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Riti e tradizioni italiane

in preparazione alla Pasqua.

 

La Pasqua, andandosene a spasso per l’Italia, è una rappresentazione teatrale ininterrotta della tragica/meravigliosa storia circa la morte e resurrezione di Cristo Nostro Signore, all’insegna di riti e tradizioni assai affascinanti.
Uomini incappucciati, incatenati, scalzi. Croci insanguinate, fuoco e colombe di pace. Urla: una catarsi collettiva – sono oltre tremila le celebrazioni censite – a piedi nudi e in catene lungo un percorso di espiazione che porta alla gioia della messa domenicale, quando le campane annunciano che il figlio dell’uomo è ancora “vivo” e che lo sarà per sempre.
In ogni borgo, in ogni contrada, in ogni cantone: ovunque c’è una storia da raccontare e da nord a sud è un tutto un susseguirsi di sacralità festosa e meditativa al tempo stesso.
Ed ora un piccolo viaggio nel folclore del nostro Paese, dritto al cuore dell’italica tradizione: Pasqua in Italy.
A Firenze la domenica di Pasqua si fa scoppiare il carro, che, trainato da buoi inghirlandati e scortato dagli sbandieratori, procede per le vie della città fino ad arrivare sul sagrato del Duomo, tra musica e grida. Il rito rappresenta la benedizione del fuoco e racconta una storia che risale alla prima crociata, nel 1096, quando Pazzino de’ Pazzi, cavaliere fiorentino al seguito di Goffredo di Buglione, piantò per primo lo stendardo cristiano a Gerusalemme. In ricompensa gli vennero donati alcuni frammenti di pietra del Santo Sepolcro, che riportò a Firenze e che usò per accendere il fuoco sacro del sabato santo. Da allora si rese la cerimonia più suggestiva costruendo un carro che portasse il fuoco tra le strade della città.

 

A Grassina, nel comune di Bagno a Ripoli, proprio alle porte di Firenze, la sera del venerdì santo si svolge una sacra rappresentazione, in due fasi contemporanee, che prevede un corteo di circa 500 figuranti, per la Via crucis attraverso le strade del paese, e scene della vita e della passione di Gesù sul “Calvario”, interpretate da circa 100 comparse. Si fa risalire la rappresentazione ai tempi della terribile epidemia di peste nera del 1634, come ringraziamento per aver risparmiato il paese. Da allora, la cerimonia è stata interrotta solo durante le due guerre mondiali e dopo l’alluvione del 1966. Ma è stato negli anni ’80, quando rinacque ad opera di un gruppo di volontari della zona, con nuovi allestimenti e nuove musiche, che ha assunto l’odierna dimensione spettacolare.

 

In Sardegna i riti della Settimana Santa sono particolarmente suggestivi. A Oliena, in provincia di Nuoro, si svolge l’originale rito della scrocifissione: le pie donne “staccano” Gesù dalla croce e la statua viene portata in due lunghe e sentite processioni lungo le vie del paese, fino al Duomo. La gente segue il corteo ai lati delle strade e sui balconi, da dove spara in aria con fucili e pistole, annunciando la resurrezione.

Ad Alghero la Pasqua ha forti radici ispaniche e si celebra con grande fervore. Per un’antica tradizione, che risale al 1501 (quando nella città si insediò una colonia di Aragonesi) una statua lignea del Cristo viene esposta alla devozione dei fedeli, mentre le donne vestite a lutto vi si affollano per chiedergli la Grazia. Anche qui il venerdì santo c’è il rito della schiodatura del Cristo dalla croce e la sua deposizione nella culla, quando dalla chiesa della Misericordia parte la processione a lume di candele ricoperte da cartoncini rossi. I fedeli avanzano con un antico passo di danza che mima l’atto del cullare il Cristo, mentre le Confraternite sfilano indossando cappucci a punta. La domenica di Pasqua il Cristo risorto incontra la Madonna tra voli di colombe e fuochi d’artificio.

A Cagliari sono le arciconfraternite ad incaricarsi dei numerosi riti pasquali che ruotano intorno ai momenti de “Su Scravamentu” (la deposizione dalla croce) “S’Iscravamentu“(la sepoltura) e “S’incontru” (l’incontro con la Madonna successivo alla resurrezione). Particolarmente suggestiva la Processione delle 7 chiese che risale all’antichissima tradizione medioevale dei pellegrini di far visita alle tombe di Pietro e Paolo. Tradizione che nel corso dei secoli, soprattutto con il primo grande Giubileo del 1300, aveva indicato le tappe che il devoto viaggiatore doveva compiere una volta giunto nella Roma degli apostoli e dei martiri. Si parte dalla Chiesa di Sant’Efisio listato a lutto (pennacchio nero) con i confratelli in abito penitenziale e cappuccio celeste. Una folla di fedeli si unisce in processione nella visita dei “Sepolcri” allestiti in ogni chiesa con il tradizionale addobbo de “su nènniri“. Quest’ultimo si rifà al ciclo agrario e ripropone il mito pagano dei “Giardini di Adone” e si prepara deponendo i chicchi di grano o altri legumi in un piatto con bambagia, da tenere bagnata, in un luogo caldo e buio. I chicchi germogliano mantenendo un colore giallognolo in quanto viene a mancare l’azione clorofilliana. Dopo essere stati abbelliti con nastri policromi i piatti vengono sistemati nei “Sepolcri”. La prima tappa del corteo è in genere nella chiesa dedicata a Sant’Antonio, e anche se ogni anno il tragitto cambia, mete sicure sono le chiese di S.Giovanni e di San Giacomo.

Processioni altamente spettacolari anche in Sicilia: quella dei Misteri di Trapani è la più celebre. Qui, i fedeli, completamente coperti da cappucci e tuniche, sfilano a piedi nudi in processione, seguendo un cerimoniale rigoroso stabilito già dal 1765 dalle Confraternite, le corporazioni di arti e mestieri di origine spagnola. Ognuna esibisce un certo numero di statue in rappresentanza di un mestiere (mistere), che il venerdì santo vengono portate – assieme all’urna del Cristo morto e a quella dell’Addolorata – per le strade e le piazze della città, fino alla cattedrale, per far si che vengano benedette.

 

A Palermo è tutto un tripudio di maschere della morte, a Caltanissetta spuntano gigantesche statue in cartapesta che rappresentano gli apostoli. A Enna, insieme alle croci si fanno sfilare i 24 simboli del martirio di Cristo: tra questi, l’immancabile borsa coi trenta denari, simbolo del tradimento di Giuda. In provincia di Messina, invece, la processione somiglia più a una sfilata carnascialesca – corse frenetiche, strepitìo di catene e squilli di trombe inondano l’aere. I devoti indossano elmetti sui quali sono dipinti motivi tratti dalla simbologia popolare. Sacro e profano si mischiano, la partecipazione popolare è da apoteosi.

 

In Puglia i fedeli incappucciati (perduni) di Taranto sfilano scalzi per la città a chiedere perdono, mentre in provincia di Bari, a Ruvo, si svolge la processione degli “otto Santi”: sfilata per le vie del centro, rischiarato dalle fiaccole portate dai confratelli e dalle bianche lenzuola appese ai balconi. Durante il corteo si assiste allo scoppio della Quarantana, un fantoccio che ha le sembianze di una vecchia signora vestita di nero, la cui esplosione segna la vittoria della vita sulla morte.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ENNA vanta una tradizione di celebrazioni pasquali le cui origini risalgono al XVII secolo, mentre le confraternite, che come semplici rappresentanze sfilano nelle processioni, nate come cooperative di arti e mestieri, esistevano già nel Medio Evo. Le manifestazioni della Settimana Santa iniziano la mattina della domenica antecedente a quella di Pasqua, con la benedizione delle palme e dei rami d’ulivo nelle varie chiese, mentre nel pomeriggio tutte le confraternite si riuniscono al Duomo per l’adorazione del SS. Sacramento. Riti tradizionali si svolgono nei giorni seguenti ma di particolare suggestione è la processione del Venerdì Santo, che coinvolge l’intera cittadinanza e richiama fedeli dai paesi vicini.

Essa, nel suo percorso, si snoda nel più assoluto silenzio e nella massima compostezza. In atteggiamento ieratico sfilano migliaia di credenti, i quali, preceduti dal clero al completo e dalle quindici confraternite nei loro tradizionali costumi, seguono l’urna col Cristo Morto ed il fercolo dell’Addolorata alla luce delle torce. Il cupo e lento rullio dei tamburi ed il suono delle marce funebri contribuiscono a rendere più drammatica l’atmosfera.

La Settimana Santa si conclude con la processione della «Pace», il giorno di Pasqua/quando/al suono festoso delle campane, i simulacri del Cristo Risorto e della Madonna sono portati al Duomo, dove rimangono sino alla Domenica in Albis, quando sono ricollocati nelle rispettive chiese: il Cristo Risorto, nella chiesa del SS. Salvatore e la Madonna nella chiesa di San Giuseppe. Storicamente la cerimonia ricorda la pace stipulata, nel 1525, in occasione della festività, tra i cittadini di Enna e quelli di Fundrisi, trasferiti nel quartiere omonimo dopo la sconfitta subita ad opera del ne Martino V.

PIETRAPERZIA ha nel Venerdì Santo il momento di maggiore interesse della settimana pasquale. Prima della rituale processione, un nastro rosso, misurato sul corpo del Crocefisso, viene legato al braccio dei fedeli prima dell’ingresso nella chiesa del Carmine, gesto questo che si riallaccia ad un’antica credenza magico-apotropaica per cui tutto ciò che e stato a contatto del divino diventa elemento di protezione contro il male.

Al tramonto, dalla chiesa del Carmine e portato in piazza il «grande albero», una lunga asta in legno alla cui sommità e issato un cerchio dove i fedeli annodano fasce ornate di merletti per sciogliere cosi il voto fatto a Cristo Terminata questa operazione, prima di innalzare l’asta, sulla sua sommità e collocato, simbolo dell’universalità della Chiesa Cattolica, un globo multicolore, sul quale e posto un piccolo Crocefisso. Inizia quindi la processione preceduta dagli incappucciati, seguita dal Cristo delle Fasce, dalla baia del Cristo Molto e dall’Addolorata, che solo da qualche anno e poi tata dalle donne Anche questa cerimonia nella sua ideologia si ricollega agli antichi riti E se pel l’esperienza religiosa-arcaica l’albero, cioè la lunga asta, rappresenta la rinascita dalla natura in primavera, nel Cristianesimo diventa il simbolo di un evento che annualmente si ripete la morte e la resurrezione di Cristo

BARRAFRANCA, vede quale figura centrale del Venerdì Santo la Vergine dolente per l’offesa recata alla sua maternità E quindi la statua dell’Addolorata che, la mattina del venerdì, posta su una bara sormontata da un baldacchino nero guarnito da frange argentate, e portata in processione accompagnata dall’apostolo prediletto, San Giovanni, raffigurato da un caratteristico «santone» realizzato in cartapesta

Struggenti canti popolali sottolineano il mesto cammino. La processione più importante si ha nel pomeriggio ed e quella detta “u tronu”, dalla macchina usata per trasportare la statua del Cristo ornata da nastri (scocchi) di seta, essa e seguita dall’urna del Cristo Morto, dal fercolo dell’Addolorata e da San Giovanni. Una pantomima, che rappresenta la «giunta» – rincontro cioè della Madonna col figlio Risorto, trovato dagli apostoli -, segna la giornata pasquale La Madonna viene spogliata del suo manto nero ed appare in tutto il suo splendore in una veste bianca trapunta d’oro.

Meno scenografici sono i riti pasquali nel Nord Italia, ma fra i tanti si segnala quello di Romagnano Sesia, paese di origine medievale in provincia di Novara. Qui tre interi giorni sono dedicati alla sacra rappresentazione del Venerdì Santo. E’ una delle più significative manifestazioni di questo tipo. Scene della Passione di Cristo, sulla base dei i testi evangelici integrati da dialoghi appositamente composti in tempi molto lontani, prendono vita per le strade del borgo. Oltre 300 personaggi partecipano all’evento, al quale assiste un pubblico numeroso, che si fa parte della rappresentazione.

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Edda CattaniTradizioni della Quaresima

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