Convegni Seminari: Relazioni

L’ultima beatitudine

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L’ultima beatitudine

 

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Si avvicina la data… non mancate!

Frate Alberto Maggi offre parole ricche di serenità e speranza, lontanissime da quell’inesauribile repertorio di frasi fatte che non solo non consolano, ma gettano nel più profondo sconforto quanti sono nel lutto e nel pianto, anche quando vengono da uomini di fede. Grazie a queste pagine è possibile comprendere e accogliere l’aspetto naturale della morte, per renderla davvero una sorella come poeticamente suggeriva san Francesco, una compagna di viaggio nell’esistenza dell’individuo. In questa prospettiva viene scacciato tutto ciò che può deprimere o rattristare, permettendoci così di vibrare in un crescente, pieno accordo con quella grande sinfonia che è la vita.
( da Il libraio.it)
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Edda CattaniL’ultima beatitudine
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Un Guerriero di Luce

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PER NON DIMENTICARE

UN GUERRIERO DI LUCE NELL’INFERNO DELL’11 SETTEMBRE

 

WELLES REMY CROWTHER

Nyack 17 Maggio 1977 –  New York 11 Settembre 2001

 

           

 

 

Questa che sto per raccontarvi è la storia di un guerriero di luce, nell’inferno dell’11 settembre 2001. Welles Crowther, mio nipote, un giovane di 24 anni, vittima e martire, come tanti, nella tragedia delle Due Torri di New York.

 

Ma è anche la risposta, che lo spirito dell’umanità vuole dare, grazie ad esseri speciali come Welles, alla domanda impressa, a chiare lettere, nel capolavoro di Gaugain: “Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?

 

Nella vita di ogni giorno Welles era un bravo figliolo, rispettoso dei genitori, Alison e Jefferson e delle due sorelline, Honor e Paige. Era un ragazzo molto riflessivo ma adorava gli scherzi e le battute intelligenti. Curiosissimo di tutto, viaggiava per conoscere le tradizioni dei vari popoli. Quando venne da me, in Toscana, si innamorò talmente della cultura etrusca, che ne sapeva più lui di un etruscologo.Si divertiva un mondo a visitare i paesini dove d’estate si poteva mangiare e brindare per le strade, assieme ai contadini, per la festa della mietitura. Era molto goloso della buona cucina e soprattutto, della pasta fatta in casa con il ragù alla toscana, come mi ha insegnato la mia nonna Concetta!

 

Welles era un bravissimo studente e si laureò con il massimo dei voti e con lode in Economia, all’Università di Boston in Massachussetts. Lì si distinse anche per il suo  talento sportivo. Era un vero fuoriclasse, un leader innato in ogni sport! Per lui competere voleva dire soltanto mettersi alla prova e perdere non era un fallimento ma una possibilità per imparare ed essere migliore. Divenne campione nazionale di Lacrosse e di Hockey sul ghiaccio, portando sulla maglietta sempre lo stesso numero: Il numero 19, il suo  portafortuna!

 

Dopo la laurea seguì il consiglio del padre che era un banchiere e andò a lavorare, come Equity Trader, a Wall Street, per la compagnia O’Neill, al 104mo piano della seconda torre. Era molto bravo in quel lavoro ma l’atmosfera di Wall Street,  improntata al solo profitto, da un nugolo di giovani rampanti tesi a sbranarsi l’un contro l’altro come hot-dogs, in nome del “dio dollaro”, era in totale conflitto con il suo credo e con i suoi valori. Pochi mesi prima della tragedia, espresse il desiderio di lasciare quel lavoro per entrare ufficialmente, come Vigile del Fuoco, nel Corpo delle Guardie Forestali di NY. La sua applicazione fu trovata dai genitori, dopo la sua morte, nel suo appartamentino di  Manhattan.

 

All’Università di Boston è abitudine che gli studenti prima di essere ammessi, scrivano un saggio su se stessi e sulle loro aspirazioni. Nella sua richiesta di ammissione, Welles parlò con entusiasmo dell’esperienza di volontariato che stava facendo, come vigile del fuoco, a Nyack, sua città natale. 

 

Anche in questo aveva seguito l’esempio del padre, che pur facendo ogni giorno il pendolare per il suo lavoro tra New York City e Nyack, era anche un membro dei Vigili del Fuoco e spesso era svegliato in piena notte per correre a spengere gli incendi. Welles, affascinato da tanta dedizione, all’età di 16 anni diventò il più giovane volontario vigile del fuoco, affrontando un severissismo e rigorosissimo training.

 

Altro esempio di coraggio e altruismo lo diede a Welles il suo nonno, Bosley Crowther, il più famoso critico del cinema del New York Times, temuto e conosciuto da tutti come “l’incorruttibile e il grande uomo”. Fu lui a far conoscere il nostro neoralismo in tutto il mondo, dando l’Oscar a De Sica per La Ciociara ed esaltando film come “Ladri di Biciclette”, “Paisà”, “Miracolo a Milano” etc.. Bastava una sua critica perchè un film fosse un successo o un fallimento. Bosley Crowther avrebbe potuto essere l’uomo più ricco di Hollywood ma nessuno poteva comprarlo:non erano questi i suoi valori..tutt’altro!Quando nel 1950 il Senatore McCarthy lanciò la sua odiosa caccia alle streghe rovinando gli artisti, gli intellettuali e gli spiriti liberi d’America..la voce del grande Bosley Crowther si levò, alta e solitaria, a denunciare quei misfatti, a rischio della sua vita e della sua carriera. 

 

Welles concluse il suo saggio all’Università scrivendo che, se un giorno  fosse stato chiamato a donare la sua vita per gli altri, l’avrebbe fatto senza esitazione e con tutto se stesso. Sembrava la sparata di un giovane visionario, ma quando per lui arrivò il momento di mettersi alla prova, dimostrò che la sua profezia altro non era che la ferma volontà di un essere umano dal cuore d’oro. La vita e la morte di Welles ci dimostrano che gli angeli camminano tra noi, ogni giorno, ma non ce ne accorgiamo, fino al momento in cui, qualche tragico evento, li costringe a rivelarsi con atti di eroismo. Il momento di Welles arrivò l’11 Settembre, un giorno come gli altri, trasformato, in un istante, in un diabolico inferno che avrebbe lacerato per sempre la coscienza dell’umanità intera.

 

 

 

 

 

La breve vita di Welles è piena di aneddoti che rivelano la sua simpatia  e generosità. Un ragazzo che giocava nel suo team di hockey sul ghiaccio, stava per essere espulso dal coach per la sua incapacità a fare goal. Welles allora, che era il campione del Team, prese il ragazzo da parte e gli disse:” stammi vicino, apriti al momento del goal, così io ti passerò la palla e tu farai il punto. E così avvenne…Il coach chiese scusa al ragazzo e lo riammise nella squadra di hockey.

 

Fin da piccolo, Welles portava sempre con sè qualche monetina o qualche dollaro spicciolo, per poterli dare ai senza tetto che incontrava per le strade di N. Y. Mentre la gente li insultava e li accusava di appestare e rendere invivibile la città, Welles, che aveva profonda compassione per la sofferenza di questi poveracci, li difendeva e cercava di aiutarli come meglio poteva.

 

Da quando lavorava a Wall Street, Welles aveva preso un appartamentino a Manhattan ma andava dai suoi genitori ogni weekend. L’ultima visita fu prima dell’11 Settembre. Alison, sua madre, aveva notato che per la prima volta suo figlio non era il ragazzo allegro e giocherellone di sempre ma che era invece distante, pensieroso, molto assorto. Prima che tornasse a NY, la mamma gli chiese se andava tutto bene o se ci fosse qualcosa che lo turbava.”Oh no, no mamma” rispose Welles,”Io sto benissimo, ma è che sento che devo fare parte di qualcosa che è più grande di me…e io non so che cosa sia.” Qualsiasi cosa Welles abbia percepito non lo rallegrò, ma non lo rattristò nemmeno. Quella sera, comprese qual’era il suo destino: essere al servizio degli altri, con tutta la sua anima, la sua fede e con umiltà. Quando quel momento arrivò, Welles avrebbe potuto fuggire, come tanti, invece scelse di tornare indietro, più e più volte, portando in salvo tante persone, finchè la seconda torre gli crollò addosso.

 

Quale evidenza potrebbe essere più chiara dell’esistenza dello spirito che ci chiama, ci guida e ci informa?

 

La mattina dell’11 Settembre, puntuale come sempre, Welles era alla sua scrivania al 104mo piano della seconda torre. La prima terrificante notizia l’ebbe dall’altoparlante interno che informava che un aereo si era abbattuto sulla prima torre.  Nessuno sapeva che un altro aereo stava già volando, minaccioso, contro di loro. Tutti quelli che lavoravano nella seconda torre, erano stati invitati a rimanere fermi ai loro posti per essere più sicuri!!!

 

 

 

Dal suo ufficio Welles cercò di intravedere cos’era accaduto e decise di correre subito ad aiutare i vigili del fuoco. Prese di corsa le scale dal 104mo piano perchè gli ascensori erano troppo lenti. Telefonò a casa dal suo cellulare ma nessuno rispose e allora lasciò il messaggio:

“Mamma, papà, non preoccupatevi, qui è successa una terribile disgrazia ma io sto bene, state tranquilli. Ci vediamo stasera!Vi voglio tanto bene!”Sarebbe stato l’ultimo messaggio registrato con la sua voce.

 

Welles raggiunse la Sky Lobby, al 78mo piano, per prendere gli ascensori più veloci, quando il volo N.175, della United Airlines, si schiantò contro la seconda torre, con un’esplosione che in un attimo distrusse tutto, vomitando ferro, fuoco e fiamme ovunque.

L’inferno, con tutto il suo orrore, era diventato realtà.

 

In pochi istanti la tragedia delle 2 Torri fu al centro delle principali notizie internazionali. La Seconda Torre, dov’era Welles, fu la prima a crollare. Gli occhi del mondo intero rimasero sconvolti dall’orrore. Le famiglie delle persone che lavoravano nelle due torri potevano solo pregare, in attesa di conoscere la sorte dei lori cari. Qualcuno riuscì a scappare, altri furono visti, in immagini di terrore, gettarsi nel vuoto dai piani più alti, nel vano tentativo di sfuggire a quell’inferno.

 

Durante le ore e i giorni che seguirono si sarebbe conosciuta la loro sorte. Per molti, le notizie furono di sollievo e per altr strazianti, come per la famiglia e per gli amici di Welles che continuavano ad andare di ospedale in ospedale sperando, contro ogni speranza, di trovarlo tra i feriti o tra coloro che avevano perso la memoria. Purtroppo non fu così.

 

Con il passare dei giorni diventava sempre più certezza il fatto che Welles se ne era andato per sempre. Fu terribile per i genitori e le sorelline dover abbandonare ogni speranza ed entrare in un mondo di indicibile angoscia e sofferenza.. ma non permisero che questa tragedia li distruggesse e decisero, tutti insieme, che una luce doveva nascere dal buio più profondo creando, così,  il Welles Crowther Memorial Fund, per aiutare i giovani con borse di studio e programmi sportivi.

 

Il corpo di Welles non era più stato ritrovato e l’unica cosa in possesso dei genitori era una pesante croce, fatta con il metallo fuso delle due torri, donata loro dai vigili del fuoco in memoria del figlio. Quella croce fu donata a me, da mia cognata Alison, quando il corpo di Welles venne ritrovato, 6 mesi dopo, alla base della seconda torre, sprofondata centinaia di metri sottoterra.

 

 

Welles era l’unico corpo di un civile tra le vittime dei vigili del fuoco ed il suo corpo, miracolosamente intatto, fu ritrovato a Marzo, in un giorno davvero speciale: il 19 Marzo!

Finalmente i genitori poterono dare sepoltura al loro figliolo e un po’ di pace ai loro cuori!

 

Si suppose, allora, che Welles era riuscito a raggiungere la base della seconda Torre per portare il suo aiuto ai Vigili del Fuoco! Ma il 25 maggio successivo, il New York Times pubblicava un lungo articolo di due pagine, molto dettagliato, con notizie ancora sconosciute e rivelate da quelli che sopravvissero alla tragedia.

 

Il padre di Welles preferì non leggere l’articolo..sarebbe stato troppo doloroso per lui rivivere quei momenti, ma Alison, la mamma, lo lesse e fu colpita da un racconto di un gruppo di sopravvissuti della Seconda Torre che si trovavano al 78mo piano, proprio mentre l’aereo si abbatteva sull’edificio.

Una signora cinese, Lyn Young, che ho conosciuto e che continua a farsi trapianti di pelle, raccontò di essere stata avvolta completamente dal fuoco e di aver perso i sensi e qualsiasi orientamento, soffocata dal fumo e dalle fiamme. Quando all’improvviso, ripresasi un po’,vide apparire da tutto quel fumo, un “misterioso giovane con un estintore in mano e con il volto coperto da una bandana rossa”.

 

Fin da ragazzino Welles portava sempre una bandana rossa  emulando il padre, il suo eroe, che ne portava una blu.”Nel taschino della giacca”diceva suo padre”si deve portare un fazzolettino bianco per bellezza e la bandana, nella tasca dietro i pantaloni, per proteggersi dal fumo, oppure”, scherzava il padre,”per soffiarsi il naso”.

I sopravvissuti riferirono che il giovane con la bandana rossa aveva preso in mano la situazione con una incredibile, straordinaria abilità ed enorme esperienza.

 

 Al leggere queste parole, la mamma di Welles alzò gli occhi sul marito e gli disse:”Jeff, abbiamo trovato il nostro Welles!”. La bandana rossa, il training da vigile del fuoco, chi altri poteva essere se non il loro figliolo? Grazie al New York Times, Alison potè contattare le persone salvate dal “misterioso uomo con la bandana rossa”. Mostrò le foto del figlio e tutti confermarono che era proprio lui, il giovane eroe al quale dovevano la loro vita! Finalmente si  potevano mettere insieme gli ultimi istanti vissuti dal nostro Welles!

 

 

 

Welles era riuscito, quindi, a trovare un passaggio tra le fiamme fino allo Sky Lobby, dove si trovavano ormai tanti morti e molti in fin di vita, carbonizzati, mutilati e agonizzanti nel terrore. Trovò un estintore, riuscì a spengere un po’ delle  fiamme e cominciò a chiamare a gran voce i sopravvissuti, “Ho trovato le scale” urlava il giovane con la bandana rossa,”Seguitemi e aiutate chi non lo può fare. Io conosco la via…seguitemi!” Una donna paralizzata dal terrore non risciva a muoversi e Welles se la caricò sulle spalle guidando il folto gruppo al di là del denso fumo, acre e soffocante, fino al corridoio che portava alle scale. Al 61mo piano il  fumo si fece più rarefatto e Welles, affidando loro la persona ch aveva sulle spalle, potè mandare il suo gruppo, da solo, verso l’uscita e la salvezza.  Lui, invece, doveva assolutamente tornare indietro e risalire i 17 piani fino allo Sky Lobby per aiutare tutti gli altri, rimasti intrappolati dal fumo e dal fuoco.

 

Dopo aver portato in salvo anche il secondo gruppo, Welles tornò su per una terza volta e vide che molti ormai stavano agonizzando, imprigionati com’erano dalle lamiere, dal fuoco e dai detriti. Si precipitò allora fino al piano terra, dai  suoi vigili del fuoco, per prendere le “tenaglie della vita” lo strumento che si usa quando la gente resta intrappolata dalle lamiere negli incidenti di macchina ma, prima che potesse ritornare al 78mo piano, la seconda torre gli crollò addosso, implodendo su stessa in 8 secondi e mezzo!

 

E’ chiaro che Welles avrebbe avuto tutte le possibilità per salvarsi ma, se lo avesse fatto, non sarebbe stato fedele a se stesso! Fino a che c’erano persone da aiutare, Welles non pensò un istante alla sua vita. Una giornalista scrisse:”A volte bisogna attraversare l’inferno per trovare un Angelo”ed un’altra: “Non basterebbero 100 vite per arrivare alla compassione umana di Welles Crowther”.

 

Welles vive e cammina con noi ogni giorno, ci protegge, ci dà sempre una mano e con il suo numero 19, continua ad apparire in momenti di grande significato.

Suo padre che, paralizzato dal dolore, per due anni non era più riuscito a parlare, si è tatuato il N.19 sul cuore. Jeff è un vero credente ma molto scettico sul fatto che uno spirito possa continuare a vivere o a mettersi in contatto con noi. Adesso, invece, è convinto!

 

Poco tempo fa, in un meeting all’ultimo piano di un grattacielo di New York, colpito da una gigantografia delle Due Torri che un dirigente aveva dietro la scrivania, Jeff gli chiese il motivo di quella foto. L’uomo rispose che era stata scattata dal suocero morto in quella tragedia e chiese poi a Jeff, se conoscesse anche lui qualche vittima.

Jeff gli raccontò la drammatica storia di suo figlio e, finita la riunione, lasciò l’ufficio per prendere l’ascensore. Era da solo e spinse il bottone per il piano terra ma, inaspettatamente, l’ascensore si femò al 19mo piano! Jeff attese che qualcuno entrasse ma niente..sbirciò allora sul pianerottolo, a destra..a sinistra, ma non c’era nessuno. Rientrato nell’ascensore, le porte si richiusero dolcemente fino all’uscita. Welles, dopo tanti anni, aveva trovato il momento ed il modo giusto per mettersi in contatto con suo padre e fargli sentire la sua presenza e il suo amore.

 

Ecco, è questa, la risposta alla nostra domanda:”Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, come ci evolviamo”?

 

C’è tanto da imparare da una storia come questa di Welles. Fin dall’alba dei tempi, anche i primitivi intuirono che nella razza umana coesistono due nature, una buona ed una cattiva, in perenne conflitto l’una contro l’altra: l’eterna battaglia tra il Bene e il Male. Ci sono gli avidi, i meschini e poi ci sono gli Angeli, come Welles, che vivono per essere al servizio degli altri, perchè è giusto farlo, perchè in questo gesto vive una forza straordinaria, un accumulatore di energia e di potere che può e deve essere offerto allo spirito umano per la sua evoluzione.

 

In poco tempo l’umanità, dalla parola, è arrivata a costruire grandi città, a raggiungere il fondo degli oceani, a camminare sulla luna, ad esplorare galassie. Ora è il tempo di fare un grande passo in avanti a livello spirituale, fino a quando gli esseri umani capiranno che è un dovere aiutarsi l’un l’altro e che è l’unico modo per costruire un mondo senza fame, senza guerre, nè armi letali.

 

 Il futuro dell’umanità dipende da persone di buona volontà come Welles, i cui semi sbocceranno alla rivoluzione dello spirito umano. La speranza per la specie umana dipende da questo. E’ questa la lezione ed è questa l’eredità che Welles Crowther ci ha lasciato.

I genitori ed i nonni gli hanno indicato i sentieri per scalare le montagne, Welles, da solo, ha conquistato la cima.

Sulla lapide, ad Albany, in memoria dei Vigili del Fuoco che hanno dato la vita in servizio, primeggia il nome del Vigile del Fuoco di New York, l’eroe e martire: Welles Crowther!

 

La sua richiesta, per diventare Vigile del Fuoco,  è stata ufficialmente accettata!

 

Carla Romanelli Crowther 

Cattolica, 21 Settembre 2013 – Convegno Internazionale della Speranza

Edda CattaniUn Guerriero di Luce
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A fine estate Cattolica

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Finisce l’estate : ripropongo l’invito di ogni anno!

 

Il programma di Cattolica

 

 

Ecco, cari amici, che avete vissuto storie simili alla mia e voi che da anni fate parte  del Movimento della Speranza, vi presento il nostro programma del Convegno di Cattolica.  Lo trovate in alto, nella pagina CONVEGNI, nella HOME di questo sito. Approntarlo é stato un lavoro lungo e impegnativo in cui l’amica Paola Giovetti ha avuto un ruolo prezioso. Ora il guardare all’alternarsi di tanti relatori e presenze può far pensare ad un grande involucro in cui resterà poco spazio per gli interventi individuali e per le richieste dei singoli. Chi giunge a Cattolica, infatti, è desideroso non solo di apprendere i contenuti delle discipline che ci affascinano, ma di dare risposta agli innumerevoli “perché “ sull’esistenza e sulla morte. Cattolica è spesso meta di disperati, distrutti da un lutto recente, annebbiati da una visione della vita e di un Dio che sembra volerci togliere le persone a noi più care. Questi sentimenti li abbiamo provati tutti, ma se col tempo il dolore non è scomparso, molti di noi hanno accettato un disegno imperscrutabile a cui daremo risposta solo quando saremo liberi dai lacci che avvolgono la nostra materialità terrena.  Il senso della sofferenza non può essere spiegato, ma solo “trovato” cioè vissuto dall’interno ed un aspetto importante della condizione umana è proprio quello di ritrovarsi con altri che hanno vissuto la nostra stessa esperienza per cominciare a pensare, non solo emotivamente.

Comunione e comunicazione

 

Finisce l’estate con le sue calure, i campi bruciati dal sole e con i frutti ormai raccolti, i profumi di erba essiccata, il mare azzurro e le colline verdi, colorate di fiori e frutti selvatici.  La natura è ad una svolta che scioglie nell’animo l’emozione del ricordo dopo l’attesa per l’evolversi  delle abitudini  rappresentate da quel periodo definito “ferie” che ha lasciato alle sue spalle un’infinità di immagini. Come la natura è in pieno rigoglio, così il nostro animo si lascia andare ad una malinconica rilassatezza che trova spazio nella vasta realtà dei nostri ricordi più o meno recenti … i bambini al mare, il bagnetto, le merendine… la doccetta… e noi in vacanza con tutta la famiglia.

La realtà odierna è proprio quella di aver visto a poco a poco sgretolarsi la nostra esistenza, ma riflettendo, questa necessaria evoluzione ha dato luogo a vite nuove, ad ambientazioni diverse,  a svariati gruppi compositi, non tanto dissimili dai precedenti perché anche noi abbiamo contribuito a crearli.

 

Quando insegnavo ricordo che dicevo ai miei piccoli: “Vedete noi viviamo il tempo presente, perché siamo qui e ci vogliamo tutti bene, ma guardiamo avanti perché ci aspetta un tempo che si chiama “futuro” e sarà tutto nostro… perché lo costruiremo insieme, un pezzetto alla volta.” “…ma cos’è il futuro?…”  “ E’ la pasta che la mamma ti sta preparando a casa e che tu mangerai, è il saluto del papà che verrà a prenderti, è il letto con le lenzuola profumate in cui reciterai le preghiere questa sera!” “Ma quanto tempo ci vorrà perché io diventi grande?” “Eh… il tempo è come il vento e corre veloce…” E tutti a fare con la bocca vvvvvvvvuuuuuhhhhhh!!!

 

Qualche tempo dopo era Andrea che il giorno di un mio compleanno, mi sussurrava, in un colloquio interiore: “ I compleanni servono per fare festa…. Hai visto mamma, come il tempo passa???” Il tempo … è vero che corre veloce facendoci attraversare immagini colorate di blu, come il cielo e gli occhi dei bambini, di nero come il velo della morte, di rosso come il sangue del cuore…  ma anche come le emozioni forti e dolcissime del nostro vissuto quotidiano.

 

Ecco “un mondo bambino” fatto di sogni, di dolcezze e di speranze … E’ vero, molte non sono andate a buon fine ed è anche vero che alcuni di quei piccoli che io ricordo uno ad uno… non è diventato “grande” ed altri, tanti altri… se ne sono volati via in una serata al ritorno dal lavoro o dalla discoteca…. Tanti ragazzi hanno preso il volo troppo presto, così il mio piccolo Marco e Andrea, il mio tenente, partito sulla soglia della giovinezza appena iniziata.

Sono però convinta che ognuno abbia fatto il “pieno” della sua storia o, meglio, ha raggiunto la sua completezza in quell’arco di tempo che a loro è stato dato; un tempo vissuto intensamente, gioiosamente come è il tempo “dei giovani” che sanno prendere le vicende della vita con allegra spregiudicatezza.

Movimento della Speranza: comunione e comunicazione.

 

Sperare vuol dire attendere il momento che , opportunamente, arriverà per ciascuno di noi. Sarà un segno di modeste dimensioni, che altri non noteranno, ma che per noi sarà denso di quel contenuto noto a noi soli e che ci abbaglierà come Paolo sulla strada di Damasco. Prepariamoci a questo evento, durante l’estate, e arriviamo a Cattolica non come gente che soffre di una malattia inguaribile, ma con lo spirito che si ritrova nella “Salvifici doloris” di Giovanni Paolo II° del 1984. Arriviamo per volere essere riscattati, con la spiritualità di chi non vuole vivere un  dolore alienante, ma nella prospettiva della salvezza e della risurrezione. Ricordiamo anche che la “comunicazione” con i nostri Cari esige “rispetto” verso coloro che potranno avvicinarci ad essa e verso i fratelli che , come noi, attendono una stilla di acqua benefica. Pensiamo ai nostri amati Figli che non conoscono più invidie, prevaricazioni, miserie e meschinità e chiediamo a loro stessi di venire a noi illuminandoci della loro Luce, abbracciandoci dell’aura benefica che li avvolge, facendosi riconoscere per la loro vicinanza.  Chiediamolo… e attendiamo … con carità e rispetto … per tutti.

 

 

           “Venite a me voi che siete affaticati e stanchi…”

 

Il senso della sofferenza va “trovato” e capito “dall’interno. Cristo ha fatto questo: egli che avrebbe potuto predicare, narrare il dolore e la morte, ha “raccontato” la sua stessa vita. Prima di lui dolore e morte erano segno di un limite, di imperfezione e bagaglio umano creaturale. Con Lui abbiamo la certezza di essere compresi nella nostra angoscia, nello smarrimento, nello sconforto e nella tristezza. Lui le ha provate tutte, come noi, come un qualsiasi uomo, come una qualsiasi madre: l’abbandono, l’incomprensione, la derisione, la nudità. Noi madri, scarnificate, derelitte, offese, abbruttite potremo tornare a vivere e a sorridere perché la vicinanza “dell’uomo dei dolori” ci aiuterà a rivedere tutta la nostra vita, a comprendere la sofferenza degli altri, a dare la giusta importanza alla relatività delle cose. In questa condizione potremo avvicinarci a Cattolica con maggiore serenità e, siatene certi, saremo ascoltati. L’atteggiamento di chi spera è autenticità che richiama un dono ineffabile divino: quello della “provvidenza” che diviene carisma, luce e conforto.

 

                                                                          

 

Un’eterna altalena fatta di ricordi

 

 

 

Una deformazione professionale mi porta sovente a parlare con gli esempi che, da giovane mamma ed insegnante, sapevo trovare con i miei bambini. Ricordo che quando morì tragicamente un papà di una mia piccola alunna, dovendo parlare della “morte” raccontai un aneddoto che mi fece avvicinare a loro, senza sconvolgere quelle piccole menti. Si trattava in verità di un articolo scritto da Luca Goldoni che rispondeva ad una madre che aveva perso il suo bambino: “Facciamo conto di trovarci in cima ad un monte e di vedere, giù nella valle, snodarsi una linea ferroviaria. Lontano a sinistra c’è un treno che avanza e che, poi si ferma improvvisamente perché una frana è caduta sui binari ed ha ostruito la linea. A destra, sempre lontano, c’è la gente che aspetta il treno. Noi che siamo in cima al monte, nell’attimo stesso che il treno si ferma davanti alla frana, sappiamo già quello che ignorano i viaggiatori della stazione di arrivo e che, sapranno solo tempo dopo. Perché tutto questo? Perché noi abbiamo la visione delle alte sfere, perchè guardiamo dall’alto e perché in alto siamo più vicini a Dio” . 

 

Oggi vorrei aggiungere che chi sta in alto non ha il limite della concezione spazio-tempo e del prima-dopo. Per quelli giù a valle la causa e l’effetto sono staccati nel tempo e solo più tardi i viaggiatori in attesa conosceranno la causa (la frana che ha fermato il treno) e risentiranno dell’effetto (il ritardo del treno). Ma noi dobbiamo imparare a guardare dall’alto e a considerare le cose nella dimensione dell’eternità.

 

Ricordo ancora, quando ero bambina, che mi fermavo a pensare a questa parola: eternità… e venivo colta dal panico. Nella mia piccola esperienza tutto era circoscritto ed io sapevo misurare le cose solo con il mio “..e poi? … e poi? … e poi?”  Oggi cerco di pensare all’eternità come coloro che, sulla cima del monte, guardano gli uomini nella vallata, che aspettano il treno e… mi metto nelle mani di Dio.

 

 

 

Edda CattaniA fine estate Cattolica
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IL MOVIMENTO DELLA SPERANZA

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 (Questo logo è registrato e l’unico a potersene fregiare è il Convegno di Cattolica)

In un momento di grande disagio e pur supportata da centinaia di persone che hanno avuto modo, attraverso gli anni, di avvicinarsi a questo “Movimento” che rappresenta la più vasta e prima organizzazione di un Convegno di persone colpite da estrema sofferenza, pubblico il “testamento spirituale” affidatomi dal mio predecessore nella guida dello stesso. Faccio presente che sono stata indicata a succedergli, giammai per mia volontà, ma per esplicito mandato di Padre U.Pasquale Magni che aveva visto in me la persona che non sarebbe ma venuta meno allo spirito, alle finalità e all’estrema serietà con cui esso era nato e si era evoluto. Ringrazio tutti coloro che qui e dall’alto mi hanno finora accompagnato. (Edda Cattani)

RUOLO IMMAGINE E FINALITÀ’ DEL MOVIMENTO DELLA SPERANZA.

(di Mario Mancigotti) 

 

La natura, l’immagine, le linee ideologiche e programmatiche che caratterizzano qualsiasi forma di associazionismo o movimento sono ovviamente influenzati dalla origine storica e dalle motivazioni che ne hanno favorito e giustificato la nascita.

Per comprendere quindi il Movimento della Speranza nelle scelte ed indirizzi verso cui in linea di massima si sono orientati i suoi quindici convegni a Cattolica sul tema di fondo “Fede religiosa ed esperienze paranormali” dal 1987 al 2001 occorre risalire alle sue origini e richiamare alla memoria il livello conoscitivo agli inizi degli anni ottanta sulla indagine escatologica, tanatologica e paranormologica.

 

ORIGINI

 

Vasto interesse avevano suscitato in quei tempi le esperienze italiane di metafonia: i primi libri della amica Gabriella Alvisi “La voce dei viventi di ieri” ed “II libro della speranza” risalgono agli anni 1976 e 1979.

Sappiamo che la prima testimonianza italiana che fece scalpore e suscitò enorme interesse su possibili contatti con una altra dimensione ultraterrena fu la vicenda del giovane Frangi Moneta di Genova, morto nel 1976 e pubblicata nel 1981 su “La Domenica del Corriere” dalla giornalista Paola Giovetti, cui fece seguito nel 1982 il libro a cura della madre Agnese e stampato in proprio dal titolo “Tu sei tornato”.

Prima di allora penso che pochissime persone appassionate a tale tematica avessero potuto conoscere gli eclatanti casi francesi di Pierre Monnier, di Roland De Jouvenel ed altri riportati da Jean Prieur nel suo libro “Testimoni dell’ invisibile”, edito a Parigi nel 1972.

Il problema della sopravvivenza era già stato trattato da Raymond Moody nel suo famoso best-seller “La vita oltre la vita” edito nel 1975 e pubblicato in italiano da Mondadori due anni dopo. Nel campo della ricerca parapsicologica di frontiera era apparsa nel 19811’inchiesta di Paola Giovetti “Qualcuno è tornato”.

 

CONVEGNI

 

Ebbero allora forte richiamo i convegni dedicati prevalentemente a tale fenomenologia paranormale organizzati a Udine dal dr.Roberto Mangani e ad Arezzo dal conte Lorenzo Mancini Spinucci, fondatore dell’Associazione Italiana per lo studio della psicofonia. Ricordo infine con quanta sete di conoscemza dopo il 1983, anno della tragica scomparsa di mia figlia Daniela, iniziai a frequentare i convegni promossi dal mensile “L’Aurora” ed organizzati dal suo direttore prof. Raul Bocci all’Università’ di Camerino, ma quei dibattiti non erano rivolti esclusivamente al problema della sopravvivenza ma allargati al più vasto settore della parapsicologia classica.

L’anno 1985 vede la pubblicazione in proprio di altri due libri di testimonianze rese da due padri “orfani dei propri figli: “Oltre il tunnel” di Mario Mancigotti e “Ricordo di Enzo e suo ritorno: i morti vivono!” di Antonio Mascagna.

La diffusione di questi tre libri senza l’intermediazione di un editore ha consentito ai genitori di Frangi, Daniela ed Enzo di creare in poco tempo una vasta rete di corrispondenza con i propri lettori assenti di parole di speranza e di consolazione.

Gente disperata e smarrita per un lutto recente, imprevisto, traumatizzante, sconvolgente alla ricerca ansiosa di uno scoglio sicuro cui aggrapparsi per non annegare in un mare di cupa disperazione.

Va detto che neppure la Chiesa, che pure ci invita a credere nella continuità della vita oltre la morte fisica, secondo la rivelazione eristica, sapeva offrire ieri come oggi a queste persone sofferenti ed angosciate un valido ed efficace sostegno morale e spirituale.

Molto rari i sacerdoti che non si limitano a benedire la salma al cimitero ed a pronunciare parole formali di circostanza ma sentono il dovere di svolgere un autentico “ministero della consolazione”; ancor più rari, vere mosche bianche, sono quelli che si interessano dei fenomeni paranormali a supporto della fede, come lamentava Renzo Allegri nella sua prefazione al libro “I morti ci parlano” di padre Francois Brune nella edizione italiana del 1989.

E del resto la latitanza della Chiesa su questo versante è stata implicitamente ammessa con la nota pastorale “La Chiesa e l’Aldilà” nel maggio 2000 dalla Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna.

Nell’introduzione al tema si legge: “II silenzio dei credenti sulla morte, sulla vita dopo la morte, sul mistero dell’Aldilà è tanto più ingiustificato ed inopportuno quanto più si incontrano persone che si interrogano sulla morte, su ciò che ci attende dopo, sulla possibilità di vedere davvero il volto di Dio e di rivedere il volto dei propri cari.

Tale richiesta è particolarmente diffusa oggi nelle famiglie provate dalla morte violenta di un proprio congiunto.

Solo noi abbiamo raccolto questa istanza ed abbiamo cercato di colmare questo vuoto!

Perché allora pregiudizialmente chiudere gli occhi ai numerosi “segni” (quelli autentici, ovviamente) che ci giungono dal soprannaturale?

Ma a nulla sono valsi i miei tentativi di ottenere un incontro chiarificatore prima con il cardinal Biffi e poi con il vescovo di Reggio Emilia Mons. Addano Caprioli, quale estensore del documento.

Mi è stato di qualche conforto una lettera datata 12 marzo 2001 dell’assessore della Segreteria di Stato del Vaticano, il quale in risposta ad una mia lettera del 3 febbraio, mi assicurava che alcune particolari riflessioni da me esposte circa la comunicazione con l’Aldilà saranno esaminate con la dovuta attenzione.

Forse un timido spiraglio per l’inizio di un dialogo serio e responsabile con il vertice e la gerarchia della Chiesa.

Ma torniamo ai nostri Convegni, quando nella primavera 1987 si realizzò il nostro primo incontro a Cattolica, che nelle intenzioni dei promotori avrebbe dovuto essere privato ma che si trasformò inevitabilmente in un vero Convegno ufficiale al Teatro Ariston.

I tempi erano maturi per affrontare queste tematiche grazie anche al clamore suscitato nel 1985 dal best-seller di Lino Sardos Albertini “Esiste l’Aldilà”.

L’esito di quel primo Convegno è stato commentato da Paola Giovetti nell’appendice del suo libro “I messaggi della Speranza” edito nello stesso anno dalle Edizioni Mediterranee per cui lascio a lei la parola: “Come abbiamo già accennato nelle pagine precedenti dal 5 al 7 giugno 1987 si è svolto a Cattolica un Convegno particolare su “Fede religiosa ed esperienze paranormali”: si è trattato di un incontro fra persone accomunate dal dolore per la perdita prematura di una persona cara promosso dai coniugi Moneta, Mancigotti e Mascagna allo scopo di offrire un’occasione di incontro e di speranza.

La partecipazione al Convegno è stata veramente superiore alle aspettative: sono intervenute centinaia di persone da tutt’ ltalia che dalle parole dei promotori e di padre Eugenio Ferrarotti, dalle esperienze narrate da molti dei partecipanti stessi, dalla particolare atmosfera partecipe e commossa ma composta, che è venuta a crearsi, hanno ricavato motivo di grande conforto.”

 

I PROTAGONISTI

Sarebbe troppo lungo ed inopportuno ripercorrere in questa sede la storia di questi quindici anni; quante frecce indicative a sostegno dell’ipotesi ma per noi è ormai certezza, che dopo la fine del nostro corpo la vita continua in un’altra dimensione aspaziale ed atemporale, una vita completa appagante, attiva per le anime in grazia di Dio!

Quante testimonianze di madri che hanno ritrovato il proprio figlio ed hanno recuperato una fede ben più solida e profonda.

Tali testimonianze hanno trovato l’avallo autorevole di religiosi illuminati e senza pregiudizi che mi limito a citare: Eugenio Ferrarotti, Ulderico Pasquale Magni, Antonio Gentili, Silvano Troncarelli, P.Andreas Resch, Franco Maria Rossetto,Gigi Melotto, Bertoldo Zaccaria e tanti altri. Ma non ci è nemmeno mancato il sostegno della scienza, mi basti ricordare gli interventi di Antonino Zichichi, Alfredo Marocchino, Fabrizio Coppola, Enza Ciccolo, Friedrich Karger, Ernst Senkowski, Alfredo Ferraro etc.

Sono venuti a Cattolica scrittori e giornalisti famosi come Sergio Zavoli, Paola Giovetti, Pietro Cimatti, Solas Boncopagni, Luigi Moraldi, Maguy Lebrun, Jean Prieur. etc. Un’impronta determinante hanno poi lasciato sperimentatori e carismatici come Hildegard Schafer, Laura Paradiso, Silvana Pagnotta, Luciano Capitani, Paul e Nicole Gourvennec, Rosa Vitiello Langella, Lida Russo, Fiorenzo Nigro, Edda Cattani, Raffaella Gremese, Renata Capria D’Aronco, Gemma Cornetti, Edda Sartori, Dina Lucchini Dell’Orto, Claudia Ferrante, Virginia Ursi, Marcelle Bacci, Cosetta Magherini, Roberto Buscaioli e poi studiosi di medianità come Federico Cellina, Felice Masi, Filippo Liverziani e tanti altri che ora mi sfuggono. La signora Moneta ha purtroppo partecipato per l’ultima volta ai nostri Convegni nel 1991 per poi costituire a Genova l’ARISAD e promuovere i Convegni di Varazze: nel maggio 1994 inaspettatamente lasciava questa terra Tonino Mascagna, il papa di Enzo e Leonardo, procurando un un grande vuoto nella moglie Wanda e nelle file del Movimento. L’onere e la responsabilità di organizzare i convegni annuali fino al XVI (2002) che ha visto la partecipazione di note personalità di Spagna, Belgio e Francia sono gravati solo sulle mie spalle.

Determinante, ovviamente, per la realizzazione dei Convegni è stata la collaborazione fattiva sia di Angela Leardini per i problemi della ricezione alberghiera, per il lavoro informativo di segreterìa e per i rapporti con gli Enti locali sia di Luigi Leardini per la cura dell’anagrafe computerizzata dei convegnisti e per le adempienze contabili e di bilancio.

 

Prezioso inoltre negli ultimi anni è stato il contributo nella conduzione dei lavori congressuali della prof. Edda Cattani che può avvalersi dell’esperienza acquisita sia in occasione dei convegni promossi ad Abano Terme sia nello svolgimento della sua attività di dirigente scolastico.

 

L’ IDENTIKIT DEL MOVIMENTO

 

Di convegni e seminari oggi non si sente davvero la carenza, essi pullulano durante tutto l’arco dell’anno.

Ognuno di essi assume caratteristiche e finalità diverse. Presumo che i convegni del MdS appaiano alquanto “sui generis” proprio perché fin dalle sue origini ha voluto privilegiare l’aspetto solidaristico e spirituale-religioso senza peraltro trascurare le esigenze culturali di ordine psicologico,parapsicologico,filosofico,scientifico,fenomenico e così via. Per tali motivi io reputo che il Movimento debba essere sempre guidato da chi ha provato sulla propria pelle e non per sentito dire il calvario dell’impatto traumatico con l’evento morte ed abbia percorso il nostro cammino di speranza e di recupero della fede.

Solo un padre od una madre privati improvvisamente della presenza di un figlio può portare avanti un così gravoso compito con spirito di missione ed assoluto disinteresse economico.Dico questo con il dovuto rispetto per gli altri organizzatori di convegni.

Occorre coerenza nel seguire la direttrice di marcia che impone scelte delicate e sofferte nell’intento di evitare o quanto meno frenare certe forme di fanatismo o scomposta esaltazione o di spinto protagonismo o di medianità troppo disinvolta ed ostentata.

Bisogna sempre chiedersi cosa cerca chi viene ai nostri convegni:sopratutto l’eventualità di trovare segni ed indizi probatori che la vita davvero continua dopo la morte, che l’Aldilà non è una pia illusione ma una consolante verità.

Solo questa convinzione che il figlio, la persona amata non è sparita nel nulla può rasserenarlo e placare la sua angoscia. Ed è per questo motivo che vanno lasciati ad altri gli argomenti che riguardano la parapsicologia

classica.

Non credo che ai nostri convegnisti con il cuore sanguinante possano interessare sperimentazioni sui poteri extra-sensoriali come, ad esempio, la passeggiata sui carboni ardenti, il piegamento di metalli con la forza della volontà o la visualizzazione più o meno attendibile di defunti (cavallo di battaglia di Rosmary Althea ed altri sensitivi anglicani) che ben poco o nulla hanno di spirituale e fanno leva sulla curiosità spesso morbosa della gente.

LA MEDIANITA’

 

Sul nostro concetto di medianità ci siamo espressi con estrema chiarezza in occasione del nostro XTV Convegno durante il quale domenica 17 settembre 2000 è stata proposta, approvata e sottoscritta all’unanimità una mozione con cui si dichiara “di ritenere la medianità una facoltà carismatica innata nella natura umana, quasi sempre in stato latente ma che può emergere e potenziarsi a volte attraverso la prova della sofferenza.

E’ dunque un dono gratuito e come tale va offerto in spirito di apostolato e di carità cristiana in un atteggiamento di umiltà e di altruismo disinteressato, di autentica spiritualità e sacralità.” Pur comprendendo l’umana aspettativa di chi arde dal desiderio di avere un contatto con la persona amata, siamo contrari ad ogni forma di reclamizzazione di presunti “sensitivi” perché certo non concorre a favorire l’umiltà ed anche perché nessun esperto è in grado di attribuire tale qualifica. Come diretta conseguenza della precedente affermazione, la mozione ha quindi “fermamente respinto come deviante qualsiasi forma di medianità professionale caratterizzata dalla promozione ed attuazione di corsi e seminar! di medianità ben retribuiti, da docenti come tali lautamente compensati per l’insegnamento della medianità o per incontri privati con la presunzione di garantire un contatto ultraterreno a volontà ed infine da sperimentazioni pubbliche improntate a spettacolarità che legittima il sospetto di una strumentalizzazione del dolore.”

Le mamme carismatiche di Pierre Monnier, di Roland de Jouvenal, di Arnaud Gourvennec, di Frangi Moneta, di Daniela Mancigotti, di Vincenzo Russo, di Corrado Paradiso e tante altre non hanno avuto alcun bisogno di frequentare le scuole di medianità ma hanno avvertito la grazia di Dio! So che questa dichiarazione di principio non è da tutti condivisa, ciascuno è libero di fare le sue scelte.

Non già per partito preso o chiusura mentale ma soltanto per le ragioni suesposte non si debbono mai perdere di vista le prioritarie aspettative, le necessità spirituali ed il particolare stato d’animo della stragrande maggioranza dei partecipanti ai Convegni del Movimento per cui non consideriamo pertinenti alcune tematiche specifiche anche di indubbio interesse come, ad esempio, la medicina alternativa, la pranoterapia, lo sciamanesimo ed altre pratiche per la guarigione fisica. Siamo inoltre contrari a sedute spiritiche in pubblico, sopratutto con trance per incorporazione perché riteniamo che esse richiedano cerchi ristretti di studiosi con specifica preparazione culturale. A maggior ragione osteggiamo tutte le pratiche divinatorie che presumono di rivelarci il futuro (astrologia, carto e chiromanzia ed altre simili arti magiche) che fanno leva sulla credulità popolare e sono giustamente vietate dalla dottrina della Chiesa.

Infine è del tutto consequenziale ed ovvio che condanniamo qualsiasi forma di prestazione medianica che preveda compensi sotto qualsiasi forma, le quali inquinano la sacralità del rapporto fra ciclo e terra.

CONCLUSIONE

Ho voluto presentare la “carta d’identità” del Movimento che considero, modestia a parte, come una mia creatura.

Credo di averne dato un’immagine chiara ed inequivoca che mi auguro ampiamente condivisa, anche se debbo prendere atto di come sia difficile pervenire ad una soddisfacente sintonia d’intenti al vertice.

“Sono credente e quindi convinto che i segni straordinari, eccezionali quanto ineffabili che ci giungono dai nostri cari in ispirito si producono non per nostra volontà e capacità bensì per un volere superiore che persegue un imperscrutabile disegno.

Questi segni maturano con un cammino di fede e di costante invocazione.

Radio, registratore, televisione, telefono, computer sono solo strumenti che non possono compiere miracoli e che solo un’energia soprannaturale può produrre: Dio! I nostri cari hanno il permesso di lenire il nostro dolore ed infonderci speranza ma hanno bisogno di trovare in noi un’antenna spirituale ricevente abilitata ad entrare in sintonia con Loro; dobbiamo quindi sforzarci di elevarci noi al livello della dimensione di Luce in cui ora essi vivono ed ove sono posti al bando odio, risentimento, vendetta, egoismo, ambizioni e rivalità.

Perché Là, ce lo ripetono sempre con tanto entusiasmo e felicità, trionfa soltanto l’Amore assoluto.

 

 

Edda CattaniIL MOVIMENTO DELLA SPERANZA
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Il suono del mare

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IL SUONO DEL  MARE

(attraverso  l’ acquario di Cattolica)

Quest’anno il nostro albergo Centro Congressi é vicino all’Acquario di Cattolica!

Il mare è da sempre il principale protagonista all’Acquario di Cattolica e non poteva certo mancare un aspetto molto importante legato alla conoscenza del mondo marino attraverso “le case” di alcune specie marine. Molte persone sono attratte dalle forme e dai colori delle conchiglie, alcuni le collezionano, ma pochi conoscono l’aspetto degli esseri viventi che le “costruiscono” e che vivono al loro interno.

In fondo le conchiglie non sono altro che costruzioni di carbonato di calcio che proteggono alcune specie marine di invertebrati, diventando guscio al momento della difesa o sostegno alcune di loro. Hanno forme e colori diversissimi a seconda delle specie che li producono e dei mari in cui si trovano.

L’Acquario di Cattolica ha voluto rendere omaggio a queste speciali conchiglie dedicando loro una area  nel percorso “I suoni del mare”, realizzata in  collaborazione con la S.I.M. (Società Italiana di Malacologia),l’ Acquario Civico di Milano (il cui direttore, Dott. Mauro Mariani è anche Vice Presidente della S.I.M.) e con il prezioso supporto di 3 esperti e appassionati di questa scienza: Alberto Cecalupo, Angelo Baraggia e Gianpietro Gariani.

I tre ricercatori nel giro di pochi giorni hanno allestito nel percorso dedicato ai “Suoni, del Mare” (uno dei 4 percorsi dell’ Acquario, un’ interessante e curiosa area espositiva ricca di oltre 500 esemplari provenienti dai mari tropicali e dal Mediterraneo, dai piccolissimi esemplari di pochi cm. a una delle più curiose, considerata tra le più grandi del mondo, la Charonia tritonis del Madagascar che arriva a misurare circa 50 cm.

Tutta la nuova collezione esposta in teche con pannelli fotografici che ne descrivono la provenienza e l’origine è visitabile in orari compatibili e il parco è aperto fino a notte.

Arrivederci Cattolica!

 

 

 

Edda CattaniIl suono del mare
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Arrivederci Cattolica 2017

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ARRIVEDERCI CATTOLICA 2017!

Con l’invito per il prossimo 21 settembre

Vi riportiamo il sunto dei Convegni degli scorsi anni.

Convegno MOVIMENTO DELLA SPERANZA 2015 

Grazie a tutti!

 

Nella foto la Tavola Rotonda condotta da Enzo de Caro NON SIAMO SOLI.

La HERMES ha prenotato il
Centro Congressi Waldorf di Cattolica per l’ultimo week end di settembre 2016: questo è già un riscontro al successo che l’evento ha ottenuto.


Condivido uno dei tanti commenti positivi :

“DA CATTOLICA IN DIRETTA: Stamattina, il medico e psicologo Claudio Lalla di Roma, ci ha spiegato una tecnica personale, estrapolato da una metodologia sperimentale statunitense con cui si eseguiva una terapia ai reduci della guerra in Vietnam, per cui, con appropriate stimolazioni ai lobi cerebrali, si inducono visioni e comunicazioni con entità di trapassati. ..Gianfranco Cuccioli, rappresentante della Biblioteca -Fondazione Bolzano De Boni, ci ha parlato del Paranormale Archeologico della Albania di Glastonbury con le rivelazioni medianiche ottenute sin dai primi anni del 900…Adesso Umberto Di Grazia ci sta parlando di forme-pensiero e di come queste, come visibile dalle foto, siano fotografabili con tecniche speciali, e di sogni lucidi…”


“Sto tornando a casa e mi sento più ricca dentro dopo aver incontrato, ascoltato tanti genitori e ottimi 
relatori che probabilmente ci hanno aperto nuove strade nella consapevolezza della vita oltre la vita terrena. Prendo atto che bisogna lavorare molto su di noi per diventare migliori e vivere nella “benevolenza” (come ogni tanto diceva Edda Cattani), vivere come pellegrini del/nel mondo rispettando il creato e abbracciando ognuno il proprio dolore, di cui probabilmente avremmo fatto a meno, ma che ci ha resi più pensanti. GRAZIE a tutti.”

 

La grande lirica e medianità di Krisztina Nemeth

“Grazie Edda,il convegno è stata una grande occasione di condivisione ,di conoscenza e di approfondimento di legami…la strada è difficile,dolorosa,si prosegue per piccoli passi..ma c’è ;non si brancola nel buio,oppure se il buio c’è ,c’è anche la consapevolezza della speranza,della benevolenza,dei compagni-e di percorso e del nutrimento profondo che alcuni relatori ci hanno donato e della possibilita’ che sviluppando sensibilita’ e conoscenze,con la guida dell’Amore possiamo crescere anche in altre dimensioni piu’ vicine allo spirito..grazie a te che spezzi il pane e dai a noi esempio e insegnamenti in questa direzione. MT”

 

Con gli amici di sempre : Don Pasquale, Venera, Maria, Gianna… e la serata in concerto!!!

E con oggi, purtroppo, si conclude il bellissimo Convegno organizzato da Edda Cattani e Paola Giovetti. Grazie per tutto quello che ci avete dato. Grazie per la vostra sempre grande disponibilità. Grazie, perché come sempre succede ogni anno, ognuno di noi si porta a casa una piccola o grande Luce che le permetterà di continuare a cercare quello che sicuramente prima o poi troverà. Grazie col cuore e arrivederci a Cattolica l’anno prossimo. Vorrei anche ringraziare le segretarie che con la loro pazienza e gentilezza ci hanno dato tutte le informazioni che ci servivano in questi tre bellissimi giorni passati insieme. Un abbraccio a tutti voi. Un sereno e felice anno a tutti.

 …tutto si è concluso con l’intervento di Tina Zaccaria, amica, sorella e Madre Coraggio!!!

 

MIRACOLO A CATTOLICA:
Mi si può accusare di essere di parte, ma Daniele è anche opera mia e dell’amore che ho condiviso con Tina Zaccaria nella sua disperazione, dopo la dipartita di Dalia. Ed è proprio dalla vita del piccolo Daniele appena venuto alla luce, che continua l’appassionata testimonianza di una madre coraggio a conclusione del nostro convegno. Tina ha denunciato quanto avviene a livello politico e morale nella terra dei fuochi, dove i veleni immondi continuano a distruggere tante piccole creature. Tina è diventata un apostolo della speranza che queste madri portano avanti combattendo strenuamente contro la corruzione e la criminalità organizzata. L’anno prossimo speriamo che sia divulgato un libro la cui proposta è venuta dall’editore, Dottor Canonico, a questa testimone del coraggio contro ogni abominevole correlazione fra interessi e giustizia.

Edda CattaniArrivederci Cattolica 2017
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Al Convivio

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Al convivio

Quest’anno sono tornata, al Convivio dove si respira l’aria del  Prof. Liverziani, il mio amico e maestro. Ho rivisto Bettina, la fedele compagna di sempre e tutti gli amici. Invito ancora alla lettura di un suo libro fordamentale.

 

 

Cari amici e amiche del Convivio,

ho la chiara impressione che ben si avvicini, almeno per me, il momento di approdare alla meta che ho perseguita, insieme a voi, per una serie di anni di meditazioni e di studi. Desidero ringraziarvi per la cordialità con cui mi avete accolta condividendo il ricordo del fondatore della vostra Associazione. Vi auguro di continuare con lo stesso spirito di collaborazione e fraterno approfondimento di tanti interessanti argomenti. Dal Convivio venne la definizione:

I  nostri  Figli “Nuovi Angeli”

“RAGAZZI  DI  LUCE”

Sono troppi, sono tanti. Non chiedo ai governi la risposta. Trovo ridicola e meschina l’addebitare al caso, alla meccanizzazione, alla «volontà» di Dio, la dipartita di tante giovani esistenze. La grande verità del Corpo Mistico di Cristo ci apre orizzonti stupendi. Nulla dei nostri Cari va perduto e attraverso le nostre storie umane che si intersecano e si arricchiscono, in Cristo nessuno è solo a patire.

Così penso ad un Dio di Misericordia, circondato da uno stuolo di Anime partite innanzi tempo al nostro sguardo che si definiscono, Nuovi Angeli  che, insieme a noi, come Figli ricreati dall’amore, ci preparano un programma di riconciliazione nel passaggio di questo Millennio.

Non sono angioletti con le alucce, non figure eteree smaterializzate, ma splendide creature nella giovane esaltazione della loro bellezza. Essi ci chiamano, si fanno sentire, ci proteggono e  implorano per l’umanità derelitta il sentiero della pace per quella che sarà la dimensione della nostra vera e reale rinascita.

  Le testimonianze raccolte da Felice Masi:

http://www.ricercapsichica.it/sopravvivenza/ragazzidiluce.htm

Vincenzo Maizza: il pittore che sapeva della sua morte

Messaggi dal cielo : le piume di Marco

Le piume di Marco : seconda parte, altri fenomeni

Ringraziamo il Dr. Felice Masi che ancora partecipa alle riunioni del Convivio.

 

 

Edda CattaniAl Convivio
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R.Di Napoli a Cattolica 2013

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 Il 14 febbraio 2016, manncava il nostro caro AMICO, STUDIOSO SPERIMENTATORE di cui alleghiamo la preziosa relazione tenuta a Cattolica al Convegno del Movimento della Speranza 2013

 

TRANSCOMUNICAZIONE STRUMENTALE 

Un telefono Celeste per ritrovare il sorriso

 

(Riccardo Di Napoli)

 

E’ mia abitudine non portare via molto tempo con le parole, perché preferisco lasciare spazio all’ascolto delle “voci” metafoniche che anche quest’anno ho inserito nel filmato audio video che fra poco verrà proiettato.

E’ doveroso per me ringraziare l’organizzazione del convegno per avermi ancora invitato perché per me è sempre motivo di gioia offrire la mia testimonianza di ricercatore e sperimentatore e nonostante la partecipazione a vari convegni su e giù per l’Italia, L’emozione è sempre la stessa:

molto forte. Dirò subito che non sono qui per cercare di convincere gli scettici sulla realtà della continuità della vita perché non è questo il mio compito, semmai posso solo invitarli dopo avere ascoltato, a fare delle serie e profonde riflessioni e vi confido che tra i miei amici ci sono molti ex scettici…

Molti di voi sapranno cos’è la metafonia o psicofonia che dir si voglia ma per chi non lo sapesse vorrei spendere due parole. La metafonia è un ramo molto importante della Transcomunicazione strumentale (termine coniato dal professore di fisica Ernst Senkowski) ed è la parte che si riferisce alla ricezione e ascolto di voci “anomale” . Per chi non sapesse cosa sia la Transcomunicazione strumentale dirò che si tratta di comunicazioni sia audio detta metafonia , che video detta metavisione con i “diversamente vivi “e/o Altra Dimensione per mezzo di strumenti che ci vengono offerti dalla tecnologia : come la radio, il registratore, il telefono, il videoregistratore, la videocamera, la fotocamera, la televisione il computer ecc.ecc.

 

 Con Paolo Presi e il grande Marcello Bacci

TRACCE

COME FANNO A PARLARE SE NON HANNO PIU’ FISICITA’ ? Ha hanno necessità di attingere energia da qualsiasi fonte sonora. La nostra voce, una radio su fruscio, o sintonizzata su emittente estera, un battito di mani , lo stropiccio di un foglio di carta, lo scroscio dell’acqua , insomma qualsiasi rumore.

Come per tutte le cose, c’è chi è più predisposto per una cosa o per l’altra ed anche in metafonia accade per l’ascolto delle voci in oggetto . Quando ci troviamo di fronte a voci poco chiare , ci sono persone che odono meglio quelle ottenute con il metodo della registrazione dello strofinare delle dita sul microfono ad esempio ( risultano sussurrate) e chi invece sente meglio le voci ottenute con con la registrazione della voce dello speaker di una emittente (voce timbrica con una certa corposità) ed è una questione di orecchio e più precisamente della coclea o volgarmente chiamata chiocciola che in ognuno di noi è diversa come grandezza, infatti il diametro e la lunghezza di quest’ultima determina una migliore o peggiore ricezione di certe frequenze.

Naturalmente quando le voci sono chiare, questo discorso decade.

 

METODI : Nel silenzio quindi in assenza di rumore Essi avranno pochissima energia nulla a disposizione da manipolare e le voci , quando presenti, saranno brevi e afone.

Con la radio estera : Le voci sono timbriche e si possono rilevare due fenomeni :

1- Modulazione della voce dello speaker . Le frasi arrivano in lingua a noi comprensibile , intelligenti e di senso compiuto.

2- Riferimenti particolari rivolti a chi ha posto le domande ed a volte anche a chi non è presente in quel momento.

E’ raro, in caso di voce modulata dello speaker, riconoscere la timbrica della voce del nostro caro perché la timbrica resta , tranne casi rari, la stessa dello speaker ma sarà riconoscibile da ciò che viene detto: un modo di dire , un intercalare caratteristico del nostro caro trapassato. Spesso le voci sono al di sotto della voce dello speaker ( molto debole) o in casi più rari, al di sopra di essa ( più forte ). E’ sempre bene quando si registra, parlare molto lentamente ed a voce alta perché si può dare modo ad Essi di inserirsi nei vuoti ed in questi casi non è raro che si possa riconoscere anche la timbrica del nostro caro ( come se riuscissero a ricostruirla a “memoria”,

Mantengono le loro caratteristiche caratteriali. ( per un po’ di tempo(?)

Accentazione diversa e parole accelerate, coniano termini nuovi per necessità.

Con la registrazione del rumore sfregando ad esempio le dita sul microfono : Voci

solitamente sussurrate ma comprensibili quindi da scartare quelle “parole” che si prestano a più interpretazioni perché , sempre nel caso di parole non chiare o “tronche” l’effetto pareidolico è sempre in agguato .

Microfoniche ambientali : in momenti di silenzio , prima che si ponga la domanda o immediatamente dopo. Spesso si riesce a riconoscere la voce del nostro caro trapassato.

Nastro rovesciato. Con il computer è più facile.

Adoperare registratori muniti di contagiri : sarà più facile ritrovare i punti esatti .

Difficoltà a reperire registratori a cassetta e delle cassette stesse.

Le registrazioni su cassetta con il tempo si deteriorano oltre che subire il fenomeno della migrazione magnetica. ( spire del nastro avvolto su se stesso trasferiscono suoni e parole rendendo poi incomprensibile l’ascolto ) meglio abituarsi alla registrazione digitale.

 

Il computer offre ottime possibilità di registrazione ma occorre scaricare programma audio. Ad esempio AUDACITY è gratuito .

 

Detto questo, desidero spiegarvi che questo mio contributo – testimonianza è frutto di 26 anni di personali esperienze metafoniche che si traducono in oltre 4000 ore di registrazioni.

Lo scopo di questa mia testimonianza è quello di esaudire il desiderio primario dei nostri Cari trapassati che preferisco definire “ diversamente Vivi ” e cioè quello di farvi sapere che il Loro Spirito, continua a vivere in quella “Altra Dimensione del mondo Sprituale” da dove, è bene ricordare, noi tutti proveniamo e dove, dopo la nostra esperienza terrena, faremo ritorno. I nostri cari affetti, non più fisicamente fra noi, ci hanno soltanto preceduto. La cosa sorprendente è che non sono io a dirlo ma Essi stessi che è il caso di dire, ce lo dicono a gran “voce”, tramite i messaggi metafonici che Loro amano definire telefonate e che fra poco come vi ho già anticipato, ascolterete nel video- audio che ho preparato . Sono telefonate pregne d’amore e di insegnamento che possono farci cambiare il modo di vedere e di vivere la nostra vita in modo diverso perché danno emozioni capaci di trasformarci . Prendendo spunto dalla mia esperienza di ricercatore e sperimentatore posso affermare che tantissime persone orfane di affetti cari dapprima disperate, dopo avere ascoltato la voce dei propri cari diversamente vivi, hanno ritrovato la speranza, la fede ed il sorriso perché è maturata in essi la consapevolezza che li ritroveranno pronti ad accoglierli ed abbracciarli quando sarà il giusto momento.

Nella maggior parte dei casi chi si avvicina al mondo Spirituale lo fa perché è scosso da eventi dolorosi così come sta accadendo alla gran parte delle persone qui presenti, ed in considerazione del fatto che anche io ho sperimentato l’esperienza del dolore per la scomparsa di cari affetti, posso dirvi che per dirla in gergo metafonico, siamo sulla stessa lunghezza d’onda e parliamo la stessa lingua. Possiamo condividere il pesante fardello del dolore di ognuno e ci sembrerà forse meno pesante…..

Il dolore per la “perdita” di una persona cara. Ognuno di noi, sono certo, ne farebbe a meno ma è proprio il dolore, che molto spesso ci porta alla ribellione, alla rabbia che ci obbliga a porci delle domande. Un qualcosa si smuove dentro di noi. Ecco che allora inizia un percorso di evoluzione. Quella che noi a torto ritenevamo essere la fine si rivela l’inizio di un percorso nuovo.

Il dolore mi spinse 26 anni fa, dopo l’ennesimo lutto familiare, a buttarmi a capofitto nella ricerca dei miei affetti perché avevo bisogno di conferme, la fede che avevo probabilmente non era fede vera perché chi ha fede non ha bisogno di cercare, colui che ha fede crede senza vedere,sentire e toccare ma in tutta franchezza mi sono sempre chiesto : quante persone hanno il dono di questa fede cieca? Sicuramente non facevo parte di quella categoria di fedeli e non lo dico con arroganza ma senza vergogna. Dentro di me , nel più profondo del mio essere sentivo che l’essenza dei miei cari come il loro amore , i loro pensieri , le loro emozioni non potevano essersi dissolti nel nulla ma avevo allo stesso tempo necessità di conforto e conferme. In tempi precedenti, essendo appassionato da sempre dal trascendente , avevo letto qualcosa sulla psicofonia e questa tecnica che in linea di massima non richiede particolare medianità , decisi di approfondire l’argomento ed iniziai a sperimentare. Fui decisamente fortunato perché dopo solo 20 giorni iniziai a ricevere le prime voci . Non vi posso descrivere la gioia e l’emozione provata . Ricevetti tanto conforto che, senza presunzione, visti i risultati, decisi tempo dopo di mettermi a disposizione di chi necessitava di aiuto. Così fondai un mio Laboratorio che ho battezzato con il nome :

  

LABORATORIO DELLA SPERANZA con sede presso il mio domicilio e successivamente verso la fine degli anni ottanta, visti i risultati sempre piu’ incoraggianti, cosituii insieme ad un ex collega di sprimentazione e di lavoro, una sezione di Parapsicologia e di Metafonia presso il Cral della azienda di trasporto pubblico genovese presso la quale ho prestato servizio sino al luglio di tre anni fa. Successivamente ricostituii tale sezione che di fatto è divenuta un centro di Parapsicologia Umanistica e Metafonico chiamandolo “Oltre l’Orizzonte” , di cui ho l’onore ed il piacere ancora oggi, di esserne responsabile e coordinatore. E’ una sorta di pronto soccorso dell’Anima ed è per me motivo di orgoglio, dirvi che è l’unica sezione di un circolo ricreativo aziendale in tutta Italia, ad occuparsi di queste delicate tematiche.Naturalmente tutto ciò, sono convinto, non sarebbe potuto avvenire senza l’aiuto del TUTTO.

In tanti anni di sperimentazione ho potuto osservare che c’è stata una vera e propria escalation quantitativa e qualitativa . Ad esempio la lunghezza( durata) dei messaggi e la chiarezza delle voci. Il contenuto dei messaggi invece è solitamente direttamente proporzionale alla evoluzione della Entità comunicante.

Alla base di tutto comunque credo che sia necessaria la Loro volontà di comunicare e la nostra disponibilità ad ascoltare con amore, pazienza ed umiltà. I nostri sforzi alla fine vengono sempre premiati. Molti sono gli insegnamenti che si traggono dai messaggi delle Entità guida e non sono rare le tirate d’orecchie quindi non sempre si sente ciò che vogliamo sentire ma quello di cui abbiamo bisogno in quel momento. Non sono rare le loro battute ironiche a conferma del fatto che Essi vogliono vederci sorridere. Ed a proposito di questo vorrei dirvi : Se siete in lutto, non sentitevi in colpa se vi capita di farvi una risata magari per una battuta o una buffa situazione, non pensate di mancare di rispetto ai vostri cari perché non è così. Sono Essi stessi che desiderano vederci sorridere, non ci vogliono vedere disperati. Fra gli insegnamenti uno emerge in modo particolare e cioè l’invito a vivere in armonia con noi stessi e con il mondo che ci circonda e di curarci delle uniche cose che potremo portare con noi quando sarà il nostro momento e che non sono certamente i beni materiali.

 

A conclusione dirò che sì, le loro telefonate sono estremamente importanti perché ci confortano, ci danno speranza e ci restituiscono spesso il sorriso ma non bisogna assolutamente farne l’unica ragione di vita, non deve diventare una ossessione. Parallelamente alla sperimentazione, deve esserci un percorso nostro interiore di riflessione che ci avvicini passo dopo passo alla verità, perché un passo verso la verità è un passo verso il Tutto o Dio che dir si voglia . Loro stessi ci hanno detto che prima di incarnarci ci scegliamo la vita da vivere per cui permettetemi di fare questa ultima considerazione stimolata dai messaggi di insegnamento ricevuti : Noi tutti dovremmo sentire il dovere di lasciare questo nostro mondo un poco migliore di come lo abbiamo trovato e qualche volta potrebbe anche servire elargire qualche sorriso in più agli altri. Tutti noi siamo esseri spirituali che prima di incarnarci abbiamo sentito l’esigenza di fare una esperienza terrena scegliendo di interpretare un ruolo nella commedia della vita umana che si realizza in questo piccolo teatro terreno. L’invito delle Entità è quello di farlo nel migliore dei modi, di modo che all’ultimo atto, al calare sipario, si possa sperare di ricevere gli applausi dei nostri cari dal Cielo. Che il Tutto vi benedica .

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella serata di sabato 21 nell’hotel Monetti, Daniele Gulla’ ed io abbiamo incontrato numerosi partecipanti al convegno. Ho fatto una breve dimostrazione di sperimentazione metafonica mentre il bravissimo Daniele Gulla’ con le sue apparecchiature mi ha ripreso con la sua speciale fotocamera che rileva le vibrazioni … sono uscite delle immagini davvero interessanti .

Nella foto 1 “normale”, una visione della sala con me messo di profilo durante la registrazione .

Nella foto 2 si può notare a destra in visione multispettrale, delle vibrazioni che sono di un colore verdolino che nella foto 3 cambiano ed assumono un colore blu che indica uno stato alterato di coscienza ( stavo riascoltando la registrazione ed arrivavano le “voci” )Nella foto 4 si può notare un volto piu’ piccolo dentro il mio, una sorta di trasfigurzione. Nella foto 5 alla mia destra ( sinistra guardando l’immagine) si può osservare la “presenza” di una sagoma vibrazionale femminile ( non c’era nessuno in piedi accanto a me ). Nella foto 6 è la stessa della foto 5 ma con colorazione multispettrale diversa. Nella foto 7 si può notare che sulla mia spalla destra ( sinistra guardando l’immagine) c’è una testa che sembrerebbe quella di un bambino.

 

 

 

 

Edda CattaniR.Di Napoli a Cattolica 2013
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Krisztina Nemeth a Cattolica

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UN’ESPERIENZA UNICA A CATTOLICA!

 

 

Krisztina Nemeth è una cantante lirica medianica professionista ed insegnante, laureata all´Universitá di Musica ed Arti Rappresentative di Graz (Austria).
Ricercatrice del suono, della voce e della sperimentazione nel collegamento tra le energie visibili e invisibili.
Le testimonianze delle persone che sono state trattate da Krisztina sono estremamente positive: tutte raccontano di un cambiamento veloce delle loro esistenze e delle sensazioni di un nuovo senso di centratura, di pace, di gioia e di connessione ritrovata.
“Ho visualizzato una figura angelica che sollevava il volto di mia figlia, lo avvicinava a sé, come per darle un bacio. Il colore che dominava era il bianco. Sono ancora emozionata dall´esperienza di oggi e mi tremano ancora le mani e l´organismo tutto sta ancora vibrando.”
“ Un salto-silenzio-mente vuota-mi sono trovato come in Paradiso, dove l´ascolto era totale dove l´estasi é…Poi ero Uno con te, senza separazione.” “Ti scrivo un grazie profondo. Sei un dono per tutti noi, la sensazione che mi ha attraversato non ha parole umane. Grazie” “ Il mio orecchio sinistro ha percepito una piacevole vibrazione che ha inondato fluidamente tutta la mia profonditá. Grazie “ “Quando hai cantato per me é stata un emozione fortissima mi sono sentita avvolta in un fascio di luce e i miei occhi vibravano come cerchi nell´acqua. La sensazione che ho provato é stata di liberazione e sicurezza nello stesso tempo. Grazie del tuo dono.” “Sensazione provata, come se fosse un angelo vicino a te che canta con una dolce voce. Doppia vibrazione.” “Una vibrazione che si espande per tutto il corpo.”

Kris

Edda CattaniKrisztina Nemeth a Cattolica
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Il perdono (scritto medianico)

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Da UMBERTO DI GRAZIA

 

 

 

che terrà un seminario a Cattolica:

 

Perdono, dai Presunti Scritti di Ernesto Balducci e dal nostro sito..!
Il perdono non è amore, ma sottile orgoglio, perché esso significa che resto pur sempre
io la persona importante, sono io che sto perdonando. Non è perdonando che si ama,
ma comprendendo e motivando il comportamento di colui che ha offeso.

Se si desidera comprendere qualcuno, non lo si condanna, non lo si biasima, ma lo siosserva, lo si studia e , soprattutto, lo si ama, nutrendo per lui intenso interesse.

Per esempio, se intendo conoscere a fondo un bambino, dovrò amarlo e mai
condannarlo: dovrò giocare con lui, osservarne i movimenti, le idiosincrasie, il modo di comportarsi e così via.

Ma, se lo biasimerò per la sua condotta, non riuscirò affatto a comprenderlo e ad aiutarlo a crescere interiormente, a migliorarsi.
Se vorrò capire chicchessia, dovrò essere calmo, mettere da parte le mie suggestioni, i
miei pregiudizi e guardarlo faccia a faccia: soltanto quando la mente si sarà liberata dai propri condizionamenti, comprenderò. Non vi è amore, quando non vi è
considerazione, rispetto per l’altro, sia esso amico o nemico.


 

Edda CattaniIl perdono (scritto medianico)
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