Edda Cattani

La voce del silenzio

No comments

La voce del silenzio…nel silenzio.

Posted on 14/05/2020 (da Medicina narrativa)

 

Ed improvvisamente

ti accorgi che il silenzio

ha il volto delle cose che hai perduto…

(La voce del silenzio).

Una delle cose più impressionanti occorse durante la pandemia di SARS COV 2 è stato il silenzio, un silenzio nel silenzio.

Da tempo siamo ormai presi dalle immagini: la nostra vita può essere raccontata da immagini e per immagini ed anche quanto ci accade viene fissato da una o più immagini.

Durante il lockdown è apparso, oltre le immagini, un nuovo elemento: il silenzio.

Abituati come siamo a sentire musiche , suoni anche confusi e disturbanti, talvolta rumori e schiamazzi,  è sembrato irreale questo immenso e, pure, così vociante silenzio.

Il silenzio dei giochi dei bimbi, il silenzio proveniente dalle strade, il silenzio ridotto delle nostre attività quotidiane, il silenzio delle nostre abitudini.

Ma, insieme, il silenzio dei malati e del loro dolore.

Ormai anche in mezzo a sciagure, terremoti o disastri, non possiamo non ascoltare le voci di dolore delle vittime, quelle dei superstiti, il pianto dei familiari, l’imprecazione di chi è sopravvissuto e cerca i colpevoli.

Nella pandemia, salvo rari casi, il silenzio ha regnato sovrano: si è cercato di riempirlo con le nuove tecnologie, con i messaggi tramite tablet, talvolta con quelli tramite whatsupp.

Se dovessi associare la pandemia ad un suono, questo sarebbe  quello delle ruote dei mezzi militari che, in assoluto silenzio, conducono le salme di uomini  e donne deceduti verso la cremazione.

Ma i nuovi messaggi, le opportunità che la tecnologia offre non possono sostituire la voce: la voce è personale, direi, meglio, è persona.

La voce, il suono della parole emessa, la frase anche sgrammaticata è parte fondante di noi…in un bimbo ci ricordiamo la prima sillaba pronunciata, in un nonno che muore ci ricordiamo le sue ultime parole, di un amore teniamo a mente le note di una canzone che ce lo ricorda.

Il suono della voce costella e riempie la nostra storia ed la sua assenza la rende sfumata,  in ombra.

Il contagio, il distanziamento, la paura hanno tolto suoni, frasi, parole rendendo ancora più separate quella sofferenza e quella morte, non solo fisicamente lontane e, soprattutto, “in silenzio”.

Certo, in qualche caso si sono registrate le voci dei malati,  magari anche con immagini ma questo ci restituisce la persona o è un surrogato? e poi cosa ci offre il ricordo di tutto questo immane silenzio? e, infine, il silenzio in questo silenzio, oltre alla sofferenza, al dolore, ad un pianto muto, cosa ci lascia?

Non ho risposte a queste domande che faccio però mie ma ho un percorso da suggerire: quello di recuperare non solo il nome delle vittime della pandemia ma anche i loro visi, i loro sguardi, le parole che hanno pronunciato ed il loro timbro di voce, anche nei piccoli e banali eventi quotidiani.

Questo per ridare a tutti una dimensione umana e non solo statistica.

Per chi crede il Logos, la Parola è la Parola di Dio: la sua espressione, il suo essere per diventare e far diventare.

Credenti o meno abbiamo bisogno di parole, di suoni, abbiamo bisogno di recuperare, come archeologici, le parole dette ma non ascoltate, espresse ma non udite.

Quel silenzio, questo silenzio ha pertanto una forte voce: voce da coltivare nel racconto, nelle storie e ancora più, incredibilmente, nel silenzio del cuore.

Questo, penso, sia il modo migliore di recuperare e dare un senso a quanto accaduto, a non lasciare che i numeri altisonanti relativi a ricoveri, tamponi, guariti, decessi siano l’eredità di un evento cui non eravamo preparati, forti della nostra onnipotenza tecnologica, e che ora vorremo dimenticare in fretta perché ci ha comunque toccati.

L’ascolto e il riascolto delle voci non  espresse, non ascoltate o perdute nel mare del silenzio possono diventare canto, bellezza, vita nelle nostre vite.

E quel silenzio, presente nell’oceano del silenzio, riprende vita sussurrando: “io ci sono stato”.

E sarà solo il recepirle ormai, dar ancora voce, a  dare luce e vita anche a chi non vediamo più e siano esistiti perché ogni voce rappresenta un unicum di vita senza la quale anche la vita più ricca e bella appare mancare di qualcosa.

 

Edda CattaniLa voce del silenzio
Leggi Tutto

Abbandono al Padre e “Affido a Maria”

1 comment

Abbandoniamoci al Padre

In questi giorni di maggio, fra mille notizie poco rassicuranti passate attraverso i media, ho sentito vivo in me il desiderio di “pace” e di un’unione interiore con il Padre, attraverso Maria. Nella mia precarietà quotidiana molti sono i momenti di sconcerto ed ho bene accettato il suggerimento, di “ritirarmi un po’ nel deserto” per uscire da quest’amara, rabbiosa confusione e capire meglio…tante cose…tante realtà diverse da quelle ben organizzate nelle quali si ha la fortuna di vivere… Ho riletto con attenzione il messaggio di un amico, che mi ha inviato in allegato la locuzione interiore ricevuta da un sacerdote napoletano in odore di santità, don Dolindo Ruotolo e l’ho fatta mia, trasmettendola anche alle mamme di FB:  Angela,  Vera, Maria Grazia..… perché la condivisione portasse realmente frutto.

amore

“Passate il vostro tempo libero nella preghiera di abbandono e di lode. Purché questa preghiera non sia per forza solo secondo le formule, e se le formule scompaiono, non pensate che anche la preghiera di abbandono scompare. Voi potete per esempio dire una preghiera orale, una formula, un salmo, se questo vi aiuta a stare in unione con Dio, nella sua presenza, che sia percepita o no, ma non mettetevi a ripetere la formula… è questa la via dell’abbandono alla sua azione che non possiamo definire né prolungare, ma alla quale dobbiamo abbandonarci. Abbandonatevi dunque tra le sue mani non solo nelle situazioni prevedibili ma anche in ciò che rimane nascosto in Dio, dietro tutto ciò che può o deve capitarci. Vivete l’abbandono all’azione di Dio in noi, questo Dio da cui di continuo riceviamo l’essere, il movimento, la vita”   

“Abbandonandoci al Padre”

Gesù è l’Uomo rivelato a se stesso !

 Padre mio,

io mi abbandono a Te,

fa’ di me ciò che ti piace;

qualunque cosa tu faccia di me,

Ti ringrazio.

 

Sono pronto a tutto, accetto tutto,

purché la Tua volontà si compia in me

e in tutte le Tue creature :

non desidero altro, mio Dio.

 

Rimetto la mia anima nelle tue mani,

Te la dono, mio Dio,

con tutto l’amore del mio cuore,

perché Ti amo.

 

Ed è per me una esigenza d’amore

Il donarmi,

il rimettermi nelle Tue Mani,

senza misura,

con una confidenza infinita,

poiché Tu sei il Padre mio.

Per questa intima unione, un grande monito ci viene dato:

 il Santo Padre  ha affidato il Paese alla Madonna

“Mater Unitatis” 

rievocando i 150 anni dall’Unità d’Italia.

Secondo il sussidio liturgico diffuso dalla Cei a tutte le diocesi per la celebrazione del rosario, l’appellativo con cui ci si rivolgerà alla Madonna sarà quello di «Mater Unitatis». «Fratelli e sorelle, – si legge nel sussidio della Conferenza episcopale italiana – in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, la Chiesa desidera affidare a Maria, che invochiamo con il titolo di Mater Unitatis, tutto il popolo italiano. In comunione con le altre comunità cristiane, celebreremo i misteri della luce».

mater unitinitas

 «Nel seno di Maria lo Spirito ha reso possibile l’incontro tra il cielo e la terra, tra la Gloria e il fango. E’ avvenuto uno scambio ammirevole. La venuta dello Spirito ha prodotto un essere umano, nel quale ogni essere umano può dire: “sono io” e in cui Dio dice: ”sono io”. In questo essere umano l’umanità futura ha cominciato ad esistere.”

( Brani Tratti da “Sulle orme di Fratel Carlo… Esercizi Spirituali Jesus-Caritas – Nov.2003”)

Edda CattaniAbbandono al Padre e “Affido a Maria”
Leggi Tutto

“Non abbiate paura…”

No comments

 

Aprire un varco alla speranza. “Non abbiate paura…”

(dall’album dei ricordi)

 

 Mentre respiro ancora l’aria di questo periodo postpasquale, allietato dalla beatificazione del nostro amato Santo Padre Karol Wojtyla ma anche funestato da notizie di guerra, di omicidi efferati, di violenza e … ancora di morte per le strade … viene da chiedersi il perché di tanto male, di tanta malvagità quando un Dio mite si è sacrificato per noi sulla croce donandoci gratuitamente un grande messaggio di redenzione!

 

E’ iniziata per tanti genitori la ricerca disperata del “perché” che noi, Mamme della Speranza, ben conosciamo e l’inizio di un percorso che è alle origini dell’arte e della storia. Per l’uomo moderno la morte è tabù, a meno che non vada in televisione, ma ignorarla è quasi impossibile perché è strettamente legata con la natura e con la nostra vita. La fede stessa nell’aldilà non esisterebbe se non ci fosse la morte e, secondo alcune interpretazioni, le religioni nascono proprio dalla paura della morte. In natura la morte è normalità: muoiono le stelle nell’universo, ma muoiono anche i cosmonauti che hanno tentato di studiarle. Sulla terra muoiono i biosistemi, le specie e gli individui.

 

Morire vecchi e di morte naturale non fa notizia perché rispecchia un processo evolutivo, ma morire giovani, per incidenti, malattie o suicidi pone angosciose domande che sfociano nella ricerca di un contatto: dalla preistoria ad oggi.

In questi giorni è caduta anche la “festa della mamma”; un evento commerciale senza dubbio, ma che ha acutizzato i ricordi nelle numerose madri che scrivono su FB le loro angosce: mi sono allora affrettata a trasmettere il programma di Cattolica per rinnovare quella speranza che per noi tutti è fonte di conforto per l’anima e nuova Luce che compare all’orizzonte.

 

Mentre mi stavo occupando di confortare i partecipanti al gruppo del sabato sono stata raggiunta da lettere di madri della nostra A.C.S.S.S. che mi esponevano le loro incertezze sul nostro rapporto con la Chiesa Cattolica. Guardiamo ad esp. il documento del Pontificio Consiglio Della Cultura “Una riflessione cristiana sul NEW AGE” di non tanto recente pubblicazione. Nel testo, se lo si è letto correttamente, si trova un po’ di tutto: dal confronto con la chiesa  cattolica, ai temi centrali sulla persona umana, Dio e il mondo e non mancano le affermazioni sui medium e i contatti paranormali. Fughiamo ogni perplessità, in quanto già nella presentazione del documento, fatta da S.E.MONS. Michael L.Fitzgerald del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso si  afferma “Questo studio intende essere uno strumento di scambio … con i centri di formazione e di cultura … per cercare nuove forme di dialogo e di testimonianza”; nulla accomuna il Movimento della Speranza a quanto viene dichiarato sul NEW AGE.

 

Nel frattempo ho ricevuto pochi giorni fa una mail dopo che avevo spedito le news con il programma di Cattolica, in cui un lettore mi scrive:

“… questi convegni sono la fotocopia l’uno
dell’altro, con il solo scopo di lucrare sul dolore della gente, gente
purtroppo debole e in balia di farneticanti personaggi pronti a sparare
baggianate ridicole, una vera vergogna!!!”

 

         Quest’ultimo commento mi ha particolarmente addolorata e pensavo proprio a questo genitore al ritorno da Casa Madre Teresa, dove il mio amato sposo ha avuto l’ennesimo arresto cardiaco. Pensavo alle mie rette intenzioni nel cercare di aiutare chi è stato colpito da un lutto come il nostro. Pensavo a questo Cristo vivente che andava nelle case dove erano morti i figli per dire: “… sono un papà anch’io… vostro figlio non è morto… ma è vivo… ” Guardavo quelle membra martoriate, ormai non più coperte da umano pudore, esposte ad essere rivoltate, trafitte, ripulite e riavvolte in un sudario. Ho salutato il mio amato recitando:

“io mi parto da te, parto da questo altar,

 vieni Gesù con me, sola non mi lasciar ….”

 

Ed ho pensato che la sofferenza, ogni sofferenza, non merita inganni, perché di per sé è già troppo lacerante e che è ora di far chiarezza, ancora una volta, prima di partire per Cattolica con dubbi o incertezze…

 

Il Dr. Mario Mancigotti che mi ha preceduta nel coordinamento dei Congressi ha precisato più volte le finalità che si perseguono, ma anche l’Associazione che presiedo a Padova ed il cui spirito intendo aggiungere al lavoro svolto finora, ha precise connotazioni e formula definizioni che mi permetto di trascrivere:

 

·     SCIENZA E FEDE procedono in parallelo, con studio rigoroso ed obiettivo, senza ideologie pregiudiziali, ma con disponibilità verso tutte le ipotesi, verso un mondo nuovo che questi studi legittimano e ci spalancano davanti. La sopravvivenza è tra queste cose, non per scelta a priori, ma perché tante fenomenologie paranormali indicano ad essa; deriva da ciò lo stretto rapporto con la parapsicologia.

 

·        Il far conoscere a tante Madri, a tutte le persone provate da lutti gravi, che “la morte non è un atto finale e la Vita prosegue”. Qui il parapsicologo si ferma, ma dice “in cammino verso l’Infinito”, verso cioè una sempre maggiore comprensione della Realtà e dell’Essere, una espansione cosmica di cui sono inimmaginabili vertici raggiungibili.

·     Vi è necessità di un Movimento di rinascita, cioè la conversione alla nuova Realtà che diviene consapevolezza, studio attento, percezione di tanti piccoli segni, nuovi e veri di cui comprenderemo il valore. Perciò la Scienza, con i suoi studi e le sue riflessioni, fa assurgere la “Parapsicologia” non a divinazione di maghi e streghette che evocano l’aldilà per acquisire poteri sull’aldiqua, ma allo studio serio dei fenomeni parapsicologici.

·      Piena adesione sui grandi temi della Rivelazione con la Chiesa Cattolica e con la gerarchia che la rappresenta, con Teologi, con personalità degli Ordini Religiosi che, come riconoscono le fenomenologie religiose e paramistiche, riportate dall’agiografia e inconfutabili, non possono disconoscere le fenomenologie paranormali, anche se di origine diversa (spirituale per le prime, psichica per le seconde) che sono del tutto analoghe e corrispondenti.

 

                      

       Tutto questo serve ad affermare che il mondo e l’ umanità hanno iniziato il terzo millennio con il carico che si preannuncia pieno di promesse, ma anche di grandi timori e di mistero.

       Il nuovo millennio, è sorto sotto gli auspici del rinnovamento spirituale e di rinascita dell’ uomo. Rinascita nel segno dell’ amore e dell’ approfondimento dell’ interiorità, della scoperta e del viaggio verso lo studio dell’ altra dimensione, delle infinite altre dimensioni che sono intorno a noi e che sono tutte dentro di noi. Ci siamo accorti che non siamo soli e che non ci sono solo le cose e la vita di questo mondo materiale. Ci sono tanti altri esseri che, invisibili agli occhi del corpo,  si fanno presenti a quelli della mente, all’ intuizione e alla sensibilità del cuore e dell’ anima. Ci sono tante altre condizioni esistenziali, un numero incredibili di altre realtà che conosciamo con gli occhi dello spirito quando scendiamo dentro di noi. E’ l’ avanzare di queste, il loro rendersi evidenti e volersi far conoscere che caratterizza questo scorcio di secolo e di millennio e che dà impronta al nuovo.

 

         I segni di questa rinascita, di questa scoperta, di questo avanzare, di questo nuovo interesse per quest’ altra dimensione dell’ Essere ci sono tutti. La transcomunicazione strumentale – con le sue novità sempre più incalzanti: prima una psicofonia appena balbettante, poi, in un crescendo incontenibile, la metavisione, le telefonate dall’ aldilà, i colloqui e i messaggi al computer – sono la grande scoperta di questi anni e, con essa, lo sconvolgente, incredibile colloquio con coloro che sono passati dall’ altra parte e che credevamo e piangevamo come perduti è divenuto, o può diventare, quotidiano, continuo.

 

        Ma pensiamoci un po’! Sono stati considerati perduti, finiti per sempre i nostri morti, perché, ci era stato detto che tutto finisce con la morte e invece oggi sappiamo che non è così; i nostri Cari ci sono sempre e possiamo parlare con loro; una cosa incredibile! Il Movimento della Speranza, che è sorto e dilagato inarrestabile in questi anni, è un altro dei segni del trascendente che scende tra di noi, ma, nel nuovo millennio, tanti sono questi segni e si moltiplicano sempre più: apparizioni, Madonne che lacrimano, estasi visionarie…; e l’ interesse, sempre maggiore, per le discipline che studiano questi fenomeni.

 

   Non importa se tanta gente non ci crede e ci sbeffeggia, perduta dietro a certi programmi televisivi assordanti nei loro giochi, nel loro rumore, nei loro belletti e nel loro vuoto di ogni interiorità. E’ l’ ultimo grido di un mondo che muore, di un materialismo che non si rassegna alla propria fine.

 

  Il nuovo millennio è qui; folle sempre maggiori ricercano la spiritualità, per tante vie, si interessano della propria interiorità, si sono accorte del proprio Sé e lo cercano. Ne sono testimonianza, non ultima, certi immensi raduni di giovani, che si danno appuntamento, che pregano, che ballano e cantano assieme, che discutono, che cercano, che aiutano nel volontariato, che sempre più si diffonde, insoddisfatti del consumismo, dell’ edonismo, del sesso facile e vuoto e che guardano all’ Amore, al Prossimo, alla Vita.  La Vita e l’ Essere :  la riscoperta del loro significato è il segno della potenza  e del vento impetuoso del Sacro che avanza e ci investe.

 

     Ne sono il segno anche certi aspetti negativi che, purtroppo, vediamo nel mondo, con la loro cattiva e contorta interpretazione della spiritualità  e dei valori spirituali, della parola di Dio e del soffio di Lui che ci arriva nel cuore : gli integralismi e i fanatismi religiosi che uccidono nel nome di Dio – che invece vuole la vita; sette esoteriche che plagiano e rendono schiavi gli adepti – mentre l’ essenza dello spirito è la sua libertà, il suo libero arbitrio la piena disponibilità della propria decisione; droghe e allucinogeni; la ricerca di sensazioni forti e di contatti occulti, cose fatte solo per morbosità o con ambizione.

 

      Anche questi sono segni di uno spirituale che spinge nel fondo, che ci prende, che ci attrae, ma noi siamo Spiriti dotati di libertà e capaci di decidere, intelligenti e capaci di capire, che dobbiamo scegliere fra il Bene e il Male e dare il giusto indirizzo a questo soffio del Sacro che sentiamo dentro di noi. In questo sta la nostra responsabilità.

     L’ albero si riconosce dai frutti e noi dobbiamo saper trovare lo sbocco giusto alla nostra spinta interiore.

 

Cari amici, come dice il Santo Padre, il Beato Giovanni Paolo II° apriamo un varco alla speranza, non abbiamo paura di quanto si può dire di questo e di quello; cerchiamo con retta coscienza il bene innanzitutto, quel bene che i nostri Cari Figli ci insegnano attraverso le molteplici comunicazioni che ci raggiungono, direttamente o attraverso quei “segni” della cui veridicità non abbiamo alcun dubbio. Sgombriamo il campo dal loglio e affidiamoci alla misericordia del Padre che, anche in questo momento di forti decisioni per il destino dell’umanità, saprà far scegliere ai governanti il meglio per assisterci e guidarci.

 

Avanti, ancora una volta… quanto viene dichiarato non ci riguarda. Noi lo sappiamo e vogliamo meritare la fiducia che i nostri Cari ci offrono dall’oltre. C’è il Santo Padre che instancabilmente ricorda a tutti la sacralità, la bellezza e l’intangibilità della vita che ci è data come “dono”.  Ben sappiamo che “la goccia scava la roccia”. Spetta ad ognuno di noi, ad ogni genitore, ad ogni mamma, impegnarsi anche nel proprio piccolo ad una cultura della solidarietà e della speranza cristiana.

 

Lo dobbiamo a tante persone che non hanno ricevuto i nostri carismi, i nostri affettuosi messaggi d’amore e di pace; lo dobbiamo ai nostri amati Figli che un giorno ci verranno incontro con la veste candida e, prendendoci per mano ci diranno: “Brava Mamma, vieni, ti aspettavo!”

 

Edda Cattani“Non abbiate paura…”
Leggi Tutto

La perdita della madre

1 comment

Oggi anniversario di Maggiolina

(Per ricordare)

Oggi è l’anniversario di una Mamma particolare, come siamo tutte noi e ancora oggi vogliamo ricordarla come il figlio Padre Alberto Maggi ne sta parlando:

“Quando mamma è nata è stata accolta da lacrime di gioia, e quando, due anni fa è morta, è stata accompagnata da lacrime di dolore. Ma poi le due lacrime si mescolano e fondono, perché non si muore mai ma si nasce due volte e la seconda è per sempre, e al dolore per la morte si accompagna la felicità della nuova e definitiva nascita.” 

Da “Chi non muore si rivede”

La perdita della madre

Ho scritto a P.Maggi: “Caro Padre Alberto, lo scorso anno, in questi giorni, lei era in “corsia” e se ne andava la sua cara Mamma Maggiolina. In occasione della Festa della Mamma pubblicai questo articolo. Oggi, a distanza di un anno, ci uniamo a lei nel ricordarla, ringraziando Dio per la sua salute recuperata!”

 

E mi ha risposto: “Edda carissima grazie! mi hai fatto un bel regalo e una graditissima sorpresa, grazie! Sì, un anno fa, il giorno in cui per la prima volta la fisioterapista mi metteva in piedi, mia madre moriva, come se avesse completato la sua missione. Grazie per questo ricordo che hai voluto fare, il mio pudore me lo impediva, ma tu mi hai fatto un regalo, grazie!”

 

… e sotto, nei commenti, cosa scrivono gli amici in bacheca…

FESTA DELLA MAMMA .

A tutte le mamme l’augurio che la loro vita sia un lungo interminabile valzer di amore con i loro figli.

Ci arrivano da FB gli auguri e le immagini di un video del Capodanno 2012

in cui P.Alberto Maggi danza con Mamma sua.

Se n’è andata Maggiolina, Mamma di Alberto Maggi. Proprio nel momento in cui il figlio era più fragile perché operato al cuore, mentre tanti amici lo circondavano d’affetto e gli porgevano messaggi di incoraggiamento a cui egli rispondeva con il suo immutato umorismo, una nota di malinconia ha velato la sua bacheca su FB… non si sapeva cosa dire ad un figlio che era divenuto Padre per la sua splendida Mamma ultranovantenne che ricordava agli amici ad ogni incontro, con immutata tenerezza ed affetto.

Come può parlare un prete della madre e della sua vocazione?

Dietro ogni prete c’è la preghiera della madre. Della mia no.

Avevo 22 anni quando annunciai ai miei la decisione di entrare nell’Ordine dei Servi di Maria, e ricordo ancora le parole di mamma: Proprio a noi questa disgrazia! E quando mai ci hai visto pregare in questa casa, quando mai hai visto un segno della croce o …sentito un’ave Maria!!

È vero, i miei non erano religiosi e non mi avevano trasmesso un’educazione religiosa. Persone intelligenti e libere abituate a ragionare con la propria testa non potevano credere alle infantili dottrine religiose del tempo.

Risposi: Mamma, il primo nitido ricordo che ho di te, è quando di sera, dopo cena, ti vengono a chiedere di fare una iniezione a qualche parente o conoscente malato. E tu preparavi sul fornello a gas il contenitore metallico con la siringa di vetro (enorme), e partivi, a qualunque ora.

E di te papà mi ricordo di quel giorno in cui mamma portò in tavola una fiamminga di gnocchi e li mise nei nostri piatti. E tu papà prendesti la fiamminga, e prima ancora di pranzare sei andato a portare i gnocchi a un conoscente che quel giorno sapevi avrebbe saltato il pranzo con la sua famiglia.

No non mi avete insegnato a credere in Dio, ma ad amare gli uomini, è per questo che mi faccio frate.

Ma può soffrire un sacerdote per la perdita della Mamma?

C’è qualcosa di inspiegabile in tutto questo, qualcosa che non capisco ma che non rifiuto perché che sento far parte di un unico grande disegno d’amore.

Ricardo sta per iniziare l’eucaristia funebre per mamma, e io sono qui… Ho celebrato i funerali di tutte le sue cinque sorelle (mamma era la più piccola) e ora… Sì è un disegno di amore.

Mamma è diventata anziana ma senza invecchiare, piena di… tanti interessi per tutto. Voglio qui ricordarla con tre grandi lezioni di vita che mi ha regalato.

Donna libera e per questo liberatrice, mamma non è mai stata una chioccia, ma sempre ci ha sospinto fuori, liberi.

È il 1980, Juan Mateos, grandissimo biblista mi accoglie nella sua equipe. Tocco il cielo con un dito, è una delle tante grazie avute nella vita. La partenza per Granada è fissata per il 10 gennaio. Mamma ha problemi agli occhi e l’oculista le annuncia per metà febbraio l’intervento di catarrata a entrambi gli occhi.

Le dico: mamma, rimando la partenza. E lei: perché se tu stai qui l’intervento viene meglio? Tu bada a fare quel che devi fare, agli occhi ci pensa l’oculista. Parto.

Mamma non ha mai guardato al passato, ma sempre è vissuta nel presente.

È il giorno anniversario della morte di papà. È febbraio, giorno triste, grigio, con tanta nebbia, penso a mamma, la immagino triste, le telefono: Mamma che fai? E lei: e chissà che faccio? le castagnole, è carnevale! Per lei non era l’anniversario del marito, ma carnevale e friggeva i dolci tipici per i nipoti!

Mamma si ostina a vivere da sola (se mi mettete una donna la butto dalla finestra!). La vista ormai è sempre di meno. Una notte cade in bagno e si spacca la testa sul bidet…sette punti di sutura. Quando mia sorella mi avverte sono al pronto soccorso. Mi precipito… Arrivo e mamma ha il volto tumefatto e una grande fasciatura in testa… Appena la vedo esclamo: Mamma! E lei: beh, che c’è ? È martedì grasso e mi sono mascherata anche io…!

Non si è mai pianta addosso, mai lamentata, ma vedeva il positivo in tutto!

Quando mamma è nata è stata accolta da lacrime di gioia, oggi sono lacrime di dolore per la sua morte… Ma queste lacrime si mescolano… La morte non è contrapposta alla vita, ma entrambe fanno parte del ciclo vitale. Per cui le lacrime per la morte di mamma si trasformano in lacrime di gioia per sua definitiva nascita… Grazie maggiolina mia!

Cosa scrivono gli amici presenti alla cerimonia funebre

Caro Alberto,

forse Ricardo ha proprio ragione, Maggiolina ha voluto lasciarti tranquillo, doveva essere così. Sorridendo, come si fa quando si ‘nasce’ per la seconda volta, Maggiolina avrà detto che dopo averti sentito cinque volte al saluto delle sorelle, oggi voleva sentire Ricardo. Anche se eri un po’ lontano Ricardo l’hai sentito anche tu, anzi penso che l’avrai anche ispirato. Stamattina, accanto a don Fausto, don Pio e altri confratelli, Ricardo ‘volava’: una tenerezza e una gioia che sembrava essere tutti sulla strada di quella Casa del Padre che – ci dici sempre – è nel cuore di tutti noi.

Ricardo ha dipinto un affresco realizzato in trent’anni di conoscenza, come lui ha detto, quasi filiale… penso che soprattutto a lui mancherà la complicità che vedeva lui e tua madre complici di quelle iniziative sulle quali era meglio.. non preavvertirti.

E l’immagine del valzer di Capodanno è veramente bellissima, come di Maggiolina che a 90 anni suonati apparteneva alle generazioni ‘multitasking’, con giornale, tv, radio contemporaneamente in azione. Non usava il computer, peccato, altrimenti avrebbe fatto bingo

Finalmente un ‘saluto’ non triste, coerente con il messaggio di salvezza… finalmente gioia e serenità… Ricardo si è fermato soltanto perché Maggiolina si era stufata di starlo a sentire: lui le ha detto dall’altare: ‘tranquilla, Anna, mi fermo, non scalpitare…’

E anche tu Alberto non ti preoccupare: mamma ha aspettato davvero che ti rimettessi in piedi per salutare te e tutti noi, ma, come tu dici, è ancora più vicina di prima… (Vincenzo Varagona )

Edda CattaniLa perdita della madre
Leggi Tutto

La mia Mamma tra gli Angeli

8 comments

Ripropongo ora più che mai… 

La mia Mamma è nata il 2 ottobre – Festa degli Angeli Custodi

La mia Mamma è mancata il 21 febbraio 2010

Mi fratello mi scrive: ” Sono anni che se n’è andata una parte di me!

Gli ho risposto: ” Ora più che mai, da che sono rimasta sola, la vivo presente… le parlo, le chiedo di aiutarmi anche nelle piccole cose di ogni giorno e so che lei mi capisce… ora sì… più che mai!

La mia Mamma tra gli Angeli mi parla…

La mia Cara Mamma, Nonna Lina, “la Matriarca” di cui tante volte ho scritto sul “L’AURORA” ha chinato il capo mentre riceveva l’Eucarestia e si è addormentata per sempre. L’hanno vista così coloro che le erano intorno, piccolo pulcino ormai implume, vissuto troppo a lungo per continuare un percorso iniziato da tanto tempo. Ho parlato con lei versando tutte le mie lacrime nascoste quando per prima chiuse ogni rapporto con l’esterno e venne a casa nostra, a Padova, dopo la dipartita di Andrea. La “Nonna Sprint” aveva lasciato ogni attività, interessi e amicizie per condividere con noi dapprima il nostro lutto e successivamente le prime esperienze di comunicazione, giungendo a ricevere lei stessa precisi segnali di presenza che ci confortavano. La Nonna sembrava dotata di una certa sensitività e il rapporto affettivo con Andrea la favoriva di contatti particolari. La sua storia, fatta di deprivazioni e di grandi sofferenze fin da bambina, l’avevano non solo fortificata spiritualmente, ma dotata di un acume che andava oltre la normale ricezione  del messaggio, a cui sapeva dare la più semplice interpretazione. Aveva approntato un altarino con la foto di Andrea vestito con la tunica bianca, il giorno della prima comunione e ogni sera prima di andare a riposare gli dava la buonanotte. Ogni mattina la foto aveva fatto un giro di 180 gradi ed era girata dalla parte opposta. Lei era convinta che Andrea voleva salutarla in questo modo; ma raccontava non solo questo, ma di profumi, sogni e telefonate che ci lasciavano attoniti e contenti.

Nonna Lina era presente quando Mentore fece le prime registrazioni e quando noi non riuscivamo a decodificare le parole, lei, dotata di un udito finissimo sapeva darci la versione corretta delle parole incise. Posso dire che da allora la mia Mamma cambiò completamente le sue abitudini che furono rivolte a quello che sarebbe stato il suo arrivo nell’aldilà. Ripeteva sempre che non avrebbe avuto nessuna paura perché Andrea “il suo tenente” le sarebbe andato incontro e l’avrebbe presa in braccio. Si faceva presto a condividere queste aspettative considerando che le persone più care l’avevano preceduta innanzi tempo: la sua mamma mancata molto giovane, il suo papà, il figlio della sorella e tanti altri componenti di una larga parentela, primo fra tutti mio padre, il suo adorato sposo, mancato quando in casa mio fratello era appena undicenne. Eppure questa attesa si protrasse molto a lungo e molte vicende dovevano rendere più greve il suo già pesante fardello; la salute cagionevole e le ripetute crisi cardiache ci costrinsero a farla accogliere in una struttura dove, pur circondandola di efficienti cure, non le rendevano l’affetto di un clima familiare. Io, abitando in un’altra città e con gli impegni che mi hanno oberata oltre i normali ritmi giornalieri, non ho avuto la possibilità di vederla sovente e i nostri contatti sono avvenuti quasi quotidianamente per via telefonica. Quando si è ammalato Mentore poi, i miei orari non combinavano più con la disponibilità sua e pian piano ho sentito, con uno strazio indicibile, che non potevo più seguirla nel suo grande bisogno di calore e di vicinanza affettiva.

Si è consumata così, pian piano, la mia povera mamma, lucida fino all’ultimo, capace di farmi coraggio e dirmi sempre: “Prega, Edda, prega che il nostro Signore ti aiuta!” Quanta fede e quanta rassegnazione in una donna che aveva avuto in mano il comando di tutta una generazione, capace di sforzi e di grande energia psicologica: un esempio da tenere presente. Quante volte ho camminato qui in casa, nelle mie stanze vuote parlando con lei e magari scrivendole qualche poesia che poi le inviavo accompagnata da un mazzo di fiori “Bianchi o rosa pallido” come li voleva lei. Quando le giungeva questa sorpresa, chiedeva alla suora del residence di metterli in cappella, davanti alla Madonna, perché “..la  mia figliola ne ha tanto bisogno!…”

I primi giorni di febbraio ha avuto una grossa crisi e la sua condizione non lasciava ormai più speranza, ma nel momento del risveglio da uno stato di perdita della coscienza si è rivolta ai presenti dicendo: “Ora posso dirlo davvero: ESISTE L’ALDILA’ il Paradiso c’è!” Quando sono andata a vederla sembrava aver recuperato un po’ di energia ed ho potuto godere di due giorni interi della sua vicinanza e parlarle di tutte le cose che da tempo non ci eravamo dette. Le ho tenuto la mano fra le mie, entrambe tanto esili e bianche e l’ho baciata a lungo pensando che quei dolci istanti sarebbero stati gli ultimi che Dio mi concedeva. Ricordo che, prima di partire le ho detto: “Tu lo sai, mamma, cosa abbiamo vissuto insieme quando è mancato Andrea. Quando arriverai, ti raccomando, parlami subito, dimmi se lo vedi, dimmi con chi sei!” Lei mi guardo intensamente poi fissò lo sguardo verso la porta, si portò il dito indice alla bocca e mi sussurrò: “Ssss… sono già qui…” In quel momento ho capito che la mia mamma era ormai pronta per il grande viaggio e mi avrebbe dato sicuramente ragguagli sul suo percorso.

I giorni successivi li ho trascorsi con il cellulare in mano in attesa di una comunicazione e con un malessere diffuso che mi costringeva al riposo a letto. Il ventuno mattina alle dieci mi sono alzata improvvisamente con una sensazione di sollievo… in quel momento il telefono squillava: “… la mamma è mancata ora. Si è addormentata mentre riceveva la Comunione… ha reclinato il capo poco alla volta…” “Coraggio, Mamma, ora non ti perdo più, perché so che mi vedi e comprendi tutto di me”. Ho acceso il registratore ed ho sentito distintamente : “Mi sono risvegliata nella mente di Dio!” La conferma al nostro patto avveniva nel modo più naturale. La mia mamma parlava come se fosse stata presente, col solo tasto premuto della ricezione, con una voce tonica e precisa. Finalmente, Mamma cara, sono scomparsi tutti i miei sensi di colpa per non esserti stata vicina quando eri più debole e sola perché altri avevano bisogno della mia presenza ed ora tu capisci tutto questo e comprendi appieno la mia condizione!

Il dialogo con la mia cara Mamma, continua tuttora e lei mi dà contezza di quanto vive e quanto è bello l’aldilà; ma mi dona pure segni di presenza di cui vorrei almeno scriverne uno:

“Quando la Mamma era a casa mia, molti anni fa, mi chiedeva sempre di portare per lei, nella cappella di Andrea un’orchidea e di metterla in un vasetto che era solo per lei. Io raccoglievo poi i bulbi ormai sfioriti e li mettevo in un vaso in fondo al giardino. Da quelle piante rinsecchite non è più spuntato un fiore e anche il fogliame ormai sciupato e sterile manifestava l’aridità delle piante che hanno terminato la loro stagione. Eppure il giorno dell’anniversario ho trovato un ramo di orchidea gigante, dai petali color oro, spruzzati di color rosso, che tuttora sopravvive con una stabilità superiore a qualsiasi fiore del giardino”.

Non mi sento più sola e i profumi che sentiamo io, mia figlia e mio marito sono inconfondibili segni, fra i tanti, della presenza della Nonna Lina vicino a noi. So che Andrea le ha reso possibile questo contatto così rassicurante della presenza degli angeli nelle nostre case. 

Sono tornata da Cattolica con il cuore gonfio di commozione. Una signora presente che non sapeva nulla di me ha visualizzato Andrea e vicino a lui c’era una donnina, piccola e tutta raccolta… l’abbigliamento e il sorriso corrispondevano alla mia Cara Mamma che mi diceva: “Hai visto Edda, quasi non ci credevo quando dicevo che Andrea sarebbe venuto a prendermi… Proprio così! Ed ora mi porta con sè a visitare il Paradiso!” Agimus tibi gratias Omnipotens Deus pro universa beneficia tua!

Concludo con una frase di Auguste Valensin: “Non perché lo sogno Dio esiste, ma poiché esiste io lo sogno.”

Edda CattaniLa mia Mamma tra gli Angeli
Leggi Tutto

Odore di Mamma

No comments

2^ Domenica di Maggio.

Dio non si scopre attraverso un ragionamento teologico o sfidando l’eternità e l’infinito, ma lo si scopre soprattutto se ci si sente amati e si dona amore .. Dio non ha uno spazio tutto suo, è l’uomo lo spazio di Dio, sia in cielo come in terra .. siamo tutti immersi in un ambiente ‘divino’ .. perché Dio è in agguato all’angolo di ogni strada e di ogni stella .. e ci si deve impegnare per la libertà, per la giustizia e per la felicità, dentro la storia concreta e feriale degli uomini e delle donne, se si vuole incontrare lo Spirito del Vangelo di Gesù .. così l’uomo può incarnarsi nel Cielo .. e scoprire quell’andare ascensionale che appartiene ai nostri pensieri più veri, più intimi, più profondi ..  

(fra Benito)

Festa della Mamma


Bambino,
se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
e portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento
Alda Merini

Odore di mamma.

 

 

“Grazie a te, donna madre, sorriso di Dio, per il bimbo che viene alla luce, tu che guidi i suoi passi nel cammino della vita”  . Con queste parole del Santo Padre, ora beato, Giovanni Paolo II° vogliamo ricordare questa giornata del mese di maggio per coprire di profumo e di calore il grigiore delle giornate passate. Con il risveglio primaverile che già è arrivato con i suoi fiori, nidi e gridi di nuovi nati, la nostra realtà sembra acquistare vigore. Il miracolo della vita umana è anche questo ripetersi delle stagioni che, come le varie tappe del nostro tempo, pare darci una sferzata e richiamarci alla presenza, alla solidarietà, all’impegno. I miei nipotini Tommaso, Simone e Giulio navigano spediti nella scia della vita e anche il più piccolo ha superato l’ultimo anno della scuola dell’infanzia.

Gioie di mamma, dunque, e ricordi di infanzia, con le marmellate, il piumone della notte, la candela accesa nelle serate invernali e un focolare attorno cui si stava volentieri tutti insieme. Beato chi ha la mamma accanto per lungo tempo; la mia se n’è appena andata dopo aver varcato la soglia dei 98 anni ed è per me un conforto sentirmela accanto ancora più di prima. “Odore di mamma” è il sapere che cosa essa ha trasmesso, quanta vitalità, quanta energia interiore, quanto coraggio a tutti coloro che l’hanno avuta vicina. Si dice: “Non ci sono più le mamme di una volta…” ed è vero. Nessuno ti insegna a fare la madre e poi ti accorgi, un passo alla volta che ormai sei vecchia e i figli sono volati via, a volte, appena avevano spiccato il volo.

Amore di mamma …è una risposta alle richieste di ogni piccolo essere e dei suoi bisogni, ma volendo essere puntuali, possiamo dire che questo amore ha due volti; il primo è dato dalle cure necessarie alla preservazione della vita e della crescita. L’altro va oltre e diventa attitudine all’amore per tutto ciò che di bello la vita rappresenta: è bello essere vivi, è bello godere di tutte le bellezze del creato! Quante cose vorremmo dare ai nostri figli… cominciamo con la nutella e poi via via ci strappano il cuore dal petto e noi con stupore e attenzione guardiamo l’opera di Dio compiersi in tutta la sua trasparenza.

Dio creò il mondo e l’uomo e, come dicono le Scritture, disse che ciò era bello, così la madre, nel giardino della vita, fa sentire al suo bambino tutto il suo amore vedendolo bello come nessun altro e gli mostra la grazia di essere nato con il desiderio di restare vivo.

Quante volte ho sentito dire, nelle nostre riunioni, nei nostri convegni… “ mio figlio era bello e amava la vita… era felice di essere al mondo…” Beate mamme, che hanno trasmesso tanto amore e che ancora pensano alle sembianze corporee di quelle splendide creature. Ho anche sentito: “Dio ha scelto con cura  le piante per il suo giardino, voleva giovani speciali per dar loro una missione speciale” e questo conforta un po’ perché diversamente verrebbe da pensare, come si sente spesso: “L’è sta rubà!” come un tesoro prezioso che abbiamo visto trafugare.

Odore di mamma… che si manifesta in risposte di tenerezza da parte dei figlioli scomparsi al nostro sguardo e si fanno sentire in mille modi, come raccontano tante testimonianze;  quanta consolazione nel sapere che c’è stata una risposta, pervenuta da chissà quale distanza. I primi tempi della nostra storia mi fermavo a lungo a guardare le stelle e ogni volta che ne vedevo una che sembrava lampeggiare mi dicevo che Andrea doveva essere lassù e che mi stava parlando. Segni importanti di questi figli che non cessano mai di essere presenti per farci capire che ci sono, che ci amano, che sono vicino a noi e ci aspettano.

Questa sera, tornando a casa, ho trovato la prima rosa sbocciata nel giardino: è rosso porpora con il cuore giallo oro… sembra volermi dire ” è per te mamma, come una volta…”. Anche questa è una prova che posso dire mi ha turbato, come i tanti segni che rientrano in quella molteplicità di indizi sulla sopravvivenza di cui ci occupiamo. “Ti regalerò una rosa….” Fino a qualche tempo fa era Mentore a regalarmi la rosa rossa il giorno della “festa della Mamma”. Ora sarò io a portargliene una per ricordargli che, con questo figlio siamo sempre uniti. I nostri figli, dunque, ci sono, sono cresciuti e vanno avanti… e noi continuiamo la nostra opera di fede e di speranza. Quel nostro bambino, finché era debole e indifeso ha avuto bisogno delle nostre cure, delle nostre torte, della camicia stirata di fresco al profumo di lavanda, della pasta al sugo, del latte fumante…  Ma il bambino si è staccato da noi; è diventato un essere completamente indipendente, che si libra e attraversa spazi e dimensioni a noi ancora sconosciute. La vera essenza dell’amore materno è quella di lasciare che il bambino sia separato da noi dopo averlo tanto curato: è il trionfo dell’amore. “Mamma, lascia che io vada…!”

E’ questa anche la lezione di Maria, Madre delle Madri, che ha saputo rinunciare al Figlio fin da quando undicenne lo ritrovò fra i dottori nel tempio: “Lascia o Madre che mi occupi delle cose del Padre mio”! Cose difficili da capire, soprattutto quando ci sembra di avere diritto alla restituzione dell’amore; ma l’amore materno è anche questo altruismo che si manifesta in modo particolare quando la madre comprende che la sua generosità aiuterà il figlio ad andare avanti e a capire cosa significhi essere amati, e, a loro volta, che cosa significhi amare. E noi, l’abbiamo capito e sappiamo che la risposta dei nostri figli corrisponde e supera ogni nostra aspettativa. 

E’ molto rasserenante sapere che questi straordinari ragazzi sono curati da una tale madre; io custodisco gelosamente il primo messaggio che mi fu recapitato, dopo la dipartita di Andrea. Me lo consegnò una persona che, quasi timidamente si affacciò alla nostra porta per darci un foglietto piegato in cui, ci disse, c’erano parole a noi rivolte, ricevute da una veggente che aveva comunicazioni con la Madonna. In quel foglietto stavano scritte quelle rassicurazioni che sarebbero poi divenute certezze per tutta la nostra famiglia: “Andrea si è prostrato ai miei piedi e mi ha detto Madre poni fine a tanto dolore! Io l’ho consolato ed egli sta con me!” Non ho più visto quella donna che fu veramente per noi un messaggero speciale, ma credo che il nostro ragazzo, con la sua grande devozione a Maria, non potesse avere, nel momento del suo trapasso, un’accoglienza migliore.

Madre Santissima, tu che sei Madre, proteggi i nostri Figli, servitene come credi opportuno… Loro sono bravi, sono teneri, sono pieni d’amore e hanno addosso ancora tanto … odore di mamma.

 

 

 

Edda CattaniOdore di Mamma
Leggi Tutto

Donna del “terzo giorno”

2 comments

Santa Maria, donna del terzo giorno!

 

Ho trovato questa preghiera e la reputo la più adeguata per me, Vergine Santa. Sono anch’io una “donna del terzo giorno” … non come te, ma come una creatura che arriva sempre “in terza giornata”, come tante altre, con continui altalenare fra le mie gioie e le mie tristezze … con il mio camminare e incespicare, lamentarmi e sorridere … fra serenità e pianti … nello scandire delle mie difficili giornate.

 

Sono anch’io una donna del “dolore” perché tutti li ho provati, uniti a quelli della mia inadeguatezza, delle delusioni, dell’andare avanti con dignità stringendo le altrui mani per non sentire la callosità delle mie.

 

Sono una creatura con tutte le sofferenze fisiche, le notti insonni … Una donna che ha dispensato carezze non comprese, spesso sprecate … Lo sono con i miei affetti distrutti e con i tanti silenzi, colmi di amarezza …

 

Ma tu, donna nell’anima, anche se priva della colpa originale … comprenderai la mia inquietudine e mi aiuterai a superare anche questa parentesi in cui, ancora una volta, ho battuto la testa e fatico a rialzarmi …

 

 

 

Preghiera

(di Don Tonino Bello)

 

 

Santa Maria, donna del terzo giorno, destaci dal sonno della roccia. E l’annuncio che è Pasqua pure per noi, vieni a portarcelo tu, nel cuore della notte.

 

Non aspettare i chiarori dell’alba. Non attendere che le donne vengano con gli unguenti. Vieni prima tu, coi riflessi del Risorto negli occhi e con i profumi della tua testimonianza diretta.

 

Quando le altre Marie arriveranno nel giardino, con i piedi umidi di rugiada, ci trovino già desti e sappiano di essere state precedute da te, l’unica spettatrice del duello tra la vita e la morte. La nostra non è mancanza di fiducia nelle loro parole. Ma ci sentiamo così addosso i tentacoli della morte, che la loro testimonianza non ci basta. Esse hanno visto, sì, il trionfo del vincitore. Ma non hanno sperimentato la sconfitta dell’avversario. Solo tu ci puoi assicurare che la morte è stata uccisa davvero, perché l’hai vista esanime a terra.

 

Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. Che la fame, il razzismo, la droga sono il riporto di vecchie contabilità fallimentari. Che la noia, la solitudine, la malattia sono gli arretrati dovuti ad antiche gestioni. E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate come la brina dal sole della primavera.

 

Santa Maria, donna del terzo giorno, strappaci dal volto il sudario della disperazione e arrotola per sempre, in un angolo, le bende del nostro peccato.

 

A dispetto della mancanza di lavoro, di case, di pane, confortaci col vino nuovo della gioia e con gli azimi pasquali della solidarietà.

 

Donaci un po’ di pace. Impediscici di intingere il boccone traditore nel piatto delle erbe amare. Liberaci dal bacio della vigliaccheria. Preservaci dall’egoismo.

 

E regalaci la speranza che, quando verrà il momento della sfida decisiva, anche per noi come per Gesù, tu possa essere l’arbitra che, il terzo giorno, omologherà finalmente la nostra vittoria.

 

 

 

Edda CattaniDonna del “terzo giorno”
Leggi Tutto

I bimbi “non nati”

No comments

Un dramma quotidiano: vite spezzate nel nascere richiamano la nostra attenzione

Una “madre adottiva” racconta la sua esperienza per un messaggio d’amore 

GIULIANA VIAL

Il messaggio di  AURA  “la bambina non nata” continua…



La venuta di AURA ha cambiato la vita del nostro gruppo, ma soprattutto la mia: il ruolo
nuovo di “ Madre terrena” mi ha così coinvolta da farmi riconsiderare alcune fasi della mia vita con
conseguenze assai positive.
Detto questo, che riguarda l’aspetto personale, mi preme dire, che io sono la portavoce del nostro
Gruppo Umanità e Movimento, anche se responsabilizzata in più mansioni, ed é per questo che mi
trovo ora a rappresentarlo.
“ Umanità e Movimento é nato una decina di anni fa per desiderio di una Entità di Luce :
ENZO. Enzo si é manifestato attraverso la medianità di alcuni membri del gruppo. E’ il
simbolo di una scrittura E : L: Enzo- Luce nel cuore del sole.
Così il contatto visivo fra Lui e noi, e noi e Lui, ha aperto un altro filo comunicativo con l’Entità
AURA
Tra Enzo e Aura, c’é un rapporto di Luce e movimento che si fonde fra noi, Gruppo che si
distribuisce in tre luoghi ( Roma, Padova, Lugano) per divulgare aiuto agli altri e coinvolgerli nel
movimento umano di amore, ma anche riuniti nei momenti di incontri medianici quando le Anime
ci chiamano e alla conseguente nostra risposta.
Lei AURA si é presentata con malinconia, ma soprattutto tenera nei confronti di chi non ha
permesso il suo passaggio alla vita terrena per poi andare in un crescendo di gioia e amore e di
insegnamento, così é stata chiamata perché come luce nascente AURA- AURORA si é presentata
per brillare poi nel cielo e prati azzurri dove i colori sono inimmaginabili.
Questo, di oggi é il nostro secondo incontro, il nostro secondo “ viaggio” nella luce e della vita.
Questo incontro vuole concludere il messaggio di AURA ma noi resteremo spiritualmente
sempre uniti perché “ IL FIOCCO ROSA “ ha suggellato una nascita . . ( la Sua ), altre nascite
e chissà quanti bambini sono nati, alla vita spirituale, chissà quante mamme ci ascoltano ora!!
Ed é il Loro appello che la nostra Entità ci chiede di divulgare.
Ora Lei é la “ Capogruppo”, potremmo dire di una schiera di bambini mai nati ( di aborti)
é la voce di una piccola che con altre costituiscono una coralità, i loro messaggi continuano comunicandoci la loro gioia per aver realizzato il nostro primo incontro, sentito e salutato come la realizzazione di un grande progetto.
AURA ritorna ad essere fra noi il messaggio e la voce della vita in analogia con l’Enciclica “Evangelium Vitae “ sul principio e sul valore dell’esistenza e in difesa della vita.
Aura desidera lanciare un appello al non aborto per non bloccare il processo vitale evolutivo di ogni
bimbo, che, embrione, desidera nascere, venire al mondo.
Lei vuole anche riferirsi ai casi di aborti e richiamare quelle madri che hanno rifiutato i loro figli,
perché Lei vuole dare loro un nome, facendoli così evolvere nel cammino celeste unitamente alla Sua schiera.
Quanto detto é la sintesi del messaggio di Aura, Essa ha voluto tutto questo per scuotere la sensibilità
e la coscienza delle donne, ora il Suo compito terreno é terminato. E’ passata come una stella,
lasciandoci felici per aver fatto quanto ci aveva chiesto. La sua venuta é stata come un sasso
lanciato in uno stagno e gli effetti si sono manifestati diffondendosi come le onde in un moto quasi
incessante e concentrico.
Ma Lei dall’altra dimensione ci manda messaggi ove racconta che é ha capo di bimbi handicappati
che é STELLA TRA LE STELLE.
A questo punto Aura ha raggiunto la Dimensione Celeste, ha raggiunto quello che era
programmato per Lei, e ci ha mandato un ultimo messaggio a conclusione del suo passaggio terreno.

 

 “Mamma mammina mia bella, le campane stanno suonando a Festa nella cattedrale dell’universale coscienza.

Mamma tutto è stato fatto tutto è stato detto. Ora bisogna fermarsi e lasciare che gli altri possano prendere coscienza del
contenuto di un discorso che è stato portato avanti malgrado tutto e tutti.

“Mamma io ritornerò negli spazi infiniti dove tutto è poesia, poesia dell’amore della fedeltà e ti
invierò onde ondulate di amore universale. Ora io sono in te e attorno a te io sono tua madre e tu
mia figlia e ti dono l’amore che permea tutto il mio essere fatto di Luce.

 Mamma la vita viene donata al momento del
concepimento ma prende veramente corpo solo al momento della nascita a quella vita breve nel
tempo che si costruisce tra la nascita e la morte e questo solo nell’ambito terreno del termine poiché
anche durante la propria stasi terrena le nostre vibrazioni fanno parte del Tutto e dell’essere che sta
vivendo sulla terra. Mamma tutto questo è un perché molto importante. Dobbiamo vivere sulla terra
per costruire vita dopo vita il nostro essere scintilla divina.

Il non passaggio sulla terra non è cheintralci la nostra evoluzione, ma fa si che il tutto debba essere vissuto

in un’altra dimensione in un’altra galassia.
Mammina mia tu dovevi essere colei che scelta da me per questo compito importante avesse il
coraggio della rinuncia per poi avere il coraggio dell’accettazione di un tutto che non è stato facile
anzi è stata una grande sofferenza che ha maturato in te il germoglio di una vita interiore fatta dalle
tue energie riunitesi alle mie energie. Tutto stava scritto e tutto è successo.
Mamma cara io sono grande ora, di quella grandezza che tu mi hai donato con il tuo amore la tua
disponibilità il tuo coraggio.
Mamma io sono quel punto luminoso che illumina la tua coscienza nella notte buia di una vita che
viene da te vissuta in doppio per te e per me.”

Il discorso è terminato.
Mamma io sono il tuo Sole ,
la tua
Luna, le tue stelle.Io sono quel
tutto che riunisce in sé tutte le
tue memorie passate presenti e
future.

AURA
SPIRITO DEGLI SPIRITI
ANIMA ELETTA TRA
LE ANIME ELETTE. CIAO


 

Edda CattaniI bimbi “non nati”
Leggi Tutto

1° Maggio: un insieme di ricorrenze

No comments

 

Questo è un mese benedetto …anni fa è iniziato con un grande dono : la beatificazione di Papa Giovanni 23° e del nostro Santo  Pontefice Carol Wojtyla, amante di Maria Santissima e grande lavoratore della vigna del Signore!

 

 

MAGGIO: Mese di Maria, Festa di San Giuseppe Artigiano… la meravigliosa unione della Sacra Famiglia

Dedicato a te Mentore, per il grande Padre che sei stato! 

San Giuseppe ebbe meriti smisurati al pari di Maria, per noi fedeli deve essere egli dunque un “maestro di bottega”, come lo fu per Gesù:… un artigiano che col suo lavoro, silenzioso e faticoso, ma sempre risoluto, si fa per noi modello di umiltà, semplicità, povertà, amore. San Giuseppe ci ricorda come il cammino della fede sia fatto di osservazione: l’osservare un gesto banale ma che nell’ottica della fede ci appare invece illuminante più di ogni scritto, più di ogni omelia, più di ogni miracolo.

 

“Dio combina le combinazioni”, affermava San Pio da Pietralcina. 

Quanto appare singolarmente adatto, questo suo pensiero, al mese di maggio! 

Per una splendida “combinazione” il mese mariano per eccellenza,  prende l’avvio con una festa dedicata a San Giuseppe, cosicchè lo Sposo, quasi “accompagni” per mano la Sposa, introducendola con squisita “galanteria” nel periodo a lei particolarmente dedicato per poi lasciarla unica regina incontrastata dei 30 giorni successivi!

 

La speciale “vocazione” mariana del mese di maggio ha origini antiche, che affondano le proprie radici nella tradizione popolare. 

La festa di San Giuseppe artigiano fu invece istituita nel 1955, da Pio XII e in Italia si festeggia il 1° maggio.

Questa felice coincidenza sottolinea -quasi “simbolicamente”- la forte unione fra gli sposi di Nazaret, Giuseppe, l’uomo giusto e silenzioso, si presenta il primo maggio per accompagnare Maria, ricordandoci che a suo tempo, nella storia dell’incarnazione,  fu scelto da Dio per “affiancare” la Vergine nel suo percorso di maternità del Figlio di Dio, per non lasciarla sola,  rispettando in tal modo anche quelle che erano le “consuetudini” sociali del tempo.

Se Dio avesse voluto, non avrebbe avuto bisogno né di Maria né di Giuseppe, per far nascere Gesù, ma, volendo servirsi degli uomini, ha deciso di fare le cose in pienezza.

Dio non ha fatto della Vergine una “ragazza madre”, ma le ha donato un degno sposo, inserendola così in un nucleo familiare che non ingenerasse scandali (anche per questo motivo, si ritiene che San Giuseppe non fosse un vegliardo, come tanta produzione artistica ci fa credere!).

In un piccolo libricino, edito dal Movimento Giosefino, si legge :

“Il Figlio è stato ricevuto da entrambi per mezzo della mente, non della carne. Infatti, se Maria è verginalmente e castamente madre, altrettanto lo è Giuseppe come padre. Già San Girolamo fu primo e grande assertore di questa verità”.

Se questa fu la grande “condivisione” di Maria e Giuseppe in terra, figuriamoci quale possa essere in Cielo, la loro unione spirituale!

A testimonianza di questo, molte sono le visioni in cui grandi Santi hanno visto assieme i due Sposi, e grande la devozione nutrita verso di essi.

Nell’ultima apparizione di Fatima, oltre alla Vergine, i tre pastorelli, videro anche San Giuseppe -vestito di bianco e che teneva in braccio il Bambinello-.

E fu proprio “il falegname”, insieme al Figlioletto, a benedire il popolo che sostava in preghiera. 

Non è questo un inequivocabile segno dell’armonia che alberga -anche e soprattutto in Paradiso!- fra i membri della Santa Famiglia?

Papa Pio XI, nel 1935, affermò: “sorgente di ogni grazia è il Redentore Divino, accanto a Lui è Maria Santissima, dispensatrice dei divini favori; ma se c’è qualche cosa che supera queste due sublimi potenze è, in un certo modo, il riflettere che è S. Giuseppe che comanda all’uno o all’altra, colui che tutto può presso il Redentore Divino e presso la Madre Divina in una forma ed in un potere che non sono soltanto di famulatoria custodia”.

In effetti, se i “legami” terreni, trovano il loro “compimento”, la pienezza, soltanto in Paradiso, si potrebbe mai credere che San Giuseppe diventi un “estraneo” per il Figlio di Dio, proprio in Paradiso? 

In maniera molto semplice, si potrebbe dire che il “capofamiglia” rimanga pur sempre tale! Troviamo una conferma di questo, in un episodio della vita di Suor Consolata Bertrone, verificatosi subito dopo la morte del suo babbo. La clarissa cappuccina, così racconta:

“Babbo mio era morto. -Ebbene, mi dissi, lo sostituirà San Giuseppe!- E mi affidai a lui, eleggendolo per mio padre. Una soave visione internamente venne a rallegrare la mia anima: la Madonna e San Giuseppe! -Che cos’hai, Consolata, che sei così mesta?- O San Giuseppe, babbo è in Purgatorio e Gesù non vuole liberarlo sino a sabato mattina. -Vedrai, lo libererà domani, Venerdì Santo- Ma Gesù non vuole, l’ho già pregato tanto! -Oh, Gesù lo comando io (mi disse sorridendo) e domani tuo babbo sarà liberato, te lo prometto…-”

E fu proprio una visione del babbo, il giorno successivo, a far capire a Consolata, che la promessa era stata mantenuta!

L’episodio -sebbene si tratti di una visione “privata”- è quantomai significativo, testimonia la completa armonia tra i due sposi, che riporta alla mente quella manifestata al momento del ritrovamento di Gesù al tempio, sebbene qui, i ruoli, si “invertano”.

Stavolta è Maria ad essere silenziosa, ma proprio con il suo silenzio, dimostra una perfetta concordanza di intenti con il suo sposo, il quale -a sua volta- sottolinea con le sue parole bonarie (sorride, mentre parla!), l’intima unione con Gesù. 

Il “capofamiglia” sa di poter “comandare” al proprio figlio…anche se si tratta del Figlio di Dio! E’ la legge dell’amore, che fa obbedire un Figlio ai giusti comandi del padre..anche se Padre Putativo! E questo perché, in Paradiso, i Santi (come lo è San Giuseppe) altro non possono che desiderare la volontà di Dio…

Dunque, avviamo il mese mariano invocando l’aiuto e la protezione di San Giuseppe della Vergine Maria: come la Vergine è considerata la “mediatrice di tutte le grazie”, il suo sposo è, oltre che “uomo di contemplazione e di sogni celesti, uomo d’azione; pronto nell’operare in obbedienza a Dio, e nel sovvenire a quanti gli sono affidati.”

Santa Teresa d’Avila disse: “Ad altri santi sembra che Dio abbia concesso di soccorrerci in questa o in quell’altra necessità, mentre ho sperimentato che il glorioso S. Giuseppe estende il suo patrocinio su tutte”.

E stiamo pur certi che, se rivolgiamo le nostre preghiere al padre putativo di Gesù, sarà lui stesso a condurre le nostre richieste alla Vergine, ed entrambi, si faranno nostri amorevoli intercessori presso Gesù!

 

Buon mese mariano a tutti!

 

 

1 MAGGIO: SAN GIUSEPPE LAVORATORE – Intervista a p. Angelo Catapano

 

1° maggio, festa dei lavoratori, ma anche festa di San Giuseppe lavoratore. A San Giuseppe si ispira la Congregazione dei Giuseppini del Murialdo, fondata da San Leonardo Murialdo, insieme con l’altra dei Giuseppini cosiddetti di Asti. Dei Giuseppini del Murialdo fa parte padre Angelo Catapano che è direttore del Centro Studi san Giuseppe ed è responsabile delle riviste “Vita giuseppina” e “La voce di San Giuseppe”. A padre Catapano, Giovanni Peduto della Radio Vaticana ha chiesto innanzitutto quale lavoro facesse san Giuseppe, che qualche volta viene definito falegname, altre volte carpentiere:

**********
R. – I termini che usano i Vangeli di Matteo e di Marco, sono dal greco “tecton”, in latino “faber” e poi tradizionalmente, nei secoli passati, si parlava piuttosto di falegname. Oggi si usa di più la traduzione “carpentiere”, proprio perché è un termine un po’ più ampio, generico, che comprende anche il lavoro del falegname, ma potrebbe essere anche fabbro: in qualche modo, chi costruisce. Ed è bello e simpatico già immaginare questo. Dobbiamo anche pensare, poi, che si trattava di un piccolo villaggio, Nazareth, dove i lavori non potevano essere così precisi.

D. – In questo lavoro, era aiutato da Gesù?

R. – Sicuro. Tant’è che il Vangelo stesso dice ad un certo punto: non è lui il figlio del falegname? Addirittura, gli si dice: non è lui il carpentiere? Effettivamente, Gesù ha passato tanti anni accanto a Giuseppe in quella bottega di Nazareth, in quella vita nascosta che ha una sua importanza, non solo come esempio per l’umiltà, ma anche per l’elevazione del lavoro ad una dignità che non è solo umana ma diventa a quel punto ‘divina’. Giuseppe ha educato Gesù, l’ha istruito nel lavoro, ma anche un poco alla volta, passando gli anni, da educatore si è fatto discepolo di Gesù e si è messo alla sua scuola. E lui ha imparato ed è stato istruito da Gesù!

D. – Qual è il senso cristiano del lavoro che ci viene oggi da questa festa?

R. – Questa festa del primo maggio ha bisogno di un rilancio. Nei lunghi anni del suo Pontificato, Giovanni Paolo II non ha perso occasione per incontrare in questa circostanza il mondo del lavoro. E’ per tutta la Chiesa un motivo di riincontrare il mondo del lavoro, i problemi di oggi, e non vederlo soltanto come una questione qualunque, perché il lavoro è la chiave, come ha detto Papa Wojtyla, della questione sociale.

D. – San Giuseppe è stato il custode del Redentore. Nel lavoro si può quindi chiedere anche la sua intercessione …

R. – Certo. E’ il modello, il patrono dei lavoratori. D’altra parte, l’opera che il nostro santo svolge accanto a Gesù nel mondo del lavoro accompagna quell’opera che Gesù Cristo stesso farà nella sua vita pubblica: l’opera della Redenzione, perché Gesù viene ad operare. E noi ci auguriamo che, insieme con la benedizione di San Giuseppe, ci sia anche – ed è di buon auspicio – il nuovo Papa, Benedetto, che porta nel nome di battesimo il nome stesso di San Giuseppe.

Ecco perché il primo maggio è anche
la festa dei lavoratori

Primo maggio : storia, origini e tradizioni

 

La Festa dei lavoratori, o meglio la Festa del lavoro, è una festività che annualmente viene attuata per ricordare l´impegno del movimento sindacale ed i traguardi raggiunti in campo economico e sociale dai lavoratori. La festa del lavoro è riconosciuta in molte nazioni del mondo ma non in tutte. Più precisamente, intende ricordare le battaglie operaie per la conquista di un diritto ben preciso: l´orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. Tale legge fu approvata nel 1866 nell´Illinois, (USA), la Prima Internazionale richiese che legislazioni simili fossero approvate anche in Europa. Convenzionalmente, l´origine della festa viene fatta risalire ad una manifestazione organizzata negli Stati Uniti dai Cavalieri del lavoro a New York il 5 settembre 1882. Due anni dopo, nel 1884, in un´analoga manifestazione i Cavalieri del lavoro approvarono una risoluzione affinché l´evento avesse una cadenza annuale. Altre organizzazioni sindacali affiliate alla Internazionale dei lavoratori – vicine ai movimenti socialista ed anarchico – suggerirono come data della festività il Primo maggio. Ma a far cadere definitivamente la scelta su questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago (USA) e conosciuti come rivolta di Haymarket. Questi fatti ebbero il loro culmine il 4 maggio quando la polizia sparò sui manifestanti provocando numerose vittime. L´allora presidente Grover Cleveland ritenne che la festa del primo maggio avrebbe potuto costituire un´opportunità per commemorare questo episodio. Successivamente, temendo che la commemorazione potesse risultare troppo in favore del nascente socialismo, stornò l´oggetto della festività sull´antica organizzazione dei Cavalieri del lavoro. La data del primo maggio fu adottata in Canada nel 1894 sebbene il concetto di Festa del lavoro sia in questo caso riferito a precedenti marce di lavoratori tenute a Toronto e Ottawa nel 1872. In Europa la festività del primo maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889 e ratificata in Italia soltanto due anni dopo. In Italia la festività fu soppressa durante il ventennio fascista – che preferì festeggiare una autarchica Festa del lavoro italiano il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma – ma fu ripristinata subito dopo la fine del conflitto mondiale, nel 1945. Nel 1947 fu funestata a Portella della Ginestra (Palermo) quando la banda di Salvatore Giuliano sparò su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina.

Edda Cattani1° Maggio: un insieme di ricorrenze
Leggi Tutto

Riccardo Di Napoli e la TCS

No comments

Dopo la diretta con Paolo Presi, grande esperto sulle  voci registrate, rinnovo l’omaggio a un grande sperimentatore.

 Il 14 febbraio 2016, manncava il nostro caro AMICO, STUDIOSO SPERIMENTATORE di cui alleghiamo la preziosa relazione tenuta a Cattolica al Convegno del Movimento della Speranza 2013

 

TRANSCOMUNICAZIONE STRUMENTALE 

Un telefono Celeste per ritrovare il sorriso

 

(Riccardo Di Napoli)

 

E’ mia abitudine non portare via molto tempo con le parole, perché preferisco lasciare spazio all’ascolto delle “voci” metafoniche che anche quest’anno ho inserito nel filmato audio video che fra poco verrà proiettato.

E’ doveroso per me ringraziare l’organizzazione del convegno per avermi ancora invitato perché per me è sempre motivo di gioia offrire la mia testimonianza di ricercatore e sperimentatore e nonostante la partecipazione a vari convegni su e giù per l’Italia, L’emozione è sempre la stessa:

molto forte. Dirò subito che non sono qui per cercare di convincere gli scettici sulla realtà della continuità della vita perché non è questo il mio compito, semmai posso solo invitarli dopo avere ascoltato, a fare delle serie e profonde riflessioni e vi confido che tra i miei amici ci sono molti ex scettici…

Molti di voi sapranno cos’è la metafonia o psicofonia che dir si voglia ma per chi non lo sapesse vorrei spendere due parole. La metafonia è un ramo molto importante della Transcomunicazione strumentale (termine coniato dal professore di fisica Ernst Senkowski) ed è la parte che si riferisce alla ricezione e ascolto di voci “anomale” . Per chi non sapesse cosa sia la Transcomunicazione strumentale dirò che si tratta di comunicazioni sia audio detta metafonia , che video detta metavisione con i “diversamente vivi “e/o Altra Dimensione per mezzo di strumenti che ci vengono offerti dalla tecnologia : come la radio, il registratore, il telefono, il videoregistratore, la videocamera, la fotocamera, la televisione il computer ecc.ecc.

 

 Con Paolo Presi e il grande Marcello Bacci

TRACCE

COME FANNO A PARLARE SE NON HANNO PIU’ FISICITA’ ? Ha hanno necessità di attingere energia da qualsiasi fonte sonora. La nostra voce, una radio su fruscio, o sintonizzata su emittente estera, un battito di mani , lo stropiccio di un foglio di carta, lo scroscio dell’acqua , insomma qualsiasi rumore.

Come per tutte le cose, c’è chi è più predisposto per una cosa o per l’altra ed anche in metafonia accade per l’ascolto delle voci in oggetto . Quando ci troviamo di fronte a voci poco chiare , ci sono persone che odono meglio quelle ottenute con il metodo della registrazione dello strofinare delle dita sul microfono ad esempio ( risultano sussurrate) e chi invece sente meglio le voci ottenute con con la registrazione della voce dello speaker di una emittente (voce timbrica con una certa corposità) ed è una questione di orecchio e più precisamente della coclea o volgarmente chiamata chiocciola che in ognuno di noi è diversa come grandezza, infatti il diametro e la lunghezza di quest’ultima determina una migliore o peggiore ricezione di certe frequenze.

Naturalmente quando le voci sono chiare, questo discorso decade.

 

METODI : Nel silenzio quindi in assenza di rumore Essi avranno pochissima energia nulla a disposizione da manipolare e le voci , quando presenti, saranno brevi e afone.

Con la radio estera : Le voci sono timbriche e si possono rilevare due fenomeni :

1- Modulazione della voce dello speaker . Le frasi arrivano in lingua a noi comprensibile , intelligenti e di senso compiuto.

2- Riferimenti particolari rivolti a chi ha posto le domande ed a volte anche a chi non è presente in quel momento.

E’ raro, in caso di voce modulata dello speaker, riconoscere la timbrica della voce del nostro caro perché la timbrica resta , tranne casi rari, la stessa dello speaker ma sarà riconoscibile da ciò che viene detto: un modo di dire , un intercalare caratteristico del nostro caro trapassato. Spesso le voci sono al di sotto della voce dello speaker ( molto debole) o in casi più rari, al di sopra di essa ( più forte ). E’ sempre bene quando si registra, parlare molto lentamente ed a voce alta perché si può dare modo ad Essi di inserirsi nei vuoti ed in questi casi non è raro che si possa riconoscere anche la timbrica del nostro caro ( come se riuscissero a ricostruirla a “memoria”,

Mantengono le loro caratteristiche caratteriali. ( per un po’ di tempo(?)

Accentazione diversa e parole accelerate, coniano termini nuovi per necessità.

Con la registrazione del rumore sfregando ad esempio le dita sul microfono : Voci

solitamente sussurrate ma comprensibili quindi da scartare quelle “parole” che si prestano a più interpretazioni perché , sempre nel caso di parole non chiare o “tronche” l’effetto pareidolico è sempre in agguato .

Microfoniche ambientali : in momenti di silenzio , prima che si ponga la domanda o immediatamente dopo. Spesso si riesce a riconoscere la voce del nostro caro trapassato.

Nastro rovesciato. Con il computer è più facile.

Adoperare registratori muniti di contagiri : sarà più facile ritrovare i punti esatti .

Difficoltà a reperire registratori a cassetta e delle cassette stesse.

Le registrazioni su cassetta con il tempo si deteriorano oltre che subire il fenomeno della migrazione magnetica. ( spire del nastro avvolto su se stesso trasferiscono suoni e parole rendendo poi incomprensibile l’ascolto ) meglio abituarsi alla registrazione digitale.

 

Il computer offre ottime possibilità di registrazione ma occorre scaricare programma audio. Ad esempio AUDACITY è gratuito .

 

Detto questo, desidero spiegarvi che questo mio contributo – testimonianza è frutto di 26 anni di personali esperienze metafoniche che si traducono in oltre 4000 ore di registrazioni.

Lo scopo di questa mia testimonianza è quello di esaudire il desiderio primario dei nostri Cari trapassati che preferisco definire “ diversamente Vivi ” e cioè quello di farvi sapere che il Loro Spirito, continua a vivere in quella “Altra Dimensione del mondo Sprituale” da dove, è bene ricordare, noi tutti proveniamo e dove, dopo la nostra esperienza terrena, faremo ritorno. I nostri cari affetti, non più fisicamente fra noi, ci hanno soltanto preceduto. La cosa sorprendente è che non sono io a dirlo ma Essi stessi che è il caso di dire, ce lo dicono a gran “voce”, tramite i messaggi metafonici che Loro amano definire telefonate e che fra poco come vi ho già anticipato, ascolterete nel video- audio che ho preparato . Sono telefonate pregne d’amore e di insegnamento che possono farci cambiare il modo di vedere e di vivere la nostra vita in modo diverso perché danno emozioni capaci di trasformarci . Prendendo spunto dalla mia esperienza di ricercatore e sperimentatore posso affermare che tantissime persone orfane di affetti cari dapprima disperate, dopo avere ascoltato la voce dei propri cari diversamente vivi, hanno ritrovato la speranza, la fede ed il sorriso perché è maturata in essi la consapevolezza che li ritroveranno pronti ad accoglierli ed abbracciarli quando sarà il giusto momento.

Nella maggior parte dei casi chi si avvicina al mondo Spirituale lo fa perché è scosso da eventi dolorosi così come sta accadendo alla gran parte delle persone qui presenti, ed in considerazione del fatto che anche io ho sperimentato l’esperienza del dolore per la scomparsa di cari affetti, posso dirvi che per dirla in gergo metafonico, siamo sulla stessa lunghezza d’onda e parliamo la stessa lingua. Possiamo condividere il pesante fardello del dolore di ognuno e ci sembrerà forse meno pesante…..

Il dolore per la “perdita” di una persona cara. Ognuno di noi, sono certo, ne farebbe a meno ma è proprio il dolore, che molto spesso ci porta alla ribellione, alla rabbia che ci obbliga a porci delle domande. Un qualcosa si smuove dentro di noi. Ecco che allora inizia un percorso di evoluzione. Quella che noi a torto ritenevamo essere la fine si rivela l’inizio di un percorso nuovo.

Il dolore mi spinse 26 anni fa, dopo l’ennesimo lutto familiare, a buttarmi a capofitto nella ricerca dei miei affetti perché avevo bisogno di conferme, la fede che avevo probabilmente non era fede vera perché chi ha fede non ha bisogno di cercare, colui che ha fede crede senza vedere,sentire e toccare ma in tutta franchezza mi sono sempre chiesto : quante persone hanno il dono di questa fede cieca? Sicuramente non facevo parte di quella categoria di fedeli e non lo dico con arroganza ma senza vergogna. Dentro di me , nel più profondo del mio essere sentivo che l’essenza dei miei cari come il loro amore , i loro pensieri , le loro emozioni non potevano essersi dissolti nel nulla ma avevo allo stesso tempo necessità di conforto e conferme. In tempi precedenti, essendo appassionato da sempre dal trascendente , avevo letto qualcosa sulla psicofonia e questa tecnica che in linea di massima non richiede particolare medianità , decisi di approfondire l’argomento ed iniziai a sperimentare. Fui decisamente fortunato perché dopo solo 20 giorni iniziai a ricevere le prime voci . Non vi posso descrivere la gioia e l’emozione provata . Ricevetti tanto conforto che, senza presunzione, visti i risultati, decisi tempo dopo di mettermi a disposizione di chi necessitava di aiuto. Così fondai un mio Laboratorio che ho battezzato con il nome :

  

LABORATORIO DELLA SPERANZA con sede presso il mio domicilio e successivamente verso la fine degli anni ottanta, visti i risultati sempre piu’ incoraggianti, cosituii insieme ad un ex collega di sprimentazione e di lavoro, una sezione di Parapsicologia e di Metafonia presso il Cral della azienda di trasporto pubblico genovese presso la quale ho prestato servizio sino al luglio di tre anni fa. Successivamente ricostituii tale sezione che di fatto è divenuta un centro di Parapsicologia Umanistica e Metafonico chiamandolo “Oltre l’Orizzonte” , di cui ho l’onore ed il piacere ancora oggi, di esserne responsabile e coordinatore. E’ una sorta di pronto soccorso dell’Anima ed è per me motivo di orgoglio, dirvi che è l’unica sezione di un circolo ricreativo aziendale in tutta Italia, ad occuparsi di queste delicate tematiche.Naturalmente tutto ciò, sono convinto, non sarebbe potuto avvenire senza l’aiuto del TUTTO.

In tanti anni di sperimentazione ho potuto osservare che c’è stata una vera e propria escalation quantitativa e qualitativa . Ad esempio la lunghezza( durata) dei messaggi e la chiarezza delle voci. Il contenuto dei messaggi invece è solitamente direttamente proporzionale alla evoluzione della Entità comunicante.

Alla base di tutto comunque credo che sia necessaria la Loro volontà di comunicare e la nostra disponibilità ad ascoltare con amore, pazienza ed umiltà. I nostri sforzi alla fine vengono sempre premiati. Molti sono gli insegnamenti che si traggono dai messaggi delle Entità guida e non sono rare le tirate d’orecchie quindi non sempre si sente ciò che vogliamo sentire ma quello di cui abbiamo bisogno in quel momento. Non sono rare le loro battute ironiche a conferma del fatto che Essi vogliono vederci sorridere. Ed a proposito di questo vorrei dirvi : Se siete in lutto, non sentitevi in colpa se vi capita di farvi una risata magari per una battuta o una buffa situazione, non pensate di mancare di rispetto ai vostri cari perché non è così. Sono Essi stessi che desiderano vederci sorridere, non ci vogliono vedere disperati. Fra gli insegnamenti uno emerge in modo particolare e cioè l’invito a vivere in armonia con noi stessi e con il mondo che ci circonda e di curarci delle uniche cose che potremo portare con noi quando sarà il nostro momento e che non sono certamente i beni materiali.

 

A conclusione dirò che sì, le loro telefonate sono estremamente importanti perché ci confortano, ci danno speranza e ci restituiscono spesso il sorriso ma non bisogna assolutamente farne l’unica ragione di vita, non deve diventare una ossessione. Parallelamente alla sperimentazione, deve esserci un percorso nostro interiore di riflessione che ci avvicini passo dopo passo alla verità, perché un passo verso la verità è un passo verso il Tutto o Dio che dir si voglia . Loro stessi ci hanno detto che prima di incarnarci ci scegliamo la vita da vivere per cui permettetemi di fare questa ultima considerazione stimolata dai messaggi di insegnamento ricevuti : Noi tutti dovremmo sentire il dovere di lasciare questo nostro mondo un poco migliore di come lo abbiamo trovato e qualche volta potrebbe anche servire elargire qualche sorriso in più agli altri. Tutti noi siamo esseri spirituali che prima di incarnarci abbiamo sentito l’esigenza di fare una esperienza terrena scegliendo di interpretare un ruolo nella commedia della vita umana che si realizza in questo piccolo teatro terreno. L’invito delle Entità è quello di farlo nel migliore dei modi, di modo che all’ultimo atto, al calare sipario, si possa sperare di ricevere gli applausi dei nostri cari dal Cielo. Che il Tutto vi benedica .

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella serata di sabato 21 nell’hotel Monetti, Daniele Gulla’ ed io abbiamo incontrato numerosi partecipanti al convegno. Ho fatto una breve dimostrazione di sperimentazione metafonica mentre il bravissimo Daniele Gulla’ con le sue apparecchiature mi ha ripreso con la sua speciale fotocamera che rileva le vibrazioni … sono uscite delle immagini davvero interessanti .

Nella foto 1 “normale”, una visione della sala con me messo di profilo durante la registrazione .

Nella foto 2 si può notare a destra in visione multispettrale, delle vibrazioni che sono di un colore verdolino che nella foto 3 cambiano ed assumono un colore blu che indica uno stato alterato di coscienza ( stavo riascoltando la registrazione ed arrivavano le “voci” )Nella foto 4 si può notare un volto piu’ piccolo dentro il mio, una sorta di trasfigurzione. Nella foto 5 alla mia destra ( sinistra guardando l’immagine) si può osservare la “presenza” di una sagoma vibrazionale femminile ( non c’era nessuno in piedi accanto a me ). Nella foto 6 è la stessa della foto 5 ma con colorazione multispettrale diversa. Nella foto 7 si può notare che sulla mia spalla destra ( sinistra guardando l’immagine) c’è una testa che sembrerebbe quella di un bambino.

 

 

 

 

Edda CattaniRiccardo Di Napoli e la TCS
Leggi Tutto