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27 Gennaio: Giorno della memoria

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Ho riascoltato un notturno di Chopin, lo stesso suonato nel film “il pianista”..dove un generale nazista ascoltando suonare il pianista ebreo si commuove…La cosa più grande è che l’ uomo è fatto per l’ Infinito, per la felicità e questa emozione, questa tristezza che provoca l’ ascolto di un genio come Chopin, è il segno direi dell’ attesa di Dio.

Shoah: 27 gennaio, Giorno della Memoria

“Un Angelo si racconta nella giornata del ricordo (Grazie Dio, shalom fratello!!)”.

Una lettera che ho letta con passione e com-passione avvertendo una sorta di lacerazione interiore al pensiero che queste righe potessero provenire da un’anima  passata attraverso gli orrori dei lagher nazisti. In ogni caso queste parole che possono appartenere ad una storia, simile a tante altre, fanno meditare e ci portano ad un’implorazione di salvezza:

 Correvano anni difficili allora, la guerra, la deportazione di  tanti di noi, io fui uno di questi, un ebreo che viveva in Polonia, fui deportato in un campo di sterminio con tutta la mia famiglia.

Nessuno di noi sopravvisse in quel campo.

… I giorni passavano lenti, la separazione dai propri cari devastante, un campo dove ogni giorno ci si stringeva a Dio con la speranza di non morire, i motivi erano i più banali perché questo avvenisse.

La mia storia voglio narrare affinché si capisca la situazione vissuta.

Ero giovane e forte allora prima dell’inizio della guerra, avevo un negozio di articoli per la casa, avevo una bellissima moglie amata e sposata, dal nostro Amore nacquero due figli, cresciuti con Amore e nelle leggi di Dio.

Colpiti siamo stati in quanto ebrei  già durante la guerra, la gente ci beffeggiava, arrecava danni al mio negozio, le nostre giornate passate in preghiera con la speranza che si risolvesse al più presto questo dilemma.

Ma un giorno arrivarono, ci presero a tutti prima in una prigione dove la disperazione e lo smarrimento era totale tra noi. Dopo qualche giorno fummo caricati su un  camion…destinazione campo finale.

I miei giorni trascorsi lì, furono tanti, tanti i pensieri volti alla mia famiglia, non sapevo più nulla di loro, il buio è totale nella mente, il vuoto è enorme, l’unica scintilla accesa era quella di Dio.

Lavorare, pregare

Lavorare, pregare

Compagni  confinanti dalle reti, sussurravano a noi notizie, scarse per chi vive anche solo di un sospiro ma era alimento alla mente.

Sopito ero nella mente, ogni dignità di Uomo svanita, come volata nel nulla.

Ogni parola sembrava inutile e sprecata che alla fine si resta muti davanti al proprio dolore.

Non ci poteva essere battaglia, era già persa in partenza con la vita.

Le condizioni disumane per chi come individuo devo condividere spazi senza riservatezza, la fame era tanta e stringere tra le mani quel pezzo di pane nero, ammuffito e ringraziare Dio che ci fosse stato concesso.

All’alba di un giorno come tanti, ci fu un gran baccano, ci prendevano tutti di baracca in baracca e accompagnati dove si trovava la morte.

Fratelli!!! Sorelle!!! la morte non toglie che un corpo, ma restituisce dignità, onore e Pace a quell’Anima ormai stanca di lottare.

Non più brutture da subire, non più torture sui nostri corpi, non più abusi.

Mi sono ricongiunto ai miei cari che prima ancor di me avevano trovato Pace e si continua in questa nuova realtà, la nostra vita.

Amatevi fratelli e sorelle, figli di uno stesso Dio, amate la Pace e perseverate affinché duri in Eterno.

Pace auguro a tutti voi.

Siamo grati del vostro ricordo per noi.

Un uomo che vive ora di Pace e Amore.

SHALOM!!!!!!!!!!

SHALOM!!! (Traduzione dall”ebraico)

Pace a voi, angeli amministratori, angeli dell’Altissimo,

del Supremo Re dei re, il Santo, Benedetto Egli sia.

Venite in pace, angeli di pace, angeli dell’Altissimo,

del Supremo Re dei re, il Santo, Benedetto Egli sia.

Beneditemi con la pace, angeli di pace, angeli dell’Altissimo,

del Supremo Re dei re, il Santo, Benedetto Egli sia.

Andate in pace, angeli di pace, angeli dell’Altissimo,

del Supremo Re dei re, il Santo, Benedetto Egli sia

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Edda Cattani27 Gennaio: Giorno della memoria

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  • Peter Versac - 29 gennaio 2011 reply

    Penso che fare memoria della Shoah é anche ricordare il bisogno,
    la necessità  di GUARDARE INTORNO.
    Liberare lo sguardo dalle pareti innalzate da una strutturata quotidianità,
    dalla nostra vita, dalle nostre attese e aspettative. Distoglierlo dalla
    non flessibilità del video televisivo. Farlo straripare in vitalità.
    Essere vigili, osservare l'albero per capirne i frutti, scongiurare che
    le ineguaglianze e le offese alle creature e alla terra possano incancrenire
    in nuove-antiche tragedie.
    Accorgersi così della presenza di tante vite che ci vengono incontro da ogni lato,
    ognuna con il suo percorso, in attesa di essere da noi conosciute e riconosciute.
    Cos'altro é stato il cammino di Gesù e dei suoi discepoli se non un guardare intorno?
    Come si sarebbe espressa la forza liberante dei suoi gesti, se non fosse stata sollecitata
    da un guardare compassionevole? 
    E noi? Forse potremmo fare spazio ad una goccia di vita se solo guardassimo davvero.
    Il samaritano, guarda e presta soccorso all'invisibile.
    Il ladro, dalla croce guarda e apre il suo ultimo battito alla speranza.
    La donna entrata nella casa del fariseo ("che razza di donna é colei che lo tocca" Lc. 7,39),
    guarda per un attimo nell'eternità, gli unge i piedi con del profumo e li asciuga con i capelli.
    Vorrei ricordare tutti i genocidi nel mondo e  provare a guardare intorno,
    per non cadere nella trappola di chi asserisce: "Noi ci vediamo!".
    Anche se, come i Geraseni che guardano i porci precipitarsi dal dirupo e affogarsi nel lago,
    timorosi respingeremo la Luce tornando sui nostri passi incerti, andando con gli occhi
    impediti, pieni di tristezza.
     
     
     

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