Edda Cattani

L’Angelo Custode

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Chi sono gli angeli Custodi?

 

Gli Angeli custodi sono Angeli incaricati della custodia dei singoli uomini; è una verità che risulta da numerosi passi della Scrittura e dalla costante Tradizione, tanto che la Chiesa ne celebra la festa il 2 ottobre e molti la propugnano come «verità di fede». Che ogni singolo uomo sia affidato alla custodia di un Angelo è ormai affermato anche dai teologi. Come ci è vicino l’Angelo che Dio ha legato alla nostra persona? Quali sono le sue funzioni? Quali servigi viene a renderci? Prima di tutto, egli ci tiene compagnia. Se non facesse altro, sarebbe già molto. Avere un tal compagno, non sentirsi soli durante il cammino della vita, sapere che abbiamo con noi, continuamente, un così grande personaggio che ci ama, che avanza accanto a noi, col quale possiamo conversare, non è già questo un grande beneficio?

Ma egli fa molto di più; la sua presenza non è inattiva. La Chiesa ci spiega il suo compito offrendo alla nostra meditazione, nel giorno della sua festa, il racconto di ciò che fece l’Arcangelo Raffaele per il giovane Tobia.

Nel momento in cui questi si disponeva a partire per un paese sconosciuto in cui suo padre lo inviava per recuperare una somma considerevole prestata a Gabael, un giovanotto si offre per accompagnarlo ed indicargli la strada. Durante il viaggio gli rende dei grandi servigi: sulle rive del Tigri lo preserva dagli attacchi di un pesce mostruoso, glielo fa trarre fuori dalle acque e squartare per estrarne un rimedio capace di restituire la vista al padre cieco. Trova per il protetto una sposa ideale nella persona di Sara, figlia di Raguel, li libera entrambi dalle persecuzioni del demonio, recupera per loro il debito di Gabael e, come aveva promesso, riconduce sano e salvo il giovane al padre che, col rimedio suddetto, guarisce dalla sua cecità. Era l’Arcangelo Raffaele. Si potrebbe pensare che Tobia era ben fortunato e che doveva essere molto amato da Dio per ricevere da Lui un tal compagno! Ma noi non siamo meno favoriti.

Al contrario. L’Arcangelo non restò col giovane Tobia che durante il viaggio. Il nostro Angelo rimane accanto a noi incessantemente, dal primo all’ultimo istante della nostra vita, senza allontanarsi mai. Tobia non sapeva chi fosse il suo giovane compagno (egli non glielo rivelò che al momento della sua partenza), se l’avesse saputo, ne avrebbe certamente goduto di più e si sarebbe sentito più sicuro. Noi invece conosciamo con certezza la natura celeste del nostro «Custode». Come Tobia, anche noi abbiamo un pellegrinaggio da compiere su questa terra. Proprio per questo, come a quel giovane, Dio invia a noi un compagno celeste perché ci guidi, ci assista, ci aiuti, ci protegga. Il suo compito, lo dice il nome, è «custodirci», specialmente contro gli attacchi dell’Angelo cattivo, il demonio.

L’Angelo custode si sforza di fare per il nostro bene ciò che il demonio tenta di fare per il nostro male; ci «tenta», per dir così, alla virtù (come quello ci tenta al peccato), suggerendoci buoni pensieri, richiamando alla nostra mente ricordi edificanti, avendo cura di prepararci buoni esempi ed occasioni di atti meritori, allontanandoci dai pericoli, disponendo gli avvenimenti, per quel che dipende da lui, per il nostro maggior bene, incoraggiandoci nella pratica della virtù, spronandoci sulla via della perfezione, invitandoci in mille modi alla riflessione, alla meditazione dei motivi d’amar Dio ed evitare il peccato… Il nostro Angelo non è soltanto un difensore, ma un animatore. Fa tutto quel che gli è possibile per aiutarci e mette a nostra disposizione la sua intelligenza e la sua scienza, la sua previdenza, la sua potenza, il suo credito presso Dio, desideroso di impiegare tutto ciò in nostro favore. Ci sta accanto, presso di noi, per il nostro bene, a nostro servizio. È un vero servitore, inviatoci dal Padre. Tutto dedizione, ci ispira piena fiducia.

Vuole soltanto dare senza niente domandare. Sì, anche l’ultimo degli uomini, il più povero, il più umile, il più diseredato, il bimbo che ancora non parla, hanno per servitore un messaggero del ciclo; uomo e Angelo insieme: quale sicurezza e quale dignità! La sua assistenza è continua; ma si può star sicuri ch’essa diviene più premurosa ed intensa quando incombe un pericolo per l’anima o per il corpo, nella prova, nella sofferenza o nelle difficoltà, e soprattutto all’avvicinarsi della morte, quando è più grande il bisogno di soccorso. «I nostri buoni Angeli sono chiamati Angeli custodi – spiega S. Francesco di Sales – perché hanno l’ufficio di assisterci con le loro ispirazioni, di difenderci nei pericoli, di correggere i nostri difetti; di spronarci all’acquisto della virtù; hanno l’incarico di portare le nostre preghiere al trono della divina bontà, maestà e misericordia del Signore, e di riportare a noi l’esaudimento di esse.

Le grazie che ci vengono elargite, ci sono date per l’intercessione dei nostri buoni Angeli». San Tommaso si domanda se l’Angelo custode provi dolore dei mali del suo protetto, specialmente quando lo vede resistere alla sua azione e commettere peccato. Risponde negativamente: «Gli Angeli, egli dice, non provano dolore né dei peccati né delle pene degli uomini». Tale tristezza, in essi come in tutti gli Eletti, è incompatibile con la felicità celeste. Tristezza o dolore traggono origine dalla volontà contrariata, quando non si vuole ciò che succede. Ora, gli Angeli non vogliono che ciò che Dio vuole e com’Egli lo vuole; la loro volontà si identifica totalmente con quella di Dio che essi amano soprattutto e intensamente. La gloria di Dio esige che l’anima intelligente sia libera d’amarlo o di offenderlo. Non considerano nel peccato che la gloria di Dio. La sofferenza che deriva dal peccato glorifica Dio provando che Egli è il fine dell’uomo e che non si violano impunemente i suoi diritti e la sua autorità. Parlando in senso assoluto gli Angeli non vogliono i peccati e le pene degli uomini; però li vogliono come Dio li vuole o li permette per la sua gloria e per il loro bene. Se ogni uomo è assistito da un Angelo che lo aiuta ad evitare il peccato e a praticare la virtù, come mai sono così numerosi i violatori della morale, gli uomini che cedono alle suggestioni del demonio, soccombono alla tentazione e si mostrano così moralmente deboli?

Come mai noi stessi non ci sentiamo più forti nella pratica del bene? È come se dicessimo: come mai, nonostante l’abbondanza delle grazie divine, non sono santi tutti quelli cui esse vengono elargite? L’Angelo – come la grazia – ci invita al bene; bisogna però consentirvi. Ci suggerisce alcuni motivi per respingere la tentazione o compiere degli atti di virtù; bisogna però considerarli, farvi attenzione e aderire alle loro ispirazioni. Non diversamente della grazia, egli non forza la nostra volontà. Restiamo liberi d’accettare o di rifiutare; di seguire le sue ispirazioni o di resistere; di rendere efficace o sterile la sua azione. «Che gli uomini periscano – conclude San Tommaso – non va imputato alla negligenza o all’indolenza dell’Angelo, ma alla malizia degli uomini». Se per nostra colpa rendiamo inefficace la sua azione, questo non infima la sua realtà; egli non può nulla senza la nostra cooperazione. Si dirà ancora: se il nostro Angelo deve custodirci, perché avviene che possiamo essere vittime d’incidenti o anche di catastrofi? Affermiamo innanzi tutto che i mali e gli incidenti da cui ci preserva sono molto più numerosi di quel che non pensiamo: noi non percepiamo il suo intervento invisibile. Tra quelli ch’egli non impedisce, ce ne sono alcuni di cui siamo responsabili proprio noi per non aver seguito le sue ispirazioni ed aver agito alla leggera, con trascurata imprudenza. Altri derivano dalle colpe di coloro da cui dipendiamo.

Ce ne sono poi ancora altri cui l’Angelo permette che accadano per farci toccare con mano le funeste conseguenze dei nostri atti cattivi, per farceli detestare ed evitare in avvenire, o anche espiare in questa vita; per distaccarci dalle creature e riavvicinarci a Dio; per fornirci l’occasione di manifestargli la nostra sottomissione e il nostro amore; per esercitare e temprare la nostra volontà; per permetterci di guadagnare una ricchezza di meriti e una più grande ricompensa in cielo… Egli è un operaio intelligente e devoto del divin Vignaiolo che pota la vigna della nostra anima, anche a costo di farla piangere, perché porti frutti più copiosi. È sempre fedele esecutore dei disegni della Provvidenza su di noi. Ma se interviene soprattutto per il bene della nostra anima, egli «custodisce» anche il nostro corpo e i nostri stessi interessi temporali, se sono utili al nostro progresso spirituale. Ci serve in tutto: la sua custodia è estesissima. Tutto ciò che ci riguarda lo interessa. Da quanti mali, incidenti, cause di morte, non ci protegge, anche a nostra insaputa! Suarez riduce a sette le funzioni dell’Angelo custode presso di noi.

1) Ci libera dai pericoli che minacciano il nostro corpo o la nostra anima, allontana da noi le cause esteriori o ci ispira il pensiero di evitarle anche se non ne sospettiamo i rischi; 2) Ci stimola e ci fa operare il bene ed evitare il male; 3) Trattiene i demoni, diminuisce la gravita delle loro tentazioni e il numero dei cattivi pensieri che ispirano e delle occasioni di peccato che provocano; 4) Presenta a Dio le nostre preghiere; 5) Prega per noi; 6) Talvolta ci infligge delle pene: per castigare le nostre colpe e correggerci facendocene sentire le dolorose conseguenze, e anche per offrirci l’occasione di esercitare la virtù e di accrescere i nostri meriti; 7) Al momento della nostra morte, condurrà la nostra anima in ciclo, se è pura da ogni macchia, o in Purgatorio se deve passarvi per purificarsi e verrà a trovarla per consolarla.

Il nostro Angelo custode è lo strumento della sollecitudine paterna di Dio a nostro riguardo e l’intermediario della sua benevolenza. Molte delle grazie a noi destinate passano attraverso lui. Fa per noi molto più di quel che pensiamo; la sua azione è invisibile come lui. Non sapremo che in cielo tutto ciò che gli dobbiamo, tutti i mali dell’anima e del corpo da cui ci preserva, tutti i beni che ci procura, tutte le grazie che ci assicura, tutti i servigi che ci rende. E gliene saremo eternamente riconoscenti. Ma non bisogna attendere quel giorno per testimoniargli la nostra gratitudine. E un dovere ed è nel nostro interesse: non è forse un buon mezzo per incoraggiarlo a continuarci la sua generosa assistenza? Non c’è nulla che, come l’ingratitudine, chiuda il cuore, anche quello degli Angeli.

Tratto dal testo “… ma gli Angeli esistono davvero?” Ed. Medjugorje

GLI ANGELI CUSTODI

Il nuovo Calendario universale della Chiesa ha conservato non la festa, ma la memoria degli Angeli Custodi.

Un tempo questa festa veniva celebrata il 29 settembre, insieme con quella di San Michele, custode e protettore per eccellenza.
L’uso di una festa particolare dedicata agli Angeli Custodi si diffuse nella Spagna nel ‘400, e nel secolo successivo in Portogallo, più tardi ancora in Austria. Nel 1670, il Papa Clemente X ne fissò la data al 2 ottobre.
La devozione per gli Angeli è più antica di quella per i Santi: prese particolare importanza nel Medioevo quando i monaci solitari ricercarono la compagnia di queste invisibili creature e le sentirono presenti nella loro vita di silenzioso raccoglimento.
Dopo il concilio di Trento, la devozione per gli Angeli fu meglio definita e conobbe nuova diffusione. Nella vita attuale, però, gli uomini trascurano sempre di più la propria angelica compagnia, e non avvertono ormai la presenza di un puro spirito, testimone costante dei pensieri e delle azioni umane.
Di solito si parla dell’Angelo Custode soltanto ai bambini, e per questo anche l’iconografia si è fissata sulla figura dell’Arcangelo Raffaele, che guida e conduce il giovane Tobiolo.
Gli adulti, invece, dimenticano facilmente il loro adulto testimone e consigliere, il loro invisibile compagno di viaggio, il muto testimone della loro vita. E anche questo aumenta il senso della desolazione e addirittura dell’angoscia che caratterizza il nostro tempo, nel quale si sono lasciate cadere, come infantili fantasie, tante consolanti e sostenitrici verità di fede.
E’, infatti, verità di fede che ogni cristiano, dal Battesimo, riceve il proprio Angelo Custode, che lo accompagna, lo ispira e lo guida, per tutta la vita, fino alla morte, esemplare perfetto della condotta che si dovrebbe tenere nei riguardi di Dio e degli uomini.
L’Angelo Custode è dunque il luminoso specchio sul quale ogni cristiano dovrebbe riflettere la propria condotta giornaliera.
Per questo la Chiesa ha dettato una delle più belle preghiere che dice: “Angelo di Dio, che sei il mio custode, illumina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste . Così sia “.

Chi sono gli Angeli custodi?

Sono creature delicate e sottili, emanazione dell’energia creatrice degli Arcangeli.
Essi sono pura essenza d’amore, invulnerabili. Sono incorruttibili e privi del decadimento che caratterizza gli esseri umani.

Etimologicamente “Angelo” significa “messaggero”.

Il culto per gli Angeli nella Chiesa è nato nel 1670 con Clemente X che istituì la loro memoria obbligatoria il 2 Ottobre. Il I Concilio Vaticano del 1870 riconfermò la dichiarazione del Laterano del 1215 sulla creazione degli angeli fin dall’inizio dei tempi.

Il Catechismo di Pio X recitava: “Gli Angeli sono creature perfettissime e puramente spirituali” e possono essere definiti come “sostanza intellettuale, creata da Dio e superiore agli uomini”. Essendo “puri spiriti”, essi non possiedono corpo, quantunque alcuni Padri e scrittori ecclesiastici abbiano loro attribuito una certa corporeità, come ad esempio San Gregorio di Nazianzo, il quale sosteneva che “se viene paragonato all’uomo, l’angelo è puro spirito, se invece lo si paragona a Dio, è corporale”. La Chiesa, in base alle Scritture e alla tradizione, ha definito come “verità di fede” non solo l’esistenza degli angeli ma anche la loro creazione: si ritiene che siano stati creati prima dell’uomo in grandissimo numero, (s. Giovanni, nell’Apocalisse dice “schiere innumerevoli”), con compiti specifici e definiti: si parla di angeli custodi, di guide, di protettori di famiglie e comunità, di città e nazioni, di angeli che contemplano e lodano Dio e nel contempo eseguono i suoi ordini, di quelli che stanno davanti al trono di Dio, ecc.

Le schiere celesti sono suddivise in 9 Cori Angelici, a loro volta distinti in 3 Gerarchie:

– Serafini, Cherubini, Troni
– Dominazioni, Virtù, Potestà
– Principati, Arcangeli, Angeli

a capo delle quali sta l’Arcangelo San Michele.

Nell’estate del 1992 Papa Giovanni Paolo II ha ribadito con forza l’esistenza degli Angeli e che vengono mandati dalla Divina Provvidenza affinchè ci aiutino a raggiungere la santità della vita.

La loro presenza è comune alla religione ebraica, cristiana e mussulmana. Quasi ogni pagina della Bibbia attesta l’esistenza di queste creature spirituali che apparvero a parecchi Profeti, tra cui Abramo e Giacobbe, e vengono nominati in più di 300 passi per la loro attività a favore degli uomini. Nei Vangeli essi sono continuamente presenti, a cominciare da quello che annuncia a Zaccaria la nascita del Precursore del Cristo:

“Allora gli apparve un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. [12]Quando lo vide, Zaccaria si turbò e fu preso da timore. [13]Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, che chiamerai Giovanni…”

Nella vita della Santa Famiglia la loro opera è di annuncio, di protezione, di consiglio:

– l’Angelo Gabriele annuncia a Maria il concepimento di Gesù
– un angelo informa Giuseppe della divina Maternità di Maria e più tardi lo avviserà di mettere in salvo il Bambino e sua Madre dalla furia di Erode, come pure l’informerà del cessato pericolo e lo inciterà a rientrare in Israele.

Nella notte della Natività, i pastori saranno avvisati da un angelo:

” Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l`angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”.
E subito apparve con l`angelo una moltitudine dell`esercito celeste che lodava Dio e diceva:

“Gloria a Dio nel più alto dei cieli
e pace in terra agli uomini che egli ama”.

(da Internet “LASCIAMOCI GUIDARE”)

 

Edda CattaniL’Angelo Custode
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La Preghiera all’Angelo Custode

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Come non riproporre una poetica tradizione, fatta di fede e preghiere quasi “infantili” “ma dense di “affido”, proprio come fanno i bambini….

Affidiamoci al nostro Angelo Custode!

In questi giorni particolari in cui gli innocenti subiscono violenza e muoiono, spesso dimenticati; gli ammalati soffrono e non trovano soccorso, la fame e la miseria vengono ignorate quando non ci riguardano… rivolgiamo una preghiera ai nostri Angeli perchè ci proteggano!

 

PREGHIERE TRADIZIONALI

Un’anima non è mai senza la scorta degli Angeli, questi spiriti illuminati sanno benissimo che l’anima nostra ha più valore che non tutto il mondo.

San Bernardo di Chiaravalle

Noi tutti siamo stati affidati da Dio ad un Angelo custode a cui, ogni nuovo giorno, dovremmo chiedere consiglio, forza spirituale e saggezza. Ogni sera dovremmo poi ringraziarlo per tutte le volte in cui ci ha aiutato anche senza che noi ne fossimo consapevoli.

L’Angelo Custode, se rettamente invocato, circonda tosto la casa con amore, protezione e benedizioni. Gli Angeli Custodi apportano più quiete, armonia e spiritualità nella nostra casa: dicono che noi abbiamo eretto una quasi insormontabile barriera di rumore e di materialismo, tra il nostro mondo ed il loro. Una breve preghiera per la Divina ed angelica protezione della casa, dei bambini, dei vecchi e degli ammalati, ripetuta giornalmente, assicurerà i loro privilegi e darà alla casa una atmosfera di bellezza e di pace.

Ricordiamo che la festa degli Angeli si celebra il 2 ottobre.

Angelo di Dio

Angelo di Dio,
che sei il mio Custode,
illumina, custodisci,
reggi e governa me,
che ti fui affidato dalla Pietà Celeste.
Così sia.

Implorazione all’Angelo Custode

O Angelo benignissimo mio custode, tutore e maestro, guida e difesa, sapientissimo consigliere e fedelissimo mio amico, al quale io sono raccomandato per la bontà del Signore dal punto in cui nacqui fino all’ultima ora della mia vita; quanta riverenza vi devo, sapendo che state presente ove io stò! e con quanta devozione vi devo servire per l’amore col quale mi vegliate! e che gran confidenza devo avere avendovi a lato per mia difesa!

Or dunque, insegnatemi, o Angelo santo, correggetemi, assistetemi, guidatemi e custoditemi per il cammino diritto e sicuro alla santa Città di Dio, e non permettete che io faccia in vostra presenza cosa che vi offende e che io non ardirei di fare in presenza di un altro uomo come sono io. Presentate i miei desideri al Signore, offrite le mie orazioni, mostrate le mie miserie, ed impetratemi il rimedio di esse dalla sua infinita bontà.

Vigilate quando dormo, non vi stancate quando sono stanco, sostenetemi quando sto per cadere, guidatemi allorché vado errando; animatemi quando mi perdo d’animo, illuminatemi quando non vedo, difendetemi quando sono combattuto, raffrenate l’impeto dell’astuto nemico, e, nell’ora della mia morte, liberatemi dal dragone infernale, affinché, guidato e difeso da Voi, vada alla vostra gloriosa stanza, e voi godiate del mio bene e io goda della vostra gloria, ed il Signore vostro e mio sia glorificato in voi ed in noi, in tutti i secoli dei secoli. E così sia.

 

Un consiglio di papa Giovanni XXIII

Quando debbo visitare qualche personaggio importante, impegno il mio Angelo Custode a mettersi d’accordo con il suo, perchè influisca sulle sue disposizioni. E’ una piccola devozione che mi richiamò il Santo Padre Pio XI e che ho trovato assai fruttuosa.

Ringraziamento all’Angelo Custode

Angelo mio Custode, vero amico, compagno fedele e sicura guida mia; io vi ringrazio di quell’indefessa carità, vigilanza e pazienza con cui mi avete assistito e continuamente mi assistete nei miei spirituali e temporali bisogni.

Vi domando perdono dei disgusti che tante volte vi ho dato colla disubbidienza ai vostri amorevoli consigli, colla resistenza alle vostre salutevoli ammonizioni, e col profitto così scarso delle vostre sante istruzioni. Continuatemi, vi prego, in tutta la mia vita, la benignissima vostra protezione, affinché possa insieme con voi, ringraziare benedire e lodare per tutta l’eternità il comune Signore. Così sia. Angelo di Dio…

Preghiera medievale

(per proteggere noi stessi dalle forze oscure)

Signore, mandami tutti i santi Angeli e Arcangeli. Mandami il santo arcangelo Michele, il santo Gabriele, il santo Raffaele, affinché siano qui con me, mi difendano e mi proteggano, Tu che mi plasmasti, mi desti un’anima e ti degnasti di profondere il tuo sangue per me.

Io affermo che i santi Arcangeli mi proteggono, mi illuminano quando sono sveglio e quando dormo, mi rendono tranquillo e sicuro dinanzi a ogni manifestazione diabolica. Che nessun essere dotato di maligno potere possa giammai entrare in me, né osi offendere o ferire la mia anima, il mio corpo, il mio spirito, o atterrirmi o solleticarmi con la tentazione. Amen.

Preghiera per la notte

Visita questa casa, o Signore, illuminala con la tua luce e liberala da ogni sorgente di male. Manda i tuoi santi Angeli ad abitare con noi così potremo riposare nella tua pace. Sia la tua benedizione sempre su di noi, attraverso Gesù Cristo nostro Signore, Amen.

 

PREGHIERE LAICHE

Divina presenza in me, possa la Tua saggezza dirigere le mie azioni, il Tuo amore guidare i mie pensieri, la Tua luce illuminare il mio cammino. Avvolgimi nella Tua radiosa presenza ora e sempre. Amen.

Al nostro Angelo custode

Angelo mio protettore, dammi la forza di realizzare i propositi di crescita interiore, di collaborazione e di servizio. La mia volontà è pura, potenziala con la tua forza. Aiutami nelle cose quotidiane, in quelle materiali e spirituali. Sviluppa in me le tue doti, che io veda i miei difetti e che possieda compassione e pazienza. Guida i miei pensieri, desideri ed azioni verso ciò che è più giusto per la mia crescita spirituale e dammi la capacità di accettare ciò che non riesco a comprendere. Così sia.

Agli Angeli consolatori

E’ una invocazione particolarissima da indirizzare mentalmente verso i luoghi di guerra o in cui si siano verificati stragi, torture, atti di terrorismo, massacri ad opera dell’uomo o delle forze della natura, gravi incidenti con molte vittime. Fu composta per il ghetto di Varsavia. Viene tuttora ricopiata su striscioline di carta che, arrotolate vengono deposte dove possibile, fra le pietre, nelle fessure dei muri nei molti luoghi di sofferenza sulla terra.

Se accompagnata dal pensiero compassionevole, possiede un grande potere evocativo. Sollecita l’intervento degli Angeli consolatori. E’ la prima volta che ne viene autorizzata la pubblicazione, perchè è tempo che questa consuetudine riparatrice venga diffusa.

“Come petali di rose in un deserto di sale, amore, compassione, dolcezza, pensiero comprensivo scendano su questi luoghi.

Che i cieli si aprano e Angeli misericordiosi facciano scendere miele e ambrosia per lenire le ferite: attraverso il tempo e lo spazio.

Dai regni oscuri dove follia e terrore sono scaturiti, follia e terrore ritornino e che il Nulla li inghiotta.

Che la luce avvolga nel suo raggio ogni vita stroncata,

e compensi ogni goccia di sangue, e ogni lacrima.

Che la nuova vita sia facile e il destino favorevole.

Che gli Angeli consolatori portino a chi resta rassegnazione e conforto.

E che l’uomo comprenda e la Terra non dimentichi…”.

Benedizioni per la Terra

Quella che segue è una preghiera da recitare all’aperto, immersi nel fulgore della Natura, con le mani giunte, orientandosi di volta in volta verso i quattro punti cardinali.

Sia pace a Nord,
a Sud,
a Ovest
e a Est.
Sia pace attraverso i quattro elementi
ed all’Etere cosmico, che tutto contiene.
Sia pace e amore per tutte le creature,
visibili e invisibili,
attraverso i loro Regni e i loro elementi.
Sia pace ai loro Angeli e ai loro Deva.
Sia pace a noi, che con essi condividiamo il cammino.

 

Lode al Creatore

Dio onnipotente ed eterno,
con tutto il cuore ti lodiamo,
per la grande gloria dei tuoi santi Angeli.
Ti ringraziamo per la loro meravigliosa saggezza,
la forza suprema e la bellezza radiosa;
e per il loro grande potere sempre posto al Tuo servizio.
Fa’ che, seguendo il loro splendido esempio,
possiamo dedicarci completamente all’aiuto dei nostri Fratelli.
Per Cristo nostro signore. Amen.

 

 

All’Angelo di gruppo 

E’ una preghiera utile quando esiste un gruppo affiatato sotto la protezione di un Angelo. E’ da recitare ogni volta che il gruppo si riunisce.

Angelo nostro, protettore ed alleato, raccogli e trasforma i nostri pensieri d’amore. Apri le porte fra il tuo mondo di luce e il nostro mondo di nebbia. Guida i nostri passi sul ponte che li unisce e che la nostra collaborazione diventi ampia e sicura. Avvicina a noi i tuoi Fratelli perchè ascoltino il nostro richiamo. Allontana da noi la nebbia dovute alla mondanità, affinchè Essi vedano i nostri intenti sinceri e la purezza del nostro cuore.

Lasciate aperte le porte, affinchè, invocandovi, possiamo sentirvi vicino a noi. Col vostro aiuto, ci sia dato di proteggere, consolare, guarire. Ci sia dato di aiutare chi soffre nel corpo e nello spirito. La vostra guida espanda la nostra conoscenza, poiché conoscere è servire. Amen.

Preghiera di chiusura

In chiusura, prima che ciascuno si allontani per riprendere la propria strada, si può recitare la formula seguente.

 

 

Salute a te, Angelo nostro, protettore ed alleato. Salute a Te, Signore di questo luogo ed a voi Angeli che ci siete stati vicini. La vostra potenza accompagni il nostro intento e lo deponga dinanzi al trono di Dio, dove la luce turbina in vortici fiammeggianti. Che la nostra richiesta sia accolta, e scenda dallo spirito nella materia, secondo il nostro destino. Riaccostate il velo della separazione, e che il Piano divino si compia sulla Terra. Così sia.

 

PREGHIERE DETTATE DEGLI ANGELI

Per gli Angeli della musica

Salve, Angeli della musica!
Venite in nostro aiuto.
Cantateci canti di gioia.
Infondete in noi l’armonia divina,
risvegliateci,
fate che udiamo la vostra voce.
Intonate le nostre orecchie ai vostri canti;
animate la musica terrena con la vostra luce.
Condividete con noi le fatiche della Terra,
e possano gli uomini udire le melodie,
che voi cantate al di là del tempo e dello spazio.

 

Per gli Angeli custodi della casa

 

Salve, Angeli custodi della casa!
Venite in nostro aiuto.
Condividete con noi lavoro e gioco.
Rimanete con noi e fateci percepire la vostra presenza!
Avvicinatevi e sentite il nostro amore.
Prendete le nostre mani nelle vostre e, per un attimo,
sollevateci dal peso della materia,
Condividete con noi la vostra meravigliosa libertà,
la vostra intensa vita nell’aria luminosa,
l’intensità della vostra gioia,
la vostra unità con la Vita.
Dateci aiuto nel lavoro e nel gioco,
in modo che si avvicini il tempo
in cui tutta la nostra razza vi conoscerà,
e vi saluterà come fratelli,
pellegrini come noi,
sul Sentiero che conduce a Dio!
Salute, Angeli custodi della casa!
Venite in nostro aiuto.
Condividete con noi gioco e lavoro,
in modo che la vita interiore sia liberata.

Per gli Angeli Costruttori

Salve, schiere di Angeli costruttori!
Venite in nostro aiuto.
Aiutate questo neo-nato nel mondo degli uomini,
ed assistete sua madre.
Inviate i vostri Angeli ad assistere ogni nascita,
ad annunciare l’alba della nuova vita,
e dare al bimbo che viene, la benedizione del Signore.
Salve, schiere di Angeli costruttori!
Venite in nostro aiuto,
date aiuto a questo neo-nato nel mondo degli uomini,
e che la divinità interiore sia liberata.

Per gli Angeli della natura

Salve, Angeli della terra e del cielo!
Venite in nostro aiuto.
Date fertilità ai nostri campi,
ad ogni seme donate la vita,
che la nostra terra possa essere feconda.
Salve, Angeli della terra e del cielo!
Venite in nostro aiuto.
Condividete con noi le fatiche della Terra
in modo che la divinità interiore sia liberata.

 

Per gli Angeli Guaritori

Salve, Angeli della guarigione!
Venite in nostro aiuto.
Riversate la vita risanante,
sul corpo di … (nome della persona),
colmate ogni cellula di forza vitale,
donate ai nervi la pace,
calmate i sensi tormentati.
Che un’onda di vita entri in questo corpo,
e dia calore ad ogni suo organo,
affinché, insieme all’anima,
siano risanati dal vostro potere.
Lasciate che un Angelo vegli su… (nome),
confortandolo e proteggendolo,
finché non torni in buona salute.
Fate che riesca a respinger il male,
e ritornino veloci vita ed energia.
Ma, se la vita terrena è ormai giunta al suo termine,
donategli la pace ed un passaggio sereno.
Salve, Angeli della guarigione!
Venite in nostro aiuto.
Condividete con noi le fatiche della Terra
in modo che in ogni uomo si liberi,
la divinità celata nel suo cuore.

Per gli Angeli della Bellezza e dell’Arte

Salve, Angeli della Mano di Dio!
Venite in nostro aiuto.
Imprimete nel nostro mondo
fisico, emozionale e mentale,
il senso della Bellezza Divina.
Aiutateci a percepire le intuizioni del nostro vero Sè.
Aiutateci a riconoscere la Bellezza in ogni cosa,
in modo che, attraverso di essa, possiamo trovare,
nascosto dai veli del colore e della forma, il vero Sé.
Ispirateci a portare nelle nostre vite
il Buono, il Vero, il Bello.
Mostratevi e fatevi conoscere,
Angeli della Sua Mano,
in modo che possiamo imparare anche noi
a diffondere la Bellezza nel mondo.
Salve, Angeli della Mano di Dio!
Venite in nostro aiuto.
Condividete con noi le fatiche della Terra,
fate che la Bellezza interiore sia rivelata!

Ringraziamento serale

Vi ringraziamo amici carissimi,
per tutto ciò che avete fatto per noi,
Rimanete coi bimbi, questa notte, o benedetti,
rimanete coi vecchi e coi malati.
Vicino ad ogni letto vi sia un Angelo custode.
Che tutti possano dormire in pace,
sentendo la vostra silenziosa presenza,
che veglia su di loro.
Amen.

Preghiera serale

Sia benedetto l’amore che, con gratitudine,
offriamo ai nostri angelici Aiuti di questa giornata.
Accettate il nostro amore e le nostre preghiere,
e aiutateci a vivere e lavorare,
per crescere simili a voi.
Per questa notte, su tutto,
imploriamo la vostra custodia.
Siate con i bambini, con i vecchi e con i malati,
avvolgeteli con la vostra luce e la vostra pace,
fino all’alba del giorno che viene.
Fate che al mattino cominciamo,
il nostro lavoro con gioia,
lodando il nostro Padre celeste.
Fate che, mano nella mano,
i Suoi umani ed angelici figli,
possano lavorare nel Suo Nome,
per arrivare al magnifico giorno in cui,
nel nostro e nel loro mondo,
regnerà solo la Sua Volontà.

Amen.

 

da [Dr. Mario Rizzi – Gli Angeli, conoscerli, amarli e seguirli]

 

 

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Edda CattaniLa Preghiera all’Angelo Custode
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Il silenzio e la parola

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Il silenzio e la parola

SIGNORE TU DAI LUCE ALLA MIA LAMPADA!

“Mio Dio, rischiari la mia tenebra.” Esiste un tempo in cui si vorrebbe solo fare il vuoto interiore per ascoltare la voce di Dio. Ci sono luoghi preposti in cui ci si può ritirare e fare silenzio per ascoltare quanto il Padre e la Sua Parola hanno da dirci. Questa bellissima, direi straordinaria esperienza mi è stata comunicata da un’amica di FB  che ringrazio per la cortese condivisione. Dopo un lutto traumatico non solo i convegni della speranza aiutano… ma questi momenti di intensa riflessione per l’anima!

Nella solitudine e nella semplicità operosa
il Signore ci conceda
di rinnovare le forze
e attingere luce per il cammino.

Il Signore rallegri quelli che amiamo
e quelli che non sappiamo amare,
doni lo Spirito santo a quanti si raccomandano alle nostre preghiere.

Pax! State allegri!
I fratelli e le sorelle di Bose

La nostra amica mi scrive: “ …Monastero di Bose… non so se ne hai sentito parlare..ci sono arrivata perché cercavo un monastero che praticasse l’accoglienza per ritirarmi qualche giorno dopo che e’ morto il mio papà ( questo a dicembre…) poi la vita mi ha portato altrove… fino a che non ho scoperto per caso questo monastero che è vicino a Biella…silenzio assoluto… Il silenzio vero… è nelle colline …c’é una passeggiata fino a una chiesa romanica che hanno restaurato loro.  Ti accolgono… ma ti accolgono davvero col cuore … se vuoi segui i loro ritmi di preghiera se no, no…Molto, molto toccante…difficile la solitudine e il silenzio per certi versi, ma lì ho registrato e hanno detto cose che non sempre ho capito… penso.

Tutti gli strumenti che noi stessi ci siamo creati ci invitano alla dimensione così profonda del silenzio, che è il rapporto essenziale con la parola, come il deserto è un termine di rapporto essenziale con la società, la socialità; per cui abbiamo il ritiro nel deserto, l’esperienza del deserto, il raccoglimento nel silenzio: sono parti essenziali dell’esperienza religiosa, fin dalle origini, oltre che esempio tratto dalla vita di Cristo stesso.

 

Stamattina alle 6 in un salmo questa frase “Dio tu accendi la mia lampada”…Enzo Bianchi ha tradotto insieme ad altri dall’ebraico i salmi e la versione che c’è nel solo testo di preghiera : e’ questa!

È stato faticoso in certi momenti …più di quanto pensassi …la solitudine e lo stare da sola con Dio;  ma dopo che ho saputo che mio papa’ era vivo per me e’ cambiato tutto…sono in cammino e sentivo di avere bisogno anche di questo e intendo tornare…

in questi giorni ho letto tutto quello che potevo saltando da una cosa all’altra…dice cose molto molto interessanti che incontrano il mio modo di sentire e il modo in cui cerco Dio…

«Quale tremendo debito d’amore,
di rispetto, di compassione
verso ciascuno dei nostri fratelli.
Signore Gesù,
Tu porti con noi questo fardello,
altrimenti si verrebbe meno,
e Tu sei il compagno di chi spera
e di chi dispera»

una monaca d’occidente

Lì mi hanno detto cose che non ho capito e altre che ho capito dopo (… i nostri amici dell’oltre) …ad esempio una sera “il Vangelo di Luca” …solo questo …e io ho pensato..ok? e cosa ci faccio con questa frase? e’ lunghissimo il vangelo di Luca…l’ho aperto ma cosa potevo leggere…ecco il mattino dopo c’era il vangelo di Luca durante la preghiera delle 6…

Registrando io dico ” ci sto provando mio Signore con tutte le mie forze ma tu leggi nel mio cuore e sai che sono piena di dubbi, aiutami a trovare la strada” risposta ( prima delle parole che non arrivo a cogliere bene) poi mi dice “la strada è in me”…

Gesù amava ritirarsi in disparte, sul monte o nel deserto. Ma tornava presto in mezzo agli uomini, commosso dalla folla che attendeva il suo ritorno. Dio è ovunque noi siamo, non dobbiamo cercarlo altrove, non dobbiamo evadere…

Ho chiesto di dirmi le parole che sapevamo… silenzio…in questi casi spesso non spiegano…hanno parlato …sta a te capire… allora ho riascoltato con calma e capivo distintamente… “david ti aspetta qua…”

Il giorno dopo uno dei salmi era di David ( il re) moltissimo Salmi del Salterio sono “di David.” Mi sono fatta anche un’altra idea ma forse questa e’ una mia interpretazione… resta lo stupore del testo. Loro sanno, sanno prima o comunque sanno.

Non so con quanto anticipo scelgano i testi in monastero…

Fare ritiro significa sostare, chiudere un attimo gli occhi non per dimenticare ma, al contrario, per ritrovarsi, per radunare le forze, per far ordine nei pensieri, per calmare l’angoscia. Ma non è un semplice esercizio di autodisciplina. Fare ritiro è come prepararsi a un appuntamento: si resta in disparte solo per essere più sicuri di incontrare il volto di Dio…

 

Se mi è concessa, ho provato invidia per te amica mia, per questa opportunità di fare questo silenzio che mi manca e che posso a mala pena percepire e anche con una certa vertigine. In questi giorni avevo pensato di raggiungere Montefano per un week-end al Centro Studi biblici di Padre Alberto Maggi, ma le condizioni climatiche e la mia precarietà fisica l’hanno fatta da padrone… Ho però potuto rallentare il ritmo del mio vivere, trovandomi in assoluta inattività. Ho compreso che fra le mie “mura protette” lontana dall’inquietudine quotidiana, posso fare “silenzio” perché è silenzio la presenza del Cristo che si manifesta quando siamo disposti a riceverlo, tra i momenti in cui ognuno di noi si concentra sul proprio destino, sulla propria natura e sensibilità, sul proprio compito.

 

Questo silenzio è anche, secondo me, un’esigenza imponente che va preservata come il diritto divino dell’ineffabile; c’è qualcosa in questo mio stare che non si può descrivere, che non si può dire con parole e che però fa parte ancora di più di quel linguaggio più vasto che lo stesso P.Alberto, nei suoi incontri del giovedì, ci invita a cogliere perché il Vangelo appunto non è solo verbale. Questa condizione è splendida, questa potenza che il silenzio ci comunica vuole quasi garantirci che c’è questo incomunicabile, qualcosa che non può essere sacrificato dalle consuete parole del vocabolario degli uomini, ma che comunque si manifesta nell’economia delle parole stesse, come tempo interno delle parole che invece si possono pronunciare.

 

Dio mio, se è vero che tu sei dappertutto
come mai io sono così spesso altrove?

Se vai in capo al mondo, trovi le tracce di Dio
se scendi nel tuo profondo, trovi Dio stesso.

 

 

Questo inesprimibile è ciò che ha avvertito la nostra amica e che ha sperato, nel silenzio, di cogliere e, forse, c’è riuscita… questo stesso è espresso nel Vangelo, quando Gesù, a volte, non risponde ai suoi, discepoli o comuni ascoltatori, che si alza qualche volta anche tra l’uno e l’altro dei discepoli e vi è pure qualche passo in cui rimane il non detto che occorre però saper cogliere.

 

C

 

Grazie Signore per questi giorni di silenzio che mi hai donato!

 

Signore accendi la mia lampada! 

 

Edda CattaniIl silenzio e la parola
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Giornata mondiale per la Cura del Creato

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Giornata Mondiale per la Cura del Creato 

 

 

La Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato ricorre ogni 1 settembre, occasione nella quale il Santo Padre scrive un Messaggio diretto alla Chiesa Cattolica e a tutte le persone di buona volontà.

Nel suo Messaggio Papa Francesco invita a “vivere una fede incarnata, che sa entrare nella carne sofferente e speranzosa della gente; unire le forze per contribuire a ripensare alla questione del potere umano; estendere anche al creato l’armonia fra umani nella responsabilità per un’ecologia umana e integrale, via di salvezza della nostra casa comune”.

La salvaguardia del creato è dunque una questione, oltre che etica, eminentemente teologica: riguarda, infatti, l’intreccio tra il mistero dell’uomo e quello di Dio. Questo intreccio si può dire “generativo”, in quanto risale all’atto d’amore con cui Dio crea l’essere umano in Cristo. Questo atto creatore di Dio dona e fonda l’agire libero dell’uomo e tutta la sua eticità: libero proprio nel suo essere creato nell’immagine di Dio che è Gesù Cristo, e per questo “rappresentante” della creazione in Cristo stesso. C’è una motivazione trascendente (teologico-etica) che impegna il cristiano a promuovere la giustizia e la pace nel mondo, anche attraversola destinazione universale dei beni: si tratta della rivelazione dei figli di Dio che il creato attende, gemendo come nelle doglie di un parto. In gioco non c’è solo la vita terrena dell’uomo in questa storia, c’è soprattutto il suo destino nell’eternità, l’eschaton della nostra beatitudine, il Paradiso della nostra pace, in Cristo Signore del cosmo, il Crocifisso-Risorto per amore.

Sperare e agire con il creato significa allora vivere una fede incarnata, che sa entrare nella carne sofferente e speranzosa della gente, condividendo l’attesa della risurrezione corporea a cui i credenti sono predestinati in Cristo Signore. In Gesù, il Figlio eterno nella carne umana, siamo realmente figli del Padre. Mediante la fede e il battesimo inizia per il credente la vita secondo lo Spirito (cfr Rm 8,2), una vita santaun’esistenza da figli del Padre, come Gesù (cfr Rm 8,14-17), poiché, per la potenza dello Spirito Santo, Cristo vive in noi (cfr Gal 2,20). Una vita che diventa canto d’amore per Dio, per l’umanità, con e per il creato, e che trova la sua pienezza nella santità.

Edda CattaniGiornata mondiale per la Cura del Creato
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Il terzo segreto di Fatima

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IL MESSAGGIO DI FATIMA 

(Episodi a seguito delle apparizioni)

 A lato una copia fotostatica  della rivista “Ilustração Portuguesa

del 29 ottobre 1917 ritraente la folla che osserva il ‘miracolo del sole’.

Stanzione Don Marcello

L’angelo a Fatima si manifesta sotto la figura di un giovane di 14-15 anni, più bianco della neve che il sole faceva diventare trasparente come se fosse di cristallo, e di una grande bellezza come dichiara Lucia. La novità dell’apparizione angelica di Fatima sta nel gesto dello spirito celeste di offrire l’ostia e il calice del sangue eucaristico ai tre pastorelli affinchè facciano la santa Comunione. Una tale gesto angelico non è contenuto nei Vangeli e da diversi teologi è considerato “assai misterioso” ma Don Marcello Stanzione ne offre una esauriente spiegazione.

Don Marcello Stanzione è l’autore di due libri molto facili da leggere, sulla storia di Natuzza Evolo che si trova in “mistica e guarigioni”.

(v.anche biografia di Don Marcello in “Natuzza Evolo”)

FATIMA (Portogallo) – La “principale preoccupazione” di ogni sacerdote dev’essere la “fedeltà” e la “lealtà” verso la propria “vocazione”. E’ il richiamo pronunciato da Benedetto XVI nella cerimonia dei Vespri celebrata con il clero portoghese nella chiesa della Santissima Trinità, a Fatima, dove Ratzinger è stato accolto da circa diecimila fedeli e dalle campane che suonavano a distesa.

“Permettetemi di aprirvi il cuore – ha detto il Papa – per dirvi che la principale preoccupazione di ogni cristiano, specialmente della persona consacrata del ministro dell’Altare, dev’essere la fedeltà, la lealtà alla propria vocazione, come discepolo che vuole seguire il Signore”.

Il monito di Benedetto XVI a non tradire la missione sacerdotale arriva all’indomani delle parole con cui il Pontefice ha fatto presente che la più grande “persecuzione” contro la Chiesa oggi viene non dall’esterno ma dai “peccati” che esistono al suo interno.

“In quest’anno sacerdotale che volge al termine – ha aggiunto Ratzinger durante la cerimonia dei Vespri – scenda su tutti voi una grazia abbondante perché viviate la gioia della consacrazione e testimoniate la fedeltà sacerdotale fondata sulla fedeltà di Cristo”. E ancora:  “Guai al Pastore che rimane zitto vedendo Dio oltraggiato e le anime perdersi”.

“TERZO SEGRETO DI FATIMA”

Moltissimo si è ipotizzato, per ben più di mezzo secolo, sul famoso “Terzo segreto di Fatima”, cioè su quella parte del discorso della Madonna, alla sua terza apparizione, che Lucia non riporta nel proprio racconto in quanto la stessa Santissima Vergine le disse: «Questo non lo dite a nessuno. A Francesco sì, potete dirlo».Le prime due parti – se si vuole “i primi due segreti” del messaggio di Fatima, riguardanti la predizione della Seconda Guerra Mondiale e l’ascesa e il crollo del comunismo in Russia – furono messe per iscritto da suor Lucia nel 1941, su ordine del Vescovo di Leiria e le abbiamo lette prima. Nel 1944, suor Lucia mise per iscritto anche il Terzo segreto e, prima di consegnare all’allora Vescovo di Leiria-Fatima la busta sigillata contenente questa parte del messaggio della Madonna, scrisse sulla busta esterna che poteva essere aperta solo dopo il 1960 o dal Patriarca di Lisbona o dal Vescovo di Leiria.

 

Alla domanda molto diretta posta nel 2000 a suor Lucia dal Mons. Tarcisio Bertone «Perché la scadenza del 1960? È stata la Madonna ad indicare quella data?», suor Lucia aveva risposto: «Non è stata la Signora, ma sono stata io a mettere la data del 1960 perché, secondo la mia intuizione, prima del 1960 non si sarebbe capito: si sarebbe capito solo dopo».

La busta contenente il Terzo segreto di Fatima fu invece aperta, nel 1959, da Papa Giovanni XXIII, che dopo aver letto il segreto decise di rinviare la busta sigillata al Sant’Uffizio e di non rivelarlo. Papa Paolo VI lesse il contenuto nel 1965 e anch’egli si comportò come il suo predecessore. Papa Wojtyla, dopo l’attentato subito il 13 maggio 1981, richiese la busta, di cui lesse il contenuto il 18 luglio 1981, ma lo ha rivelato solo nel 2000, in occasione del passaggio dal Secondo al Terzo millennio (e quando già la sua salute era minata dal Parkinson).

 

Il testo del Terzo segreto, rivelato a Lucia il 13 luglio 1917 nella Cova di Iria a Fatima, secondo quanto divulgato con un documento ufficiale dal Vaticano il 26 giugno del 2000, è il seguente:

«Scrivo in atto di obbedienza a Voi mio Dio, che me lo comandate per mezzo di sua Ecc.za Rev.ma il Signor Vescovo di Leiria e della Vostra e mia Santissima Madre.
Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme che sembrava dovessero incendiare il mondo; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l’Angelo, indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza! E vedemmo in una luce immensa che è Dio: “qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti” un Vescovo vestito di Bianco “abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre”. Vari altri Vescovi, Sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c’era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i Vescovi Sacerdoti, religiosi e religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c’erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio». Tuy, 3-1-1944

Indubbiamente il Terzo Segreto si riferisce principalmente a un castigo spirituale. Di gran lunga peggiore, ancora più spaventoso delle carestie, delle guerre e delle persecuzioni, perché riguarda le anime, la loro salvezza o la loro eterna dannazione. Il defunto Padre Alonso, nominato nel 1966 archivista ufficiale di Fatima dal Vescovo Venancio, ha dimostrato che ciò è quanto contiene il Terzo Segreto.
.. Il 10 settembre 1984, il Vescovo Cosme do Amaral, attuale Vescovo di Leiria e Fatima, nell’Aula Magna dell’Università della Tecnica di Vienna, dichiarò ..: “Il Terzo Segreto di Fatima non parla né di bombe atomiche né di testate nucleari, né di missili SS20. Il suo contenuto”, ha aggiunto “riguarda solamente la nostra Fede. Identificare il Segreto con annunci catastrofici o con un olocausto nucleare vuol dire distorcere il significato del Messaggio. La perdita della Fede di un continente è cosa peggiore dell’annientamento di una nazione; ed è vero che, in Europa, la Fede è in continua diminuzione” [Il Vescovo poteva fare questa affermazione così grave perché è un dogma della Chiesa Cattolica che per essere salvato dalle fiamme eterne dell’inferno ogni Cattolico non deve perdere la Fede. Ovviamente l’annientamento fisico non è un male così grave come la perdita eterna delle anime nell’inferno. Ecco perché questa punizione proclamata nel Terzo Segreto è peggiore della guerra e della morte.]. .. Ciò significa che la tesi di Padre Alonso è ora confermata pubblicamente dal Vescovo di Fatima: concerne la terribile crisi all’interno della Chiesa. Si tratta della perdita della Fede nella nostra era predetta dall’Immacolata Vergine ..
.. “In Portogallo il dogma della Fede sarà sempre custodito, ecc.”. Questa breve frase che la veggente aggiunse intenzionalmente e con sicurezza quando scrisse per la seconda volta .. la conclusione del [terzo] Segreto nelle sue Memorie .. ci fornisce in modo molto discreto la chiave del Terzo Segreto. Ecco il ragionevole commento di Padre Alonso: “In Portogallo il dogma della fede sarà sempre custodito”. Questa frase implica in tutta chiarezza lo stato di crisi della Fede che avverrà nelle altre nazioni. Vi sarà quindi una crisi della Fede, mentre il Portogallo la salverà. .. Se ‘In Portogallo i dogmi della Fede saranno sempre custoditi’ si può dedurre con assoluta chiarezza che in altre parti della Chiesa questi dogmi stanno diventando oscuri o potranno persino andare perduti”.
.. Aggiungeremo che il Cardinale Ratzinger stesso ha parlato in tal senso a Vittorio Messori, affermando che il Terzo Segreto riguarda “i pericoli che minacciano la Fede e la vita dei Cristiani”.
.. il Terzo Segreto insiste sulle pesanti responsabilità delle anime consacrate, dei preti e persino degli stessi Vescovi in questa crisi della Fede senza precedenti che da 25 anni ha colpito la Chiesa. [Per] citare Padre Alonso: “E’ quindi assolutamente probabile che il testo del Terzo Segreto faccia allusioni concrete alla crisi della fede nella Chiesa e alla negligenza degli stessi pastori”. Egli parla inoltre di “lotte interne proprio in seno alla Chiesa e di gravi negligenze pastorali da parte delle alte gerarchie”, e di “deficienze da parte della più alta gerarchia della Chiesa”. [Questo..] spiega infine perché i Papi, fin dall’ottimista Giovanni XXIII, hanno esitato, ritardato e incessantemente rimandato la sua pubblicazione, cercando a ogni costo di tenerlo nascosto.


 

Edda CattaniIl terzo segreto di Fatima
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“Non abbiate paura…”

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Aprire un varco alla speranza. “Non abbiate paura…”

(dall’album dei ricordi)

 

 Mentre respiro ancora l’aria di questo periodo postpasquale, allietato dalla beatificazione del nostro amato Santo Padre Karol Wojtyla ma anche funestato da notizie di guerra, di omicidi efferati, di violenza e … ancora di morte per le strade … viene da chiedersi il perché di tanto male, di tanta malvagità quando un Dio mite si è sacrificato per noi sulla croce donandoci gratuitamente un grande messaggio di redenzione!

 

E’ iniziata per tanti genitori la ricerca disperata del “perché” che noi, Mamme della Speranza, ben conosciamo e l’inizio di un percorso che è alle origini dell’arte e della storia. Per l’uomo moderno la morte è tabù, a meno che non vada in televisione, ma ignorarla è quasi impossibile perché è strettamente legata con la natura e con la nostra vita. La fede stessa nell’aldilà non esisterebbe se non ci fosse la morte e, secondo alcune interpretazioni, le religioni nascono proprio dalla paura della morte. In natura la morte è normalità: muoiono le stelle nell’universo, ma muoiono anche i cosmonauti che hanno tentato di studiarle. Sulla terra muoiono i biosistemi, le specie e gli individui.

 

Morire vecchi e di morte naturale non fa notizia perché rispecchia un processo evolutivo, ma morire giovani, per incidenti, malattie o suicidi pone angosciose domande che sfociano nella ricerca di un contatto: dalla preistoria ad oggi.

In questi giorni è caduta anche la “festa della mamma”; un evento commerciale senza dubbio, ma che ha acutizzato i ricordi nelle numerose madri che scrivono su FB le loro angosce: mi sono allora affrettata a trasmettere il programma di Cattolica per rinnovare quella speranza che per noi tutti è fonte di conforto per l’anima e nuova Luce che compare all’orizzonte.

 

Mentre mi stavo occupando di confortare i partecipanti al gruppo del sabato sono stata raggiunta da lettere di madri della nostra A.C.S.S.S. che mi esponevano le loro incertezze sul nostro rapporto con la Chiesa Cattolica. Guardiamo ad esp. il documento del Pontificio Consiglio Della Cultura “Una riflessione cristiana sul NEW AGE” di non tanto recente pubblicazione. Nel testo, se lo si è letto correttamente, si trova un po’ di tutto: dal confronto con la chiesa  cattolica, ai temi centrali sulla persona umana, Dio e il mondo e non mancano le affermazioni sui medium e i contatti paranormali. Fughiamo ogni perplessità, in quanto già nella presentazione del documento, fatta da S.E.MONS. Michael L.Fitzgerald del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso si  afferma “Questo studio intende essere uno strumento di scambio … con i centri di formazione e di cultura … per cercare nuove forme di dialogo e di testimonianza”; nulla accomuna il Movimento della Speranza a quanto viene dichiarato sul NEW AGE.

 

Nel frattempo ho ricevuto pochi giorni fa una mail dopo che avevo spedito le news con il programma di Cattolica, in cui un lettore mi scrive:

“… questi convegni sono la fotocopia l’uno
dell’altro, con il solo scopo di lucrare sul dolore della gente, gente
purtroppo debole e in balia di farneticanti personaggi pronti a sparare
baggianate ridicole, una vera vergogna!!!”

 

         Quest’ultimo commento mi ha particolarmente addolorata e pensavo proprio a questo genitore al ritorno da Casa Madre Teresa, dove il mio amato sposo ha avuto l’ennesimo arresto cardiaco. Pensavo alle mie rette intenzioni nel cercare di aiutare chi è stato colpito da un lutto come il nostro. Pensavo a questo Cristo vivente che andava nelle case dove erano morti i figli per dire: “… sono un papà anch’io… vostro figlio non è morto… ma è vivo… ” Guardavo quelle membra martoriate, ormai non più coperte da umano pudore, esposte ad essere rivoltate, trafitte, ripulite e riavvolte in un sudario. Ho salutato il mio amato recitando:

“io mi parto da te, parto da questo altar,

 vieni Gesù con me, sola non mi lasciar ….”

 

Ed ho pensato che la sofferenza, ogni sofferenza, non merita inganni, perché di per sé è già troppo lacerante e che è ora di far chiarezza, ancora una volta, prima di partire per Cattolica con dubbi o incertezze…

 

Il Dr. Mario Mancigotti che mi ha preceduta nel coordinamento dei Congressi ha precisato più volte le finalità che si perseguono, ma anche l’Associazione che presiedo a Padova ed il cui spirito intendo aggiungere al lavoro svolto finora, ha precise connotazioni e formula definizioni che mi permetto di trascrivere:

 

·     SCIENZA E FEDE procedono in parallelo, con studio rigoroso ed obiettivo, senza ideologie pregiudiziali, ma con disponibilità verso tutte le ipotesi, verso un mondo nuovo che questi studi legittimano e ci spalancano davanti. La sopravvivenza è tra queste cose, non per scelta a priori, ma perché tante fenomenologie paranormali indicano ad essa; deriva da ciò lo stretto rapporto con la parapsicologia.

 

·        Il far conoscere a tante Madri, a tutte le persone provate da lutti gravi, che “la morte non è un atto finale e la Vita prosegue”. Qui il parapsicologo si ferma, ma dice “in cammino verso l’Infinito”, verso cioè una sempre maggiore comprensione della Realtà e dell’Essere, una espansione cosmica di cui sono inimmaginabili vertici raggiungibili.

·     Vi è necessità di un Movimento di rinascita, cioè la conversione alla nuova Realtà che diviene consapevolezza, studio attento, percezione di tanti piccoli segni, nuovi e veri di cui comprenderemo il valore. Perciò la Scienza, con i suoi studi e le sue riflessioni, fa assurgere la “Parapsicologia” non a divinazione di maghi e streghette che evocano l’aldilà per acquisire poteri sull’aldiqua, ma allo studio serio dei fenomeni parapsicologici.

·      Piena adesione sui grandi temi della Rivelazione con la Chiesa Cattolica e con la gerarchia che la rappresenta, con Teologi, con personalità degli Ordini Religiosi che, come riconoscono le fenomenologie religiose e paramistiche, riportate dall’agiografia e inconfutabili, non possono disconoscere le fenomenologie paranormali, anche se di origine diversa (spirituale per le prime, psichica per le seconde) che sono del tutto analoghe e corrispondenti.

 

                      

       Tutto questo serve ad affermare che il mondo e l’ umanità hanno iniziato il terzo millennio con il carico che si preannuncia pieno di promesse, ma anche di grandi timori e di mistero.

       Il nuovo millennio, è sorto sotto gli auspici del rinnovamento spirituale e di rinascita dell’ uomo. Rinascita nel segno dell’ amore e dell’ approfondimento dell’ interiorità, della scoperta e del viaggio verso lo studio dell’ altra dimensione, delle infinite altre dimensioni che sono intorno a noi e che sono tutte dentro di noi. Ci siamo accorti che non siamo soli e che non ci sono solo le cose e la vita di questo mondo materiale. Ci sono tanti altri esseri che, invisibili agli occhi del corpo,  si fanno presenti a quelli della mente, all’ intuizione e alla sensibilità del cuore e dell’ anima. Ci sono tante altre condizioni esistenziali, un numero incredibili di altre realtà che conosciamo con gli occhi dello spirito quando scendiamo dentro di noi. E’ l’ avanzare di queste, il loro rendersi evidenti e volersi far conoscere che caratterizza questo scorcio di secolo e di millennio e che dà impronta al nuovo.

 

         I segni di questa rinascita, di questa scoperta, di questo avanzare, di questo nuovo interesse per quest’ altra dimensione dell’ Essere ci sono tutti. La transcomunicazione strumentale – con le sue novità sempre più incalzanti: prima una psicofonia appena balbettante, poi, in un crescendo incontenibile, la metavisione, le telefonate dall’ aldilà, i colloqui e i messaggi al computer – sono la grande scoperta di questi anni e, con essa, lo sconvolgente, incredibile colloquio con coloro che sono passati dall’ altra parte e che credevamo e piangevamo come perduti è divenuto, o può diventare, quotidiano, continuo.

 

        Ma pensiamoci un po’! Sono stati considerati perduti, finiti per sempre i nostri morti, perché, ci era stato detto che tutto finisce con la morte e invece oggi sappiamo che non è così; i nostri Cari ci sono sempre e possiamo parlare con loro; una cosa incredibile! Il Movimento della Speranza, che è sorto e dilagato inarrestabile in questi anni, è un altro dei segni del trascendente che scende tra di noi, ma, nel nuovo millennio, tanti sono questi segni e si moltiplicano sempre più: apparizioni, Madonne che lacrimano, estasi visionarie…; e l’ interesse, sempre maggiore, per le discipline che studiano questi fenomeni.

 

   Non importa se tanta gente non ci crede e ci sbeffeggia, perduta dietro a certi programmi televisivi assordanti nei loro giochi, nel loro rumore, nei loro belletti e nel loro vuoto di ogni interiorità. E’ l’ ultimo grido di un mondo che muore, di un materialismo che non si rassegna alla propria fine.

 

  Il nuovo millennio è qui; folle sempre maggiori ricercano la spiritualità, per tante vie, si interessano della propria interiorità, si sono accorte del proprio Sé e lo cercano. Ne sono testimonianza, non ultima, certi immensi raduni di giovani, che si danno appuntamento, che pregano, che ballano e cantano assieme, che discutono, che cercano, che aiutano nel volontariato, che sempre più si diffonde, insoddisfatti del consumismo, dell’ edonismo, del sesso facile e vuoto e che guardano all’ Amore, al Prossimo, alla Vita.  La Vita e l’ Essere :  la riscoperta del loro significato è il segno della potenza  e del vento impetuoso del Sacro che avanza e ci investe.

 

     Ne sono il segno anche certi aspetti negativi che, purtroppo, vediamo nel mondo, con la loro cattiva e contorta interpretazione della spiritualità  e dei valori spirituali, della parola di Dio e del soffio di Lui che ci arriva nel cuore : gli integralismi e i fanatismi religiosi che uccidono nel nome di Dio – che invece vuole la vita; sette esoteriche che plagiano e rendono schiavi gli adepti – mentre l’ essenza dello spirito è la sua libertà, il suo libero arbitrio la piena disponibilità della propria decisione; droghe e allucinogeni; la ricerca di sensazioni forti e di contatti occulti, cose fatte solo per morbosità o con ambizione.

 

      Anche questi sono segni di uno spirituale che spinge nel fondo, che ci prende, che ci attrae, ma noi siamo Spiriti dotati di libertà e capaci di decidere, intelligenti e capaci di capire, che dobbiamo scegliere fra il Bene e il Male e dare il giusto indirizzo a questo soffio del Sacro che sentiamo dentro di noi. In questo sta la nostra responsabilità.

     L’ albero si riconosce dai frutti e noi dobbiamo saper trovare lo sbocco giusto alla nostra spinta interiore.

 

Cari amici, come dice il Santo Padre, il Beato Giovanni Paolo II° apriamo un varco alla speranza, non abbiamo paura di quanto si può dire di questo e di quello; cerchiamo con retta coscienza il bene innanzitutto, quel bene che i nostri Cari Figli ci insegnano attraverso le molteplici comunicazioni che ci raggiungono, direttamente o attraverso quei “segni” della cui veridicità non abbiamo alcun dubbio. Sgombriamo il campo dal loglio e affidiamoci alla misericordia del Padre che, anche in questo momento di forti decisioni per il destino dell’umanità, saprà far scegliere ai governanti il meglio per assisterci e guidarci.

 

Avanti, ancora una volta… quanto viene dichiarato non ci riguarda. Noi lo sappiamo e vogliamo meritare la fiducia che i nostri Cari ci offrono dall’oltre. C’è il Santo Padre che instancabilmente ricorda a tutti la sacralità, la bellezza e l’intangibilità della vita che ci è data come “dono”.  Ben sappiamo che “la goccia scava la roccia”. Spetta ad ognuno di noi, ad ogni genitore, ad ogni mamma, impegnarsi anche nel proprio piccolo ad una cultura della solidarietà e della speranza cristiana.

 

Lo dobbiamo a tante persone che non hanno ricevuto i nostri carismi, i nostri affettuosi messaggi d’amore e di pace; lo dobbiamo ai nostri amati Figli che un giorno ci verranno incontro con la veste candida e, prendendoci per mano ci diranno: “Brava Mamma, vieni, ti aspettavo!”

 

Edda Cattani“Non abbiate paura…”
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Madre per sempre

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Una bella “rivisitazione”

Ho ricevuto tempo fa, da un gentile amico “navigatore” questa splendida pagina che desidero condividere con tutti voi: si tratta di due storie ugualmente avvincenti

Madre per sempre

Non c’è gloria sotto terra

 

Madre per sempre,

nella stagione che stagioni non sente.

Nostro figlio Lorenzo.

 

Francesca e Riccardo Pesaresi

“Femmina un giorno e poi madre per sempre, nella stagione che stagioni non sente”.

 Ho ancora nelle orecchie quel canto di De Andrè per Maria, perché è in quegli anni che Lorenzo venne al mondo, figlio, come tanti allora, di Ogino-Knaus, ossia di uno dei pochissimi incontri felici sfuggiti alla rigida disciplina del controllo naturale delle nascite. Insomma, teoricamente potevamo far l’amore quel giorno senz’altro pensiero che la vicendevole gratitudine, e invece rimasi incinta, con qualche domanda in più rispetto alle altre volte.

Di figli ne avevamo già tre e ci eravamo appena trasferiti da lontano: ero davvero una vittima del potere fallocratico, come mi definì sbrigativamente una femminista incontrata per caso? Oppure quella prova avrebbe più compiutamente dato alla mia femminilità il caro nome di madre? Ora soltanto posso rispondere, alla maniera dolorosa però del “mio” santo Francesco che disse: “Ora sono certo di avere dei frati” quando alcuni gliene morirono martiri.

Ecco, ora anch’io sono certa di essere madre, perché Lorenzo, dopo vent’anni di vita sempre più precaria e difficile, già da tre riposa al riparo da ogni male e da ogni pericolo, ha varcato prima di noi il confine dell’umana conoscenza. E’ nella gloria, come afferma risolutamente la Chiesa? Io vedo solo quel fazzoletto di terra che mi ingegno di tenere decoroso e fiorito; il babbo sente quasi un po’ di fastidio anche per questa incombenza. Il corpo morto è per lui qualcosa di inutile da buttare, per me è invece l’ultima domanda, la più radicale di tutte, che questo figlio ci ha ben posto fin dal principio.

Forse un figlio è per un padre il naturale prolungamento del suo vigore ed è difficile doverlo accudire quando ormai è adulto e cominciano a mancare le forze. Per la madre invece un figlio è l’altro che nello stesso tempo è te, qualcuno che ti lega al mistero della vita e dell’amore al di là di ogni ragionamento ed istinto, di ogni parola che possa essere detta. Non è possibile dimenticarsi di lui, cercare dei propri spazi per non vederlo soffrire, allontanarsi dalla croce se lui ci è sopra. E’ questa la stagione che stagioni non sente. Né ragioni, forse. Mi rendo conto di aver privilegiato nel tempo il figlio rispetto al padre, ma non ho saputo fare di meglio e in fondo siamo fieri di ricordare Lorenzo capace di autoironia e perfino curioso di esplorare gli aridi spazi della solitudine e degli impedimenti in cui si trovava, una persona compiuta insomma, nonostante tutto.

E poi c’è il discorso della fede. Proprio nei giorni del parto, mentre ancora in ospedale tentavo di decifrare lo sconcertante sguardo interrogativo del mio piccolo nuovo, intercettai pure lo sguardo altrettanto misterioso e sconosciuto di chi semplicemente portava la comunione a una vicina di letto. Invidiai senza ritegno quella semplice fede in un gesto che mi era sì familiare da tempo, ma come dovere domenicale, non certo come felice gioia in cui tuffare liberamente ogni preoccupazione, opportunità offerta con amore e discrezione infinita, senza condizioni. Un campanellino suonato appena in una corsia di ospedale rimise in moto la mia tiepida fede, di quelle da vomitare per intenderci, anche se già allenata in qualche modo a resistere agli assalti del nulla. Improvvisamente mi divenne desiderabile e necessario ciò che avevo scartato come vecchio e bigotto. Dio solo sa quanto sia cresciuto da allora il mio bisogno di essere amata e perdonata nella mia singolarità ma insieme a tutti gli altri, resa così capace, a mia volta, di amare specialmente quella creatura segnata dalla sofferenza innocente che io stessa avevo messo al mondo.

Da Lorenzo ho imparato perfino la necessità di farmi perdonare la sollecitudine con cui l’ho accudito, mentre il babbo non conosce sollievo di preghiera. Forse è anche colpa mia che non ho saputo  capirlo e consolarlo fino in fondo e poi da troppo tempo non so ridere come Sara perché mi sento così vuota e consumata che mi sembra di avere mille anni.

Però ho l’inestimabile dono di guardare il mondo con occhi ormai trasparenti e puliti dal pianto, amo teneramente tutto ciò che è piccolo e buono, ed anche ciò che è grande e cattivo, spaventoso. E so segretamente che la fonte di questo amore benedetto e sempre nuovo è in quel piccolo boccone di pane bianco e insipido che raccoglie sull’altare tutta la pena del mondo per ridonarla trasfigurata in speranza rigogliosa a chiunque ne voglia.

Lorenzo mi ha fatto un ultimo dono prezioso morendo all’alba del santo giorno della Trasfigurazione, una festa così nascosta nel cuore dell’estate eppure a me già da tempo carissima. Mi è sembrata come una carezza di perdono, un ultimo grazie per averlo accompagnato fin lì lasciandolo in pace. Nei tre giorni (il segno di Giona!) dell’agonia, ci avevano proposto di avviare su di lui le procedure di espianto. Inizialmente mi era sembrato di dover acconsentire, ma poi ho pensato che non avevamo il diritto di disporre del suo corpo senza potergliene chiedere permesso. O forse non ho avuto il coraggio di soffrire anche l’allontanamento tecnologico da lui proprio nel momento più sacro della vita dopo averne condiviso ogni minuto. Mi è rimasta un’ombra di rimorso su quell’ultima notte che passai sola con lui, come se l’avessi rubata ad altre vite, ma a questo prezzo ho potuto vederlo morire, silenzioso e sottomesso come la mia preghiera che continua ad essere piena di lui anche se non so cosa sia la risurrezione e la gloria. Forse lui lo sa ormai, e questo mi basta per tentare di nuovo ogni giorno di rendere degna di essere vissuta la povera vita che ci resta nella nostra vecchia casa in cui rischiamo di stare soli in due.

E poi ci sono i bambini, i figli degli altri figli che sempre ricordano lo zio Lorenzo con una fiducia così semplice e sicura che non può andare delusa. E i “miei” bambini del catechismo che quest’anno faranno la prima comunione. Quale onore partecipare così da vicino alla maternità della chiesa, quale consolazione condividere con altre madri la fatica di credere anche quando i figli sono fonte di dolore! Gioia e dolore hanno il confine incerto nella stagione che illumina il viso: è sempre De Andrè.

Vorrei tanto che tutti i predicatori del Vangelo sapessero tradurre per noi, povere pecore vecchie e stanche, la buona notizia del regno che viene con la leggerezza pensosa e poetica di una bella canzone. Forse così anche le vite nascoste e sempre in pericolo come quella di Lorenzo troverebbero il loro giusto posto nella comunità parrocchiale, darebbero sale alla preghiera di tutti ricevendone dolce consolazione.

in: “Servitium”, III 157 (2005).

 Ed ora vorrei condividere con chi passerà …

una pagina di Enrico Peyretti…. così come si condivide un po’ di pane…

 Non c’è gloria sotto terra. Mio fratello Pier Giorgio.

 

Il cimitero dei miei vecchi, e ora anche di mio fratello Pier Giorgio, più giovane di me di quattro anni, è alla periferia del nostro paese d’origine, nella piana a occidente della città. Vicino c’è il vecchio  aeroporto, ora campo di volo turistico, dove doveva atterrare il Grande Torino, quando si schiantò a Superga, la notte del 4 maggio 1949, durante un nubifragio.

Nel largo cielo ora volteggiano silenziosi gli alianti, dal grande corpo leggero, tutto ali. Il campo del sonno dei morti è incoronato dal  perfetto semicerchio delle Alpi, 180 gradi dal Monviso al Gran Paradiso. Lo guardi con rispetto. Ti senti osservato, come al centro di un’aula ad anfiteatro. Dai primi di novembre è una corona bianca, quasi la chioma rispettabile di una nonna che sei sicuro di trovare sempre in casa. Una corona merlata, regale nobiltà degli umili – e chi più umile dei morti, anche quelli dalle ricche tombe? Come se fosse costruita, la magnifica corona, attorno a questi poveri fuorusciti dalla vita, privati e liberati da ogni onore regale, se mai l’hanno avuto. Il Viso si erge  a sinistra, come un’idea. Il Gran Paradiso è una lontana calma altezza, che ha meritato il suo nome. Il tema che mi avete suggerito, “corpi gloriosi”, mi evoca questa gloria sopra il mio cimitero: tanta luce; un’immensa cupola azzurro aperta, senza fine; il volo dolce degli alianti in braccio al vento-spirito; la corona alpina che è un abbraccio, non un’insegna di potere. E qui la distesa dei corpi, nel seno della terra, seminati continuamente dalla vita, come il grano gettato dai contadini nei solchi aperti, in questo novembre, per quando sarà il tempo. Nessuna gloria nei poveri corpi, tutta una bellezza attorno a loro, sopra di loro, come per consolarli, curarli, rallegrarli. So come si lava e si riveste di un bell’abito un corpo morto.

“Corpi gloriosi” non è un’espressione che mi piaccia.

Non mi piace  la parola gloria. Lo so che è importante

nella Bibbia, ma non mi piace. Preferisco credere a Dio in intima vicinanza più che in sfolgorante  gloria. Un Dio gran vincitore non mi fa simpatia. La parola è troppo  inquinata – anche nella Bibbia – di vittoria e di trionfo, di una luce  che fa troppa ombra attorno, di una forza che umilia qualcuno.

Parola umana, troppo umana.

Ma stiamo pure al tema. I corpi – compreso il mio, e il vostro – per i quali spero una più grande vita, dopo questa precaria, non li penso “gloriosi”. Li penso trasformati, trasfigurati, liberati dalle mille condizioni che ora li stringono. Leggo volentieri Paolo, in Prima Corinzi 15, ma come capirlo e dirlo nel nostro linguaggio?

Oggi sappiamo che il corpo è un flusso di materia viva, in ricambio  continuo. Non abbiamo un solo corpo, dunque. Ma è sempre il nostro, è noi stessi, quando gode e quando soffre, quando fiorisce e quando si ripiega e muore. Non potremo riavere questo corpo,  ovviamente. Non sarà questo mirabile e mortale complesso di organi vivi, più geniali di qualsiasi tecnologia, destinati a morire e marcire, che possiamo sperare di veder risorgere, quando diciamo “aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”;  “credo … la resurrezione della carne”.

Non sarà questo corpo, caduco come le foglie che calpestiamo ogni autunno, ma sarà, sì, questo qualcosa  che si modella nella forma fisica unica e nell’espressione del nostro  volto personale, il tuo e il mio, volto che è vertice e luce di tutto il corpo, che ha l’infinito linguaggio degli occhi, volto che è la cosa di noi a cui più teniamo, che di più siamo; sarà questo qualcosa che  vivrà in modo nuovo. Saranno i volti cari che non vediamo più, se non in fotografia e nella faticosa memoria, che avranno nuova vita.

E come?

Paolo fa le sue legittime ispirate immaginazioni,che sono  metafore dell’indicibile. Anche noi possiamo osare le nostre immaginazioni. Immaginare è necessario per dire in qualche modo questa speranza, anzitutto a noi stessi.

Come potrà essere il corpo risorto? Potrà avere della materia?

Sarebbe di nuovo un luogo limitato  nello spazio-tempo, sarebbe di nuovo questa vita.

Permettetemi di riprendere un discorso già osato in

“Dall’albero dei giorni” (Servitium editrice, 1998). Forse risorgere potrebbe essere avere la materia come corpo (perché senza corpo non potremo stare), essere in tutto l’universo materiale, non come puri spiriti (non saremmo noi) ma viventi nella materia intera.

I nostri corpi, ora, sono tremendamente localizzati, distanti tra loro. Gran parte del nostro tempo e delle nostre energie va nel cercare di superare queste distanze: guardarci, parlare, viaggiare, scrivere,  radunarci. Ogni nostra espressione cerca di essere un ponte su tali distanze, cerca di comunicare.

L’amore è contrastato  dalla distanza. Ma anche vicini, i corpi ci separano. Questo corpo è una solitudine tesa.

La distanza dei nostri corpi è superata, per qualche momento, nell’amore sessuale, che è un simbolo di compenetrazione, profezia di qualcosa di più, una breve estasi (uscita da sé), dalla quale ricadiamo però presto nel perimetro concluso dei corpi separati. Più dell’unione sessuale è compenetrazione dei corpi la gestazione materna; dal lato attivo privilegio delle donne, per questo più inclini alla solidarietà  concreta, dal lato passivo esperienza originaria di tutti. Quella condizione di essere corpo in un corpo, ma sempre meno confusi, è nella prima memoria di noi tutti. Da quella unità beata siamo precipitati fuori in questa vita e forse ci parve di morire, mentre  invece andavamo a vivere di più, ma con uno strappo di cui portiamo nell’anima, e persino nel corpo, la ferita. Forse, dopo la profezia della vita intrauterina, dell’amore sessuale, delle aggregazioni sociali e geografiche, delle somiglianze somatiche, delle comunicazioni umane fisiche e spirituali, cioè dopo  la fragile ma tenace profezia della pace, arriveremo attraverso  la morte ad essere così liberi e universali da essere insieme  dappertutto, sempre “compresenti” (il termine tipico di Aldo Capitini)  e pienamente comunicanti, con la memoria cara dei tentativi che ora facciamo di anticipare quella comunione  piena dei volti e dei cuori.

Forse avremo per corpo l’universo rinnovato, corpo vivo di ciascuno e di tutti, e le nostre identità non avranno più bisogno di separarsi per distinguersi, ma anzi, in quella grande unità,  il volto di ciascuno sarà conservato e realizzato in tutta bellezza.  Essere un solo corpo senza perdere l’identità può essere  la speranza cristiana di somigliare chiaramente all’uni-trinità di Dio, persone non confuse ma perfettamente unite.

Realizzare in modo universale, con tutti, l’amore e l’amicizia che ora riusciamo ad anticipare solo su piccolo raggio, sarà possibile ai nostri corpi diventati senza limiti né distanze.

Mi piace pensare che così sono già i nostri morti (è difficile porre la resurrezione lontana nel tempo, là dove il tempo non c’è più): i nostri sensi non sanno vederli né udirli, ma sono qui con noi, attorno a noi, nelle cose tutte, e ci accompagnano nei nostri  tentativi di vivere.

Così è, in grado massimo, di Gesù, nella fede cristiana.

Così è anche, in modo iniziale, di noi se desideriamo e crediamo nel più grande orizzonte della vita.

In questa metafora mi pare di vedere la verità del linguaggio antico “andare in cielo”, e anche dell’idea tanto diffusa della reincarnazione. Il nostro corpo attuale sarebbe un tentativo, un esperimento, ma anche un vero inizio, un embrione, che non va perduto. Chi ha fatto la vita e l’ha riempita di desiderio sa custodirla e portarla a compimento.

Risorgere sarebbe come nascere, dopo il travaglio del morire, crescendo da questo corpo limitato al corpo-di-corpi, universale e comune. L’aldilà, allora, sarebbe veramente qua, dietro lo schermo che ferma l’occhio, ma non la fede e il pensiero. Il mondo acquisterebbe, starebbe acquistando, tutte le sue componenti, il suo valore compiuto come corpo vivo dello spirito che lo pervade. Un corpo da custodire e proteggere, da non lasciar violare e uccidere.

E’ solo una metafora, tra molte possibili, che dice e non dice ciò che tuttavia non possiamo non pensare.

Ma dunque, il corpo che avremo sarà “glorioso”?

Chiamatelo così, se vi piace. Io esito. Immaginare è lecito, ma subito è necessario tenere a freno l’immaginazione. Si tratta di sperare la vita nonostante la morte, senza sapere come, senza vedere. Ma, se mi dite glorioso, io rischio di guardare

indietro, dove vedo, più che in avanti, dove non vedo.

Corpo glorioso è il corpo giovane, sano, forte.

Pier Giorgio era il più grande e forte di tutti noi. Gloriosa, se ha senso la parola, era la sua prestanza in montagna, il portare a spalla in discesa l’amico con due caviglie rotte, il reggere a due bivacchi nella bufera sulle Grandes  Jorasses, il gettarsi per primo in ogni fatica come nelle discussioni politiche e nell’abbraccio. Vivens homo gloria Dei. Non da morto, ma da vivo, l’uomo è una gloria di Dio. Quel suo corpo forte e generoso, io l’ho visto lungo tutto un anno roso inarrestabilmente dal tumore cerebrale, grande come un orecchio, incurabile. L’ho visto massacrato dal male, sconquassato come barca sfasciata dai marosi.

Ma quale gloria!…Nel cimitero luminoso, la gloria non è sotto terra, dove c’è solo buio.

Per sperare e attendere una vita più piena, di là dal buio, devo saper vedere la “gloria”, non la potenza, ma la forza e la bellezza di questa vita, che pure è un soffio. Devo difendere questo filo d’erba, assolutamente, perché chi uccide, noi tutti quando uccidiamo, uccidiamo l’universo – materia e spirito –

presente nella più piccola delle sue vite. Dio è il solo che non uccide, ma crea, cioè cura.

(in Servitium, III 157 (2005), 115-119).

 

Stamani ho incontrato queste parole del profeta Isaia:

“Io che apro il seno materno, non farò nascere?” dice il Signore;

“Oppure, chiuderò il seno io, che faccio nascere?” dice il tuo Dio.

Rallegratevi con Gerusalemme ed esultate con lei, voi tutti che

 l’amate; gioite con lei di vera gioia, voi tutti che portate il suo lutto,

 affinché succhiate, fino alla sazietà al seno delle sue consolazioni;

affinché beviate e vi dilettiate alle mammelle della sua gloria.

Poiché così dice il Signore: “Verserò su di lei, come un fiume,

la pace e, come un torrente in piena, la gloria delle nazioni.

I suoi piccoli saranno portati in braccio ed accarezzati sulle ginocchia.

Come una madre consola suo figlio, così io consolerò voi,

 e sarete lieti in Gerusalemme. Quando vedrete queste cose,

i vostri cuori saranno nelle gioia e le vostre ossa, come erba,

riprenderanno vigore”.

Ave Maria (testo – F.De Andrè)

 

E te ne vai, Maria, fra l’altra gente
che si raccoglie intorno al tuo passare,
siepe di sguardi che non fanno male
nella stagione di essere madre.

Sai che fra un’ora forse piangerai
poi la tua mano nasconderà un sorriso:
gioia e dolore hanno il confine incerto
nella stagione che illumina il viso.

Ave Maria, adesso che sei donna,
ave alle donne come te, Maria,
femmine un giorno per un nuovo amore
povero o ricco, umile o Messia.

Femmine un giorno e poi madri per sempre
nella stagione che stagioni non sente.

 


Edda CattaniMadre per sempre
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La perdita della madre

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Oggi anniversario di Maggiolina

(Per ricordare)

Oggi è l’anniversario di una Mamma particolare, come siamo tutte noi e ancora oggi vogliamo ricordarla come il figlio Padre Alberto Maggi ne sta parlando:

“Quando mamma è nata è stata accolta da lacrime di gioia, e quando, due anni fa è morta, è stata accompagnata da lacrime di dolore. Ma poi le due lacrime si mescolano e fondono, perché non si muore mai ma si nasce due volte e la seconda è per sempre, e al dolore per la morte si accompagna la felicità della nuova e definitiva nascita.” 

Da “Chi non muore si rivede”

La perdita della madre

Ho scritto a P.Maggi: “Caro Padre Alberto, lo scorso anno, in questi giorni, lei era in “corsia” e se ne andava la sua cara Mamma Maggiolina. In occasione della Festa della Mamma pubblicai questo articolo. Oggi, a distanza di un anno, ci uniamo a lei nel ricordarla, ringraziando Dio per la sua salute recuperata!”

 E mi ha risposto: “Edda carissima grazie! mi hai fatto un bel regalo e una graditissima sorpresa, grazie! Sì, un anno fa, il giorno in cui per la prima volta la fisioterapista mi metteva in piedi, mia madre moriva, come se avesse completato la sua missione. Grazie per questo ricordo che hai voluto fare, il mio pudore me lo impediva, ma tu mi hai fatto un regalo, grazie!”

… e sotto, nei commenti, cosa scrivono gli amici in bacheca…

 

Se n’è andata Maggiolina, Mamma di Alberto Maggi. Proprio nel momento in cui il figlio era più fragile perché operato al cuore, mentre tanti amici lo circondavano d’affetto e gli porgevano messaggi di incoraggiamento a cui egli rispondeva con il suo immutato umorismo, una nota di malinconia ha velato la sua bacheca su FB… non si sapeva cosa dire ad un figlio che era divenuto Padre per la sua splendida Mamma ultranovantenne che ricordava agli amici ad ogni incontro, con immutata tenerezza ed affetto.

FESTA DELLA MAMMA .A tutte le mamme l’augurio che la loro vita sia un lungo interminabile valzer di amore con i loro figli.

Ci arrivano da FB gli auguri e le immagini di un video del Capodanno 2012

in cui P.Alberto Maggi danza con Mamma sua.

Come può parlare un prete della madre e della sua vocazione?

Dietro ogni prete c’è la preghiera della madre. Della mia no.

Avevo 22 anni quando annunciai ai miei la decisione di entrare nell’Ordine dei Servi di Maria, e ricordo ancora le parole di mamma: Proprio a noi questa disgrazia! E quando mai ci hai visto pregare in questa casa, quando mai hai visto un segno della croce o …sentito un’ave Maria!!

È vero, i miei non erano religiosi e non mi avevano trasmesso un’educazione religiosa. Persone intelligenti e libere abituate a ragionare con la propria testa non potevano credere alle infantili dottrine religiose del tempo.

Risposi: Mamma, il primo nitido ricordo che ho di te, è quando di sera, dopo cena, ti vengono a chiedere di fare una iniezione a qualche parente o conoscente malato. E tu preparavi sul fornello a gas il contenitore metallico con la siringa di vetro (enorme), e partivi, a qualunque ora.

E di te papà mi ricordo di quel giorno in cui mamma portò in tavola una fiamminga di gnocchi e li mise nei nostri piatti. E tu papà prendesti la fiamminga, e prima ancora di pranzare sei andato a portare i gnocchi a un conoscente che quel giorno sapevi avrebbe saltato il pranzo con la sua famiglia.

No non mi avete insegnato a credere in Dio, ma ad amare gli uomini, è per questo che mi faccio frate.

Ma può soffrire un sacerdote per la perdita della Mamma?

C’è qualcosa di inspiegabile in tutto questo, qualcosa che non capisco ma che non rifiuto perché che sento far parte di un unico grande disegno d’amore.

Ricardo sta per iniziare l’eucaristia funebre per mamma, e io sono qui… Ho celebrato i funerali di tutte le sue cinque sorelle (mamma era la più piccola) e ora… Sì è un disegno di amore.

Mamma è diventata anziana ma senza invecchiare, piena di… tanti interessi per tutto. Voglio qui ricordarla con tre grandi lezioni di vita che mi ha regalato.

Donna libera e per questo liberatrice, mamma non è mai stata una chioccia, ma sempre ci ha sospinto fuori, liberi.

È il 1980, Juan Mateos, grandissimo biblista mi accoglie nella sua equipe. Tocco il cielo con un dito, è una delle tante grazie avute nella vita. La partenza per Granada è fissata per il 10 gennaio. Mamma ha problemi agli occhi e l’oculista le annuncia per metà febbraio l’intervento di catarrata a entrambi gli occhi.

Le dico: mamma, rimando la partenza. E lei: perché se tu stai qui l’intervento viene meglio? Tu bada a fare quel che devi fare, agli occhi ci pensa l’oculista. Parto.

Mamma non ha mai guardato al passato, ma sempre è vissuta nel presente.

È il giorno anniversario della morte di papà. È febbraio, giorno triste, grigio, con tanta nebbia, penso a mamma, la immagino triste, le telefono: Mamma che fai? E lei: e chissà che faccio? le castagnole, è carnevale! Per lei non era l’anniversario del marito, ma carnevale e friggeva i dolci tipici per i nipoti!

Mamma si ostina a vivere da sola (se mi mettete una donna la butto dalla finestra!). La vista ormai è sempre di meno. Una notte cade in bagno e si spacca la testa sul bidet…sette punti di sutura. Quando mia sorella mi avverte sono al pronto soccorso. Mi precipito… Arrivo e mamma ha il volto tumefatto e una grande fasciatura in testa… Appena la vedo esclamo: Mamma! E lei: beh, che c’è ? È martedì grasso e mi sono mascherata anche io…!

Non si è mai pianta addosso, mai lamentata, ma vedeva il positivo in tutto!

Quando mamma è nata è stata accolta da lacrime di gioia, oggi sono lacrime di dolore per la sua morte… Ma queste lacrime si mescolano… La morte non è contrapposta alla vita, ma entrambe fanno parte del ciclo vitale. Per cui le lacrime per la morte di mamma si trasformano in lacrime di gioia per sua definitiva nascita… Grazie maggiolina mia!

Cosa scrivono gli amici presenti alla cerimonia funebre

Caro Alberto,

forse Ricardo ha proprio ragione, Maggiolina ha voluto lasciarti tranquillo, doveva essere così. Sorridendo, come si fa quando si ‘nasce’ per la seconda volta, Maggiolina avrà detto che dopo averti sentito cinque volte al saluto delle sorelle, oggi voleva sentire Ricardo. Anche se eri un po’ lontano Ricardo l’hai sentito anche tu, anzi penso che l’avrai anche ispirato. Stamattina, accanto a don Fausto, don Pio e altri confratelli, Ricardo ‘volava’: una tenerezza e una gioia che sembrava essere tutti sulla strada di quella Casa del Padre che – ci dici sempre – è nel cuore di tutti noi.

Ricardo ha dipinto un affresco realizzato in trent’anni di conoscenza, come lui ha detto, quasi filiale… penso che soprattutto a lui mancherà la complicità che vedeva lui e tua madre complici di quelle iniziative sulle quali era meglio.. non preavvertirti.

E l’immagine del valzer di Capodanno è veramente bellissima, come di Maggiolina che a 90 anni suonati apparteneva alle generazioni ‘multitasking’, con giornale, tv, radio contemporaneamente in azione. Non usava il computer, peccato, altrimenti avrebbe fatto bingo

Finalmente un ‘saluto’ non triste, coerente con il messaggio di salvezza… finalmente gioia e serenità… Ricardo si è fermato soltanto perché Maggiolina si era stufata di starlo a sentire: lui le ha detto dall’altare: ‘tranquilla, Anna, mi fermo, non scalpitare…’

E anche tu Alberto non ti preoccupare: mamma ha aspettato davvero che ti rimettessi in piedi per salutare te e tutti noi, ma, come tu dici, è ancora più vicina di prima… (Vincenzo Varagona )

Edda CattaniLa perdita della madre
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Madre come Maria

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Madre come Maria

maternita

Possiamo parlare di una sorta di “mal di madre” che si instaura nella  relazione e che coinvolge la donna e la sua creatura. Già al momento del concepimento inizia una interazione nell’ambiente intrauterino che continuerà in tutte le età successive.   I primi scambi avranno, pertanto, un peso decisivo nel formarsi della personalità che avverrà attraverso varie tappe e che sarà condizionata dalle scelte fatte.

 

Maria, Madre di Dio, è il fulgido esempio del dialogo esistente con quel Figlio nato anche per opera delle Sue carni. E’ la madre per eccellenza, Colei per la quale Cristo Gesù giunge a “trasgredire” nel compito affidatogli dal Padre e sui tempi stabiliti, compiendo, il primo miracolo della Sua missione terrena.

 

 Ricordiamo la supplica alle nozze di Cana: “Figlio, non hanno più vino”.   Questo amore porta Maria ai piedi della croce, sul Golgota. Quale colloquio si intreccia tra Maria e Gesù sull’altare del dolore? Quella profondità di amore vissuto nel dialogo di nove mesi di attesa, prima della nascita, ora ritorna con intensità. Da questa comunione dolcissima nascono le parole di Gesù a Giovanni: “Donna, ecco tuo figlio!”.   E’ il riconoscimento alla Madre Sua di un ruolo fondamentale nell’opera di salvezza; la proclamazione della maternità universale di Maria che termina con la consegna a Giovanni: “Figlio, ecco tua madre”!  

 

Nella madre, se il presente viene vissuto quale un completamento corporale di cui lei possiede l’attitudine, il futuro è legato all’ indeterminatezza dell’immagine del figlio.   E’ questo, per lei, motivo di una profonda debolezza che avverte di fronte alla difficoltà di “prevedere”, perciò di anticipare, con qualche precisione, quale sarà il corso della vita.  

 

Ed ecco allora, l’ineluttabile che quando giunge improvviso ed imprevisto spezza, in maniera dirompente, questa armonia, questo amplesso fatto di parole e di gesti, di sensazioni e di stati d’animo, di silenziose complicità di amorevolezza infinita.   Parlo della morte e di come la madre vive l’evento che la spezza perché a differenza di altre sofferenze, questa porta con sé la nebbia del mistero, perché invade un campo che è oscuro ed insieme sacro e solenne.   Di fronte a questo accadimento essa non trova risposta alla domanda: “Quale sorte è toccata al figlio che ho generato, che ho creduto fosse di mia proprietà  Dov’è andato quel soffio, quell’energia vitale?”  

 

La madre è attonita davanti al fatto che la coinvolge e si rende conto della caduta di tutte le certezze: cambia il modo di essere, di pensare, di vivere la quotidianità dell’ esistenza che, inesorabilmente, momento per momento, vede trascorrere e rinnovarsi, in tutte le sue forme.   Nasce in lei la lotta con il tempo della memoria che sembra voler coprire di un velo pietoso il mondo degli oggetti e delle immagini ad esso collegati, in una lacerazione che richiama il concetto junghiano di complesso nella connessione tra vissuto e simbolo.   Le situazioni, legate agli affetti, si caricano di un’emotività a volte esasperata, che si fa defluire nelle sfere della vita quotidiana svuotata di ogni senso, fino alla messa in dubbio cosmica del reale.  

 

Eppure una creatura tanto amata non può venire vissuta nelle forme e nelle rappresentazioni legate ad un’esperienza ormai perduta, contraffatta, che non si vuol dimenticare; l’io che si adopera per creare situazioni in cui ritrovare le immagini non rimane soddisfatto da ciò che lo porta a rivivere l’antica ferita.  

 

 Quando tutto sembra irrimediabilmente perduto, nella palude dove ci si trova invischiati, non rimane che appellarsi alla fede e al messaggio presente nella rivelazione che ci conforta e ci richiama alle radici profonde del nostro vivere e dell’esistenza che può e deve essere ancora vissuta in tutta la sua pienezza.  

 

E’ la disponibilità della madre che soffre qui, ma sa di essere davanti agli occhi del suo Dio, che fa pensare a Maria, Madre dei dolori di tutti gli uomini.   La preghiera assidua rigenera, allora, la vera immagine di Dio, a dispetto del male  che ci tocca sperimentare, perché quel Dio che ci è apparso come il nemico che ha distrutto la nostra esistenza, non può volere il male, altrimenti non sarebbe Dio. Egli può solo permetterlo sì senza alzare un dito.   Percepire   Dio   come  un  miraggio  inaffidabile ed attribuirgli la causa dei nostri mali ci darebbe l’immagine di un Dio infido la cui promessa sarebbe frustrante. 

 

Ed ecco allora che nella solitudine dell’attesa fiduciosa può accadere che la madre, io madre, nella profondità del mio essere, avverta una voce che mi parla e mi invita a procedere, ad andare avanti, perché quella creatura che credevo perduta per sempre non è mai partita e la ritrovo partecipe della mia vita nella “comunione dei Santi” che si estrinseca nel Corpo mistico di Cristo.  

 

Dall’esperienza quotidiana traggo elementi per testimoniare che avverto parole e ricevo segni di presenza inconfondibili: quel figlio, carne della mia carne e spirito tanto simile a me per affinità affettiva, quel figlio che ho tanto amato, giunge a me attraverso sensazioni profonde e strumenti, diciamo inconsueti, ma certamente reali.   Come io ho parlato a lui quando lo portavo in grembo, pur non vedendolo, ora ne percepisco la presenza in un’ampiezza di sfumature planetarie che si rapporta e si completa in un abbraccio universale che non teme, questo sì veramente, né rotture né limiti. 

 

Ho visto Andrea, pochi giorni dopo la sua dipartita, al mio fianco, nel dormiveglia, ai piedi del mio letto. Mi ha guardato sorridente e mi ha detto: “Sono partito per una missione di pace. Ho tanti incarichi da svolgere”.   Lui, ufficiale dell’Esercito Italiano, amava profondamente la sua missione e aveva pregato: “Signore che hai costituito di tanti popoli l’umana famiglia, guarda benigno a noi che abbiamo lasciato le nostre case per servire l’Italia” .   Anch’io ora procedo con questo obiettivo, al suo fianco, implorando Dio, creatore con me della mia creatura, secondo quanto ho dichiarato subito, la sera stessa dell’incidente mortale:  

 

“Ecco Signore, questo figlio che mi hai donato per ben 22 anni io te lo offro, ma servitene, come meglio vuoi, come tu sai. Lui è capace; l’ho educato buono e generoso. Ora è uno strumento nelle tue mani”.

 

 

 

 

Così quel Dio di amore, nella Sua grande misericordia ha permesso che il dialogo continuasse, perché l’amore non ha limiti o confini.   La mia vita perciò continua, in Dio e per Dio, al di là delle barriere spazio-temporali ed il lamento si è tramutato in fiduciosa attesa.   Vivo come realtà la presenza di mio figlio, visibilmente trapassato, che conserva verso di me le stesse premurose attenzioni, mi indica la strada da percorrere, mi protegge con indicazioni che sono peculiari del suo modo di essere e della sua personalità.   C’è  una  premura  costante,   nel  fare   appello  alla mia sensibilità e al  mio intuito, per farsi capire e comunicarmi messaggi indicativi di una  realtà parallela a noi molto vicina, anche se difficilmente immaginabile, di cui non possiamo avere più di tanti chiarimenti. Altrimenti perché la fede?  

Il  mio tormento  e la mia  caduta di senso vengono a trovare pace: attraverso il figlio giungo a percepire una Presenza benefica che mi offre un solido aiuto; che si interessa a me, nonostante  i miei fallimenti; una Presenza che non è una persona qualsiasi, ma la Persona di Dio al quale posso affidarmi totalmente, perché Egli è capace di soddisfare tutte le mie esigenze di verità e di amore.  

 

Trovo conferma di questa infinitezza, di questo stato di grazia, di completezza, di dinamicità in cui mio figlio vive nelle visioni descritte dai mistici contemporanei e, nella consapevolezza che ogni espressione è parziale, desidero leggere una comunicazione attribuita ad uno spirito elevato:     

“Come  descriverti lo  splendore della Via,  la Luce crescente ove gli astri perdono il  loro fulgore,  questo incendio fatto di tutti i soli, ma soprattutto di tutti gli splendori e di tutte le fiamme? Che termini adoperare per tradurti gli  accordi dell’Infinito; perché tutto brilla,  tutto  vibra,  tutto risplende  e risuona, tutto si  irradia e canta?  Le  parole umane servono  per le cose umane e la  parola muore dove comincia  l’Infinito…Ogni dolore, ogni  sforzo,  sono un passo fuori dall’ombra  a vantaggio della Luce…Io vedo dappertutto  sforzo  ed  equilibrio,  tutto segue immutabilmente   l’ordine   eterno.   L’Illimitato   non  è un condizionale.  L’Assoluto non sa che farsene  del relativo… No, qui non ci sono né dimensioni, né calcoli. L’algebra crolla sulla soglia  dell’Incalcolabile. L’Infinito si  aggiunge all’Immenso, l’Immenso all’Insondabile,  l’Insondabile  all’Assoluto,  ed  il totale di questa enorme addizione forma il piedistallo di Dio.”

 

( Brano tratto da M.C. e J.L.Victor “L’Appel des Etoiles”, Ed. du Phare, Cahors, Francia, 1967).                                 

Edda CattaniMadre come Maria
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La mia Mamma tra gli Angeli

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Ripropongo ora più che mai… 

La mia Mamma è nata il 2 ottobre – Festa degli Angeli Custodi

La mia Mamma è mancata il 21 febbraio 2010

Mi fratello mi scrive: ” Sono anni che se n’è andata una parte di me!

Gli ho risposto: ” Ora più che mai, da che sono rimasta sola, la vivo presente… le parlo, le chiedo di aiutarmi anche nelle piccole cose di ogni giorno e so che lei mi capisce… ora sì… più che mai!

La mia Mamma tra gli Angeli mi parla…

La mia Cara Mamma, Nonna Lina, “la Matriarca” di cui tante volte ho scritto sul “L’AURORA” ha chinato il capo mentre riceveva l’Eucarestia e si è addormentata per sempre. L’hanno vista così coloro che le erano intorno, piccolo pulcino ormai implume, vissuto troppo a lungo per continuare un percorso iniziato da tanto tempo. Ho parlato con lei versando tutte le mie lacrime nascoste quando per prima chiuse ogni rapporto con l’esterno e venne a casa nostra, a Padova, dopo la dipartita di Andrea. La “Nonna Sprint” aveva lasciato ogni attività, interessi e amicizie per condividere con noi dapprima il nostro lutto e successivamente le prime esperienze di comunicazione, giungendo a ricevere lei stessa precisi segnali di presenza che ci confortavano. La Nonna sembrava dotata di una certa sensitività e il rapporto affettivo con Andrea la favoriva di contatti particolari. La sua storia, fatta di deprivazioni e di grandi sofferenze fin da bambina, l’avevano non solo fortificata spiritualmente, ma dotata di un acume che andava oltre la normale ricezione  del messaggio, a cui sapeva dare la più semplice interpretazione. Aveva approntato un altarino con la foto di Andrea vestito con la tunica bianca, il giorno della prima comunione e ogni sera prima di andare a riposare gli dava la buonanotte. Ogni mattina la foto aveva fatto un giro di 180 gradi ed era girata dalla parte opposta. Lei era convinta che Andrea voleva salutarla in questo modo; ma raccontava non solo questo, ma di profumi, sogni e telefonate che ci lasciavano attoniti e contenti.

Nonna Lina era presente quando Mentore fece le prime registrazioni e quando noi non riuscivamo a decodificare le parole, lei, dotata di un udito finissimo sapeva darci la versione corretta delle parole incise. Posso dire che da allora la mia Mamma cambiò completamente le sue abitudini che furono rivolte a quello che sarebbe stato il suo arrivo nell’aldilà. Ripeteva sempre che non avrebbe avuto nessuna paura perché Andrea “il suo tenente” le sarebbe andato incontro e l’avrebbe presa in braccio. Si faceva presto a condividere queste aspettative considerando che le persone più care l’avevano preceduta innanzi tempo: la sua mamma mancata molto giovane, il suo papà, il figlio della sorella e tanti altri componenti di una larga parentela, primo fra tutti mio padre, il suo adorato sposo, mancato quando in casa mio fratello era appena undicenne. Eppure questa attesa si protrasse molto a lungo e molte vicende dovevano rendere più greve il suo già pesante fardello; la salute cagionevole e le ripetute crisi cardiache ci costrinsero a farla accogliere in una struttura dove, pur circondandola di efficienti cure, non le rendevano l’affetto di un clima familiare. Io, abitando in un’altra città e con gli impegni che mi hanno oberata oltre i normali ritmi giornalieri, non ho avuto la possibilità di vederla sovente e i nostri contatti sono avvenuti quasi quotidianamente per via telefonica. Quando si è ammalato Mentore poi, i miei orari non combinavano più con la disponibilità sua e pian piano ho sentito, con uno strazio indicibile, che non potevo più seguirla nel suo grande bisogno di calore e di vicinanza affettiva.

Si è consumata così, pian piano, la mia povera mamma, lucida fino all’ultimo, capace di farmi coraggio e dirmi sempre: “Prega, Edda, prega che il nostro Signore ti aiuta!” Quanta fede e quanta rassegnazione in una donna che aveva avuto in mano il comando di tutta una generazione, capace di sforzi e di grande energia psicologica: un esempio da tenere presente. Quante volte ho camminato qui in casa, nelle mie stanze vuote parlando con lei e magari scrivendole qualche poesia che poi le inviavo accompagnata da un mazzo di fiori “Bianchi o rosa pallido” come li voleva lei. Quando le giungeva questa sorpresa, chiedeva alla suora del residence di metterli in cappella, davanti alla Madonna, perché “..la  mia figliola ne ha tanto bisogno!…”

I primi giorni di febbraio ha avuto una grossa crisi e la sua condizione non lasciava ormai più speranza, ma nel momento del risveglio da uno stato di perdita della coscienza si è rivolta ai presenti dicendo: “Ora posso dirlo davvero: ESISTE L’ALDILA’ il Paradiso c’è!” Quando sono andata a vederla sembrava aver recuperato un po’ di energia ed ho potuto godere di due giorni interi della sua vicinanza e parlarle di tutte le cose che da tempo non ci eravamo dette. Le ho tenuto la mano fra le mie, entrambe tanto esili e bianche e l’ho baciata a lungo pensando che quei dolci istanti sarebbero stati gli ultimi che Dio mi concedeva. Ricordo che, prima di partire le ho detto: “Tu lo sai, mamma, cosa abbiamo vissuto insieme quando è mancato Andrea. Quando arriverai, ti raccomando, parlami subito, dimmi se lo vedi, dimmi con chi sei!” Lei mi guardo intensamente poi fissò lo sguardo verso la porta, si portò il dito indice alla bocca e mi sussurrò: “Ssss… sono già qui…” In quel momento ho capito che la mia mamma era ormai pronta per il grande viaggio e mi avrebbe dato sicuramente ragguagli sul suo percorso.

I giorni successivi li ho trascorsi con il cellulare in mano in attesa di una comunicazione e con un malessere diffuso che mi costringeva al riposo a letto. Il ventuno mattina alle dieci mi sono alzata improvvisamente con una sensazione di sollievo… in quel momento il telefono squillava: “… la mamma è mancata ora. Si è addormentata mentre riceveva la Comunione… ha reclinato il capo poco alla volta…” “Coraggio, Mamma, ora non ti perdo più, perché so che mi vedi e comprendi tutto di me”. Ho acceso il registratore ed ho sentito distintamente : “Mi sono risvegliata nella mente di Dio!” La conferma al nostro patto avveniva nel modo più naturale. La mia mamma parlava come se fosse stata presente, col solo tasto premuto della ricezione, con una voce tonica e precisa. Finalmente, Mamma cara, sono scomparsi tutti i miei sensi di colpa per non esserti stata vicina quando eri più debole e sola perché altri avevano bisogno della mia presenza ed ora tu capisci tutto questo e comprendi appieno la mia condizione!

Il dialogo con la mia cara Mamma, continua tuttora e lei mi dà contezza di quanto vive e quanto è bello l’aldilà; ma mi dona pure segni di presenza di cui vorrei almeno scriverne uno:

“Quando la Mamma era a casa mia, molti anni fa, mi chiedeva sempre di portare per lei, nella cappella di Andrea un’orchidea e di metterla in un vasetto che era solo per lei. Io raccoglievo poi i bulbi ormai sfioriti e li mettevo in un vaso in fondo al giardino. Da quelle piante rinsecchite non è più spuntato un fiore e anche il fogliame ormai sciupato e sterile manifestava l’aridità delle piante che hanno terminato la loro stagione. Eppure il giorno dell’anniversario ho trovato un ramo di orchidea gigante, dai petali color oro, spruzzati di color rosso, che tuttora sopravvive con una stabilità superiore a qualsiasi fiore del giardino”.

Non mi sento più sola e i profumi che sentiamo io, mia figlia e mio marito sono inconfondibili segni, fra i tanti, della presenza della Nonna Lina vicino a noi. So che Andrea le ha reso possibile questo contatto così rassicurante della presenza degli angeli nelle nostre case. 

Sono tornata da Cattolica con il cuore gonfio di commozione. Una signora presente che non sapeva nulla di me ha visualizzato Andrea e vicino a lui c’era una donnina, piccola e tutta raccolta… l’abbigliamento e il sorriso corrispondevano alla mia Cara Mamma che mi diceva: “Hai visto Edda, quasi non ci credevo quando dicevo che Andrea sarebbe venuto a prendermi… Proprio così! Ed ora mi porta con sè a visitare il Paradiso!” Agimus tibi gratias Omnipotens Deus pro universa beneficia tua!

Concludo con una frase di Auguste Valensin: “Non perché lo sogno Dio esiste, ma poiché esiste io lo sogno.”

Edda CattaniLa mia Mamma tra gli Angeli
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