Libri Novità: Editoria

Ognissanti: una mistica d’oggi

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NATUZZA EVOLO : una mistica dei nostri giorni

1° Novembre: Anniversario

       

La mistica di Paravati verso la gloria degli altari. Al via la causa di canonizzazione di Natuzza Evolo

Natuzza Evolo verso la gloria degli altari. I vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea, mons. Luigi Renzo, darà l’avvio alla causa di canonizzazione con la scelta del Postulatore, la cui nomina sarà ufficializzata domattina durante la messa che sarà celebrata a Paravati, in provincia di Vibo Valentia. Dopo aver ottenuto il nulla osta dalla Conferenza episcopale calabra, al quinto anniversario dalla morte di Natuzza (1 novembre 2009), come prescritto dal Diritto canonico, mons. Renzo nominerà infatti don Enzo Gabrieli, presbitero dell’arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, Postulatore della causa di beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio, Natuzza Evolo, la mistica di Paravati, frazione del comune di Mileto, dando il via alla fase preliminare dell’inchiesta diocesana.

”Esprimo la mia gratitudine a monsignor Renzo -spiega all’Adnkronos don Enzo Gabrieli- perché mi ha chiamato a questo delicatissimo compito, spero di servire al meglio la Chiesa e i tanti devoti di Natuzza che attendono di vederla additata come testimone. La santità è una delle vie che San Giovanni Paolo II ci ha additato per la pastorale della nuova evangelizzazione”.

‘Mamma Natuzza’, come la chiamava chi la conosceva, prosegue il sacerdote, ”laica e mamma di famiglia, ci indica la via dell’umiltà e ci spalanca le porte del cielo. Interceda lei per il nostro lavoro. Come soleva dire Natuzza: Io non conto nulla. Non cercate me, cercate Gesù e la Madonna”.

 

 

A Natuzza Evolo

  Riceviamo da  Domenico Caruso da S. Martino di Taurianova (Reggio Cal.)

 

 Volgi su noi lo sguardo, mamma cara,

che pur vermi di terra ci sentiamo,

la vita è sempre un’esperienza amara

se nel Signore non ci confidiamo.

 

 Serva di Dio tu sei e fonte chiara

di bene, di preghiera, di richiamo:

Natuzza, ora dal Cielo ci aspettiamo

la grazia della pace così rara.

 

 Felice con la Vergine Maria

e con Gesù da te sofferto e amato

or ti vediamo in sì beato loco.

 

 Mostra a noi tutti la diritta via

che ci preservi da grave peccato

e il cor c’infiammi del divino fuoco.

                       

 

La mistica calabrese Natuzza Evolo, morta in concetto di santità il primo novembre 2009, era particolarmente legata agli spiriti celesti. Anzi riguardo a  tutto il suo apostolato esterno di soccorso alle tantissime persone che si rivolgevano a lei per consigli ed aiuto, si può certamente dire che esso si basava soprattutto sul dono di Dio di poter vedere costantemente oltre il proprio angelo custode anche gli spiriti celesti di coloro che si rivolgevano a lei, Natuzza ha sempre affermato che la profondità delle sue risposte e dei suoi consigli provenivano non dalle proprie capacità ma dall’essere in contatto con gli angeli di Dio. La signora Luciana Paparatti di Rosarno dichiara: “Tempo fa mio zio Livio, il farmacista, stava facendo una cura contro il colesterolo. Un giorno, andando da Natuzza, portai con me zia Pina, la moglie di zio Livio. Quando fummo ricevute, la zia le disse: “Sono venuta per mio marito, vorrei sapere …

… se le medicine sono giuste, se ci siamo affidati ad un buon medico…”. Natuzza la interruppe, dicendo: “Signora, ve ne state preoccupando troppo. C’è solo un po’ di colesterolo!”. Mia zia diventò tutta rossa e Natuzza, come per scusarsi, le disse: “L’angioletto me lo sta dicendo!”. La zia non le aveva parlato di colesterolo, aveva solo chiesto se la terapia era giusta e il medico bravo”.
Il professor Valerio Marinelli, docente universitario di ingegneria, da tutti riconosciuto come il maggior biografo della mistica calabrese dichiara: “In numerosissime occasioni ho personalmente constatato come Natuzza, dopo che le si è posto un quesito, attenda qualche attimo prima di rispondere, fissando spesso lo sguardo non sulla persona che le parla, ma su un punto vicino ad essa, ma soprattutto ho riscontrato come davvero ella è capace di dare immediatamente risposte illuminanti su questioni complesse e difficili sulle quali chi la interoga spesso non sa nulla, ed alle quali sarebbe arduo rispondere anche dopo lunghe riflessioni. Natuzza centra immeditamanet il problema e ne suggerisce la soluzione, quando vi è una soluzione; moltissime volte ho potuto poi verificare, certe volte non subito ma dopo un intervallo più o meno lungo di tempo, come davvero lei aveva ragione ed aveva risposto ottimamente. Questa velocità di giudizio su problemi di cui lei, obiettivamente, non possiede, dal punto di vista umano, gli elementi di giudizio, l’acutezza, l’intelligenza, la sinteticità e semplicità delle sue risposte, sono, a mio parere,  del tutto eccezionali e superumane, tanto che credo esse possano costituire una valida prova della sua reale capacità di colloquiare con gli angeli, spiriti puri ai quali sempre i Dottori della Chiesa hanno attribuito intelligenza superiore, potenza e santità”.

 

 

 

“Sono rimasto impressionato dalla profonda spiritualità di questa donna. Quello che mi ha sempre attratto in lei è stata la sua semplicità e il suo senso dell’obbedienza all’autorità ecclesiastica. Natuzza non ha mai fatto niente che potesse mettere in difficoltà la Chiesa. (…) I fenomeni che lei avvertiva durante la Settimana Santa sono il segno del dono che Dio stesso le ha fatto. Natuzza, con la sua forza spirituale, è riuscita a comunicare con tutti.” Monsignor Luigi Renzo, Vescovo di Mileto.
Natuzza è una parola di Dio, come lo sono io e come lo siete voi. Però la parola di Dio deve esser saputa leggere; il guaio è che Natuzza spesso non è saputa leggere!…Natuzza è una donna di fede, è una donna di speranza, è una donna di carità. Il Vescovo vi può dire che è una donna intanto molto umile..(Monsignor Domenico Cortese)

Don Marcello Stanzione è l’autore di questi due libri, dell’edizione “Segno” molto facili da leggere, sulla storia di Natuzza Evolo, una mistica dei nostri giorni.

Edda CattaniOgnissanti: una mistica d’oggi
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Nostalgia: l’amore che rimane

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Novità Editoriali

Da qualche parte sopra l’arcobaleno

Nostalgia: l’amore che rimane

Maria Pizzolitto Lui

Un’amica, una madre, una testimone…

…e Vera continua…

C’è un giorno che ci siamo perduti
come smarrire un anello in un prato
e c’era tutto un programma futuro
che non abbiamo avverato.
     (Ivano Fossati)

 

“Non posso fare a meno di immaginare un posto, un luogo, una dimensione oltre la nostra, dove chi ci ha preceduto dimora, nella pace e nella felicità più assoluta. Mi affascina pensare al prosieguo della vita, a quello che noi saremo, a quando nuovamente ci incontreremo, con coloro che abbiamo amato e che ci aspettano, lassù, da qualche parte, sopra l’arcobaleno. Sull’onda di questi pensieri, ha preso forza il desiderio di continuare a raccontarmi. Da quando Vera non è più fra noi, abbiamo imparato a misurare il tempo in riferimento al prima e al dopo la sua dipartita. Uno spartiacque importante che ha determinato un mutamento radicale delle nostre vite. Tanto dolore, ma anche tanto arricchimento, per il percorso intrapreso. Oggi, a distanza di anni, lo posso affermare. Difficile da comprendere per chi non ci è passato.”

 

 

Come si fa a sapere quando una canzone, un’opera, un quadro, una storia, un racconto, sia finito? Non ci sono regole… te lo senti all’improvviso come un pugno dentro lo stomaco.. e volano fino alla fine del corpo, ti fanno contorcere le membra fino quando qualcosa a cui ti sei dedicato con amore e con passione non sia completato.

Ed ecco Vera che continua libera il suo volo e con la Mamma costruiscono insieme il loro capolavoro, qualcosa che è iniziato proprio nel momento in cui Vera è morta. Inutile addolcire la pillola, la verità è questa; ora siamo a metà tra la fine e l’inizio, tra la vita e la morte… in un mare primordiale di emozioni.

Quando l’ineluttabile giunse improvviso ed imprevisto, sembrò spezzare, in maniera dirompente, l’amplesso fatto di parole e di gesti, di sensazioni e di stati d’animo, di silenziose complicità, di amorevolezza infinita.  

Di fronte a questo accadimento, Mamma Maria cercò risposta alla domanda: “Quale sorte è toccata alla figlia che ho generato…  Dov’è andato quel soffio, quell’energia vitale?”  

Ora le “prove per assenza” aiutano ad apprezzare ciò che c’è, che ancora esiste.  Qualsiasi evento sopraggiunga Vera può dire: “Sono qui, sono viva, sono quello che sono, apprezzo ciò che c’è e metto armonia in ciò che vivo.” 

Ecco cara Mamma Maria, tu e Vera insieme, state costruendo qualcosa di geniale.. di unico, state mostrando al mondo cosa significa abbattere le barriere della morte e attraversarle, renderle superflue.

Con Vera stai superando i confini del tempo.. state costruendo qualcosa di unico.. state trasformando l’ordinario in straordinario.
Il tuo sguardo fiducioso verso la vita ci aiuta a scoprire e a creare senso…

Tutte le parole scritte in questo libro, penetrano nella mente inconscia, fanno compagnia e poi affiorano quando ce n’è bisogno.

Grazie, continuate il vostro volo, una perfetta combinazione di alta ingegneria e queste perfette combinazioni ci consentono di PENSARE e RINGRAZIARE.

Cara Vera, tu sei pittore, il mondo acquista i tuoi colori!

 

Edda CattaniNostalgia: l’amore che rimane
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Dal diario di un malato.

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Dal diario di un malato

Tutto me stesso prima di morire.

Un gentile navigatore del nostro sito che sempre porge un erudito contributo alle nostre modeste pagine, mi ha inviato un capitolo tratto da un libro del giornalista Carlo Massa. L’autore muore il 19 agosto 2007 e le ultime note sono del 16. Quando il tumore si fa davvero “ingombrante”, l’autore decide di scrivere di questo “ingombro”, di raccontare sia i nudi fatti (gli ospedali, i medici, le cure), sia la vicenda interiore fatta di speranze e di paure, d”indignazione e di riflessione sulla figura e sul trattamento del “paziente”. Nel tempo, questi temi restano sullo sfondo e viene sempre più in primo piano l’interrogazione della morte e della malattia, come problemi esistenziali, e la relazione con l’altro e con se stessi, come palestra dove fino all’ultimo è doveroso, opportuno, significativo esercitarsi. Forte è il richiamo etico: di come si debba, si possa, si cerchi di vivere e morire secondo un’etica forte, densa di valori e di stoicismo.

Ringrazio Peter Versac per questo prezioso inserto che pubblico con emozione e gradimento, in quanto tanti sono stati gli spunti per meditare sul mio percorso, sulla realtà della vita e della morte, e come dalla sofferenza possa nascere il grande bisogno di “amare”.

La malattia e la sofferenza sono sempre state tra i problemi più gravi che mettono alla prova la vita umana. Nella malattia l’uomo fa l’esperienza della propria impotenza, dei propri limiti e della propria finitezza. Ogni malattia può farci intravedere la morte. Essa può condurre all’angoscia, al ripiegamento su di sè, talvolta persino alla disperazione e alla ribellione contro Dio. Ma può anche rendere la persona più  matura, aiutarla a discernere nella propria vita ciò che è essenziale e far tornare la persona a Dio, il solo che può guarirla da tutto.

8

Ho paura, sono felice. Sono felice, ho paura. L’una cosa marcia di pari passo con l’altra.

È anche in qual­che modo visibile fisicamente. Da una parte la Bestia avanza, silenziosa e sotterranea – in buona parte sot­tocute come una talpa maligna che scava notte e gior­no, colpisce improvvisa, provoca danni più o meno rovinosi. Ho perso l’occhio e l’orecchio sinistri e sen­to che fra non molto, se non cambia qualcosa, toc­cherà al braccio. Dall’altra parte, l’appetito da tempo è tornato, mangio, provo un piacere infantile nel buon cibo, ho ripreso a passeggiare, godo dell’aria, degli alberi, del verso degli uccelli, della terra dei parchi che calpesto, dell’odore della pioggia.

Godo degli altri, specie di quelli che, standomi più vicini, mostrano attenzioni che mi riscaldano e che provocano anche in loro dei cambiamenti.

Sono loro grato perché non c’è pietismo, non c’è retorica, non c’è nessuna gara di buoni sentimenti. Tant’è che la vita continua anche con i fastidi quotidiani, con le piccole incomprensioni, con gli scontri attorno ai vecchi motivi del contendere che, in qual­che modo, mi danno la rassicurante conferma di non essere stato isolato sotto una campana di vetro.

Godo di tutto questo come di una scoperta, come di un nuovo inizio, pur sapendo che è una fine.

Com’è possibile che ciò avvenga? Non lo so e mi limito a constatarlo. Mi limito a rimanere aderente alla mia esperienza, senza tentare di razionalizzare né dì teorizzare niente. Sento semplicemente che il mio corpo e la mia mente sono campo di battaglia di due opposte forze che, poi, opposte forse non sono ma, semplicemente le facce della stessa medaglia. Diffici­le da accettare ma è così.

Mi viene spesso in niente l’immagine dì un film che ho già precedentemente citato e che, più passa il tempo, più mi appare come una metafora perfetta della mia condizione: la partita a scacchi che il cava­liere al ritorno dalle crociate ingaggia con la morte, nel Settimo sigillo di Bergman. L’uomo sa che per­derà, ma tenta ugualmente, chiedendo al suo avver­sario, in caso di vittoria, una semplice dilazione per avere il tempo di rivedere la donna amata. In realtà è il tempo stesso della partita il gioco degli scacchi, si sa, può anche durare molto a lungo per legittime pause – a concedere al cavaliere ciò che vuole. In una notte di orrore e di magia riscoprirà che l’unico sen­so che offre la vita è l’amore. L’amore tra esseri uma­ni e per la natura, con il mistero che sottende. Que­sta scoperta o ri-scoperta fa in realtà di lui il vincito­re della partita.

Anch’io sono impegnato in una lunga partita a scacchi, anch’io so di perdere, ma, avendo accettato di giocarla, sto scoprendo l’amore così come non mi era mai capitato prima. Un amore di cui mi viene continuamente di parlare perché mi sembra che ri­vesta caratteristiche nuove e per me sconosciute. Un amore che, giorno dopo giorno, cresce attorno a me, suscitato anche da una mia attenzione per gli al­tri che non è mai stata così forte. Un amore che ge­nera amore, al di là della paura e della morte o for­se proprio perché tutte le persone che mi amano ti­fano per me in questa partita, iniziando a compren­dere che la vera posta in gioco non è la mia soprav­vivenza fisica.

Da qui e solo da qui scaturisce la forza che mi aiu­ta a combattere la paura, una paura che non si può mai sconfiggere una volta per sempre e che, quando meno me l’aspetto, mi afferra alla gola. E questa for­za che cresce anch’essa parallela, sempre più produ­ce gioia perché mi allontana dall’incubo nel quale sa­rei immerso se non avessi trovato queste risorse.

L’incubo che vedo vivere ad altri compagni di strada più sfortunati.

Mi lascio andare alla corrente, per così dire, alla corrente nella quale confluisce il mio istinto vitale e che mi suggerisce di non oppormi a qualcosa che ap­pare ineluttabile, perché il dolore nasce essenzial­mente dalla non accettazione, dalla recriminazione, dalla rabbiosa rivolta dell’io che tende a non vedere limiti all’appagamento dei propri desideri e bisogni.

Quante volte nel corso della vita ho remato con­tro, facendomi del male e adesso mi appare improv­visamente liberatoria questa mia nuova visione delle cose. Il fiume che va verso il mare ed io con esso. Non voglio sottraimi ad un inevitabile ciclo in cui i binomi si incontrano e si fondono, dolore e gioia, vi­ta e morte. Tutto qua.

Suggestioni poetiche di una mente che “vuole”, che “deve” trovare pace, per non farsi travolgere dal­l’angoscia e dall’orrore? Tutto è possibile, natural­mente, per chi si esercita come me da tanto tempo a stare in guardia contro le suggestioni, le mistificazio­ni e i deliri della mente. Tutto è possibile quando, in qualche modo, c’è “convenienza” a pensare una cosa piuttosto che un’altra. Quando, principalmente, non c’è autorità esterna a fornire appoggio o conferma.

Eppure una sorta di istinto vitale, una voce che parte dal profondo, una voce che rispecchia una “sua” verità mi suggerisce dì andare avanti così, di seguire con calma e con serenità ciò che il cuore, pri­ma della mente, mi suggerisce. Confido nel fatto, tut­to umano, di essere stato riconosciuto sino ad oggi come intellettualmente onesto. È sufficiente, non è sufficiente? Me Io farò bastare.

Riflettevo in questi giorni sul fatto che il cortisone

che mi stanno somministrando e che è alla base della mia “rinascita” fisica ha, come tutti Ì medicinali, del­le pesanti controindicazioni. Si può fare finché i van­taggi superano gli svantaggi, mi ha spiegato il mio buon medico. Ma non è così per ogni cosa della vita? Non hanno tutte le cose belle sempre delle “con­troindicazioni”? Che forse l’amore stesso di una ma­dre – per dire il massimo della bellezza e della dedi­zione – non ne ha? E, se così accade per tutto ciò che ci circonda, non ci sarà in questo un significato profondo da cogliere e sul quale riflettere?

Questa mia lotta quotidiana contro il dolore e le menomazioni che avanzano, contro la paura che tut­to ciò provoca, contro la morte, in definitiva, che diventa un’immagine sempre più concreta, rafforza in me la capacità e la voglia di resistere. L’amore che ve­do negli occhi, prima ancora che nelle parole, di chi mi sta vicino, si trasforma lentamente in gioia e, a tratti, inspiegabilmente, in allegria. In paradossale voglia di giocare, di lasciarmi andare, di far emergere quell’io-bambino soffocato da anni di “maturità” e che adesso, timidamente e con imbarazzo, bussa alla porta.

Qualche sera fa, mentre ero già a letto e mia figlia mi consolava per un improvviso attacco di dolore, ho visto nei suoi occhi un sorriso diverso dal solito. Un sorriso se­reno e tranquillo di chi ha intuito che ce la facevo a vin­cere quel momento e che, per questo, era felice.

Vivo, insomma. Essendomi adattato anche stavol­ta alle nuove botte, ai nuovi colpi di catapulta – per continuare nella metafora della fortezza assediata –che mi stanno smantellando pezzo a pezzo.

Vivo anche e sempre con la curiosità delle fron­tiere che continuamente sono costretto ad attraversa­re in una geografia del dolore e della paura che non avrei creduto possibile affrontare.

La prua di una nave che scompare sotto ondate di schiuma in un mare affollato di giganteschi iceberg, un gruppo di inuit siberiani che si intravedono dietro a una montagna di aringhe, cavalli ai galoppo in una nuvola di polvere, un raggio di sole carico di pulvi­scolo che fende l’ombra di un vicolo della vecchia Istanbul, un bambino che mi osserva dietro un vetro rigato dalla pioggia, immagini, frammenti di immagi­ni che si mescolano a una fitta di dolore, a un mo­mento di paura. La malattia è per me anche questo, un frequente contrappunto tra ciò che il mio vissuto mi offre di bello e di vitale e la negatività che mi si ro­vescia contro, in un assalto sempre più serrato. È come se, nel momento in cui il mio essere rischia di es­sere travolto dalla sua fragilità, gli venisse in soccor­so con queste immagini la sua parte onirica. Quella parte di sogno-avventura che, in un periodo della mia vita, sono riuscito a realizzare. Quel sogno che ha risvegliato ogni volta il mio io-bambino: la molla principale per rispondere all’insorgere della malattia con la scrittura. Scrittura terapeutica senz’altro, per­ché senza di essa non sarei riuscito a vivere bene que­sti ultimi anni e a fare il percorso che credo di aver fatto. Ed è così che mi viene da pensare, con emozio­ne, che dal sogno di un bambino ormai alle soglie della morte si è dipanato un filo lungo una vita che ha prodotto realtà capaci di contrastarla.

Avevo lasciato da qualche giorno queste pagine per tornarci ancora sopra, quando la situazione è ul­teriormente peggiorata. Tanto da rendere consiglia­bile un breve ricovero all ‘hospìce dove mi curano amorevolmente. Oltre ad essermi indebolito tanto da fare molta fatica nel sollevarmi da solo, oggi la bocca mi si è ulteriormente chiusa. Faccio sempre più fati­ca a mangiare e, quindi, anche a parlare. Ma la voglia di scrivere non mi abbandona e vorrei testimoniarla finché è possibile. Perché è in questo scrivere il mio conforto e la mia forza, la sicurezza di sapere che non resterò veramente solo finché sarò in grado di comu­nicare. Il peggio è tutto avanti a me e allora ho biso­gno di pensare alle persone a me care che mi stanno intorno perché è da loro che nasce in definitiva il nu­trimento della mia scrittura. Da mio figlio che a giorni si laurea, da mia figlia che ha finito oggi la sua ses­sione estiva di esami, dalla mia ex-compagna che mi sta vicino e mi legge con amore un libro, dalla mia ex- moglie che mi ha riempito il freezer con i suoi buoni piatti. Dai miei amici tutti che telefonano e mi vengono a trovare e mi raccontano storie. Da tutte queste persone care insomma che mi danno il senso prezioso di una vita che continua, così grande e ge­nerosa da accogliere come sua “logica” componente anche la mia morte.

 


13 luglio 2007

 

 

 

 

 

Edda CattaniDal diario di un malato.
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Le questioni della vita

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Le questioni della vita

(dal libro di Anselm Grün)

La preghiera non è una bacchetta magica che ci libera da tutti i sintomi negativi. Ci conduce invece all’incontro con Dio e all’incontro con la nostra verità. E soltanto se affrontiamo la nostra verità può avvenire in noi una trasformazione. (Anselm Grün)

Anselm Grün, nato nel 1945, dottore in teologia e monaco benedettino, è priore amministratore dell’Abbazia di Münsterschwarzach in Germania. È noto come uno dei più fecondi e letti autori di spiritualità in campo internazionale. Tra le sue opere principali: – Come essere in armonia con se stessi; – Non farti del male.

 «Ogni giorno la vita ci pone nuovi interrogativi, senza che siamo noi a cercarli. E ogni giorno ci si presenta la sfida di trovare una risposta di volta in volta diversa e del tutto nostra. Le mie risposte non vogliono essere intense come ricette universali per la soluzione di un problema, bensì come invito a osservare la propria situazione con occhi diversi, scoprendo il senso dell’esperienza che viviamo» (Anselm Grün). La vita diventa oggi sempre più complicata. Ci ritroviamo messi sotto pressione da tutte le parti: nella professione come nella vita privata, nella famiglia come nelle relazioni interpersonali. E più volte, dolorosamente, ci accorgiamo di non tenere in pugno la nostra esistenza: crisi, disgrazie, imprevisti ci fanno uscire dai nostri binari ordinati. Che cos’è davvero importante, in momenti del genere? Come risolviamo i conflitti? Gli interrogativi davanti ai quali ci mette la vita ingombrano la nostra mente e il nostro cuore: non possiamo evitarli. «Che cosa devo fare?», si chiedono in molti. È una fortuna se, in situazioni del genere, possiamo rivolgere le nostre domande a una persona come padre Grün, che risponde in maniera del tutto personale, indicando una nuova prospettiva di vita. Il monaco benedettino affronta di petto il tema dei rapporti con il capouffcio, quando si deve fronteggiare lo stress sul posto di lavoro; ma si dedica altresì ai temi della crisi coniugale o della gestione dei figli piccoli, delle esperienze di malattia o della scomparsa di un congiunto. «E, all’improvviso, una cosa pesante come il senso della vita si ritrova quanto mai prossimo a una lieve serenità e a una elementare saggezza» (Reinhold Beckmann).

“Con i molti che seguo nell’accompagnamento spirituale parlo dei problemi che si trovano ad affrontare nella loro esistenza e degli interrogativi che danno loro da pensare o che li opprimono. Persone che mi sono del tutto sconosciute mi scrivono a proposito di tematiche che hanno a che fare con il loro stato d’animo o che emergono con la malattia e la morte di qualcuno a loro caro, costituendo un peso per loro. Cerco di immedesimarmi nelle persone e dare loro la risposta che affiora dentro di me. Le mie risposte non vogliono essere intese come consigli nel senso di una raccomandazione concreta su come agire, né come ricette per la soluzione di problemi, bensì come invito ad osservare la propria situazione con altri occhi, scoprendo il senso della propria esperienza.

Ogni persona è unica. E ciascuno fa le sue esperienze del tutto individuali. Ciò nonostante molti pongono domande simili. Per questo mi azzardo a pubblicare in forma di libro i molti interrogativi che mi sono stati posti da persone concrete, così come le risposte che ho dato. Alle domande ho risposto nella mia lettera mensile einfach leben, benché per la pubblicazione si sia presa cura di garantire l’anonimato delle persone di cui si sente la voce. La risonanza avuta dalle lettere ha dimostrato che molti altri si ritrovano in queste domande e risposte. Perciò anche ora confido nel fatto che le lettrici e i lettori del presente volume potranno trarne qualche considerazione utile per la propria esistenza. Naturalmente non si tratta di riprendere tout court le risposte come soluzioni ai propri problemi, facendo a meno della riflessione personale. Durante la lettura delle domande e delle risposte, sarebbe invece opportuno ascoltare dentro di sé e sentire: che cosa suscitano queste esperienze e queste risposte di altri dentro di me? anch’io mi pongo degli interrogativi simili? mi darei la stessa risposta? oppure darei questa risposta soltanto ad altri, mentre per me stesso esiterei a dire se la risposta va davvero bene? che cosa suscita in me questa risposta? genera una resistenza interiore? oppure è una conferma di quello che penso e che sento? articola qualcosa che riconosco anche in me, ma spesso non ammetto con me stesso? oppure la risposta resta per me ostica e incomprensibile?

 

Ogni giorno la vita ci pone nuovi interrogativi, senza che siamo noi a cercarli. E ogni giorno ci si presenta la sfida di trovare una risposta di volta in volta diversa e del tutto individuale. Questo libro desidera essere per voi un aiuto in questa sfida. Vuole donarvi la fiducia nel fatto che vi è lecito seguire il vostro istinto. La vostra anima sa che cosa è bene per voi. Per approdare alla sapienza dell’anima, però, è bene fermarsi, concentrarsi sull’interiorità, fare silenzio e prendere le distanze da tutte le opinioni e le proposte espresse dagli altri. Nel silenzio e in fondo alla mia anima è già pronta la risposta al mio interrogativo. Le risposte che fornisco in questo libro vogliono, in tale ottica, portarvi a contatto con la sapienza della vostra anima, perché seguiate la vostra coscienza, il consigliere interiore, percorrendo la strada che vi porta ad una vitalità, ad una libertà, ad una pace e ad un amore più grandi.

Edda CattaniLe questioni della vita
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Solo una madre

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Solo una madre

Non posso non condividere questo articolo, a firma Giulio Cavalli, dove si evidenzia la dignità di questa madre che, senza una lacrima, ha puntato il dito contro i dittatori del mondo! Solo GRAZIE

Scatta qualcosa nelle madri che non si arrendono alla morte di un figlio che è chimica mischiata con le stelle. Se vi è capitato di incrociare gli occhi di una madre sopravvissuta ad un suo figlio forse avete provato quello sguardo che ti si ficca nell’esofago, arrampicandosi poi nel cervello. La madre di Giulio ieri, in un Senato che si sforzava di restare pettinato di fronte a così tanto dolore, ha vissuto una lezione di forza, etica, coraggio, intelligenza e umanità che rimbomberà per un bel pezzo.

È riuscita, Paola con il marito Claudio, a restituire alla politica i connotati umani che hanno sbriciolato a suo figlio, dando alle bugie la forma delle bugie senza esitazioni o sotterfugi, spogliando la verità di tutti gli ammennicoli che hanno cercato di servirci, pretendendo una forza e un’etica che forse questa politica non sa nemmeno chiamare per nome. Quello che avrebbe rischiato di passare per una lagna funebre ieri è stata une delle lezioni più alte della nostra Repubblica: raramente un discorso così schietto ha sfidato i potenti senza ricatti, puntato l’indice senza mediazioni.

Le veline, i depistaggi, quei marci sorrisi furbi sono stati spazzati dalla parola certificata di una madre: il suo dolore è il timbro, il suo racconto è l’unica autopsia a cui crediamo.E oggi, a riascoltarne le parole, viene da sorridere a pensare quanto Al-Sisi sia in mutande, senza gingilli militari, sputtanato senza bisogno di bombe o polvere da sparo.

È il giullare così autentico e forte pur piccolo che sbriciola il potere che ha bisogno di essere prepotente per governare perché non ne è capace semplicemente osservando le regole. È l’onore di polistirolo che mostra tutta la sua vigliaccheria. È la grandezza delle persone che schiaccia le pessime personalità. Hanno fatto più politica estera quei due genitori senza figlio che un governo di incravattati.

 

 

Edda CattaniSolo una madre
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La vergogna del peccato

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La vergogna del peccato è Grazia

(dal libro intervista di papa Francesco Il nome di Dio è misericordia)

Posso leggere la mia vita attraverso il capitolo 16 del Libro del profeta Ezechiele. Leggo quelle pagine e dico: ma tutto questo sembra scritto per me! Il profeta parla della vergogna, e la vergogna è una grazia: quando uno sente la misericordia di Dio, ha una grande vergogna di se stesso, del proprio peccato. C’è un bel saggio di un grande studioso della spiritualità, padre Gaston Fessard, dedicato alla vergogna, nel suo libro La Dialectique des “Exercises spirituels” de S. Ignace de Loyola


La vergogna è una delle grazie che sant’Ignazio fa chiedere nella confessione dei peccati davanti al Cristo crocifisso. Quel testo di Ezechiele insegna a vergognarti, fa sì che tu ti possa vergognare: con tutta la tua storia di miseria e di peccato, Dio ti rimane fedele e ti innalza. Io sento questo. Non ho ricordi particolari di quando ero bambino. Ma da ragazzo sì. Penso a padre Carlos Duarte Ibarra, il confessore che incontrai nella mia parrocchia quel 21 settembre 1953, nel giorno in cui la Chiesa celebra san Matteo apostolo ed evangelista.
Avevo 17 anni. Mi sentii accolto dalla misericordia di Dio confessandomi da lui. Quel sacerdote era originario di Corrientes, ma si trovava a Buenos Aires per curarsi dalla leucemia. Morì l’anno seguente. Ricordo ancora che dopo il suo funerale e la sua sepoltura, tornato a casa, mi sono sentito come se fossi rimasto abbandonato. E ho pianto tanto quella sera, tanto, nascosto nella mia stanza. Perché? Perché avevo perso una persona che mi faceva sentire la misericordia di Dio, quel «miserando atque eligendo», un’espressione che allora non conoscevo e che poi ho scelto come motto episcopale. L’avrei ritrovata in seguito, nelle omelie del monaco inglese san Beda il Venerabile, il quale descrivendo la vocazione di Matteo scrive: «Gesù vide un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: “Seguimi”».
Questa è la traduzione che comunemente viene offerta dell’espressione di san Beda. A me piace tradurre miserando, con un gerundio che non esiste, “misericordiando”, donandogli misericordia.
Dunque «misericordiandolo e scegliendolo», per descrivere lo sguardo di Gesù che dona misericordia e sceglie, prende con sé.

Edda CattaniLa vergogna del peccato
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Ti parlo da una vita

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TI PARLO DA UNA VITA

 

 

 

Da GRAZIA MAGAZINE interviste

STEFANIA ROSSOTTI: «DA QUANDO NON CI SEI PIÙ»

VERA MONTANARI

 

 

Due amiche che non smettono di parlarsi, neanche dopo la morte. Nove mamme che hanno perso un figlio e non si rassegnano al silenzio. È il tema doloroso, eppure attraversato dalla speranza, del libro del nostro inviato Stefania Rossotti . Un viaggio al confine della vita. Ne parla con un’intervistatrice speciale…

Come si fa a intervistare l’intervistatrice per eccellenza? Stefania Rossotti è famosa, da noi in redazione, ma anche presso le nostre lettrici, per essere la giornalista capace di far commuovere e piangere anche il più refrattario e cinico degli intervistati.

O di far dire cose profonde, sensibili, intelligenti anche al più superficiale. Intervistarla è un’impresa anche per me, che sono il suo direttore. Ma mi ci sottopongo volentieri, perché il suo libro Ti parlo da una vita. Donne che non hanno creduto al silenzio di chi non c’è più mi ha colpito nel profondo.

Ci vuole coraggio ad avvicinarsi al limite che separa i vivi dai morti per cercare di rispondere a quelle domande che tutti ci siamo fatti: esiste qualcosa dopo? E com’è, come funziona, ha dei punti di contatto con noi? Per di più, Stefania sostiene che tutto è nato da un’inchiesta che le ho commissionato io.

Sul serio il progetto di questo libro è nato da un’inchiesta di «Grazia»?
«Sì, è partito tutto da lì. Tu mi hai chiesto un’intervista con Gemma Cometti (pubblicata su Grazia n.16/2011), che aveva perso suo figlio in un incidente e “comunicava” con lui. Qualcuno ha letto il pezzo che raccontava l’esperienza e mi ha chiesto di trovare altre storie per farne un libro. La prima risposta è stata no. Poi ho cominciato a pensare che forse questo contatto con il dolore degli altri avrebbe potuto aiutarmi a raccontare un mio dolore: la morte di una mia amica. Anzi della mia amica».

Ed è stato così? 
«Sì. Ho deciso di scrivere, ma a una condizione: avere il coraggio di raccontare anche il mio lutto. Ho utilizzato la mia storia come un filo per cucire le altre. Dalla morte di Claudia non ero riuscita a dire niente, nemmeno a piangere. Ero nel gelo. Poi si è sciolto tutto».

Quindi hai scoperto che con i morti si può davvero comunicare?
«Secondo me, sì. Ma resta un “secondo me”».

Non ti sto chiedendo una verità scientifica, dimmi cosa ne pensi tu.
«La verità? Io lo davo già per scontato. In qualche modo, lo sapevo. Con mio padre ho sempre parlato: non che lui mi rispondesse, ma io continuavo a parlargli. E mi sono sempre sentita molto protetta dai morti».

Quindi loro sono qui con noi? E l’aldilà esiste, ne hai, dopo tutti questi incontri, una certezza assoluta?
«Non è assoluta, è la mia certezza, molto relativa. Le persone che ho intervistato sono a vari stadi del dolore e del lutto: vicinissimi o lontani nel tempo. Ma tutte hanno trovato pace nei segni di questo contatto con i loro cari. Che avvenga attraverso un registratore, una medium o dei fogli scritti come sotto dettatura».

Trovano pace nei segni e nella fede.
«Vero, anche se la Chiesa continua, nonostante tutte le prove, a essere contraria a queste pratiche».

Immagino ci sia molta cautela perché è tanto facile approfittare del dolore e del bisogno delle persone.
«Infatti, a conquistarmi, nel mio primo incontro con Gemma, è stata proprio la durezza della mia interlocutrice: non voleva tirarmi dentro. Non voleva affatto convincermi. E invece ci è riuscita. Sai qual è l’elemento più toccante? Tutte le mamme che hanno perso un figlio erano spinte nella loro ricerca da un disperato bisogno, da una necessità quasi fisica. Una mi ha detto: “Non mi interessa rincontrare mio figlio in spirito. Voglio sapere che stringerò di nuovo il suo corpo”».

Come mai hai intervistato solo donne?
«Perché sono più disponibili, più disperate, più credenti e più ostinate. Come quella che si è consumata letteralmente le gambe affondandoci, giorno dopo giorno, i gomiti, con la testa fra le mani, in attesa della voce di suo figlio…».

E quella voce poi è arrivata. C’è speranza nel tuo libro. E qualche volta si ride anche. Come nell’episodio della donna che ogni sera dice buonanotte al figlio perso e decine di voci, dal registratore, rispondono: “Buonanotte, buonanotte…”. I mariti invece non partecipano, ma lasciano fare con l’aria di dire: sta male, è pazza di dolore…
«Una donna mi ha raccontato: “Tutti dicono di me: sta bene nella sua dolce follia”. Ma nessuna è pazza. Sono donne normali. Tranquille. Perfettamente integrate. Donne-mamme che mi hanno accolto con l’arrosto nel forno. Vite normali: piene. E dolorosissime».

Una delle intervistate dice: “È un’illusione? Pazienza, voglio tenermela per tutta la vita”.
«Sì, è così: è la loro strategia di sopravvivenza. Che ha qualcosa di mistico. Niente a che spartire con il paranormale».

Queste madri, però, non dicono: perché è morto mio figlio? Ma, dov’è? 
«E infatti, tutte vanno a cercarlo, finché non lo trovano. Nessuna molla mai».

Uno dei morti dice: “Sono vivo, vivo, vivo”.
«È vero, parlano di una vita che continua: le cose succedono ancora, le persone evolvono, addirittura crescono. Come se esistesse una vita parallela alla nostra».

E tu, alla fine sei riuscita a parlare con la tua amica Claudia?
«Non so, da che lei è morta sono circondata di farfalle. E una volta ho sentito il suo profumo, che peraltro non mi piaceva affatto, e subito dopo, nel mettermi il cappotto, qualcuno mi ha aiutato a infilare la manica. Ma dietro di me non c’era nessuno».

Non hai paura che adesso arrivino le critiche? Di essere trattata da credulona, ingenua, donnetta?
«Io ho raccontato delle storie. È il mio mestiere, lo faccio tutte le settimane. E quello che scrivo non so se è la “verità”; ma è quello che capisco e sento delle persone che incontro».

 

Edda CattaniTi parlo da una vita
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Per non dargliela vinta!

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Per non dargliela vinta:

mia figlia vittima della violenza.

(Di Giovanna Ferrari)

Ogni anno a Cattolica si parla di un argomento forte di carattere sociale e si invita un rappresentante a testimoniare la propria esperienza in merito. Lo scorso anno si parlò delle “Vittime della strada” con Croce Castiglia mamma di Matteo, l’anno precedente dei “Ragazzi del terremoto d’Abruzzo” con Maria Grazia Piccinini mamma di Ilaria e quest’anno si è deciso di parlare del femminicidio. L’abbiamo fatto con Giovanna Ferrari mamma di Giulia.

 

 

L’11 febbraio 2009 Giulia veniva assassinata dal marito. Un delitto atroce, inspiegabile, assurdo che sconvolse e lacerò il tessuto di un’intera esistenza ordita intorno agli affetti e ai valori della famiglia. La madre ha scritto un libro che vuole essere innanzitutto un ricordo oggettivo della figura e della personalità della giovane donna brutalmente uccisa e ulteriormente “brutalizzata” dalle infamanti distorsioni della sua immagine, operata, a scopi difensivi, dal suo assassino.
a chiara denuncia contro la “violenza” operata dalla “giustizia” ai danni della vittima e più in generale della donna.
Anche solo per non darla vinta alla prepotenza, alla ottusa legge del più forte, continueremo a proclamare la verità che si vuole nascondere; alla sleale legittimazione del male, opponiamo l’oggettiva evidenza dei fatti.
Perché la morte di Giulia e quella di tante, troppe, donne private di prepotenza del diritto inalienabile alla vita, non sia vana.
È, inoltre, una rigorosa ricostruzione, in base agli atti processuali, del delitto e del conseguente procedimento giudiziario, da cui esce una chiara “denuncia alla violenza” operata dalla giustizia ai danni della vittima e, più in generale, della donna.a chiara denuncia contro la “violenza” operata dalla “giustizia” ai danni della vittima e più in generale della donna.
Anche solo per non darla vinta alla prepotenza, alla ottusa legge del più forte, continueremo a proclamare la verità che si vuole nascondere; alla sleale legittimazione del male, opponiamo l’oggettiva evidenza dei fatti.
Perché la morte di Giulia e quella di tante, troppe, donne private di prepotenza del diritto inalienabile alla vita, non sia vana. a chiara denuncia contro la “violenza” operata dalla “giustizia” ai danni della vittima e più in generale della donna.
Anche solo per non darla vinta alla prepotenza, alla ottusa legge del più forte, continueremo a proclamare la verità che si vuole nascondere; alla sleale legittimazione del male, opponiamo l’oggettiva evidenza dei fatti.
Perché la morte di Giulia e quella di tante, troppe, donne private di prepotenza del diritto inalienabile alla vita, non sia vana.
a chiara denuncia contro la “violenza” operata dalla “giustizia” ai danni della vittima e più in generale della donna.
Anche solo per non darla vinta alla prepotenza, alla ottusa legge del più forte, continueremo a proclamare la verità che si vuole nascondere; alla sleale legittimazione del male, opponiamo l’oggettiva evidenza dei fatti.
Perché la morte di Giulia e quella di tante, troppe, donne private di prepotenza del diritto inalienabile alla vita, non sia vana.

A Giulia Galiotto è stata dedicata la puntata del 22.10.2011 della trasmissione "Amore Criminale" di

Sul palco era presente Giovanna, madre di Giulia, in platea il marito… Davanti ad un uditorio attonito abbiamo inteso parole terribili… un racconto che nessuno di noi vorrebbe mai dovere ascoltare da persone amiche… Eppure questa piccola donna, con voce incisiva e determinazione porta avanti la sua battaglia in nome della figlia trucidata da colui a cui aveva giurato amore eterno.

 

Qualche giorno prima  si era tenuto l’ennesimo processo è stata confermata la condanna a 19 anni e 4 mesi per M.M. ma purtroppo la Suprema Corte ha ritenuto inammissibili i ricorsi della procura generale, che chiedeva fosse riconosciuta la premeditazione.

La mamma ha definito  «di uno squallore tremendo» quello consumatosi in Cassazione, dichiarando anche:

«Per noi si è consumata una vera e proprie discriminazione che non ha permesso di fare giustizia – ha spiegato Giovanna Ferrari, da anni in prima linea contro la violenza sulle donne – Le testimonianze, le prove e le situazioni in questo processo sono state valutate sulla base di pregiudizi e discriminazioni di genere e non abbiamo intenzione di accettarlo. Vogliamo che emerga con chiarezza cosa in questo processo ci si è rifiutati di vedere e cosa non è stato fatto o è stato fatto male. Andremo avanti, lo dobbiamo non soltanto a nostra figlia Giulia, ma a tutte le altre donne che ogni giorno subiscono violenza in una società che paga carissimo il prezzo del maschio dominante. Ora Marco Manzini potrà usufruire di sconti di pena, noi la nostra pena ce la vivremo ogni giorno fino alla morte. Non è così che si rende giustizia alle vittime e alle famiglie delle vittime. Non è così che deve essere e noi non ci rassegniamo a che sia così».

 

 

Il dramma del femminicidio irrompe nelle nostre case da qualche tempo, attraverso i mass media e proprio nel modo che meno te l’aspetti. Direi che è sorprendente i termini nei quali ci assale e ci viene proposto… Si tratta non solo dell’industriale, dello sportivo, del giornalista, diciamo della persona “perbene” ma è anche il povero diavolo che sembra non avere alcuna colpa se non quella di avere imboccato il sentiero del male… perché perfino l’amore si ammala. E allora viene da chiedersi se tutti noi viviamo una condizione nella quale quando meno te l’aspetti, ti ritrovi carnefice o vittima di un amore “malato”. Del resto chi non ha mai sofferto per amore? Ci ritroviamo ad essere circuiti da chi amore non sa dare e allora l’amore può rovesciarsi nel suo epilogo contrario, nel tragico antitetico, nella morte dell’amata, nella fine di un lungo sogno attraverso l’incubo di pochi, insanguinanti e orribili secondi.





E allora la città si risveglia incredula, i vicini si chiedono come abbia potuto essere accaduto un fatto tanto inaudito, inconcepibile… Sì, anche questo il femminicidio purtroppo contempla. Non soltanto la statistica nazionale di una donna uccisa ogni due/tre giorni, in media, da un uomo, ma anche la realtà che sono finite le isole felici. Se succede quanto è successo a Giulia, se è successo in un ambiente cosidetto “sano”, vuol dire che può succedere ovunque. Neanche la famiglia di Giovanna, gente perbene ha potuto evitare la violenza, la follia, la viltà del male.

L’11 febbraio 2009 Giulia viene assassinata dal marito. Un delitto atroce, inspiegabile, assurdo che sconvolge e lacera il tessuto di un’intera esistenza ordita intorno agli affetti e ai valori della famiglia. Questo libro, vuole essere innanzitutto un ricordo oggettivo della figura e della personalità della giovane donna barbaramente uccisa e ulteriormente “brutalizzata” dalle infamanti distorsioni della sua immagine, operata, a scopi difensivi, dal suo assassino. È, inoltre, una rigorosa ricostruzione, in base agli atti processuali, del delitto e del conseguente procedimento giudiziario, da cui esce una chiara denuncia contro la “violenza” operata dalla “giustizia” ai danni della vittima e più in generale della donna. Perché la morte di Giulia e quella di tante, troppe, donne private di prepotenza del diritto inalienabile alla vita, non sia vana.

Edda CattaniPer non dargliela vinta!
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“Esplorando l’invisibile” P.Presi

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Esplorando l’invisibile

E l'avremo a Cattolica 2013! Finalmente! Da non perdere!!! Uno dei più grandi ricercatori viventi nell’ambito dello studio delle voci, PAOLO PRESI, che tanto ha conosciuto, sperimentato e dato, riunisce le sue e le altrui esperienze con uno studio approfondito in cui tutti noi possiamo trovare riscontri alle nostre numerose domande.

 

 

 

(Dalla prefazione di Padre Francois Brune: il grande de “I morti ci parlano” ) “Gli uomini sono sempre stati ossessionati da ciò che sarebbe successo dopo la morte. Quasi tutte le civiltà hanno creduto in una qualche forma di sopravvivenza e si sono fatte una certa rappresentazione della vita che ci attende dopo nell' Aldilà. Contatti diretti sono ora possibili con i nostri "morti" attraverso apparecchi elettronici e rigorosi controlli scientifici hanno potuto dimostrare che le voci, così captate, non possono provenire da alcuna persona incarnata. Oserei dire che noi, poco a poco ma sempre di più, abbiamo la prova della sopravvivenza dei nostri morti. E' una rivoluzione scientifica e spirituale allo stesso tempo. Si tratta di una scoperta che dovrebbe sconvolgere il mondo, molto più importante della maggior parte dei progressi scientifici remunerati dalle grandi Istituzioni internazionali, perché è una scoperta che riguarda un aspetto essenziale della nostra vita, molto più di qualunque altra.”

 PAOLO PRESI studia il fenomeno della Transcomunicazione Strumentale da quasi 40 anni approfondendo in particolare l’aspetto che riguarda il processo di formazione delle Voci. Ha partecipato a numerosi Congressi nazionali e internazionali (Germania, Francia, Belgio, Spagna, Stati Uniti, Messico, Brasile) dove ha relazionato sulle sue ricerche. Per la sua lunga attività di ricerca nel 2002, presso l’Università di Berna, è stato premiato dalla Fondazione Svizzera di Parapsicologia. Attualmente è Direttore della Sezione Ricerca del Laboratorio Interdisciplinare di Ricerca Biopsicocibernetica di Bologna e responsabile del Settore Ricerche Elettroacustiche.

Il parere di Luigi Cama

Paolo Presi è una delle colonne portanti della ricerca italiana sulla transcomunicazione strumentale. E' noto a livello internazionale ed è tra le poche persone al mondo che sono riuscite a studiare il fenomeno "Bacci" da vicino, valutandone ed accreditandone la genuinità. Si è dedicato in particolare al processo di formazione delle voci, conosciute anche come EVP e "metafonia".

In seguito al nostro primo convegno insieme, nel 2010, è nata un'amicizia che unisce ben tre generazioni di ricercatori: quella di Paolo Presi, Daniele Gullà ed il sottoscritto.

"Esplorando l'invisibile" non è solo un libro da leggere e che consiglio a tutti; è un libro destinato a diventare un documento senza precedenti, sia da un punto di vista tecnico che storico.

 

 

    Per chi volesse acquistarlo on-line:   

http://www.edizionisegno.it/libro.asp?id=797

 

     Di Paolo Presi ci eravamo già occupati pubblicando la seguente relazione:    

Siamo giunti in possesso di questa bella relazione che, visto l'interesse di tanti nostri navigatori, desideriamo partecipare.

 

 

Paolo Presi

 

RAPPORTO SPECIALE

 

LA REALTA’ DELLE VOCI OTTENUTE TRAMITE LA TRANSCOMUNICAZIONE STRUMENTALE E’ STATA DIMOSTRATA SCIENTIFICAMENTE IL 5 DICEMBRE 2004 NEL CORSO DI UNA SPERIMENTAZIONE CON  MARCELLO  BACCI A   GROSSETO – ITALIA – EUROPA

 

Anabela Cardoso*, Mario Salvatore Festa**, David Fontana*** e Paolo Presi ****

 

 

Questa relazione descrive dettagliatamente la sperimentazione fatta con Marcello Bacci nel suo laboratorio in Italia, la sera del 5 dicembre 2004 alla presenza di un gruppo di qualificati ricercatori italiani ed altri provenienti dal Portogallo e dall’Inghilterra.

 

Marcello Bacci (Bacci, 1985) è uno dei principali ricercatori nei fenomeni ITC [1], un campo in cui è stato attivo per più di 30 anni. Non è lo scopo di questa relazione esaminare l’imponente fenomenica ITC accumulata fin dalle pubblicazioni di Jürgenson, Raudive ed altri a metà del secolo XX poiché è stata documentata esaurientemente altrove (Brune, 1993 – Senkowski, 1995 – Brune e Chauvin, 1999). Per quanto detto è sufficiente affermare che l’argomento riguarda lo studio della ricezione di comunicazioni anomale, spesso in condizioni controllate, tramite apparecchiature elettroniche quali magnetofoni, radioricevitori, computers, apparecchi fax e telefoni.

 

  

Molti di coloro che operano in questo campo si sono convinti non solo della realtà di queste comunicazioni ma anche di come queste si presentano provenienti da persone defunte e pertanto costituiscono un fondato elemento a sostegno dell’ipotesi della sopravvivenza alla morte fisica.

Marcello Bacci, che nel corso della sua lunga sperimentazione ha ottenuto molte di queste comunicazioni, si è dedicato principalmente ai genitori che avevano perduto un figlio. Nondimeno egli si è preoccupato di collaborare con dei ricercatori scientifici per dimostrare l’attendibilità dei suoi risultati (ad esempio quelli de Il Laboratorio di Bologna, Italia, l’unico laboratorio in Europa dedicato totalmente a verificare ed analizzare scientificamente i presunti fenomeni paranormali). Egli è anche un tecnico radiofonico di provata esperienza e non chiede denaro per queste sperimentazioni particolari né va alla ricerca di pubblicità.

 

Nei suoi esperimenti Marcello Bacci utilizza il metodo cosiddetto delle Voci Dirette Radiofoniche (DRV)[2], in pratica il metodo con cui si cerca di ricevere delle comunicazioni anomale udibili direttamente dagli altoparlanti di una radio e, frequentemente, tali voci chiamano per nome gli astanti, rispondono alle loro domande fornendo anche lunghe ed interessanti informazioni.

 

 

A questo scopo egli preferisce usare una radio a valvole, sintonizzata su di un fruscio bianco nelle onde corte, piuttosto che una radio a transistors.

L'esperimento dettagliato in questo Rapporto si può considerare un seguito di precedenti indagini eseguite sulle voci da lui ricevute usando il già menzionato metodo delle Voci Dirette Radiofoniche.

Due di queste prime indagini, fatte sotto stretto controllo, sono di particolare rilevanza per l’esperimento che viene qui descritto.

La prima è stata fatta alla presenza del dr. ing. Carlo Trajna dove una seconda radio fu posta accanto a quella del Bacci, alimentata dalla stessa presa di corrente ed utilizzante la propria antenna individuale, fu sintonizzata nelle onde corte sulla stessa frequenza della radio del Bacci. Mentre quest’ultima riceveva comunicazioni da parte di una voce anomala, dalla seconda radio usciva solamente il normale fruscio bianco (Trajna, 1985). Questo esperimento elimina la possibilità di voci anomale prodotte fraudolentemente. 

Un secondo ed egualmente significativo esperimento fu quello eseguito dal prof. Mario Salvatore Festa, docente di Fisica e di  Radio Protezione Fisica presso l’Università di Napoli, e dal radiotecnico Franco Santi. Tale esperimento consistette nella rimozione dalla radio del Bacci, durante la ricezione di voci anomale, di due valvole, la ECC85 (rivelatrice FM) e la ECH81 (convertitrice AM/SW), rilevando che anche senza queste valvole (in assenza delle quali non si può ricevere le normali stazioni radio delle onde corte) le voci hanno continuato a parlare senza alcuna interruzione.

Durante quest’esperimento il prof. Festa aveva pure misurato l’intensità sia del campo elettrico sia di quello magnetico nei pressi della radio, nelle condizioni di radio-spenta e di radio-accesa, sia durante le normali trasmissioni radiofoniche sia durante la manifestazione della voce.

Dai rilievi fatti i parametri relativi ai due campi non rivelarono variazioni significative né all’inizio del fenomeno né dopo la rimozione delle valvole mentre la voce continuò ad esprimersi. I rilievi indicarono inoltre che i valori misurati erano in pratica uguali a quelli  rilevati con la radio spenta (per i dettagli vedere la relazione Festa del 2002).

La dimostrazione che le voci continuavano a manifestarsi anche senza valvole e che, durante la loro ricezione, non c’erano variazioni significative dei parametri relativi ai due campi elettrico e magnetico, fornì una ulteriore evidenza che le voci non potevano essere considerate frutto di trasmissioni fraudolente.

L’esperimento qui descritto ebbe luogo nel laboratorio di Marcello Bacci a Grosseto, Italia, con un’illuminazione  fornita da una lampadina blu da 25 Watt, montata a parete, ed ubicata appena sopra e leggermente a destra della radio. Tale illuminazione fu sufficiente per permettere agli indagatori di osservare tutti i movimenti del Bacci e degli altri.  

Prima e dopo l’esperimento il laboratorio e la radio usata dal Bacci furono resi disponibili per una accurata ispezione da parte delle persone qui di seguito indicate.

All’inizio della sessione sperimentale il Bacci prese posto di fronte alla radio, una Normende, modello Fidelio,  risalente alla fine degli anni ’50. Accanto a Bacci, alla sua sinistra, fu posto il prof. David Fontana (professore di Psicologia ed ex-presidente Society for Psychical Research ed attuale presidente del Comitato di Ricerca sulla Sopravvivenza di detta Società), e la dott.ssa Anabela Cardoso (fondatrice e editrice di ITC Journal nonché direttrice dell’ ITC Journal Research Centre) subito dietro Fontana, sulla sua sinistra, in modo da poter vedere direttamente dal di sopra della sua spalla sinistra che poteva toccare con il proprio mento.

Il prof. Festa, già nominato in una delle due precedenti indagini, sedette alla sinistra della dott.ssa Anabela Cardoso mentre sig. Robin Foy (leader nella famosa indagine a Scole, UK, ed esperto in fenomeni psichici ad effetti fisici) prese posto alla destra di Bacci.

Questi quattro indagatori furono sempre a stretto contatto di Marcello Bacci. Il perito aeronautico Paolo Presi (uno dei responsabili de Il Laboratorio ed investigatore da lungo tempo dei fenomeni di Bacci) sulla sinistra di Bacci con interposti la sig.ra Laura Pagnotta, figlia della benefattrice Silvana Pagnotta che è stata per 20 anni una stretta collaboratrice ed osservatrice del lavoro di Bacci, e quindi il prof. Fontana.

 

Il radiotecnico Franco Santi, già citato unitamente al prof. Festa nell’esperimento descritto in precedenza, rimase libero di muoversi nei paraggi per le ragioni che vedremo più avanti. Angelo Toriello, conosciuto anche come Emanuele, e Sandro Zampieri, entrambi sono stati per molti anni osservatori e regolari frequentatori molto vicini a Bacci. Emanuele prese posto alla destra della dott.ssa Cardoso ed il Zampieri dietro il prof. Festa.

Erano anche presenti inoltre l’avvocato Amerigo Festa, un altro ricercatore e collaboratore di Bacci da molti anni, accompagnato da sua moglie Rossella Forte, il già citato Sandro Zampieri (Sandro è stato il traduttore ufficiale del gruppo per la lingua inglese) con sua moglie Maria, c’erano poi anche Carmelina e Gennaro Dara, Franco Grigiotti, uno stretto e vecchio amico di Marcello, Angela e Luciano Manzoni, addetti alla registrazione su nastro delle sessioni sperimentali e della stesura dei relativi verbali, anch’essi seduti nelle vicinanze.

Nella stanza c’erano anche alcune mamme che avevano perduto i loro figli ed altri sperimentatori eccezionalmente ammessi a questa sperimentazione, in totale erano presenti 37 persone.

 

La radio era posta su un bancale, posto a battuta contro la parete, rivolta verso gli indagatori ed in posizione tale da rendere inaccessibile il retro, operazione questa possibile solo se fosse stata inclinata in davanti o ruotata.

La radio non aveva alcuna protezione posteriore e fu lasciato uno spazio sufficiente tra la radio e la parete per consentire al radiotecnico Franco Santi di girarla sul bancale in modo da poter accedere al suo interno.

Un’ispezione prima dell’esperimento permise di verificare che non ci fosse alcuna possibilità d’accesso alla radio attraverso aperture poste sul bancale o sulla parete.

Alle spalle di Bacci e degli indagatori, alla distanza di circa un metro e mezzo, c’erano delle file di sedie su cui trovarono posto dei genitori che avevano perso un figlio e che erano frequentatori delle periodiche sessioni sperimentali a loro dedicate. Nessun appartenente a questo gruppo prese parte all’esperimento né si avvicinò alla radio utilizzata dal Bacci nel corso dello stesso.

 

La sessione ebbe inizio alle ore 19.10 con Bacci, i ricercatori e le persone nella stanza tutti ai loro posti. I registratori audio (analogici e digitali) furono avviati per la registrazione.

Bacci accese la radio e selezionò la banda delle onde corte. Egli quindi, come d’abitudine, incominciò a girare lentamente la manopola della sintonia spaziando dai 7 ai 9 megahertz. Come normalmente avviene ciò produsse l’attraversamento di normali radio trasmissioni intervallate da fruscii bianchi. Bacci spiegò in lingua italiana che “stava cercando una zona di fruscio bianco buona”. Questa procedura continuò per 15-20 minuti fino a quando egli disse “li sento, essi verranno”. A questo punto egli cessò di girare la manopola della sintonia e si udì il fruscio bianco modificarsi in un suono simile ad un vortice che descrivibile in vari modi, o come un vento o come un suono di onde. Subito dopo questo rumore cessò (sebbene alle volte accada che esso si manifesti contemporaneamente alle voci, come se esse fossero in qualche modo “sostenute” dalla sua stessa sonorità) e le voci si udirono uscire dall’altoparlante della radio.

Le prime parole furono in lingua italiana seguite poi da parole in lingua spagnola. Bacci quindi si rivolse alle voci dicendo che esse potevano “parlare anche in portoghese, inglese e spagnolo”. A questo punto gli invisibili interlocutori si rivolsero a David Fontana e a Robin Foy in inglese e ad Anabela Cardoso in spagnolo.

 

Nel prosieguo della sessione, che durò approssimativamente un’ora, intervennero separatamente cinque o sei voci (di cui una probabilmente femminile e le altre maschili) che si espressero in inglese, spagnolo ed in italiano, alcune di esse con una chiarezza simile alle voci normali, altre con una sonorità caratteristica, tipica di molte voci ITC, che contraddistingue tali voci  da quelle ottenute con un’articolazione normale.

Nelle voci si rilevarono anche delle singolari espressioni, che sono caratteristiche di molte comunicazioni ITC (come quando, ad esempio, rivolgendosi alla dott.ssa Cardoso il comunicante fece riferimento alla sua visita al Bacci con le parole ‘Anabela is here, you are going to the learning boss’) e l’allegorico, somigliante ad onde, ritmo di dizione.

Alle volte le sonorità modulanti la voce furono distorte, comunque anche in queste situazioni il 70% di queste emissioni vocali risultarono subito comprensibili dai relativi destinatari citati sopra, cinque dei quali parlano bene l’italiano e l’inglese ed una di loro, la dott.ssa Cardoso (Diplomatica portoghese di professione che vive da tempo in Spagna) parla bene tutte le lingue usate nell’esperimento come pure la sua madrelingua, il portoghese.

Le voci si rivolsero ai presenti chiamandoli per nome, mentre al prof. Fontana si rivolsero con nome e cognome (“David Fontana” forse per distinguerlo da David Pagnotta, presente anch’egli in sala), e quindi aggiunsero “Ciao David”. 

Furono fatti anche numerosi riferimenti a Bacci, sia come “Marcello” che come “Bacci”. Tutti i nomi furono pronunciati chiaramente e facilmente riconosciuti.

Alle volte le voci risposero a delle domande in lingua diversa da quella del richiedente ed alle volte cambiarono lingua nel corso delle risposte. Non a tutte le domande fu data risposta ed a certune solo dopo una certa pausa.

L’evento più rilevante della sessione, quello che contraddistinse l’esperimento per l’importanza storica, e non solo nella storia della ricerca sulla Transcomunicazione Strumentale ma anche in generale della Ricerca Psichica, avvenne verso la fine della sessione.

Come riferito in precedenza, il rilievo fatto dal prof. Festa e dal radiotecnico Santi, cioè che la rimozione delle due delle valvole dalla radio non aveva impedito la regolare ricezione di voci anomale fornendo così una prova evidente che le voci non sono prodotte da trasmissioni fraudolente. Tuttavia alcuni critici avevano osservato che anche senza queste due valvole era ancora tecnicamente possibile che la radio possa produrre sonorità in altre bande di frequenza. Pertanto con il consenso di Marcello Bacci si decise che in quest’esperimento, durante la ricezione delle voci anomale, dovevano essere rimosse tutte cinque le valvole.

Dopo circa un’ora dall’inizio della manifestazione delle voci e nel mentre esse stavano esprimendosi il radiotecnico Franco Santi girò la radio sul bancale e rimosse quattro valvole; poi, dopo una piccola pausa per la difficoltà di toccare il vetro bollente delle valvole, rimosse anche la quinta ed ultima valvola.

Con questa operazione tutte cinque le valvole furono riposte sul bancale da Franco Santi, ben visibili, esternamente la radio. Nonostante la mancanza di queste valvole le voci continuarono ad esprimersi con la stessa intensità sonora e chiarezza di prima. Le cinque valvole rimosse furono le seguenti: le ECC85 e ECH81 (le due valvole che erano state rimosse nell’esperimento del 2002), la EF89 (amplificatrice di frequenza intermedia), la EABC80 (rivelatrice FM/AM ed amplificatrice di bassa frequenza) e la EL84 (amplificatrice finale di potenza).

In una pausa tra una voce e l’altra Marcello Bacci, senza alcun avvertimento ed agendo d’impulso, spense la radio agendo sul tasto di accensione/spegnimento provocando così anche lo spegnimento della luce che illumina la scala parlante della sintonia. 

Dopo 11 secondi di silenzio (i tempi riportati sono stati cronometrati dal nastro registrato nel corso dell’esperimento) i presenti poterono udire dei fischi modulati (sonorità simili a colpi di frusta) ed il tipico segnale acustico, simile ad un vortice d’aria, che usualmente precede la ricezione delle voci paranormali  negli esperimenti del Bacci.

La voce dell’invisibile interlocutore, inframmezzata da fischi, ebbe inizio dopo 21 secondi da quando Bacci spense la radio e continuò per 23 secondi (tempo rilevato sempre dalla registrazione su nastro) con la stessa qualità acustica udita in precedenza, forse con una scansione leggermente più lenta, ma sempre chiara come prima.

Una volta terminato il parlato i fischi rimasero per altri 6 secondi, mentre il vortice, che si udì fino alla fine del parlato, divenne sempre più debole fino a scomparire dopo 12 secondi.

Tuttavia il contatto apparve non essere finito, poiché dopo altri 53 secondi si udì nuovamente il vortice, unitamente ad una flebile voce maschile, che parve trarre origine dal vortice stesso, commentò l’appena pronunciata esclamazione di Mario Festa “Siete grandi !”

Il fenomeno durò per 2 minuti e 20 secondi dallo spegnimento della radio. Durante questo tempo Franco Santi ispezionò l’interno della radio con una pila tascabile il cui fascio di luce fu brevemente visibile attraverso il vetro della scala parlante della sintonia.

Quest’ultima parte dell’esperimento, non essendo stato pianificato, colse di sorpresa tutti i ricercatori. In tutte le tre parti dell’esperimento (radio accesa con valvole installate, radio accesa con valvole rimosse e radio spenta con valvole rimosse) le voci uscirono inequivocabilmente dall’altoparlante della radio con la stessa intensità sonora e chiarezza, indipendentemente del leggero calo di qualità (leggermente più lente) avvenuto dopo lo spegnimento della radio.

La radio fu quindi riaccesa per un breve periodo senza però udire più alcuna voce, quindi l’esperimento fu considerato concluso.

Franco Santi ruotò quindi la radio di 90° in modo da consentire un’accurata ispezione del suo interno da parte di tutti i presenti con le luci ambiente tutte accese. Sia la dott.ssa Cardoso che il prof. Fontana scattarono delle fotografie per documentare l’interno della radio e le cinque valvole rimosse. L’avvocato Amerigo Festa, oltre a documentare tutto l’esperimento con videocamera, provvide anche a stillare un dettagliato verbale sulle condizioni ambientali e sugli eventi conseguenti alla rimozione delle valvole da parte di Franco Santi e allo spegnimento della radio da parte del Bacci. Tale verbale è stato firmato da tutti i presenti quale evidenza della correttezza degli eventi riportati.

 

Gli autori del presente rapporto e tutti gli altri osservatori presenti considerano questo esperimento di enorme importanza nella storia della Ricerca Psichica in quanto la persistenza delle voci in assenza delle valvole e durante il periodo in cui la radio fu spenta, elimina la possibilità di una frode e di una ricezione fortuita di radiotrasmissioni.

L’esperimento fu fatto alla presenza e con la partecipazione di ricercatori con esperienza pluriennale nella Transcomunicazione Strumentale ed in altre aree della Ricerca Psichica (questo è il caso del prof. Mario Festa, del radiotecnico Franco Santi e del perito aeronautico Paolo Presi, tutti esperti in radiotecnica ed inoltre Paolo Presi possiede un’esperienza specifica quale ascoltatore delle onde corte con licenza SWL N° 2330): ciò non dà spazio a critiche per scarsa osservazione o altre forme di errore da parte dello sperimentatore.

I risultati di questo esperimento, unitamente a quelli dell’esperimento del prof. Festa e del radiotecnico Santi del 2002, forniscono una valida evidenza dell’autenticità delle voci ottenute da Marcello Bacci.

Gli eventi acustici rilevati dalla registrazione audio si possono così riassumere:

 

t = 00 sec  Bacci spegne radio.

                   Silenzio.

t = 11 sec   Si possono udire l’inizio di fischi modulati (sonorità simili a colpi di frusta) ed il segnale convenzionale ricorrente simile ad un vortice d’aria.

t = 21 sec   Si inizia ad udire una voce frammista a fischi.

t = 44 sec   La voce finisce ma si possono udire ancora fischi ed il vortice.

t = 50 sec   I fischi finiscono.

t = 56 sec    Il vortice finisce.

Silenzio

t = 109 sec  Si inizia a udire un nuovo vortice.

t = 127 sec       Nello sfondo si può udire una debole voce maschile che sembra commentare l’esclamazione di Mario Festa “Siete grandi!”.

t = 140 sec       Fine del vortice e fine del contatto.

                    Silenzio. 

 

*Editore di ITC Journal, Direttore dell’ ITC Journal Research Centre; **Fisico c/o l’Università di Napoli; ***ex-Presidente della Society for Psychical Research; **** Perito aeronautico, Ricercatore in ITC.  Tutti quatto gli Autori sono Soci Ricercatori de ‘Il Laboratorio’, Laboratorio Interdisciplinare di Ricerca Biopsicocibernetica di Bologna, Italia.

 

 

Riferimenti

Bacci, M. (1985).  Il Mistero Delle Voci Dall’Aldilà.  Roma: Edizioni Mediterranee.

Brune, F. (1993).  Les Morts Nous Parlent.  Paris: Philipp Lebaud.

Brune, F. and Chauvin, R. (1999).  A L’Ecoute de L’Au-Delà.  Paris: Philippe Lebaud.

Festa, M. (2002).  A particular experiment at the psychophonic centre in Grosseto, directed by Marcello Bacci.  ITC Journal (Cadernos de TCI) 10, 27-31.

Senkowski, E. (1995).  Instrumentelle Transkommunikation.  Frankfurt: R. G. Fischer Verlag.

Trajna, C. (1985).  Introduction in Bacci’s Il Mistero Delle Voci Dall’Aldilà.  Roma: Edizioni Mediterranee.

 

Versione italiana tradotta dall’inglese da Paolo Presi



 


[1] ITC è l’acronimo di Instrumental TransCommunication (Transcomunicazione Strumentale)

[2] DRV è l’acronimo di Direct Radio Voice.

 

Edda Cattani“Esplorando l’invisibile” P.Presi
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I bambini dell’arcobaleno

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L' A.C.S.S.S. ha le sue splendide pubblicazioni

Questo lavoro è di Miriam Maglione che ha tenuto una relazione al convegno dell'A.C.S.S.S.

I bambini arcobaleno e il cerchio della vita

 

Vivere quotidianamente con i bambini è guardare il mondo con occhi diversi. Loro, i bambini, hanno il grande dono di dare significati differenti alla nostra vita. Rallenta e ascolta. Ascolta l’in-canto, il canto interiore. Il canto le cui vibrazioni proiettano nell’armonia universale.
categoria Narrativa

Prezzo
€ 20,00

Via E. Fermi, 80/1 – Fraz. Feletto Umberto
33010 – Tavagnacco (UD)
Tel. 0432 575179   0432 575179    – Fax 0432 575589
info@edizionisegno.it

Presentazione

di Edda  Cattani    Ex Dirigente Scolastico  Psicologa e Pedagogista

Presidente Nazionale del "Movimento della Speranza

Presentare Miriam Maglione e parlare di lei è per me un piacere perché so di avere la capacità di poter guardare in un libro aperto. Definirla “scrittrice, poetessa, musicista” mi riesce facile, perché l’ho avuta al mio fianco in ben oltre un ventennio di dirigenza scolastica. Miriam è un'insegnante che ama tutte le cose belle e sa come valorizzarle e realizzarle; ma Miriam ama soprattutto i bambini e con loro mette in atto meravigliosi progetti didattici  che consolidano l’attività di scoperta e divengono contenuti importanti da utilizzare al meglio.

In questo libro troviamo uno spaccato di vita di Miriam e vediamo quanto questa sia compenetrata dalla presenza dei bambini, la meravigliosa risorsa per chi sa cogliere in loro quello che lei definisce "incanto".

Ecco allora prendere vita il progetto “Gli angeli visti dai bambini!!!” e la trasformazione che  questi hanno avuto nel loro immaginifico.

 L’angelo è l’anima del mondo, a detta di molti poeti; per altri è l’anima popolare; per altri ancora è l’insieme di ogni credenza e ogni fede; è l’immagine speculare del divino, secondo gli studiosi delle tradizioni orali e delle favole ….

La vita di Miriam è una favola infatti, a volte con parti drammatiche, ma il mondo delle favole  è il suo mondo,  un modo per sognare, per andare oltre.. per   entrare dentro  il  sé profondo.

Miriam racconta le sue scoperte che le cambiano la vita, che ci aiutano a pensare, che ci portano in quell’incanto di cui ci parla e ci aiutano a crescere e a vivere.

Miriam dice infatti che “…. le favole sono anche per gli adulti …” Ovunque ci si giri si possono vedere, scoprire, ammirare, acquistare motivi  di riflessione. Sul cambiamento dei bambini poi, questi meravigliosi esseri, “cuccioli d’uomo” Miriam riesce a vederne ogni sfaccettatura e ne spiega la concezione con cui essi vengono definiti “Bambini dell’arcobaleno”.       

Dal punto di vista della visione moderna del mondo non sarà per tutti facile prendere sul serio l’idea degli angeli, delle musiche, dei colori , della magia delle pietre o altro..  Ma sono idee, le idee di Miriam che, leggendola persistono così a lungo e continuano a riaffacciarsi continuamente, tanto da farci pensare che debbono pur essere qualcosa di importante per noi.

Padova, 5 giugno 2011

 

Miriam Maglione è un'insegnante che ama soprattutto i bambini e con loro realizza meravigliose attività di scoperta che divengono documenti importanti per i contenuti proposti. I bambini sono una meravigliosa risorsa per chi sa cogliere in loro quello che Miriam definisce "incanto".

 

Angeli e bambini (1) VIDEOCLIP

 

Gli angeli visti dai bambini!!!…e la trasformazione che  hanno avuto nel loro immaginifico

 L’angelo è l’anima del mondo, a detta di molti poeti; per altri è l’anima popolare; per altri ancora è l’insieme di ogni credenza e ogni fede; è l’immagine speculare del divino, secondo gli studiosi delle tradizioni orali e delle favole….Le favole  sono un modo per sognare, per andare oltre.. per   entrare dentro  il  sé profondo….le favole sono anche per gli adulti… Ovunque ci si giri si possono vedere, scoprire, ammirare, acquistare gli angeli…Anche di questi meravigliosi esseri l’uomo ha organizzato un bussines       

Dal punto di vista della visione moderna del mondo non sembra facile prendere sul serio l’idea degli angeli custodi o altro.. Ma è un’idea che persiste così a lungo, che continua a riaffacciarsi continuamente, che deve pur dire qualcosa di importante per i bambini e per noi!!1

 COME FARLO?

Di qui l’idea di guardarci intorno in modo diverso, con occhi diversi, cercando di far parlare il cuore, guardare, sentire con gli occhi del cuore… ed il cuore sussurra….

Ed ecco i bambini alla ricerca dell’angelo

Con loro è una ricerca con la musica, che viaggia da 29 anni e che si è snodata in un crescendo di immagini, di colori, di parole, di danze e movimenti, di frasi, di racconti, di favole,poesie…

La musica è diventata un veicolo per comunicare e interloquire silenziosamente con il loro “ sentire” con il loro io più profondo.

Intesa come ARTE , la musica è diventata un mezzo per far affiorare reminescenze arcaiche, ancestrali, che sembrano state incise dentro di loro e dentro di noi , ancor prima della nascita……

Quando propongo loro attività di disegno, o viaggi, o racconti, o poesie, ascoltare la musica ad occhi aperti e a occhi chiusi, mi guardano dapprima un po’ perplessi, ma poi provano come un senso di attrazione verso la persona , forse di un’altra generazione, un extraterrestre forse, ma che probabilmente emana un certo fascino..forse per il “ qualcosa di nuovo”….Ed è meravigliosa la loro capacità di andare “ oltre”: oltre il muro di infrastrutture che l’adulto ( come il gigante egoista di Oscar Wilde) nel corso della vita si è costruito con “i sassi che non diventano gomma”

Ciò che vi propongo è la sintesi di una ricerca didattica sull’angelo custode e sugli angeli.

Nell’ età della scuola dell’Infanzia ( 3- 5 anni) si sviluppa la consapevolezza di sé attraverso il gioco, cose e oggetti esterni, favole, filastrocche, che consentono di inserirsi e camminare nel mondo.

Si sono proposti quindi racconti e preghiere – filastrocche, ormai in disuso, per poter immaginare o meglio re- immaginare, sentire, l’angelo attraverso il suono delle parole dell’insegnante. ( Diap 2)

 E’ un panorama vasto e differenziato in cui i bambini hanno espresso il sé interiore con un input( la voce) per sentire.

 I popoli primitivi mitizzavano  ciò che osservavano nei processi della natura. Cioè con una descrizione immaginativa della realtà il noto è messo in  rapporto con l’ignoto, in non conosciuto, per mezzo di un sistema di corrispondenza E ‘ così che sono nate le leggende di attività  angeliche associate alla luna, al sole, alle stelle, e al tempo atmosferico.

 Le storie saranno state fantasiose, ma per far sì che le persone potessero vivere con i processi inesorabili della vita era necessario personalizzare il fenomeno e questo antico metodo di umanizzare gli elementi( L’Angelo del sole, della luna, dei venti o quat’altro…)li aiutò a divenire consapevoli che c’era qualcosa lassù come la benefica sollecitudine di Dio per la natura e per gli uomini  Le storie di incontri con gli angeli sono sempre colorate dalla personalità dell’osservatore, ed è così che dev’ essere. La dimensione personale ha molto a che fare con le forme angeliche…In effetti la creazione personale dei miti e lo sviluppo di una varietà di forme angeliche personali rendono possibile il collegamento con  una gamma di energie spirituali necessarie per la vita.

 

 

 

 

 

 

 

Edda CattaniI bambini dell’arcobaleno
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