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Odore di Mamma

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2^ Domenica di Maggio.

Dio non si scopre attraverso un ragionamento teologico o sfidando l’eternità e l’infinito, ma lo si scopre soprattutto se ci si sente amati e si dona amore .. Dio non ha uno spazio tutto suo, è l’uomo lo spazio di Dio, sia in cielo come in terra .. siamo tutti immersi in un ambiente ‘divino’ .. perché Dio è in agguato all’angolo di ogni strada e di ogni stella .. e ci si deve impegnare per la libertà, per la giustizia e per la felicità, dentro la storia concreta e feriale degli uomini e delle donne, se si vuole incontrare lo Spirito del Vangelo di Gesù .. così l’uomo può incarnarsi nel Cielo .. e scoprire quell’andare ascensionale che appartiene ai nostri pensieri più veri, più intimi, più profondi ..  

(fra Benito)

Festa della Mamma


Bambino,
se trovi l’aquilone della tua fantasia
legalo con l’intelligenza del cuore.
Vedrai sorgere giardini incantati
e tua madre diventerà una pianta
che ti coprirà con le sue foglie.
Fa delle tue mani due bianche colombe
e portino la pace ovunque
e l’ordine delle cose.
Ma prima di imparare a scrivere
guardati nell’acqua del sentimento
Alda Merini

Odore di mamma.

 

 

“Grazie a te, donna madre, sorriso di Dio, per il bimbo che viene alla luce, tu che guidi i suoi passi nel cammino della vita”  . Con queste parole del Santo Padre, ora beato, Giovanni Paolo II° vogliamo ricordare questa giornata del mese di maggio per coprire di profumo e di calore il grigiore delle giornate passate. Con il risveglio primaverile che già è arrivato con i suoi fiori, nidi e gridi di nuovi nati, la nostra realtà sembra acquistare vigore. Il miracolo della vita umana è anche questo ripetersi delle stagioni che, come le varie tappe del nostro tempo, pare darci una sferzata e richiamarci alla presenza, alla solidarietà, all’impegno. I miei nipotini Tommaso, Simone e Giulio navigano spediti nella scia della vita e anche il più piccolo ha superato l’ultimo anno della scuola dell’infanzia.

Gioie di mamma, dunque, e ricordi di infanzia, con le marmellate, il piumone della notte, la candela accesa nelle serate invernali e un focolare attorno cui si stava volentieri tutti insieme. Beato chi ha la mamma accanto per lungo tempo; la mia se n’è appena andata dopo aver varcato la soglia dei 98 anni ed è per me un conforto sentirmela accanto ancora più di prima. “Odore di mamma” è il sapere che cosa essa ha trasmesso, quanta vitalità, quanta energia interiore, quanto coraggio a tutti coloro che l’hanno avuta vicina. Si dice: “Non ci sono più le mamme di una volta…” ed è vero. Nessuno ti insegna a fare la madre e poi ti accorgi, un passo alla volta che ormai sei vecchia e i figli sono volati via, a volte, appena avevano spiccato il volo.

Amore di mamma …è una risposta alle richieste di ogni piccolo essere e dei suoi bisogni, ma volendo essere puntuali, possiamo dire che questo amore ha due volti; il primo è dato dalle cure necessarie alla preservazione della vita e della crescita. L’altro va oltre e diventa attitudine all’amore per tutto ciò che di bello la vita rappresenta: è bello essere vivi, è bello godere di tutte le bellezze del creato! Quante cose vorremmo dare ai nostri figli… cominciamo con la nutella e poi via via ci strappano il cuore dal petto e noi con stupore e attenzione guardiamo l’opera di Dio compiersi in tutta la sua trasparenza.

Dio creò il mondo e l’uomo e, come dicono le Scritture, disse che ciò era bello, così la madre, nel giardino della vita, fa sentire al suo bambino tutto il suo amore vedendolo bello come nessun altro e gli mostra la grazia di essere nato con il desiderio di restare vivo.

Quante volte ho sentito dire, nelle nostre riunioni, nei nostri convegni… “ mio figlio era bello e amava la vita… era felice di essere al mondo…” Beate mamme, che hanno trasmesso tanto amore e che ancora pensano alle sembianze corporee di quelle splendide creature. Ho anche sentito: “Dio ha scelto con cura  le piante per il suo giardino, voleva giovani speciali per dar loro una missione speciale” e questo conforta un po’ perché diversamente verrebbe da pensare, come si sente spesso: “L’è sta rubà!” come un tesoro prezioso che abbiamo visto trafugare.

Odore di mamma… che si manifesta in risposte di tenerezza da parte dei figlioli scomparsi al nostro sguardo e si fanno sentire in mille modi, come raccontano tante testimonianze;  quanta consolazione nel sapere che c’è stata una risposta, pervenuta da chissà quale distanza. I primi tempi della nostra storia mi fermavo a lungo a guardare le stelle e ogni volta che ne vedevo una che sembrava lampeggiare mi dicevo che Andrea doveva essere lassù e che mi stava parlando. Segni importanti di questi figli che non cessano mai di essere presenti per farci capire che ci sono, che ci amano, che sono vicino a noi e ci aspettano.

Questa sera, tornando a casa, ho trovato la prima rosa sbocciata nel giardino: è rosso porpora con il cuore giallo oro… sembra volermi dire ” è per te mamma, come una volta…”. Anche questa è una prova che posso dire mi ha turbato, come i tanti segni che rientrano in quella molteplicità di indizi sulla sopravvivenza di cui ci occupiamo. “Ti regalerò una rosa….” Fino a qualche tempo fa era Mentore a regalarmi la rosa rossa il giorno della “festa della Mamma”. Ora sarò io a portargliene una per ricordargli che, con questo figlio siamo sempre uniti. I nostri figli, dunque, ci sono, sono cresciuti e vanno avanti… e noi continuiamo la nostra opera di fede e di speranza. Quel nostro bambino, finché era debole e indifeso ha avuto bisogno delle nostre cure, delle nostre torte, della camicia stirata di fresco al profumo di lavanda, della pasta al sugo, del latte fumante…  Ma il bambino si è staccato da noi; è diventato un essere completamente indipendente, che si libra e attraversa spazi e dimensioni a noi ancora sconosciute. La vera essenza dell’amore materno è quella di lasciare che il bambino sia separato da noi dopo averlo tanto curato: è il trionfo dell’amore. “Mamma, lascia che io vada…!”

E’ questa anche la lezione di Maria, Madre delle Madri, che ha saputo rinunciare al Figlio fin da quando undicenne lo ritrovò fra i dottori nel tempio: “Lascia o Madre che mi occupi delle cose del Padre mio”! Cose difficili da capire, soprattutto quando ci sembra di avere diritto alla restituzione dell’amore; ma l’amore materno è anche questo altruismo che si manifesta in modo particolare quando la madre comprende che la sua generosità aiuterà il figlio ad andare avanti e a capire cosa significhi essere amati, e, a loro volta, che cosa significhi amare. E noi, l’abbiamo capito e sappiamo che la risposta dei nostri figli corrisponde e supera ogni nostra aspettativa. 

E’ molto rasserenante sapere che questi straordinari ragazzi sono curati da una tale madre; io custodisco gelosamente il primo messaggio che mi fu recapitato, dopo la dipartita di Andrea. Me lo consegnò una persona che, quasi timidamente si affacciò alla nostra porta per darci un foglietto piegato in cui, ci disse, c’erano parole a noi rivolte, ricevute da una veggente che aveva comunicazioni con la Madonna. In quel foglietto stavano scritte quelle rassicurazioni che sarebbero poi divenute certezze per tutta la nostra famiglia: “Andrea si è prostrato ai miei piedi e mi ha detto Madre poni fine a tanto dolore! Io l’ho consolato ed egli sta con me!” Non ho più visto quella donna che fu veramente per noi un messaggero speciale, ma credo che il nostro ragazzo, con la sua grande devozione a Maria, non potesse avere, nel momento del suo trapasso, un’accoglienza migliore.

Madre Santissima, tu che sei Madre, proteggi i nostri Figli, servitene come credi opportuno… Loro sono bravi, sono teneri, sono pieni d’amore e hanno addosso ancora tanto … odore di mamma.

 

 

 

Edda CattaniOdore di Mamma
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La Maschera alle Terme

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 E’ solo un ricordo …

La Maschera alle Terme

La mia riflessione quotidiana prende il via dalla manifestazione La Maschera alle Terme”organizzata per la festa della mamma 2015, dall’Amministrazione Comunale di Abano Terme. Le vie della città, divenuta per l’occasione una piccola Venezia, sono state animate notte e giorno da maschere di ogni epoca e provenienza: un tuffo nel colore e nella musica del Carnevale attraverso intrattenimenti musicali, danzanti e teatrali. Con i miei piccoli, incuriositi e festosi, ho potuto ammirare le maschere più belle ed originali dei migliori carnevali d’Italia che hanno partecipato al concorso.

 

Ma se questo folklore può far piacere e accompagnare le ore della nostra passeggiata domenicale non posso esimermi dal considerare quanti, come me, pur non vestendo un costume, calzano quotidianamente la loro “maschera”; un sorriso di facciata in un volto inespressivo …

 

 

Indossare una maschera è ciò che tutti facciamo ogni giorno della nostra vita! Cito esplicitamente Pirandello “Uno, nessuno e centomila”: noi non siamo un’unità, ma una molteplicità che cambia e si manifesta ogni volta in modo diverso, noi non siamo “uno” ma “centomila”, ed è proprio questo che ci fa essere e sentirci “nessuno”.

La stessa natura umana con la volontà di assumere un atteggiamento, diviene il “nostro” aspetto, rapportato al contesto, al momento, alla relazione  e noi uomini perciò siamo d’istinto portati a mutare noi stessi e il nostro modo di rapportarci agli altri continuamente.

 

Tutto muta… mutiamo noi stessi e coloro che avviciniamo, le relazioni che intratteniamo, i sentimenti e le emozioni del nostro animo … Questo è uno dei motivi per cui io sono diventata un tantino allergica al “per sempre”, in particolare al “ti amerò per sempre”, che dà tanta sicurezza ma raramente si dimostra vero!

Una persona può restare “per sempre” nel nostro cuore, ma raramente i sentimenti che proviamo per lei resteranno “per sempre” gli stessi! … ma questo è un altro discorso… Penso che noi diventiamo le persone che siamo quando, attraverso il tempo, diventiamo qualcuno e ci è dato di sentirci “qualcuno”, altrimenti saremmo appunto “nessuno”.

Allora si può dire che la maschera, anzi le maschere fanno parte della natura umana e noi ne indossiamo continuamente, non perché ci piace simulare o fingere di essere altro da ciò che siamo, ma proprio perché sono quelle stesse maschere che ci fanno essere e sentirci “noi”.

Ho imparato che non vale la pena inseguire il passato, perché l’indifferenza, in quest’epoca, rappresenta qualcosa di impercorribile, non misurabile a distanze spaziali o temporali e per quanto si possa amare qualcuno non sarà mai sufficiente a colmare quella diversità.  A volte manca il coraggio, a volte la consapevolezza che si potrebbe stare meglio accorgendosi che quel modello di amore non è più per noi. A volte ci si dovrebbe semplicemente fermare e lasciar scorrere altre distanze … altro tempo … Abituarsi all’impossibilità.

 

Ricominciare da zero. Il cuore è allenato alla mancanza, alla privazione. La mente però pare non riuscire a farsene una ragione. Come se anche non conoscendo la logica del sentimento, sapesse quanta follia alberga in quel diniego di carne, di ossa, di palpiti che si richiamano senza sosta ma senza risposta.

Le cose più belle che mi sono successe, non le ho scelte, come le cose più brutte. Non ho avuto paura di attraversare il meglio come il peggio perché non me l’aspettavo e non ho avuto paura dell’inizio né della fine, perché ancora oggi sono presenti in me. Questo è quanto di più caro posso raccontare su ciò che significa per me vita.

L’unico modo per combattere qualsiasi forma di crisi è la cultura e la condivisione, la relazione…  ma quella semplice… propria dei bambini… quella che ci fa sentire noi stessi con loro…Senza una di queste componenti si muore, si muore in silenzio, si muore soli e si muore per niente. Quando chiediamo a qualcuno “come stai?” assicuriamoci di voler sentire la risposta, e spendiamo qualche minuto della vostra vita a capire cosa possiamo fare di concreto per aiutare chi ha bisogno!

              Qualche anno fa… ora sono cresciuti e lo sono anch’io! Capodanno 2015

Aiutiamo la gente a NON SUICIDARSI!

E a te che leggi: PER RICORDARMI!

“Abbiamo sempre bisogno di qualcuno che ci ricordi chi siamo e quanto valiamo. Abbiamo sempre bisogno di qualcuno  … che ci ricordi. Io non sono diversa e, quando non ho i suoi occhi che vegliano su di me, sento come se mi mancassero quella stabilità e quelle certezze che mi dava. Ma prima di approdare nel rifugio sicuro della mia anima, sono andata così a fondo che ho temuto davvero di annegare.”

“La paura è un sentimento molto nobile, solo le persone intelligenti hanno paura. La bicicletta giusta non è quella che ha le ruotine ai lati, ma è quella con una bella scatola di cerotti. Perché nella vita per imparare a fare le cose, bisogna cadere.

Non devi avere paura di cadere, ma paura di non rialzarti”. (Paolo Crepet)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Edda CattaniLa Maschera alle Terme
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Maternità

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Maternità

Questa giornata dedicata  alla Madonna di Pompei l’ho sentita particolarmente intensa con quest’aria di maggio in cui finalmente c’è un limpido sole e una timida ma splendida rosa è sbocciata nel mio giardino. Ho ringraziato la mia mamma dispensatrice di “grazie fiorite” e mi sono sentita meglio.

Della Supplica che si è recitata a mezzogiorno prendo solo l’ultima frase:

“… confidiamo pienamente in Te, ci gettiamo ai Tuoi piedi, ci abbandoniamo come deboli figli tra le braccia della più tenera fra le madri…”

Certo è che sono passati gli anni, sono diventata madre e nonna, ma il legame con lei non cesserà mai … Penso che sarà l’ultima parola che pronuncerò nel momento del trapasso ed è quella che mormoro sempre, anche ora che mi sento tanto fragile e insicura. Non passa, non cambia il legame mamma e figlio che è di  un’intensità così forte e stupenda difficilmente descrivibile.

Sto proprio leggendo questo brano e mi fermo a riflettere … I nostri figli sono un  grandissimo dono che abbiamo ricevuto e che custodiremo per sempre. Certo non potremo tenerli sempre stretti al nostro petto ma il nostro amore li seguirà oltre ogni confine!

Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato?
Domandò il bambino a sua madre.
Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose:
tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio,
tu eri il Suo desiderio.
Tu eri nelle bambole della mia infanzia,
in tutte le mie speranze,
in tutti i miei amori, nella mia vita,
nella vita di mia madre,
tu hai vissuto.
Lo Spirito immortale che presiede nella nostra casa
ti ha cullato nel Suo seno in ogni tempo,
e mentre contemplo il tuo viso, l’onda del mistero mi sommerge
perché tu che appartieni a tutti,
tu mi sei stato donato.
E per paura che tu fugga via
ti tengo stretto nel mio cuore.
Quale magia ha dunque affidato il tesoro
del mondo nelle mie esili braccia?

                                                                      (Tagore)

Sono diventata madre seguendo il suo esempio, ho drizzato la schiena quando è mancato Andrea e lei, sempre rigida e dura con se stessa, parca di carezze e priva di svenevolezze, mi ha insegnato a non piangermi addosso e a guardare avanti nonostante tutto.

E chi più di lei avrebbe potuto dirmelo … orfana in tenera età … con una famiglia e fratellini da accudire … poi giovane vedova e ancora testimone del lutto della figlia!Quando non c’erano più lacrime andavo da lei e trovavo sempre una spinta alla speranza.

“Tieni duro mamma – le dicevo negli ultimi tempi quando ormai era un mucchietto d’ossa rattrappite …  – abbiamo ancora bisogno di te!” E lei sempre con l’occhio vigile a guardare la porta per vedere chi ancora veniva a trovare lei … condottiera da una vita … fino al giorno in cui la sentii mormorare: “Sono venuti a prendermi!”

Erano sì ! venuti … tutti coloro che lei aspettava da lungo tempo, per terminare quel calvario terreno che sembrava non avere fine … ed ora sono io che le tendo la mano per dirle: “Mamma, ora tu capisci tutto … capisci anche me che continuo a cadere a rialzarmi con grande sforzo … ora che sono stanca e sola … come lo eri tu …  Dammi la tua tenacia nelle decisioni, la tua costanza nelle imprese, il tuo coraggio nella quotidianità. Vorrei dirti tante cose, anche quelle che non ti ho detto quand’eri qui, nella mia casa ormai vuota … Posso solo dirti che ti voglio bene  e anche questi fiori che hai fatto spuntare in questi giorni li dedico a te!”

 

E proprio Papa Francesco entra, con la sua delicatezza, nel tema profondo della “maternità” ringraziando  le suore per il grande lavoro che fanno nella Chiesa: “Senza di voi le mancherebbe maternità, affetto, tenerezza! Grazie!”. “La consacrata – ha affermato il Pontefice – è madre, deve essere madre e non zitella! Questa gioia della fecondità spirituale animi la vostra esistenza”.  

Il Pontefice ha poi parlato alle religiose della castità “come carisma prezioso, che allarga la libertà del dono a Dio e agli altri, con la tenerezza, la misericordia, la vicinanza di Cristo”. “La castità per il Regno dei Cieli – ha spiegato – mostra come l’affettività ha il suo posto nella libertà matura e diventa un segno del mondo futuro, per far risplendere sempre il primato di Dio”. Ecco dunque la necessità di “una castità ‘feconda’, che genera figli spirituali nella Chiesa. La consacrata – ha quindi concluso – è madre, deve essere madre e non zitella! Questa gioia della fecondità spirituale animi la vostra esistenza; siate madri, come figura di Maria Madre e della Chiesa Madre”.

Edda CattaniMaternità
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