Edda Cattani

Occhi dei Magi

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“…e il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi ..” .. ecco il progetto di sapienza di Dio: l’amore si fa carne .. siamo seme di Dio, della stessa specie di Dio .. perché “ogni seme genera secondo la sua specie” .. così l’infinito viene nei nostri confini di carne .. e li fa diventare un perimetro divino .. come il fuoco che si riduce alla scintilla .. e la Vita stessa di Dio è in noi .. questo è ‘il potere di diventare figli di Dio’ .. figli dell’Amore .. (fra Benito)

magi

Occhi dei Magi

(Matteo 2,1-12)
Epifania del Signore

Non lo capisci subito ma l’inquietudine che ti muovono dentro è inequivocabile. Ti guardano con quegli occhi innocenti e sicuri, occhi che hanno visto troppo mondo per farsi intimorire da un re. Hanno addosso il profumo delle notti passate ad osservare nuovi cieli e tentare nuove strade e ipotizzare nuove rotte, hanno addosso la timidezza dei saggi e la sicurezza di chi ha resistito ai pericoli del viaggio pur di dare seguito a un Sogno. Hanno viaggiato, e hanno accumulato vita in quel viaggio e questo basta a regalare alle loro parole una pienezza che fa paura. A te che ascolti e che non sai cosa vuol dire lasciare tutto senza sapere, a te che non sai cosa vuol dire credere ancora al futuro, a te che non sai cosa significhi mettere a repentaglio la vita o assaporare il terrore di infilare tutto il futuro in una sacca e di rischiare, in un colpo solo, di perdere tutto, a te, tutta questa vita inizia a far male. Sono lame quegli sguardi. Non lo capisci subito ma l’inquietudine che ti lasciano quegli occhi orientali non te la toglierai più di dosso, te la sognerai anche di notte. Gli occhi dei Magi. E non ti sentirai più al sicuro nel tuo Palazzo. Non lo capisci subito, lo capisci solo dopo, che quel mondo da cui ti sei difeso, che hai tenuto lontano, che hai dipinto come ostile ora ti è entrato dentro. Solo dopo capisci che la visita dei Magi è la vita che sfonda le pareti della Città Santa, è la vita che entra nella Scrittura, è la fede che diventa domanda totale, semplice e definitiva: “Dove è colui che è nato, il re dei Giudei?”. Solo dopo capisci che non puoi dire di aver fede se i tuoi occhi non diventano come quelli dei Magi.

“Dove è?”, chiedono. Erode ha paura perché è troppo intelligente, capisce che quella è l’unica domanda a cui non vuole dare risposta. Erode lo sa che le Scritture dicono il vero, e ne ha conferma dopo aver interrogato i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo. Sa benissimo tutto, solo spera fino alla fine che la Scrittura non diventi realtà. Erode è la persona che conosce la Scrittura, che ne comprende le pieghe più sottili ma che spera con tutto il cuore che la Scrittura rimanga altro dalla vita. Erode non è molto lontano dal nostro modo di credere. Sappiamo cosa dice la Bibbia, sappiamo che il Vangelo è parola vera ma speriamo sempre che la realtà non si lasci travolgere da tanta divina follia. L’evangelista, raccogliendo e ridisegnando racconti anticotestamentari, paragonerà Erode al Faraone, stessa strage di bambini innocenti, perché? Per il patetico tragico tentativo di preservare la vita dalla Scrittura, per cercare di impedire alla storia di lasciarsi fecondare dalla profezia.

I magi che ti guardano negli occhi e che dicono di una scelta, di un viaggio, di un cambiamento radicale fanno paura non per quello che dicono ma per quello che sono: loro sono vite travolte dalla profezia. Loro sono esempi concreti della Parola che si fa carne. Sono incarnazione di un sogno, sono la fede che smette di essere astratta, sono la vita che cambia orizzonte, sono la prova che la Scrittura non è solo vera ma può diventare reale. E il re, paradossalmente, non comprende il reale. E resiste. Ecco perché non si sposta, ecco perché non va di persona a controllare, è chiaro che l’evangelista sta raccontando altro rispetto a una storia di per sé non troppo credibile: se ti dicono dove è nato il tuo avversario politico perché non mandare ad uccidere direttamente lui invece di ammazzare tutti i primogeniti? No, non è racconto cronachistico questa è la narrazione di una verità più nascosta e non meno vera: è la storia di una tentazione, è il racconto di come si possa rendere vana la lettura del Vangelo che Matteo ha da poco iniziato. Se sei come Erode puoi anche leggere tutto il Vangelo, puoi farti aiutare dai capi dei sacerdoti e dagli scribi a decifrarlo ma se non accetti che la tua vita venga toccata e turbata e sconvolta dal vangelo a nulla vale la lettura. Messaggio chiaro, per gli aspiranti lettori di tutti i tempi.

Accanto a Erode ecco i sapienti. Anche su di loro lo stesso avvertimento: non basta comprendere le Scritture, non basta interpretarle, occorre tirarne le conseguenze. Occorre lasciarsi cambiare profondamente, iniziare cammini nuovi, cedere alla tentazione di convertire il cuore. Più leggo queste prime pagine evangeliche più mi sembrano le istruzioni d’uso per non sprecare la lettura del Vangelo, più che una cronaca sono una specie di preparazione all’incontro.

Intanto i magi ci guardano, loro che non hanno nemmeno capito tutto della Scrittura, loro che non hanno catechismi e iniziazioni alla fede, loro che non hanno tradizioni da difendere eccoli disarmanti e ingombranti a chiedere conto di una stella. Perché è una stella che li ha portati lì. Poi, certo, serve la Scrittura e infatti la stella si spegne fino a quando la Scrittura non illumina il cammino però. Però fino a Gerusalemme sono arrivati seguendo una stella. E non è sicuramente un colpo di teatro, non è il cedimento dell’evangelista a un commovente particolare cosmico è solo che non poteva che essere così. Perché la fede parla nella vita e se questi erano osservatori del cielo ecco che la fede li interpella nel loro mestiere, nella loro maniera di essere uomini. Con i pescatori Gesù si affiderà alla grammatica di reti gonfiate da una pesca miracolosa, con degli astronomi: stelle.

E fanno paura perché sono navi che hanno trovato il coraggio di salpare, sono vite in grado di rimettersi in discussione. Matteo regalandoci questa pagina mostra le condizioni necessarie per intraprendere il viaggio della verità: vita e Parola. Insieme. Solo Parola genera sapienti immobili, solo Stella genera uomini condannati al finito. Ma se apri la vita alla Scrittura e ti abbandoni a una danza nel deserto allora ecco gli occhi dei Magi.

Poi è cammino che si compie, i Magi riprendono il cammino e “la stella che avevano visto spuntare li precedeva”. Mi piace davvero molto questo passaggio. Dopo aver incrociato le Scritture ecco che i Magi comprendono in altro modo la vita che hanno vissuto fino a quel momento. La stella che avevano visto spuntare cioè tutta quella vita vissuta con passione adesso è riletta come qualcosa che ha “preceduto”, come se avessero intuito, adesso che hanno letto la Scrittura, il Senso del loro vivere. Succede. Il confronto con la Scrittura non toglie il rischio e la paura di sbagliare, non dice in anticipo cosa fare o cosa scegliere ma esplicita il Senso di una vita vissuta in pienezza. E il Senso è incontrare Dio dentro la storia. Ma questo avviene solo a prezzo di un Esodo personale, di uno smarrimento e di un ritrovamento continui.

La solennità dell’Epifania possa farci sentire addosso gli occhi dei Magi, occhi di chi comprende che il sapere ha bisogno di polvere, che la Parola ha bisogno di stelle, che la fede è possibile solo a un cuore in cammino.

(A.Dehò)

 

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Aspettando i Re Magi

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Aspettando “alcuni maghi dall’Oriente…” (Mt 2,2)

  

   “ Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: “Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella , e siamo venuti per adorarlo”.

Ed ecco ancora una volta Padre Alberto Maggi, del Centro CENTRO STUDI BIBLICI “G. VANNUCCI” di Montefano, nel commento al Vangelo dell’Epifania:

Nella festa dell’Epifania la chiesa ci presenta il testo di Matteo nel quale si annunzia l’amore universale di Dio per tutta l’umanità. Questo amore universale non intende soltanto l’estensione, cioè ovunque, ma la qualità di questo amore, per tutti.

Vediamo allora il capitolo 2 di Matteo. “Nato Gesù a Betlemme di Giudea al tempo del Re Erode …”, e qui l’evangelista richiama l’attenzione. Infatti, con un avverbio, coglie la sorpresa di quanto avviene.

“Ecco”, quando l’evangelista adopera questo avverbio ‘ecco’ è sempre per una sorpresa, “alcuni maghi vennero da oriente”. Questo episodio è stato talmente sconcertante e talmente imbarazzante per la chiesa primitiva, che poi si è provveduto, man mano nel tempo, a trasformarlo quasi in un evento da fiaba, un evento folclorico, anziché di profonda ricchezza teologica.

 

 

Perché? Con il termine mago si indicavano gli ingannatori, i corruttori, era un’attività condannata dalla Bibbia e vista severamente dalla prima comunità cristiana. Per il dicaché, il primo catechismo della chiesa, l’attività del mago è proibita ed è collocata tra il divieto di rubare e il divieto di abortire, e anche nel Nuovo Testamento il mago viene visto in maniera negativa.

Eppure i primi che vengono per adorare Gesù, per accogliere Gesù, sono proprio dei maghi e per di più pagani, quindi le persone ritenute le più lontane da Dio. I pagani non sarebbero risuscitati, i pagani non erano degni della salvezza, e per di più sono dediti ad un’attività che la stessa Bibbia condanna. Ecco la sorpresa.

 

 

Questo fatto è stato talmente imbarazzante che poi, nella tradizione i maghi sono diventati l’innocuo termine ‘magi’, si è provveduto a dare loro dignità regale e a farli diventare re, in base ai doni stabilito il numero, e stabilito anche il nome. I personaggi del presepio erano pronti a discapito della ricchezza teologica di questo brano.

Vengono questi e dicono di aver visto spuntare la sua stella. Qual è il significato della stella? Era credenza comune che ogni individuo, quando nasceva, aveva una stella con lui e che poi scompariva con la sua morte. Usiamo anche noi l’espressione popolare “essere nato sotto una buona stella”, ma qui soprattutto l’evangelista si riferisce alla profezia di Balaam, nel libro dei Numeri al capitolo 24, dove si legge “un astro sorge da Giacobbe”, una stella, “e uno scettro si eleva da Israele”.

Era la profezia con la quale si indicava prima il re Davide e poi era passata ad indicare il messia, quindi l’evangelista vuol dire che questa è la stella che indica il segno divino della nascita del messia. Ebbene, “All’udire questo Erode restò turbato”, si capisce perché Erode era un re illegittimo, sospettoso di chiunque potesse togliergli il regno.

 

Quindi qui è venuto a sapere che è nato il re dei Giudei, lui che ha ucciso addirittura tre figli suoi, ma quello che è strano è che con lui si turba, si spaventa tutta Gerusalemme. Sia Erode che Gerusalemme hanno paura per quello che stanno per perdere, Erode il trono, e Gerusalemme il tempio, l’egemonia e l’esclusiva sulla figura di Dio.

Trono e tempio sono all’insegna del potere. Ebbene, dopo l’episodio dell’informazione sulla nascita di questo messia, con l’intento di Erode di arrivare a scoprire il luogo dove andare ad adorarlo … è la menzogna del potere, perché in effetti poi vedremo che deciderà di ammazzare – andiamo al versetto“Udito il re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva”.

 

 

La stella, segno divino, non brilla su Gerusalemme, che fin dall’inizio in questo vangelo, viene collocata in una luce tetra, in una luce negativa. Gerusalemme è la città di morte, quella che uccide i profeti e gli inviati da Dio, e la stella, segno divino, non brilla su Gerusalemme. Come Gesù risuscitato, in questo vangelo, non apparirà mai a Gerusalemme.

 

Così cari amici si chiudono le giornate di letizia che il Santo Natale, con l’incarnazione del Figlio di Dio ci ha portato.

Dialogo tra i Magi e Maria

 

Efrem Siro (306-373)

 

 

I magi: “Una stella ci ha annunciato

che Colui che è nato è il re dei cieli.

 

Tuo figlio comanda gli astri,

che sorgono solo al suo ordine”.

 

Maria: “E io vi rivelerò un altro segreto,

perché ne siate persuasi:

da vergine,  ho dato la luce a mio figlio.

Egli è figlio di Dio.

 

Andate, e annunciatelo alle genti!”

 

I magi: “Pure la stella ce l’aveva fatto conoscere,

che tuo figlio è figlio di Dio e Signore”.

 

Maria: “Mari e monti lo testimoniano;

tutti gli angeli e tutte le stelle:

Egli è il figlio di Dio e il Signore.

Datene l’annuncio nelle vostre terre,

che la pace si diffonda nel vostro paese”.

 

I magi: “Che la pace del tuo figlio

ci riporti nel nostro paese,

senza pericoli come siamo venuti,

e quando Egli dominerà il mondo,

che visiti e benedica la nostra terra”.

 

Maria: “Esulti la Chiesa e intoni gloria,

per la venuta del figlio dell’Altissimo,

la cui luce ha illuminato cielo e terra,

benedetto Colui la cui nascita

 

allieta il mondo!”

 

L’Epifania perciò è il Dio con noi, Colui che è nato e si fa riconoscere, anche nella nostra storia quotidiana. 

PENSIERO SPIRITUALE: Beata ELISABETTA della Trinità

«Ho visto brillare la stella luminosa che m’indicava la culla del mio Re.

Nella pace e nel mistero della notte,verso di me sembrava camminare.

Poi, colma d’incanto, udii la voce dell’Angelo di Dio che mi diceva:

“Raccogliti, il mistero si è compiuto,

proprio dentro di te, nella tua anima.

Gesù, splendore del Padre, in te s’è incarnato,

stringiti il tuo Diletto insieme alla Vergine Madre: è tuo”.»

 

  


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Edda CattaniAspettando i Re Magi
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Il valore della vita

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Il valore della vita

Che val la vita se non per essere data? P.Claudel

 

 

«Per noi le circostanze non sono neutre,

non sono cose che capitano senza alcun senso;

non sono cose soltanto da sopportare,

da subire stoicamente.

Attraverso queste circostanze il Mistero vuole educarci

alla consapevolezza di noi stessi,

alla nostra verità,

ci ridesta alla coscienza (di quello) per cui siamo fatti,

non ci lascia andare verso il niente senza preoccuparsi di noi,

per una passione per la nostra vita che è

il segno più potente della tenerezza di Dio per noi.

Per chi ha ricevuto l’annuncio cristiano

” il Mistero si è incarnato in un uomo “-

ogni circostanza è l’occasione in cui ciascuno

mostra la sua posizione davanti a questo annuncio, a questo fatto.

Dal modo con cui noi affrontiamo le circostanze che ci sfidano,

noi affermiamo qual è la nostra appartenenza,

noi diciamo a noi stessi qual è la nostra cultura,

che cosa e chi amiamo di più e (cosa) abbiamo di più caro.

E’ davanti alle vere sfide del vivere che si pone in evidenza

la consistenza di una posizione culturale,

la sua capacità di reggere davanti a tutto,

anche davanti al terremoto».

 

«DALLA FEDE IL METODO»

 

Julian Carròn

 

 

“Perché mi hai creato?”. “Perché ti ho amato!”. “E perché mi hai amato?”. “Perché ti ho amato!”. “E perché nella confusione delle tenebre del mondo, Tu sei venuto come luce sul mio cammino, sulla mia strada, mi hai afferrato e collocato dentro di Te, dentro il mistero della tua persona, mi hai chiamato alla comunione con Te?”. “Perché ti ho amato!”. “E perché mi hai amato?”. “Perché ti ho amato!”.

 

La gratuità è l’infinito, che è ragione a se stesso. “E perché nella lunga fila del popolo cristiano, così facilmente distratto, così facilmente distolto dal suo centro dal mondo in cui vive, così facilmente abbandonato, come pecore abbandonate dai pastori, mi hai raggiunto così concretamente in quella tale occasione che mi ha determinato a un atteggiamento, ad un assetto di vita diverso?”.

 

“Per amore, per carità, gratuitamente, “gratis”.

 

(pag.24 di “Il miracolo dell’ospitalità” di L. Giussani)

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Auguri 2020!

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AUGURI 2020 !!!

 

Per noi questo bellissimo augurio!

 

“Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedirle che vada in declino. In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano. Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.

 

Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.

Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato. Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide,  incomprensioni e periodi di crisi. Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.

Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia. È attraversare deserti  fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.

 

È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita. Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.

È saper parlare di sé.

È aver coraggio per ascoltare un “No”.

È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.

È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.

Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.

È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.

È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.

È  avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.

È avere la capacità di dire: “Ti amo”.

Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice …

Che nelle tue primavere sii amante della gioia.

Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.

E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.

Poiché così  sarai più appassionato per la vita.

E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.

 

Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.

Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.

Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.

Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.

Non mollare mai ….

Non rinunciare mai alle persone che ami.

Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!”

 

AUGURO A TUTTI VOI DI VIVERE UN FELICE 2020

 

 

Edda CattaniAuguri 2020!
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La Sagrada Familia

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La Sagrada Familia

Non dobbiamo mai dimenticare che la sinergia – grazia di Dio e collaborazione degli uomini – è il segreto della vita di una comunità cristiana come leggiamo alla fine del Vangelo di Marco: “Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano” (Me 16,20).

 

Chi non ha sentito parlare della chiesa della Sagrada Familia di Barcellona e del suo progettista – Gaudi – che vi lavorò dal 1883 al 1926, anno della sua morte?

Secondo il progetto che aveva in mente doveva essere grandiosa: mai visto niente di simile in terra spagnola. La Sagrada Familia doveva essere qualcosa che non aveva confronti, una chiesa grande, aperta a rutti. Gaudi era un grande credente la cui fede sfociava in contemplazione della bellezza di Dio.

Egli diceva: “Nei templi greci e nel loro recinto sacro potevano entrare solo i sacerdoti. Nei templi di Roma aveva accesso solo l’augure. La chiesa cristiana invece deve essere grande perché è aperta a tutti, accoglie e raccoglie l’assemblea dei figli di Dio”.

Quando morì, investito da un tram, nel 1926, aveva costruito appena la facciata della natività: una delle tre facciate.

E soltanto 4 torri-guglie delle 18 che aveva ideate.

La Sagrada Familia poteva rimanere un’opera incompiuta come è accaduto a molte altre imponenti costruzioni, pensiamo alla basilica di Santa Giustina in Padova. Invece è andata diversamente: la vera opera di Gaudi è nata proprio in quel momento in cui lui è scomparso.

Dopo di lui la grande sfida si metteva in marcia: costruire non la cattedrale, ma il popolo che vuole la cattedrale come progetto di Dio.

Infatti i lavori non si bloccarono anzi proseguirono in un lungo passa-bandiera di architetti, capomastri, capocantieri, tagliatori di pietre, ceramisti, giù giù fino ai semplici muratori e a questo si aggiungevano le elemosine di tutti i giorni, in un lungo elenco fatto di monetine, peseta, donazioni,… Venivano da Barcellona a vedere la cattedrale, poi da tutta la Spagna, poi da tutto il mondo. Anche oggi tutti i turisti che arrivano a Barcellona non rinunciano a vederla: ha due milioni di visitatori l’anno.

La sua forza e la sua bellezza sono costituite dal suo essere in perenne costruzione, dal suo non fermarsi: non importa quando sarà compiuta.

È la chiesa del dono, esempio massimo di quanto possa la volontà degli uomini quando si uniscono, partecipano e si donano in totale apertura al disegno di amore di Dio.

 

 

E a tal proposito queste sono le parole di Papa Francesco:

“Paolo non dice agli ateniesi: ‘Questa è la enciclopedia della verità. Studiate questo e avrete la verità, la verità!’. No! La verità non entra in un’enciclopedia. La verità è un incontro (…) Io ricordo quando ero bambino e si sentiva nelle famiglie cattoliche, nella mia: ‘No, a casa loro non possiamo andare, perché non sono sposati per la Chiesa, eh!’. Era come una esclusione. No, non potevi andare! O perché sono socialisti o atei, non possiamo andare. Adesso – grazie a Dio – no, non si dice quello, no? Non si dice! C’era come una difesa della fede, ma con i muri: il Signore ha fatto dei ponti .. I cristiani che hanno paura di fare ponti e preferiscono costruire muri sono cristiani non sicuri della propria fede, non sicuri di Gesù Cristo”.

 

(papa Francesco, omelia messa mattutina a Santa Marta )

 

Edda CattaniLa Sagrada Familia
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Natale pagano?

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Natale: fr. Semeraro (monaco benedettino), oggi c’è “un’atmosfera parallela”

 

M.Michela Nicolais

natale

Da una parte, i cristiani come “piccolo resto”. Dall’altra, un Natale “ri-paganizzato”. Fratel MichaelDavide Semeraro, monaco benedettino, ci spiega perché la festa cristiana per eccellenza può essere l’occasione per valorizzare “un’atmosfera parallela”. Con rispetto, e senza pregiudizi.

Il Natale rimane una festa cristiana, ma solo per “un piccolo resto”. Per chi non condivide la nostra fede, si è “ri-paganizzato”. Parola di fratel MichaelDavide Semeraro, monaco benedettino, che esorta ad andare oltre le polemiche che ogni anno risorgono valorizzando questa “atmosfera parallela”, in cui credenti e non credenti possono convivere tramite il rispetto. Anche quando non è reciproco. Il segreto? Imparare la differenza tra un Natale “ostentato” e un Natale “invitato”.

Michael Davide Semeraro

Se pensiamo al Natale di quando eravamo bambini, tutti noi ci ricordiamo la particolare atmosfera che ci circondava. Secondo lei si respira ancora, quell’aria di Natale, o se ne è perso il sapore?
L’atmosfera del Natale è cresciuta con noi e si è trasformata con le persone e con la storia. Sicuramente il Natale è cambiato, sono cambiati i luoghi e le abitudini con cui la gente vive le feste. Il Natale, allora come oggi, è anche una festa legata alla famiglia, all’intimità dei luoghi. Attualmente, è cambiato per l’aspetto commerciale e soprattutto perché

il Natale ha recuperato la sua origine pagana.

Noi non conosciamo il giorno in cui il Signore è nato, e abbiamo scelto la data del “sol invictus”, quando le giornate con il solstizio d’inverno ricominciano a crescere. Si trattava, dunque, di una festa nata per salutare l’accrescere della luce che poi i cristiani hanno trasformato nel Natale di Gesù. Oggi questo meccanismo si è invertito:

il Natale rimane una festa cristiana, ma soprattutto da quelli che non frequentano i nostri circuiti viene ripreso, rilanciato, anzi ancora più amplificato l’aspetto pagano.

Un fenomeno, questo, che però non va visto in senso negativo: gli umani hanno bisogno di riti, e anche la nostra civiltà secolarizzata e desacralizzata in realtà si “ri-sacralizza”, anche se a livello commerciale e mediatico.

Vuole dire che ci sono due modi di vivere il Natale?
Direi che siamo in presenza di un’atmosfera parallela: da una parte ci sono coloro che celebrano il mistero dell’incarnazione e i riti liturgici, dall’altra c’è una “ri-paganizzazione” della festa del solstizio d’inverno, come nell’antichità. Un fenomeno, questo, che va registrato con semplicità, senza pregiudizio o spavento. La nostra non è più, ormai da diversi decenni, una civiltà cristiana: è un dato di fatto che bisogna saper registrare e accogliere, comprendendo che il Natale è ridiventato pagano per molti, che lo vivono come una pausa durante l’inverno per ritrovarsi in famiglia o andare a sciare. I cristiani, come nei primi secoli, sono oggi un piccolo resto, che in questo contesto di ripaganizzazione della società continuano a celebrare la festa dell’incarnazione del Signore.

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Mentre prima il senso del Natale cristiano era diffuso, ora respiriamo un’atmosfera parallela

che chiama alla coesistenza, alla capacità d’integrarsi con grande semplicità e senza alcun giudizio negativo. Del resto, chi non condivide la nostra fede non può condividere il Natale cristiano. Anche i nostri padri celebravano la festa del “sol invictus”: noi, a nostra volta, possiamo partecipare o invitare alla festa del Natale, sapendo che l’elemento liturgico rituale continua ad appartenere a un piccolo resto.

È recente la provocazione del filosofo Massimo Cacciari per cui “sono i cristiani i primi ad aver abolito il Natale”. Si è smarrito il senso della “differenza” cristiana?
Ogni anno sorge una polemica sul Natale. Dobbiamo saper gestire sapientemente la possibilità di manifestare i segni della nostra fede, da una parte, ma anche la libertà di sapercene privare, quando viene fuori l’esigenza del rispetto della libertà altrui. Per noi cristiani il rispetto è sempre unilaterale, non ci aspettiamo niente in cambio. Se c’è una cosa che Gesù ci ha regalato, è la libertà davanti ai nostri usi religiosi: questa è la “differenza” evangelica, in confronto alle altre religioni.

Bisogna, di anno in anno, reimparare a riappropriarsi della differenza tra un Natale “ostentato” e un Natale “invitato”.

Eravamo abituati, nella nostra civiltà cristiana, a ostentare i nostri simboli cristiani: oggi la comunità cristiana dovrebbe invitare nella propria intimità gli amici, sapendo che nei luoghi pubblici sarà sempre più impossibile farlo. Ciò produrrà senza dubbio un guadagno, in termini di convinzione, perché ci aiuterà ad essere il soggetto delle nostre feste liturgiche: prima ci pensava la cultura e la società, oggi bisogna impegnarsi in prima persona con la nostra testimonianza. È una bella sfida.

Papa Francesco parla spesso del Natale associandolo alla speranza cristiana. È l’incarnazione di Gesù che, ancora oggi, dà senso alla storia, nonostante lo scenario plumbeo che incombe su di noi?
Il fatto che Dio si è incarnato, si è fatto uno di noi assumendo le nostre fragilità, dovrebbe darci la speranza che possiamo diventare un po’ più umani, se vogliamo e ce la mettiamo tutta. Se Dio si è incarnato, possiamo pensare a un’umanità sempre più affidabile e portatrice di speranza.

Gesù ci ha insegnato che tutto ciò che è umano non ci è estraneo, per questo i cristiani non rinunciano a essere lievito di umanità in qualunque situazione, anche in quelle più disumane.

È la fiducia che Dio ci ha dato, tramite l’incarnazione di suo figlio, che ci permette di sperare l’impossibile.

 

Edda CattaniNatale pagano?
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Sermoncini al Bambinello

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I  “Sermoncini” davanti al Presepe

 

In Romagna e forse in altre parti d’Italia, quando ero bambina si usava prepararsi alla recita del “sermoncino” di Natale. I bambini, accompagnati dai parenti, si recavano nelle chiese dove venivano allestiti veri capolavori d’arte del presepe e recitavano, uno alla volta, rispettando le precedenze, in religioso silenzio, ognuno il proprio sermoncino. Questo avveniva dalla vigilia di Natale fino alla Epifania e le Mamme, nonne, zie, santole … (ma spesso anche padri, nonni, zii …) si facevano vanto delle innocenti bellezze e delle capacità mnemoniche e recitative dei propri piccoli, che venivano sollecitati all’ esibizione con ogni sorta di stimolo, dall’affettuoso, al ricattatorio fino al minaccioso.  Durante la recitazione gli occhi dei parenti si riempivano di lucciconi. I più bravi meritavano anche una moneta di pochi centesimi che veniva donata a recitazione avvenuta.

Ricordo di essere stata molto piccola, e posta su un banchetto dove recitavo questa poesiola che tuttora non ho dimenticato:

Dicon tutti: “Lo sai il sermoncino?”

ed io: “Sicuro, me l’hanno insegnato!!”

“Vai dunque a dirlo a Gesù Bambino”

..e tosto qua mi sono incamminata.

Ma ohhh, cosa ho da dire…

io le parole più non so trovare….

se comincio, non so come finire…

ohhh che vergogna!! me ne voglio andare…

E tu dal cielo o vago Bambinello,

perdona se non dico il sermoncino…

Un bacio prendi ché sei tanto bello

un bacio e il cuore o pargolo d’amore!!!

Ed ecco allora per ricordare quei tempi altri semoncini raccolti fra le pagine dei ricordi:

 

Caro il mio Gesù Bambino, come stai? Ti trovi bene fra quel bue e quel somarino, in quel buco e in quello stallino? Tutti ti portano qualche piccola cosa, per dimostrarti che ti vogliono bene, io che sono il più piccino, lo farò con un bacino.

 

Son di tutti il più piccino, voglio dire un sermoncino e vi voglio dimostrare che i piccini sanno amare. Gesù bello, dolce amore, t’offro il piccolo mio cuore, e se ho fatto un po’ il folletto, d’ora in poi sarò un ometto.

 

Tutti vanno alla capanna per vedere cosa c’è, c’è il bambin che fa la nanna fra le braccia della mamma. Oh, se avessi un vestitino da donare a quel bambino! Un vestitino non ce l’ho, un bacino gli darò.

 

IL  LUMICINO

(alla Pierino)

 

Vedo in fondo un lumicino:

sarà un diamante?

sarà un rubino?

Oh ’na paletta (o altra espressione di sorpresa)

è Gesù bambino !

                            M.G. www.prourbino.it

 

 

Gesù bambino presso la tua culla

io ti guardo e ti prego con amore.

So che sei buono e non neghi nulla

ai bambini che amano il Signore.

Ti amo tanto, oh mio celeste amico

e con dolce speranza oggi ti dico:

«Il mio babbo e la mia mamma benedici,

fa che sian ognor sani e felici;

benedici il nonnino e la nonnetta,

i fratellini miei, la mia casetta.

Benedici, Gesù, con il tuo amore

chi soffre per la fame ed il dolore.

Manda la santa pace di Natale

dove cattivo e triste regna il male.

 

Mi hanno detto che questa notte è nato il nostro bambino e voglio proprio guardarlo da vicino. Ma guarda che razza di miseria che ha, è nato in una stalla e non in una casa. Oh, povero mio Signore, là dentro in quella stalla, fra un bue e un somaro e in mezzo a un poco di paglia! Vorrei venirti in aiuto portandoti degli stecchi e farti un po’ di fuoco per difenderti dal freddo. Ma questo non lo posso fare perché sono piccino e allora ti prometto di dirti sempre il mio bene. Di ubbidire alla mamma e anche al papà, di volere bene ai fratelli e alle sorelle che ho in casa. E’ questo, non è vero, il caldo che vuoi da coloro che sono al mondo al giorno d’oggi? E che si vogliano tutti bene come ci vogliamo in famiglia. Tò, prendi un bacino, che devo andare via.

 

 

Una piccola storia

Quanto gradevoli queste note che sanno di antico e di semplice come le storie e leggende raccontate ai bambini:

IL PETTIROSSO

 


Nella stalla dove stavano dormendo Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù, il fuoco si stava spegnendo. Presto ci furono soltanto alcune braci e alcuni tizzoni ormai spenti. Maria e Giuseppe sentivano freddo, ma erano così stanchi che si limitavano ad agitarsi inquieti nel sonno.
Nella stalla c’era un altro ospite: un uccellino marrone; era entrato nella stalla quando la fiamma era ancora viva; aveva visto il piccolo Gesù e i suoi genitori, ed era rimasto tanto contento che non si sarebbe allontanato da lì neppure per tutto l’oro del mondo.
Quando anche le ultime braci stavano per spegnersi, pensò al freddo che avrebbe patito il bambino messo a dormire sulla paglia della mangiatoia. Spiccò il volo e si posò su un coccio accanto all’ultima brace.
Cominciò a battere le ali facendo aria sui tizzoni perché riprendessero ad ardere. Il piccolo petto bruno dell’uccellino diventò rosso per il calore che proveniva dal fuoco, ma il pettirosso non abbandonò il suo posto. Scintille roventi volarono via dalla brace e gli bruciarono le piume del petto ma egli continuò a battere le ali finché alla fine tutti i tizzoni arsero in una bella fiammata.
Il piccolo cuore del pettirosso si gonfiò di orgoglio e di felicità quando il bambino Gesù sorrise sentendosi avvolto dal calore.
Da allora il petto del pettirosso è rimasto rosso, come segno della sua devozione al bambino di Betlemme.

 

 Sono andata alle recite di Natale dei miei nipotini. Non recitano il “sermoncino”, ma fanno le gare di X FACTOR per raggiungere Babbo Natale che passa con le renne e i pacchi regali. Il Bambinello è diventato un addobbo inutile… è troppo povero e non ha doni… Le mamme preparano torte da vendere fuori dalle scuole e fanno “i mercatini” per racimolare i fondi da mandare avanti la scuola che non ce la fa… Penso ai bambini che arrivavano dalle campagne con le scarpe bucate e un pezzo di legna bagnata sotto braccio per far caldo a scuola e quando cessava il fumo era ora di tornare a casa… dove era più freddo ancora… Ma oggi tutti si lamentano… e anch’io, ormai piena di acciacchi… Ma i bambini comunque sono sempre meravigliosi e sta a noi mantenerli con quell’innocenza che il Santo Bambino saprà loro gratuitamente donare in questa notte Santa!

Edda CattaniSermoncini al Bambinello
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Figli di Luce: Gennaro Cafaro

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Nel giorno di Natale …il nostro pensiero e il nostro abbraccio…

 

Mamma Lucia Cafaro a Gennaro


 

Conosciuta in FB, come tante Mamme “speciali” dedica ogni giorno il suo saluto e il suo pensiero all’adorato Figlio, mancato il giorno di Natale 2011… mentre Gesù nasceva per dare speranza agli uomini sulla terra.

 

IL  SILENZIO

Ascolto il silenzio….
Mi parla di te…
Mi narra di un giovane meraviglioso
Le cui gesta varcarono
montagne  e attraversarono Oceani….
Col solo intento di essere utile al prossimo.
Il silenzio mi sussurra
il grande amore che nutrivi
per i tuoi  genitori e….
….e il desiderio di  “costruire”  una famiglia tua
Di essere padre e poi nonno….
Il silenzio non sa il mio dolore
Perche’ urlo dentro.
Implodo quasi per punirmi…
Dovevo esserci io  dove sei tu,
Da dove non si torna piu’…
Dove regna il silenzio….
Il silenzio
In silenzio
“Ormai  ha fatto i cuccioli dentro di me”

LucyGennyC.

 

Eri in me…
Prima ancora che nascessi
Eri in me…
Il mio cuore e il tuo battevano all’unisono…
Ti parlavo e ascoltavi…
Ammutolivo e tu scalciavi…
Eri in me…
Accarezzavo il pancione e col piedino seguivi la mia mano…
Eri in me…
Avevi fame
Avevo fame
Ogni gesto ogni emozione vissuta in due
Eri in me…
Ti amavo in un modo diverso poi…sei nato, e  li’  inizio’ l’amore fatto di  coccole, ninna nanna, baci e contatto  fisico.
Un amore grande ogni giorno di piu’,  sei cresciuto nell’amore con amore ma……..
Un bel giorno un fulmine ha folgorato  le nostre vite…
Sei volato via con un batter d’ali e io…ora…mi ritrovo qui’…
ad amarti  come allora, quando
Eri in me
E ancora una volta….
SEI  IN  ME………………………..
La tua  mamma 

 

Ti ricorderai di me,
Quando ci incontreremo in paradiso?
Dimmi  ci ritroveremo ???
Lo so, ora, devo essere forte
e andare avanti,
perché so che….
non e’ ancora giunto quel momento…..
La vita ci ha messo in ginocchio.
Il tempo ha  spezzato i nostri  cuori,
Abbiamo pianto , urlato e  implorato clemenza ….
Dici che non ci saranno più lacrime in paradiso,
Ma intanto siamo qui
Sospesi tra cielo e terra
Tra cielo e mare …..
Il tuo mare…..
Quel mare che ti ha cullato cosi’ a lungo….
Che ti ha visto navigare
E le stelle han segnato la rotta
Illuminandoti la via.
Sei figlio del vento,
Del sole,
Del cielo e del mare….
Ma sei prima d’ogni altra cosa …
FIGLIO MIO.
Devo essere forte e andare avanti,
Ma tu Gennaro sai che….
che non posso stare qui
Il mio posto ,
Mio e di tuo padre,
E’ con te…..in Paradiso !!!!
–LucyGennyC.–


 

Edda CattaniFigli di Luce: Gennaro Cafaro
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E’ arrivato Natale!

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E’ arrivato Natale! 

Ed ecco giunta a noi la grande festa del Santo Natale. C’è stata aria di festa ovunque, infatti, fin dai primi giorni di novembre e con la celebrazione di Ognissanti sembra essere passato tutta la mestizia della ricorrenza dei morti. Dalla morte alla vita, dunque, è facile il transito e noi, che abbiamo sperimentato questo sentimento, respiriamo aria di passaggio. Mi sono commossa più volte in questi giorni, guardando il presepe esposto nelle vetrine, dalle modeste statuine di gesso ai costosi lavori artigianali fatti di perle e stoffa. Ho pensato al mio Natale di quando ero piccolissima e il mio babbo fece il nostro presepe, con le statuine modellate da lui, con la creta del fiume. Sono capolavori che conservo ancora perché fanno parte del sentimento e della memoria di un tempo felice e semplice pregno di innocenza e di trasporto. Così mi torna alla mente il pranzo preparato nella notte santa, il buon profumo di vaniglia e le pesche rosse e gocciolanti di rosolio con la ciambella secca che durava mesi e mesi. Da tutto questo, il ricordo passa allo stupore dei miei bambini che attendevano i doni e a cui facevo la vestina rossa per simboleggiare la gioia e i sermoncini sotto l’albero e tante cose ancora.

Nella notte santa ho voluto rinnovare questa magia guardando il presepe di Andrea che ho costruito in casa, in questo “Natale da poveri” come lui definì il nostro primo natale senza la sua presenza fisica ed ho cercato che ogni presenza spirituale fosse viva accanto al Santo Bambinello.

C’era Mentore con la sua prestanza, Nonna Lina con la sua guida prescrittiva, il mio Papà Lino con il suo affetto protettivo e c’erano soprattutto tutti i miei figli con Andrea davanti, nella sua divisa da tenente a rassicurarci che quanto stiamo attraversando ora è un sentiero arduo ma necessario che ci porterà ad una vita nuova.

“Gesù nasce” e il lieto messaggio ci porta anche a Betlemme, ai luoghi santi dove si è consumata la più grande tragedia tra Dio e il mondo e dove ancora si sparge tanto sangue. Questo nostro tempo storico, di guerre, di sofferenza, di miseria, di fame è simile all’epoca in cui il Salvatore delle genti ha stabilito di incarnarsi nell’uomo e di sollevarci dal peccato. Oggi, come allora, i potenti assumono il comando e si spartiscono i territori. Una moltitudine infinita di popoli senza speranza subisce persecuzioni, massacri, angherie di ogni genere e tanti bambini violentati, stuprati, affamati, senza casa e senza famiglia, si chiedono perché mai siano venuti al mondo. Quale speranza per il futuro? Ci ritroviamo come ai tempi biblici dell’Antica Alleanza corrotta dalle conseguenze del peccato che provocò l’ira di Dio. Giungerà a noi una Rinnovata Alleanza, una nuova Aurora che rischiari questa epoca di tenebre e di ingiustizie?

         La Madonna, la Santa Vergine eletta a protezione dell’umanità, Lei creatura predestinata fra le creature, ovunque è apparsa ha donato messaggi  di conforto, di speranza annunciando che ci ridonerà Gesù, la Luce Nuova e che, alla fine, il Suo Cuore Immacolato trionferà.

         Vediamo allora la venuta del Messia come lo fece il popolo dell’antica alleanza che ha atteso con crescente impazienza che i tempi fossero compiuti e che Dio mantenesse la promessa.

 Sentiamo il Natale con le parole di Madre Teresa di Calcutta:

 

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.

Gesù è nato! Povero fra i poveri, simbolo di innocenza di pace e di fraternità universale. E’ un  po’ aprire la porta della nostra locanda per far sì che coloro che soffrono il freddo, la fame, la privazione, siano vicino a noi e sentano il nostro calore. Così l’Avvento è solidarietà ed i nostri Figli di Luce ci benedicono dall’Alto!

Un anno al nostro convegno di Padova abbiamo avuto Padre Gabriele Gastaldello

della comunità “ La scuola del villaggio” e ci ha inviato questa riflessione per il nostro Natale

NATALE  è nelle RADICI  di TUTTI

Natura – Nascere – Natale derivano dalla stessa parola.

 

Natale è inno alla vita. Non vivere in questo mondo come straniero, ma come nel grembo di una grande vita. Credi alla vita, credi nell’uomo, canta e cammina e l’arida vita si riempirà di luce.

Fa’ memoria delle tue origini. Entra nella consapevolezza della tua storia unica, originale, irrepetibile.

Anche chi non accoglie lo specifico senso cristiano della nascita del VERBO di DIO può condividere messaggi importanti in nome della comune umanità.    

“Adoro Dio per il mio Natale, per la mia infanzia che non ricordo ma che immagino da quello che fanno gli altri bambini. Rivivo l’esperienza del succhiare, del soddisfare i gusti, del piangere per i fastidi del corpo, del ridere, dormire, svegliarmi, del far noti i desideri, dimenare le membra, strillare, sdegnarmi coi grandi quando non accondiscendono, vendicarmi piangendo, …”  (Agostino, Confessioni).

Anche tu sei spuntato, apparso alla vita nella vasta placenta del mondo, sei connesso, collegato, intessuto ai fili misteriosi della solidarietà cosmica. Come potresti vivere se il sole non ti scaldasse, se l’aria non ti desse il respiro, se l’acqua non trasportasse gli umori della vita, se la terra non ti sostenesse e nutrisse?

Faremo la meditazione del nascere: tu puoi rivivere biograficamente la emozione del nascere; anche tu sei stato bambino. “Immaginati bambino sul punto di uscire dal grembo per venire alla luce. Osserva il volto della mamma ansiosa di vederti per la prima volta dopo averti ospitato per nove mesi nel suo grembo. Immagina il travaglio doloroso del parto presto dimenticato dallo stupore di vederti. Ascolta il grido della vita quando per la prima volta l’ossigeno ha inondato i polmoni. A quel primo respiro è legato il pellegrinaggio incessante dei tuoi respiri. Ascolta la musica dei respiri. Respira come fosse la prima volta. Celebra il miracolo di esistere. La vita è un nascere continuo”.

Poi costruiremo l’albero delle parole belle che andremo ad appendere per confermare, decorare la nostra mente e impegnarci a viverle affidandole alla memoria lunga. Esempio: “Celebra la gratuità di ogni giorno e di ogni respiro”; “Ogni mattina al tocco della luce ho un giorno nuovo davanti a me”; “Fa fiorire gli incontri umani che la strada ogni giorno ti regala”; “Ogni uomo è una stella, ogni stella ha il suo splendore, accogli ogni persona come messaggio per te”; “Vedo negli altri la mia umanità”; “Vedo bene… col cuore”; “Ciò che conta è amare”… quali altre parole belle appendi?

Cammino delle stelle. Natale è un viaggio alle radici, anche tu sei nato, sei stato cullato da una mamma e curato nel nido caldo di una famiglia. Celebra la vita che è arrivata fino a te lungo una collana immensa di vite. Celebra la natura, immensa placenta di vita. Celebra le stagioni, tutto ciò che vive è tuo prossimo, guarda la terra con rispetto e onore: “Laudato sii mio Signore per sorella Madre Terra la quale ci sostenta e ci governa” (Frate Francesco, Cantico delle Creature).

NATALE è un invito alla ECO-LOGIA, alla sobrietà, alla essenzialità.

Col primo libro della Bibbia (Genesi) celebra il Natale del mondo, il natale di ogni giorno, di ogni respiro, di ogni pensiero. La conservazione nella vita è un nascere continuo.

 

 

Edda CattaniE’ arrivato Natale!
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Gli Auguri più belli!

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A  Natale puoi …..

Come ogni anno a questo blog sono giunti i vostri affettuosi auguri sempre tanto graditi e con essi alcune pagine che desidero condividere.

Buon Natale e Buon Anno allora Cari Amici a Voi tutti e ai Vostri Cari per un sereno 2019 !!!  

 

NATALE 2017: CELEBRO L’AMORE PER LA VITA

 

Natale dal verbo nascere: anch’io ho avuto una mamma, sono stato bambino.

La vita è un nascere continuo.

Ogni giorno nasce dalla notte, ogni respiro che viene nasce dal respiro che va, celebro la gratuità di ogni giorno e di ogni respiro.

 

Dal seno dell’aurora come rugiada sono stato generato.

Mi abbevero al ruscello della vita, alzo il capo

Cammino verso il futuro che Dio mi prepara

(Salmo 109)

 

Dal non esistere sono arrivato ad esistere, abito la vita,

sono arrivato vivo fino a questo punto!

Il respiro di questo istante si collega al primo respiro,

quando sono uscito dal grembo della mamma.

La vita è una processione continua di respiri, 24000 ogni giorno.

Che cosa respira in ciò che respira? Di che cosa è fatto il respiro?

Considera la leggera esplosione di fiato tra le labbra socchiuse.

La parola “re-spiro” imita il suono sottile dell’aria che esce dalle labbra.

 

Incessantemente il fiato colma e vuota il flauto:

è il mio corpo che respira.

Tu o Dio vi zufoli dentro

melodie sempre nuove,

e continui a versare il dono della vita

nelle mie piccole mani.

(Tagore)

 

È Natale quando il tuo sguardo vede in modo nuovo

lo straordinario nell’ordinario.

È natale quando diventi consapevole della luce con cui vedi, del fiato che

respiri, della linfa che abbevera le tue membra, del suolo che ti sostiene,

dello spazio che ti avvolge.

 

Il Natale di Gesù sveglia la consapevolezza di ospitare in te la luce interiore,

la dignità della coscienza.

Il Verbo (Pensiero eterno di Dio)

è luce di ogni uomo che vive in questo mondo (Gv. 1,9)

è in te che il Verbo deve nascere!

 

www.scuoladelvillaggio.it

 

 

Il paradosso del nostro tempo nella storia è che
abbiamo edifici sempre più alti, ma moralità più basse,
autostrade sempre più larghe, ma orizzonti più ristretti.

Spendiamo di più, ma abbiamo meno,
comperiamo di più, ma godiamo meno.
Abbiamo case più grandi e famiglie più piccole,
più comodità, ma meno tempo.

Abbiamo più istruzione, ma meno buon senso,
più conoscenza, ma meno giudizio,
più esperti, e ancor più problemi,
più medicine, ma meno benessere.

Beviamo troppo, fumiamo troppo,
spendiamo senza ritegno, ridiamo troppo poco,
guidiamo troppo veloci, ci arrabbiamo troppo,
facciamo le ore piccole, ci alziamo stanchi,
vediamo troppa TV, e preghiamo di rado.

Abbiamo moltiplicato le nostre proprietà,
ma ridotto i nostri valori.
Parliamo troppo, amiamo troppo poco
e odiamo troppo spesso.
Abbiamo imparato come guadagnarci da vivere,
ma non come vivere.
Abbiamo aggiunto anni alla vita, ma non vita agli anni.
Siamo andati e tornati dalla Luna,
ma non riusciamo ad attraversare la strada
per incontrare un nuovo vicino di casa.

Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non lo spazio interno.

Abbiamo creato cose più grandi, ma non migliori. Abbiamo pulito
l’aria, ma inquinato l’anima. Abbiamo dominato l’atomo, ma non i
pregiudizi.

Scriviamo di più, ma impariamo meno.
Pianifichiamo di più, ma realizziamo meno.
Abbiamo imparato a sbrigarci, ma non ad aspettare.
Costruiamo computers più grandi per contenere più informazioni, per
produrre
più copie che mai, ma comunichiamo sempre meno.

Questi sono i tempi del fast food e della digestione lenta,
grandi uomini e piccoli caratteri, ricchi profitti e povere
relazioni.

Questi sono i tempi di due redditi e più divorzi,
case più belle ma famiglie distrutte.
Questi sono i tempi dei viaggi veloci, dei pannolini usa e
getta, della moralità a perdere, delle relazioni di una notte, dei
corpi sovrappeso e delle pillole che possono farti fare di tutto,
dal rallegrarti al calmarti, all’ucciderti.

E’ un tempo in cui ci sono tante cose in vetrina
e niente in magazzino.
Un tempo in cui la tecnologia può farti arrivare questa
lettera, e in cui puoi scegliere di condividere queste
considerazioni con altri, o di cancellarle.

Ricordati di spendere del tempo con i tuoi cari ora, perchè
non saranno con te per sempre.
Ricordati di dire una parola gentile a qualcuno
che ti guarda dal basso in soggezione,
perchè quella piccola persona presto crescerà
e lascerà il tuo fianco.

Ricordati di dare un caloroso abbraccio
alla persona che ti sta a fianco,
perchè è l’unico tesoro che puoi dare con il cuore
e non costa nulla.
Ricordati di dire “vi amo” ai tuoi cari, ma soprattutto
pensalo.

Un bacio e un abbraccio possono curare ferite
che vengono dal profondo dell’anima.

Ricordati di tenerle le mani e godi di questi momenti,
perchè un giorno quella persona non sarà più lì.

Dedica tempo all’amore, dedica tempo alla conversazione, e
dedica tempo per condividere i pensieri preziosi della tua mente.

E RICORDA SEMPRE:
la vita non si misura da quanti respiri facciamo,
ma dai momenti che ci tolgono il respiro.

 

Dalai Lama

In lui era la vita,
e la vita era la luce degli uomini.
E la luce risplende tra le tenebre
E le tenebre non l’hanno mai spenta
.” (Giovanni I, 3-4)

Cara amica, caro amico,

se non riesci a vedere la luce, guarda la tenebra con coraggio e a un certo istante la luce emergerà dalla tenebra stessa. Se non riesci a far risuonare in te la vibrazione del Verbo, taci e dal silenzio nascerà il Suono.

Non hai bisogno di cercare con affanno Luce e Parola, entrambe sono già dentro di te. Lasciale nascere – o rinascere – e manifestarsi oggi, perché “A quanti lo accolsero, a quelli che credono nel suo nome, diede il potere di diventare figli di Dio.”

Dice Tagore: “Accenditi come lampada; nel tuo cammino dovrai essere luce.”

A te l’augurio di un 2018 di Luce!

 


 

DANZA LENTA

Hai mai guardato i bambini in un girotondo ?

O ascoltato il rumore della pioggia

quando cade a terra?

O seguito mai lo svolazzare

irregolare di una farfalla ?

O osservato il sole allo

svanire della notte?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce.

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Percorri ogni giorno in volo ?

Quando dici “Come stai?”

ascolti la risposta?

Quando la giornata è finita

ti stendi sul tuo letto

con centinaia di questioni successive

che ti passano per la testa ?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Hai mai detto a tuo figlio,

“lo faremo domani?”

senza notare nella fretta,

il suo dispiacere ?

Mai perso il contatto,

con una buona amicizia

che poi finita perché

tu non avevi mai avuto tempo

di chiamare e dire “Ciao” ?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

Quando corri cosi veloce

per giungere da qualche parte

ti perdi la metà del piacere di andarci.

Quando ti preoccupi e corri tutto

il giorno, come un regalo mai aperto . . .

gettato via.

La vita non è una corsa.

Prendila piano.

Ascolta la musica.

Prof. Alessandro Cicognani

(poesia scritta da una bambina malata terminale)

Edda CattaniGli Auguri più belli!
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