Convegni Seminari: Relazioni

Riccardo Di Napoli e la TCS

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Dopo la diretta con Paolo Presi, grande esperto sulle  voci registrate, rinnovo l’omaggio a un grande sperimentatore.

 Il 14 febbraio 2016, manncava il nostro caro AMICO, STUDIOSO SPERIMENTATORE di cui alleghiamo la preziosa relazione tenuta a Cattolica al Convegno del Movimento della Speranza 2013

 

TRANSCOMUNICAZIONE STRUMENTALE 

Un telefono Celeste per ritrovare il sorriso

 

(Riccardo Di Napoli)

 

E’ mia abitudine non portare via molto tempo con le parole, perché preferisco lasciare spazio all’ascolto delle “voci” metafoniche che anche quest’anno ho inserito nel filmato audio video che fra poco verrà proiettato.

E’ doveroso per me ringraziare l’organizzazione del convegno per avermi ancora invitato perché per me è sempre motivo di gioia offrire la mia testimonianza di ricercatore e sperimentatore e nonostante la partecipazione a vari convegni su e giù per l’Italia, L’emozione è sempre la stessa:

molto forte. Dirò subito che non sono qui per cercare di convincere gli scettici sulla realtà della continuità della vita perché non è questo il mio compito, semmai posso solo invitarli dopo avere ascoltato, a fare delle serie e profonde riflessioni e vi confido che tra i miei amici ci sono molti ex scettici…

Molti di voi sapranno cos’è la metafonia o psicofonia che dir si voglia ma per chi non lo sapesse vorrei spendere due parole. La metafonia è un ramo molto importante della Transcomunicazione strumentale (termine coniato dal professore di fisica Ernst Senkowski) ed è la parte che si riferisce alla ricezione e ascolto di voci “anomale” . Per chi non sapesse cosa sia la Transcomunicazione strumentale dirò che si tratta di comunicazioni sia audio detta metafonia , che video detta metavisione con i “diversamente vivi “e/o Altra Dimensione per mezzo di strumenti che ci vengono offerti dalla tecnologia : come la radio, il registratore, il telefono, il videoregistratore, la videocamera, la fotocamera, la televisione il computer ecc.ecc.

 

 Con Paolo Presi e il grande Marcello Bacci

TRACCE

COME FANNO A PARLARE SE NON HANNO PIU’ FISICITA’ ? Ha hanno necessità di attingere energia da qualsiasi fonte sonora. La nostra voce, una radio su fruscio, o sintonizzata su emittente estera, un battito di mani , lo stropiccio di un foglio di carta, lo scroscio dell’acqua , insomma qualsiasi rumore.

Come per tutte le cose, c’è chi è più predisposto per una cosa o per l’altra ed anche in metafonia accade per l’ascolto delle voci in oggetto . Quando ci troviamo di fronte a voci poco chiare , ci sono persone che odono meglio quelle ottenute con il metodo della registrazione dello strofinare delle dita sul microfono ad esempio ( risultano sussurrate) e chi invece sente meglio le voci ottenute con con la registrazione della voce dello speaker di una emittente (voce timbrica con una certa corposità) ed è una questione di orecchio e più precisamente della coclea o volgarmente chiamata chiocciola che in ognuno di noi è diversa come grandezza, infatti il diametro e la lunghezza di quest’ultima determina una migliore o peggiore ricezione di certe frequenze.

Naturalmente quando le voci sono chiare, questo discorso decade.

 

METODI : Nel silenzio quindi in assenza di rumore Essi avranno pochissima energia nulla a disposizione da manipolare e le voci , quando presenti, saranno brevi e afone.

Con la radio estera : Le voci sono timbriche e si possono rilevare due fenomeni :

1- Modulazione della voce dello speaker . Le frasi arrivano in lingua a noi comprensibile , intelligenti e di senso compiuto.

2- Riferimenti particolari rivolti a chi ha posto le domande ed a volte anche a chi non è presente in quel momento.

E’ raro, in caso di voce modulata dello speaker, riconoscere la timbrica della voce del nostro caro perché la timbrica resta , tranne casi rari, la stessa dello speaker ma sarà riconoscibile da ciò che viene detto: un modo di dire , un intercalare caratteristico del nostro caro trapassato. Spesso le voci sono al di sotto della voce dello speaker ( molto debole) o in casi più rari, al di sopra di essa ( più forte ). E’ sempre bene quando si registra, parlare molto lentamente ed a voce alta perché si può dare modo ad Essi di inserirsi nei vuoti ed in questi casi non è raro che si possa riconoscere anche la timbrica del nostro caro ( come se riuscissero a ricostruirla a “memoria”,

Mantengono le loro caratteristiche caratteriali. ( per un po’ di tempo(?)

Accentazione diversa e parole accelerate, coniano termini nuovi per necessità.

Con la registrazione del rumore sfregando ad esempio le dita sul microfono : Voci

solitamente sussurrate ma comprensibili quindi da scartare quelle “parole” che si prestano a più interpretazioni perché , sempre nel caso di parole non chiare o “tronche” l’effetto pareidolico è sempre in agguato .

Microfoniche ambientali : in momenti di silenzio , prima che si ponga la domanda o immediatamente dopo. Spesso si riesce a riconoscere la voce del nostro caro trapassato.

Nastro rovesciato. Con il computer è più facile.

Adoperare registratori muniti di contagiri : sarà più facile ritrovare i punti esatti .

Difficoltà a reperire registratori a cassetta e delle cassette stesse.

Le registrazioni su cassetta con il tempo si deteriorano oltre che subire il fenomeno della migrazione magnetica. ( spire del nastro avvolto su se stesso trasferiscono suoni e parole rendendo poi incomprensibile l’ascolto ) meglio abituarsi alla registrazione digitale.

 

Il computer offre ottime possibilità di registrazione ma occorre scaricare programma audio. Ad esempio AUDACITY è gratuito .

 

Detto questo, desidero spiegarvi che questo mio contributo – testimonianza è frutto di 26 anni di personali esperienze metafoniche che si traducono in oltre 4000 ore di registrazioni.

Lo scopo di questa mia testimonianza è quello di esaudire il desiderio primario dei nostri Cari trapassati che preferisco definire “ diversamente Vivi ” e cioè quello di farvi sapere che il Loro Spirito, continua a vivere in quella “Altra Dimensione del mondo Sprituale” da dove, è bene ricordare, noi tutti proveniamo e dove, dopo la nostra esperienza terrena, faremo ritorno. I nostri cari affetti, non più fisicamente fra noi, ci hanno soltanto preceduto. La cosa sorprendente è che non sono io a dirlo ma Essi stessi che è il caso di dire, ce lo dicono a gran “voce”, tramite i messaggi metafonici che Loro amano definire telefonate e che fra poco come vi ho già anticipato, ascolterete nel video- audio che ho preparato . Sono telefonate pregne d’amore e di insegnamento che possono farci cambiare il modo di vedere e di vivere la nostra vita in modo diverso perché danno emozioni capaci di trasformarci . Prendendo spunto dalla mia esperienza di ricercatore e sperimentatore posso affermare che tantissime persone orfane di affetti cari dapprima disperate, dopo avere ascoltato la voce dei propri cari diversamente vivi, hanno ritrovato la speranza, la fede ed il sorriso perché è maturata in essi la consapevolezza che li ritroveranno pronti ad accoglierli ed abbracciarli quando sarà il giusto momento.

Nella maggior parte dei casi chi si avvicina al mondo Spirituale lo fa perché è scosso da eventi dolorosi così come sta accadendo alla gran parte delle persone qui presenti, ed in considerazione del fatto che anche io ho sperimentato l’esperienza del dolore per la scomparsa di cari affetti, posso dirvi che per dirla in gergo metafonico, siamo sulla stessa lunghezza d’onda e parliamo la stessa lingua. Possiamo condividere il pesante fardello del dolore di ognuno e ci sembrerà forse meno pesante…..

Il dolore per la “perdita” di una persona cara. Ognuno di noi, sono certo, ne farebbe a meno ma è proprio il dolore, che molto spesso ci porta alla ribellione, alla rabbia che ci obbliga a porci delle domande. Un qualcosa si smuove dentro di noi. Ecco che allora inizia un percorso di evoluzione. Quella che noi a torto ritenevamo essere la fine si rivela l’inizio di un percorso nuovo.

Il dolore mi spinse 26 anni fa, dopo l’ennesimo lutto familiare, a buttarmi a capofitto nella ricerca dei miei affetti perché avevo bisogno di conferme, la fede che avevo probabilmente non era fede vera perché chi ha fede non ha bisogno di cercare, colui che ha fede crede senza vedere,sentire e toccare ma in tutta franchezza mi sono sempre chiesto : quante persone hanno il dono di questa fede cieca? Sicuramente non facevo parte di quella categoria di fedeli e non lo dico con arroganza ma senza vergogna. Dentro di me , nel più profondo del mio essere sentivo che l’essenza dei miei cari come il loro amore , i loro pensieri , le loro emozioni non potevano essersi dissolti nel nulla ma avevo allo stesso tempo necessità di conforto e conferme. In tempi precedenti, essendo appassionato da sempre dal trascendente , avevo letto qualcosa sulla psicofonia e questa tecnica che in linea di massima non richiede particolare medianità , decisi di approfondire l’argomento ed iniziai a sperimentare. Fui decisamente fortunato perché dopo solo 20 giorni iniziai a ricevere le prime voci . Non vi posso descrivere la gioia e l’emozione provata . Ricevetti tanto conforto che, senza presunzione, visti i risultati, decisi tempo dopo di mettermi a disposizione di chi necessitava di aiuto. Così fondai un mio Laboratorio che ho battezzato con il nome :

  

LABORATORIO DELLA SPERANZA con sede presso il mio domicilio e successivamente verso la fine degli anni ottanta, visti i risultati sempre piu’ incoraggianti, cosituii insieme ad un ex collega di sprimentazione e di lavoro, una sezione di Parapsicologia e di Metafonia presso il Cral della azienda di trasporto pubblico genovese presso la quale ho prestato servizio sino al luglio di tre anni fa. Successivamente ricostituii tale sezione che di fatto è divenuta un centro di Parapsicologia Umanistica e Metafonico chiamandolo “Oltre l’Orizzonte” , di cui ho l’onore ed il piacere ancora oggi, di esserne responsabile e coordinatore. E’ una sorta di pronto soccorso dell’Anima ed è per me motivo di orgoglio, dirvi che è l’unica sezione di un circolo ricreativo aziendale in tutta Italia, ad occuparsi di queste delicate tematiche.Naturalmente tutto ciò, sono convinto, non sarebbe potuto avvenire senza l’aiuto del TUTTO.

In tanti anni di sperimentazione ho potuto osservare che c’è stata una vera e propria escalation quantitativa e qualitativa . Ad esempio la lunghezza( durata) dei messaggi e la chiarezza delle voci. Il contenuto dei messaggi invece è solitamente direttamente proporzionale alla evoluzione della Entità comunicante.

Alla base di tutto comunque credo che sia necessaria la Loro volontà di comunicare e la nostra disponibilità ad ascoltare con amore, pazienza ed umiltà. I nostri sforzi alla fine vengono sempre premiati. Molti sono gli insegnamenti che si traggono dai messaggi delle Entità guida e non sono rare le tirate d’orecchie quindi non sempre si sente ciò che vogliamo sentire ma quello di cui abbiamo bisogno in quel momento. Non sono rare le loro battute ironiche a conferma del fatto che Essi vogliono vederci sorridere. Ed a proposito di questo vorrei dirvi : Se siete in lutto, non sentitevi in colpa se vi capita di farvi una risata magari per una battuta o una buffa situazione, non pensate di mancare di rispetto ai vostri cari perché non è così. Sono Essi stessi che desiderano vederci sorridere, non ci vogliono vedere disperati. Fra gli insegnamenti uno emerge in modo particolare e cioè l’invito a vivere in armonia con noi stessi e con il mondo che ci circonda e di curarci delle uniche cose che potremo portare con noi quando sarà il nostro momento e che non sono certamente i beni materiali.

 

A conclusione dirò che sì, le loro telefonate sono estremamente importanti perché ci confortano, ci danno speranza e ci restituiscono spesso il sorriso ma non bisogna assolutamente farne l’unica ragione di vita, non deve diventare una ossessione. Parallelamente alla sperimentazione, deve esserci un percorso nostro interiore di riflessione che ci avvicini passo dopo passo alla verità, perché un passo verso la verità è un passo verso il Tutto o Dio che dir si voglia . Loro stessi ci hanno detto che prima di incarnarci ci scegliamo la vita da vivere per cui permettetemi di fare questa ultima considerazione stimolata dai messaggi di insegnamento ricevuti : Noi tutti dovremmo sentire il dovere di lasciare questo nostro mondo un poco migliore di come lo abbiamo trovato e qualche volta potrebbe anche servire elargire qualche sorriso in più agli altri. Tutti noi siamo esseri spirituali che prima di incarnarci abbiamo sentito l’esigenza di fare una esperienza terrena scegliendo di interpretare un ruolo nella commedia della vita umana che si realizza in questo piccolo teatro terreno. L’invito delle Entità è quello di farlo nel migliore dei modi, di modo che all’ultimo atto, al calare sipario, si possa sperare di ricevere gli applausi dei nostri cari dal Cielo. Che il Tutto vi benedica .

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella serata di sabato 21 nell’hotel Monetti, Daniele Gulla’ ed io abbiamo incontrato numerosi partecipanti al convegno. Ho fatto una breve dimostrazione di sperimentazione metafonica mentre il bravissimo Daniele Gulla’ con le sue apparecchiature mi ha ripreso con la sua speciale fotocamera che rileva le vibrazioni … sono uscite delle immagini davvero interessanti .

Nella foto 1 “normale”, una visione della sala con me messo di profilo durante la registrazione .

Nella foto 2 si può notare a destra in visione multispettrale, delle vibrazioni che sono di un colore verdolino che nella foto 3 cambiano ed assumono un colore blu che indica uno stato alterato di coscienza ( stavo riascoltando la registrazione ed arrivavano le “voci” )Nella foto 4 si può notare un volto piu’ piccolo dentro il mio, una sorta di trasfigurzione. Nella foto 5 alla mia destra ( sinistra guardando l’immagine) si può osservare la “presenza” di una sagoma vibrazionale femminile ( non c’era nessuno in piedi accanto a me ). Nella foto 6 è la stessa della foto 5 ma con colorazione multispettrale diversa. Nella foto 7 si può notare che sulla mia spalla destra ( sinistra guardando l’immagine) c’è una testa che sembrerebbe quella di un bambino.

 

 

 

 

Edda CattaniRiccardo Di Napoli e la TCS
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L’ultima beatitudine

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L’ultima beatitudine

un avvenimento da ricordare…

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Un avvenimento in cui siamo stati coinvolti e un libro da non dimenticare!

Frate Alberto Maggi offre parole ricche di serenità e speranza, lontanissime da quell’inesauribile repertorio di frasi fatte che non solo non consolano, ma gettano nel più profondo sconforto quanti sono nel lutto e nel pianto, anche quando vengono da uomini di fede. Grazie a queste pagine è possibile comprendere e accogliere l’aspetto naturale della morte, per renderla davvero una sorella come poeticamente suggeriva san Francesco, una compagna di viaggio nell’esistenza dell’individuo. In questa prospettiva viene scacciato tutto ciò che può deprimere o rattristare, permettendoci così di vibrare in un crescente, pieno accordo con quella grande sinfonia che è la vita.
( da Il libraio.it)
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Edda CattaniL’ultima beatitudine
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ARRIVEDERCI CATTOLICA 2024

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Ed ecco le immagini più significative che hanno fatto del nostro evento una manifestazione straordinaria!

Siamo tornati alle nostre case con bei ricordi e tanta speranza!
Grazie a tutti!
La HERMES ha prenotato il Centro Congressi Waldorf per l’ultimo week end di settembre 2022 e questo è già un riscontro al successo che l’evento ha ottenuto.
Condivido uno dei tanti commenti positivi :
“Sto tornando a casa e mi sento più ricca dentro dopo aver incontrato, ascoltato tanti genitori e ottimi relatori che probabilmente ci hanno aperto nuove strade nella consapevolezza della vita oltre la vita terrena. Prendo atto che bisogna lavorare molto su di noi per diventare migliori e vivere nella “benevolenza” (come ogni tanto diceva Edda Cattani), vivere come pellegrini del/nel mondo rispettando il creato e abbracciando ognuno il proprio dolore, di cui probabilmente avremmo fatto a meno, ma che ci ha resi più pensanti. GRAZIE a tutti.”

 

 

Edda CattaniARRIVEDERCI CATTOLICA 2024
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Il suono del mare

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IL SUONO DEL  MARE

( L’ acquario di Cattolica)

Ogni anno raggiungiamo il nostro albergo Centro Congressi che é vicino all’Acquario di Cattolica!

Il mare è da sempre il principale protagonista all’Acquario di Cattolica e non poteva certo mancare un aspetto molto importante legato alla conoscenza del mondo marino attraverso “le case” di alcune specie marine. Molte persone sono attratte dalle forme e dai colori delle conchiglie, alcuni le collezionano, ma pochi conoscono l’aspetto degli esseri viventi che le “costruiscono” e che vivono al loro interno.

In fondo le conchiglie non sono altro che costruzioni di carbonato di calcio che proteggono alcune specie marine di invertebrati, diventando guscio al momento della difesa o sostegno alcune di loro. Hanno forme e colori diversissimi a seconda delle specie che li producono e dei mari in cui si trovano.

L’Acquario di Cattolica ha voluto rendere omaggio a queste speciali conchiglie dedicando loro una area  nel percorso “I suoni del mare”, realizzata in  collaborazione con la S.I.M. (Società Italiana di Malacologia),l’ Acquario Civico di Milano (il cui direttore, Dott. Mauro Mariani è anche Vice Presidente della S.I.M.) e con il prezioso supporto di 3 esperti e appassionati di questa scienza: Alberto Cecalupo, Angelo Baraggia e Gianpietro Gariani.

I tre ricercatori nel giro di pochi giorni hanno allestito nel percorso dedicato ai “Suoni, del Mare” (uno dei 4 percorsi dell’ Acquario, un’ interessante e curiosa area espositiva ricca di oltre 500 esemplari provenienti dai mari tropicali e dal Mediterraneo, dai piccolissimi esemplari di pochi cm. a una delle più curiose, considerata tra le più grandi del mondo, la Charonia tritonis del Madagascar che arriva a misurare circa 50 cm.

Tutta la nuova collezione esposta in teche con pannelli fotografici che ne descrivono la provenienza e l’origine è visitabile in orari compatibili e il parco è aperto fino a notte.

Ben arrivati a Cattolica!

 

 

 

Edda CattaniIl suono del mare
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Un Guerriero di Luce

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PER NON DIMENTICARE

UN GUERRIERO DI LUCE NELL’INFERNO DELL’11 SETTEMBRE

 

WELLES REMY CROWTHER

Nyack 17 Maggio 1977 –  New York 11 Settembre 2001

 

           

 

 

Questa che sto per raccontarvi è la storia di un guerriero di luce, nell’inferno dell’11 settembre 2001. Welles Crowther, mio nipote, un giovane di 24 anni, vittima e martire, come tanti, nella tragedia delle Due Torri di New York.

 

Ma è anche la risposta, che lo spirito dell’umanità vuole dare, grazie ad esseri speciali come Welles, alla domanda impressa, a chiare lettere, nel capolavoro di Gaugain: “Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo?

 

Nella vita di ogni giorno Welles era un bravo figliolo, rispettoso dei genitori, Alison e Jefferson e delle due sorelline, Honor e Paige. Era un ragazzo molto riflessivo ma adorava gli scherzi e le battute intelligenti. Curiosissimo di tutto, viaggiava per conoscere le tradizioni dei vari popoli. Quando venne da me, in Toscana, si innamorò talmente della cultura etrusca, che ne sapeva più lui di un etruscologo.Si divertiva un mondo a visitare i paesini dove d’estate si poteva mangiare e brindare per le strade, assieme ai contadini, per la festa della mietitura. Era molto goloso della buona cucina e soprattutto, della pasta fatta in casa con il ragù alla toscana, come mi ha insegnato la mia nonna Concetta!

 

Welles era un bravissimo studente e si laureò con il massimo dei voti e con lode in Economia, all’Università di Boston in Massachussetts. Lì si distinse anche per il suo  talento sportivo. Era un vero fuoriclasse, un leader innato in ogni sport! Per lui competere voleva dire soltanto mettersi alla prova e perdere non era un fallimento ma una possibilità per imparare ed essere migliore. Divenne campione nazionale di Lacrosse e di Hockey sul ghiaccio, portando sulla maglietta sempre lo stesso numero: Il numero 19, il suo  portafortuna!

 

Dopo la laurea seguì il consiglio del padre che era un banchiere e andò a lavorare, come Equity Trader, a Wall Street, per la compagnia O’Neill, al 104mo piano della seconda torre. Era molto bravo in quel lavoro ma l’atmosfera di Wall Street,  improntata al solo profitto, da un nugolo di giovani rampanti tesi a sbranarsi l’un contro l’altro come hot-dogs, in nome del “dio dollaro”, era in totale conflitto con il suo credo e con i suoi valori. Pochi mesi prima della tragedia, espresse il desiderio di lasciare quel lavoro per entrare ufficialmente, come Vigile del Fuoco, nel Corpo delle Guardie Forestali di NY. La sua applicazione fu trovata dai genitori, dopo la sua morte, nel suo appartamentino di  Manhattan.

 

All’Università di Boston è abitudine che gli studenti prima di essere ammessi, scrivano un saggio su se stessi e sulle loro aspirazioni. Nella sua richiesta di ammissione, Welles parlò con entusiasmo dell’esperienza di volontariato che stava facendo, come vigile del fuoco, a Nyack, sua città natale. 

 

Anche in questo aveva seguito l’esempio del padre, che pur facendo ogni giorno il pendolare per il suo lavoro tra New York City e Nyack, era anche un membro dei Vigili del Fuoco e spesso era svegliato in piena notte per correre a spengere gli incendi. Welles, affascinato da tanta dedizione, all’età di 16 anni diventò il più giovane volontario vigile del fuoco, affrontando un severissismo e rigorosissimo training.

 

Altro esempio di coraggio e altruismo lo diede a Welles il suo nonno, Bosley Crowther, il più famoso critico del cinema del New York Times, temuto e conosciuto da tutti come “l’incorruttibile e il grande uomo”. Fu lui a far conoscere il nostro neoralismo in tutto il mondo, dando l’Oscar a De Sica per La Ciociara ed esaltando film come “Ladri di Biciclette”, “Paisà”, “Miracolo a Milano” etc.. Bastava una sua critica perchè un film fosse un successo o un fallimento. Bosley Crowther avrebbe potuto essere l’uomo più ricco di Hollywood ma nessuno poteva comprarlo:non erano questi i suoi valori..tutt’altro!Quando nel 1950 il Senatore McCarthy lanciò la sua odiosa caccia alle streghe rovinando gli artisti, gli intellettuali e gli spiriti liberi d’America..la voce del grande Bosley Crowther si levò, alta e solitaria, a denunciare quei misfatti, a rischio della sua vita e della sua carriera. 

 

Welles concluse il suo saggio all’Università scrivendo che, se un giorno  fosse stato chiamato a donare la sua vita per gli altri, l’avrebbe fatto senza esitazione e con tutto se stesso. Sembrava la sparata di un giovane visionario, ma quando per lui arrivò il momento di mettersi alla prova, dimostrò che la sua profezia altro non era che la ferma volontà di un essere umano dal cuore d’oro. La vita e la morte di Welles ci dimostrano che gli angeli camminano tra noi, ogni giorno, ma non ce ne accorgiamo, fino al momento in cui, qualche tragico evento, li costringe a rivelarsi con atti di eroismo. Il momento di Welles arrivò l’11 Settembre, un giorno come gli altri, trasformato, in un istante, in un diabolico inferno che avrebbe lacerato per sempre la coscienza dell’umanità intera.

 

 

 

 

 

La breve vita di Welles è piena di aneddoti che rivelano la sua simpatia  e generosità. Un ragazzo che giocava nel suo team di hockey sul ghiaccio, stava per essere espulso dal coach per la sua incapacità a fare goal. Welles allora, che era il campione del Team, prese il ragazzo da parte e gli disse:” stammi vicino, apriti al momento del goal, così io ti passerò la palla e tu farai il punto. E così avvenne…Il coach chiese scusa al ragazzo e lo riammise nella squadra di hockey.

 

Fin da piccolo, Welles portava sempre con sè qualche monetina o qualche dollaro spicciolo, per poterli dare ai senza tetto che incontrava per le strade di N. Y. Mentre la gente li insultava e li accusava di appestare e rendere invivibile la città, Welles, che aveva profonda compassione per la sofferenza di questi poveracci, li difendeva e cercava di aiutarli come meglio poteva.

 

Da quando lavorava a Wall Street, Welles aveva preso un appartamentino a Manhattan ma andava dai suoi genitori ogni weekend. L’ultima visita fu prima dell’11 Settembre. Alison, sua madre, aveva notato che per la prima volta suo figlio non era il ragazzo allegro e giocherellone di sempre ma che era invece distante, pensieroso, molto assorto. Prima che tornasse a NY, la mamma gli chiese se andava tutto bene o se ci fosse qualcosa che lo turbava.”Oh no, no mamma” rispose Welles,”Io sto benissimo, ma è che sento che devo fare parte di qualcosa che è più grande di me…e io non so che cosa sia.” Qualsiasi cosa Welles abbia percepito non lo rallegrò, ma non lo rattristò nemmeno. Quella sera, comprese qual’era il suo destino: essere al servizio degli altri, con tutta la sua anima, la sua fede e con umiltà. Quando quel momento arrivò, Welles avrebbe potuto fuggire, come tanti, invece scelse di tornare indietro, più e più volte, portando in salvo tante persone, finchè la seconda torre gli crollò addosso.

 

Quale evidenza potrebbe essere più chiara dell’esistenza dello spirito che ci chiama, ci guida e ci informa?

 

La mattina dell’11 Settembre, puntuale come sempre, Welles era alla sua scrivania al 104mo piano della seconda torre. La prima terrificante notizia l’ebbe dall’altoparlante interno che informava che un aereo si era abbattuto sulla prima torre.  Nessuno sapeva che un altro aereo stava già volando, minaccioso, contro di loro. Tutti quelli che lavoravano nella seconda torre, erano stati invitati a rimanere fermi ai loro posti per essere più sicuri!!!

 

 

 

Dal suo ufficio Welles cercò di intravedere cos’era accaduto e decise di correre subito ad aiutare i vigili del fuoco. Prese di corsa le scale dal 104mo piano perchè gli ascensori erano troppo lenti. Telefonò a casa dal suo cellulare ma nessuno rispose e allora lasciò il messaggio:

“Mamma, papà, non preoccupatevi, qui è successa una terribile disgrazia ma io sto bene, state tranquilli. Ci vediamo stasera!Vi voglio tanto bene!”Sarebbe stato l’ultimo messaggio registrato con la sua voce.

 

Welles raggiunse la Sky Lobby, al 78mo piano, per prendere gli ascensori più veloci, quando il volo N.175, della United Airlines, si schiantò contro la seconda torre, con un’esplosione che in un attimo distrusse tutto, vomitando ferro, fuoco e fiamme ovunque.

L’inferno, con tutto il suo orrore, era diventato realtà.

 

In pochi istanti la tragedia delle 2 Torri fu al centro delle principali notizie internazionali. La Seconda Torre, dov’era Welles, fu la prima a crollare. Gli occhi del mondo intero rimasero sconvolti dall’orrore. Le famiglie delle persone che lavoravano nelle due torri potevano solo pregare, in attesa di conoscere la sorte dei lori cari. Qualcuno riuscì a scappare, altri furono visti, in immagini di terrore, gettarsi nel vuoto dai piani più alti, nel vano tentativo di sfuggire a quell’inferno.

 

Durante le ore e i giorni che seguirono si sarebbe conosciuta la loro sorte. Per molti, le notizie furono di sollievo e per altr strazianti, come per la famiglia e per gli amici di Welles che continuavano ad andare di ospedale in ospedale sperando, contro ogni speranza, di trovarlo tra i feriti o tra coloro che avevano perso la memoria. Purtroppo non fu così.

 

Con il passare dei giorni diventava sempre più certezza il fatto che Welles se ne era andato per sempre. Fu terribile per i genitori e le sorelline dover abbandonare ogni speranza ed entrare in un mondo di indicibile angoscia e sofferenza.. ma non permisero che questa tragedia li distruggesse e decisero, tutti insieme, che una luce doveva nascere dal buio più profondo creando, così,  il Welles Crowther Memorial Fund, per aiutare i giovani con borse di studio e programmi sportivi.

 

Il corpo di Welles non era più stato ritrovato e l’unica cosa in possesso dei genitori era una pesante croce, fatta con il metallo fuso delle due torri, donata loro dai vigili del fuoco in memoria del figlio. Quella croce fu donata a me, da mia cognata Alison, quando il corpo di Welles venne ritrovato, 6 mesi dopo, alla base della seconda torre, sprofondata centinaia di metri sottoterra.

 

 

Welles era l’unico corpo di un civile tra le vittime dei vigili del fuoco ed il suo corpo, miracolosamente intatto, fu ritrovato a Marzo, in un giorno davvero speciale: il 19 Marzo!

Finalmente i genitori poterono dare sepoltura al loro figliolo e un po’ di pace ai loro cuori!

 

Si suppose, allora, che Welles era riuscito a raggiungere la base della seconda Torre per portare il suo aiuto ai Vigili del Fuoco! Ma il 25 maggio successivo, il New York Times pubblicava un lungo articolo di due pagine, molto dettagliato, con notizie ancora sconosciute e rivelate da quelli che sopravvissero alla tragedia.

 

Il padre di Welles preferì non leggere l’articolo..sarebbe stato troppo doloroso per lui rivivere quei momenti, ma Alison, la mamma, lo lesse e fu colpita da un racconto di un gruppo di sopravvissuti della Seconda Torre che si trovavano al 78mo piano, proprio mentre l’aereo si abbatteva sull’edificio.

Una signora cinese, Lyn Young, che ho conosciuto e che continua a farsi trapianti di pelle, raccontò di essere stata avvolta completamente dal fuoco e di aver perso i sensi e qualsiasi orientamento, soffocata dal fumo e dalle fiamme. Quando all’improvviso, ripresasi un po’,vide apparire da tutto quel fumo, un “misterioso giovane con un estintore in mano e con il volto coperto da una bandana rossa”.

 

Fin da ragazzino Welles portava sempre una bandana rossa  emulando il padre, il suo eroe, che ne portava una blu.”Nel taschino della giacca”diceva suo padre”si deve portare un fazzolettino bianco per bellezza e la bandana, nella tasca dietro i pantaloni, per proteggersi dal fumo, oppure”, scherzava il padre,”per soffiarsi il naso”.

I sopravvissuti riferirono che il giovane con la bandana rossa aveva preso in mano la situazione con una incredibile, straordinaria abilità ed enorme esperienza.

 

 Al leggere queste parole, la mamma di Welles alzò gli occhi sul marito e gli disse:”Jeff, abbiamo trovato il nostro Welles!”. La bandana rossa, il training da vigile del fuoco, chi altri poteva essere se non il loro figliolo? Grazie al New York Times, Alison potè contattare le persone salvate dal “misterioso uomo con la bandana rossa”. Mostrò le foto del figlio e tutti confermarono che era proprio lui, il giovane eroe al quale dovevano la loro vita! Finalmente si  potevano mettere insieme gli ultimi istanti vissuti dal nostro Welles!

 

 

 

Welles era riuscito, quindi, a trovare un passaggio tra le fiamme fino allo Sky Lobby, dove si trovavano ormai tanti morti e molti in fin di vita, carbonizzati, mutilati e agonizzanti nel terrore. Trovò un estintore, riuscì a spengere un po’ delle  fiamme e cominciò a chiamare a gran voce i sopravvissuti, “Ho trovato le scale” urlava il giovane con la bandana rossa,”Seguitemi e aiutate chi non lo può fare. Io conosco la via…seguitemi!” Una donna paralizzata dal terrore non risciva a muoversi e Welles se la caricò sulle spalle guidando il folto gruppo al di là del denso fumo, acre e soffocante, fino al corridoio che portava alle scale. Al 61mo piano il  fumo si fece più rarefatto e Welles, affidando loro la persona ch aveva sulle spalle, potè mandare il suo gruppo, da solo, verso l’uscita e la salvezza.  Lui, invece, doveva assolutamente tornare indietro e risalire i 17 piani fino allo Sky Lobby per aiutare tutti gli altri, rimasti intrappolati dal fumo e dal fuoco.

 

Dopo aver portato in salvo anche il secondo gruppo, Welles tornò su per una terza volta e vide che molti ormai stavano agonizzando, imprigionati com’erano dalle lamiere, dal fuoco e dai detriti. Si precipitò allora fino al piano terra, dai  suoi vigili del fuoco, per prendere le “tenaglie della vita” lo strumento che si usa quando la gente resta intrappolata dalle lamiere negli incidenti di macchina ma, prima che potesse ritornare al 78mo piano, la seconda torre gli crollò addosso, implodendo su stessa in 8 secondi e mezzo!

 

E’ chiaro che Welles avrebbe avuto tutte le possibilità per salvarsi ma, se lo avesse fatto, non sarebbe stato fedele a se stesso! Fino a che c’erano persone da aiutare, Welles non pensò un istante alla sua vita. Una giornalista scrisse:”A volte bisogna attraversare l’inferno per trovare un Angelo”ed un’altra: “Non basterebbero 100 vite per arrivare alla compassione umana di Welles Crowther”.

 

Welles vive e cammina con noi ogni giorno, ci protegge, ci dà sempre una mano e con il suo numero 19, continua ad apparire in momenti di grande significato.

Suo padre che, paralizzato dal dolore, per due anni non era più riuscito a parlare, si è tatuato il N.19 sul cuore. Jeff è un vero credente ma molto scettico sul fatto che uno spirito possa continuare a vivere o a mettersi in contatto con noi. Adesso, invece, è convinto!

 

Poco tempo fa, in un meeting all’ultimo piano di un grattacielo di New York, colpito da una gigantografia delle Due Torri che un dirigente aveva dietro la scrivania, Jeff gli chiese il motivo di quella foto. L’uomo rispose che era stata scattata dal suocero morto in quella tragedia e chiese poi a Jeff, se conoscesse anche lui qualche vittima.

Jeff gli raccontò la drammatica storia di suo figlio e, finita la riunione, lasciò l’ufficio per prendere l’ascensore. Era da solo e spinse il bottone per il piano terra ma, inaspettatamente, l’ascensore si femò al 19mo piano! Jeff attese che qualcuno entrasse ma niente..sbirciò allora sul pianerottolo, a destra..a sinistra, ma non c’era nessuno. Rientrato nell’ascensore, le porte si richiusero dolcemente fino all’uscita. Welles, dopo tanti anni, aveva trovato il momento ed il modo giusto per mettersi in contatto con suo padre e fargli sentire la sua presenza e il suo amore.

 

Ecco, è questa, la risposta alla nostra domanda:”Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo, come ci evolviamo”?

 

C’è tanto da imparare da una storia come questa di Welles. Fin dall’alba dei tempi, anche i primitivi intuirono che nella razza umana coesistono due nature, una buona ed una cattiva, in perenne conflitto l’una contro l’altra: l’eterna battaglia tra il Bene e il Male. Ci sono gli avidi, i meschini e poi ci sono gli Angeli, come Welles, che vivono per essere al servizio degli altri, perchè è giusto farlo, perchè in questo gesto vive una forza straordinaria, un accumulatore di energia e di potere che può e deve essere offerto allo spirito umano per la sua evoluzione.

 

In poco tempo l’umanità, dalla parola, è arrivata a costruire grandi città, a raggiungere il fondo degli oceani, a camminare sulla luna, ad esplorare galassie. Ora è il tempo di fare un grande passo in avanti a livello spirituale, fino a quando gli esseri umani capiranno che è un dovere aiutarsi l’un l’altro e che è l’unico modo per costruire un mondo senza fame, senza guerre, nè armi letali.

 

 Il futuro dell’umanità dipende da persone di buona volontà come Welles, i cui semi sbocceranno alla rivoluzione dello spirito umano. La speranza per la specie umana dipende da questo. E’ questa la lezione ed è questa l’eredità che Welles Crowther ci ha lasciato.

I genitori ed i nonni gli hanno indicato i sentieri per scalare le montagne, Welles, da solo, ha conquistato la cima.

Sulla lapide, ad Albany, in memoria dei Vigili del Fuoco che hanno dato la vita in servizio, primeggia il nome del Vigile del Fuoco di New York, l’eroe e martire: Welles Crowther!

 

La sua richiesta, per diventare Vigile del Fuoco,  è stata ufficialmente accettata!

 

Carla Romanelli Crowther 

Cattolica, 21 Settembre 2013 – Convegno Internazionale della Speranza

Edda CattaniUn Guerriero di Luce
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Il coraggio di credere

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La nostra ricerca infinita

“Sono io mamma quell’angelo…”

Il coraggio di credere

(estratto Convegno A.C.S.S.S. Padova 2014)


Questo titolo può portare a diverse interpretazioni. Per quanto mi riguarda il “credere” è vivere e  “credere” è anche comunicare, spezzare il pane della condivisione. Questa affermazione  non ha la pretesa di proporre quale sia la linea di vita praticabile e nemmeno che la proposta sia di per sé una vita di “valore”.

 L’espressione in sé non dice nulla sul significato della vita che si vuole rappresentare, né, tanto meno, descrive un indice della positività di tale significato.

 Da qualsiasi stato essa provenga non può condurre in maniera logica, consequenziale, al “valore” di un vissuto cui si fa riferimento. 

Per comprendere in maniera sufficientemente adeguata il “valore” di un’esperienza, occorre che il ricevente del messaggio si lasci coinvolgere in ciò che gli offre l’emittente, assumendone i valori. Il che dipende unicamente dalla predisposizione interiore del ricevente, che può essere più o meno favorita dalla forza attrattiva del messaggio e dello stesso emittente… in questo caso io stessa, con la mia storia e la mia condizione.

 

Narra un’antica storia orientale che a un uomo, da anni alla

ricerca del segreto della vita, fu detto che un pozzo possedeva la

risposta a cui egli così ardentemente aspirava.  Trovato il pozzo,

l’uomo pose la domanda e dalla profondità… giunse la risposta: “Vai

al crocicchio del villaggio: là troverai ciò che cerchi”.

Pieno di speranza, l’uomo obbedì, ma al luogo indicato trovò

soltanto tre botteghe: una bottega vendeva fili metallici, un’altra

legno e la terza pezzi di metallo. Nulla e nessuno in quei paraggi

sembrava avere a che fare con la rivelazione del segreto della

vita.

 

Credendo di essere stato ingannato l’uomo continuò le sue

peregrinazioni finché una notte sentì, in lontananza, suonare un

“sitar”. La musica era meravigliosa e l’uomo, affascinato, si

diresse verso il luogo dove era il suonatore e ne vide le mani che

suonavano abilmente uno strumento fatto di fili metallici, pezzi di

metallo e di legno.

 

L’indicazione datagli dal pozzo gli parve chiara: tutti abbiamo gli

elementi necessari per comporre la meravigliosa musica della nostra

vita, ma ogni elemento, ogni evento, ogni circostanza a sé stante é

vuota se viene separata dagli altri elementi.

 

Una melodia è qualcosa di completo perché composta da tante note,

in armonia tra loro. Così la psiche umana, composta di vari

elementi come impulsi, desideri, emozioni, intuizioni e via

dicendo, se non disposti in maniera organica, non possono creare

quella sinergia (nel senso di azione simultanea e coordinata) che é

necessaria per saper vivere.

 

Ecco allora il significato e la figura di sfondo del titolo:  una parola o  un’immagine portano in seno un aspetto di mille altre parole o  immagini. Il nostro linguaggio è una cascata: genera  di volta in volta  evocazioni e collegamenti. Beato chi li scopre e li vive.

 Ognuno comprenda bene dove mira il discorso: a rendere un po’ più manifesto, prima di illustrare il contenuto, a che cosa si riduca la capacità di instaurare mutui richiami fra quelle che ho chiamato «parole, immagini», ma che meglio dovrei definire  «simboli». Sono questi, i grandi unificatori del creato.

Pensavo a queste o a simili cose, il momento in cui mi sono raccolta per elaborare alcune idee circa il  modo di soffermarsi SUL VIVERE E SAPER VIVERE… e sul senso della VITA E SULLA MORTE /.

 Mi sono detta: può intuire e capire meglio IL SENSO DELLA VITA e sull’impulso religioso che essa promana, solo chi è disposto mentalmente a creare contatti tra una parola e l’altra, a instaurare  richiami  fra immagini, a uscire dal suo pragmatismo.

 E’ evidente che su una cosa siamo d’accordo tutti ed è che non

tutti siamo d’accordo, cioè tutti non condividiamo le stesse scelte. Ma

le opinioni diverse sono il risultato di quello che ciascuno di noi

è e vuole essere, cioè ciò che vuole per sé.

Da questa “volontà” di scegliere, siamo arrivati alla parola

chiave: libertà di vivere.

Tutte le religioni ci parlano della divinità, di una qualche divinità, in una maniera o nell’altra. Ma il superamento della morte fisica e il pensare ad una vita eterna per noi, ci può venire solo da un vero Dio, da un Dio nel senso pieno e assoluto, il quale non si limiti a creare un universo per poi lasciarlo a sé, ma veramente vi si incarni.

La vita eterna è molto, molto di più della sopravvivenza.

Profonda vocazione dell’uomo è di conseguire ogni bene, ogni perfezione, ogni pienezza di essere e felicità senza fine. È perseguire la creatività stessa del supremo Artista dell’universo.

 

Solo le visioni delle sfere superiori, quelle che sono state date come dono a rari uomini nella storia, vengono a noi per indicarci che la morte, ogni morte ha un suo significato e non avviene invano. E’ una causa determinante un effetto che non si limita al solo dolore, ma che reca qualcosa di più profondo.

 “CORAGGIO DI CREDERE”, nel mio caso, significa raccogliere

l’eredità di mio figlio, quanto ne è stato dei suoi ideali, delle

sue attese, delle speranze non concluse e farla nostra, perché se

la morte è portatrice di un effetto, essa non può essere solo

sottrazione o “nulla”, intendo il “nulla” nel quale stemperare,

come in un crogiolo, il nostro desiderio di vendetta o il nostro

nichilismo.

Il tempo è un dono che la vita ci fa. Lo è anche quando sembra non esserlo, quando stanchi affrontiamo il domani. Ed ogni anno che passa, ogni compleanno, è una tappa importante, un traguardo, una sorte di resa dei conti. Più gli anni passano e più i conti sballano anche se non ci rendiamo conto della fortuna che abbiamo.

A questa chiamata possiamo non rispondere, possiamo lasciar perdere e piangerci addosso fino alla fine dei nostri giorni terreni, ma se risponderemo dobbiamo farlo con coraggio, con dedizione totale e piena fiducia che saremo ripagati al centuplo.

 

L’uomo d’oggi, impregnato di materialismo ha perduto la capacità di

rapportarsi alla dimensione divina. Nella società del rumore ha

dimenticato i percorsi, non si è preso cura di ascoltare il

richiamo della coscienza e, nel momento dell’ostacolo ha fatto come

colui che, da alpinista alle prime armi, rimane nel crepaccio,

senza darsi da fare ed attende i soccorsi che forse non giungeranno

in tempo.

 

“Cammina” ci dice Gesù “Arrotola la corda intorno ai tuoi fianchi e

guardando su, in alto, dove splende il sole limpido delle alte

vette, risali in cordata. Non occuparti del sangue che via via ti

scarnificherà le mani e i piedi. Guarda avanti, figliolo, e se con

te, vi saranno altri compagni di cordata, aiutali e non dimenticare

che io sono al tuo fianco.”


 

Edda CattaniIl coraggio di credere
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A fine estate Cattolica

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E si ritorna a Cattolica, come ogni anno!

 

Il programma di Cattolica

 

 

Ecco, cari amici, che avete vissuto storie simili alla mia e voi che da anni fate parte  del Movimento della Speranza, vi presento il nostro programma del Convegno di Cattolica.  Lo trovate in alto, nella pagina CONVEGNI, nella HOME di questo sito. Approntarlo é stato un lavoro lungo e impegnativo in cui l’amica Paola Giovetti ha avuto un ruolo prezioso. Ora il guardare all’alternarsi di tanti relatori e presenze può far pensare ad un grande involucro in cui resterà poco spazio per gli interventi individuali e per le richieste dei singoli. Chi giunge a Cattolica, infatti, è desideroso non solo di apprendere i contenuti delle discipline che ci affascinano, ma di dare risposta agli innumerevoli “perché “ sull’esistenza e sulla morte. Cattolica è spesso meta di disperati, distrutti da un lutto recente, annebbiati da una visione della vita e di un Dio che sembra volerci togliere le persone a noi più care. Questi sentimenti li abbiamo provati tutti, ma se col tempo il dolore non è scomparso, molti di noi hanno accettato un disegno imperscrutabile a cui daremo risposta solo quando saremo liberi dai lacci che avvolgono la nostra materialità terrena.  Il senso della sofferenza non può essere spiegato, ma solo “trovato” cioè vissuto dall’interno ed un aspetto importante della condizione umana è proprio quello di ritrovarsi con altri che hanno vissuto la nostra stessa esperienza per cominciare a pensare, non solo emotivamente.

Movimento della Speranza: comunione e comunicazione.

 

Sperare vuol dire attendere il momento che , opportunamente, arriverà per ciascuno di noi. Sarà un segno di modeste dimensioni, che altri non noteranno, ma che per noi sarà denso di quel contenuto noto a noi soli e che ci abbaglierà come Paolo sulla strada di Damasco. Prepariamoci a questo evento, durante l’estate, e arriviamo a Cattolica non come gente che soffre di una malattia inguaribile, ma con lo spirito che si ritrova nella “Salvifici doloris” di Giovanni Paolo II° del 1984. Arriviamo per volere essere riscattati, con la spiritualità di chi non vuole vivere un  dolore alienante, ma nella prospettiva della salvezza e della risurrezione. Ricordiamo anche che la “comunicazione” con i nostri Cari esige “rispetto” verso coloro che potranno avvicinarci ad essa e verso i fratelli che , come noi, attendono una stilla di acqua benefica. Pensiamo ai nostri amati Figli che non conoscono più invidie, prevaricazioni, miserie e meschinità e chiediamo a loro stessi di venire a noi illuminandoci della loro Luce, abbracciandoci dell’aura benefica che li avvolge, facendosi riconoscere per la loro vicinanza.  Chiediamolo… e attendiamo … con carità e rispetto … per tutti.

 

 

           “Venite a me voi che siete affaticati e stanchi…”

 

Il senso della sofferenza va “trovato” e capito “dall’interno. Cristo ha fatto questo: egli che avrebbe potuto predicare, narrare il dolore e la morte, ha “raccontato” la sua stessa vita. Prima di lui dolore e morte erano segno di un limite, di imperfezione e bagaglio umano creaturale. Con Lui abbiamo la certezza di essere compresi nella nostra angoscia, nello smarrimento, nello sconforto e nella tristezza. Lui le ha provate tutte, come noi, come un qualsiasi uomo, come una qualsiasi madre: l’abbandono, l’incomprensione, la derisione, la nudità. Noi madri, scarnificate, derelitte, offese, abbruttite potremo tornare a vivere e a sorridere perché la vicinanza “dell’uomo dei dolori” ci aiuterà a rivedere tutta la nostra vita, a comprendere la sofferenza degli altri, a dare la giusta importanza alla relatività delle cose. In questa condizione potremo avvicinarci a Cattolica con maggiore serenità e, siatene certi, saremo ascoltati. L’atteggiamento di chi spera è autenticità che richiama un dono ineffabile divino: quello della “provvidenza” che diviene carisma, luce e conforto.

Edda CattaniA fine estate Cattolica
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CONVEGNO CATTOLICA 2021

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VI ASPETTIAMO A CATTOLICA 2021

Cari amici, abbiamo deciso di realizzare il tradizionale convegno di Cattolica
perché crediamo in questo progetto e perché riteniamo che ritrovarsi
dopo un così lungo periodo di isolamento e potersi occupare
di nuovo attivamente dei temi che ci interessano possa essere
benefico per tutti.
Ci sono però delle limitazioni: per le attuali regole di distanziamento,
la sala congressi potrà accogliere non più di 120 persone.
Chiediamo quindi agli interessati di iscriversi tempestivamente per
non correre il rischio di non trovare posto.
Abbiamo preparato un convegno particolarmente ricco e intenso,
e il numero più limitato di presenze consentirà una più ampia
occasione di confronto con i relatori e tra convegnisti.
Aiutateci a rendere questo evento un simbolo eloquente di coraggio
e ripresa.
Comitato Promotore
Dr. edda Cattani: Presidente mdS
Dr. Gianni Canonico: Direttore Hermes edizioni
Dr. Paola Giovetti: Coordinamento
Edda CattaniCONVEGNO CATTOLICA 2021
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Mentre il tempo passa

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Mentre il tempo passa …

Sono tornata da più di un mese da Cattolica e non ho ancora rimosso tanti volti, quadri familiari, messaggi, promesse, sensazioni… Chiedo perdono a tutti coloro a cui non sono stata abbastanza vicino, ma in  quei giorni, in quell’ambiente, non è tanto la fatica fisica di dover coordinare ospiti e relatori, no, no… questo è nelle mani di Dio… è piuttosto riuscire a contenere la sofferenza che ti senti precipitare addosso. E’ un rivivere la vita di ognuno, è toccare con mano la parte più delicata dell’emozione e sapere che non puoi fare gran che, ma che ti trovi, non per volontà tua, legata da un comune filo d’argento che ti trattiene e ti dà luce indicandoti la via da seguire.

Meravigliosa la realtà di Cattolica pervasa di soprannaturale. Ho pensato alle “guerriere”, madri dei primi tempi, come Laura, sempre indomita e radiosa, le “apostole” come Franca che è tornata a confortare e a recare aiuto e le “fedelissime” che da quando è nato il Movimento della Speranza occupano il loro posto. Quanti nomi si dovrebbero fare, primo fra tutti Mario che non ha potuto essere presente per problemi di salute, a cui facciamo i nostri migliori auguri. Eppure sono passati più di cinque lustri e giovani mamme sono subentrate a quelle di una volta. Noi, della vecchia guardia facciamo parte delle foto un po’ ingiallite e quando ci sentiamo, anche al telefono, ci si racconta storie tutte uguali fatte di nuove sofferenze, di notizie a volte belle di nuovi nati. Ma abbiamo anche saputo trasmettere, nel tempo e segnare bei percorsi di speranza e di autentica collaborazione cristiana: pensiamo alle iniziative di Carla Castagnini, all’associazione Butterfly con le grandi opere di Claudio Maneri, alla  “Lega del Filo d’Oro” da sempre di Dino Marabini… ma quanti, quanti … nelle loro piccole e grandi associazioni hanno saputo formare autentici cenacoli e in nome dei Loro Cari hanno unito la Speranza alla condivisione delle opere di misericordia e d’amore.

Il tempo è passato e i nostri “Ragazzi” della prima cordata, quelli di cui sono stati scritti i primi libri e raccontate le prime storie, hanno tenuto fede alla promessa di presenza e d’aiuto, ma anche alle premonizioni fatte. Ricordo, a questo proposito, qualcosa che è accaduto, fra le tante, alla nostra famiglia. Era il giorno in cui ad Andrea, ufficiale dell’esercito italiano, veniva dedicata una sala riunioni che lui stesso aveva costruito ed abbellito con soffitto a cassettoni in legno, con la squadra dei suoi allievi. Vennero scattate numerose fotografie soprattutto nel momento in cui fu appeso il suo ritratto con la targa sottostante. Noi, papà e mamma eravamo davanti ad esso. Con sorpresa, quando guardammo le foto, davanti al suo volto comparve un’ immagine di un grande vecchio dal volto stanco e ad un tempo sacro, da incutere rispetto. “Chi poteva essere?” ci chiedemmo. Non era nessuno che rappresentasse la nostra famiglia, non portava gli occhiali eppure aveva una qualche somiglianza con  mio marito… che so io… un nonno… un vate… una guida…. Poi tutto fu riposto e non ci pensammo più.

Proprio in occasione di Cattolica, vedendo alcune mamme di anni fa e ripensando a tanti amici che se ne sono andati, sono tornata a rivedere le vecchie foto e mi è tornata fra le mani quella della caserma con l’inaugurazione della sala. Un battito del cuore mi ha pervaso mentre riconoscevo il volto del papà di Andrea com’era divenuto, povero sposo mio, colpito da un male che gli ha tolto il bene più prezioso, quello della sua splendida intelligenza, e lo ha portato ad una senilità devastante che lo ha logorato giorno dopo giorno. Ora il suo Golgota è concluso e lo penso sereno vicino ad Andrea. Per questo ho pensato a quella premonizione e a come lo vedeva fin d’allora il mio diletto Figlio che preannunciava cosa sarebbe avvenuto del suo adorato papà.

Il tempo è passato veloce… quanto ne è passato! Andrea aveva detto nei suoi primi messaggi: “Lo vedi Mamma come il tempo passa?” ed era un anniversario di compleanno. Ora i compleanni non si contano più e le candeline rimangono per festeggiare i piccoli bimbi. Allora si andava per congressi e poi se ne organizzava, qui ad Abano uno all’anno; tanto abbiamo studiato assieme e tanto abbiamo imparato. Giù nel suo studio, vi sono bobine con kilometri di registrazioni che mi faceva ascoltare al ritorno dal lavoro. Nella sua grande umiltà e riservatezza, non ha messo in mostra quell’immensa quantità di esperienza vissuta che, con pazienza certosina, ha maturato negli anni. Lui con Andrea aveva un colloquio privato particolarissimo, fatto di appuntamenti e di riscontri tangibili e si dicevano cose che anch’io non ho potuto condividere. Nel muto silenzio di entrambi sono celate tante verità che io potrò conoscere solo un giorno quando tutti saremo uniti in paradiso.

A Cattolica ho visto tanti papà con le mamme ed è stato detto che i papà soffrono in silenzio e di loro non si parla abbastanza. Forse questo è vero; infatti sono sempre le madri quelle che hanno il coraggio di farsi avanti e di chiedere… gli uomini sono timidi e silenziosi, ma si macerano nel dolore e, a volte, finiscono per cedere.

Cari Papà, vi abbraccio tutti, come vi ho sentito vicini a Cattolica, Voi siete tutti come il, Papà del mio Andrea, i pilastri della famiglia; sorreggete le madri, fate loro da spalla…. Sapeste come siamo sole senza di voi…. Non ce la faremmo. E’ quello che ci chiedono i nostri figli: “Fate tutto insieme, vogliatevi bene!”

Riempiamo i nostri silenzi con la partecipazione al dolore di tanti genitori che i figli, fisicamente li hanno ancora, ma che, in questi giorni non vivono bene. Di chi sono figli quelli che combinano disastri per le strade, negli stadi, nelle piazze, nelle manifestazioni?

Penso a mio figlio che apparteneva alle forze dell’ordine e amava la giustizia e i valori di patria e di rispetto della persona: sono più in pace io o le madri che non sanno dove sono i loro figlioli?
La mancanza di un sano equilibrio affettivo porta ad una serie di conseguenze negative che possono dar luogo al disordine fisico e morale, all’aggressività, al marasma, alla morte. Pensiamo ai bambini depressi negli orfanatrofi, a quelli che passano da un genitore all’altro, a quelli violentati, abbandonati, costretti all’accattonaggio.

Intanto il tempo passa mentre per le strade altri ragazzi si aggiungono a quelli di una volta che tirano a calci un barattolo vuoto, mentre le  stagioni archiviano i calendari, mentre fiori e farfalle colorano il mondo. L’ho visto in questi giorni, di visite ai cimiteri: fiori e fioretti, pupazzi e candeline, gingilli e campanelle… poi il silenzio e ognuno è tornato a casa, chi a piangere il proprio dolore, chi a tenere stretto a sé un’immagine che non può morire.

 


 

Edda CattaniMentre il tempo passa
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Arrivederci Cattolica 2017

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ARRIVEDERCI CATTOLICA 2017!

Con l’invito per il prossimo 21 settembre

Vi riportiamo il sunto dei Convegni degli scorsi anni.

Convegno MOVIMENTO DELLA SPERANZA 2015 

Grazie a tutti!

 

Nella foto la Tavola Rotonda condotta da Enzo de Caro NON SIAMO SOLI.

La HERMES ha prenotato il
Centro Congressi Waldorf di Cattolica per l’ultimo week end di settembre 2016: questo è già un riscontro al successo che l’evento ha ottenuto.


Condivido uno dei tanti commenti positivi :

“DA CATTOLICA IN DIRETTA: Stamattina, il medico e psicologo Claudio Lalla di Roma, ci ha spiegato una tecnica personale, estrapolato da una metodologia sperimentale statunitense con cui si eseguiva una terapia ai reduci della guerra in Vietnam, per cui, con appropriate stimolazioni ai lobi cerebrali, si inducono visioni e comunicazioni con entità di trapassati. ..Gianfranco Cuccioli, rappresentante della Biblioteca -Fondazione Bolzano De Boni, ci ha parlato del Paranormale Archeologico della Albania di Glastonbury con le rivelazioni medianiche ottenute sin dai primi anni del 900…Adesso Umberto Di Grazia ci sta parlando di forme-pensiero e di come queste, come visibile dalle foto, siano fotografabili con tecniche speciali, e di sogni lucidi…”


“Sto tornando a casa e mi sento più ricca dentro dopo aver incontrato, ascoltato tanti genitori e ottimi 
relatori che probabilmente ci hanno aperto nuove strade nella consapevolezza della vita oltre la vita terrena. Prendo atto che bisogna lavorare molto su di noi per diventare migliori e vivere nella “benevolenza” (come ogni tanto diceva Edda Cattani), vivere come pellegrini del/nel mondo rispettando il creato e abbracciando ognuno il proprio dolore, di cui probabilmente avremmo fatto a meno, ma che ci ha resi più pensanti. GRAZIE a tutti.”

 

La grande lirica e medianità di Krisztina Nemeth

“Grazie Edda,il convegno è stata una grande occasione di condivisione ,di conoscenza e di approfondimento di legami…la strada è difficile,dolorosa,si prosegue per piccoli passi..ma c’è ;non si brancola nel buio,oppure se il buio c’è ,c’è anche la consapevolezza della speranza,della benevolenza,dei compagni-e di percorso e del nutrimento profondo che alcuni relatori ci hanno donato e della possibilita’ che sviluppando sensibilita’ e conoscenze,con la guida dell’Amore possiamo crescere anche in altre dimensioni piu’ vicine allo spirito..grazie a te che spezzi il pane e dai a noi esempio e insegnamenti in questa direzione. MT”

 

Con gli amici di sempre : Don Pasquale, Venera, Maria, Gianna… e la serata in concerto!!!

E con oggi, purtroppo, si conclude il bellissimo Convegno organizzato da Edda Cattani e Paola Giovetti. Grazie per tutto quello che ci avete dato. Grazie per la vostra sempre grande disponibilità. Grazie, perché come sempre succede ogni anno, ognuno di noi si porta a casa una piccola o grande Luce che le permetterà di continuare a cercare quello che sicuramente prima o poi troverà. Grazie col cuore e arrivederci a Cattolica l’anno prossimo. Vorrei anche ringraziare le segretarie che con la loro pazienza e gentilezza ci hanno dato tutte le informazioni che ci servivano in questi tre bellissimi giorni passati insieme. Un abbraccio a tutti voi. Un sereno e felice anno a tutti.

 …tutto si è concluso con l’intervento di Tina Zaccaria, amica, sorella e Madre Coraggio!!!

 

MIRACOLO A CATTOLICA:
Mi si può accusare di essere di parte, ma Daniele è anche opera mia e dell’amore che ho condiviso con Tina Zaccaria nella sua disperazione, dopo la dipartita di Dalia. Ed è proprio dalla vita del piccolo Daniele appena venuto alla luce, che continua l’appassionata testimonianza di una madre coraggio a conclusione del nostro convegno. Tina ha denunciato quanto avviene a livello politico e morale nella terra dei fuochi, dove i veleni immondi continuano a distruggere tante piccole creature. Tina è diventata un apostolo della speranza che queste madri portano avanti combattendo strenuamente contro la corruzione e la criminalità organizzata. L’anno prossimo speriamo che sia divulgato un libro la cui proposta è venuta dall’editore, Dottor Canonico, a questa testimone del coraggio contro ogni abominevole correlazione fra interessi e giustizia.

Edda CattaniArrivederci Cattolica 2017
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