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Il silenzio e la parola

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Il silenzio e la parola

SIGNORE TU DAI LUCE ALLA MIA LAMPADA!

“Mio Dio, rischiari la mia tenebra.” Esiste un tempo in cui si vorrebbe solo fare il vuoto interiore per ascoltare la voce di Dio. Ci sono luoghi preposti in cui ci si può ritirare e fare silenzio per ascoltare quanto il Padre e la Sua Parola hanno da dirci. Questa bellissima, direi straordinaria esperienza mi è stata comunicata da un’amica di FB  che ringrazio per la cortese condivisione. Dopo un lutto traumatico non solo i convegni della speranza aiutano… ma questi momenti di intensa riflessione per l’anima!

Nella solitudine e nella semplicità operosa
il Signore ci conceda
di rinnovare le forze
e attingere luce per il cammino.

Il Signore rallegri quelli che amiamo
e quelli che non sappiamo amare,
doni lo Spirito santo a quanti si raccomandano alle nostre preghiere.

Pax! State allegri!
I fratelli e le sorelle di Bose

La nostra amica mi scrive: “ …Monastero di Bose… non so se ne hai sentito parlare..ci sono arrivata perché cercavo un monastero che praticasse l’accoglienza per ritirarmi qualche giorno dopo che e’ morto il mio papà ( questo a dicembre…) poi la vita mi ha portato altrove… fino a che non ho scoperto per caso questo monastero che è vicino a Biella…silenzio assoluto… Il silenzio vero… è nelle colline …c’é una passeggiata fino a una chiesa romanica che hanno restaurato loro.  Ti accolgono… ma ti accolgono davvero col cuore … se vuoi segui i loro ritmi di preghiera se no, no…Molto, molto toccante…difficile la solitudine e il silenzio per certi versi, ma lì ho registrato e hanno detto cose che non sempre ho capito… penso.

Tutti gli strumenti che noi stessi ci siamo creati ci invitano alla dimensione così profonda del silenzio, che è il rapporto essenziale con la parola, come il deserto è un termine di rapporto essenziale con la società, la socialità; per cui abbiamo il ritiro nel deserto, l’esperienza del deserto, il raccoglimento nel silenzio: sono parti essenziali dell’esperienza religiosa, fin dalle origini, oltre che esempio tratto dalla vita di Cristo stesso.

 

Stamattina alle 6 in un salmo questa frase “Dio tu accendi la mia lampada”…Enzo Bianchi ha tradotto insieme ad altri dall’ebraico i salmi e la versione che c’è nel solo testo di preghiera : e’ questa!

È stato faticoso in certi momenti …più di quanto pensassi …la solitudine e lo stare da sola con Dio;  ma dopo che ho saputo che mio papa’ era vivo per me e’ cambiato tutto…sono in cammino e sentivo di avere bisogno anche di questo e intendo tornare…

in questi giorni ho letto tutto quello che potevo saltando da una cosa all’altra…dice cose molto molto interessanti che incontrano il mio modo di sentire e il modo in cui cerco Dio…

«Quale tremendo debito d’amore,
di rispetto, di compassione
verso ciascuno dei nostri fratelli.
Signore Gesù,
Tu porti con noi questo fardello,
altrimenti si verrebbe meno,
e Tu sei il compagno di chi spera
e di chi dispera»

una monaca d’occidente

Lì mi hanno detto cose che non ho capito e altre che ho capito dopo (… i nostri amici dell’oltre) …ad esempio una sera “il Vangelo di Luca” …solo questo …e io ho pensato..ok? e cosa ci faccio con questa frase? e’ lunghissimo il vangelo di Luca…l’ho aperto ma cosa potevo leggere…ecco il mattino dopo c’era il vangelo di Luca durante la preghiera delle 6…

Registrando io dico ” ci sto provando mio Signore con tutte le mie forze ma tu leggi nel mio cuore e sai che sono piena di dubbi, aiutami a trovare la strada” risposta ( prima delle parole che non arrivo a cogliere bene) poi mi dice “la strada è in me”…

Gesù amava ritirarsi in disparte, sul monte o nel deserto. Ma tornava presto in mezzo agli uomini, commosso dalla folla che attendeva il suo ritorno. Dio è ovunque noi siamo, non dobbiamo cercarlo altrove, non dobbiamo evadere…

Ho chiesto di dirmi le parole che sapevamo… silenzio…in questi casi spesso non spiegano…hanno parlato …sta a te capire… allora ho riascoltato con calma e capivo distintamente… “david ti aspetta qua…”

Il giorno dopo uno dei salmi era di David ( il re) moltissimo Salmi del Salterio sono “di David.” Mi sono fatta anche un’altra idea ma forse questa e’ una mia interpretazione… resta lo stupore del testo. Loro sanno, sanno prima o comunque sanno.

Non so con quanto anticipo scelgano i testi in monastero…

Fare ritiro significa sostare, chiudere un attimo gli occhi non per dimenticare ma, al contrario, per ritrovarsi, per radunare le forze, per far ordine nei pensieri, per calmare l’angoscia. Ma non è un semplice esercizio di autodisciplina. Fare ritiro è come prepararsi a un appuntamento: si resta in disparte solo per essere più sicuri di incontrare il volto di Dio…

 

Se mi è concessa, ho provato invidia per te amica mia, per questa opportunità di fare questo silenzio che mi manca e che posso a mala pena percepire e anche con una certa vertigine. In questi giorni avevo pensato di raggiungere Montefano per un week-end al Centro Studi biblici di Padre Alberto Maggi, ma le condizioni climatiche e la mia precarietà fisica l’hanno fatta da padrone… Ho però potuto rallentare il ritmo del mio vivere, trovandomi in assoluta inattività. Ho compreso che fra le mie “mura protette” lontana dall’inquietudine quotidiana, posso fare “silenzio” perché è silenzio la presenza del Cristo che si manifesta quando siamo disposti a riceverlo, tra i momenti in cui ognuno di noi si concentra sul proprio destino, sulla propria natura e sensibilità, sul proprio compito.

 

Questo silenzio è anche, secondo me, un’esigenza imponente che va preservata come il diritto divino dell’ineffabile; c’è qualcosa in questo mio stare che non si può descrivere, che non si può dire con parole e che però fa parte ancora di più di quel linguaggio più vasto che lo stesso P.Alberto, nei suoi incontri del giovedì, ci invita a cogliere perché il Vangelo appunto non è solo verbale. Questa condizione è splendida, questa potenza che il silenzio ci comunica vuole quasi garantirci che c’è questo incomunicabile, qualcosa che non può essere sacrificato dalle consuete parole del vocabolario degli uomini, ma che comunque si manifesta nell’economia delle parole stesse, come tempo interno delle parole che invece si possono pronunciare.

 

Dio mio, se è vero che tu sei dappertutto
come mai io sono così spesso altrove?

Se vai in capo al mondo, trovi le tracce di Dio
se scendi nel tuo profondo, trovi Dio stesso.

 

 

Questo inesprimibile è ciò che ha avvertito la nostra amica e che ha sperato, nel silenzio, di cogliere e, forse, c’è riuscita… questo stesso è espresso nel Vangelo, quando Gesù, a volte, non risponde ai suoi, discepoli o comuni ascoltatori, che si alza qualche volta anche tra l’uno e l’altro dei discepoli e vi è pure qualche passo in cui rimane il non detto che occorre però saper cogliere.

 

C

 

Grazie Signore per questi giorni di silenzio che mi hai donato!

 

Signore accendi la mia lampada! 

 

Edda CattaniIl silenzio e la parola
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La voce del silenzio

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La voce del silenzio…nel silenzio.

Posted on 14/05/2020 (da Medicina narrativa)

 

Ed improvvisamente

ti accorgi che il silenzio

ha il volto delle cose che hai perduto…

(La voce del silenzio).

Una delle cose più impressionanti occorse durante la pandemia di SARS COV 2 è stato il silenzio, un silenzio nel silenzio.

Da tempo siamo ormai presi dalle immagini: la nostra vita può essere raccontata da immagini e per immagini ed anche quanto ci accade viene fissato da una o più immagini.

Durante il lockdown è apparso, oltre le immagini, un nuovo elemento: il silenzio.

Abituati come siamo a sentire musiche , suoni anche confusi e disturbanti, talvolta rumori e schiamazzi,  è sembrato irreale questo immenso e, pure, così vociante silenzio.

Il silenzio dei giochi dei bimbi, il silenzio proveniente dalle strade, il silenzio ridotto delle nostre attività quotidiane, il silenzio delle nostre abitudini.

Ma, insieme, il silenzio dei malati e del loro dolore.

Ormai anche in mezzo a sciagure, terremoti o disastri, non possiamo non ascoltare le voci di dolore delle vittime, quelle dei superstiti, il pianto dei familiari, l’imprecazione di chi è sopravvissuto e cerca i colpevoli.

Nella pandemia, salvo rari casi, il silenzio ha regnato sovrano: si è cercato di riempirlo con le nuove tecnologie, con i messaggi tramite tablet, talvolta con quelli tramite whatsupp.

Se dovessi associare la pandemia ad un suono, questo sarebbe  quello delle ruote dei mezzi militari che, in assoluto silenzio, conducono le salme di uomini  e donne deceduti verso la cremazione.

Ma i nuovi messaggi, le opportunità che la tecnologia offre non possono sostituire la voce: la voce è personale, direi, meglio, è persona.

La voce, il suono della parole emessa, la frase anche sgrammaticata è parte fondante di noi…in un bimbo ci ricordiamo la prima sillaba pronunciata, in un nonno che muore ci ricordiamo le sue ultime parole, di un amore teniamo a mente le note di una canzone che ce lo ricorda.

Il suono della voce costella e riempie la nostra storia ed la sua assenza la rende sfumata,  in ombra.

Il contagio, il distanziamento, la paura hanno tolto suoni, frasi, parole rendendo ancora più separate quella sofferenza e quella morte, non solo fisicamente lontane e, soprattutto, “in silenzio”.

Certo, in qualche caso si sono registrate le voci dei malati,  magari anche con immagini ma questo ci restituisce la persona o è un surrogato? e poi cosa ci offre il ricordo di tutto questo immane silenzio? e, infine, il silenzio in questo silenzio, oltre alla sofferenza, al dolore, ad un pianto muto, cosa ci lascia?

Non ho risposte a queste domande che faccio però mie ma ho un percorso da suggerire: quello di recuperare non solo il nome delle vittime della pandemia ma anche i loro visi, i loro sguardi, le parole che hanno pronunciato ed il loro timbro di voce, anche nei piccoli e banali eventi quotidiani.

Questo per ridare a tutti una dimensione umana e non solo statistica.

Per chi crede il Logos, la Parola è la Parola di Dio: la sua espressione, il suo essere per diventare e far diventare.

Credenti o meno abbiamo bisogno di parole, di suoni, abbiamo bisogno di recuperare, come archeologici, le parole dette ma non ascoltate, espresse ma non udite.

Quel silenzio, questo silenzio ha pertanto una forte voce: voce da coltivare nel racconto, nelle storie e ancora più, incredibilmente, nel silenzio del cuore.

Questo, penso, sia il modo migliore di recuperare e dare un senso a quanto accaduto, a non lasciare che i numeri altisonanti relativi a ricoveri, tamponi, guariti, decessi siano l’eredità di un evento cui non eravamo preparati, forti della nostra onnipotenza tecnologica, e che ora vorremo dimenticare in fretta perché ci ha comunque toccati.

L’ascolto e il riascolto delle voci non  espresse, non ascoltate o perdute nel mare del silenzio possono diventare canto, bellezza, vita nelle nostre vite.

E quel silenzio, presente nell’oceano del silenzio, riprende vita sussurrando: “io ci sono stato”.

E sarà solo il recepirle ormai, dar ancora voce, a  dare luce e vita anche a chi non vediamo più e siano esistiti perché ogni voce rappresenta un unicum di vita senza la quale anche la vita più ricca e bella appare mancare di qualcosa.

 

Edda CattaniLa voce del silenzio
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