Edda Cattani

Corpo mente coscienza

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CORPO MENTE E COSCIENZA


Alla rete www.scuoladelvillaggio.it proponiamo questa argomento di ricerca.
Ciò che ci fa fratelli universali è il bisogno di dare significato all’esistenza ed evitare la sofferenza di una vita senza senso.
Al di là delle appartenenze sociali, politiche e religiose, c’è l’impegno ad apprezzare la vita; il vuoto esistenziale può creare drammi.
La vita è per te ciò che immagini che sia. Non sei disturbato dalla realtà ma dall’interpretazione, dal commento che fai. “Da che parte guardi il mondo tutto dipende” … (Jarabe De Palo)

 

Dove conduci il pensiero, là porti energia.

 

Puoi anticipare con il pensiero ciò che vuoi ottenere con il comportamento.
Chi ha motivi per vivere è anche biologicamente più vitale. Ti giova dare precedenza agli aspetti favorevoli: apprezza volti, sorprese, momenti di felicità seminati lungo il cammino del giorno. Vivi il presente puro, pieno e gratuito: adesso che stai bene, ti accorgi che stai bene? Adesso che sei sereno, ti accorgi che sei sereno? Adesso che hai… ti accorgi di quello che hai?
Le “prove per assenza” aiutano ad apprezzare ciò che c’è.  Qualsiasi evento sopraggiunga puoi dire: Sono qui, sono vivo, sono quello che sono, apprezzo ciò che c’è e metto armonia in ciò che vivo.” Queste parole penetrano nella mente inconscia, ti fanno compagnia e poi affiorano quando ne hai bisogno.
Lo sguardo fiducioso verso la vita ti aiuta a scoprire e a creare senso…

 Tu sei pittore, il mondo acquista i tuoi colori!


L’arte meditativa educa il carattere a vuotare la mente dal traffico dei pensieri e poi arredarla con pensieri amici che la possano guidare;

 

distingui bene le due fasi: vuotare e arredare.

 

C’è un equilibrio importante tra autonomia e compagnia; tra abitare con te e abitare con la gente. Confrontandoti e dialogando, ti conosci meglio e scopri le tue specialità. Il gruppo degli amici sicuri ti protegge e ti promuove.

Un altro equilibrio da rispettare è quello tra azione e contemplazione: se sei troppo teorico, equilìbrati con la manualità, e se sei troppo estroverso nel fare, equilìbrati nell’interiorità del contemplare. Ricorda l’equilibrio del pendolo.

 

AUGURIO: tieni questo foglio nel taschino, espandi la ricerca con dialoghi e interviste. Noi ti possiamo aiutare.

 

 

Edda CattaniCorpo mente coscienza
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S. Giuseppe, padre dei bambini

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Chi accoglie anche uno solo di questi bambini…”

 Oggi rinnovo questo articolo e lo dedico a Mentore Padre per sempre!

 

Finito il carnevale, con il  rito dell’imposizione delle Ceneri è iniziata la quaresima e lo sarà per tutto il mese di marzo. Una buona, lunga occasione che ci richiama alla riflessione sulla sacralità dell’esistenza e della vita.

Ancora una volta ci sentiamo invitati a considerare il tema dell’infanzia con le parole di Gesù: “Chi accoglie anche uno solo di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Mt 18,5) e per me, che ho dedicato gran parte della mia esistenza all’educazione dei minori, è un riscoprire la fiducia nella parola del Figlio di Dio e, ad un tempo, coltivare l’invito che mi fece il mio Andrea: “Fai per gli altri ragazzi quello che hai fatto per me”.

Condividere la sorte dei piccoli e dei poveri. è  opportunità di riflettere sulla condizione dei bambini, è un’esortazione a esaminare come sono trattati nelle nostre famiglie e nella società civile,  è urgente  richiamo alla semplicità e alla fiducia che il credente deve coltivare. Le parole del Santo Padre divengono esplicite: “Gesù amò i bambini e li predilesse per la loro semplicità e gioia di vivere, per la loro spontaneità, e la loro fede piena di stupore (Angelus del 18.12.1994)”.  Ai bambini Gesù affianca i “fratelli più piccoli”, cioè i miseri, i bisognosi, gli affamati e assetati, i forestieri, i nudi, i malati, i carcerati. Accoglierli e amarli, o invece trattarli con indifferenza e rifiutarli, è riservare a Lui lo stesso atteggiamento, perché in loro Egli si rende particolarmente presente.

            Fra tutti i miseri ci siamo anche noi, perché provati dalla perdita più grave che possa esistere, molto più di una lacerazione fisica, del dissolvimento della nostra integrità corporea. Abbiamo sentito in questi tempi della piccola tredicenne, campionessa di ginnastica, ritrovata morta in un campo di sterpaglie…. E ancora prima un’altra adolescente gettata in un pozzo e poi che ne è stato delle gemelline? Di fronte a drammi così evidenti, mi sono chiesta cosa avrei provato io al posto di quei genitori e quale sarebbe stata la mia risposta ad un dilemma di questo tipo

”… di quale morte vorresti aver perduto tuo figlio? Preferiresti aver tu perduto un arto…”.

Sebbene la stampa di questi giorni ci riporti a casi di  persone disposte a morire pur di non avere un piede tagliato,  “mio figlio”  è una parte di me! E non c’è arto che lo possa sostituire.

            Esempi di Madre Coraggio ne esistono a decine, forse centinaia e migliaia sono sconosciuti e la risposta è ovvia: qualsiasi madre rinuncerebbe alla propria integrità pur di vedere sopravvivere il proprio figlio: Allora dove sta il problema? Sono forse morti i nostri figli? Noi mamme disperate, alle prime armi con un dilemma che ci consuma e ci travalica, siamo proprio convinte della loro sopravvivenza?… diciamolo con franchezza …o piuttosto vogliamo essere ancora madri a tutti gli effetti con possibilità di comunicare, di consigliare, di accudire… Sì, lo so, sarebbe tanto bello per noi averlo in braccio, sentirne il calore, il suo particolare profumo, ma non dimentichiamo Gesù fanciullo che scompare e viene ritrovato fra i dottori, nel tempio e mentre Maria e Giuseppe chiedono:“Ma figlio dov’eri? Io e tuo padre eravamo in ansia!” e la risposta: “ Ma non sapete che debbo occuparmi delle cose del Padre mio ?”(Luca 48-50).

 

            Ecco è comparso Giuseppe… Tua madre ed io eravamo in ansia… Ecco la preoccupazione dei Padri… prima vedono il dolore delle madri e poi il loro. Come ha fatto mio marito…. La sera in cui venne annunciato l’incidente di Andrea andò solo…. poi il primo pensiero fu per me… “Andrea vado dalla mamma, proteggila!” Un San Giuseppe per la nostra famiglia. Questo giorno lo dedico a Lui: distrutto nel corpo e condannato ad una morte  lacerante… per il troppo dolore. “AUGURI papà di Andrea! AUGURI e GRAZIE per quanto hai fatto per tuo Figlio, per i tuoi figli e anche per me….”

            Allora torniamo a quanto i nostri Ragazzi ci dicono; anch’essi si stanno occupando delle cose del Padre ed hanno bisogno di noi per aiutarli nel loro compito. Dagli innumerevoli messaggi pervenuti a tante Mamme, sappiamo che essi si occupano dei bambini non nati, dei piccoli mancati prematuramente, di altri ragazzi come Loro. Raccogliamo dunque l’invito di Gesù: “Diventare” piccoli e “accogliere” i piccoli: sono questi due aspetti di un unico insegnamento che il Signore rinnova ai suoi discepoli in questo nostro tempo. Solo chi si fa “piccolo” è in grado di accogliere con amore i fratelli più “piccoli”.

Penso con grata ammirazione a coloro che si prendono cura della formazione dell’infanzia in difficoltà e alleviano le sofferenze dei bambini e dei loro familiari causate dai conflitti e dalla violenza, dalla mancanza di cibo e di acqua, dall’emigrazione forzata e da tante forme di ingiustizia esistenti nel mondo.

Accanto a tanta generosità si deve però registrare anche l’egoismo di quanti non “accolgono” i bambini. Ci sono minori che sono feriti profondamente dalla violenza degli adulti: abusi sessuali, avviamento alla prostituzione, coinvolgimento nello spaccio e nell’uso della droga; bambini obbligati a lavorare o arruolati per combattere; innocenti segnati per sempre dalla disgregazione familiare; piccoli travolti dal turpe traffico di organi e di persone. E che dire della tragedia dell’AIDS con conseguenze devastanti in Africa? Si parla ormai di milioni di persone colpite da questo flagello, e di queste tantissime sono state contagiate sin dalla nascita. L’umanità non può chiudere gli occhi di fronte a un dramma così preoccupante!

Durante la Quaresima ci prepariamo a rivivere il Mistero pasquale, che illumina di speranza l’intera nostra esistenza, anche nei suoi aspetti più complessi e dolorosi. La Settimana Santa ci riproporrà questo mistero di salvezza attraverso i suggestivi riti del Triduo pasquale.

Con la semplicità tipica dei bambini noi ci rivolgiamo a Dio chiamandolo, come Gesù ci ha insegnato, “Abba”, Padre, nella preghiera del “Padre nostro”.

Padre nostro! Ripetiamo frequentemente, nel corso della Quaresima, questa preghiera, ripetiamola con intimo trasporto. Chiamando Dio “Padre nostro”, avvertiremo di essere suoi figli e ci sentiremo fratelli tra di noi. Ci sarà in tal modo più facile aprire il cuore ai piccoli, secondo l’invito di Gesù: “Chi accoglie anche solo uno di questi bambini in nome mio, accoglie me” (Mt 18,5).

Edda CattaniS. Giuseppe, padre dei bambini
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Riccardo Di Napoli e la TCS

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Dopo la diretta con Paolo Presi, grande esperto sulle  voci registrate, rinnovo l’omaggio a un grande sperimentatore.

 Il 14 febbraio 2016, manncava il nostro caro AMICO, STUDIOSO SPERIMENTATORE di cui alleghiamo la preziosa relazione tenuta a Cattolica al Convegno del Movimento della Speranza 2013

 

TRANSCOMUNICAZIONE STRUMENTALE 

Un telefono Celeste per ritrovare il sorriso

 

(Riccardo Di Napoli)

 

E’ mia abitudine non portare via molto tempo con le parole, perché preferisco lasciare spazio all’ascolto delle “voci” metafoniche che anche quest’anno ho inserito nel filmato audio video che fra poco verrà proiettato.

E’ doveroso per me ringraziare l’organizzazione del convegno per avermi ancora invitato perché per me è sempre motivo di gioia offrire la mia testimonianza di ricercatore e sperimentatore e nonostante la partecipazione a vari convegni su e giù per l’Italia, L’emozione è sempre la stessa:

molto forte. Dirò subito che non sono qui per cercare di convincere gli scettici sulla realtà della continuità della vita perché non è questo il mio compito, semmai posso solo invitarli dopo avere ascoltato, a fare delle serie e profonde riflessioni e vi confido che tra i miei amici ci sono molti ex scettici…

Molti di voi sapranno cos’è la metafonia o psicofonia che dir si voglia ma per chi non lo sapesse vorrei spendere due parole. La metafonia è un ramo molto importante della Transcomunicazione strumentale (termine coniato dal professore di fisica Ernst Senkowski) ed è la parte che si riferisce alla ricezione e ascolto di voci “anomale” . Per chi non sapesse cosa sia la Transcomunicazione strumentale dirò che si tratta di comunicazioni sia audio detta metafonia , che video detta metavisione con i “diversamente vivi “e/o Altra Dimensione per mezzo di strumenti che ci vengono offerti dalla tecnologia : come la radio, il registratore, il telefono, il videoregistratore, la videocamera, la fotocamera, la televisione il computer ecc.ecc.

 

 Con Paolo Presi e il grande Marcello Bacci

TRACCE

COME FANNO A PARLARE SE NON HANNO PIU’ FISICITA’ ? Ha hanno necessità di attingere energia da qualsiasi fonte sonora. La nostra voce, una radio su fruscio, o sintonizzata su emittente estera, un battito di mani , lo stropiccio di un foglio di carta, lo scroscio dell’acqua , insomma qualsiasi rumore.

Come per tutte le cose, c’è chi è più predisposto per una cosa o per l’altra ed anche in metafonia accade per l’ascolto delle voci in oggetto . Quando ci troviamo di fronte a voci poco chiare , ci sono persone che odono meglio quelle ottenute con il metodo della registrazione dello strofinare delle dita sul microfono ad esempio ( risultano sussurrate) e chi invece sente meglio le voci ottenute con con la registrazione della voce dello speaker di una emittente (voce timbrica con una certa corposità) ed è una questione di orecchio e più precisamente della coclea o volgarmente chiamata chiocciola che in ognuno di noi è diversa come grandezza, infatti il diametro e la lunghezza di quest’ultima determina una migliore o peggiore ricezione di certe frequenze.

Naturalmente quando le voci sono chiare, questo discorso decade.

 

METODI : Nel silenzio quindi in assenza di rumore Essi avranno pochissima energia nulla a disposizione da manipolare e le voci , quando presenti, saranno brevi e afone.

Con la radio estera : Le voci sono timbriche e si possono rilevare due fenomeni :

1- Modulazione della voce dello speaker . Le frasi arrivano in lingua a noi comprensibile , intelligenti e di senso compiuto.

2- Riferimenti particolari rivolti a chi ha posto le domande ed a volte anche a chi non è presente in quel momento.

E’ raro, in caso di voce modulata dello speaker, riconoscere la timbrica della voce del nostro caro perché la timbrica resta , tranne casi rari, la stessa dello speaker ma sarà riconoscibile da ciò che viene detto: un modo di dire , un intercalare caratteristico del nostro caro trapassato. Spesso le voci sono al di sotto della voce dello speaker ( molto debole) o in casi più rari, al di sopra di essa ( più forte ). E’ sempre bene quando si registra, parlare molto lentamente ed a voce alta perché si può dare modo ad Essi di inserirsi nei vuoti ed in questi casi non è raro che si possa riconoscere anche la timbrica del nostro caro ( come se riuscissero a ricostruirla a “memoria”,

Mantengono le loro caratteristiche caratteriali. ( per un po’ di tempo(?)

Accentazione diversa e parole accelerate, coniano termini nuovi per necessità.

Con la registrazione del rumore sfregando ad esempio le dita sul microfono : Voci

solitamente sussurrate ma comprensibili quindi da scartare quelle “parole” che si prestano a più interpretazioni perché , sempre nel caso di parole non chiare o “tronche” l’effetto pareidolico è sempre in agguato .

Microfoniche ambientali : in momenti di silenzio , prima che si ponga la domanda o immediatamente dopo. Spesso si riesce a riconoscere la voce del nostro caro trapassato.

Nastro rovesciato. Con il computer è più facile.

Adoperare registratori muniti di contagiri : sarà più facile ritrovare i punti esatti .

Difficoltà a reperire registratori a cassetta e delle cassette stesse.

Le registrazioni su cassetta con il tempo si deteriorano oltre che subire il fenomeno della migrazione magnetica. ( spire del nastro avvolto su se stesso trasferiscono suoni e parole rendendo poi incomprensibile l’ascolto ) meglio abituarsi alla registrazione digitale.

 

Il computer offre ottime possibilità di registrazione ma occorre scaricare programma audio. Ad esempio AUDACITY è gratuito .

 

Detto questo, desidero spiegarvi che questo mio contributo – testimonianza è frutto di 26 anni di personali esperienze metafoniche che si traducono in oltre 4000 ore di registrazioni.

Lo scopo di questa mia testimonianza è quello di esaudire il desiderio primario dei nostri Cari trapassati che preferisco definire “ diversamente Vivi ” e cioè quello di farvi sapere che il Loro Spirito, continua a vivere in quella “Altra Dimensione del mondo Sprituale” da dove, è bene ricordare, noi tutti proveniamo e dove, dopo la nostra esperienza terrena, faremo ritorno. I nostri cari affetti, non più fisicamente fra noi, ci hanno soltanto preceduto. La cosa sorprendente è che non sono io a dirlo ma Essi stessi che è il caso di dire, ce lo dicono a gran “voce”, tramite i messaggi metafonici che Loro amano definire telefonate e che fra poco come vi ho già anticipato, ascolterete nel video- audio che ho preparato . Sono telefonate pregne d’amore e di insegnamento che possono farci cambiare il modo di vedere e di vivere la nostra vita in modo diverso perché danno emozioni capaci di trasformarci . Prendendo spunto dalla mia esperienza di ricercatore e sperimentatore posso affermare che tantissime persone orfane di affetti cari dapprima disperate, dopo avere ascoltato la voce dei propri cari diversamente vivi, hanno ritrovato la speranza, la fede ed il sorriso perché è maturata in essi la consapevolezza che li ritroveranno pronti ad accoglierli ed abbracciarli quando sarà il giusto momento.

Nella maggior parte dei casi chi si avvicina al mondo Spirituale lo fa perché è scosso da eventi dolorosi così come sta accadendo alla gran parte delle persone qui presenti, ed in considerazione del fatto che anche io ho sperimentato l’esperienza del dolore per la scomparsa di cari affetti, posso dirvi che per dirla in gergo metafonico, siamo sulla stessa lunghezza d’onda e parliamo la stessa lingua. Possiamo condividere il pesante fardello del dolore di ognuno e ci sembrerà forse meno pesante…..

Il dolore per la “perdita” di una persona cara. Ognuno di noi, sono certo, ne farebbe a meno ma è proprio il dolore, che molto spesso ci porta alla ribellione, alla rabbia che ci obbliga a porci delle domande. Un qualcosa si smuove dentro di noi. Ecco che allora inizia un percorso di evoluzione. Quella che noi a torto ritenevamo essere la fine si rivela l’inizio di un percorso nuovo.

Il dolore mi spinse 26 anni fa, dopo l’ennesimo lutto familiare, a buttarmi a capofitto nella ricerca dei miei affetti perché avevo bisogno di conferme, la fede che avevo probabilmente non era fede vera perché chi ha fede non ha bisogno di cercare, colui che ha fede crede senza vedere,sentire e toccare ma in tutta franchezza mi sono sempre chiesto : quante persone hanno il dono di questa fede cieca? Sicuramente non facevo parte di quella categoria di fedeli e non lo dico con arroganza ma senza vergogna. Dentro di me , nel più profondo del mio essere sentivo che l’essenza dei miei cari come il loro amore , i loro pensieri , le loro emozioni non potevano essersi dissolti nel nulla ma avevo allo stesso tempo necessità di conforto e conferme. In tempi precedenti, essendo appassionato da sempre dal trascendente , avevo letto qualcosa sulla psicofonia e questa tecnica che in linea di massima non richiede particolare medianità , decisi di approfondire l’argomento ed iniziai a sperimentare. Fui decisamente fortunato perché dopo solo 20 giorni iniziai a ricevere le prime voci . Non vi posso descrivere la gioia e l’emozione provata . Ricevetti tanto conforto che, senza presunzione, visti i risultati, decisi tempo dopo di mettermi a disposizione di chi necessitava di aiuto. Così fondai un mio Laboratorio che ho battezzato con il nome :

  

LABORATORIO DELLA SPERANZA con sede presso il mio domicilio e successivamente verso la fine degli anni ottanta, visti i risultati sempre piu’ incoraggianti, cosituii insieme ad un ex collega di sprimentazione e di lavoro, una sezione di Parapsicologia e di Metafonia presso il Cral della azienda di trasporto pubblico genovese presso la quale ho prestato servizio sino al luglio di tre anni fa. Successivamente ricostituii tale sezione che di fatto è divenuta un centro di Parapsicologia Umanistica e Metafonico chiamandolo “Oltre l’Orizzonte” , di cui ho l’onore ed il piacere ancora oggi, di esserne responsabile e coordinatore. E’ una sorta di pronto soccorso dell’Anima ed è per me motivo di orgoglio, dirvi che è l’unica sezione di un circolo ricreativo aziendale in tutta Italia, ad occuparsi di queste delicate tematiche.Naturalmente tutto ciò, sono convinto, non sarebbe potuto avvenire senza l’aiuto del TUTTO.

In tanti anni di sperimentazione ho potuto osservare che c’è stata una vera e propria escalation quantitativa e qualitativa . Ad esempio la lunghezza( durata) dei messaggi e la chiarezza delle voci. Il contenuto dei messaggi invece è solitamente direttamente proporzionale alla evoluzione della Entità comunicante.

Alla base di tutto comunque credo che sia necessaria la Loro volontà di comunicare e la nostra disponibilità ad ascoltare con amore, pazienza ed umiltà. I nostri sforzi alla fine vengono sempre premiati. Molti sono gli insegnamenti che si traggono dai messaggi delle Entità guida e non sono rare le tirate d’orecchie quindi non sempre si sente ciò che vogliamo sentire ma quello di cui abbiamo bisogno in quel momento. Non sono rare le loro battute ironiche a conferma del fatto che Essi vogliono vederci sorridere. Ed a proposito di questo vorrei dirvi : Se siete in lutto, non sentitevi in colpa se vi capita di farvi una risata magari per una battuta o una buffa situazione, non pensate di mancare di rispetto ai vostri cari perché non è così. Sono Essi stessi che desiderano vederci sorridere, non ci vogliono vedere disperati. Fra gli insegnamenti uno emerge in modo particolare e cioè l’invito a vivere in armonia con noi stessi e con il mondo che ci circonda e di curarci delle uniche cose che potremo portare con noi quando sarà il nostro momento e che non sono certamente i beni materiali.

 

A conclusione dirò che sì, le loro telefonate sono estremamente importanti perché ci confortano, ci danno speranza e ci restituiscono spesso il sorriso ma non bisogna assolutamente farne l’unica ragione di vita, non deve diventare una ossessione. Parallelamente alla sperimentazione, deve esserci un percorso nostro interiore di riflessione che ci avvicini passo dopo passo alla verità, perché un passo verso la verità è un passo verso il Tutto o Dio che dir si voglia . Loro stessi ci hanno detto che prima di incarnarci ci scegliamo la vita da vivere per cui permettetemi di fare questa ultima considerazione stimolata dai messaggi di insegnamento ricevuti : Noi tutti dovremmo sentire il dovere di lasciare questo nostro mondo un poco migliore di come lo abbiamo trovato e qualche volta potrebbe anche servire elargire qualche sorriso in più agli altri. Tutti noi siamo esseri spirituali che prima di incarnarci abbiamo sentito l’esigenza di fare una esperienza terrena scegliendo di interpretare un ruolo nella commedia della vita umana che si realizza in questo piccolo teatro terreno. L’invito delle Entità è quello di farlo nel migliore dei modi, di modo che all’ultimo atto, al calare sipario, si possa sperare di ricevere gli applausi dei nostri cari dal Cielo. Che il Tutto vi benedica .

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella serata di sabato 21 nell’hotel Monetti, Daniele Gulla’ ed io abbiamo incontrato numerosi partecipanti al convegno. Ho fatto una breve dimostrazione di sperimentazione metafonica mentre il bravissimo Daniele Gulla’ con le sue apparecchiature mi ha ripreso con la sua speciale fotocamera che rileva le vibrazioni … sono uscite delle immagini davvero interessanti .

Nella foto 1 “normale”, una visione della sala con me messo di profilo durante la registrazione .

Nella foto 2 si può notare a destra in visione multispettrale, delle vibrazioni che sono di un colore verdolino che nella foto 3 cambiano ed assumono un colore blu che indica uno stato alterato di coscienza ( stavo riascoltando la registrazione ed arrivavano le “voci” )Nella foto 4 si può notare un volto piu’ piccolo dentro il mio, una sorta di trasfigurzione. Nella foto 5 alla mia destra ( sinistra guardando l’immagine) si può osservare la “presenza” di una sagoma vibrazionale femminile ( non c’era nessuno in piedi accanto a me ). Nella foto 6 è la stessa della foto 5 ma con colorazione multispettrale diversa. Nella foto 7 si può notare che sulla mia spalla destra ( sinistra guardando l’immagine) c’è una testa che sembrerebbe quella di un bambino.

 

 

 

 

Edda CattaniRiccardo Di Napoli e la TCS
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Vorrei un’ala di riserva

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VORREI UN’ALA DI RISERVA

 

Quando nel 2000 venimmo ad abitare ad Abano Terme per essere più vicini alla cappella di Andrea, curammo ogni particolare di questa casa acquistata con tanti sacrifici, dove avremmo dovuto vivere gli anni della nostra vecchiaia. Pensando ad un nome da mettere sulla porta, avrei voluto scrivere:  “I GABBIANI”. Erano i tempi in cui facevamo lunghe silenziose passeggiate, sul finire dell’estate, in riva al mare e guardavamo stormi dei maestosi volatili posarsi sulla riva, alla ricerca di briciole sparse dagli ultimi bagnanti. Mi colpivano quegli uccelli così  solenni nell’aria e faticosamente pesanti a terra, tanto da farmi pensare come non avessero una terza ala come timone che permettesse una manovra meno impacciata dei loro piccoli passi. Eppure, quando si libravano in cielo, aleggiavano come gli angeli, non denotavano alcun peso ed ostentavano un’armonia infinita. Pensavo allora al mio Andrea e dicevo: “Anche tu caro, ora non hai più peso e voli nell’universo, molto meglio dei gabbiani e come gli angeli del Paradiso!”.

Sono passati gli anni, veloci nella maturità, molto più che nella spensierata giovinezza, ed hanno portato con sé tutto il loro carico di dolore e qualche piccola gioia che ha addolcito l’amarezza di alcune giornate, ma contemporaneamente, il bagaglio si è fatto pesante sulle spalle sempre più in difficoltà nello sforzo dell’età. Ho ripensato ai gabbiani della nostra estate leggendo casualmente una poesia di Mons. Tonino Bello:

Voglio ringraziarti, Signore,

del dono della vita.

Ho letto che gli uomini sono angeli con un’ala

soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati.

Vivere è abbandonarsi come un gabbiano

all’ebbrezza del vento: vivere è assaporare

l’avventura della libertà,

vivere è stendere l’ala,

l’unica ala con la fiducia di chi sa di avere

nel volo un partner grande come te.

 

Eccomi rimasta sola, simile alla mia stagione della vita, ormai vecchia e stanca; il mio compagno non è più vicino a me… la sua anima vaga ormai in altre spiagge vicine al cielo ; il mio volo si è fatto ancor più pesante e solitario.

 

Ma non basta saper volare con te. Signore;

tu mi hai dato il compito di abbracciare
anche il fratello e aiutarlo a volare.

Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali

che non ho aiutato a distendersi. Non farmi

più passare indifferente vicino al fratello,

che, rimasto con l’unica ala inesorabilmente

impigliata nella rete della miseria e della solitudine

si è ormai persuaso di non essere più degno di volare

con te. Soprattutto per questo fratello sfortunato

dammi. Signore, un’ala di riserva.        (Mons. Tonino Bello, vescovo)

 

Ora vorrei, Signore, anch’io un’ala di riserva perché non gliela faccio più a volare anche con Te, non riesco a raggiungerti, a parlarti, a godere dei tuoi spazi infiniti… come Madre Teresa, si è fatto buio intorno e arranco con la schiena curva.

Eppure è ormai Primavera… l’inverno sta terminando e presto verrà il mese dedicato  a Lei la Madre delle Madri che non manca di mostrare la Sua vicinanza con la Sua mistica presenza, fatta di silenzio e di fiduciosa speranza.

I miei bambini ormai hanno festeggiato la loro santa Cresima…soldati di Cristo… non ne conoscono appieno il significato ma si divertono con tutte le ricorrenze… anche quelle sacre diventano un fatto commerciale. Per noi è invece un fatto religioso, come lo è lo spuntare improvviso di una bellissima rosa purpurea proprio nel mio roseto incolto, devastato dalla pioggia: una rosa vermiglia come il sangue del mio cuore lacerato e gialla al centro come l’oro prezioso dei gioielli.

Grazie Andrea, ti sei ricordato di me anche in questa occasione; grazie, Madre di tutte le Madri, Rosa Mistica, Maria Immacolata.

 

“Mamma, ti ho messo in sintonia col diapason del Cielo”, dice Roland alla sua mamma.

 Il “diapason” è il punto più alto, la massima intensità del Cielo.

Fra poco sarà Natale e poi verrà l’Epifania come “manifestazione” dello Spirito.

 

A questo punto aggiungo un pensiero ed un ricordo particolare per i papà che proprio in quest’anno festeggeranno ancora 19 marzo questa ricorrenza … la festa del Papà!

 

 

                     

 

        

 

 

 

Edda CattaniVorrei un’ala di riserva
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Dimensione donna

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Dimensione donna

Ci sono donne che hanno occhi di terra e acqua,
che attraversano le stagioni e il tempo
dipingendo il mondo con le loro sensazioni e percezioni.
Sono consapevoli, introspettive, mature,
generose e determinate.
Donne che attraversano il dolore
per giungere alla luce.
Sanno superare le giornate di vento e di pioggia,
di nebbia dell’anima,
hanno la forza di rinascere ogni volta
che la vita le delude.
Donne che vibrano di magia e di mistero,
che conoscono il principio e la fine delle cose,
che sanno dare luce alle anime che incontrano,
alimentare la nostra vita con alchemici incanti.
Perché l’Amore ce l’hanno nell’anima,
lo creano, lo respirano e lo donano.

(Agostino Degas)

La donna e’ un’anfora..un calice che accoglie, un contenitore, il mare, la vita! La donna, o meglio il femminile, rappresenta il mutevole, il mercurio degli alchimisti, instabile, ma questa sua instabilita’, contraria alla fissita’ del maschile, produce il movimento necessario alla vita!
La donna e’ la sensibilita’, il suo regno e’ il mondo dei sensi, dell’emozione !
E’ l’intuizione che si contrappone alla ragione.
La donna e’ l’orizzonte, ma anche la morbidezza!
L’utero femminile..rappresenta in modo mirabile, l’importanza del femminile nel concepimento della vita stessa: nel suo dentro, cresce e si nutre la vita stessa…
La donna come dicevo, rappresenta l’instabilita’ che tanto fa paura, e per questo e’ stata condannata spesso dalla societa’: ma questa instabilita’, e’ cio’ che permette al mondo di evolvere..perche’ senza instabilita’, rimarremmo ancorati alle nostre certezze, senza possibilita’ di alcun tipo di evoluzione!
Mi piace comunque , unire il femminile al maschile: l’uomo, la sua concretezza, la sua razionalita’, la sua precisione, completa il quadro dell’evoluzione..non vi e’ l’uno, senza l’altro! Quando prevale l’uno, il mondo avanza, ma nello stesso tempo, rimane piegato dalla sofferenza di questa mancanza di equilibrio!
La donna e’ l’Aishah…l’Anima.
E aggiungo che quando nasciamo, nasciamo tutti femminili..siamo femminile, poiche’ la Materia, di cui e’ fatto il nostro corpo, appartiene al Regno del femminile! Lo Spirito feconda la terra..e quindi in realta’, dove c’e’ Materia, femminile, c’e’ nel contempo Spirito maschile.
Ancora..la spada nella roccia, rappresenta lo Spirito, il maschile, ancorato alla Materia femminile..e solo Artu’, l’Animo puro, riesce a far partorire dalla terra roccia, il suo Spirito, liberandolo! 

 

Edda CattaniDimensione donna
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Grazie a te donna!

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Grazie a te donna!

 

‘.. il Regno di Dio è come una donna .. che fa l’amore con i desideri della terra ..’ .. che fa la pace con l’impasto del pane, e della farina condivisa che sazia la fame .. che fa la vita con il sangue della luna .. che sussurra parole forti e tenere .. e che lascia nei cuori e nei volti i colori della lotta e dell’amore .. ‘il Regno di Dio è come una donna’ .. che riscatta bellezza, nostalgie e profumi ..
‘.. sono Eva,
sono io,
sono libera e intera,
e Gesù non è morto per colpa mia ..’. Maria Soave Buscemi

8 MARZO: … e ricordiamo questa giornata a noi dedicata con…

ROSSO. Come il sangue che ogni giorno le donne versano per mano dei propri padri, mariti, ex compagni.

ROSSO. Il simbolo dell’energia vitale, della forza fisica e mentale, della volontà di opporsi ai maltrattamenti.

ROSSO: Il colore scelto dell’artista messicana Elina Chauvet per la sua installazione: “Zapatos rojos”, ossia “Scarpette rosse”.

Scarpe da donna di colore rosso o dipinte di rosso, sistemate per le vie, nelle piazze, vicino ai monumenti delle città per dire stop alla violenza di genere. (da FB Donne contro la violenza)

 

 

NON FINISCE CON UNA GIORNATA LA NOSTRA REALTA’!

 

“A voi Donne che per prime ci portate il gemito della vita e la luce della Risurrezione … a voi radici dei nostri sogni, gemme che vegliate sulle nostre primavere … a voi che, inascoltate, …ci fate cadere nell’amore come frutti maturi, e …che spesso sprecate per amare i profumi delle carezze e dei baci … a voi che date materne origini al buon Dio, che da voi ha imparato ad amare … a voi passi di danza accompagnino il vostro cuore tra la terra e il cielo … e solo l’amore canti i vostri sorrisi, amiche intime di un Dio che sa morire, che sa amare, che sa risorgere, per amore, solo per amore .. grazie a voi.” (Fra Benito Fusco)

 

E ANCHE OGGI:

“Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.” (Giovanni Paolo II)

Edda CattaniGrazie a te donna!
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8 Marzo: Festa della Donna

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Le origini della festa dell’8 Marzo risalgono al lontano 1908, quando, pochi giorni prima di questa data, a New York, le operaie dell’industria tessile Cotton scioperarono per protestare contro le terribili condizioni in cui erano costrette a lavorare. Lo sciopero si protrasse per alcuni giorni, finché l’8 marzo il proprietario Mr. Johnson, bloccò tutte le porte della fabbrica per impedire alle operaie di uscire. Allo stabilimento venne appiccato il fuoco e le 129 operaie prigioniere all’interno morirono arse dalle fiamme. Successivamente questa data venne proposta come giornata di lotta internazionale, a favore delle donne, da Rosa Luxemburg, proprio in ricordo della tragedia.

Con il diffondersi e il moltiplicarsi delle iniziative, che vedevano come protagoniste le rivendicazioni femminili in merito al lavoro e alla condizione sociale, la data dell’8 marzo assunse un’importanza mondiale, diventando, grazie alle associazioni femministe, il simbolo delle vessazioni che la donna ha dovuto subire nel corso dei secoli, ma anche il punto di partenza per il proprio riscatto.

Nel corso degli anni, quindi, sebbene non si manchi di festeggiare queste data, è andato in massima parte perduto il vero significato della festa della donna  anche se vi sono associazioni che organizzano manifestazioni e convegni sull’argomento, cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi che pesano ancora oggi sulla condizione della donnal. La festa  è attesa anche dai fiorai che in quel giorno vendono una grande quantità di mazzettini di mimose, divenute il simbolo di questa giornata, a prezzi esorbitanti e dai ristoratori che vedranno i loro locali affollati,

magari non sanno cosa è accaduto l’8 marzo del 1908.

“Auguri a tutte le donne,ma in particolare il mio augurio va per le donne,maltrattate,che donano la vita per chi è malato,per le violentate,per le donne sfruttate,per quelle donne che in guerra in questo momento stanno perdendo la vita,per le mie amiche,che conosco e online..e le donne che non hanno libertà di pensiero e che non possono  scoprire il loro corpo e viso.”

PER TUTTE LE DONNE AUGURI

 

Edda Cattani8 Marzo: Festa della Donna
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Per te donna!

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Per te donna!

 

Non avrei mai voluto esporla ma quest’anno con tante donne uccise, sacrificate alla vita, martoriate, derise, usate come bene di consumo… non festeggiamo l’ 8 marzo ma aderiamo al Movimento contro il femminicidio

IO CI METTO LA FACCIA!!!

 

   

8 MARZO: … e ricordiamo questa giornata a noi dedicata con…

ROSSO. Come il sangue che ogni giorno le donne versano per mano dei propri padri, mariti, ex compagni.

ROSSO. Il simbolo dell’energia vitale, della forza fisica e mentale, della volontà di opporsi ai maltrattamenti.

ROSSO: Il colore scelto dell’artista messicana Elina Chauvet per la sua installazione: “Zapatos rojos”, ossia “Scarpette rosse”.

Scarpe da donna di colore rosso o dipinte di rosso, sistemate per le vie, nelle piazze, vicino ai monumenti delle città per dire stop alla violenza di genere. (da FB Donne contro la violenza)

 

 

NON FINISCE CON UNA GIORNATA LA NOSTRA REALTA’!

 

“A voi Donne che per prime ci portate il gemito della vita e la luce della Risurrezione … a voi radici dei nostri sogni, gemme che vegliate sulle nostre primavere … a voi che, inascoltate, …ci fate cadere nell’amore come frutti maturi, e …che spesso sprecate per amare i profumi delle carezze e dei baci … a voi che date materne origini al buon Dio, che da voi ha imparato ad amare … a voi passi di danza accompagnino il vostro cuore tra la terra e il cielo … e solo l’amore canti i vostri sorrisi, amiche intime di un Dio che sa morire, che sa amare, che sa risorgere, per amore, solo per amore .. grazie a voi.” (Fra Benito Fusco)

 

E ANCHE OGGI:

“Grazie a te, donna-madre, che ti fai grembo dell’essere umano nella gioia e nel travaglio di un’esperienza unica, che ti rende sorriso di Dio per il bimbo che viene alla luce, ti fa guida dei suoi primi passi, sostegno della sua crescita, punto di riferimento nel successivo cammino della vita.” (Giovanni Paolo II)

Edda CattaniPer te donna!
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Il perdono

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Il perdono

( Ne abbiamo parlato anche i giorni scorsi alla Solange)

Dal perdono umano, a quello divino… Cosa dicono i Padri della Chiesa.

Perché questa riflessione?

Ho seguito la storia di un femminicidio e mi sono avvicinata a genitori sconvolti dalla terribile vicenda che ha distrutto la famiglia. Ho parlato sommessamente alla madre per stringerla al cuore, in un fraterno abbraccio ed ho raccolto questo grido disperato…

Giorni infiniti in cui la tua assenza fa’ sempre più male ..
giorni in cui ti ho cerco nei miei ricordi .. nei miei sogni …
giorni che ho sussurrato il tuo nome guardando le tue foto sparse per casa …
giorni in cui penso se avessi potuto evitare ciò che e’ successo …
giorni che scorrono sempre con il pensiero rivolto a te …
tanti mi dicono Dio aveva bisogno di un angelo e ha preso te ..

 

bella consolazione ……. inaccettabile .. incomprensibile … disumano …
e allora oggi mi rivolgo pure a te Dio …
se hai creato tutto l’universo non potevi farti il tuo angelo uguale e lasciarmi 
mia figlia ? 

che Dio sei ?
Un giorno se ti vedrò Dio dovrai darmi una risposta …
e già da adesso posso dirti che e’ inaccettabile …

Ci sono sempre parole che feriscono, suscettibilità che si urtano, delitti che sconvolgono equilibri familiari e non sempre basta la giustizia degli uomini a dare pace. Al contrario… E allora occorre guardarsi dentro e cancellare questa immagine brutta di un Dio giustiziere,  che ha bisogno di un fiore in più nel suo giardino, dove sono i nostri adorati figli, perché non corrisponde alla mia fede. Io penso che questa sia lo svolgersi della vita che ci riserva brutte sorprese  perché, a volte,  gli uomini compiono atti terribili e disonesti. Dio è un padre d’amore e non ci ha tolto mai i nostri figli che vegliano su di noi e penso che, questa giovane, abbia perdonato anche il suo assassino.  Ma è tanto difficile credere … Chiedere e accogliere il perdono è un processo umano e un percorso divino. Comincia con un atto di coraggio che, trasformando le relazioni umane, possiede la capacità di rivelare il volto originale di Dio.

 

 

 

 

La pratica del perdono

Chiedere perdono come anche perdonare non sono azioni spontanee, naturali. Sono valori entrati a far parte della cultura cristiana e che il cristiano è chiamato a vivere con la forza che scaturisce dalla vita nuova ricevuta con il Battesimo.

 “Ma lei ha perdonato coloro che hanno ucciso, il figlio… il marito?…”

“ E lei ha chiesto perdono alla famiglia?”.

Quante volte, a seconda dei casi, abbiamo sentito porre dai giornalisti questi tipi di domande  a coloro che sono ancora straziati da un dolore o che hanno appena commesso un reato!

E quante volte abbiamo disapprovato la mancanza di tatto in momenti così delicati avvertendo, anche inconsciamente, che il perdono da chiedere o da ricevere non è automatico ma un processo lento, progressivo, che coinvolge tutta la sfera della persona. Ci risulta faticoso chiedere perdono perché la nostra società incoraggia a salvare la faccia, a giustificarci in ogni caso, a dare prova di spirito di potenza, a non incontrare la propria debolezza. Ammettere di aver sbagliato, infatti, presuppone una grande attenzione alla propria interiorità e ai propri valori, tanto morali quanto spirituali.

Per un perdono senza equivoci

Perdonare non significa pronunciare la parola magica del perdono  e magari aspettarsi un effetto istantaneo, anch’esso magico. Può essere facile pronunciare la parola perdono, ma ha poco valore se non c’è il cuore, se non è coinvolta tutta la persona. L’atto della volontà è necessario (come diceva sant’Agostino)  ma non è sufficiente. Sono indispensabili risorse come l’intelligenza, il cuore, la sensibilità, il buonsenso, altrimenti risulta un perdono artificioso.

 

Perdonare non significa dimenticare il torto subito. Spesso sentiamo dire: «Va bene, dimentichiamo, voltiamo pagina, perdoniamoci… ». In questo caso non si avrebbe niente da perdonare. Esercitare il perdono esige invece una buona memoria e una coscienza lucida dell’offesa. Anzi, alcuni suggeriscono di ricordare, anche dettagliatamente, il torto ricevuto per poterci liberare delle ferite che esso può aver provocato. In effetti, se si giunge a perdonare un’offesa ciò significa che il suo ricordo non ci causa più sofferenza ma sarà un ricordo come un altro che contribuirà ad acquistare maggiore saggezza. “Il perdono non è dimenticare le colpe del passato, ma un dilatarsi del cuore in uno scambio di vita” (Giovanni Vannucci)

Nel vangelo Gesù dice:

“Sapete che fu detto: occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due” (Mt 5,38-41).

 

Per un perdono cristiano

Charles Duquoc, commentando questo brano, afferma che Gesù non è un ingenuo, non comanda la passività, non chiede di rinunciare alla lotta contro il male. Egli vuole mostrare che l’equivalenza nel male, fosse anche nel nome della giustizia, non trasforma la società umana. Ci vuole un atteggiamento che non si misuri su quanto è già stato fatto: occorre un gesto innovativo, un gesto creatore.

Il perdono rappresenta questa innovazione.

Il credente imita Dio creatore quando, tralasciando l’imperativo della giustizia legale, apre un’altra relazione con colui al quale egli perdona. Così il perdono, trasformando le relazioni umane, possiede la capacità di rivelare il volto originale di Dio. Il perdono comincia con un atto di coraggio.

Perdonare come il Signore perdona noi

“L’animo sia ben disposto, umile, pieno di misericordia, facile a perdonare. Chi sa di avere offeso, chieda perdono. E’ indubbiamente elemosina assai meritevole perdonare le colpe al fratello, come il Signore perdona le nostre. E’ solo questione di volontà. Qualcuno può dire: “Ho mal di stomaco: non posso digiunare”, oppure: “vorrei dare qualcosa ai poveri, ma non posso, ho appena il sufficiente per me”. Ma chi oserà dire:”Non concedo il perdono a chi me lo chiede perché la salute non me lo permette, o mi manca la mano con cui stringere la sua?” . Perdona e sarai perdonato. Non si richiede uno sforzo fisico: L’anima non ha bisogno di fatica muscolare per compiere quanto le viene richiesto. Essendo scritto: Non lasciate tramontare il sole, senza che abbiate prima perdonato (Ef 4,26) ditemi, fratelli carissimi, se può chiamarsi cristiano colui che, neanche in questi giorni di quaresima vuol finirla con i rancori, che non avrebbe mai dovuto alimentare” (Agostino, Sermone 210,12).

Dio dice: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri,
le vostre vie non sono le mie vie.
Quanto il cielo sovrasta la terra,
tanto le mie vie sovrastano le vostre vie,
i miei pensieri sovrastano i vostri pensieri» (Is 55,8-9).
Se noi, quando i nostri servi hanno commesso molte mancanze,
perdoniamo loro, se promettono di correggersi,
e li rimettiamo all’onore di prima
e talvolta persino concediamo loro una maggior fiducia,
molto più lo farà Dio.
Se Dio ci avesse creato allo scopo di poterci castigare,
avresti ragione di disperare
e di dubitare della tua salvezza;
ma dal momento che ci ha creato per sua sola bontà
e per farci godere dei beni eterni,
e per questo fa di tutto
dal primo giorno della nostra esistenza, fino a ora,
che cosa ci può rendere dubbiosi?
Chi semina non mieterà,
se dopo la semina non si attende la messe.
Chi vorrebbe mai fare una gran fatica,
se questa non gli porta nessun frutto?
Così chi semina parole, lacrime e confessione,
se non fa questo con la speranza di averne bene,
non potrà staccarsi dal peccato,
poiché lo trattiene il male della disperazione;
anzi, come il contadino che non spera di mietere,
non bada a togliere ciò che danneggia il campo,
così chi piange e riconosce i suoi peccati,
ma da ciò non si aspetta alcuna utilità,
non potrà mai eliminare ciò che guasta il suo pentimento.

Da Invito a penitenza di Giovanni Crisostomo

 

Edda CattaniIl perdono
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Il sogno paranormale

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            Il sogno: uno degli enigmi dell’uomo

 Dott. E. Marabini

 

Tra le tante cose che pur accadendo quotidianamente, rimangono da svelare vi è il sogno. Cioè quello strano evento che dalla nostra nascita ci accompagna per tutta la vita e che da migliaia di anni è stato oggetto di osservazione, di riflessione e di conoscenza da parte di uomini saggi, di profeti, di filosofi, di medici , di poeti, di scienziati e, non da ultimo, da parte del cosiddetto uomo della strada.
Il sogno, fenomeno indiscutibilmente biologico oltre che psichico, nella sua consuetudinaria ordinarietà rimane un evento “straordinario” e, nonostante l’ampiezza della conoscenza scientifica dei nostri giorni, mantiene ancora inalterata la sua enigmaticità.
Perché fenomeno straordinario ? Perché tramite esso esperienziamo un mondo strano, fantastico, effimero che, nella sua apparente irrazionalità, è comunque ricco di contenuti e di impensate possibilità espressive e cognitive.
Fenomeno enigmatico perché l’analisi di quelle sfuggevoli, impalpabili realtà che ci accompagnano nel sonno, conduce la ragione a doversi rapportare con situazioni oggettive e soggettive che paiono trascendere la stessa meccanicità dello psicosoma che le manifesta e il cui significato, molto spesso, acquista una valenza esistenziale.

Prima di entrare nell’analisi delle caratteristiche psicologiche del sogno è opportuno soffermare l’attenzione – anche se fugacemente – sul complesso problema del sonno, dato che generalmente il sogno si realizza durante quel particolare stato comportamentale.

Come è noto, l’uomo adulto presenta fisiologicamente nelle 24 ore del giorno uno stato di veglia della durata media di 15 – 18 ore e rimanenti 9 – 6 ore di sonno.
Ad una superficiale considerazione questi due condizioni (veglia e sonno) sembrano significare una netta divisione ed una chiara contrapposizione comportamentale. Genericamente si potrebbe dire che la veglia è sinonimo di attività mentre nel sonno tutto è silenzio e riposo.
Ma se invece le cose si considerano un poco più analiticamente si deve constatare che non è affatto così e che tra lo stato di veglia e quello di sonno esistono, in primo luogo, differenti gradi di transizione a cui corrispondono differenti situazioni neurofisiologiche e psicologiche e, in secondo luogo, tutto l’organismo presenta uno stato di intensa attività.
É così che dallo scivolare nel sonno (la fase di addormentamento) si passa al sonno NON-REM, indi al sonno REM e con alterne fasi l’individuo riemerge poi allo stato di veglia.
Orbene, tutti questi momenti anche se possiedono una stabilità relativa, sono comunque periodi specifici e ripetitivi del sonno normale. Corrispondono cioè a condizioni psicosomatiche in cui gli organi manifestano differenti fenomeni funzionali. Dalle modificazioni del comportamento muscolare, alle modificazioni del metabolismo e dell’attività bioelettrica del cervello, dalla attivazione di processi neuro-endocrini, alle modificazioni neurovegetative (c’è chi parla di una vera “burrasca vegetativa”) si innestano differenti espressioni oniriche testimonianti una mutata attività coscienziale.
Dunque, da un punto di vista fisiologico si può dire che, dal momento che l’organismo varca la soglia del sonno e la soglia del mondo onirico, entra in uno stato di accentuata esaltazione funzionale di tutti gli organi mentre esperimenta a livello di attività mentale un’esperienza impensabilmente complessa e singolare.
Un chiarimento di questa attività psichica si è reso possibile con lo studio del comportamento bioelettrico cerebrale. Con l’avvento della elettroencefalografia, fra le tante conoscenze – utili sia a livello fisiologico che clinico diagnostico – si sono potute definire le cosiddette fasi REM e NON-REM del sonno che poco fa ho ricordato.
Sperimentalmente si è assodato che la fase di sonno REM è connessa con i sogni. Il risveglio durante registrazione dei parametri elettroencefalografici ha dimostrato che circa nell’83,3% dei casi il soggetto riferisce di avere avuto un sogno che lo stimolo risvegliante aveva interrotto. Il ricordo del sogno, se il risveglio avviene subito dopo la fine della fase REM, appare più vivo, ricco di particolari e di contenuti visivi. (MANCIA M.)
Un’altra prova indiretta che mostra lo stretto rapporto tra sonno-REM e sogno è l’osservazione che la valutazione soggettiva della durata del sogno da parte del soggetto in esperimento corrisponde alla durata reale del periodo di sonno REM registrato col poligrafo.
Tutto ciò non esclude la possibilità che vi siano dei sogni cosiddetti “istantanei” (cioè, brevi e rapidi), ma, almeno a livello sperimentale, ciò corrisponde all’eccezione.
Durante un sonno notturno regolare sogno e fase REM compaiono 4 – 6 volte per notte e per la durata di 20 – 30 minuti a periodi abbastanza regolari intervallati dal sonno NON-REM.
Tutti i soggetti sperimentati sognano, anche quelli che affermano di non avere mai sognato, per cui se si vuole generalizzare questa evidenza, si può dire che tutti sognano.
L’attività mentale, in fase ipnagogica (fase che corrisponde ai momenti di scivolamento nel sonno), consiste in sensazioni di tipo visivo, allucinatorio, a volte con esperienze auditive e cinestesiche e con la comparsa di un’attività mentale che, di per sé, corrisponde ad una trasformazione dei contenuti percettivi provenienti dal mondo esterno. In fase NON-REM, invece, i contenuti mentali sono senza allucinazioni, ma sono la continuazione delle esperienze vissute da svegli. Ed è in quella fase che spesso si nota una “ricreazioni di eventi recenti e pensieri non distorti” (Mancia M.) o simbolizzati, come invece accade nel sonno REM.
Altro dato emerso da recenti studi sperimentali si è provato che i racconti offerti dai soggetti svegliati durante la fase di addormentamento (dunque nei primi momenti del sonno) presentano caratteristiche simili a quelle esperienze oniriche che compaiono nella fase REM, tanto è vero che vi sono dei sogni in fase di addormentamento che è pressoché impossibile distinguere dai sogni REM. (M. Bosinelli, 1991)
Per cui, nel concludere queste brevi notizie si può dire che “gli equivalenti psicologici di queste fasi sono rappresentati dall’attività mentale con contenuti che in fase NON-REM sono più vicini alla realtà e privi di attività percettiva, mentre in fase-REM si trasformano in contenuti più propriamente onirici ricchi di attività allucinatoria”. (Mancia M.)

È cosa nota, anche se non sempre viene consapevolizzata, che l’uomo trascorre nel sonno circa un terzo della propria vita, il che, tradotto in termini numerici, considerando la vita media di 75 anni, significa che l’uomo dorme per ben 25 anni. E poiché la psicofisiologia ci dice che quando il soggetto dorme di un sonno fisiologico quasi sempre sogna, è indiscutibile che per gran parte della nostra vita mentale la coscienza vive un tipo di realtà che può essere di connotazione decisamente diversa da quella che noi esperienziamo nello stato di veglia.
Normalmente si tende a privilegiare come realtà tutte le informazioni che ci provengono dal mondo sensoriale e si considera perciò l’attività onirica come una realtà effimera ed illusoria. Indubbiamente ciò e vero se consideriamo l’uomo in modo oggettivo e da un punto di vista antropologico e sociale. In tal caso l’esperienza onirica è l’espressione di un distacco dal mondo esterno e corrisponde alla caduta della psiche in un mondo allucinato, fantastico e irreale.
Ma se è vero che ogni attività di un sistema biologico è finalistica (teleonomica) e se è vero che l’uomo dorme per ben 25 anni e sogna per un tempo altrettanto lungo, allora bisogna riconoscere che non solo il sonno, ma anche il sogno, per l’organismo che lo esperimenta, è un momento della massima importanza vitale, anche se per molti versi il suo scopo è nascosto da un mare di nebbia.
D’altra parte la sperimentazione scientifica ha dimostrato che senza sonno e con la privazione forzata del sogno REM l’individuo entra in una condizione patologica. Presenta stati di ansia e di aggressività, tremori muscolari, difficoltà di concentrazione, disartria, manifestazioni allucinatorie e idee paranoidi, incapacità di organizzare un discorso, perdita della memoria immediata, ecc., ecc.) E queste sono manifestazioni tangibili ed oggettive dello psicosoma.
Dunque, sonno e attività mentale onirica sono condizioni fondamentali per il mantenimento di un equilibrio vitale.
Ma, per quello che concerne il vissuto coscienziale, l’organismo che cosa realizza col sogno?
Se ci avviciniamo a questo problema seguendo una concettualità fenomenologica, se per un verso constatiamo che l’evento onirico e molti dei suoi contenuti sono strettamente legati alla fisiologia della struttura organica del soggetto dormiente, per un altro verso ci troviamo di fronte a contenuti coscienziali che trascendono non solo l’organicità corporea, ma anche il patrimonio mnemonico-esperienziale della psiche di quel particolare soggetto.
Ora, anche questo, indubbiamente, deve avere un senso. Se, in un’ottica generale, si volesse sintetizzare il significato del sogno in quanto attività mentale, mi pare di potere sostenere che pur nella sua fittizia evanescenza allucinatoria, in moltissime occasioni assume una chiara connotazione di dialogo interiore. Si configura, cioè, come uno strumento più profondo e più diretto di comunicazione nei confronti sia dello stesso soggetto, fruitore del proprio sogno, che nei confronti degli altri individui.
Per fare questo, l’inconscio del soggetto opera secondo modalità sue proprie in cui il simbolismo o la metafora come linguaggio preverbale e primitivo, meglio esprimono ciò che il soggetto “sente” ma che non riesce a comunicarsi e a comunicare tramite la parola “parlata”.
Questa visione concettuale è quanto mai evidente nel setting analitico, quando coll’instaurarsi del transfert e, successivamente, del controtransfert si assiste all’attuazione di un dialogo prelogico tra l’inconscio del paziente e quello dell’analista, con caratteristiche molto personalizzate.
Ora questa constatazione è molto importante per l’implicita visione dell’instaurarsi di un rapporto subconscio (fenomeno di “interazione psi”) tra il paziente, inteso nel suo racconto onirico e l’analista, a sua volta inteso secondo la sua concezione dottrinale. In modo chiaro D. Nobili (1991) a questo proposito scrive:
“Tutti conosciamo l’influenza dell’orientamento teorico e dello stile comunicativo dello psicoanalista sopra i sogni dei suoi pazienti: essi utilizzano il linguaggio e il simbolismo dei loro analisti, per cui sembra quasi che uno sogni “junghiano”, un altro “freudiano” o “kleiniano”. Ma perché scandalizzarcene? – continua Nobili – Se ci trovassimo in un paese straniero (e tale è per entrambi, paziente ed analista, il mondo interno) troveremmo naturale tradurre ciò che vogliamo comunicare nella lingua che il nostro interlocutore si mostra in grado di intendere. E poiché differisce molto da un analista all’altro, anche all’interno della stessa corrente di pensiero, l’importanza attribuita ai sogni rispetto al resto del materiale, e quindi la loro utilizzazione pratica, differirà anche, nei pazienti, la tendenza a esprimersi attraverso la comunicazione onirica”.

È noto che numerose sono le teorie formulate a spiegazione del sogno.
In un tempo antico vi erano le teorie mitiche, secondo le quali i sogni, veri o non veri che fossero, erano ispirati dagli dei, o dai demoni, mentre, come sostenevano Aristotele, o Ippocrate e altri filosofi greci, la causa del sogno era da ricercarsi nell’intervento di forze naturali proprie dell’anima (psichè). Simili idee si ritrovano in un gruppo di teorie moderne, le quali, appunto, identificano queste possibilità all’attività dello stesso organismo.
Sono le teorie del gruppo meccanicistico, secondo cui le immagini oniriche sono la necessaria conseguenza di stimolazioni di varia entità e provenienza che agiscono sullo psicosoma durante il sonno ed alle quali non è da riconoscere scopo alcuno.
Maggior credito invece hanno le teorie del gruppo finalistico o teleologico, secondo le quali il sogno è promosso da cause aventi una determinata finalità, la cui rappresentazione, guida e dirige il fenomeno.
E sono di questo gruppo, ad esempio, le teorie, più seguite in campo psicologico, postulanti una causalità inconscia: impulsi libidici rimossi o repressi (Freud), situazioni affettive legate al complesso d’inferiorità (Adler), espressioni simboliche di esperienze personali o collettive, innate o acquisite (Jung). (Castelli G. D. 1960)
Sempre secondo un’ottica fenomenologica, in questo inquadramento, bisogna poi considerare anche la possibilità di una attività onirica di tipo creativo (Assagioli).
Vi è infatti, una ricca casistica ricorrente nei secoli che suggerisce l’ipotesi dell’esistenza di un’attività subconscia prelogica che, in modo inopinato, si dimostra capace di risolvere problemi che tramite un’attività razionale non avevano trovato soluzione.
Un caso paradigmatico di un sogno di tipo psicopompico è quello occorso al Prof. Lamberton dell’Università di Pennsylvania.
“…pur avendo meditato a lungo sopra un teorema di geometria, dovette rinunziare a risolverlo. Più non vi pensava da circa una settimana, quando la soluzione gli apparve improvvisa in sogno, sotto forma di un diagramma corredato con formule dimostrative. L’immagine allucinatoria, nettamente proiettata sulla parete, vi rimase per qualche tempo dopo il risveglio, dando al sognatore la possibilità di balzare dal letto e di ricopiare la figura”. (Stevens W. O., 1953)

Così pure, un altro sogno ispiratore, in questo caso con una rara componente ipnopompica allucinatoria auditiva, è il sogno fatto dal grande musicista Giuseppe Tartini.
“…trovandosi una notte in Assisi, si desta dal sonno e si mette febbrilmente a comporre una sonata in sol minore per violino e cembalo. Poc’anzi, a capo del letto sul quale dormiva, il diavolo, improvvisatosi violinista, si era spontaneamente a lui rivelato eseguendo una sonata di prodigiosa bellezza. Egli tenta di trascrivere quanto più gli riesce di ricordare: alcuni brani, qualche frammento e, soprattutto, la “cadenza” dell’ultimo tempo, il famoso “trillo”, fulgido capolavoro di composizione musicale che l’Autore tuttavia dichiara “enormemente inferiore” (Mazzucchelli) a quanto ebbe l’avventura di udire nel sogno”. (Castelli G. D., 1960)
Naturalmente, eventi di questo tipo si rintracciano nella storia di uomini di pensiero di tutti i tempi. Potrei citare Galeno il quale in sogno ebbe il suggerimento di realizzare un certo tipo di intervento per un suo paziente, analogamente a quanto occorse al chirurgo Von Esmarck, inventore del metodo ischemizzante, o al chimico Von Kekulè, che scoprì in sogno la soluzione dell’anello benzolico, ecc.

Ma, a questo punto, è doveroso sottolineare che il discorso analitico e interpretativo del sogno si impatta anche con contenuti particolarmente conturbanti, di per sé disturbanti o addirittura contrastanti la razionalità della scienza.
Alludo ai cosiddetti “sogni telepatici”. Non credo esistano psicologi o psicoanalisti attenti nel loro lavoro che non possano riferire di avere constatato, durante l’analisi dei sogni dei loro pazienti, un simile accadimento.
Già Freud aveva puntualizzato questa possibilità. In sintesi, in più occasioni, ha scritto:

  1. La telepatia è favorita dallo stato di sonno.
  2. Anche se il messaggio telepatico giunge al ricevente nello stesso momento in cui si svolge l’evento esterno, può essere percepito dalla coscienza solo nella notte successiva, durante il sonno.
  3. Vi sono due tipi di sogni telepatici: nel primo, il messaggio telepatico può essere considerato alla stregua di un residuo diurno il quale, secondo lo schema classico, “concorre” alla formazione del sogno. In questi casi il messaggio telepatico (…) non può dunque cambiare nulla nel processo di formazione del sogno”. Nel secondo tipo, invece, il sogno è la produzione non deformata di un evento esterno trasmesso telepaticamente, rispetto al quale la psiche mantiene un atteggiamento “ricettivo e passivo”. Per questo tipo di sogni Freud ritiene corretta la distinzione di “esperienza telepatica verificatasi durante il sonno”.
  4. Sembra essere facile la trasmissione di desideri inconsci o di ricordi laddove questi siano particolarmente “intensi” o dotati di una forte “tonalità affettiva”….”. (M. Bolko e A. Merini, 1991)

Come si vede, dunque, anche Freud, analizzando attentamente i sogni dei suoi pazienti, aveva constatato la presenza di quella che oggi definiamo “percezione extrasensoriale” o, meglio ancora, “interazione psi”. Ed anche R. Assagioli, parlando del significato dei sogni, definisce tale evenienza in modo esplicito, inquadrandoli nel suo schema, come “sogni parapsicologici”.

Un caso significativo di questo tipo di fenomenologia, è, ad esempio, il sogno fatto da C. G. Jung.
Racconto particolarmente importante nell’ambito della letteratura non solo psicologica, specie se si considera che Jung, durante la sua vita, frequentemente ha vissuto esperienze di chiara impronta paranormale.
Così racconta:
“Il rapporto tra medico e paziente – specie quando si verifichi un caso di transfert, o una più o meno inconscia identificazione tra il medico e il paziente – può occasionalmente determinare fenomeni di natura parapsicologica. È una cosa che mi è capitata spesso. Un caso del genere, che mi colpì particolarmente, fu quello di un paziente che avevo curato guarendolo da uno stato di depressione psicogena. Ritornò a casa e si sposò. Sua moglie però non mi piacque, la prima volta che la vidi provai un sentimento di disagio. Notai che per lei io, a causa dell’influenza che avevo sul marito, che mi era riconoscente, costituivo una spina nel cuore. Capita assai spesso che donne le quali non amano realmente il marito siano gelose e distruggano le sue amicizie. Vogliono che il marito appartenga a loro interamente, proprio perché non gli appartengono….”.
“L’atteggiamento della moglie costituiva per il marito un terribile fardello, che egli era incapace di sostenere: sotto il suo peso, dopo un anno di matrimonio, ricadde in uno stato di depressione. In previsione di questa eventualità, mi ero messo d’accordo con lui; mi avrebbe dovuto subito avvertire non appena avesse notato un cedimento nel suo stato d’animo…”.
“In quel periodo dovetti tenere una conferenza a B. Ritornai in albergo verso la mezzanotte – per un po’ dopo la conferenza, mi ero trattenuto con alcuni amici – e andai subito a letto. Ma rimasi sveglio a lungo. Circa verso le due – dovevo appena essermi addormentato – mi sveglio di soprassalto, con l’impressione che qualcuno fosse entrato nella stanza, e la porta fosse stata aperta precipitosamente. Immediatamente accesi la luce, ma non c’era niente. Pensai che qualcuno avesse sbagliato porta, e guardai nel corridoio: ma anche lì c’era un silenzio di tomba. “Strano” pensai “eppure qualcuno è entrato nella stanza!” Allora cercai di ricordare esattamente che cosa fosse accaduto, e mi sovvenni che mi ero svegliato con la sensazione di un dolore sordo, come se qualcosa mi avesse colpito prima alla fronte poi alla nuca.
“Il giorno seguente ebbi un telegramma che mi annunciava il suicidio del mio paziente. Si era sparato. In seguito seppi che la pallottola era rimasta conficcata nella parete posteriore del cranio”. (A. Jaffè, 1978)

Sulla possibilità di simili interferenze tra psichismi, che si realizzano durante il sogno, come voi sapete, vi è una ricca letteratura scientifica di Autori italiani e stranieri.
Ciò che mi piace sottolineare è il dato secondo cui tutto concorre a stabilire che anche tramite il sogno la nostra mente – meglio, la nostra coscienza – è capace di varcare i confini della stessa corporeità tramite la quale si manifesta.

Ma ritorniamo al sogno e vediamo ora in sintesi quali aspetti acquista il suo contenuto manifesto. In primo luogo nel contesto del sogno domina la perdita dei parametri sequenziali temporo-spaziali della realtà oggettiva.
Persone e luoghi subiscono contaminazioni e metamorfosi, mentre il vissuto emotivo affettivo sottostà ad una pseudo-logicità legata, a volte, all’azione di filtro della censura, mentre la coerenza e la sequenzialità logica del racconto onirico si organizza secondo processi dinamici molto bene puntualizzati da Freud e che vengono descritti come condensazione, sostituzione, drammatizzazione. (Penati G., 1974)
Infine, esistono processi in funzione dei quali gli elementi cognitivi, affettivi, emotivi, istintuali vengono sollecitati da condizioni psico-organiche endogene ed esogene e vengono variamente combinati in funzione di una loro valenza psicologica profonda sì da creare la drammatizzazione del racconto onirico.
É così che l’esperienza onirica acquista quei caratteri particolari che tutti conosciamo, densi di contenuti soggettivi, propri di questo o quel soggetto.
Ma, come dianzi ho ricordato, l’esperienza dimostra che in certe particolari e imprevedibili occasioni, i contenuti del sogno non sono frutto della fantasia o dell’immaginazione del soggetto, ma sono realtà psico-cognitive estranee al suo psichismo. Racconti onirici, perciò, che non sono riconducibili al suo vissuto (al vissuto ontologico), e non sono rapportabili all’emergenza di immagini archetipiche provenienti dall’inconscio collettivo, ma che invece sono riconducibili a un effetto di tipo paranormale, per l’attivazione della “funzione psi”. In altri termini vi sono sogni che paiono dimostrare una capacità cognitiva extrasensoriale e irrazionale della mente.

La letteratura parapsicologica a questo proposito, come ben sapete, è quanto mai ricca di esperienze di questo genere, e non c’è che l’imbarazzo della scelta.
E come vi sono sogni che realizzano fenomeni di chiaroveggenza pura, così vi sono racconti che si riferiscono a eventi di tipo paranormale proscopico (i cosiddetti sogni premonitori), con la drammatizzazione della causa della morte evidente e non simbolizzata.
G. Piccinici e G. M. Rinaldi (1990) nella loro recente inchiesta citano il seguente racconto onirico fatto da una donna di 33 anni.
“Sognai che un mio amico aveva un incidente in macchina. Nel sogno vedevo la sua macchina, che conoscevo bene, vedevo uno scontro con un’altra macchina e sentivo il rumore dello schianto. Non vedevo il mio amico chiaramente, era solo un’ombra, però sapevo che era lui, e udivo la sua voce che si lamentava e chiedeva aiuto. Nel sogno lui moriva.
“Al mattino raccontai il sogno a mio marito. Era un sabato. Per tutto il sabato e la domenica piangevo senza motivo, tanto che mio marito si chiedeva se ero impazzita. Non sapevo dare una spiegazione alla mia angoscia, perché non la associavo al sogno.
“Quel sabato a mezzogiorno e mezza, il mio amico moriva in un incidente mentre era in viaggio in Ungheria: si era scontrato con un’altra macchina. Lo venni a sapere la sera della domenica dalla televisione, e allora dissi a mio marito: “Hai visto che non sono una visionaria?”.

Vi sono altri casi in cui, invece il sogno non illustra in modo realistico i fatti che accadranno, ma contiene soltanto una allusione più o meno indiretta e simbolica di un evento futuro.
Alludo a quella casistica spontanea in cui il sogno pare informare il soggetto che sarà protagonista di un accadimento grave che egli dovrà esperienziare, ma che per questa specifica informazione egli si salverà. Casistica che la letteratura parapsicologica riunisce nel capitolo delle “premonizioni tutelari”.
Un caso paradigmatico è quello riferito da G. Dario Castelli (1960), accaduto nel 1957. “Una donna sogna di essere svegliata da una voce che la chiama sulla strada. Si alza e corre alla finestra: dinanzi alla casa si è formato un carro funebre. Il cocchiere ha l’occhio sinistro coperto da una benda nera. Scende di serpa, punta l’indice verso la donna e le chiede: – Siete pronta? – La donna, gelata dallo spavento, fa segno di no e indietreggia nel vano della finestra. – Sta bene – risponde calmo il cocchiere e si allontana nella nebbia.
“Qualche settimana dopo, la donna si trova all’ottavo piano di un grande magazzino, aspettando l’ascensore per tornare al pianterreno. L’ascensore arriva. La porta si spalanca: appare un “groom”. Ha l’occhio sinistro coperto da una benda nera. La donna, paralizzata da un assurdo terrore, resta ferma vicino alla ringhiera. – Siete pronta? – domanda l’uomo. La donna fa cenno di no. L’uomo richiude la porta dell’ascensore, stracarico, che scende verso il pianterreno. Qualcosa si spezza; la grande scatola e tutto il contenuto vanno a fracassarsi contro il suolo…”.

Infine ritengo utile citare un caso da me stesso controllato perché può illustrare la dinamica onirica simbolica.
Caso che nella sua apparente elementarità, dimostra come nel soggetto, durante una situazione del genere, molto spesso si instaura uno stato di ansiosa attesa vigile, accompagnato da uno squilibrio neuro-vegetativo. Stato disturbante il suo equilibrio psicosomatico che scomparirà nel momento in cui l’informazione onirica troverà la sua realizzazione nella realtà dei fatti.
Il caso è il seguente. Il sogno mi fu riferito dalla Sig. M. D., la quale aveva già dimostrato in precedenti occasioni di poter vivere in modo simbolico, durante il sogno, eventi futuri.

Sogno n. 7. Il seguente sogno è stato fatto nella notte del 13-14 giugno 1955, tra le ore 3 e le ore 5 del mattino. È stato riferito al Dott. Marabini alle ore 11,30 del giorno 14 giugno 1955, presente la Sig.na R. S., infermiera.
“Dopo alcune scene di sogni in cui ero angustiata, mi sento far male ad un dente … molto male …e tanto ho tirato colle mie dita che me lo sono tolto.
“Ha cominciato ad uscire sangue dalla ferita.
“Subito ho cercato di medicarla, ma il sangue sgorgava sempre abbondante, e l’arcata mandibolare mi doleva.
“con tutto ciò, le mie mani non si sporcarono di sangue”. “Mi sono svegliata depressa e con una forte cefalea. Ancora adesso (sono le 11,30 del 14-6-55) mi sento tutta agitata internamente. Ho la necessità di stare sveglia, poiché sono convinta che se mi addormento, di nuovo sogno questi fatti.
Appena terminato il racconto, si cercò di analizzare brevemente il sogno mediante il metodo associazionistico. Ne risultò quanto segue: Male ad un dente. (Associazione). – Il male ai denti per me è associato a dispiaceri familiari. Dente che è tolto. (Associazione). – Ogni qual volta mi sono sognata un “dente tolto”, nella famiglia vi è sempre stato un lutto. “Lei” si è tolto un dente colle sue mani. (Associazioni). – Non saprei a cosa associarlo. Certamente è la prima volta che mi capita; negli altri sogni analoghi, i denti mi sono sempre stati tolti. Sangue che sgorga dalla ferita. (Associazione) – Il sangue che sgorgava era mio. Perciò ho paura che si riferisca a qualche persona del mio sangue. Le mani non si sporcano di sangue. (Associazione). – Per me quando le mani mi si sporcano di sangue, vuol dire “guadagno”. (Faccio notare che la Sig.ra M. D. è di professione ostetrica) Pertanto, qui sento una conferma delle sensazioni precedenti. Non si tratta di guadagno.
Fu allora richiesto al soggetto di esprimere una sua interpretazione del sogno. Così rispose: “Ho la convinzione che questo sogno si riferisca ad un lutto della mia famiglia (nel senso di parenti). Alla mattina da sveglia, ho pensato alla nipotina (figlia del fratello) che da domenica ho saputo gravemente indisposta. Soffre dalla nascita di epilessia e nella giornata di domenica ha avuto tre accessi”.
I fatti che seguirono. – Il giorno 29 giugno, alle ore 10, incontriamo la Sig.ra M. D., la quale, in seguito alle nostre richieste di essere tenuti al corrente di tutti i fatti che fossero capitati in quei giorni, ci riferisce quanto segue:
“Il giorno 25 giugno, rientrando a casa da Castelfranco, mio cugino G. C. perdeva il controllo della motocicletta e cadeva riportando la frattura di un braccio. Ora è ricoverato all’ospedale con prognosi favorevole”.
Chiesi allora alla Sig.ra M. D.: “Crede che il sogno del 14 giugno si possa mettere in relazione con questo avvenimento?”.
Ella rispose: “No. questo fatto non ha niente a che fare col sogno. Nel sogno io “mi sono tolta un dente”, e questo per me è sempre stato sinonimo di ‘morte”.
Nel pomeriggio del giorno 29 giugno, la Sig.ra M. D., alle ore 16, mi telefonava dicendomi che alle ore 14 era stata avvertita telefonicamente da Castenaso della morte del cugino Sig. M. A.
Per quanto riguarda questo avvenimento si sono potuti raccogliere i seguenti dati: il giorno 28 giugno 1955, nelle prime ore del mattino il Sig. M. G. di Marano, cugino della Sig.ra M. D. (dal lato paterno), di anni 50, si era suicidato impiccandosi. (E. Marabini, 1956).

Con questo breve excursus sul sogno, dopo avere preso in considerazione le sue modalità realizzative, e la varietà dei suoi contenuti, abbiamo conosciuto che la fenomenologia onirica può avere un’origine sia dalla attività della struttura organica, che da stimolazioni provenienti dall’ambiente esterno. Ed egualmente può essere sollecitata da residui psicoemotivi diurni ed anche da una rielaborazione di contenuti rimossi.
Infine abbiamo constatato che a livello contenutistico tutte queste allucinazioni, per quanto effimere esse siano, frequentemente dimostrano di possedere i caratteri di un dialogo, di un messaggio finemente articolato.
É a questo punto, allora, che mi pare giustificato chiedere: quale realtà nasconde la vita del sogno?
Quale nucleo, o quale matrice organizza questi eventi?
Indubbiamente la fenomenologia onirica trova il suo veicolo di emergenza nello psicosoma, ma l’elemento centrale, dinamicamente inconscio che dirige, informa, osserva, trasforma, elabora e simbolizza messaggi e progetti è la coscienza, cioè l’Io.
E quando constatiamo, nella drammatizzazione del sogno, l’intrusione di particolari e straordinari contenuti veridici, che la loro analisi dimostra essere estranei alla stessa struttura psicosomatica dell’individuo che li manifesta – alludo alle informazioni paranormali – è sempre in azione la coscienza.
Se a livello di discorso psicologico, questa realtà coscienziale (o Io), ha assunto un significato operativo clinico e terapeutico, è doveroso ricordare che troviamo ora importanti conferme della validità di tale concetto negli attuali indirizzi delle Neuroscienze.
Infatti, le conoscenze che emergono da questi studi, cominciano ad offrire impensate e lusinghiere conferme riguardanti le molteplici proprietà dell’istanza coscienziale, non ultimo che la coscienza, per usare le parole di Roger Sperry (come ho ricordato in altre occasioni) pur essendo collegata con la materia cerebrale non è ad essa riducibile.
Il che, in altri termini, è come dire che la coscienza è indipendente dalla struttura tramite la quale si manifesta.

Dunque, tutto questo ancora una volta ci riconferma perché la coscienza, questa misteriosa istanza dell’essere, si dimostra capace di operare negli infiniti spazi dell’inconscio personale e collettivo e, in particolari circostanze e senza che il soggetto ne sia direttamente consapevole, può spaziare nell’intramondano sino ad immergersi in un differente dominio di realtà realizzando così un rapporto non solo con il resto dell’Universo, ma a volte anche col dominio del trascendente.

Bibliografia
  1. ASSAGIOLI R. (1973) – Principi e metodi in Psicosintesi Terapeutica. Astrolabio, 1973.
  2. BOSINELLI M. (1991) – Il processo di addormentamento. in: Sogni: figli d’un cervello ozioso. Bollati Boringhieri, 1991, 249.
  3. BOLKO M. e MERINI A. (1991) – Sogno e telepatia. Continuità e discontinuità della ricerca psicoanalitica. in: Sogni: figli d’un cervello ozioso. Bollati Boringhieri, 1991, 129.
  4. CASTELLI G. D. (1960) – Psicologia e parapsicologia del sogno. CEDAM, 1960.
  5. JAFFÈ A. (1978) – Ricordi, sogni, riflessioni di C. G. Jung. Biblioteca Universale Rizzoli, 1978.
  6. MANCIA M. (1974) – Sonno e sogno: aspetti psicologici ed etologici. La Medic. Intern. A. LXXXII, Luglio, 1974, 25.
  7. MARABINI E. (1956) – Sogno paragnosico. Parapsic. di Minerva Medica, A. XLVII, n. 48, 1956, 3.
  8. NOBILI D. (1991) – Il dialogo analitico: il sogno come strumento di comunicazione. in: Sogni: figli d’un cervello ozioso. Bollati Boringhieri, 1991, 91.
  9. PENATI G. (1974) – Sonno e psichiatria. La Med. Intern., A. LXXXII, Luglio 1974, 61.
  10. PICCININI G. e RINALDI G. M. (1990) – I fantasmi dei morenti. Editrice il Cardo, 1990.
  11. SPERRY R. (1983) – Science and Moral Priority. Oxford, 1983.
  12. STEVENS W. O. (1953) – Il mistero dei sogni. Bompiani, 1953.
Edda CattaniIl sogno paranormale
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