così l’Avvento è solidarietà ed i nostri Figli di Luce ci benedicono dall’Alto!

Quest’anno al nostro convegno di Padova abbiamo avuto Padre Gabriele Gastaldello

della comunità “ La scuola del villaggio” e ci ha inviato questa riflessione per il nostro Natale

NATALE  è nelle RADICI  di TUTTI

Natura – Nascere – Natale derivano dalla stessa parola.

 

Natale è inno alla vita. Non vivere in questo mondo come straniero, ma come nel grembo di una grande vita. Credi alla vita, credi nell’uomo, canta e cammina e l’arida vita si riempirà di luce.

Fa’ memoria delle tue origini. Entra nella consapevolezza della tua storia unica, originale, irrepetibile.

Anche chi non accoglie lo specifico senso cristiano della nascita del VERBO di DIO può condividere messaggi importanti in nome della comune umanità.    

“Adoro Dio per il mio Natale, per la mia infanzia che non ricordo ma che immagino da quello che fanno gli altri bambini. Rivivo l’esperienza del succhiare, del soddisfare i gusti, del piangere per i fastidi del corpo, del ridere, dormire, svegliarmi, del far noti i desideri, dimenare le membra, strillare, sdegnarmi coi grandi quando non accondiscendono, vendicarmi piangendo, …”  (Agostino, Confessioni).

Anche tu sei spuntato, apparso alla vita nella vasta placenta del mondo, sei connesso, collegato, intessuto ai fili misteriosi della solidarietà cosmica. Come potresti vivere se il sole non ti scaldasse, se l’aria non ti desse il respiro, se l’acqua non trasportasse gli umori della vita, se la terra non ti sostenesse e nutrisse?

Faremo la meditazione del nascere: tu puoi rivivere biograficamente la emozione del nascere; anche tu sei stato bambino. “Immaginati bambino sul punto di uscire dal grembo per venire alla luce. Osserva il volto della mamma ansiosa di vederti per la prima volta dopo averti ospitato per nove mesi nel suo grembo. Immagina il travaglio doloroso del parto presto dimenticato dallo stupore di vederti. Ascolta il grido della vita quando per la prima volta l’ossigeno ha inondato i polmoni. A quel primo respiro è legato il pellegrinaggio incessante dei tuoi respiri. Ascolta la musica dei respiri. Respira come fosse la prima volta. Celebra il miracolo di esistere. La vita è un nascere continuo”.

Poi costruiremo l’albero delle parole belle che andremo ad appendere per confermare, decorare la nostra mente e impegnarci a viverle affidandole alla memoria lunga. Esempio: “Celebra la gratuità di ogni giorno e di ogni respiro”; “Ogni mattina al tocco della luce ho un giorno nuovo davanti a me”; “Fa fiorire gli incontri umani che la strada ogni giorno ti regala”; “Ogni uomo è una stella, ogni stella ha il suo splendore, accogli ogni persona come messaggio per te”; “Vedo negli altri la mia umanità”; “Vedo bene… col cuore”; “Ciò che conta è amare”… quali altre parole belle appendi?

Cammino delle stelle. Natale è un viaggio alle radici, anche tu sei nato, sei stato cullato da una mamma e curato nel nido caldo di una famiglia. Celebra la vita che è arrivata fino a te lungo una collana immensa di vite. Celebra la natura, immensa placenta di vita. Celebra le stagioni, tutto ciò che vive è tuo prossimo, guarda la terra con rispetto e onore: “Laudato sii mio Signore per sorella Madre Terra la quale ci sostenta e ci governa” (Frate Francesco, Cantico delle Creature).

NATALE è un invito alla ECO-LOGIA, alla sobrietà, alla essenzialità.

Col primo libro della Bibbia (Genesi) celebra il Natale del mondo, il natale di ogni giorno, di ogni respiro, di ogni pensiero. La conservazione nella vita è un nascere continuo.

 

 

Edda CattaniE’ arrivato Natale!
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In grembo all’Immacolata

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8 dicembre – L’IMMACOLATA – Giorno speciale per me!

 

E’ passato tempo da quando ho postato questa pagina.

Oggi più che mai che Mentore ha raggiunto la Gerusalemme Celeste,

questa data rappresenta una tappa importante della mia vita.

Una cara amica ha voluto essermi vicina così:

 

 Un pensierino nel ricordo bello del tuo Mentore:

 

Ti amai…

Ti amai – anche se forse

…ancora non è spento

del tutto l’amore.

Ma se per te non è più tormento

voglio che nulla ti addolori.

Senza speranza, geloso,

ti ho amata nel silenzio e soffrivo,

teneramente ti ho amata

come – Dio voglia – un altro possa amarti.

(Aleksandr Puskin )

 

E ancora mi giunge “…prima di leggere la poesia che ti è pervenuta da un’amica, ti stavo per spedire questo “messaggio” sbocciato nel pomeriggio … non posso non leggere una consolante coincidenza nell’arrivo dei tuoi cari a te, in questa data così particolare…Ed è questo “mistero” che mi ha dato via libera a spedirtelo…” (Peter Versac)

 

Quanto e quale Amore, madre, mi viene da ogni dove!

Prendo i tuoi pensieri con le mie mani

e con gli occhi li conduco tra tempeste e smarrimento,

fino al porto del nostro abbraccio.

Tu non sei mai sola, ed io

continuo in questo andare che mi svela in pienezza

alla Vita che mi hai donato.

Tutto è bene mammina.

Ritrovo papà, ancor più attento di prima.

Ed è pace pensarti perché da te viene a noi la tua pace.

Sereno è il nostro stare, dove ogni confine non ha più cittadinanza.

E il limite fa solo parte del nostro sentire che vorrebbe abbracciare,

ora, l’Alfa e l’Omega.

Sentito, hai potuto perché tu diverso.

Il vostro Amore è qui, si chiama Andrea.

 

8 dicembre – Immacolata Concezione

 

 

 

 In grembo all’’Immacolata

Immagine di una santità di vita

 

 

 

Sono appena tornata dalla Messa ed è ancora l’Immacolata a segnare la mia vita. Ho pensato di riproporre questa pagina per testimoniare quanto sia stata importante questa ricorrenza per me, per la mia famiglia e per Andrea … tanto da posarne la statua vicino al suo ritratto nella cappella dove sono poste le sue spoglie terrene.

 

  

 

Era il 1961 ed io vivevo una delle più belle esperienze della mia vita: giovinetta con grandi ansie spirituali, mi beavo di quel conforto del cuore che mi faceva sentire completamente abbandonata nelle mani di Gesù e di Maria. Abitavo in un luogo capace di rispondere alle mie attese giacché si trattava di un convento dove venivano accolte, per una seria riflessione, giovani desiderose di incontrarsi con Dio. La sera, dopo le intense giornate lavorative, ci si recava, in assoluto silenzio, in fila, con il cero in mano ed un velo bianco in testa, lungo l’immenso corridoio, fino a raggiungere una grande statua della Madonna, illuminata da una corona di stelle e circondata, come in un giardino, da tante piante e fiori di ogni genere. Fra quei fiori deponevo il mio cuore in adorante visione di una realtà “altra” piena di amore, di dolci profumi, di musica, di bontà e di speranza. Un canto che veniva intonato e che mi affascinava era un inno noto alla liturgia, derivante da un Salmo: “Misericordias Domini in aeternum cantabo (canterò in eterno le Misericordie del Signore). Si terminava con il canto alla Madonna:

Immacolata, vergine bella

Di nostra vita, tu sei la stella;

tra le tempeste tu guidi il cuore

di chi  t’invoca, Madre d’amore…

    

 In quell’atmosfera surreale formulai le mie prime promesse, mai dimenticate ed un patto per la mia vita futura assunse la modalità dell’impegno che cercai di trasmettere sempre ai miei figli, quando diventai giovane madre. L’amore per la Vergine Immacolata assunse una dimensione magnifica ai miei occhi   “la purezza, la bellezza, il silenzio, la sacralità di una fanciulla…”

L’8 dicembre significò una data importante quando incontrai colui che, divenne mio marito, tanto che la ricordammo ogni anno come anniversario con Maria.

L’entusiasmo per la vita, vissuta come un dono fu poi veramente lo spirito con cui tutta l’esistenza del mio Andrea si dipanò: amore per i suoi simili, per la giustizia, per la bellezza in genere, per la musica, per le persone in difficoltà e per la preghiera. Era giovane soldato che mi diceva “Mamma non ti preoccupare, le dico ogni sera le mie preghierine” e quando venne a mancare, nel suo portafogli trovammo l’immaginetta consunta per l’uso, con la scritta “Signore Dio degli eserciti, guarda benigno a noi che abbiamo lasciato le nostre famiglie per servire l’Italia!”.

Un’immagine gualcita dell’Immacolata lo accompagnò nel suo passaggio… quando l’8 dicembre lo seguimmo nell’ultimo viaggio terreno.

 

 

 

La mia vita, dunque, è stata dedita all’ascolto, al lavoro, alla speranza in un Dio di Misericordia e all’amore per la Vergine Santissima, anche dopo l’evento che ha colpito la nostra famiglia. Poi l’incontro con il Movimento della Speranza e il desiderio di veder sorgere tante associazioni, compresa la nostra A.C.S.S.S. in grado di accogliere tanti disperati ed aiutarli a riconoscere nei disegni imperscrutabili del Signore un cammino da percorrere, non dimenticando che la vita è gioia, è un inno a quel Dio d’Amore e un abbandono alle braccia della Madre di tutte le Madri.

 

Questo lo spirito con il quale siamo nati… Nel grembo di Maria ci lasciamo andare con fiducia e a lei affidiamo i nostri Figli… Quale Madre più dolce, più tenera, ideale per conservarli e impegnarli fino al giorno in cui tutti saremo riuniti nel grande giardino della Gerusalemme Celeste!

 

  

 

 

 

  Un po’ di storia…

Il pronunciamento ufficiale sul dogma dell’Immacolata concezione arrivò l’8 dicembre 1854, con la costituzione apostolica «Ineffabilis Deus» di Pio IX, ma la festa era entrata nella Chiesa da tempo (nel 1661 Alessandro VII aveva inserito la festa nel calendario). Il legame tra i Pontefici e l’Immacolata nel tempo è andato via via rinforzandosi, anche grazie al tradizionale gesto di omaggio che ogni anno l’8 dicembre vede il Papa ai piedi della statua della Vergine in piazza di Spagna a Roma. L’effigie fu inaugurata e benedetta l’8 dicembre 1857 dallo stesso Pio IX; Pio XII avviò la tradizione di inviare dei fiori alla statua e Giovanni XXIII, invece, introdusse la consuetudine di recarsi di persona in piazza di Spagna. Il gesto verrà ripetuto oggi da Benedetto XVI alle 16.
Quella odierna, infine, è una festa particolare anche per Lourdes: l’11 febbraio 1858, infatti, alla sua prima apparizione la Vergine si presentò come l’«Immacolata Concezione», dando così particolare vigore alla diffusione del dogma proclamato quattro anni prima e della relativa festa.
 Matteo Liut

Edda CattaniIn grembo all’Immacolata
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30 novembre : Sant’Andrea

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30 novembre : Sant’Andrea

L’avevamo chiamato “Andrea”…

L’avevamo chiamato Andrea perché questo avevano voluto le sorelle. Non c’era stato alcun dubbio, fin dall’inizio dell’attesa. A quel tempo non c’era l’ecografia che dava notizia del sesso del nascituro, ma c’era una certezza: sarebbe stato Andrea in ogni caso. Ricordo con tanta commozione quello che fu uno dei più bei momenti della mia vita, quando l’ostetrica lo sollevò tenendo per i piedini quel bambolotto urlante e disse: “E’ un bel maschione!” L’avevo desiderato fin dall’inizio un figlio maschio che supportasse la nostra famiglia in crescita e che potesse sostituire un giorno anche suo padre nella guida della famiglia. C’era chi mi diceva: “…quelli che si chiamano “Andrea” sono tutti bambini tremendi…” In verità Andrea era dolcissimo, ma chi l’avrebbe mai tenuto fermo? Ricordo quando con una mano mangiava il panino sfogliando il Topolino, mentre aveva il quaderno dei compiti e seguiva la televisione e ascoltava musica dallo stereo… Ci chiedevamo come facesse… eppure riusciva a fare tutto… Per lui non esistevano barriere, traguardi, sponde invalicabili… raggiungere l’obiettivo che si era prefisso era una meta obbligatoria. Quando chiedeva qualcosa (mai nulla di costoso o non lecito) ti tormentava finchè non l’avevi accontentato….Non ricordo, nemmeno da neonato di averlo mai sentito piangere… Non conosceva farmaci, era allergico agli antibiotici, non aveva un difetto fisico, non un foruncolo… gli era stata risparmiata anche l’eruzione cutanea della barba, propria degli adolescenti… Vestiva semplicemente: jeans, maglietta bianca e scarpe da tennis. Non chiedeva nulla di particolare e guardava con indulgenza le sorelle quando si provavano i vestiti. Quella macchina potente l’aveva presa usata, a rate che ogni mese versava puntualmente a suo padre e a me (eravamo noi i creditori) eppure non è mancato su quel bolide… ma da trasportato sulla macchina di un collega.

Quel 30 novembre del 1991 avevo deciso di fargli un regalo fuori dell’ordinario. Ormai aveva compiuto 22 anni, era ufficiale dell’esercito, iscritto a giurisprudenza, caposcuola guida della “Scuola Trasporti e Materiali” alla Caserma di Prato della Valle… non poteva più andare in giro con i giubbini logori quando cambiava l’uniforme… Uscii presto da scuola quella mattina e mi recai a Vicenza in un negozio di alta moda e comprai quello che doveva essere il suo primo soprabito. Era blue, un Berbery che con le sue larghe spalle e la sue altezza di m.1.92 l’avrebbero valorizzato ancor più… Mi batteva il cuore al pensiero che l’avrei visto finalmente con un abito “elegante”. Tornai a casa e lo distesi sul letto, mentre aspettavo la sua uscita dalla caserma e il suo ritorno a casa… ma quella sera tardava… ma perché tardava tanto!?! Arrivò oltre l’orario previsto… da qualche giorno non rispettava i tempi ed aveva uno sguardo velato, quasi perso nel vuoto… Mi abbracciò commosso quando vide la “sorpresa” quasi intenerito…”Vedi, così a capodanno potrai andare al ballo degli ufficiali ben vestito! Cerca una bella ragazza che ti accompagni!”  “Non so neanche se ci sarò a capodanno…! Non so cosa sia mamma, ma quando ci penso non mi sembra di dovere fare programmi!” ”Possibile? Ma non preoccuparmi con questi pensieri, hai tutta la vita davanti! Piuttosto mettilo stasera per uscire con i tuoi amici… è la tua festa!”  Non rispose… Fece la doccia e dopo poco lo sentii allontanarsi come aveva programmato per una “pizzata” con gli amici. Il mattino dopo mi disse: “Sai mamma… non potevo mettere quel cappotto ieri sera; tu non sai come veste Roby… ha uno spolverino leggero e scolorito… non ha soldi per comprarsene un altro…!” Avevo capito… al solito se avesse potuto avrebbe regalato all’amico il suo soprabito… Così era fatto Andrea e dovevo rassegnarmi all’idea che non l’avrei distolto dalla sua estrema generosità. Misi nell’armadio il capo e pensai che ormai erano prossime le feste e avrebbe avuto altre occasioni per indossarlo. Ma cinque giorni più avanti, non fece ritorno a casa dopo l’uscita in cui volle accontentare un amico giunto da Milano che gli mostrò la sua nuova auto… Tre ragazzi drogati, poveri ragazzi come tanti che viaggiano per le strade, li rincorsero e la macchina sbandando, centrò una grande quercia… Solo Andrea prese il colpo in testa… lui, vestito come sempre… se ne andò senza aver rinnovato il suo primo cappotto importante, senza che io abbia mai potuto vederlo vestito da “uomo”. Ragazzo sempre, il mio Ragazzo di Luce… con la sua maglietta bianca e i suoi jeans che portava a coprire tanta scultorea bellezza… ! “Come sei adesso Figlio mio… eri tanto bello!!!” gli dissi in una registrazione…”Di più, di più di prima… tanto! “ …fu la risposta!

rosa

I vostri figli
I vostri figli non sono figli vostri… sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suoi vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.
Kahlil Gibran (Gibran Khalil Gibran)

Edda Cattani30 novembre : Sant’Andrea
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21 Novembre: dedicato a mio padre

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Caro Papà… te ne andasti tanto giovane ed io ancora in crescita … ma sei sempre a me stato presente e voglio ricordarti così … con le parole di un Padre a un Figlio:

padre1

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite

E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,

E perdere e ricominciare di nuovo dal principio

E non dire una parola sulla perdita;

Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi

A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,

E a tener duro quando in te non resta altro

Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.

 

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,

E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,

Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,

Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;

Se riesci a occupare il minuto inesorabile

Dando valore a ogni minuto che passa,

Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,

E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!

 

Rudyard Kipling

La Basilica della Madonna della Salute
a Venezia

 

    Dedicato a mio Padre  

Mio Padre se ne andò alle prime ore del 21 novembre. Un male terribile lo distrusse in breve tempo, dopo indicibili sofferenze. Io rimasi senza la sua guida, che per me era stata determinante, con il carico morale di mia madre cagionevole di salute ed un fratello di appena undici anni.

Il ricordo di questa data è rimasto indelebile nella memoria perchè legato al senso profondo della devozione alla Madonna della salute.

Papà mi aveva raccontato fin da piccola, di aver fatto il militare a Venezia, all’isola di San Giorgio, dove c’era una caserma sostituita attualmente dalla Fondazione Cini.

Innamorato dell’arte e della cultura popolare aveva visitato la città lagunare nei suoi angoli più nascosti e sapeva raccontarmi con quell’eloquio colorito che gli era proprio, realtà sconosciute, storie e leggende. A volte pensavo quanto arricchimento avesse portato ad un povero giovane vissuto nell’indigenza, quel periodo di servizio alla patria, prestato con tanto entusiasmo e desiderio di conoscenza.

Pittore fin da fanciullo, cresciuto a Comacchio sotto la guida di un vecchio sacerdote che gli aveva insegnato ad affrescare i soffitti delle case e delle chiese, aveva dipinto una meravigliosa tela di cui mi spiegava le caratteristiche e i particolari.

Si trattava proprio della Basilica della Salute, ubicata nell’isola di San Giorgio dove si venerava la “Madonna Nera” che aveva salvato dalla peste  la città di Venezia  nel diciassettesimo secolo. 

Mio padre se ne andò in pochi mesi, ma la sua fede nella “sua Madonna” non venne mai meno. Egli era solito dire: “Il 21 novembre si festeggia la Madonna della Salute e io so che la Madonna verrà da me!”si festeggia la Madonna della Salutesi

E così fu!

La Basilica della Salute a Monteortone

Ma il mio legame con questa devozione non cessò negli anni e continua tuttora a significare che il mio caro papà mi ha seguito e portato a seguire un cammino direi quasi “guidato”. Infatti, dopo la dipartita di Andrea ci siamo trasferiti ad Abano Terme e sui Colli Euganei, in periferia di Abano Terme, si trova un famoso santuario mariano, che da oltre cinque secoli, in seguito ad una apparizione della Vergine, è luogo di convergenza della fede cristiana delle popolazioni limitrofe veneto-euganee.  

I miei nipotini il giorno della Prima Comunione al Santuario della Madonna della Salute 

“ Anche questo richiede una storia: è il santuario della Madonna della Salute di Monteortone, artistico monumento di fede, che consacra alla Madre di Dio questo fortunato tratto di terra veneta, prodigiosamente visitata e miracolosamente benedetta dalla materna assistenza di Maria. Si racconta che Pietro Falco, uomo d’arme, reduce da molte battaglie, a seguito di ferite riportate che gli rendevano faticosa l’articolazione degli arti inferiori, si recò a Monteortone (frazione di Abano) su consiglio di amici e di medici in cerca di salute o, almeno, di un po’ di ristoro. La cura, da tempo iniziata, non dava alcun risultato. Non volle disperare. Si rivolse a Dio con fede. Dentro il boschetto, folto di verde, pieno del canto degli uccelli, gorgogliava l’acqua di una sorgente tiepida, ignorata e trascurata dagli abitanti del luogo. Qui ancora una volta Pietro si ritirò a pregare. La meditazione si tramutò in estasi, in visione. Come scesa dal monte, una nube luminosa coprì il boschetto e lasciò apparire la bianca figura della Vergine che disse a Pietro di lavarsi con quell’acqua e di scavare fino a trovare un quadretto con la sua immagine.  Pietro ubbidì e nel bagno le sue membra ripresero vigore e agilità. Recuperata così la salute, si ricordò delle promesse della Madonna. Frugò fra i sassi della fonte e, con non minore meraviglia scoprì il quadro, per niente rovinato dall’acqua termale, riproducente la Madre di Dio in atteggiamento squisitamente materno, con alla destra S.Cristoforo martire e alla sinistra S.Antonio Abate. Era il maggio del 1428.

Crescendo la fama dell’apparizione e l’afflusso dei pellegrini, i rettori di Padova decretarono di costruire un tempio degno della Madre di Dio. Con la chiesa si decise la costruzione di un convento per i custodi del santuario, che furono i religiosi Eremiti di S.Agostino, già presenti a Padova, conosciuti e stimati. Dalla città vennero i primi due frati Agostiniani, i quali presiedettero ai lavori della fabbrica e incrementarono la devozione alla Vergine. S’impose allora l’avvio ai lavori del progettato convento: “grandioso nelle sue linee architettoniche, monumentale nella sua facciata di tardo stile gotico-veneziano e primo rinascimento”.

Ed ora, tornando alla mia famiglia debbo dire che fin da piccolo Andrea venne accompagnato a visitare il tempio e a pregare la Madonna della Salute; questo si ripetè con mia madre e anche con il mio caro Sposo. I miei nipotini, i piccoli Simone e Tommaso di cui ho tanto parlato, abitano pure loro ad Abano Terme sotto la giurisdizione della Parrocchia del Sacro Cuore, ma per scelta della famiglia, frequentano la Parrocchia di Monteortone sede del Santuario della Madonna della Salute e in quel luogo benedetto ricevono i loro primi Sacramenti.

Sono certa che Nonno Lino ci ha guidato tutti e vi assicuro che è ancora presente accanto a me e mi parla… con la stessa tenerezza di un tempo, accompagnando i miei passi, ora che sono rimasta sola, nel mio ultimo cammino.

 

 

 

Il 21 novembre a Venezia, Festa della Madonna della Salute

Attorno alla metà del diciassettesimo secolo, il nord Italia subisce una delle più gravi epidemie di peste, quella stessa che fornirà spunto ai “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni.
Particolarmente colpita la città di Mantova, che oltre al morbo si trova a dover affrontare anche la carestia causata dal cordone sanitario che gli stati confinanti le hanno imposto.

Il ducato dei Gonzaga è faccia a faccia con il totale annientamento, e in un impeto di disperazione riesce a far passare clandestinamente lungo la rotta fluviale un gruppo di ambasciatori diretti a Venezia (cui Mantova è legata da un gemellaggio fra città d’acqua e arte, più che da alleanze politiche), con la richiesta di inviare aiuti alimentari per via fluviale.

La Serenissima onora il patto di mutuo soccorso e accoglie l’ambasceria, mettendola però in quarantena nell’isola di San Servolo, allora disabitata. Si da incarico ad alcuni “marangoni” di approntare ricoveri per l’alloggio dei dignitari, e sarà uno di questi artigiani, abitante nella zona di San Vio, il veicolo attraverso cui l’epidemia azzannerà anche Venezia. L’escalation dell’infezione è impressionante, dopo la morte del falegname e di tutta la sua famiglia, già nella settimana seguente i morti si contano a decine nel quartiere e in quella ancora seguente a centinaia in tutta la città.

In un breve volgere di tempo, nonostante i bandi sempre più severi dei Savi alla Sanità, la popolazione è letteralmente decimata. La malattia non risparmia l’aristocrazia né il clero: periscono anche il Doge e gran parte della sua famiglia.

Sul limitare dell’inverno è la Dominante che a sua volta si confronta con il pericolo di venire totalmente cancellata.

 Fallisce ogni ricerca di rimedio far- macologico, nonostante i ricchissimi premi promessi a chi ne avesse scoperto di efficaci ad arginare l’epidemia.
Famoso resta quel bando che ordinava, a chiunque si sentisse i sintomi del male, di orinare subito e di berne almeno mezzo litro; quasi già allora qualche illuminato cerusico avesse intuito la dinamica degli anticorpi.

 Ancora una volta governo e popolo di Venezia si volgono alla religione.
Si organizza una processione cui partecipa la pressoché totalità dei sopravvissuti, circa 10.000 anime che girano incessantemente attorno a Piazza San Marco per tre giorni e tre notti con fiaccole e statue votive.
Viene infine pronunciato il voto solenne che qualora la città scampi alla totale rovina si edificherà un tempio di ringraziamento alla Madonna di proporzione e bellezza mai viste sino ad allora.

 E ancora una volta il Cielo sembra venire in aiuto alla Repubblica. La settimana seguente lo svolgersi della processione l’epidemia arresta la sua scalata e nel giro di altre due scema completamente.
In rispetto del voto pronunciato viene subito indetto un concorso d’ingegni per il progetto del tempio votivo e, dopo non poche discussioni sul luogo più opportuno per l’edificazione, si sceglie infine la Punta della Dogana da Mar, dove era appena stato demolito un insieme di abituri malsani.

 La demolizione di baraccamenti e la dispersione di comunità numerose come caserme e seminari era uno dei sistemi messi in atto nel tentativo di arginare il contagio.

Il concorso viene vinto dal giovanissimo architetto Baldassare Longhena, portabandiera del nuovo (per Venezia, sempre molto conservatrice in fatto di stili architettonici) stile Barocco. L’area viene possentemente palificata per reggere il peso dell’enorme edificio in pietra. Si narra che siano stati impiegati oltre 300.000 pali di rovere, per il consolidamento della fondazione.

 L’edificio sarà ultimato in circa vent’anni di lavoro e diventerà un modello esemplare di Barocco, studiato e imitato da architetti di tutta l’Europa di allora.
Il tempio viene consacrato il giorno 21 novembre che da allora per i Veneti diviene il giorno della Madonna della Salute.

Liberamente tratto dalla pubblicazione di mons. Antonio Niero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Edda Cattani21 Novembre: dedicato a mio padre
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2 Novembre

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2 Novembre: dedicato…

defunti

Il mio ricordo quest’oggi è presenza come ogni giorno, è vivere con te e per te ogni pensiero, è sentirti così :

BEATITUDINI DEL NOSTRO TEMPO
Beati quelli che sanno ridere di se stessi: non finiranno mai di divertirsi.
Beati quelli che sanno distinguere un ciottolo da una montagna:
eviteranno tanti fastidi.
Beati quelli che sanno ascoltare e tacere: impareranno molte cose nuove.
Beati quelli che sono attenti alle richieste degli altri: saranno dispensatori di gioia.
Beati sarete voi se saprete guardare con attenzione le piccole cose e serenamente quelle importanti: andrete lontano nella vita.
Beati voi se saprete apprezzare un sorriso e dimenticare uno sgarbo: il vostro cammino sarà sempre pieno di sole.
Beati voi se saprete interpretare con benevolenza gli atteggiamenti degli altri anche contro le apparenze: sarete giudicati ingenui ma questo è il prezzo dell’amore.
Beati quelli che pensano prima di agire e pregano prima di pensare: eviteranno tante stupidaggini.
Beati soprattutto voi che sapete riconoscere il Signore in tutti coloro che incontrate: avete trovato la vera luce e la vera pace.

stelle-alpine

Edda Cattani2 Novembre
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Solennità di TUTTI I SANTI

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 1 NOVEMBRE: Solennità di TUTTI I SANTI

(P. Santo Sessa dal Santuario della Madonna del Carmine)


Dal VANGELO SECONDO MATTEO (Mt 5,1-12)

nel Vangelo di oggi Gesù ci parla della vera Beatitudine-Felicità:

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte:
si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli.
Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

GESÙ VEDENDO MOLTA FOLLA SI MISE A INSEGNARE:
Gesù vede molta folla di poveri, affamati, bisognosi, ecc…
e si mette a insegnare, a dare Speranza a questi cuori afflitti.

BEATI VOI…:
quello di Gesù è un discorso sconvolgente e ‘rivoluzionario’:
come può essere ‘beato’ chi soffre, chi è povero…!?
Ma per Gesù non è beata la povertà o la sofferenza in se stessa,
ma è beato chi vive tutto ciò confidando in Dio che può tutto,
la sua beatitudine-felicità sarà nella ricompensa che Dio gli darà!
“Beati voi, poveri, perché vostro è il Regno dei Cieli!”
A loro Gesù promette: “Il Regno è vostro!”
Non è una promessa fatta per il futuro. Il verbo è presente.
Il Regno appartiene già a loro. Loro sono beati fin da ora.

BEATI I POVERI IN SPIRITO…:

Non riguarda solo una povertà ‘materiale’ ma soprattutto ‘spirituale’,
la povertà di spirito è prima di tutto un atteggiamento interiore.
Povero in spirito è l’ANAWIM:
chi si affida e dipende totalmente da Dio
chi confida solamente in Lui, con fiducia totale.
L’Anawim, la povera per eccellenza è Maria:
“Ha guardato all’UMILTA’ (povertà-piccolezza) della sua serva…
ma GRANDI COSE ha fatto in me l’Onnipotente!”

● La seconda beatitudine parla di “afflitti” o “piangenti”,
di quanti attendono che Dio venga ad asciugare le loro lacrime:
solo Dio conosce il loro cuore, ascolta il loro grida e viene in soccorso.

● La terza beatitudine dice “Beati i miti”,
cioè coloro che si impegnano perché il mondo viva in modo fraterno.
Quante anime si spendono e hanno dato la vita per la Pace
per un mondo lacerato in cui possa esserci concordia e armonia!

● La quarta beatitudine ci dice che: “gli affamati e gli assetati della giustizia” saranno beati perché collaborano nella realizzazione del progetto di Dio….verranno sfamati e dissetati abbondantemente!

● “Beati i misericordiosi” è la quinta beatitudine.
Misericordiosi è un vocabolo che in ebraico non esiste al plurale
in quanto la misericordia è una virtù che appartiene solo al Signore
e in un sol caso è applicata al giusto (il Messia).
Possiamo essere misericordiosi verso tutti
solo se facciamo esperienza della Misericordia!

● La sesta beatitudine parla di ” Puri di cuore”,
di quanti sono semplici, integri, sinceri, autentici…
essi saranno beati perché sono i soli in grado di vedere Dio.

● La settima beatitudine dice che “quelli che fanno pace…”.
I pacifici non i ‘pacifisti’,
i portatori non di una pace ‘idealizzata’
ma i portatori di Gesù, vera e unica Pace!

● “I perseguitati” dell’ottava beatitudine
sono coloro che affidano a Dio la difesa della loro innocenza
che affidano la loro vita a Dio, come loro unico ‘rifugio’ sicuro.

LA VOSTRA RICOMPENSA È GRANDE NEI CIELI…:
non è facile vivere le Beatitudini
ma se la mèta è UNA GRANDE RICOMPENSA
se la mèta è il PREMIO che Dio ci darà PER SEMPRE
allora siamo incoraggiati a perseverare fiduciosi.

COSA DICE ALLA NOSTRA VITA CONCRETAMENTE…:
è difficile entrare in questa ‘logica’ e in questo linguaggio di Gesù,
ma sappiamo dai Santi e da persone che concretamente vivono
sulla loro pelle l’esperienza della povertà, sofferenza e ingiustizia,
offrendole e vivendole totalmente per il Signore, come siano
nella pace interiore e come vivano di una Gioia e Speranza
che solo la Fede sa donare…
Vivere le Beatitudini significa FIDARSI di Dio
nonostante la concretezza delle sofferenze che viviamo,
significa sentire di essere ‘più vicini’ a Cristo
che non ha scelto per sé la ricchezza e il successo,
ma la povertà, l’incomprensione e l’ingiustizia, fino a morire,
eppure risorgendo ha vinto ogni male dell’uomo e del mondo
e ci rende partecipi della Sua Vittoria se crediamo in Lui.
Non è facile ma se proviamo ci accorgiamo, già ora,
che ciò che Gesù promette nel Vangelo, si realizza oggi,
la fede non è illusione, è fiducia, è certezza…GIA’ ORA!!

PENSIERO SPIRITUALE: S. BERNARDO di Chiaravalle

«Che cosa ha trovato Gesù nella povertà
per amarla tanto e preferirla alle ricchezze?
O sbaglia Gesù Cristo o si sbaglia il mondo.»

 

 

Edda CattaniSolennità di TUTTI I SANTI
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Buon compleanno Lene!

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Una festa per Lene!

… e dolcetto scherzetto  …

per tutti i bambini!!!

Sei nata stanotte, nella “notte delle streghe “ mentre il vento ululava alla luna ma tu sei la stella piu dolce del cielo — you were born tonight and the wind was howling to the moon, but you were and you still are the brighter star in the sky.

Auguro una buona serata a tutti.. e mi raccomando.. dolcetto e scherzetto.. sennò che gusto c’è…. un abbraccione anche a Lene che stanotte verrà a farci un giro da stè parti, perchè le preparerò qualcosa di buono da mangiare .

your dad, il tuo papà

1 Novembre

Ecco, immaginate che stamattina pignone mi stava tenendo tra le sue “mani” èh si, pesavo solo 900 grammi, ecco perché il papà mi chiamava pulcetta o ranocchietta…. io volevo ringraziarvi tutte per i vostri splendidi messaggi che avete lasciato sulla mia bacheca, e nel contempo voglio lasciare un pensiero, lo stesso che ho lasciato al mio pignone quando piangeva di fronte alla mia tomba, gli dissi: non piangermi qui, questa non è casa mia, casa mia è il vento che ti accarezza il viso casa mia sono le stelle che illuminano i tuoi passi….. TVB

 

 

 

 

 

Halloween

 

Halloween (o Hallowe’en) è una festività che si celebra principalmente negli Stati Uniti, nord del Messico, e alcune provincie del Canada nella notte del 31 ottobre. Le attività tipiche di questa festa sono: dolcetto o scherzetto, partecipare a parate o sfilate in costume tipico, intagliare una tipica zucca di Halloween, o jack-o’-lantern, allestire falò, visitare attrazioni collegate a fantasmi e spiriti, fare scherzi, raccontare storie.

Nelle mie scuole i bambini, con le loro insegnanti di Lingua Inglese hanno sempre festeggiato la giornata di Halloween ed io ho collaborato con loro a costruire zucche dipinte, o scavate per mettere all’interno candele accese… Poi ci si travestiva con costumi sui quali banalizzare ogni immagine “horror”; quale occasione in più per  far tacere e ridicolizzare la simbologia delle “paure” profonde dei bambini.

 

 

 

 

Il simbolismo di Halloween include anche temi come la morte, il male, l’occulto o i mostri  mitologici. Nero e arancione sono i colori tradizionali di questa festa.

Il simbolismo di Halloween deriva da varie fonti, inclusi costumi nazionali, opere letterarie gotiche e horror (come i romanzi Frankenstein e Dracula) e film classici dell’orrore (come Frankenstein e La mummia). Tra le primissime opere su Halloween si ritrovano quelle del poeta scozzese John Mayne che nel 1780 annotò sia gli scherzi di Halloween in “What fearfu’ pranks ensue!”, sia quanto di soprannaturale era associato con quella notte in “Bogies” (fantasmi), influenzando la poesia Halloween dello scrittore Robert Burns. Prevalgono anche elementi della stagione autunnale, come le zucche, le bucce del grano e gli spaventapasseri. Le case spesso sono decorate con questi simboli nel periodo di Halloween.

           

 Per questo molti cristiani non ascrivono un significato negativo ad Halloween, vedendolo come una festa puramente secolare dedicata al celebrare “fantasmi immaginari” e a ricevere dolci. Infatti Halloween non costituisce una minaccia per la vita spirituale dei bambini: gli insegnamenti sulla morte e la mortalità e le credenze degli antenati celti possono essere una lezione di vita valida e una parte dell’eredità proveniente da varie culture. Ma c’è anche chi ritiene che Halloween abbia delle connessioni col paganesimo, perciò nelle scuole parrocchiali parrocchiali cattoliche si sorvola su questa opportunità giocosa e rigettano la festività, perché sono convinti che essa celebri il paganesimo, l’occulto, o altre pratiche e fenomeni culturali giudicati incompatibili con le loro credenze, o, addirittura, credono che si sia originata una celebrazione pagana dei defunti.

Fare “dolcetto o scherzetto” e travestirsi

 

 

Fare dolcetto o scherzetto è un modo per far la festa di Halloween per i bambini. I bambini vanno in costume di casa in casa chiedendo dolciumi come caramelle o qualche spicciolo con la domanda “Dolcetto o scherzetto?” La parola “scherzetto” è la traduzione dell’inglese “trick”, che si riferisce alla “minaccia” (“threat” in inglese) di fare danni ai padroni di casa o alla loro proprietà se non viene dato alcun dolcetto. In alcune parti della Scozia i bambini girovagano ancora travestiti. Con queste sembianze fanno qualche marachella, es. cantano o raccontano storie di fantasmi, per guadagnare i loro dolcetti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Edda CattaniBuon compleanno Lene!
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