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La voce del silenzio…nel silenzio.

Posted on 14/05/2020 (da Medicina narrativa)

 

Ed improvvisamente

ti accorgi che il silenzio

ha il volto delle cose che hai perduto…

(La voce del silenzio).

Una delle cose più impressionanti occorse durante la pandemia di SARS COV 2 è stato il silenzio, un silenzio nel silenzio.

Da tempo siamo ormai presi dalle immagini: la nostra vita può essere raccontata da immagini e per immagini ed anche quanto ci accade viene fissato da una o più immagini.

Durante il lockdown è apparso, oltre le immagini, un nuovo elemento: il silenzio.

Abituati come siamo a sentire musiche , suoni anche confusi e disturbanti, talvolta rumori e schiamazzi,  è sembrato irreale questo immenso e, pure, così vociante silenzio.

Il silenzio dei giochi dei bimbi, il silenzio proveniente dalle strade, il silenzio ridotto delle nostre attività quotidiane, il silenzio delle nostre abitudini.

Ma, insieme, il silenzio dei malati e del loro dolore.

Ormai anche in mezzo a sciagure, terremoti o disastri, non possiamo non ascoltare le voci di dolore delle vittime, quelle dei superstiti, il pianto dei familiari, l’imprecazione di chi è sopravvissuto e cerca i colpevoli.

Nella pandemia, salvo rari casi, il silenzio ha regnato sovrano: si è cercato di riempirlo con le nuove tecnologie, con i messaggi tramite tablet, talvolta con quelli tramite whatsupp.

Se dovessi associare la pandemia ad un suono, questo sarebbe  quello delle ruote dei mezzi militari che, in assoluto silenzio, conducono le salme di uomini  e donne deceduti verso la cremazione.

Ma i nuovi messaggi, le opportunità che la tecnologia offre non possono sostituire la voce: la voce è personale, direi, meglio, è persona.

La voce, il suono della parole emessa, la frase anche sgrammaticata è parte fondante di noi…in un bimbo ci ricordiamo la prima sillaba pronunciata, in un nonno che muore ci ricordiamo le sue ultime parole, di un amore teniamo a mente le note di una canzone che ce lo ricorda.

Il suono della voce costella e riempie la nostra storia ed la sua assenza la rende sfumata,  in ombra.

Il contagio, il distanziamento, la paura hanno tolto suoni, frasi, parole rendendo ancora più separate quella sofferenza e quella morte, non solo fisicamente lontane e, soprattutto, “in silenzio”.

Certo, in qualche caso si sono registrate le voci dei malati,  magari anche con immagini ma questo ci restituisce la persona o è un surrogato? e poi cosa ci offre il ricordo di tutto questo immane silenzio? e, infine, il silenzio in questo silenzio, oltre alla sofferenza, al dolore, ad un pianto muto, cosa ci lascia?

Non ho risposte a queste domande che faccio però mie ma ho un percorso da suggerire: quello di recuperare non solo il nome delle vittime della pandemia ma anche i loro visi, i loro sguardi, le parole che hanno pronunciato ed il loro timbro di voce, anche nei piccoli e banali eventi quotidiani.

Questo per ridare a tutti una dimensione umana e non solo statistica.

Per chi crede il Logos, la Parola è la Parola di Dio: la sua espressione, il suo essere per diventare e far diventare.

Credenti o meno abbiamo bisogno di parole, di suoni, abbiamo bisogno di recuperare, come archeologici, le parole dette ma non ascoltate, espresse ma non udite.

Quel silenzio, questo silenzio ha pertanto una forte voce: voce da coltivare nel racconto, nelle storie e ancora più, incredibilmente, nel silenzio del cuore.

Questo, penso, sia il modo migliore di recuperare e dare un senso a quanto accaduto, a non lasciare che i numeri altisonanti relativi a ricoveri, tamponi, guariti, decessi siano l’eredità di un evento cui non eravamo preparati, forti della nostra onnipotenza tecnologica, e che ora vorremo dimenticare in fretta perché ci ha comunque toccati.

L’ascolto e il riascolto delle voci non  espresse, non ascoltate o perdute nel mare del silenzio possono diventare canto, bellezza, vita nelle nostre vite.

E quel silenzio, presente nell’oceano del silenzio, riprende vita sussurrando: “io ci sono stato”.

E sarà solo il recepirle ormai, dar ancora voce, a  dare luce e vita anche a chi non vediamo più e siano esistiti perché ogni voce rappresenta un unicum di vita senza la quale anche la vita più ricca e bella appare mancare di qualcosa.

 

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Edda CattaniLa voce del silenzio

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