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L’esistenza negata

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L’esistenza negata

Rileggendo Alda Merini e la sua disabilità.

Con toni mistici, consueti nella sua arte poetica – i soli capaci di esprimere un’esperienza, quella del manicomio, nella quale la forza della vita sembra erompere quasi nella sua negazione e gli interrogativi assoluti riecheggiano in ogni verso – Alda Merini palesa la tremenda condizione del disabile mentale: vedersi negato il diritto all’amore e, in una parola, alla vita.

La Terra Santa
Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico,
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
 e c’era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al cielo
tutto il suo amore in Dio.
Noi tutti branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso la messe,
la messe di nostro Signore e
Cristo il Salvatore.
Fummo lavati e sepolti,
odoravamo d’incenso.
E dopo, quando amavamo
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l’avello
anch’io mi sono ridestata
e anch’io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all’inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.

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Edda CattaniL’esistenza negata

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