Edda Cattani

Mondo musulmano

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Ricevo dal Dott. Aldo Preda (RA) – Senatore nella XIII legislatura:

Lettera aperta al mondo musulmano

 

Abdennour Bidar

Abdennour Bidar è filosofo, specializzato in evoluzione contemporanea dell’Islam e delle teorie di secolarizzazione e post-secolarizzazione

 

Caro mondo musulmano, sono uno tra i tuoi figli allontanati, che ti guarda dal di fuori e da lontano, da questa Francia dove tanti dei tuoi figli vivono oggi. Ti guardo con occhi severi, occhi di un filosofo cresciuto con il taçawwuf (sufismo) e il pensiero occidentale. Ti guardo pertanto dalla mia posizione di barzakh, di istmo tra i due mari d’Oriente e d’Occidente.

E che cosa vedo? Che cosa vedo meglio che altri, siccome ti guardo da lontano con il distacco della distanza? Ti vedo in una condizione di miseria e di sofferenza che mi rende tremendamente triste, ma che rende ancora più duro il mio giudizio di filosofo! Questo poiché vedo che stai mettendo al mondo un mostro che preferisce essere chiamato Stato islamico e al quale qualcuno preferisce dare il nome di demonio: DAESH. La cosa peggiore è che ti vedo perdere il tuo tempo e il tuo onore, rifiutando di riconoscere che questo l’hai fatto nascere tu, è frutto dei tuoi vagabondaggi, delle tue contraddizioni, della tua interminabile scissione tra passato e presente, della tua duratura incapacità a trovare un posto nella civiltà umana.

Che cosa dici davanti a questo mostro? Qual è il tuo discorso? Tu urli “Non sono io!”, “Non è l’Islam”. Rifiuti che i crimini commessi da questo mostro siano commessi sotto tuo nome (hashtag #NotInMyName). Sei indignato davanti ad una tale mostruosità, insorgi quando il mostro usurpa la tua identità, e hai sicuramente ragione di farlo. È indispensabile che davanti al mondo proclami, ad alta voce che l’islam denuncia le barbarie. Ma è assolutamente insufficiente! Poiché tu ti rifugi nel riflesso dell’autodifesa senza assumerti anche, e soprattutto, la responsabilità dell’autocritica. Ti accontenti d’indignarti, quando invece questo momento storico sarebbe stata un’occasione incredibile per rimetterti in discussione! E come sempre, tu accusi invece di prenderti la tua responsabilità: “Smettetela, voi occidentali e tutti voi nemici dell’Islam, di associarci a questo mostro! Il terrorismo non è l’islam, il vero islam, l’islam buono che non vuole la guerra, ma la pace!”.

Sento questo grido di rivolta che sale dentro di te e ti capisco, oh mio caro mondo musulmano. Si, hai ragione, come ciascuna delle grandi idee sacre del mondo, l’Islam durante la sua storia ha creato della Bellezza, della Giustizia, del Senso, del Bene, e ha potentemente illuminato l’essere umano nel cammino del mistero dell’esistenza… Combatto qua in Occidente, in ognuno dei miei libri, affinché tale saggezza dell’islam et di tutte le religioni non sia dimenticata e neanche disprezzata! Ma dalla mia posizione distante, vedo anche qualcos’altro, qualcosa che tu non riesci a vedere o che non vuoi vedere… E questo suscita in me una domanda, LA grande domanda: perché questo mostro ti ha rubato il volto? Perché questo mostro ignobile ha scelto il tuo viso e non un altro? Perché ha preso la maschera dell’islam e non un’altra? La verità è che dietro quest’immagine del mostro si nasconde un immenso problema che tu non sembri pronto a guardare in faccia. Tuttavia è necessario, è necessario che tu abbia il coraggio.

Questo problema è quello delle radici del male. Da dove provengono i crimini di questo cosi detto “Stato islamico”? Te lo dirò, amico mio. E questo non ti farà piacere, ma è mio dovere di filosofo. Le radici di questo male che oggi ti ruba il volto risiedono in te, il mostro è uscito dal tuo ventre, il cancro è nel tuo corpo. E cosi tanti nuovi mostri, peggiori di questi, usciranno ancora dal tuo ventre malato, fintanto che tu ti rifiuterai di guardare in faccia questa verità e che impiegherai del tempo a ammettere e ad attaccare finalmente questa radice del male!

Anche gli intellettuali occidentali, quando dico loro questo, lo vedono con difficoltà: la maggior parte ha talmente dimenticato che cos’è la potenza della religione, nel bene e nel male sulla vita e sulla morte, che mi dicono ” no, il problema del mondo musulmano non è l’islam, non è la religione ma la politica, la storia, l’economia, etc.”. Vivono in società cosi secolarizzate che non si ricordano per niente che la religione può essere il cuore del reattore di una civilizzazione umana! E che nel domani il futuro dell’umanità passerà, non soltanto attraverso la risoluzione della crisi finanziaria e economica, ma in maniera più essenziale anche attraverso la risoluzione della crisi spirituale che attraversa tutta la nostra umanità, senza precedenti! Sapremo unirci tutti, a livello planetare, per affrontare questa sfida fondamentale? La natura spirituale dell’uomo ha paura del vuoto, e se non trova nulla di nuovo per riempirlo lo farà domani con delle religioni sempre più inadatte al presente e si metteranno quindi a produrre dei mostri, come fa l’islam attualmente.

Vedo in te, o mondo musulmano, grandi energie pronte a liberarsi per contribuire a questo sforzo mondiale che consiste nel trovare una via spirituale per il XXI secolo! In effetti, malgrado la gravità della malattia e l’entità delle ombre d’oscurantismo che vogliono ricoprirti interamente, vedo in te una molteplicità straordinaria di donne e di uomini pronti a riformare l’islam, a ricreare il suo genio al di là delle se forme storiche e a partecipare ugualmente al completo rinnovamento del rapporto che l’umanità mantiene fino ad adesso con i suoi dei! Nei miei libri mi sono rivolto à tutti coloro, musulmani e non musulmani, che sperano tutti insieme nella rivoluzione spirituale! Per dare fiducia, con le mie parole da filoso, a quello che intravede la loro speranza.

Nella Oumma (comunità di musulmani) ci sono delle donne e degli uomini civilizzati che sostengono l’idea di un futuro spirituale per l’essere umano. Ma questi uomini non sono ancora abbastanza numerosi e la loro parola non è ancora cosi potente. Onoro la lucidità e il coraggio di tutti loro, i quali hanno capito perfettamente che la nascita dei mostri terroristici dal nome di Al Qaida, Al Nostra, AQMI o dello “Stato islamico” è il risultato della condizione generale della profonda malattia del mondo musulmano. Hanno capito bene che risiedono là, su di un immenso corpo malato, i sintomi più gravi e più visibili delle seguenti malattie croniche: incapacità di istituire delle democrazie durature nelle quali la libertà di coscienza sui dogmi della religione, è riconosciuta come un diritto morale e politico; prigione morale e sociale di una religione dogmatica, idiomatica et ogni tanto totalitaria; fatiche croniche nel migliorare la condizione delle donne riguardo a uguaglianza, responsabilità e libertà; incapacità di distinguere a sufficienza il potere politico dal suo controllo da parte dell’autorità religiosa; incapacità d’istituire un rispetto, una tolleranza e un vero riconoscimento del pluralismo religioso e delle minorità religiose.

Sarebbe pertanto tutto ciò un errore dell’Occidente? Quanto tempo prezioso, quanti anni cruciali perderai ancora, o mio caro mondo musulmano, à causa di questa accusa stupida alla quale tu stesso non credi più e dietro alla quale ti nascondi per continuare a mentire a te stesso? Se ti critico in modo cosi severo non è perché sono un filosofo “occidentale”, ma perché sono uno tra i tuoi figli consapevoli di tutto ciò che hai perduto, della grandezza sbiadita da cosi tanto tempo che è diventata un mito!

In particolare dal XVIII secolo, è giunto il momento di confessartelo insomma, sei stato incapace di rispondere alla sfida dell’Occidente. O ti sei rifugiato nel passato in modo infantile e mortificato, con l’intollerante e cupa regressione del wahhabismo la quale continua a fare dei danni praticamente ovunque all’interno dei tuoi confini, un wahhabismo che tu diffondi a partire dai tuoi luoghi santi dell’Arabia Saudita come un cancro che partirebbe anch’esso dal tuo cuore. Oppure hai seguito il peggio di questo Occidente, producendo com’esso dei nazionalismi e un modernismo che è caricatura della modernità, voglio parlare di questa frenesia di consumo o meglio ancora di questo sviluppo tecnologico incoerente insieme ai loro arcaismi religiosi, che rende le tue ricchissime “élites” del Golfo soltanto delle vittime consenzienti della malattia oramai mondiale che è il culto del dio argento.

Che cos’hai di ammirevole oggi, amico mio? Che cosa rimane in te che sia degno di suscitare il rispetto e l’ammirazione degli altri popoli e civiltà della Terra? Dove sono le tue persone sagge? Hai ancora una saggezza da proporre al mondo? Dove sono i tuoi grandi uomini, chi sono i tuoi Mandela, i tuoi Gandhi, chi sono i tuoi Aung San Suu Kyi? Dove sono i tuoi grandi pensatori, i tuoi intellettuali i cui libri dovrebbero essere letti nel mondo intero come al tempo in cui i matematici e i filosofi arabi e persiani facevano riferimento dall’India alla Spagna? In realtà sei diventato cosi debole, cosi impotente dietro la certezza che risiede sempre in te… Non sai più chi sei né dove vuoi andare e ciò ti rende tanto infelice quanto aggressivo… Ti ostini a non ascoltare coloro che ti invitano a cambiare liberandoti finalmente dalla dominazione, che hai regalato alla religione, della vita intera. Hai scelto di considerare che Mohammed fosse profeta e re. Hai scelto di definire l’islam una religione politica, sociale, morale che deve regnare come un tiranno tanto sullo Stato quanto sulla vita civile, tanto per strada e in casa quanto all’interno di ciascuna coscienza. Hai scelto di credere e d’imporre che l’Islam significa sottomissione quando invece il Corano stesso proclama che “non c’è costrizione nella religione” (La ikraha fi Dîn). Tu hai fatto del suo Richiamo alla libertà l’impero della costrizione! Come può una civiltà tradire il suo testo sacro, fino a questo punto? Penso che sia il momento, nella civilizzazione dell’islam, di istituire questa libertà spirituale, la più sublime e difficile di tutte, al posto di tutte le leggi inventate da generazioni di teologici!

Oggi nella Oumma si sentono numerose voci che tu non vuoi sentire, che insorgono contro questo scandalo, che denunciano questo tabou di una religione autoritaria e indiscutibile di cui si servono i capi per diffondere la loro dominazione all’infinito… Al tal punto che troppi credenti hanno talmente interiorizzato una cultura della sottomissione alla tradizione e ai “maestri della religione” (imams, muftis, shouyoukhs, etc.), che non capiscono neanche che si parla loro di libertà spirituale et non ammettono che si osi parlare loro di scelte personali a proposito dei “pilastri” dell’islam. Tutto ciò costituisce per loro una “linea rossa”, qualcosa di troppo sacro perché possano dare alla loro coscienza il permesso di rimetterlo in discussione! E ce ne sono tante di queste famiglie, di queste società musulmane nelle quali tale confusione tra spiritualità e servitù è radicata nelle loro menti dalla più giovane età e nelle quali l’educazione spirituale è talmente misera che tutto quello che riguarda la religione, in un modo o nell’altro, rimane pertanto qualcosa su cui non si discute!

Adesso questo non è sicuramente imposto dal terrorismo di qualche pazzo, da qualche gruppo di fanatici inviati dallo Stato islamico. No, questo problema è infinitamente più profondo e infinitamente più vasto! Ma chi lo vedrà e chi lo pronuncerà? Chi vuole ascoltarlo? C’è silenzio a questo proposito nel mondo musulmano e nei media occidentali si sente solo più parlare di questi specialisti del terrorismo che aumentano giorno dopo giorno la miopia generale! Bisogna fare in modo che tu, amico mio, non ti illuda credendo e facendo credere che quando si finirà con il terrorismo islamico, l’islam avrà risolto i suoi problemi! Poiché tutto quello che ho evocato, una religione tirannica, dogmatica, letteraria, formalista, maschilista, conservatrice, regressista, è troppo spesso, non sempre, ma troppo spesso, l’islam ordinario, l’islam quotidiano che soffre e fa soffrire troppe coscienze, l’islam della tradizione e del passato, l’islam deformato da tutti coloro i quali lo utilizzano politicamente, l’islam che riesce ancora a mettere a tacere le Primavere arabe e la voce di tutti i giovani che chiedono qualcos’altro. Allora quando farai la tua vera rivoluzione? Questa rivoluzione che nelle società e nelle coscienze farà definitivamente rimare religione con libertà, questa rivoluzione senza ritorno che si accorgerà che la religione è diventato un fatto sociale tra altri ovunque nel mondo, e che i suoi esorbitanti diritti non hanno più alcuna legittimità!

Sicuramente nel tuo immenso territorio ci sono degli isolotti di libertà spirituale: delle famiglie che trasmettono un islam di tolleranza, di scelta personale, di approfondimento spirituale; dei contesti sociali nei quali la gabbia della prigione religiosa si è aperta o semi-aperta; dei luoghi in cui l’islam da ancora il meglio di sé che corrisponde ad una cultura della condivisione, dell’onore, della ricerca di sapere e una spiritualità alla ricerca di questo luogo sacro dove s’incontrano l’essere umano e la realtà ultima chiamata Allah. In Terra islamica e ovunque nelle comunità musulmane del mondo ci sono delle coscienze forti e libere, ma esse sono condannate a vivere la loro libertà senza certezza, senza riconoscenza di un diritto veritiero, lasciate a loro rischio e pericolo di fronte al controllo comunitario o addirittura talvolta di fronte alla polizia religiosa. Fino ad ora non è mai stato riconosciuto il diritto di dire “Io scelgo il mio islam”, “Ho il mio proprio rapporto con l’islam” da parte dell’ “islam officiale” di coloro che hanno una dignità. Questi ultimi invece si ostinano a imporre che “la dottrina dell’islam è unica” e che “l’obbedienza ai pilastri dell’islam è la sola soluzione”.

Questo rifiuto del diritto alla libertà religiosa è una delle fonti del dolore di cui tu soffri, o mio caro amico mondo musulmano, uno dei ventri oscuri dove crescono i mostri che fai infuriare da qualche anno davanti ai volti spaventati del mondo intero. Poiché questa religione del fare impone una violenza insostenibile interamente a tutte le tue società. Questa rinchiude sempre troppe delle tue figlie e tutti i tuoi figli in una gabbia di un Bene e di un Male, di un lecito (halâl) e di un illecito (harâm) che nessuno sceglie ma che tutti subiscono. Imprigiona le volontà, condiziona gli spiriti, impedisce o ostacola qualsiasi scelta di vita personale. In troppi dei tuoi paesi tu associ ancora religione e violenza, contro le donne, contro i “cattivi credenti”, contro le minoranze cristiane o altre, contro i pensatori e gli spiriti liberi, contro i ribelli, in modo tale da arrivare a confondere questa religione e questa violenza , tra i più squilibrati e i più fragili dei tuoi figli, nella mostruosità del jihad!

Pertanto, ti prego, non ti stupire, non fare più finta di stupirti che dei demoni come il cosi detto Stato islamico ti abbiano rubato il volto! Poiché i mostri e i demoni rubano solo i volti già deformi a causa di troppe smorfie! E se vuoi sapere come fare per non mettere più al mondo tali mostri, te lo dirò. È allo stesso tempo semplice e molto difficile. Devi iniziare dal riformare tutta l’educazione che fornisci ai tuoi bambini, è necessario che tu riformi ciascuna delle tue scuola, ciascuno dei tuoi luoghi di sapere e di potere. È necessario che le riformi per dirigerle secondo dei principi universali (anche se non sei il solo a non rispettarli o a persistere nella loro ignoranza): la libertà di coscienza, la democrazia, la tolleranza e il diritto di cittadinanza per ogni diversità nella visione del mondo e nelle credenze, l’uguaglianza dei sessi e l’emancipazione delle donne sotto tutela maschile, la riflessione e la cultura critica del religioso nelle università, la letteratura, i media. Non puoi più tornare indietro, non puoi più fare di meno di tutto ciò! Non puoi più fare meno della rivoluzione spirituale la più completa! È il solo modo per te per non mettere più al mondo tali mostri e se non lo fai sarai ben presto distrutto dalla potenza della distruzione. Quando avrai correttamente portato a termine questo compito colossale, invece che rifugiarti ancora nella malafede e nell’accecamento volontario, allora più nessun mostro spregevole potrà venire a rubarti il volto.

Caro mondo musulmano… Sono solo un filosofo e come sempre alcuni diranno che il filosofo è un eretico. Pertanto io cerco soltanto di far risplendere di nuovo la luce, è il nome che mi hai dato ad ordinarmelo, Abdennour, «Serviteur de la Lumière».

Non sarei mai stato cosi severo in questa lettera se non credessi in te. Come si dice in francese: “Chi ama profondamente, castiga bene”. Al contrario, tutti coloro i quali non sono abbastanza severi con te attualmente, che ti scusano sempre, che ti voglio considerare sempre una vittima, o che non vedono la tua responsabilità in quello che ti accade, tutti loro in realtà non ti fanno del bene! Credo in te, credo nel tuo contributo nel fare del nostro pianeta un universo più umano e allo stesso tempo più spirituale! Salâm, che la pace sia in te.

 

Huffingtonpost 10.02.2015

 

Edda CattaniMondo musulmano
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Corpo mente coscienza

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CORPO MENTE E COSCIENZA


Alla rete www.scuoladelvillaggio.it proponiamo questa argomento di ricerca.
Ciò che ci fa fratelli universali è il bisogno di dare significato all’esistenza ed evitare la sofferenza di una vita senza senso.
Al di là delle appartenenze sociali, politiche e religiose, c’è l’impegno ad apprezzare la vita; il vuoto esistenziale può creare drammi.
La vita è per te ciò che immagini che sia. Non sei disturbato dalla realtà ma dall’interpretazione, dal commento che fai. “Da che parte guardi il mondo tutto dipende” … (Jarabe De Palo)

 

Dove conduci il pensiero, là porti energia.

 

Puoi anticipare con il pensiero ciò che vuoi ottenere con il comportamento.
Chi ha motivi per vivere è anche biologicamente più vitale. Ti giova dare precedenza agli aspetti favorevoli: apprezza volti, sorprese, momenti di felicità seminati lungo il cammino del giorno. Vivi il presente puro, pieno e gratuito: adesso che stai bene, ti accorgi che stai bene? Adesso che sei sereno, ti accorgi che sei sereno? Adesso che hai… ti accorgi di quello che hai?
Le “prove per assenza” aiutano ad apprezzare ciò che c’è.  Qualsiasi evento sopraggiunga puoi dire: Sono qui, sono vivo, sono quello che sono, apprezzo ciò che c’è e metto armonia in ciò che vivo.” Queste parole penetrano nella mente inconscia, ti fanno compagnia e poi affiorano quando ne hai bisogno.
Lo sguardo fiducioso verso la vita ti aiuta a scoprire e a creare senso…

 Tu sei pittore, il mondo acquista i tuoi colori!


L’arte meditativa educa il carattere a vuotare la mente dal traffico dei pensieri e poi arredarla con pensieri amici che la possano guidare;

 

distingui bene le due fasi: vuotare e arredare.

 

C’è un equilibrio importante tra autonomia e compagnia; tra abitare con te e abitare con la gente. Confrontandoti e dialogando, ti conosci meglio e scopri le tue specialità. Il gruppo degli amici sicuri ti protegge e ti promuove.

Un altro equilibrio da rispettare è quello tra azione e contemplazione: se sei troppo teorico, equilìbrati con la manualità, e se sei troppo estroverso nel fare, equilìbrati nell’interiorità del contemplare. Ricorda l’equilibrio del pendolo.

 

AUGURIO: tieni questo foglio nel taschino, espandi la ricerca con dialoghi e interviste. Noi ti possiamo aiutare.

 

 

Edda CattaniCorpo mente coscienza
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Ti do’ la freschezza

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Ti do’ la freschezza

 

Viene un momento nella vita in cui si abbandona ogni cosa e si cerca una sorgente di acqua pura.  Penso che basti sentirne il bisogno, noi siamo ciò che è il nostro cuore e non diversamente.(M. De Maio)

 

 

Ti dò la freschezza
dell’acqua che corre felice,
zampilla, si perde e poi
riprende il suo corso.
Vivi e dissetati alla mia
sorgente, mentre io mi disseto
anche della tua ombra.

 

“Gesù dunque, stanco del viaggio, sedeva presso il pozzo. Era verso mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua. Le disse Gesù: “Dammi da bere”. I suoi discepoli infatti erano andati in città a far provvista di cibi. Ma la Samaritana gli disse: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me che sono una donna samaritana?” I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le rispose: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”.

Gli disse la donna: “Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge?.

Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”.

 

Estratto dal Vangelo di Giovanni 4, 6-14

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Auguri Papa Francesco!

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Edda CattaniAuguri Papa Francesco!
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Vorrei un’ala di riserva

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VORREI UN’ALA DI RISERVA

 

Quando nel 2000 venimmo ad abitare ad Abano Terme per essere più vicini alla cappella di Andrea, curammo ogni particolare di questa casa acquistata con tanti sacrifici, dove avremmo dovuto vivere gli anni della nostra vecchiaia. Pensando ad un nome da mettere sulla porta, avrei voluto scrivere:  “I GABBIANI”. Erano i tempi in cui facevamo lunghe silenziose passeggiate, sul finire dell’estate, in riva al mare e guardavamo stormi dei maestosi volatili posarsi sulla riva, alla ricerca di briciole sparse dagli ultimi bagnanti. Mi colpivano quegli uccelli così  solenni nell’aria e faticosamente pesanti a terra, tanto da farmi pensare come non avessero una terza ala come timone che permettesse una manovra meno impacciata dei loro piccoli passi. Eppure, quando si libravano in cielo, aleggiavano come gli angeli, non denotavano alcun peso ed ostentavano un’armonia infinita. Pensavo allora al mio Andrea e dicevo: “Anche tu caro, ora non hai più peso e voli nell’universo, molto meglio dei gabbiani e come gli angeli del Paradiso!”.

Sono passati gli anni, veloci nella maturità, molto più che nella spensierata giovinezza, ed hanno portato con sé tutto il loro carico di dolore e qualche piccola gioia che ha addolcito l’amarezza di alcune giornate, ma contemporaneamente, il bagaglio si è fatto pesante sulle spalle sempre più in difficoltà nello sforzo dell’età. Ho ripensato ai gabbiani della nostra estate leggendo casualmente una poesia di Mons. Tonino Bello:

Voglio ringraziarti, Signore,

del dono della vita.

Ho letto che gli uomini sono angeli con un’ala

soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati.

Vivere è abbandonarsi come un gabbiano

all’ebbrezza del vento: vivere è assaporare

l’avventura della libertà,

vivere è stendere l’ala,

l’unica ala con la fiducia di chi sa di avere

nel volo un partner grande come te.

 

Eccomi rimasta sola, simile alla mia stagione della vita, ormai vecchia e stanca; il mio compagno non è più vicino a me… la sua anima vaga ormai in altre spiagge vicine al cielo ; il mio volo si è fatto ancor più pesante e solitario.

 

Ma non basta saper volare con te. Signore;

tu mi hai dato il compito di abbracciare
anche il fratello e aiutarlo a volare.

Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali

che non ho aiutato a distendersi. Non farmi

più passare indifferente vicino al fratello,

che, rimasto con l’unica ala inesorabilmente

impigliata nella rete della miseria e della solitudine

si è ormai persuaso di non essere più degno di volare

con te. Soprattutto per questo fratello sfortunato

dammi. Signore, un’ala di riserva.        (Mons. Tonino Bello, vescovo)

 

Ora vorrei, Signore, anch’io un’ala di riserva perché non gliela faccio più a volare anche con Te, non riesco a raggiungerti, a parlarti, a godere dei tuoi spazi infiniti… come Madre Teresa, si è fatto buio intorno e arranco con la schiena curva.

Eppure è ormai Primavera… l’inverno sta terminando e presto verrà il mese dedicato  a Lei la Madre delle Madri che non manca di mostrare la Sua vicinanza con la Sua mistica presenza, fatta di silenzio e di fiduciosa speranza.

I miei bambini ormai hanno festeggiato la loro santa Cresima…soldati di Cristo… non ne conoscono appieno il significato ma si divertono con tutte le ricorrenze… anche quelle sacre diventano un fatto commerciale. Per noi è invece un fatto religioso, come lo è lo spuntare improvviso di una bellissima rosa purpurea proprio nel mio roseto incolto, devastato dalla pioggia: una rosa vermiglia come il sangue del mio cuore lacerato e gialla al centro come l’oro prezioso dei gioielli.

Grazie Andrea, ti sei ricordato di me anche in questa occasione; grazie, Madre di tutte le Madri, Rosa Mistica, Maria Immacolata.

 

“Mamma, ti ho messo in sintonia col diapason del Cielo”, dice Roland alla sua mamma.

 Il “diapason” è il punto più alto, la massima intensità del Cielo.

Fra poco sarà Natale e poi verrà l’Epifania come “manifestazione” dello Spirito.

 

A questo punto aggiungo un pensiero ed un ricordo particolare per i papà che proprio in quest’anno festeggeranno ancora 19 marzo questa ricorrenza … la festa del Papà!

 

 

                     

 

        

 

 

 

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Non c’è amore senza rispetto

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Non c’è amore senza rispetto

Non c’è amore senza rispetto. E il rispetto nasce sempre e solo quando si ha la consapevolezza del proprio valore e della propria dignità. Quel valore e quella dignità che ogni essere umano possiede, e che non dipendono affatto da quello che si fa o non si fa, si dice o non si dice, si è o non si è. Il rispetto è ciò che è dovuto ad ogni persona in quanto persona. Rispetto di sé prima ancora che rispetto dell’altro. Anche se le due cose, in fondo, vanno sempre insieme. Come si fa d’altronde a rispettare un’altra persona quando non ci si rispetta da soli, o a rispettarsi quando non si è rispettati? Come si fa ad amare quando non ci si ama?
Tutto comincia molto presto. Quando si è piccoli e indifesi, e non si può fare altro che essere se stessi, semplicemente se stessi e nient’altro. Tutto nasce da lì. Da quell’amore che dovrebbe essere senza «perché» e senza «ma». Quell’amore incondizionato che è poi la base della fiducia in se stessi e dell’amore per gli altri. Perché ci si sente riconosciuti per quello che si è, e allora si può anche correre il rischio di aprirsi agli altri e di andare incontro al futuro certi che, prima o poi, si incontrerà colui o colei con cui si sarà di nuovo liberi di essere se stessi.
Ma di rispetto, oggi, ce n’è ben poco. Fin dall’inizio. Quando si è ancora piccoli e indifesi. Anche se si capisce già che non basta essere se stessi per essere accolti. Con tutte quelle aspettative che ci cadono sulle spalle. Con tutta quell’ansia di perfezione e di dovere che ci costringe a crescere in fretta. Perché niente viene da sé. E anche il rispetto ce lo si deve guadagnare. «Quando sarai grande capirai». «Quando sarai grande mi ringrazierai». Frasi buttate lì come un’evidenza. Anche se di evidente non hanno niente. A parte la minaccia recondita di sentirsi diseredati da chi avrebbe invece il dovere di amarci nonostante tutto.
«Ti rispetto se tu mi rispetti», dicono oggi tanti giovani. Abbandonati troppo presto a loro stessi. In un mondo che forse insegna a battersi per ottenere qualcosa, ma che non insegna mai la gratuità dell’amore e del rispetto. Ecco perché l’amore sembra un’incognita e si confonde con la passione. Non riconosce e non accetta. Fino a contraddirsi. Sciogliendosi come neve al sole nel momento in cui cadono le maschere e la verità appare nuda.
Ma non è certo questo l’amore di cui parlo ormai da tante settimane. E che quando arriva non passa mai. Nonostante le storie d’amore possano anche terminare. Perché lo si porta dentro di sé come un pezzo di identità. Ricordandoci che ne vale sempre la pena, che non importa se abbiamo sbagliato, che siamo importanti e preziosi e unici…
Quest’amore che copre sempre tutto, nonostante sia pieno di fratture, è oggi molto raro. Forse perché siamo tutti troppo concentrati sull’immagine che diamo di noi stessi. Forse perché siamo un po’ tutti alla ricerca disperata di un senso e di una direzione. E ci accontentiamo di lottare per meritare rispetto, invece di capire che il rispetto è già in noi, e che basterebbe accoglierlo e riconoscerlo per poi amarci e amare.
E invece no. Giuriamo e spergiuriamo, proclamiamo grandi verità e poi ci contraddiciamo, ci vantiamo di essere coerenti e poi crolliamo sotto il peso dell’impostura. Come se per amare e lasciarsi amare dovessimo per forza contemplarci in uno specchio e innamorarci anche noi della nostra immagine. Sempre più narcisi e sempre meno sicuri di noi stessi. Sempre più egoisti e sempre meno tolleranti. 

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Il Dio della religione

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IL DIO DELLA RELIGIONE

(Alberto Maggi)

La religione, qualunque religione, si fonda su una verità assoluta che è quella di un Dio lontano da noi. La religione perciò vive e sopravvive solo se c’è un Dio lontano dalla gente. Gesù invece è il Dio-con-noi e quindi il Dio che si può incontrare, toccare con mano e accogliere. Se Dio è lontano e quindi inaccessibile, c’è bisogno di mediatori cioè di persone che facciano da tramite tra questo Dio lontano e gli uomini i quali non si possono rivolgere direttamente a Lui: ecco che c’è bisogno di sacerdoti, che sono gli addetti al sacro, persone che fanno da mediatori tra il popolo e Dio. Al tempo di Gesù, nella religione giudaica, le persone per rivolgersi al Signore avevano bisogno di passare attraverso la mediazione dei sacerdoti, che creavano il rapporto con Dio con riti particolari. C’era bisogno di un culto da rendere a Dio: preghiere, offerte, sacrifici e comunque tutto quello che veniva fatto per Dio. Non si poteva però fare questo in un luogo qualunque: bisognava che fosse un luogo particolare, un luogo sacro, uno spazio che non fosse confondibile con lo spazio normale. Ecco quindi che nasce la necessità di un tempio. Per giustificare tutto questo si asserisce che questa è la volontà di Dio e la volontà di Dio è stata affermata in una maniera definitiva ed immutabile nella legge. Ecco, questi sono i pilastri della religione. Per religione si intende tutto ciò che l’uomo deve fare per Dio, tutto ciò che Dio richiede all’uomo. La religione è il modo per avvicinarsi a Dio attraverso la mediazione dei sacerdoti, attraverso la pratica obbligatoria del culto, in un luogo particolare, nel tempio e soprattutto nella obbedienza assoluta alla legge di Dio. Questa è la religione e perciò per religione s’intende tutto ciò che l’uomo fa per Dio. L’evangelista ha dato questa indicazione esplosiva: Gesù era il Dio-con-noi che è un terremoto. Se Gesù manifesta il Dio-con-noi, tutto crolla. Non solo non è più necessario, ma diventa ostacolo ed impedimento all’incontro con questo Dio. Ecco quindi che capiamo, fin dalle prime battute del Vangelo di Matteo, quale sarà la fine di Gesù. Dio e religione non si possono tollerare: l’uno esige la distruzione dell’altro, perché Dio si vuol comunicare agli uomini; la religione invece ha bisogno di un Dio incomunicabile ed inaccessibile. Dove c’è la religione non c’è posto per Dio e dove c’è Dio non c’è posto per la religione.

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Dimensione donna

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Dimensione donna

Ci sono donne che hanno occhi di terra e acqua,
che attraversano le stagioni e il tempo
dipingendo il mondo con le loro sensazioni e percezioni.
Sono consapevoli, introspettive, mature,
generose e determinate.
Donne che attraversano il dolore
per giungere alla luce.
Sanno superare le giornate di vento e di pioggia,
di nebbia dell’anima,
hanno la forza di rinascere ogni volta
che la vita le delude.
Donne che vibrano di magia e di mistero,
che conoscono il principio e la fine delle cose,
che sanno dare luce alle anime che incontrano,
alimentare la nostra vita con alchemici incanti.
Perché l’Amore ce l’hanno nell’anima,
lo creano, lo respirano e lo donano.

(Agostino Degas)

La donna e’ un’anfora..un calice che accoglie, un contenitore, il mare, la vita! La donna, o meglio il femminile, rappresenta il mutevole, il mercurio degli alchimisti, instabile, ma questa sua instabilita’, contraria alla fissita’ del maschile, produce il movimento necessario alla vita!
La donna e’ la sensibilita’, il suo regno e’ il mondo dei sensi, dell’emozione !
E’ l’intuizione che si contrappone alla ragione.
La donna e’ l’orizzonte, ma anche la morbidezza!
L’utero femminile..rappresenta in modo mirabile, l’importanza del femminile nel concepimento della vita stessa: nel suo dentro, cresce e si nutre la vita stessa…
La donna come dicevo, rappresenta l’instabilita’ che tanto fa paura, e per questo e’ stata condannata spesso dalla societa’: ma questa instabilita’, e’ cio’ che permette al mondo di evolvere..perche’ senza instabilita’, rimarremmo ancorati alle nostre certezze, senza possibilita’ di alcun tipo di evoluzione!
Mi piace comunque , unire il femminile al maschile: l’uomo, la sua concretezza, la sua razionalita’, la sua precisione, completa il quadro dell’evoluzione..non vi e’ l’uno, senza l’altro! Quando prevale l’uno, il mondo avanza, ma nello stesso tempo, rimane piegato dalla sofferenza di questa mancanza di equilibrio!
La donna e’ l’Aishah…l’Anima.
E aggiungo che quando nasciamo, nasciamo tutti femminili..siamo femminile, poiche’ la Materia, di cui e’ fatto il nostro corpo, appartiene al Regno del femminile! Lo Spirito feconda la terra..e quindi in realta’, dove c’e’ Materia, femminile, c’e’ nel contempo Spirito maschile.
Ancora..la spada nella roccia, rappresenta lo Spirito, il maschile, ancorato alla Materia femminile..e solo Artu’, l’Animo puro, riesce a far partorire dalla terra roccia, il suo Spirito, liberandolo! 

 

Edda CattaniDimensione donna
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Quelle come me

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Dedico questa pagina a tutte le donne abbandonate, deluse ed umiliate, usate come giocattoli e buttate nella spazzatura…

La dedico a tutte le donne vittime della violenza, anche quella nascosta che si consuma nelle case dove la donna subisce in silenzio, senza avere il coraggio di denunciare!

Quelle come me

(Alda Merini)

 

Quelle come me regalano sogni,

anche a costo di rimanerne prive…

Quelle come me donano l’Anima,

perché un’anima da sola è come

una goccia d’acqua nel deserto…

Quelle come me tendono la mano

ed aiutano a rialzarsi, pur correndo il rischio

di cadere a loro volta…

 

Quelle come me guardano avanti,

anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro…

Quelle come me cercano un senso all’esistere e,

quando lo trovano, tentano d’insegnarlo

a chi sta solo sopravvivendo…

 

Quelle come me quando amano, amano per sempre…

e quando smettono d’amare è solo perché

piccoli frammenti di essere giacciono

inermi nelle mani della vita…

 

Quelle come me inseguono un sogno…

quello di essere amate per ciò che sono

e non per ciò che si vorrebbe fossero…

Quelle come me girano il mondo

alla ricerca di quei valori che, ormai,

sono caduti nel dimenticatoio dell’anima…

 

Quelle come me vorrebbero cambiare,

ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo…

Quelle come me urlano in silenzio,

perché la loro voce non si confonda con le lacrime…

Quelle come me sono quelle cui tu riesci

sempre a spezzare il cuore,

perché sai che ti lasceranno andare,

senza chiederti nulla…

 

Quelle come me amano troppo, pur sapendo che,

in cambio, non riceveranno altro che briciole…

Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,

purtroppo, fondano la loro esistenza…

Quelle come me passano inosservate,

ma sono le uniche che ti ameranno davvero…

 

Quelle come me sono quelle che,

nell’autunno della tua vita,

rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti

e che tu non hai voluto…

 

 

Edda CattaniQuelle come me
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Le questioni della vita

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Le questioni della vita

(dal libro di Anselm Grün)

La preghiera non è una bacchetta magica che ci libera da tutti i sintomi negativi. Ci conduce invece all’incontro con Dio e all’incontro con la nostra verità. E soltanto se affrontiamo la nostra verità può avvenire in noi una trasformazione. (Anselm Grün)

Anselm Grün, nato nel 1945, dottore in teologia e monaco benedettino, è priore amministratore dell’Abbazia di Münsterschwarzach in Germania. È noto come uno dei più fecondi e letti autori di spiritualità in campo internazionale. Tra le sue opere principali: – Come essere in armonia con se stessi; – Non farti del male.

 «Ogni giorno la vita ci pone nuovi interrogativi, senza che siamo noi a cercarli. E ogni giorno ci si presenta la sfida di trovare una risposta di volta in volta diversa e del tutto nostra. Le mie risposte non vogliono essere intense come ricette universali per la soluzione di un problema, bensì come invito a osservare la propria situazione con occhi diversi, scoprendo il senso dell’esperienza che viviamo» (Anselm Grün). La vita diventa oggi sempre più complicata. Ci ritroviamo messi sotto pressione da tutte le parti: nella professione come nella vita privata, nella famiglia come nelle relazioni interpersonali. E più volte, dolorosamente, ci accorgiamo di non tenere in pugno la nostra esistenza: crisi, disgrazie, imprevisti ci fanno uscire dai nostri binari ordinati. Che cos’è davvero importante, in momenti del genere? Come risolviamo i conflitti? Gli interrogativi davanti ai quali ci mette la vita ingombrano la nostra mente e il nostro cuore: non possiamo evitarli. «Che cosa devo fare?», si chiedono in molti. È una fortuna se, in situazioni del genere, possiamo rivolgere le nostre domande a una persona come padre Grün, che risponde in maniera del tutto personale, indicando una nuova prospettiva di vita. Il monaco benedettino affronta di petto il tema dei rapporti con il capouffcio, quando si deve fronteggiare lo stress sul posto di lavoro; ma si dedica altresì ai temi della crisi coniugale o della gestione dei figli piccoli, delle esperienze di malattia o della scomparsa di un congiunto. «E, all’improvviso, una cosa pesante come il senso della vita si ritrova quanto mai prossimo a una lieve serenità e a una elementare saggezza» (Reinhold Beckmann).

“Con i molti che seguo nell’accompagnamento spirituale parlo dei problemi che si trovano ad affrontare nella loro esistenza e degli interrogativi che danno loro da pensare o che li opprimono. Persone che mi sono del tutto sconosciute mi scrivono a proposito di tematiche che hanno a che fare con il loro stato d’animo o che emergono con la malattia e la morte di qualcuno a loro caro, costituendo un peso per loro. Cerco di immedesimarmi nelle persone e dare loro la risposta che affiora dentro di me. Le mie risposte non vogliono essere intese come consigli nel senso di una raccomandazione concreta su come agire, né come ricette per la soluzione di problemi, bensì come invito ad osservare la propria situazione con altri occhi, scoprendo il senso della propria esperienza.

Ogni persona è unica. E ciascuno fa le sue esperienze del tutto individuali. Ciò nonostante molti pongono domande simili. Per questo mi azzardo a pubblicare in forma di libro i molti interrogativi che mi sono stati posti da persone concrete, così come le risposte che ho dato. Alle domande ho risposto nella mia lettera mensile einfach leben, benché per la pubblicazione si sia presa cura di garantire l’anonimato delle persone di cui si sente la voce. La risonanza avuta dalle lettere ha dimostrato che molti altri si ritrovano in queste domande e risposte. Perciò anche ora confido nel fatto che le lettrici e i lettori del presente volume potranno trarne qualche considerazione utile per la propria esistenza. Naturalmente non si tratta di riprendere tout court le risposte come soluzioni ai propri problemi, facendo a meno della riflessione personale. Durante la lettura delle domande e delle risposte, sarebbe invece opportuno ascoltare dentro di sé e sentire: che cosa suscitano queste esperienze e queste risposte di altri dentro di me? anch’io mi pongo degli interrogativi simili? mi darei la stessa risposta? oppure darei questa risposta soltanto ad altri, mentre per me stesso esiterei a dire se la risposta va davvero bene? che cosa suscita in me questa risposta? genera una resistenza interiore? oppure è una conferma di quello che penso e che sento? articola qualcosa che riconosco anche in me, ma spesso non ammetto con me stesso? oppure la risposta resta per me ostica e incomprensibile?

 

Ogni giorno la vita ci pone nuovi interrogativi, senza che siamo noi a cercarli. E ogni giorno ci si presenta la sfida di trovare una risposta di volta in volta diversa e del tutto individuale. Questo libro desidera essere per voi un aiuto in questa sfida. Vuole donarvi la fiducia nel fatto che vi è lecito seguire il vostro istinto. La vostra anima sa che cosa è bene per voi. Per approdare alla sapienza dell’anima, però, è bene fermarsi, concentrarsi sull’interiorità, fare silenzio e prendere le distanze da tutte le opinioni e le proposte espresse dagli altri. Nel silenzio e in fondo alla mia anima è già pronta la risposta al mio interrogativo. Le risposte che fornisco in questo libro vogliono, in tale ottica, portarvi a contatto con la sapienza della vostra anima, perché seguiate la vostra coscienza, il consigliere interiore, percorrendo la strada che vi porta ad una vitalità, ad una libertà, ad una pace e ad un amore più grandi.

Edda CattaniLe questioni della vita
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