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Reagire al dolore

Siamo tutti impegnati ad avversare la sofferenza e il dolore, fisico e psicologico. Alcune riflessioni…

 

Il dolore è il sintomo di un danno fisico, è un segnale di allarme che qualcosa nel nostro organismo non funziona più nel modo giusto; può divenire esso stesso una malattia qualora persista nonostante la guarigione del problema fisico. Ma il dolore è anche sofferenza psicologica, esperienza emotiva intensa e straziante, sensazione di vuoto e perdita dei propri punti di riferimento. Ha, comunque, un suo significato evolutivo, la sua presenza spinge ad agire, a curarsi, a porre rimedio, a reagire. Indipendentemente dal fatto che esista o meno una cura, un rimedio, questo la vita non lo sa.

A volte è più facile ovviare al dolore fisico, trovare un analgesico o una cura per guarire; anche se, purtroppo, a volte le cure sono lunghe e dolorose esse stesse e altre volte, invece, non esiste alcuna cura. E’ difficile misurare il dolore ed è anche sbagliato farlo, ognuno di noi lo vive e lo affronta in modo differente. La sofferenza psicologica, il dolore dell’anima, ha, in genere, tempi più lunghi e legati alla capacità di reazione del singolo individuo. Ci sono persone che fanno a gara nell’elencare quante sofferenze hanno patito e nel descrivere la loro intensità, volendo superare le esperienze similari del loro interlocutore. Ma come si può giudicare quanto soffre un’altra persona?

 

 

La causa del dolore, fisica o psicologica che sia, è uguale per tutti ma la soglia di sopportazione e la capacità di reazione sono individuali. Dovremmo imparare ad ascoltare gli altri quando parlano di una loro sofferenza senza intervenire, cercando solo di capire e di immedesimarci in loro. Molto spesso si dice che per comprendere un dolore bisogna averlo sperimentato; non credo sia sempre vero, ci sono persone dotate di capacità empatica che riescono a sentire la sofferenza dell’altro, pur rimanendo se stesse. In tutte le professioni in cui si è a contatto con il dolore altrui, si è maggiormente apprezzati se e quando si riesce a far sentire all’altro la propria vicinanza e comprensione. E non parlo solo di medici, infermieri o psicologi ma anche di avvocati, magistrati, poliziotti e tanti altri.

 

 

 

E’ difficile star vicino a qualcuno che soffre soprattutto quando si tratta di amici o familiari, si vorrebbe aiutarli a disfarsi di quella sensazione così pesante, spiacevole e a volte devastante. Altre volte si vorrebbe scappare via, quasi come se si temesse di essere infettati, di portare addosso i germi di quella sofferenza. Ed è ancora più difficile vivere in prima persona il dolore, esserne direttamente coinvolti. A volte il patimento fisico o psichico di un figlio, di un genitore, di un partner o di una persona cara, attanaglia anche noi, è uno strazio condiviso, un’angoscia che pervade tutto il nostro essere. E se non ci sono rimedi immediati, bisogna affidarsi all’esperienza di altri o, se è una sofferenza dell’anima, aspettare che si attenui. Lutti, separazioni, abbandoni, perdite non hanno soluzioni immediate, bisogna trovare dentro di sé la forza di reagire e di andare avanti. Ed è la cosa più difficile che si possa richiedere a chi si trova in una situazione di prostrazione fisica e psicologica. Disgrazie e dolore mettono a nudo tutta la vanità dell’esistenza, l’illusione della nostra potenza e del nostro valore, la leggerezza delle nostre scelte e delle nostre convinzioni.

 

 

Però ci permettono anche di scoprire parti di noi che non sapevamo di possedere, forza, coraggio e sopportazione che non potevamo immaginare essere dentro di noi. Il dolore, in genere, porta a chiudersi al mondo, si è feriti e spaventati dalla sua entità e dalla sua potenza. Gli psicologi dicono che bisogna accettare il dolore per tornare a vivere. Sembra un’eresia, quasi una follia ma non lo è. Accogliere il dolore vuol dire assecondare la sofferenza, avere la forza di accettare ciò che sta avvenendo, di vedere che in quel momento il dolore fa parte, purtroppo, della nostra esistenza o di quella di qualcuno a cui siamo affettivamente legati. E’ fondamentale trovare la forza di accettare ciò che stiamo vivendo, comprendere che negando o cercando di contrastare tale evento non facciamo altro che allontanarne la fine, non gli permettiamo di scorrere e sfumare. Questo non vuol dire accogliere passivamente il dolore o negare la sua esistenza e la sua profondità: ma solo assecondare ciò che sta accadendo, per quanto terribile esso sia. Assecondare per trovare la forza di lottare, di tornare, pian piano, a vivere.

 

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Edda CattaniReagire al dolore

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