Festività Anniversari Ricorrenze

Maria Divina Provvidenza

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Maria Divina Provvidenza

Papa Francesco  ritorna sovente sulla condizione della donna-madre, paragonandola alla  divina Provvidenza. Ed è il profeta Isaia che tale la rappresenta piena di tenerezza, dicendo  «Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai» (49,15).  Continua poi ricordandoci che Dio non si dimentica di noi, di ognuno di noi! Di ognuno di noi con nome e cognome. Ci ama e non si dimentica. Che bel pensiero … Questo invito alla fiducia in Dio trova un parallelo nella pagina del Vangelo di Matteo: «Guardate gli uccelli del cielo – dice Gesù –: non seminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. … Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro» (Mt 6,26.28-29).

 

UNA TESTIMONE:   Madeleine Delbrel

Madeleine Delbrel 1904 -1964) è stata una mistica francese, assistente sociale e poetessa. A diciassette anni Madeleine professò un ateismo radicale e profondo, al punto da scrivere: «Dio è morto… viva la morte».

L’incontro con alcuni amici cristiani e in particolare l’ingresso nei domenicani del ragazzo che amava, l’hanno spinta a prendere in considerazione la possibilità dell’esistenza di Dio. Questo passo, fondato sulla riflessione e sulla preghiera, la condusse alla conversione, a un incontro con Dio che da quel giorno – 1924 – ha occupato tutto l’orizzonte della sua vita. La sua causa di beatificazione è stata introdotta a Roma nel 1994.

Nella mia comunità

Signore aiutami ad amare,

ad essere come il filo

di un vestito. Esso tiene insieme

i vari pezzi e nessuno lo vede se non il sarto

che ce l’ha messo.

Tu Signore mio sarto,

sarto della comunità,

rendimi capace di

essere nel mondo

servendo con umiltà,

perché se il filo si vede tutto è

riuscito male. Rendimi amore in questa

tua Chiesa, perché

è l’amore che tiene

insieme i vari pezzi.

 

La passione, la nostra passione, sì, noi l’attendiamo.

Noi sappiamo che deve venire, e naturalmente intendiamo

viverla con una certa grandezza.

Il sacrificio di noi stessi: noi non aspettiamo altro che

ne scocchi l’ora.

Come un ceppo nel fuoco, così noi sappiamo di dover

essere consumati. Come un filo di lana tagliato

dalle forbici, così dobbiamo essere separati. Come un giovane

animale che viene sgozzato, così dobbiamo essere uccisi.

La passione, noi l’attendiamo. Noi l’attendiamo, ed essa non viene.

 

Vengono, invece, le pazienze.

Le pazienze, queste briciole di passione, che hanno

lo scopo di ucciderci lentamente per la tua gloria,

di ucciderci senza la nostra gloria.

Fin dal mattino esse vengono davanti a noi:

sono i nostri nervi troppo scattanti o troppo lenti,

è l’autobus che passa affollato,

 Il latte che trabocca, gli spazzacamini che vengono,

   I bambini che imbrogliano tutto.                                                       

Sono gl’invitati che nostro marito porta in casa

e quell’amico che, proprio lui, non viene;

è il telefono che si scatena;

quelli che noi amiamo e non ci amano più;

è la voglia di tacere e il dover parlare,

è la voglia di parlare e la necessità di tacere;

è voler uscire quando si è chiusi

è rimanere in casa quando bisogna uscire;

è il marito al quale vorremmo appoggiarci

e che diventa il più fragile dei bambini;

è il disgusto della nostra parte quotidiana,

è il desiderio febbrile di quanto non ci appartiene.

 

Così vengono le nostro pazienze,

in ranghi serrati o in fila indiana,

e dimenticano sempre di dirci che sono il martirio preparato per noi.

E noi le lasciamo passare con disprezzo, aspettando –

per dare la nostra vita – un’occasione che ne valga la pena.

Perché abbiamo dimenticato che come ci sono rami

che si distruggono col fuoco, così ci son tavole che

i passi lentamente logorano e che cadono in fine segatura.

Perché abbiamo dimenticato che se ci son fili di lana

tagliati netti dalle forbici, ci son fili di maglia che giorno

per giorno si consumano sul dorso di quelli che l’indossano.

Ogni riscatto è un martirio, ma non ogni martirio è sanguinoso:

ce ne sono di sgranati da un capo all’altro della vita.

E’ la passione delle pazienze.

 

E in un’altra parte: trampolini per l’estasi,

II gomitolo di cotone per rammendare, la lettera da scrivere,

il bambino da alzare, il marito da rasserenare,

la porta da aprire, il microfono da staccare,

l’emicrania da sopportare:

altrettanti trampolini per l’estasi,

altrettanti ponti per passare dalla nostra povertà,

dalla nostra cattiva volontà alla riva serena dei tuo beneplacito.

 

Facci vivere la vita non come una partita a scacchi dove tutto è calcolo

 non come una gara dove tutto è arduo

non come un problema da romperci la testa

 non come un debito da pagare

 

 

 

 

Edda CattaniMaria Divina Provvidenza
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La Casa Comune

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Perle di saggezza indiana

Ancor prima di Papa Francesco…

Vi e’ molto di folle nella vostra cosiddetta civilta’. Come pazzi voi uomini bianchi correte dietro al denaro,  fino a che non ne avete così tanto, che non potete vivere abbastanza a lungo per spenderlo.  Voi saccheggiate i boschi e la terra,  sprecate i combustibili naturali,  come se dopo di voi non venisse piu’ alcuna generazione, che ha altrettanto bisogno di tutto questo.  Voi parlate sempre di un mondo migliore, mentre costruite bombe sempre piu’ potenti, per distruggere quel mondo che ora avete.  (Bufalo che Cammina, Stoney)

«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».

Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.

(da Laudato sì del Santo Padre Francesco sulla cura della casa comune)

 

 

 

Edda CattaniLa Casa Comune
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Pasqua 2018

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LA PASQUA e IL PERDONO

 

Quando era bambina, nella mia terra, gli uomini andavano a messa solo a Natale e a Pasqua e, in quelle circostanze,  che la cristianità ritiene le principali fra le solennità liturgiche, accadevano cose straordinarie. Le musiche dei vecchi organi, il profumo dei fiori, l’odore acre dei  ceri, i colori dei paramenti e degli abiti delle feste erano per noi piccoli motivo di osservazione e di curiosità, ma il momento più importante era quello della ”predica” del parroco. A quell’epoca la voce del sacerdote tuonava parole forti che scuotevano gli animi e lasciavano una traccia indelebile che, si sapeva, doveva durare per tutto il tempo che restava per la prossima occasione. Quell’anno, a Pasqua, la mamma ci si era messa d’impegno e mi aveva confezionato un abito celeste; papà aveva dipinto anche le mie scarpe dello stesso colore e io mi sentivo, fra i miei genitori, così belli ed uniti, una reginetta. Venne il momento dell’omelia ed il vecchio sacerdote, un gigante sull’altare, al termine del sermone tuonò: “Uomini, pace! Pace! Pace! Basta con l’odio, con il risentimento, con le vendette!”. Ci guardammo tutti l’un l’altro e in quel momento ognuno di noi fece un breve esame di coscienza, poi un uomo si staccò dal gruppo e lentamente si avvicinò ad un altro che stava più avanti, dall’altra parte. Bastarono brevi cenni, poi caddero, piangendo, uno nelle braccia dell’altro: erano vecchi nemici che si riconoscevano persone e chiudevano, in quel momento, una lunga parentesi di odio e rancore che durava da tempo. Vecchi parroci di frontiera, ce ne fossero ancora.!

    Oggi, un vecchio Papa parla di digiuno per cambiare il corso della storia e proclamare che non è possibile, per i credenti, a qualunque religione appartengano, essere felici gli uni contro gli altri e che mai il futuro dell’umanità potrà essere assicurato dal terrorismo e dalla logica della guerra. Ma può Dio dipendere dall’uomo? Saremmo sciocchi se lo pensassimo: è l’uomo che dovrebbe dipendere da Dio. Eppure, ce lo ha chiesto la Madonna nelle varie apparizioni a Fatima, a  Lourdes, a Garabandal, a Medjougorie; lo ha fatto con le lacrimazioni di acqua e sangue implorando la nostra conversione. Dio, allora, ha bisogno degli uomini, ha bisogno anche di noi, della testimonianza della nostra vita, dell’impegno della nostra coscienza che si riconosce nelle parole del Papa.

     Con la nostra presenza attiva possiamo fare molto e, se saremo capaci di perdonare, il nostro gesto accarezzerà tutti i mazzi di fiori lungo le strade dove sono morti ammazzati i nostri giovani figli, spesso vittime dell’altrui violenza. Raggiungerà le case dove non si è assopito l’odio per una giustizia non ricevuta, per una follia non pagata, per una sopraffazione degenerata in tragedia.

     Dal mercoledì delle ceneri alla veglia pasquale trascorriamo questo tempo di quaresima preparandoci a vivere in pienezza il mistero della resurrezione di Cristo. La conversione quaresimale è perdono delle offese ricevute, è cammino di amore verso Dio Padre, di solidarietà verso i fratelli, di condivisione con i nostri Cari dell’oltre,  per la salvezza di tutti.

Buona e serena Pasqua a tutti!

 

 

Edda CattaniPasqua 2018
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Tradizioni della Quaresima

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Riti e tradizioni italiane

in preparazione alla Pasqua.

 

La Pasqua, andandosene a spasso per l’Italia, è una rappresentazione teatrale ininterrotta della tragica/meravigliosa storia circa la morte e resurrezione di Cristo Nostro Signore, all’insegna di riti e tradizioni assai affascinanti.
Uomini incappucciati, incatenati, scalzi. Croci insanguinate, fuoco e colombe di pace. Urla: una catarsi collettiva – sono oltre tremila le celebrazioni censite – a piedi nudi e in catene lungo un percorso di espiazione che porta alla gioia della messa domenicale, quando le campane annunciano che il figlio dell’uomo è ancora “vivo” e che lo sarà per sempre.
In ogni borgo, in ogni contrada, in ogni cantone: ovunque c’è una storia da raccontare e da nord a sud è un tutto un susseguirsi di sacralità festosa e meditativa al tempo stesso.
Ed ora un piccolo viaggio nel folclore del nostro Paese, dritto al cuore dell’italica tradizione: Pasqua in Italy.
A Firenze la domenica di Pasqua si fa scoppiare il carro, che, trainato da buoi inghirlandati e scortato dagli sbandieratori, procede per le vie della città fino ad arrivare sul sagrato del Duomo, tra musica e grida. Il rito rappresenta la benedizione del fuoco e racconta una storia che risale alla prima crociata, nel 1096, quando Pazzino de’ Pazzi, cavaliere fiorentino al seguito di Goffredo di Buglione, piantò per primo lo stendardo cristiano a Gerusalemme. In ricompensa gli vennero donati alcuni frammenti di pietra del Santo Sepolcro, che riportò a Firenze e che usò per accendere il fuoco sacro del sabato santo. Da allora si rese la cerimonia più suggestiva costruendo un carro che portasse il fuoco tra le strade della città.

 

A Grassina, nel comune di Bagno a Ripoli, proprio alle porte di Firenze, la sera del venerdì santo si svolge una sacra rappresentazione, in due fasi contemporanee, che prevede un corteo di circa 500 figuranti, per la Via crucis attraverso le strade del paese, e scene della vita e della passione di Gesù sul “Calvario”, interpretate da circa 100 comparse. Si fa risalire la rappresentazione ai tempi della terribile epidemia di peste nera del 1634, come ringraziamento per aver risparmiato il paese. Da allora, la cerimonia è stata interrotta solo durante le due guerre mondiali e dopo l’alluvione del 1966. Ma è stato negli anni ’80, quando rinacque ad opera di un gruppo di volontari della zona, con nuovi allestimenti e nuove musiche, che ha assunto l’odierna dimensione spettacolare.

 

In Sardegna i riti della Settimana Santa sono particolarmente suggestivi. A Oliena, in provincia di Nuoro, si svolge l’originale rito della scrocifissione: le pie donne “staccano” Gesù dalla croce e la statua viene portata in due lunghe e sentite processioni lungo le vie del paese, fino al Duomo. La gente segue il corteo ai lati delle strade e sui balconi, da dove spara in aria con fucili e pistole, annunciando la resurrezione.

Ad Alghero la Pasqua ha forti radici ispaniche e si celebra con grande fervore. Per un’antica tradizione, che risale al 1501 (quando nella città si insediò una colonia di Aragonesi) una statua lignea del Cristo viene esposta alla devozione dei fedeli, mentre le donne vestite a lutto vi si affollano per chiedergli la Grazia. Anche qui il venerdì santo c’è il rito della schiodatura del Cristo dalla croce e la sua deposizione nella culla, quando dalla chiesa della Misericordia parte la processione a lume di candele ricoperte da cartoncini rossi. I fedeli avanzano con un antico passo di danza che mima l’atto del cullare il Cristo, mentre le Confraternite sfilano indossando cappucci a punta. La domenica di Pasqua il Cristo risorto incontra la Madonna tra voli di colombe e fuochi d’artificio.

A Cagliari sono le arciconfraternite ad incaricarsi dei numerosi riti pasquali che ruotano intorno ai momenti de “Su Scravamentu” (la deposizione dalla croce) “S’Iscravamentu“(la sepoltura) e “S’incontru” (l’incontro con la Madonna successivo alla resurrezione). Particolarmente suggestiva la Processione delle 7 chiese che risale all’antichissima tradizione medioevale dei pellegrini di far visita alle tombe di Pietro e Paolo. Tradizione che nel corso dei secoli, soprattutto con il primo grande Giubileo del 1300, aveva indicato le tappe che il devoto viaggiatore doveva compiere una volta giunto nella Roma degli apostoli e dei martiri. Si parte dalla Chiesa di Sant’Efisio listato a lutto (pennacchio nero) con i confratelli in abito penitenziale e cappuccio celeste. Una folla di fedeli si unisce in processione nella visita dei “Sepolcri” allestiti in ogni chiesa con il tradizionale addobbo de “su nènniri“. Quest’ultimo si rifà al ciclo agrario e ripropone il mito pagano dei “Giardini di Adone” e si prepara deponendo i chicchi di grano o altri legumi in un piatto con bambagia, da tenere bagnata, in un luogo caldo e buio. I chicchi germogliano mantenendo un colore giallognolo in quanto viene a mancare l’azione clorofilliana. Dopo essere stati abbelliti con nastri policromi i piatti vengono sistemati nei “Sepolcri”. La prima tappa del corteo è in genere nella chiesa dedicata a Sant’Antonio, e anche se ogni anno il tragitto cambia, mete sicure sono le chiese di S.Giovanni e di San Giacomo.

Processioni altamente spettacolari anche in Sicilia: quella dei Misteri di Trapani è la più celebre. Qui, i fedeli, completamente coperti da cappucci e tuniche, sfilano a piedi nudi in processione, seguendo un cerimoniale rigoroso stabilito già dal 1765 dalle Confraternite, le corporazioni di arti e mestieri di origine spagnola. Ognuna esibisce un certo numero di statue in rappresentanza di un mestiere (mistere), che il venerdì santo vengono portate – assieme all’urna del Cristo morto e a quella dell’Addolorata – per le strade e le piazze della città, fino alla cattedrale, per far si che vengano benedette.

 

A Palermo è tutto un tripudio di maschere della morte, a Caltanissetta spuntano gigantesche statue in cartapesta che rappresentano gli apostoli. A Enna, insieme alle croci si fanno sfilare i 24 simboli del martirio di Cristo: tra questi, l’immancabile borsa coi trenta denari, simbolo del tradimento di Giuda. In provincia di Messina, invece, la processione somiglia più a una sfilata carnascialesca – corse frenetiche, strepitìo di catene e squilli di trombe inondano l’aere. I devoti indossano elmetti sui quali sono dipinti motivi tratti dalla simbologia popolare. Sacro e profano si mischiano, la partecipazione popolare è da apoteosi.

 

In Puglia i fedeli incappucciati (perduni) di Taranto sfilano scalzi per la città a chiedere perdono, mentre in provincia di Bari, a Ruvo, si svolge la processione degli “otto Santi”: sfilata per le vie del centro, rischiarato dalle fiaccole portate dai confratelli e dalle bianche lenzuola appese ai balconi. Durante il corteo si assiste allo scoppio della Quarantana, un fantoccio che ha le sembianze di una vecchia signora vestita di nero, la cui esplosione segna la vittoria della vita sulla morte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ENNA vanta una tradizione di celebrazioni pasquali le cui origini risalgono al XVII secolo, mentre le confraternite, che come semplici rappresentanze sfilano nelle processioni, nate come cooperative di arti e mestieri, esistevano già nel Medio Evo. Le manifestazioni della Settimana Santa iniziano la mattina della domenica antecedente a quella di Pasqua, con la benedizione delle palme e dei rami d’ulivo nelle varie chiese, mentre nel pomeriggio tutte le confraternite si riuniscono al Duomo per l’adorazione del SS. Sacramento. Riti tradizionali si svolgono nei giorni seguenti ma di particolare suggestione è la processione del Venerdì Santo, che coinvolge l’intera cittadinanza e richiama fedeli dai paesi vicini.

Essa, nel suo percorso, si snoda nel più assoluto silenzio e nella massima compostezza. In atteggiamento ieratico sfilano migliaia di credenti, i quali, preceduti dal clero al completo e dalle quindici confraternite nei loro tradizionali costumi, seguono l’urna col Cristo Morto ed il fercolo dell’Addolorata alla luce delle torce. Il cupo e lento rullio dei tamburi ed il suono delle marce funebri contribuiscono a rendere più drammatica l’atmosfera.

La Settimana Santa si conclude con la processione della «Pace», il giorno di Pasqua/quando/al suono festoso delle campane, i simulacri del Cristo Risorto e della Madonna sono portati al Duomo, dove rimangono sino alla Domenica in Albis, quando sono ricollocati nelle rispettive chiese: il Cristo Risorto, nella chiesa del SS. Salvatore e la Madonna nella chiesa di San Giuseppe. Storicamente la cerimonia ricorda la pace stipulata, nel 1525, in occasione della festività, tra i cittadini di Enna e quelli di Fundrisi, trasferiti nel quartiere omonimo dopo la sconfitta subita ad opera del ne Martino V.

PIETRAPERZIA ha nel Venerdì Santo il momento di maggiore interesse della settimana pasquale. Prima della rituale processione, un nastro rosso, misurato sul corpo del Crocefisso, viene legato al braccio dei fedeli prima dell’ingresso nella chiesa del Carmine, gesto questo che si riallaccia ad un’antica credenza magico-apotropaica per cui tutto ciò che e stato a contatto del divino diventa elemento di protezione contro il male.

Al tramonto, dalla chiesa del Carmine e portato in piazza il «grande albero», una lunga asta in legno alla cui sommità e issato un cerchio dove i fedeli annodano fasce ornate di merletti per sciogliere cosi il voto fatto a Cristo Terminata questa operazione, prima di innalzare l’asta, sulla sua sommità e collocato, simbolo dell’universalità della Chiesa Cattolica, un globo multicolore, sul quale e posto un piccolo Crocefisso. Inizia quindi la processione preceduta dagli incappucciati, seguita dal Cristo delle Fasce, dalla baia del Cristo Molto e dall’Addolorata, che solo da qualche anno e poi tata dalle donne Anche questa cerimonia nella sua ideologia si ricollega agli antichi riti E se pel l’esperienza religiosa-arcaica l’albero, cioè la lunga asta, rappresenta la rinascita dalla natura in primavera, nel Cristianesimo diventa il simbolo di un evento che annualmente si ripete la morte e la resurrezione di Cristo

BARRAFRANCA, vede quale figura centrale del Venerdì Santo la Vergine dolente per l’offesa recata alla sua maternità E quindi la statua dell’Addolorata che, la mattina del venerdì, posta su una bara sormontata da un baldacchino nero guarnito da frange argentate, e portata in processione accompagnata dall’apostolo prediletto, San Giovanni, raffigurato da un caratteristico «santone» realizzato in cartapesta

Struggenti canti popolali sottolineano il mesto cammino. La processione più importante si ha nel pomeriggio ed e quella detta “u tronu”, dalla macchina usata per trasportare la statua del Cristo ornata da nastri (scocchi) di seta, essa e seguita dall’urna del Cristo Morto, dal fercolo dell’Addolorata e da San Giovanni. Una pantomima, che rappresenta la «giunta» – rincontro cioè della Madonna col figlio Risorto, trovato dagli apostoli -, segna la giornata pasquale La Madonna viene spogliata del suo manto nero ed appare in tutto il suo splendore in una veste bianca trapunta d’oro.

Meno scenografici sono i riti pasquali nel Nord Italia, ma fra i tanti si segnala quello di Romagnano Sesia, paese di origine medievale in provincia di Novara. Qui tre interi giorni sono dedicati alla sacra rappresentazione del Venerdì Santo. E’ una delle più significative manifestazioni di questo tipo. Scene della Passione di Cristo, sulla base dei i testi evangelici integrati da dialoghi appositamente composti in tempi molto lontani, prendono vita per le strade del borgo. Oltre 300 personaggi partecipano all’evento, al quale assiste un pubblico numeroso, che si fa parte della rappresentazione.

Edda CattaniTradizioni della Quaresima
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21 marzo: Alda Merini

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Alda Merini
21 marzo 1931 – 1°novembre 2009

 

“Oh primavera oscura
strano presagio d’amore
dimorare nel grembo di un ragazzo.
E come abbattere il sole
e il turbine del rancore
ti assottiglia le vene
e vedi crescere fra l’erba
un fiore scuro.”

 

Se cerchi un tesoro
devi cercarlo nei posti meno visibili,
non cercarlo nelle parole della gente,
troveresti solo vento.
Cercalo in fondo all’anima di chi
sa parlare con soli silenzi.
(Alda Merini)

Edda Cattani21 marzo: Alda Merini
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19 marzo: San Giuseppe

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19 Marzo: Festa del Papà

“Auguri Papà!”

O caro San Giuseppe, veglia e custodisci tutte le famiglie perché vivano l’armonia, l’unità, la fede, l’amore che regnava nella famiglia di Nazareth. Guarda con tenerezza particolare le famiglie dei disoccupati, dona a tutti un lavoro, affinché con la loro opera creino un mondo migliore e diano lode a Dio Creatore.

San Giovanni Paolo II

 

 

Chissà quanti Papà oggi riceveranno una letterina, magari la prima che custodiranno gelosamente, anche quando saranno ormai avanti negli anni e forse, quel bimbo che se ne è volato via, ora è un “Angelo di Luce”.

San Giuseppe è il Padre e un Protettore per tutti i Papà, anche per coloro i cui Figli hanno percorso la Via del Paradiso.

San Giuseppe Sposo della Beata Vergine Maria

19 marzo

Questa celebrazione ha profonde radici bibliche; Giuseppe è l’ultimo patriarca che riceve le comunicazioni del Signore attraverso l’umile via dei sogni. Come l’antico Giuseppe, è l’uomo giusto e fedele (Mt 1,19) che Dio ha posto a custode della sua casa. Egli collega Gesù, re messianico, alla discendenza di Davide. Sposo di Maria e padre putativo, guida la Sacra Famiglia nella fuga e nel ritorno dall’Egitto, rifacendo il cammino dell’Esodo. Pio IX lo ha dichiarato patrono della Chiesa universale e Giovanni XXIII ha inserito il suo nome nel Canone romano. (Mess. Rom.)

Patronato: Padri, Carpentieri, Lavoratori, Moribondi, Economi, Procuratori Legali

Etimologia: Giuseppe = aggiunto (in famiglia), dall’ebraico

Emblema: Giglio

Martirologio Romano: Solennità di san Giuseppe, sposo della beata Vergine Maria: uomo giusto, nato dalla stirpe di Davide, fece da padre al Figlio di Dio Gesù Cristo, che volle essere chiamato figlio di Giuseppe ed essergli sottomesso come un figlio al padre. La Chiesa con speciale onore lo venera come patrono, posto dal Signore a custodia della sua famiglia.
“Qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada”, sosteneva S. Teresa d’Avila. “Io presi per mio avvocato e patrono il glorioso s. Giuseppe e mi raccomandai a lui con fervore. Questo mio padre e protettore mi aiutò nelle necessità in cui mi trovavo e in molte altre più gravi, in cui era in gioco il mio onore e la salute dell’anima. Ho visto che il suo aiuto fu sempre più grande di quello che avrei potuto sperare…”( cfr. cap. VI dell’Autobiografia). Difficile dubitarne, se pensiamo che fra tutti i santi l’umile falegname di Nazareth è quello più vicino a Gesù e Maria: lo fu sulla terra, a maggior ragione lo è in cielo. Perché di Gesù è stato il padre, sia pure adottivo, di Maria è stato lo sposo. Sono davvero senza numero le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo a san Giuseppe. Patrono universale della Chiesa per volere di Papa Pio IX, è conosciuto anche come patrono dei lavoratori nonché dei moribondi e delle anime purganti, ma il suo patrocinio si estende a tutte le necessità, sovviene a tutte le richieste. Giovanni Paolo II ha confessato di pregarlo ogni giorno. Additandolo alla devozione del popolo cristiano, in suo onore nel 1989 scrisse l’Esortazione apostolica Redemptoris Custos, aggiungendo il proprio nome a una lunga lista di devoti suoi predecessori: il beato Pio IX, S. Pio X, Pio XII, Giovanni XXIII, Paolo VI.


Autore: Maria Di Lorenzo


 

Edda Cattani19 marzo: San Giuseppe
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Auguri Papa Francesco!

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Edda CattaniAuguri Papa Francesco!
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Io ” Samaritana” al pozzo

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Io ” Samaritana” al pozzo dell’acqua viva

 

Mi piace postare la foto del Padre che ci ha assistito nei nostri incontri, all’Antonianum a Padova, scattata al termine della riunione mentre celebrava come al solito la S.Messa per i nostri Cari…. sono tante luci che si dirigono verso l’altare… io direi Angeli di Luce! E’ comunque un segnale forte di presenza che essendo “luce” lascia spazio a questa interpretazione.

Vorrei inoltre far riflettere, sulle parole del bellissimo brano evangelico di questa III^ Domenica di Quaresima : la Samaritana al pozzo incontra Gesù.

E’ una donna samaritana la protagonista di questa pagina del Vangelo. A lei Gesù fa una delle promesse più importanti: le dice che chi berrà l’acqua che lui è venuto a portare, non avrà mai più sete. Se ci pensiamo bene, le svela il segreto della sua venuta, le spiega il motivo per cui il Padre l’ha mandato in mezzo a noi. Una cosa così grande, Gesù non può averla detta a una qualsiasi, deve aver scelto una persona davvero speciale!

Ma allora chi è? La Samaritana sei tu! La Samaritana sei tu con le mille cose che ti impegnano, con la tua fretta, con le tue corse, con il tuo darti da fare semplicemente perché devi.
La Samaritana sei tu con tutti quei dubbi, quella diffidenza, quel continuo domandarti “Ma ha davvero un senso credere oggi?” La Samaritana sei tu col tuo immenso bisogno d’amore!
Quell’uomo, lo straniero, ha scelto di rivelare a te il motivo della sua venuta. Quell’uomo, lo straniero, è disposto a regalare a te, ragazzo speciale, la sua acqua viva! E’ anche per te, anzi… è proprio per te, che Gesù se ne sta al bordo del pozzo sotto il sole cocente di mezzogiorno: ti sta ad aspettare! E tu, che fai?

La samaritana siamo tutte noi, con i nostri crucci, pensieri, manchevolezze… ma andiamo al pozzo per attingere acqua. Gesù si avvicina a questa donna e chiede da bere… a lei, una samaritana, una peccatrice… destandone la meraviglia perchè le dice:

«SE TU CONOSCESSI IL DONO DI DIO e CHI E’ COLUI che ti dice: DAMMI DA BERE!, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato ACQUA VIVA».

 «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna».

 

 L’ACQUA è infatti la VITA NUOVA in Lui e la VITA ETERNA per sempre: per questo la donna gli risponde entusiasta:

“DAMMI QUEST’ACQUA, perché io non abbia più sete…” e per questo LASCIA LA BROCCA: è strano, è venuta per prendere l’acqua e abbandona la brocca, forse significa qualcosa!? LA BROCCA simboleggia il vuoto della sua vita colmato da Gesù.

Gesù, conoscendo le ‘ferite’ profonde della Samaritana si rivela man mano a lei e la conduce dal VUOTO alla PIENEZZA, da una SETE che cercava ad un ACQUA VIVA che la disseta: le ha parlato con parole nuove che sono penetrate nel suo cuore assetato di affettività autentica, di quell’Amore di cui era vuota.

Per questo la brocca, simbolo della sete umana e di affetti che non l’avevano mai saziata, diventa ora inutile e la lascia lì.

Perchè ora, è ‘piena’ della Persona di Gesù e della Sua Parola.

Consegnamo a Gesù, oggi, anche noi la nostra ‘BROCCA VUOTA’

perchè la RIEMPIA di Lui, del Suo Infinito Amore.

 

 

 

Edda CattaniIo ” Samaritana” al pozzo
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Mercoledì delle Ceneri

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Mercoledì delle Ceneri

 

 Il giorno dopo Carnevale e martedì grasso è la data in cui cade il mercoledì delle Ceneri. 

Ecco cosa sono le Ceneri, significato religioso e teologico e frasi sulle Sacre Ceneri.

ll mercoledì delle Ceneri dell’astinenza e digiuno non è festa di precetto, pertanto ci si reca a lavoro e a scuola senza osservare alcun riposo. Questa data segna l’inizio della Quaresima, che è il periodo di meditazione e conversione al Vangelo che ciascun fedele deve osservare. Ecco cosa si festeggia durante le Sacre Ceneri e che cos’è la Quaresima.

Il significato del mercoledì delle Ceneri è spiegato all’inIterno della stessa Bibbia. Numerose sono le frasi e le immagini in cui l’uomo è associato alla cenere,e proprio in esse è possibile cogliere il senso di questo rito molto importante per la Chiesa.

Infatti in questa data inizia quel periodo di penitenza pubblica che culminerà con il perdono dei peccati di Giovedì Santo.

In molti si chiedono se durante il giorno delle Ceneri si mangia la carne. In realtà in questa data, che cambia ogni anno, bisogna astenersi non solo dal mangiare la carne, ma anche durante tutto il periodo della Quaresima bisogna rispettare il digiuno e la penitenza. In particolare ricordiamo che tutti i venerd’ di Quaresima non si mangia carne.

Nel Libro della Genesi compaiono queste parole che spiegano cosa sono le Sacre Ceneri e cosa si ricorda in questa data.“Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai”. E’ con queste parole che Dio, dopo il peccato originale, caccia Adamo ed Eva dal giardino dell’Eden, condannandolo alla fatica del lavoro e alla morte. “Con il sudore della fronte mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai!”.

Il senso del mercoledì delle Ceneri e la sua storia risiedono proprio in queste due frasi. Da un lato si coglie tutto il senso di precarietà e caducità che avvolge la condizione umana. L’uomo è fragile, e per vivere nella gloria di Do deve fare penitenza e chiedere perdono dei propri peccati. Dall’altro lato partecipare al rito delle Sacre Ceneri, nonché fare digiuno e penitenza privatamente durante il periodo della Quaresima, è il primo passo della conversione. Non a caso, l’originaria formula con cui si versavano le ceneri sul capo dei fedeli è stata convertita dopo il Concilio del Vaticano II in “Convertitevi e credete al Vangelo”.

 (dal web)

Anche la cenere, intenso simbolo quaresimale, parla di un ritorno, un ritorno dell’uomo alla polvere da dove fu tratto, un ritorno alla consapevolezza della nostra mortalità. La cenere è però anche e il ritorno alla comprensione vera della nostra natura: noi siamo fuoco, bruciamo dello stesso fuoco d’amore che Gesù è venuto a portare sulla terra, la nostra vita non si disperderà come la cenere ma resterà, fuoco nel Fuoco. Resteranno in Dio le parole che hanno scaldato le nostre storie, resterà il fuoco che ha bruciato di passione per amore, resterà il fuoco che si è preso cura del freddo che oscurava nei cuori delle persone vicine. Il fuoco divino che brucia in noi, ogni gesto infuocato d’amore non va perso, rimane. E allora la Quaresima sia invito a bruciare d’amore, a bruciare ancora di più, a bruciare per più persone possibili.

La preghiera, il digiuno e l’elemosina diventano degli aiuti per riscoprire quale il vero pane, quale la vera parola che ci salva, il vero pane che ci nutre, il vero bene che ci riempie: il vero fuoco a cui tornare per scaldarci. Siano parole infuocate d’amore le nostre preghiere, il digiuno ci regali delle brucianti fami relazioni buone, l’elemosina sia calore condiviso.

Una strada illuminata dal fuoco dell’amore, una strada che ci riporta a casa, eco la Quaresima, strada per tornare al centro della nostra storia e riscoprirne il Senso profondo.

(A. Dehò)

Edda CattaniMercoledì delle Ceneri
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Papa Francesco: quaresima

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Quaresima: il Mercoledì delle Ceneri

(a ricordo della Quaresima 2016)

Papa Francesco manda messaggio su Telegram ai giovani

 

 

Il messaggio del Pontefice sui social: “Quando facciamo qualcosa di bene, a volte siamo tentati di essere apprezzati e di avere una ricompensa: la gloria umana. Ma si tratta di una ricompensa falsa perché ci proietta verso quello che gli altri pensano di noi”. La condanna del fenomeno dell’usura: “Tante famiglie ne sono vittima. È un grave peccato che porta ai suicidi”

 

Papa Francesco ha voluto iniziare la Quaresima del Giubileo in modo social inviando attraverso Telegram un audio messaggio ai giovani: “Quando facciamo qualcosa di bene, a volte siamo tentati di essere apprezzati e di avere una ricompensa: la gloria umana. Ma si tratta di una ricompensa falsa perché ci proietta verso quello che gli altri pensano di noi. Gesù ci chiede di fare il bene perché è bene”

“Tante famiglie sono vittime dell’usura. È un grave peccato che grida al cospetto di Dio e porta ai suicidi”. È il messaggio che Papa Francesco ha rivolto nell’udienza generale del mercoledì del ceneri con il quale la Chiesa cattolica inizia la Quaresima, i 40 giorni di preparazione alla Pasqua che ricordano il tempo che Gesù passò nel deserto prima di iniziare la sua predicazione pubblica. “Quante situazioni di usura siamo costretti a vedere – ha sottolineato Bergoglio – e quanta sofferenza e angoscia portano alle famiglie. E quanti uomini per la disperazione finiscono nel suicidio perché non ce la fanno, non hanno la speranza. Non hanno una mano tesa che li aiuta, ma soltanto la mano che chiede di pagare”. Francesco ha spiegato ai numerosi fedeli presenti in piazza San Pietro che “se il Giubileo non arriva nelle tasche non è autentico. E questo è nella Bibbia, non lo inventa questo Papa”. 

 

Edda CattaniPapa Francesco: quaresima
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