Edda Cattani
Silenzi
Silenzi
Il prodigio del silenzio
è giungere a parlare tacendo,
a essere espressivi senza usare le parole,
ad avere una vita
silenziosamente eloquente.
Il silenzio
è un modo diverso di comunicare
e, più in profondità,
un modo diverso di essere… e di vivere.
Silenzio significa anche “ascoltare”. Certo, sappiamo bene come sia difficile ascoltare se ascoltare indica l’atto di aprirsi e accogliere la sofferenza dell’altro: “La maggior parte degli orecchi si chiude alle parole che cercano di dire una sofferenza” . Si innalzano barriere per evitare che la sofferenza passi da chi la vive e la esprime a chi la ascolta. Eppure, senza questa cultura dell’ascolto del sofferente noi condanniamo l’altro alla solitudine e all’isolamento mortale e precludiamo anche a noi la possibilità di: una consolazione e di una comunicazione nella nostra sofferenza.
Ascoltare non è prestare l’orecchio, è farsi condurre dalla parola dell’altro là dove la parola conduce. Se poi, invece della parola, c’è il silenzio dell’altro, allora ci si fa guidare da quel silenzio. Nel luogo indicato da quel silenzio è dato reperire, per chi ha uno sguardo forte e osa guardare in faccia il dolore, la verità avvertita dal nostro cuore e sepolta dalle nostre parole. Questa verità, che si annuncia nel volto di pietra del depresso, tace per non confondersi con tutte le altre parole’.
La domanda che qui si deve porre è: sappiamo dare tempo, attenzione ed energie all’ascolto di chi soffre? E sappiamo ascoltare la sofferenza profonda che è in noi, premessa indispensabile per porci sempre più attentamente in ascolto della sofferenza dell’altro? Ascoltare significa dare la parola, dare tempo e spazio all’altro, accoglierlo anche in ciò che egli rifiuta di sé, dargli diritto di essere chi lui è e di sentire ciò che sente e fornirgli la possibilità di esprimerlo.
Ascoltare è atto che umanizza l’uomo e che suscita l’umanità dell’altro. Ascoltare è far nascere, dare soggettività, permettere all’uomo di realizzare il proprio nome e il proprio volto. Ovvero la propria umanità.
Ti parlo da una vita
TI PARLO DA UNA VITA
Da GRAZIA MAGAZINE | interviste
STEFANIA ROSSOTTI: «DA QUANDO NON CI SEI PIÙ»
Due amiche che non smettono di parlarsi, neanche dopo la morte. Nove mamme che hanno perso un figlio e non si rassegnano al silenzio. È il tema doloroso, eppure attraversato dalla speranza, del libro del nostro inviato Stefania Rossotti . Un viaggio al confine della vita. Ne parla con un’intervistatrice speciale…
Come si fa a intervistare l’intervistatrice per eccellenza? Stefania Rossotti è famosa, da noi in redazione, ma anche presso le nostre lettrici, per essere la giornalista capace di far commuovere e piangere anche il più refrattario e cinico degli intervistati.
O di far dire cose profonde, sensibili, intelligenti anche al più superficiale. Intervistarla è un’impresa anche per me, che sono il suo direttore. Ma mi ci sottopongo volentieri, perché il suo libro Ti parlo da una vita. Donne che non hanno creduto al silenzio di chi non c’è più mi ha colpito nel profondo.
Ci vuole coraggio ad avvicinarsi al limite che separa i vivi dai morti per cercare di rispondere a quelle domande che tutti ci siamo fatti: esiste qualcosa dopo? E com’è, come funziona, ha dei punti di contatto con noi? Per di più, Stefania sostiene che tutto è nato da un’inchiesta che le ho commissionato io.
Sul serio il progetto di questo libro è nato da un’inchiesta di «Grazia»?
«Sì, è partito tutto da lì. Tu mi hai chiesto un’intervista con Gemma Cometti (pubblicata su Grazia n.16/2011), che aveva perso suo figlio in un incidente e “comunicava” con lui. Qualcuno ha letto il pezzo che raccontava l’esperienza e mi ha chiesto di trovare altre storie per farne un libro. La prima risposta è stata no. Poi ho cominciato a pensare che forse questo contatto con il dolore degli altri avrebbe potuto aiutarmi a raccontare un mio dolore: la morte di una mia amica. Anzi della mia amica».
Ed è stato così?
«Sì. Ho deciso di scrivere, ma a una condizione: avere il coraggio di raccontare anche il mio lutto. Ho utilizzato la mia storia come un filo per cucire le altre. Dalla morte di Claudia non ero riuscita a dire niente, nemmeno a piangere. Ero nel gelo. Poi si è sciolto tutto».
Quindi hai scoperto che con i morti si può davvero comunicare?
«Secondo me, sì. Ma resta un “secondo me”».
Non ti sto chiedendo una verità scientifica, dimmi cosa ne pensi tu.
«La verità? Io lo davo già per scontato. In qualche modo, lo sapevo. Con mio padre ho sempre parlato: non che lui mi rispondesse, ma io continuavo a parlargli. E mi sono sempre sentita molto protetta dai morti».
Quindi loro sono qui con noi? E l’aldilà esiste, ne hai, dopo tutti questi incontri, una certezza assoluta?
«Non è assoluta, è la mia certezza, molto relativa. Le persone che ho intervistato sono a vari stadi del dolore e del lutto: vicinissimi o lontani nel tempo. Ma tutte hanno trovato pace nei segni di questo contatto con i loro cari. Che avvenga attraverso un registratore, una medium o dei fogli scritti come sotto dettatura».
Trovano pace nei segni e nella fede.
«Vero, anche se la Chiesa continua, nonostante tutte le prove, a essere contraria a queste pratiche».
Immagino ci sia molta cautela perché è tanto facile approfittare del dolore e del bisogno delle persone.
«Infatti, a conquistarmi, nel mio primo incontro con Gemma, è stata proprio la durezza della mia interlocutrice: non voleva tirarmi dentro. Non voleva affatto convincermi. E invece ci è riuscita. Sai qual è l’elemento più toccante? Tutte le mamme che hanno perso un figlio erano spinte nella loro ricerca da un disperato bisogno, da una necessità quasi fisica. Una mi ha detto: “Non mi interessa rincontrare mio figlio in spirito. Voglio sapere che stringerò di nuovo il suo corpo”».
Come mai hai intervistato solo donne?
«Perché sono più disponibili, più disperate, più credenti e più ostinate. Come quella che si è consumata letteralmente le gambe affondandoci, giorno dopo giorno, i gomiti, con la testa fra le mani, in attesa della voce di suo figlio…».
E quella voce poi è arrivata. C’è speranza nel tuo libro. E qualche volta si ride anche. Come nell’episodio della donna che ogni sera dice buonanotte al figlio perso e decine di voci, dal registratore, rispondono: “Buonanotte, buonanotte…”. I mariti invece non partecipano, ma lasciano fare con l’aria di dire: sta male, è pazza di dolore…
«Una donna mi ha raccontato: “Tutti dicono di me: sta bene nella sua dolce follia”. Ma nessuna è pazza. Sono donne normali. Tranquille. Perfettamente integrate. Donne-mamme che mi hanno accolto con l’arrosto nel forno. Vite normali: piene. E dolorosissime».
Una delle intervistate dice: “È un’illusione? Pazienza, voglio tenermela per tutta la vita”.
«Sì, è così: è la loro strategia di sopravvivenza. Che ha qualcosa di mistico. Niente a che spartire con il paranormale».
Queste madri, però, non dicono: perché è morto mio figlio? Ma, dov’è?
«E infatti, tutte vanno a cercarlo, finché non lo trovano. Nessuna molla mai».
Uno dei morti dice: “Sono vivo, vivo, vivo”.
«È vero, parlano di una vita che continua: le cose succedono ancora, le persone evolvono, addirittura crescono. Come se esistesse una vita parallela alla nostra».
E tu, alla fine sei riuscita a parlare con la tua amica Claudia?
«Non so, da che lei è morta sono circondata di farfalle. E una volta ho sentito il suo profumo, che peraltro non mi piaceva affatto, e subito dopo, nel mettermi il cappotto, qualcuno mi ha aiutato a infilare la manica. Ma dietro di me non c’era nessuno».
Non hai paura che adesso arrivino le critiche? Di essere trattata da credulona, ingenua, donnetta?
«Io ho raccontato delle storie. È il mio mestiere, lo faccio tutte le settimane. E quello che scrivo non so se è la “verità”; ma è quello che capisco e sento delle persone che incontro».
Il Canto del “dono”
Il Canto del “dono”
(un “grazie” francescano)
Ringraziare desidero il divino
Labirinto delle cause e degli effetti
Per la diversità delle creature
Che compongono questo universo singolare,
Per la ragione, che non cesserà di sognare
Un qualche disegno del labirinto,
Per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
Per l’amore, che ci fa vedere gli altri
Come li vede la divinità,
Per il saldo diamante e l’acqua libera,
Per l’algebra, palazzo di cristalli esatti,
Per le mistiche monete di Angelus Silesius,
Per Schopenhauer,
Che forse decifrò l’universo,
Per lo splendore del fuoco
Che nessun umano può guardare senza uno stupore antico
Per il mogano, il cedro e il sandalo,
Per il pane e il sale,
Per il mistero della rosa
Che dona il suo colore e non lo vede,
Per certe vigilie e giorni del 1955,
Per i duri mandriani che nella pianura
Aizzano le bestie e l’alba,
Per il mattino a Montevideo,
Per l’arte dell’amicizia,
Per l’ultimo giorno di Socrate,
Per le parole che in un crepuscolo furono dette
Da una croce all’altra,
Per quel sogno dell’Islam che abbracciò
Mille notti e una,
Per quell’altro sogno dell’inferno,
Della torre di fuoco che purifica,
E delle sfere gloriose,
Per Swedenborg,
Che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
Per i fiumi segreti e immemorabili
Che convergono in me,
Per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,
Per la spada e l’arpa dei sassoni,
Per il mare, che è un deserto risplendente
E un simbolo di cose che non sappiamo,
Per la musica verbale d’Inghilterra,
Per la musica verbale della Germania,
Per l’oro, che riluce nei versi,
Per l’epico inverno,
Per il nome di un libro che non ho letto: “Gesta Dei per Francos”,
Per Verlaine, innocente come gli uccelli,
Per il prisma di cristallo e il peso del bronzo,
Per le strisce della tigre,
Per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan,
Per il mattino nel Texas,
Per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale,
E il cui nome, com’egli avrebbe preferito, ignoriamo,
Per Seneca e Lucano, di Cordova,
Che prima dello spagnolo scrissero
Tutta la letteratura spagnola,
Per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
Per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
Per l’odore medicinale degli eucalipti,
Per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
Per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
Per l’abitudine,
Che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
Per il mattino, che ci dà l’illusione di un principio,
Per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
Per il coraggio e la felicità degli altri,
Per la patria, sentita nei gelsomini
O in una vecchia spada,
Per Whitman e Francesco d’Assisi che già scrissero questa poesia,
Per il fatto che questa poesia è inesauribile
E si confonde con la somma delle creature
E non arriverà mai all’ultimo verso
E cambia secondo gli uomini,
Per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
Perché moriva così lentamente,
Per i minuti che precedono il sonno,
Per il sonno e la morte,
Quei due tesori segreti,
Per gli intimi doni che non elenco,
Per la musica, misteriosa forma del tempo.
Jorge Luis Borges, Altra poesia dei doni, da L’altro, lo stesso (1964)
Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986) è stato uno scrittore, poeta, saggista, traduttore ed accademico argentino. È ritenuto uno dei più importanti e influenti scrittori del XX secolo, ispirato tra gli altri da Macedonio Fernández, Rafael Cansinos Assens, dalla letteratura inglese (Chesterton, Kipling, Stevenson, Wells, De Quincey, Shaw), da quella tedesca (Schopenhauer, Heine, Kafka) e dal taoismo. Narratore, poeta e saggista, è famoso sia per i suoi racconti fantastici, in cui ha saputo coniugare idee filosofiche e metafisiche con i classici temi del fantastico (quali: il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi e magici, gli slittamenti temporali), sia per la sua più ampia produzione poetica, dove, come afferma Claudio Magris, si manifesta “l’incanto di un attimo in cui le cose sembra stiano per dirci il loro segreto”.
Mentre il tempo passa
Mentre il tempo passa …
Sono tornata da più di un mese da Cattolica e non ho ancora rimosso tanti volti, quadri familiari, messaggi, promesse, sensazioni… Chiedo perdono a tutti coloro a cui non sono stata abbastanza vicino, ma in quei giorni, in quell’ambiente, non è tanto la fatica fisica di dover coordinare ospiti e relatori, no, no… questo è nelle mani di Dio… è piuttosto riuscire a contenere la sofferenza che ti senti precipitare addosso. E’ un rivivere la vita di ognuno, è toccare con mano la parte più delicata dell’emozione e sapere che non puoi fare gran che, ma che ti trovi, non per volontà tua, legata da un comune filo d’argento che ti trattiene e ti dà luce indicandoti la via da seguire.
Meravigliosa la realtà di Cattolica pervasa di soprannaturale. Ho pensato alle “guerriere”, madri dei primi tempi, come Laura, sempre indomita e radiosa, le “apostole” come Franca che è tornata a confortare e a recare aiuto e le “fedelissime” che da quando è nato il Movimento della Speranza occupano il loro posto. Quanti nomi si dovrebbero fare, primo fra tutti Mario che non ha potuto essere presente per problemi di salute, a cui facciamo i nostri migliori auguri. Eppure sono passati più di cinque lustri e giovani mamme sono subentrate a quelle di una volta. Noi, della vecchia guardia facciamo parte delle foto un po’ ingiallite e quando ci sentiamo, anche al telefono, ci si racconta storie tutte uguali fatte di nuove sofferenze, di notizie a volte belle di nuovi nati. Ma abbiamo anche saputo trasmettere, nel tempo e segnare bei percorsi di speranza e di autentica collaborazione cristiana: pensiamo alle iniziative di Carla Castagnini, all’associazione Butterfly con le grandi opere di Claudio Maneri, alla “Lega del Filo d’Oro” da sempre di Dino Marabini… ma quanti, quanti … nelle loro piccole e grandi associazioni hanno saputo formare autentici cenacoli e in nome dei Loro Cari hanno unito la Speranza alla condivisione delle opere di misericordia e d’amore.
Il tempo è passato e i nostri “Ragazzi” della prima cordata, quelli di cui sono stati scritti i primi libri e raccontate le prime storie, hanno tenuto fede alla promessa di presenza e d’aiuto, ma anche alle premonizioni fatte. Ricordo, a questo proposito, qualcosa che è accaduto, fra le tante, alla nostra famiglia. Era il giorno in cui ad Andrea, ufficiale dell’esercito italiano, veniva dedicata una sala riunioni che lui stesso aveva costruito ed abbellito con soffitto a cassettoni in legno, con la squadra dei suoi allievi. Vennero scattate numerose fotografie soprattutto nel momento in cui fu appeso il suo ritratto con la targa sottostante. Noi, papà e mamma eravamo davanti ad esso. Con sorpresa, quando guardammo le foto, davanti al suo volto comparve un’ immagine di un grande vecchio dal volto stanco e ad un tempo sacro, da incutere rispetto. “Chi poteva essere?” ci chiedemmo. Non era nessuno che rappresentasse la nostra famiglia, non portava gli occhiali eppure aveva una qualche somiglianza con mio marito… che so io… un nonno… un vate… una guida…. Poi tutto fu riposto e non ci pensammo più.
Proprio in occasione di Cattolica, vedendo alcune mamme di anni fa e ripensando a tanti amici che se ne sono andati, sono tornata a rivedere le vecchie foto e mi è tornata fra le mani quella della caserma con l’inaugurazione della sala. Un battito del cuore mi ha pervaso mentre riconoscevo il volto del papà di Andrea com’era divenuto, povero sposo mio, colpito da un male che gli ha tolto il bene più prezioso, quello della sua splendida intelligenza, e lo ha portato ad una senilità devastante che lo ha logorato giorno dopo giorno. Ora il suo Golgota è concluso e lo penso sereno vicino ad Andrea. Per questo ho pensato a quella premonizione e a come lo vedeva fin d’allora il mio diletto Figlio che preannunciava cosa sarebbe avvenuto del suo adorato papà.
Il tempo è passato veloce… quanto ne è passato! Andrea aveva detto nei suoi primi messaggi: “Lo vedi Mamma come il tempo passa?” ed era un anniversario di compleanno. Ora i compleanni non si contano più e le candeline rimangono per festeggiare i piccoli bimbi. Allora si andava per congressi e poi se ne organizzava, qui ad Abano uno all’anno; tanto abbiamo studiato assieme e tanto abbiamo imparato. Giù nel suo studio, vi sono bobine con kilometri di registrazioni che mi faceva ascoltare al ritorno dal lavoro. Nella sua grande umiltà e riservatezza, non ha messo in mostra quell’immensa quantità di esperienza vissuta che, con pazienza certosina, ha maturato negli anni. Lui con Andrea aveva un colloquio privato particolarissimo, fatto di appuntamenti e di riscontri tangibili e si dicevano cose che anch’io non ho potuto condividere. Nel muto silenzio di entrambi sono celate tante verità che io potrò conoscere solo un giorno quando tutti saremo uniti in paradiso.
A Cattolica ho visto tanti papà con le mamme ed è stato detto che i papà soffrono in silenzio e di loro non si parla abbastanza. Forse questo è vero; infatti sono sempre le madri quelle che hanno il coraggio di farsi avanti e di chiedere… gli uomini sono timidi e silenziosi, ma si macerano nel dolore e, a volte, finiscono per cedere.
Cari Papà, vi abbraccio tutti, come vi ho sentito vicini a Cattolica, Voi siete tutti come il, Papà del mio Andrea, i pilastri della famiglia; sorreggete le madri, fate loro da spalla…. Sapeste come siamo sole senza di voi…. Non ce la faremmo. E’ quello che ci chiedono i nostri figli: “Fate tutto insieme, vogliatevi bene!”
Riempiamo i nostri silenzi con la partecipazione al dolore di tanti genitori che i figli, fisicamente li hanno ancora, ma che, in questi giorni non vivono bene. Di chi sono figli quelli che combinano disastri per le strade, negli stadi, nelle piazze, nelle manifestazioni?
Penso a mio figlio che apparteneva alle forze dell’ordine e amava la giustizia e i valori di patria e di rispetto della persona: sono più in pace io o le madri che non sanno dove sono i loro figlioli?
La mancanza di un sano equilibrio affettivo porta ad una serie di conseguenze negative che possono dar luogo al disordine fisico e morale, all’aggressività, al marasma, alla morte. Pensiamo ai bambini depressi negli orfanatrofi, a quelli che passano da un genitore all’altro, a quelli violentati, abbandonati, costretti all’accattonaggio.
Intanto il tempo passa mentre per le strade altri ragazzi si aggiungono a quelli di una volta che tirano a calci un barattolo vuoto, mentre le stagioni archiviano i calendari, mentre fiori e farfalle colorano il mondo. L’ho visto in questi giorni, di visite ai cimiteri: fiori e fioretti, pupazzi e candeline, gingilli e campanelle… poi il silenzio e ognuno è tornato a casa, chi a piangere il proprio dolore, chi a tenere stretto a sé un’immagine che non può morire.
Continuano le stragi
Continuano le stragi di innocenti
Ma siamo ancora umani?
Ieri si è parlato tanto dell’arrivo del presidente americano ma si sono ignorati i tanti morti annegati al largo della Libia.
Mi dispiace mamma,
perché la barca è affondata e non sono riuscito a raggiungere l’Europa.
Mi dispiace mamma,
perché non riuscirò a saldare i debiti che avevo fatto per pagare il viaggio.
Non ti rattristare se non trovano il mio corpo,
cosa potrà mai offrirti, se non il peso delle spese di rimpatrio e sepoltura?
Mi dispiace mamma,
perché si è scatenata questa guerra ed io, come tanti altri uomini, sono dovuto partire.
Eppure i miei sogni non erano grandi quanto quelli degli altri…
Lo sai, i miei sogni erano grandi quanto le medicine per il tuo colon e le spese per sistemare i tuoi denti…
A proposito… i miei denti sono diventati verdi per le alghe. Ma nonostante tutto, restano più belli di quelli del dittatore!
Mi dispiace amore mio,
perché sono riuscito a costruirti solo una casa fatta di fantasia:
una bella capanna di legno, come quella che vedevamo nei film…
una casa povera, ma lontana dai barili esplosivi, dalle discriminazioni religiose e razziali, dai pregiudizi dei vicini nei nostri confronti…
Mi dispiace fratello mio,
perchè non posso mandarti i cinquanta euro che avevo promesso di inviarti ogni mese
per farti divertire un po’ prima della laurea…
Mi dispiace sorella mia,
perché non potrò mandarti il cellulare con l’opzione wi-fi, come quello delle tue amiche ricche…
Mi dispiace casa mia,
perché non potrò più appendere il cappotto dietro alla porta.
Mi dispiace, sommozzatori e soccorritori che cercate i naufraghi,
perché io non conosco il nome del mare in cui sono finito.
E voi dell’ufficio rifugiati invece, non preoccupatevi, perchè io non sarò una croce per voi.
Ti ringrazio mare,
perché ci hai accolto senza visto né passaporto.
Vi ringrazio pesci,
che dividete il mio corpo senza chiedermi di che religione io sia o quale sia la mia affiliazione politica.
Ringrazio i mezzi di comunicazione,
che trasmetteranno la notizia della nostra morte per cinque minuti, ogni ora, per un paio di giorni almeno.
Ringrazio anche voi, diventati tristi al sentire la nostra tragica notizia.
Mi dispiace se sono affondato in mare.
Le pagine di Edda Merola
Dedicato ad Edda Merola amica mia!
Edda Merola
Edda Merola è una nostra carissima amica di oltre 90 anni. Vive a Roma, in casa da sola e non sente la solitudine. E’ donna di grande Fede, persona intelligente, culturalmente preparata, autonoma, gentile e di grande sensibilità. Ci siamo conosciute attraverso l’Aurora: mi ha cercato telefonicamente e, pur non conoscendola di persona, debbo dire che mi è stata molto vicina in momenti di grande difficoltà per la mia Famiglia. Ho scoperto la sua capacità di scrittrice a cui si aggiunge una notevole vena poetica. Dalla prima lettera inviatami è passato tempo, ma ora si aggiungono queste due riflessioni che inserisco, dedicandole questa pagina:
Madre Mia, Maria
Ho sempre sognato di vedere il Tuo Volto,
il Tuo sorriso, i Tuoi occhi color del Cielo,
il Tuo sguardo posarsi su di me.
Ho sempre sognato di udire la Tua voce
Dolcissima sussurrarmi parole di Amore materno.
Ho sognato.
Ma so che sei presente nella mia vita, da sempre,
e che da sempre cammini accanto a me,
guidi i miei passi e mi sorreggi.
Da sempre fra noi v’è un colloquio mai interrotto.
Io ti parlo con le parole che conosco
E che non sanno dirti tutto l’amore
Che nutro per Te.
Tu leggi nel mio cuore e sai anche quello
Che sono incapace di dirti.
E mi rispondi, illumini i miei pensieri,
mi conforti e doni pace al mio cuore.
GRAZIE, Madre mia amatissima!
GRAZIE, Madre di Dio e Madre mia!
ALBA
E’ l’inizio di ogni nuovo giorno
La manifestazione di Dio
nelle sembianze umane
di CRISTO sulla Terra,
per l’umanità è l’alba:
inizio del nostro nuovo giorno,
inizio della nostra resurrezione,
della nostra salvezza.
Lo annunciano e testimoniano
Gli autori dei quattro Vangeli:
LUCA – MARCO – MATTEO – GIOVANNI
E forse non è un “caso” che le iniziali dei simboli
Ad essi attribuiti formino la parola
ALBA
LUCA : il suo simbolo è Angelo
MARCO: il suo simbolo è Leone
MATTEO: il suo simbolo è Bue
GIOVANNI: il suo simbolo è Aquila
A te che soffri per la dipartita della creatura amata
Quando, giunta la nostra ora, torniamo a Casa, “quella” Casa ove tutti siamo attesi, lì si fa festa.
Ma chi rimane quaggiù soffre e fa fatica ad accettare il distacco dalla creatura amata, anche se il “distacco” è solo apparente.
I nostri cari che ci hanno preceduti nell’altra dimensione e che impro-priamente definiamo “morti” sono vivi più che mai, finalmente liberi da ogni in-fermità e condizionamento.
Per volere del Padre essi continueranno ad esserci accanto e vi reste¬ranno; sta a noi tenere vivo il loro ricordo nella nostra memoria. Ci saranno accanto e ci parleranno anche se, a motivo dei limiti dovuti alla nostra fisicità, non ci sarà possibile vedere le loro sembianze, udire la voce a noi cara. Ma se – come avviene sulla terra tra persone che vivono in simbiosi – ci metteremo sulla giusta lunghezza d’onda, potremo percepire nello spirito la loro presenza e continuare un colloquio mai interrotto.
Allora ci sorprenderemo nel constatare che tra noi e “loro” non vi sono barriere di sorta, che nulla è cambiato, che – sostanzialmente – tutto è come sempre perché coloro che per volontà del Padre furono genitori nella carne, per Sua volontà continueranno a vegliare sulle creature che Egli affidò al loro amore; perché ai figli affiderà il compito di essere custodi dei loro genitori; perché il coniuge continuerà ad essere spiritualmente legato alla persona amata con la quale ha percorso un tratto del cammino terreno; perché un fratello, un amico saranno sempre tali al di là di ogni apparente lontananza.
E capiremo che le creature alle quali sulla terra siamo stati legati da vincoli di sangue di affetto di amicizia di affinità spirituale, le ritrove¬remo nell’altra dimensione e insieme continueremo il cammino al servizio del Padre verso Cieli infiniti.
Perché questa è la Legge d’Amore del Padre-Amore.
Edda Merola
PADRE NOSTRO
Eterno Increato Autore di Vita Eterna
Onnipotente Creatore di tutte le cose esistenti
negli infiniti Cieli visibili e invisibili
Padre nostro, Padre di ogni creatura
Noi ti ringraziamo per la vita che ci hai donato
e per la fede che la illumina e la sostiene.
Invitandoci a chiamarti Padre, Tu ci chiedi
Di prendere consapevolezza di essere Tuoi figli
E fratelli tra di noi.
Rendici capaci di capire quanto grande
È la nostra dignità figli tuoi.
Tu ci hai fatto dono gli uni agli altri
Affinché ci fosse meno faticoso
Questo nostro cammino terreno.
Aiutaci a non deluderti.
Rendici capaci di amarti e di amarci
Gli uni gli altri senza misura come Tu ami noi.
Fa che sappiamo essere attenti alle necessità
Dei fratelli che metti sul nostro cammino.
Rendici capaci di soccorrere e donare
Gioia e speranza a chi è nel buio,
a chi si sente rifiutato, a chi è nella tristezza
e nella solitudine, a chi non sa più sperare ed amare.
Padre di Cristo Gesù tua Parola fatta carne
Aiutaci a saperci nutrire dei Suoi insegnamenti
E rendici capaci di condividerli con i nostri fratelli.
Padre-Amore
Donaci la capacità di capire quanto grande
È il tuo Amore per ogni tua creatura e rendici
testimoni gioiosi e credibili del Tuo Amore.
Padre di Misericordia infinita
Perdona i nostri continui smarrimenti,
rendici gioiosi testimoni della Tua misericordia
e capaci di perdonare e dimenticare
i torti ricevuti, come Tu ci hai comandato.
Dio Via Verità Vita
Guida i nostri passi sulla Via della rettitudine,
rendici difensori della Verità, capaci di apprezzare
il dono della Vita e metterla al Tuo servizio
per il bene dei fratelli.
Dio della Gioia e della Speranza
Rendici narratori credibili e testimoni
Di gioia e di speranza.
Dio Autore del Creato
Rendici capaci di rispettare ed amare tutto ciò
che ci circonda perché tutto e Tuo dono d’Amore
gratuito alle tue creature.
Dio della Bellezza e dell’Armonia
Noi ti ringraziamo per i colori
Con cui sai allietare i nostri giorni,
che sarebbero grigi e tristi senza
la certezza della Tua presenza in noi.
Oceano di Pace
Dona ai nostri cuori la Tua Pace.
Padre, Sorgente di Vita Eterna
Da Te veniamo, a Te siamo diretti.
Guida i nostri passi, custodiscici, benedicici.
Edda Merola
Roma, S.Pasqua 2010
LA PACE
L’ho vista la PACE
sul volto della Santa Vergine
in adorazione del Divin Figlio
nella mangiatoia
e ai piedi della Croce
della nostra Redenzione.
L’ho udita nel canto degli Angeli
alla grotta di Betlemme
e in quello sommesso di una madre
china sulla culla
della propria creatura.
La vedo nella immensità
e nello splendore del Creato
La vedo ogni mattina e ogni sera
al sorgere e al tramontare del sole
e ogni notte
al brillare delle stelle
La odo nel canto
di ringraziamento e di lode
delle creature
al Creatore dell’Infinito
La odo nella melodia della musica sacra
e nel cinguettio degli uccelli
La vedo nel sorriso
e negli occhi innocenti dei bambini
L’ho vista su volto sereno dei morenti.
l’ho vista china sull’Umanità dolente
e udita sussurrare
parole sconosciute
di conforto e di AMORE.
La vedo nell’AMORE gratuito
di chi si spende per il bene dei fratelli
e nello sguardo riconoscente
della creatura che si sente amata.
La respiro lontana dai rumori del mondo
nella preghiera
e nell’affetto riposante
di un cuore Amico.
La conosco, la PACE:
è dono
del DIO della PACE
ad ogni Sua creatura,
fedele compagna di viaggio
di ogni uomo di ogni tempo
nel suo faticoso
peregrinare terreno.
La PACE: tutto dona, nulla vuole in cambio.
GRAZIE, fedele preziosa AMICA dei miei giorni
GRAZIE a nome di tutti i figli di DIO!
Edda Merola
Roma, Santo Natale 2009
Newsletter n.34
Newsletter n.34 del 23 Dicembre 2017
La notte di Natale illumini la vita delle persone sole.
E’ l’appello di Papa Bergoglio: che cos’è il Natale se togliamo Gesù? Il cristiano, avendo incontrato Gesù, non può che essere “un testimone e un araldo di gioia”. Incontriamo i poveri, i bambini ammalati, i sofferenti e le persone sole.
“Quando pregherete a casa, davanti al presepe con i vostri familiari, lasciatevi attirare dalla tenerezza di Gesù Bambino, nato povero e fragile in mezzo a noi, per darci il suo amore. Questo è il vero Natale. Se togliamo Gesù, che cosa rimane del Natale? Una festa vuota. Non togliere Gesù dal Natale! Gesù è il centro del Natale, Gesù è il vero Natale! “.
Il Papa in piazza San Pietro fra striscioni e canti di auguri per il suo compleanno. L’appello per le 6 suore rapite in Nigeria
Poi la nostra attesa del Natale…
Nell’attesa, un dono … da condividere perché è un invito alla speranza. (da P.Gabriele G.)
Puoi trovare luce, energia e armonia in questi messaggi:
- Apprezza il presente con consapevolezza e gratitudine.
- Apprezza la comunità che ha cura di te, potresti essere solo.
- Apprezza le relazioni umane che ti sostengono, potresti essere anonimo.
- Apprezza i volti, le forme,i colori che vedi, potresti non vederli.
- Apprezza i suoni, le parole, le melodie che senti, potresti non sentirli.
- Apprezza ciò che stai vivendo: illuminazioni, sorprese, incontri graditi, momenti di serenità sparsi lungo il cammino del giorno e contempla:
Lo stesso ruscello di vita
che notte e giorno scorre nelle mie vene,
procede in ritmica armonia
coi palpiti maestosi della vita del mondo.
Mi alzai nella notte pensando:
anche nel sonno il respiro procede,
il cuore pulsa, il sangue circola,
insieme al ritmo delle stelle.
Con consapevolezza e gratitudine
mi affido al grembo protettivo della vita
in cui respiro, mi muovo ed esisto.
Sono giunti i vostri auguri sempre tanto graditi e con essi tanti progetti che continuo a condividere quotidianamente su Facebook, diventato la nostra vetrina di comunicazione immediata.
E arriviamo all’Epifania come “manifestazione” di uomini veri, uomini come Giuseppe che ha condotto per mano Maria:
“…uomini innamorarti dell’uomo, uomini che non accusano, che non scaricano mai le responsabilità addosso a un colpevole. Uomini capaci di prendersi cura della vita anche quando la vita sorprende e non rispetta le attese. Uomini che si compromettono fino in fondo.” (A. Dehò)
Dopo un periodo di pausa si sono aggiunti tanti nuovi amici che danno risposta alla nostra ansia di sapere e di ricercare e anche persone di fede diversa.
Anche in questo blog vi è un invito a scrivere e a commentare… anche perché avrete notato un rinnovamento nei contenuti e nell’immagine.
Continuate anche a seguire gli incontri mensili della nostra associazione che propone, come ha fatto nel recente convegno, tante tematiche di spessore che hanno riscosso molto interesse.
Siete voi, a voler dare ancora la fiducia nel riparare gli strappi, a scegliere cosa leggere e a dire cosa fare.
A voi la possibilità è di rispondere e farlo direttamente, o sotto gli articoli dopo esservi registrati (ma se ricevete queste news dovreste esserlo) o scrivendo al sito:info@acsss.it per richiamare l’attenzione su quanto è di vostro gradimento.
Chiudo… saluto e vi aspetto tutti… con questa nota ‘unica’ che ci fa sentire le cose che contano in questa aria di festa…
“Il presepe che noi facciamo e che è un’immagine del nostro mondo porta il riflesso delle guerre, della fame, delle sofferenze, della solitudine, del lavoro umano. Ma tutto questo è fatto per mettervi al centro Gesù, perché il figlio di Dio non può essere collocato da parte, lontano da noi, ma sta dentro ogni piega della nostra esistenza. ” Carlo Maria Martini
Natale è l’occasione per ricollegarti col tuo bambino interiore. Ti possono aiutare le parole di S.Agostino (Confessioni 1,6): “Adoro Dio per il mio Natale, per la mia infanzia che non ricordo, ma che immagino da quello che fanno gli altri bambini…”
” I bambini si aprono al mondo con innocenza e meraviglia.
Ritrova in te questi valori.”
Buon Natale e Buon Anno allora Cari Amici a Voi tutti e ai Vostri Cari per un sereno 2018 !!!
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Papa Francesco ratifica Lutero
Già in comunione con i fratelli ortodossi da un anno, nel 500° Anniversario
Papa Francesco ratifica la protesta di Lutero
e la promuove in festa cattolica:
“Grati per i doni ricevuti attraverso la Riforma”.
A mezzo millennio da Martin Lutero e a mezzo secolo da Ingmar Bergman, la cattedrale di Lund è ancora una volta il “posto delle fragole”. Dove l’asprezza dei ricordi evolve, si converte in dolcezza dei gesti. E dove un dialogo acerbo matura e sperimenta il sapore del Verbo:
“Con gratitudine riconosciamo che la Riforma ha contribuito a dare maggiore centralità alla Sacra Scrittura nella vita della Chiesa…Chiediamo al Signore che la sua Parola ci mantenga uniti.”
Come nel film del regista svedese, le mura millenarie, con il loro magnetismo, catturano la scena di una metamorfosi. Una catarsi che solo il tempo sa operare nei protagonisti, aggiustando l’inquadratura e illuminando la zona d’ombra. Sicché la primavera giunge d’autunno, anche a una latitudine già invernale. Occasione da non perdere per Bergoglio, papa cinefilo, amante dei maestri degli anni ’50:
“Con questo nuovo sguardo al passato non pretendiamo di realizzare una inattuabile correzione di quanto è accaduto, ma raccontare questa storia in modo diverso”, ha spiegato all’arrivo, dopo l’appello rivolto in volo ai giornalisti: “Aiutateci a far capire”.
Così, con un anno di anticipo sul quinto centenario, Francesco ha trasformato la “protesta” di Lutero in festa cattolica, nonché canonica. O poco ci è mancato. E ha inaugurato le danze, schiodando le tesi del monaco ribelle dai battenti di Wittenberg, dove furono affisse nel 1517, per iscriverle d’ufficio sulla porta del Giubileo e registrarle nel libro dei romani pontefici: “…profondamente grati per i doni spirituali e teologici ricevuti attraverso la Riforma”, recita la dichiarazione comune, sottoscritta con il palestinese Munib Yunan, presidente della Federazione Luterana Mondiale.
Gli storici lo chiameranno ecumenismo del tango: un transfert dalle atmosfere creole a quelle scandinave, un allungo dal Baltico al Rio de la Plata. Rinunciando ai giri di valzer dei teologi, che la prendono alla larga, e avanzando barre a dritta in uno spazio stretto, come nelle milonghe di Buenos Aires. Buttandosi avanti e sapendo di non poter tornare indietro, in ossequio alle regole del ballo: “…abbiamo una nuova opportunità… Non possiamo rassegnarci alla divisione e alla distanza che la separazione ha prodotto tra noi”.
Con il suo paso doble, Bergoglio si spinge verso traguardi che a Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sarebbero preclusi, scontando il peccato originale di un pregiudizio etnico – geografico: degli ortodossi russi all’indirizzo del papa polacco e dei protestanti tedeschi nei confronti del pontefice bavarese. Due derby, uno tra slavi e l’altro fra teutonici, nei quali le difese hanno avuto buon gioco in interdizione, stoppando le geometrie di Ratzinger, l’austero, e le acrobazie di Wojtyla, il condottiero. Ma non le fantasie palla a terra di Francesco, il manovriero. Realista e concreto quanto basta per puntare al risultato e portarlo a casa, prima del novantesimo, che stavolta coincide con la duplice chiusura, il 20 novembre, di Anno Santo e anno liturgico, nella domenica di Cristo Re: giorno in cui stilerà bilanci e tirerà somme.
Disposto a scoprirsi, a cedere terreno e a prendere gol persino, ma determinato, infine, a metterne a segno uno in più: come in febbraio a Cuba, quando pur d’incontrare Kirill, il patriarca russo, ha siglato con lui una sorta di “Yalta religiosa”. Un accordo di desistenza che impegna le due chiese a non arruolare proseliti e a non evangelizzare, de facto, nelle altrui zone di influenza, dove Giovanni Paolo II aveva posizionato, a presidio, i propri vescovi, con la consegna di marcare a uomo. E come oggi a Lund, quando non si è limitato a riabilitare Lutero, ma lo ha celebrato e addirittura è sembrato che stesse per annoverarlo tra i beati, con tempismo perfetto e significativo, nella vigilia della solennità di Ognissanti. Un passo che Benedetto XVI non avrebbe mai compiuto, vedendo nella riforma protestante, notoriamente, il primo ciak e l’incipit della deriva relativista del pensiero moderno.
Valutazioni che Bergoglio condivide sul piano scientifico, come dimostrano i suoi scritti argentini, ma che sbiadiscono e svaniscono in un quadro geopolitico, da quando è asceso al soglio petrino. Paradosso in virtù del quale il primo Papa della Compagnia di Gesù, nata segnatamente allo scopo di contrastare il protestantesimo, trova nel nemico di sempre un alleato, impensato più che insperato.
Come nei film dei supereroi, quando i protagonisti depongono antiche, anacronistiche rivalità per fronteggiare un gigante tecnologico, partorito dalla scienza e intenzionato a scalzare la loro primazia, elevando il relativismo a dogma di fede. Oppure, ipotesi ancora più terrificante, un Jurassic World delle religioni, dove i vecchi dinosauri del cattolicesimo, del luteranesimo e dell’ortodossia smettono di combattersi a vicenda per scongiurare una temibile mutazione genetica: una nuova specie aggressiva, uscita dal crogiuolo della storia e in grado di travolgerle, anzi di stravolgerle, deformandone mission e vision.
Oggi, esattamente come cinquecento anni fa, l’Europa è infatti teatro dello scontro tra due cristianesimi. Con una differenza di fondo, però, che attiene al DNA, poiché la disputa, questa volta, non verte sul conflitto tra coscienza e autorità, quanto piuttosto tra uguaglianza e identità.
Da un lato un cristianesimo identitario: che dopo essere stato liberato dai muri ne costruisce di nuovi, alzando il vessillo e vestendo la corazza di una fede anabolizzata e gonfia di proclami, fuori, ma sterilizzata e vuota di linfa evangelica, dentro. Dall’altro il cristianesimo egalitario, che riconosce in Bergoglio la sua bandiera e lo segue tra l’esultanza dei fedeli e la riluttanza dei governi, preoccupati di dover pagare un prezzo politico.
Una tenzone che non risparmia, in prospettiva, neppure le rive della Svezia felix, dove il partito xenofobo lambisce il 15 per cento. Fenomeno che ha indotto socialisti e moderati a correre ai ripari, congelando il patto di unità nazionale fino al 2022: una scadenza inconcepibile al sole del Mediterraneo, dove le maggioranze si sciolgono in un baleno.
“Esortiamo luterani e cattolici a lavorare insieme per accogliere chi è straniero e a difendere i diritti dei rifugiati e di quanti cercano asilo”. Profughi e i migranti, agli occhi del Pontefice, compongono dunque il banco di prova e la frontiera, mobile, del movimento ecumenico, dove si attesta il cammino comune e si testano i cromosomi, la fisionomia delle chiese cristiane.
“Come posso avere un Dio misericordioso?”. La misericordia divina, tormento di Lutero, che in sede speculativa divise in due la cristianità del secondo millennio, diviene, alle soglie del terzo, strumento di rinnovata unità operativa: “Senza questo servizio al mondo e nel mondo, la fede cristiana è incompleta”.
Sul set bergmaniano del posto delle fragole, Bergoglio raccoglie i frutti del lavoro avviato cinquant’anni orsono e chiude, al tempo stesso, un ciclo produttivo, trasferendo la pianta dell’ecumenismo dalla serra protetta della teologia, dove tutto appare chiaro e incontaminato, alla selva oscura del mondo globalizzato. In un groviglio a crescita continua che rende arduo discernere il grano dalla zizzania.
Nelle latitudini del grande Nord, il Papa del profondo Sud, in definitiva, è venuto a cercare d’autunno la primavera. E a invertire le stagioni della storia. Consapevole, in un’ottica gesuitica e cinematografica, “che il passato non si può cambiare, ma che la memoria, e il modo di fare memoria, possono essere trasformati”.
Piero Schiavazzi 31/10/2016
Newsletter n.33
Newsletter n.33 del 6 settembre 2017
Buon rientro dalle vacanze cari Amici navigatori!
Vi raggiungiamo quando le vacanze sono terminate ed iniziano le scuole. Sappiamo quanti impegni hanno le famiglie in questi giorni ma ci auguriamo che la pausa estiva sia stata di conforto.
Naturalmente abbiamo tutti condiviso tanti eventi drammatici che sono accaduti e ci auguriamo che possa tornare la serenità e la pace, soprattutto per le nuove generazioni che sappiamo quanto bisogno hanno di speranza in un avvenire migliore.
Sono spesso mancati gli aggiornamenti sul sito in quanto è stata molto seguita la pagina FB a nome di ‘Edda Cattani’ che riceve più immediatezza per i molti contatti in tutte le ore della giornata, anche con messaggi privati.
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Un invito che ci giunge gradito da Ermes Ronchi, il Servita che ha fatto innamorare Papa Francesco.
Dolce è la vita a chi bene le vuole.
Voler bene alla vita è scoprirne l’implacabile grandezza che conosce luce e tenebra, riso e lacrime ma che comprende soprattutto il mistero trascendente che si cela in ognuno di noi.
E’ scoprirne la dolcezza, mistero delle relazioni che si rivela solo a chi vuole bene. E si può applicare alle persone, a Dio stesso. Il voler bene rende dolce e rende bello ciò che ci circonda.
E per dire come l’amore trasforma la realtà un’ultima citazione della poetessa Saffo:
“La cosa più bella? Io dico: Chi uno ama La cosa più bella è colui che ami”.
La nostra Associazione divenuta di Promozione Culturale riconosciuta dalla Regione Veneto riapre i battenti e sabato 9 settembre avremo quale ospite per l’inaugurazione dell’anno sociale la Dott.ssa Emma Vitiani, medico olistico e madre come noi, con la quale possiamo dire di avere ormai rapporti fraterni e di tempi molto ravvicinati. Ci parlerà del pensiero positivo creativo e delle dinamiche delle relazioni.
Per il nostro incontro annuale avremo la gradita presenza il 28 ottobre p.v. di P. Alberto Maggi che,presenterà il suo nuovo libro: ‘L’ultima Beatitudine’ a Padova – Mandria Auditorium Pontello Via Toblino 53 – CIVITAS VITAE Fondazione O.I.C. concludendo con la Messa concelebrata.
Debbo annunciare che ormai è stato pubblicizzato su FB, inviato in cinquemila copie a relatori, precedenti partecipanti e sul nostro sito, il XXXI° CONVEGNO DEL MOVIMENTO DELLA SPERANZA sul tema TESTIMONI DELL’INVISIBILE che avrà luogo a Cattolica nei giorni 21-22-23-24-25 settembre 2017 Centro Congressi – Waldorf Palace Hotel.

Comitato Promotore
Dr. Edda Cattani: Presidente MDS
Dr. Gianni Canonico: Direttore Hermes edizioni
Dr. Paola Giovetti: Coordinamento
Come avrete potuto notare è cambiato il nostro sito internet che, se fino ad ora è stato un po’ in stand-by per l’estate, riprenderà la sua piena attività fin da ora.
Ed ora mi permetto di salutarvi con questo commento.
La bontà delle persone sta nei piccoli dettagli.
” I piccoli dettagli sono la base di una vita intera. C’è chi non li percepisce, persone che non sono in grado di riconoscere lo sforzo che fanno gli altri per facilitare la loro vita, per illuminare i giorni bui e per sciogliere i nodi dove ci sono solo matasse aggrovigliate.
Quante persone buone ci sono nella mostra vita? Il caso ha voluto che facessero parte della nostra vita e che vi arricchissero con le loro parole e la loro profonda umiltà, totalmente estranea all’egoismo.”
Grazie di esserci !

Giunga a tutti voi un augurio di giorni di riposo, serenità e pace!
Ricevi questa email o come iscritto o simpatizzante della nostra Associazione e il suo sito www.acsss.it. Il trattamento dei tuoi dati avviene nel rispetto del Dlg. 196/2003. Qualora non volessi ricevere più queste informazioni o volessi semplicemente cancellare i tuoi dati, basta rispondere a questa mail con “CANCELLAMI” Per qualsiasi informazione nel merito puoi scrivere a: edda.cattani@alice.it