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Newsletter n.32

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Newsletter n.32 del 12 aprile 2017

 

Aspettando la Resurrezione, sia Pasqua per tutti!!!

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 Spero che questo santo giorno porti pace e perdono per tutti.

‘E sia veramente una resurrezione che porti ad un rinnovamento delle coscienze! Buona Pasqua a tutti, a chi crede, a chi non crede, a chi crede di credere e a chi crede di non credere.’

 Dal Giovedì Santo al Lunedì dell’Angelo!

PASQUA è avere il CORAGGIO DI CAMBIARE

“Forse è troppo pensare che la Pasqua che sta per arrivare possa provocare in ognuno di noi la voglia di cambiare, di rompere gli indugi e le prudenze e spezzare le catene e le sbarre che imprigionano le nostre vite, i nostri sogni, i nostri pensieri.
Vorrei che quel grido del Vangelo “non cercate tra i morti colui che è vivo”, potesse arrivare a sconquassaretutti coloro che non hanno il coraggio di cambiare, che rimangono prigionieri dei loro schemi, delle loro sfiducie, delle loro rassegnazioni, che non riescono più a danzare la vita e continuano a scimmiottare l’assurda prepotenza dei potenti.” (A.Santoro)

 Napoli: Cristo Velato – cappella Sansevero.

Posto al centro della navata della Cappella Sansevero, il Cristo velato è una delle opere più note e suggestive al mondo. (Giuseppe Sanmartino, 1753.)

Se nel Giovedì Santo predomina la solennità dell’istituzione dell’Eucaristia e nel Venerdì Santo la mestizia, il dolore e la penitenza per la Passione e morte di Gesù, con la sua sepoltura; nel Sabato Santo invece predomina il silenzio, il raccoglimento, la meditazione, per Gesù che giace nel sepolcro prima della gioia della Domenica di Pasqua con l’annuncio della Risurrezione.

Sono le donne che per prime scoprono che Cristo è risorto.

L’angelo disse alle donne: “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto”. (Mt 28, 1-7)

Viviamo con questa fiducia:

Vince in tutti i secoli tutti i processi contro di Lui e contro il suo Vangelo.Vince nei fiumi di sangue dei Martiri.Vince ancora oggi come ieri le contraffazioni di speculatori senza scrupoli che ancora Vendono il Cristo e tutta la verità su sconci schermi per 30 luridi denari. Vince sempre e vincerà sempre davanti a coloro che a volte lo rappresentano male e che si nascondono dietro il suo nome.

primavera
 

Vieni, è Primavera, sugli alberi fioriscono le gemme, la linfa risale al cielo, torna a cantare l’usignolo “Il nostro diletto parla, alzati amata mia, bella mia vieni poiché l’inverno è passato, la pioggia è cessata, se ne è andata, ritornano i fiori sulla terra, Il tempo del Canto è venuto. Cantico dei cantici.

Continua l’impegno con le Associazioni del Meridione e soprattutto per i Genitori della Terra dei Fuochi, così provati dalla mancanza di aria salubre. A tutti loro un fraterno abbraccio.

angeli-gerrieri

 INCONTRI DELLA NOSTRA ASSOCIAZIONE

(ogni secondo sabato del mese Via Palermo – Ex Scuderia Fornace Carrota- Zona Sacra Famiglia Padova – v. nuova sede)

Cari Amici il prossimo incontro che si terrà il 13 Maggio 2017 nella nuova sede alle Scuderie della Fornace Carotta in via Siracusa 41, sarà un evento come sempre particolare!

Avremo la fortuna di avere fra noi, al solito un testimone rappresentativo che ci conforterà con la sua presenza.

Ogni volta trattiamo argomenti diversi con i nostri autorevoli ospiti.

Mi sento di insistere nell’invitarvi a partecipare perché i nostri sono sempre incontri speciali.

Ed ora vi presento un caro amico, un apostolo della speranza che lavora come Clown negli ospedali per i bambini malati oncologici: Don Gianni Mattia che lascia ogni sera un saluto speciale su FB.

mattia

 

E per coloro che soffrono, che vivono nella precarietà, che aspettano una giustizia, che osano ancora attendere…

Speranza di Gianni Rodari

Se io avessi una botteguccia
fatta di una sola stanza
vorrei mettermi a vendere
sai cosa? La speranza.

“Speranza a buon mercato!”
Per un soldo ne darei
ad un solo cliente
quanto basta per sei.

E alla povera gente
che non ha da campare
darei tutta la mia speranza
senza fargliela pagare.

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Edda CattaniNewsletter n.32
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Newsletter n.31

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Newsletter n.31 del 27 Dicembre 2016

DOPO L’ANNO DELLA MISERICORDIA

MISERICORDIA

Con l’Immacolata si è concluso il Giubileo e Papa Bergoglio ha voluto concluderlo con la lettera apostolica:

Misericordia et misera sono le due parole che sant’Agostino utilizza per raccontare l’incontro tra Gesù e l’adultera (cfr Gv 8,1-11). Non poteva trovare espressione più bella e coerente di questa per far comprendere il mistero dell’amore di Dio quando viene incontro al peccatore: «Rimasero soltanto loro due: la misera e la misericordia». Quanta pietà e giustizia divina in questo racconto! Il suo insegnamento viene a illuminare la conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia, mentre indica il cammino che siamo chiamati a percorrere nel futuro.”

papa teresa

Poi la  nostra attesa del Natale…

Nell’attesa, un ricordo, un dono … da condividere perché è un invito alla speranza.

” Se il vento non spazzasse tutto ciò che trova l’aria per voi diventerebbe spessa irrespirabile. Ma lui giunge per pulire e spazza via portando da una porte all’altra ogni vostro dolore o pensiero. La neve candida scende e rende pace nei cuori, mentre la pioggia lava dopo la tempesta di vento. Ci sono momenti difficili da affrontare, momenti pieni di dolore e di fatiche. In voi non sempre giunge il momento bello, lo chiudete, lo sigillate come fosse un tesoro da non far vedere. Custodito gelosamente, come quasi a esserne gelosi che qualcuno possa portarlo via. Condividete ogni vostro pensiero, rendetelo vivo e fate saper a chi no sa che un tempo abbiamo sorriso e non pianto. Gioite di ciò che il giorno regala, tendete la vostra mano, non lasciate che la catena dell’amore si spezzi, siate voi i primi a urlare a tutti un lieto giorno. Non dovete vivere chiusi in ricci pronti a pungere a chi cerca una carezza o un sorriso. Non dovete sempre mettere dinnanzi a voi insidie create per recare disarmonia. Nella notte del Santo Natale accendete tutti una candela fate sapere a noi tutti che siete guariti da un dolore che non conosce medicina se non quella dell ‘amore, l’unica i in assoluto. Pace a voi tutti Pace e Amore.” (V.S.) ………

 

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Come ogni anno sono giunti i vostri affettuosi auguri sempre tanto graditi e con essi alcune pagine che desidero condividere.

Buon Anno allora Cari Amici a Voi tutti e ai Vostri Cari per un sereno 2017 !!!  

Buon Anno tutti: a coloro che sono stati tormentati da catastrofi quali il terremoto che ha sconvolto la nostra gente, ma anche a chi ha perso la vita per la violenza degli uomini. Rivolgiamo un saluto a chi spera ancora nel bene della pace, agli ammalati, ai bisognosi, a chi è in cerca di un lavoro. Un abbraccio a chi ha bisogno di una parola tenera, a coloro che non sanno perdonare  e a chi è provato dalla quotidiana fatica e dallo sconforto.

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E arriviamo all’Epifania come “manifestazione” di uomini veri, uomini come Giuseppe che ha condotto per mano Maria:

“…uomini innamorarti dell’uomo, uomini che non accusano, che non scaricano mai le responsabilità addosso a un colpevole. Uomini capaci di prendersi cura della vita anche quando la vita sorprende e non rispetta le attese. Uomini che si compromettono fino in fondo.” (A. Dehò)

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Da questo sito internet è nata la pagina FB che ogni giorno è seguita da tanti di voi che possono anche commentare direttamente gli articoli pubblicati.

 Dopo un periodo di pausa si sono aggiunti tanti nuovi amici che danno risposta alla nostra ansia di sapere e di ricercare e anche persone di fede diversa.

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Anche in questo blog vi è un invito a scrivere e a commentare… anche perché avrete notato un rinnovamento nei contenuti e nell’immagine.

Continuate anche a seguire gli incontri mensili della nostra associazione che propone, come ha fatto nel recente convegno, tante tematiche di spessore che hanno riscosso molto interesse.

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Siete voi, a voler dare ancora la fiducia nel riparare gli strappi, a scegliere cosa leggere e a dire cosa fare.

Il mio invito vi arrivi con le parole del nostro amico fra Ben//

“.. ecco, voglio ringraziare tutte e tutti coloro che mi hanno mandato un segno di amicizia e di augurio .. e che non sono riuscito a ‘raggiungere’ per quantità e pigrizia – la pigrizia è virtù quando intorno il mondo ti gira frenetico e rumoroso – .. in tanti modi e parole e abbracci e sorrisi e sguardi curiosi e messaggi vicini e lontani, mi avete testimoniato che anche piccoli frammenti d’amore e d’affetto possono far entrare il tempo nella felicità .. e tutto questo mi fa sentire come il Figlio del Grande Gabbiano .. il figlio di un’infinita idea di libertà .. “un grumo di pensiero” .. che nasce .. e vola .. ecco: “.. il gabbiano Fletcher per un attimo li vide come veramente erano, e sorrise: non soltanto gli piacevano, li amava ..”.

cose belle

A voi la possibilità è di rispondere e farlo direttamente, o sotto gli articoli dopo esservi registrati (ma se ricevete queste news dovreste esserlo) o scrivendo al sito:info@acsss.it per richiamare l’attenzione su quanto è di vostro gradimento.

Chiudo… saluto e vi aspetto tutti… con questi versi (di una nota ‘amica’ che ci fa sentire ancora in questa aria di festa…)  di una cara amica:

Musiche di cornamusa, 

scroscio di auguri mentre la notte passa
lucine sfavillanti ad illuminare la notte
voci festanti che riempiono le ore
mentre le ginocchia si piegano
adoranti il mistero
e quel silenzio dentro
ammutolisce ogni voce
e si fa culla
di quell’Amore
che ancora attende
di vivere nella mia
e in altrui vite
nel bacio alle ferite
di una umanità che geme.

Nina Vazzano

nascita

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Edda CattaniNewsletter n.31
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Uomo custode, angelo, pastore

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Uomo custode, angelo pastore

Annunciazione- Cesare Di Narda 1
(Luca 2,1-14)
Natale anno 2016

È l’uomo consegnato alle mani dell’uomo. Attorno alla mangiatoia ci sono solo le carni tremanti di un bambino, c’è l’emozione di una ragazzina diventata madre, c’è la presenza sicura e sognante di Giuseppe, c’è il silenzio fermo di una notte, c’è un pugno di stelle. Ma Dio non c’è. Attorno alla mangiatoia tutte cose ordinarie, nessuna eclatante manifestazione divina. Persino le traiettorie degli spostamenti sono disegnate dagli uomini: un censimento inventato dal potente di turno a costringere Maria e Giuseppe al cammino mentre Dio non interviene nemmeno a garantire gravidanze tutelate. Nessun intervento a trovare alloggi disponibili, nessun miracolo a evitare lo svolgersi traumatico della vita. Il giorno della nascita di Gesù il grande assente è Dio. Perché i racconti della nascita sono stati scritti dopo la Resurrezione, perché questo è lo stile di Dio, Lui danza e si mostra solo nei gesti di cura e di amore che gli uomini sanno disegnare. E un giorno dovremmo farcene finalmente una ragione. Dio è presente nell’uomo che si cura dell’uomo.

Dio è la vita che non si può fermare e non importa se sei in viaggio, se a spostarti sono state profezie bibliche o megalomanie imperiali, quello che conta è che tu sei la carne che la vita ha scelto per mostrarsi. Dio si mostra nella vita degli uomini che non smettono di nascere.

Dio è la luce di un bambino che illumina la notte. E non c’è niente di più umano. Dio è Dio in ogni bambino che nasce, Dio è Dio quando un uomo e una donna decidono di concedersi fino in fondo e di penetrarsi fino all’abbandono di sé per lasciare che la carne prenda forma attorno al loro amore.

Dio è Dio nelle mani calde e materne di Maria, quelle che hanno già imparato a fasciare quel bambino per provare a proteggerlo, per abituarlo al sudario, per coprirlo fin che può dalla violenza degli uomini. Dio è Dio nel gesto umano del fasciare le ferite.

Dio è Dio quando un uomo prende casa in una mangiatoia, quando un uomo non ha paura di consegnarsi e di spezzarsi, pane fragrante, compagno di strada fedele sulle strade della vita.
Nel presepio, a pensarci bene, il grande assente è Dio. È vero, poi arrivano gli angeli, respiro celeste e misterioso, l’intervento più evidente e luminoso però. Però a pensarci bene loro hanno solo il compito di avviare una storia, perché alla mangiatoia ad arrivare saranno angeli con i calli alle mani e l’imbarazzo disegnato sui volti e i movimenti impacciati. Gli angeli spingono i pastori sulla buona strada e poi lasciano il posto a loro. Il Divino, come sempre, annuncia e si ritira. A mostrarsi sarà sempre e solo l’uomo. Dio sceglie di nascondersi dentro la carne degli uomini.

Nella natività non credo sia esatto dire che Dio si consegna alle mani dell’uomo, ma che Dio si mostra quando l’uomo si consegna ad altro uomo. E c’è già il cammino del Maestro, quella lunga deposizione di sé, quella straziante consegna fino alla morte, quella deposizione in tomba scavata nella roccia che diventerà terra fertile a far fiorire l’eternità.

L’uomo consegnato alle mani dell’uomo, e Dio sorride se l’uomo accoglie e fascia e cura, samaritano buono, peccatrice pentita e innamorata, padre misericordioso. Dio è assente nel presepio, perché lascia a noi di iniziare la ricerca di Dio. Non si può alzare gli occhi e pretendere un segno, non si può più chiudere gli occhi e aspettare una eterea manifestazione nel cuore, non si può più credere che gli angeli raddrizzino le strade o ammorbidiscano la sorte, davanti al presepio occorre aprire gli occhi sulle proprie mani, e chiedere a loro di mostrare Dio. E alzare gli occhi fino a livello del fratello perché unica cattedrale sacra è la carne che respira davanti a me, soprattutto quella ferita e oltraggiata. Aprire gli occhi e uscire da ogni sterile spiritualismo e accettare che Dio è nella storia se io divento uomo custode, angelo pastore, obbediente alla Scrittura della Carne.

Natale è Dio che si manifesta quando l’uomo accoglie l’uomo. Ma l’uomo più difficile da accogliere, il povero più faticoso da abbracciare è qual bambino che siamo noi. Natale è iniziare ad accogliersi con gratitudine.

Dio lo incontriamo quando smettiamo le lamentele sul mondo e sulle condizioni della storia, quando comprendiamo che se non nasciamo è solo per paura, e se stiamo nascosti è solo perché abbiamo troppa paura di soffrire, e forse anche per un po’ di egoismo. Natale è l’urgenza della vita che se ne infischia delle situazioni, puoi anche esser fuori posto ma quello diventa il posto esatto in cui nascere. Basta una mangiatoia. Dio si mostra al mondo quando l’uomo accoglie l’uomo in un abbraccio senza condizioni, anticipando le condizioni.

Diede alla luce il suo figlio primogenito. Dio lo incontriamo quando non lasciamo vincere le tenebre, quando diamo luce alla luce, quando non andiamo a nasconderci negli angoli bui che la vita propone. Dare alla luce è essere padri di un nuovo modo di stare al mondo. Dove è Dio? Nei miei folli luminosi tentativi di vangelo. Quando gli occhi si illuminano e accettano di restare invece che fuggire, di parlare invece di tacere, di osare invece di adeguarsi, persino di essere odiato se il Vangelo preme e non puoi farne a meno. Dare luce alla luce è osare strade nuove per queste nostre povere Comunità Parrocchiali stanche e incapaci di ripensarsi, dare alla luce è smettere di concentrarsi solo sul bisogno di sopravvivere. Dare alla luce è anche aver coraggio di accogliere il mondo vecchio, magari soffrendo, ma senza eliminarlo arbitrariamente. Anche quello è un faticoso bambino da accompagnare. Dare alla luce è accogliere l’urgenza di cambiare, di far nascere quel bambino scomodo e inatteso che siamo noi, è accettare di riconoscere che abbiamo bisogno di cambiare.

Lo avvolse in fasce. Nel presepio il divino avviene nei gesti di cura. Natale è accettare la verità di noi stessi: noi siamo feriti e bisognosi. Non è vero che il mondo ha bisogno di noi, siamo noi che abbiamo bisogno degli altri. Come è facile prendersi cura dei poveri, come è difficile accogliere il povero che è in noi. Nel Presepio Dio non c’è, Dio si mostra ogni volta che noi riusciamo a riconoscere le nostre ferite e a chiedere aiuto. A chiedere, piangendo, che qualcuno baci le nostre fragilità.

Lo pose in una mangiatoia. Deposizione. Dio è Dio nella deposizione, dall’inizio alla fine. Depone l’uomo nelle mani dell’uomo perché solo deponendo violenza, orgoglio, giudizio, presunzione e vendetta, Dio si mostra e danza nella nostra vita.

Come è difficile accettare di riconoscersi nei pastori, in quella parte di umanità scartata e vomitata fuori dai confini della città. 
Natale è imparare l’arte della deposizione, della nostra deposizione, dell’abbandono delle difese. Natale non è la nudità di un bambino ma della nostra vita.

Natale è quando riesco a riconoscermi fuori posto e bisognoso. Natale è quando il pianto che chiede affetto è il mio. Natale è quando riusciremo ad amare così tanto l’uomo da accoglierlo. Natale è quando ameremo così tanto l’uomo da accoglierci.

 

Edda CattaniUomo custode, angelo, pastore
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